L’INNO DI MAMELI PER TUTTI, CE LO DANNO SENZA PAGARE
di GILBERTO ONETO
La Camera ha votato a larghissima maggioranza l’istituzione il 17 marzo della “Giornata dell’Unità nazionale, della Costituzione, dell’Inno e della Bandiera”. Tutto patriotticamente maiuscolo. Mancano solo la Mamma, la Nazionale (nel senso di squadra sfigata e bisex), la Mafia e la Pizza. É esclusa la Gnocca, perché fa reazionario arcorian-leghista e di questi tempi non è politicamente corretta. Insomma, si sono fatti una bella festa per celebrare tutte le loro cosette. Vista l’origine dei festeggiati, sarà di rigore nelle celebrazioni indossare il grembiulino.
La legge è stata proposta in patriottica assonanza dalla pidiellina (ed ex missina) Paola Frassinetti e dalla pdina (ed ex comunista) Maria Coscia, cresciuta – ad onta del cognome – fra i pudichi paolotti delle Acli. Ha votato contro solo la Lega. A Favore anche la Svp: si scoprirà nei prossimi giorni in cambio di cosa. Adesso la legge passa al Senato dove sarà interessante vedere cosa farà il Cavaliere della Repubblica Bodega col suo partitino di badanti.
In ogni caso verrà approvata e così ai bimbi saranno insegnate a scuola le strofe della simpatica marcetta di Novaro, Mameli e Cannata con tutto il suo repertorio di cosacchi, elmi, aquile e cocktail ematici alla Dracula. Sono contenti a destra perché finalmente l’Inno della Repubblica Sociale trova il giusto riconoscimento, meno chiara è la gioia della sinistra: forse perché lo cantava anche Bombacci che era stato l’antesignano di questo straordinario connubio musicale (e non solo) fra compagni e camerati? É contento soprattutto Monti che finalmente dà qualcosa agli italiani senza farsela strapagare: forse è questo che intendeva con il Salvaitalia. È curioso anche il fatto che questa vertigine di patriottismo avvenga sotto un governo sobriamente apolide, tristemente mondialista, che forse avrebbe trovato più adatto come inno la marcetta della Coca-Cola, “I’d like to buy the world a Coke”, come bandiera una felpa “United Colors” e come stemma il vecchio e caro compasso appena ingentilito da fasci, euri, stelloni e falcimartelli.
Ma la considerazione che viene più spontanea davanti al prodigioso evento unitario è che più questi tassano, derubano, rapinano, salassano, più diventano patriottici. Più sventolano bandiere e gorgheggiano inni, più bisogna stare attenti al portafoglio e all’incolumità del lato B. Lo stivale affonda, l’economia è devastata, il tenore di vita degli italiani è precipitato nel terzo mondo ma finalmente si avrà una bella festa patriottica che risolverà tutti i problemi! Insomma, aveva ragione Samuel Johnson che aveva scritto che “il patriottismo è l’ultimo rifugio dei mascalzoni” (scoundrels per tecnici, bocconiani e frequentatori di Shakespeare). Non conosceva – beato lui – questa Italia: avrebbe usato un termine meno asettico.
16 Giugno 2012
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ostridicolo:

