

Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
Tacito, Agricola, 30/32.


Sapete che la Lega Lombarda venne sciolta con la Battaglia di Cortenuova??
Un piccolo paese che dista pochi chilometri da casa mia..
Vicino al centro c'è ancora la scultura che raffigura una grande corona, penso sia quella di Barbarossa, anche se all'epoca della battaglia lui era già morto..
Battaglia di Cortenuova - Wikipedia


Inizio a leggere già qualcosa di più sensato storicamente.


Alleate con i romani furono popolazioni celtiche e germaniche in vari territori per motivi di convenienza strategica non di affinità etnica, stesso discorso per i veneti antichi, che solo i pagliacci itagliani inseriscono fra le popolazioni italiche.
All'estero non lo fanno anzi le inseriscono fra le popolazioni celtiche, vedi l'autorevolissimo antropologo Otto Reche della prestigiosa scuola berlinese che afferma : "I veneti e i galli dell'alta itaglia non vengono oggi più ascritti agli italici, ma a gruppi celtici" del resto veneti e cenomani formavano assieme una nazione.
L'affinità con i romani esiste solo nella tua testa e in quella di qualche meridional-fascista.
La Serenissima, basta guardare le carte geografiche se ne sbatteva i coglioni di tutto quello che stava a sud del Po.
Napoleone è stato una disgrazia per tutta l'Europa civile.
Ps. lo studioso L. Wilfer nel 1895 ravvisa che la fondamentale dimostrazione della notevole differenza tra le popolazioni della Padania e quelle del meridione deriva dalla fitta colonizzazione dell'alta italia da parte dei longobardi e da altri popoli germanici.
Ultima modifica di Quayag; 13-04-13 alle 13:57




basta solo esaminare le vocali che i Veneti usano tuttora (cinque) e quelle che usavano i Celti (otto) e che ancora adesso il Lombardo usa.


Possiamo concludere che tutto il peggio che succede in Italia e' dovuto alle elites PD ed al vaticano?
Stupri, attentati, invasione, fallimenti, disoccupazione, emergenza sociale, denatalita',violenza verbale , suicidi, omicidi....


Macroregione: caro Maroni, ora vogliamo vedere le carte
di GILBERTO ONETO
È arrivato il momento di vedere le carte. Maroni ha voluto liquidare il Cerchio Magico e c’è riuscito. Voleva essere proclamato Segretario Federale della Lega e gli è andata bene. Ha fatto un po’ di pulizia ed è stato meglio così. Si è fatto una sua lista elettorale che ha funzionato. Ha deciso di diventare Presidente della Lombardia e ce l’ha fatta. Ha messo insieme una Giunta e ha fatto nomine come ha voluto. Prepara espulsioni a manetta e riuscirà a fare anche questo. Tutto bene: ce ne felicitiamo per lui. Ha però messo in piedi questo ambaradan promettendo la Macroregione del Nord e di trattenere almeno il 75% delle tasse sul territorio. Tutti i preliminari si sono esauriti, tutte le condizioni si sono realizzate: oggi più nulla osta all’inizio del cammino verso gli obiettivi proposti, il cui gradimento da parte dei cittadini gli ha permesso di arrivare dov’è ora.
È il momento di darsi una mossa, di lavorare, di mostrare i primi risultati concreti e – soprattutto – di tirar fuori le carte del progetto: tutti vogliono sapere come ci si arriva, con quali costi, mediante quale road map di concreti passi politici e decisioni istituzionali. Insomma i lombardi (ma anche tutti gli altri padani) che hanno comperato una casa sulla fiducia espressa al venditore, adesso vogliono vedere i disegni, i permessi, i preventivi, vogliono guardare in faccia il direttore dei lavori e l’impresario edile e la sua squadra, ma vogliono assolutamente assistere all’apertura del cantiere, al montaggio delle gru e vedere arrivare i camion col materiale di costruzione.
La gente ha dato fiducia ancora una volta ma è l’ultima. Per vent’anni e più i cittadini (e i leghisti in particolare) sono stati menati per il naso con tutta una serie di promesse, di progetti favolosi e fumosi, di slogan e belle immagini e non hanno mai visto un tubo di niente. Questa Via Crucis della presa per i fondelli si è snodata su di una serie di stazioni e di “misteri” che, contrabbandati per “gaudiosi” o “gloriosi”, si sono sempre rivelati “dolorosi”: il federalismo, la Repubblica del Nord, la riforma costituzionale, l’autonomia speciale, la Padania, la secessione, la devolution, il federalismo fiscale… Siamo arrivati alla Macroregione (qualche volta chiamata Euroregione e già il doppio nome insospettisce) e questa volta non si può non dare qualcosa a chi ha speso quattro e più lustri in speranze, in sopportazione, illusioni e spesso anche impegno personale.
Vogliamo che venga illustrato in dettaglio come si intende procedere e cosa sarà il risultato finale. Vogliamo vedere in faccia gli esperti cui Maroni ha affidato l’elaborazione di questo difficile cammino: nessuno sopporterebbe più vedersi ancora una volta proporre il Calderoli come improbabile tessitore di una sottile trama istituzionale. Troppe volte lo abbiamo visto salterellare fra una baita e un rogo di leggi inesistenti spandendo alchimie legislative, diffondendo miraggi di riforme costituzionali come la polvere di pirimpimpina. Sempre ci siamo ritrovati con un pugno di mosche. Lo stesso Calderoli ce l’ha menata per decenni con il mantra molto bersaniano del “Piuttosto di niente, è meglio piuttosto”: il niente è sicuro ma anche il piuttosto è sempre stato molto evanescente.
Non ci vengano a raccontare altre balle, non si trovino altre scuse: dove sono quelli che devono tracciare il percorso? Dov’è il disegno di dettaglio? Come e quando, che faccia avrà la Macroregione? Esigiamo di saperlo. Adesso.
Ci rendiamo tutti perfettamente conto che non sia roba facile, soprattutto per un partito che per vent’anni ha fatto fuori con sistematicità chiunque avesse qualche capacità, un coefficiente di intelligenza normale, qualche titolo di studio e un po’ di conoscenza. Ma ci è anche stato detto che le cose erano e sarebbero cambiate e molta gente ci ha creduto, la maggioranza degli elettori lombardi in particolare.
Bene Presidente e Segretario Maroni, è arrivato il momento di fare. Non si accettano altre ciulate.
Di mosche ne abbiamo dei pugni pieni: adesso ci stanno saltando al naso.
13 Aprile 2013
Macroregione: caro Maroni, ora vogliamo vedere le carte | L'Indipendenza
Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
Tacito, Agricola, 30/32.


Gli antichi Romani derivavano dagli Osco-Umbri e dagli Italo-Falisci (da cui nascono anche i Veneti i Traci e gli Iliri). Erano dei popoli indoeuropei provenienti dall' europa centro orientale e dall' Europa centrale.
Una volta che invasero la Penisola si mescolarono, sovrapponendosi alle popolazioni autoctone del Neolitico.
I Romani derivano anche dagli Etruschi naturalmente.
Ti consiglio di leggerti il libro di Giuseppe Sergi: "Gli Arii e Italici-attorno all'Italia preistorica" del 1898, lo si può acquistare tranquillamente su ebay :-))
E' vero che diverse tribù in Gallia si allearono con i Romani per una sorta di convenienza personale.
Secondo Giulio Cesare, molte di queste tribù, supplicavano i romani di andare in loro soccorso contro gli invasori Teutonici.
E' risaputo che i Celti della Gallia avessero 2 nemici, i Romani, e proprio i popoli nordici, che (quasi regolarmente), invadevano le loro terre, saccheggiando e sterminando tutti..
Ma sappi che io mi riferivo alla Gallia Cisalpina.
Furono proprio i Celti Cisalpini, i primi, che entrarono in contatto con i Romani, non certo quelli Transalpini.
Non capisco cosa centra il paragone con i meridionali ed i Fascisti in questa discussione, potresti spiegarmelo??
Guarda che il sud Italia non è stato da meno, per quanto riguarda le invasioni barbariche.
Come tu ben saprai i Longobardi formarono un regno anche al sud, persino i Normanni toccarono quelle terre.
Ora non mi dirai mica che il sindaco di Bari porta con se i tipici lineamenti di una persona meridionale, spero....:-))
Sembra molto più un Nordico che uno del Sud.
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I Romani offrirono ai veneti delle cose che non potettero più rifiutare, ovvero, soldi e terre, ed in fine la cittadinanza Romana, che un tempo era una cosa di fondamentale importanza.
I primissimi nuclei famigliari "misti", e per misti, intendo quelle famiglie, composte da un uomo, di provenienza Latina-Romana, ed una donna, di provenienza Veneta, iniziarono proprio in quella terra lagunare, non certo in Transpadana.
Questa cosa, penso di averla letta in un libro che si intitolava cosi, se ben ricordo: "La romanizzazione della Gallia Cisalpina"
LA DEA VI SALUTA
Ultima modifica di GILANICO; 13-04-13 alle 19:54