

Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
Tacito, Agricola, 30/32.


"Quando passo l'Appennino incomincio a sentire odore di cous cous".
Gianfranco Miglio
Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
Tacito, Agricola, 30/32.


DOPO L’INNO CI MANCA SOLO IL SABATO PATRIOTTICO
di GILBERTO ONETO
Quando si è in tanti, basta mormorare per fare un boato, quando si è in pochi si deve urlare per farsi sentire. Quando si è in tanti si può anche stare fermi o seduti: in pochi bisogna agitarsi e muoversi freneticamente per sembrare tanti. Il trucco funziona solo al di sopra di una soglia: sotto diventa il patetico e parossistico esercizio di quattro gatti che non sanno più cosa inventare per farsi notare. Lo stesso vale per un’idea o un sentimento: se sono condivisi e veri non serve continuare a ricordarli, riproporli, sottolinearli ed esaltarli. Ci sono e basta. Se esiste un sentimento di appartenenza, o di amore di patria, non serve proclamarlo di continuo, costringendo tutti a formali manifestazioni che sopperiscono con l’obbligatorietà alla spontaneità che non c’è.
Così, meno è sentito l’afflato di patriottica italianità da parte delle genti che a abitano, più la penisola viene infiocchettata di tricolori, addobbata di bandiere e cotillons come fosse un gigantesco albero di natale a forma di stivale. Meno numerosi sono i patrioti, più si agitano, sbraitano e intonano inni. La bandiera italiana è sempre stata un esercizio di ufficialità: compare sulle caserme, sugli edifici pubblici, sulle tombe dei caduti, ai funerali. Con la menata del 150° qualcuno è stato convinto a esporla davanti alla casa ma è subito passato per un tifoso di una nota squadra di calcio.
Benigni declama la Costituzione come un poema epico di genere picaresco, dove i confini fra il serio e il faceto sfumano maliziosamente. A calciatori e atleti si impone di cantare l’Inno di Goffredo Mameli, Atanasio Canata e Michele Novaro: in tre per mettere assieme un caposaldo della storia della musica. Ma se il paese gronda davvero di amor di patria, di orgoglio di sentirsi italiani – come sostiene Napolitano – che bisogno c’è di impataccarlo di tricolore e di costringerlo con la coercizione a gorgheggiare l’inno della Repubblica Sociale? E non è buffo che siano soprattutto dei comunisti, dei feroci antifascisti, a imporre una marcetta che ha avuto la sola ufficializzazione della sua gloriosa storia proprio a Salò.
Adesso vogliono obbligare per legge a cantarlo in tutte le scuole, assieme all’istituzione di una “Giornata dell’Unità nazionale, della Costituzione, dell’inno e della bandiera”, che ci farà – non c’è dubbio – vivere tutti meglio! Relatrice della geniale trovata è la deputata Paola Frassinetti del Pdl, ex anina, che in gioventù frequentava la Nuova Destra, quella che voleva seppellire tutti gli orpelli vetero missini. Come dire: da Campo Hobbit a Predappio passando per Arcore. «L’obiettivo – spiega la relatrice alla stampa – è far imparare le parole e il senso dell’Inno, che ha numerosi riferimenti storici». Suppongo si riferisca al “sangue polacco che bevé il cosacco”, oppure che “ogn’uom di Ferruccio ha il core, ha la mano”, a Balilla e a tutto il resto.
Il prossimo passo – c’è da esserne certi – è l’istituzione del sabato patriottico: tutti a saltare nel cerchio di fuoco, a marciare in loden, a imparare a memoria le ultime lettere dei martiri di Belfiore.
Assieme al mamelico inno non potranno mancare Toto Cotugno e Orietta Berti in “Fin che la barca va”.
Il patriottismo – diceva Samuel Johnson – è l’ultimo rifugio dei furbacchioni, che in Italia sono stipendiati dallo Stato. Indipendenza!
7 Marzo 2012
DOPO L’INNO CI MANCA SOLO IL SABATO PATRIOTTICO | L'Indipendenza
Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
Tacito, Agricola, 30/32.


Mio figlio è minorenne. Fino a che non diventerà maggiorenne io gli chiederò di NON cantare a scuola l'inno di mameli, canata e novaro in quanto io, suo padre, intendo qualificarmi come obiettore di coscienza e lo motiverò per iscritto in una nota che invierò ai dirigenti della sua scuola. Resta inteso che se lui mi chiederà di cantarlo non glielo impedirò di certo. A giudicare dal desiderio che manifesta di andarsene quanto prima da questa succursale dell'inferno a forma di stivale, non prevedo grandi aneliti patriottardi da parte sua.
L'occasione fa l'uomo italiano.


negli United States se non erro è obbligatorio canto dell'inno e giuramento prima delle lezioni




Certo, era per dire che non è che siano dei simpaticoni nemmeno là...
Mi sono informato un pochino su internet, forse l'inno non lo cantano e forse pledge non vuol dire esattamente giuramento, però non è carino essere costretti ogni mattino a dire con la mano sul cuore
I pledge allegiance to the flag of the United States of America, and to the republic for which it stands, one nation under God, indivisible, with liberty and justice for all
notare "indivisible", ma non erano federalisti?
Ultima modifica di k21; 07-03-12 alle 19:48


Qui sono costretti a fare di tutto per imporre l'unità.
Metodi sovietici.
Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.


sono pieni di cacca (full of shit)
fino alle orecchie (up to their ears)
anche loro,
ma qualunque confronto con lo stivale della merda è improponibile.
L'occasione fa l'uomo italiano.


PARLA LUSI: QUI SALTA TUTTO IL CENTROSINISTRA
di REDAZIONE
«Io ho gestito 214 milioni di euro del partito, e ne ho lasciati 20 in cassa. Facciamo finta che ne abbia presi 7, poi ho pagato 6 milioni di tasse e arriviamo a questi famosi 13 milioni. Ne rimangono altri 181… Dove sono finiti? Li abbiamo usati tutti per pagare il personale e i telefonini?». Lo ha detto Luigi Lusi, ex tesoriere della Margherita, in un fuorionda a ‘Servizio Pubblico’, la trasmissione di Michele Santoro. «Tutti sapevano tutto. O, meglio, chi lo doveva sapere lo sapeva. Se ho finanziato Rutelli da quando è andato all’Api? La cosa incredibile è che se tu hai raccolto 100 lire per strada e te le tieni in tasca, poi ti metti pure a dire che è giusto restituire i soldi che trovi per terra e che non sono tuoi? Stai zitto, no? E invece lui parla. Questa partita – ha continuato l’ex tesoriere della Margherita – è molto più grande. Questa partita fa saltare il centrosinistra».
La bomba è innescata e il principale accusato, anzi il solo accusato finora di quanto è successo dei soldi della Margherita, dice una cosa che molti in queste settimane hanno pensato: ma possibile che Rutelli e gli altri dirigenti margheritini non ne sapessero nulla? Sotto il loro naso passano centinaia di milioni di euro e nessuno sa dove sono andati a finire? Lusi, evidentemente lo sa, e se parla lui è molto probabile che salta tutto. Intanto manda un messaggio al suo ex amico Rutelli: smettila di dare aria alla bocca sennò…
Intanto l’inchiesta nei confronti di Lusi continua, e si apprende che i soldi sottratti alla Margherita sarebbero tra i 18 e i 20 milioni di euro. Oggi il nucleo di polizia tributaria di Roma della Guardia di Finanza ha sequestrato immobili e due milioni di euro riconducibili al senatore Luigi Lusi, al centro di un’inchiesta giudiziaria per essersi appropriato illecitamente di 13,5 milioni di euro dalle casse della Margherita. Le Fiamme Gialle, coordinate dal generale Virgilio Pomponi, hanno apposto i sigilli a cinque appartamenti nel comune di Capistrello (L’Aquila), intestati all’ex esponente del Pd, e ad una villa ad Ariccia che risulta assegnata in usufrutto alla nipote dell’ex tesoriere della Margherita. I due milioni di euro sono stati rintracciati su conti aperti presso Allianz Bank. A firmare il provvedimento di urgenza di sequestro sono stati il procuratore aggiunto Alberto Caperna ed il sostituto Stefano Pesci. Nelle scorse settimane sono stati sequestrati a Lusi le quote delle società Ttt e Paradiso immobiliare, titolari dell’ appartamento di via Monserrato, nel centro di Roma e della villa di Genzano, dove abita il parlamentare nonchè conti correnti sui quali erano depositati 490 mila euro.
Sono coinvolti anche alcuni famigliari di Lusi. Nel provvedimento di sequetro emesso oggi per bloccare 5 immobili, una villa e due milioni di euro, vengono indicati anche i nomi dei famigliari dell’ex tesoriere Dl iscritti nel registro degli indagati. Si tratta della moglie di Lusi, Giovanna Petricone, di 46 anni, accusata di avere ricevuto dal marito assegni per oltre 3 milioni di euro e perciò indagata per ricettazione e concorso in riciclaggio. Accuse che vengono estese anche al fratello della donna, Francesco Giuseppe Petricone. A lui la sorella avrebbe girato un milione e 601mila euro tramite una società di diritto canadese da lui amministrata, la ‘Luigia ltd’.
La moglie di Lusi è indagata per ricettazione e riciclaggio. A lei i pm Alberto Caperna e Stefano Pesci contestano l’accredito, sul proprio conto corrente, di quasi tre milioni e 300 mila euro provento parziale – si legge nel decreto di sequestro di immobili e di denaro eseguito oggi nei confronti del parlamentare – dell’appropriazione indebita attribuita a Lusi. Di questo totale, un milione e 600 mila euro sarebbero stati trasferiti dalla donna, di «concerto con il coniuge», alla società canadese ‘Luigià, amministrata «dal fratello Francesco Giuseppe e riferibile a Lusi». Giovanna e Francesco Giuseppe Petricone, in concorso con lo stesso Lusi, sono indagati anche di intestazione fittizia di beni in relazione al trasferimento fraudolento di tale somma. Micol D’Andrea, moglie di Emanuele Lusi, nipote del parlamentare, è indagata per impiego di danaro, beni o utilità di provenienza illecita per essersi prestata ad «intestarsi fittiziamente l’usufrutto» di una villa ad Ariccia sulla quale Lusi aveva investito un milione di euro sottratta dalle casse della Margherita. Non solo, in concorso con Lusi, la donna è iscritta anche per intestazione fittizia di beni. Spiegando il coinvolgimento dei familiari, gli inquirenti sottolineano che Lusi dichiarava al fisco un imponibile di circa 400 mila euro l’anno. Gli investimenti immobiliari fatti successivamente all’appropriazione di danaro dalle casse della Margherita «non poteva che ingenerare il sospetto in chi venisse richiesto di prestarsi a una intestazione fittizia».
Spiegando i motivi del sequestro preventivo con carattere d’urgenza dei beni di Lusi, i pm romani affermano che il senatore e la moglie «sono più volte intervenuti sui propri beni in momenti verosimilmente topici delle indagini». Interventi che hanno provocato le segnalazioni dell’Unità di informazione finanziaria (Uif) a Bankitalia. «In questi giorni – si legge nel provvedimento eseguito oggi dalle fiamme gialle – in concomitanza con l’estendersi delle indagini si vanno moltiplicando segnali preoccupanti. Di uno di essi dà conto la nota delle persone offese depositata ieri nella quale si fa riferimento ad articoli del quotidiano Libero assai verosimilmente ispirati dallo stesso indagato, posto che l’autore degli articoli fa riferimento a circostanze che non emergono dagli atti e dai documenti acquisiti al fascicolo processuale e che, qualora veritiere, sarebbero probabilmente note al solo Lusi».
8 Marzo 2012
PARLA LUSI: QUI SALTA TUTTO IL CENTROSINISTRA | L'Indipendenza
Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
Tacito, Agricola, 30/32.