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Discussione: l'Indipendensa

  1. #1011
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    Predefinito Re: l'Indipendensa

    Citazione Originariamente Scritto da sciadurel Visualizza Messaggio
    tu sei rimasto ancora all'ottocento, guarda che non serve più la "carne da cannone" e le guerre "con le baionette" sono finite

    poi, per l'itaglia è proprio vero il contrario: è troppo grande, diversa, praticamente ingestibile... non riuscirà mai a "fare squadra"
    Siete rimasti indietro voi invece,ora non comanda chi c'è dentro il paese,la cultura l'uguaglianza etc...allora stati come la svezia le germania gli stati uniti il sud africa l'australia sarebbero già falliti...ora comanda l'economia,e l'economia non la gestisci come dici te,ma ve ne accorgerete con i fatti.

  2. #1012
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    Predefinito Re: l'Indipendensa


    Domenica ho scritto un editoriale che ha preso spunto da una bella iniziativa di riflessione promossa da Domà NUnch e da Terra Insubre sui moti di Milano del maggio 1898 soffocati nel sangue dall’esercito regio guidato da Bava Beccaris. In quell’articolo mi chiedevo, retoricamente ma non troppo, cosa debba ancora accadere prima che la Padania si ribelli al cappio dell’Italia e alla totale depredazione da parte dello Stato.
    Quell’editoriale ha dato il destro a Pierluigi Pellegrin, conduttore di Radio Padania che non ha alcuna remora a dire e far dire cose che potrebbero infastidire il padrone del vapore, per invitarmi a intervenire in diretta in uno spazio da lui gestito nel palinsesto dell’emittente di via Bellerio. Questa la domanda di fondo che mi è stata rivolta: l’idea di una rivolta dei padani tratteggiata nell’articolo domenicale deve intendersi come un mio auspicio, cioè una speranza, oppure come una previsione di qualcosa pronto ad esplodere? Ho risposto che si tratta un po’ di tutte e due le cose insieme: la situazione economica e sociale sta deteriorandosi al Nord molto più drammaticamente di quanto le cronache giornalistiche vadano raccontando e, quindi, per non precipitare in fondo al pozzo, bisognerebbe che i padani prendessero in mano il prioprio destino qualche momento prima di esaurire ogni speranza.
    Pellegrin, da veneto, riagganciandosi all’anniversario, caduto nella notte appena trascorsa, del gesto degli otto Serenissimi e del loro ideologo Bepin Segato, ha stigmatizzato come anche in quella occasione la gente sia rimasta alla finestra e il tutto si sia esaurito in un episodio quasi folcloristico, al quale però lo Stato ha reagito molto duramente, comminando condanne esemplari. A parte che considero un poco ingeneroso bollare come “folcloristico” quanto accaduto nella notte fra l’8 e il 9 maggio 1997, penso che proprio la dura reazione dello Stato abbia dimostrato come Roma fosse terrorizzata e aveva necessità di impartire una lezione esemplare. Nè più né meno di quanto fece 99 anni prima con Bava Beccaris, istruito a dare una lezione senza se e senza ma a quella Milano troppo autonoma.
    A quel punto del dibattito radiofonico ho ricordato una intervista che feci, alcuni anni dopo come inviato di Libero, al compianto Giorgio Panto. Parlando del gesto dei Serenissimi, ricordo ancora oggi che l’imprenditore trevigiano mi disse: “Quella mattina, dopo che la bandiera di San Marco fu strappata dal Campanile e i Serenissimi arrestati, noi veneti eravamo pronti, bastava che qualcuno ci avesse dato il via, e il corso degli eventi non sarebbe stato più lo stesso”. Panto non fece apertamente il nome, ma era facile concludere che si trattasse in particolare della Lega e di Umberto Bossi, il quale, invece, per alcuni giorni si alambiccò intorno all’ipotesi che i Serenissimi fossero stati teleguidati dai servizi segreti: era la sua classica reazione davanti a fatti di cui non conosceva l’origine. Insomma quel giorno, secondo Panto – e io sono sempre stato d’accordo – quello che mancò fu un “capopopolo”.
    Qualcosa di analogo capitò un paio di mesi dopo quando, davanti al carcere di Modena, dove erano reclusi i Serenissimi, una Lega non più titubante convocò una manifestazione di solidarietà. Ci si aspettava qualche migliaio di manifestanti e invece arrivarono in quasi trentamila. Le forze dell’ordine italiche erano in numero insufficiente ed erano pure spaventate. Così, per evitare sommosse e assalti alla prigione, chiesero l’aiuto della Guardia Nazionale Padana, quella vera, poi indagata da Papalia. Ha raccontato Paolo Zenoni, veronese, allora giovane componente della Gnp, in un bellissimo libercolo dal titolo “La rivoluzione tradita”, che le guardie padane fecero un cordone umano intorno al carcere, frapponendosi fra la folla e i poliziotti che invece stavano dietro. E poi si pose questa domanda: “Cosa sarebbe successo, mentre la folla premeva e cercava di sporgersi oltre il nostro cordone umano per afferrare carabinieri e poliziotti, se qualcuno di noi avesse aperto un varco?”. Successe invece che qualcuno salì col megafono sulla recinzione del carcere e quietò la gente arrabbiata come non mai. Quel qualcuno era Umberto Bossi.
    Durante la trasmissione radiofonica è poi intervenuto un ascoltatore, Aldo da Crema, che ha ricordato un altro episodio, avvenuto pochi mesi più tardi, nel gennaio del 1998: la protesta dei Cobas del latte con i trattori che per una settimana bloccarono l’accesso all’aeroporto di Linate. Aldo, che di cognome faBettinelli e che di quella protesta era il braccio operativo (la mente era Giovanni Robusti) ha ricordato che allora gli allevatori con i loro trattori erano pronti a invadere Milano e a paralizzarla. Cosa sarebbe successo se così fosse stato? Non troppo difficile da immaginare, ma non successe. Chiedetevi da soli chi non diede il via libera e datevi la risposta, tanto è semplice.
    La storia probabilmente si incaricherà di spiegare perché il leader leghista in certi momenti topici ha sempre curvato ed evitato lo scontro frontale con lo Stato. Qualcuno sostiene che ciò è avvenuto in nome del quieto vivere e della volontà di evitare la dura reazione centralista, con tanto di repressione. Sarà, ma se uno si proclama rivoluzionario deve anche sapere che le rivoluzioni si innescano con eventi eclatanti.
    Personalmente non so prevedere se oggi, giunti come siamo a una fase drammatica in cui la nostra gente sta peggio di allora e soprattutto non ha speranze per il futuro, si potranno ripresentare occasioni come quelle raccontate. Ma le occasioni vanno anche create e non solo sfruttate o sprecate. Comincio per cui a convincermi che le persone ancora dotate di un po’ di spirito e di voglia di mettersi in gioco per non perdere tutto e soprattutto per non seppellire ogni speranza, dovrebbero dar vita a un movimento genuinamente e decisamente separatista. Costi quel che costi.


    Tanto per ricordare...... Panto "incidentato"....
    Bossi, bè lo sappiamo......
    sklöpp & kanù

  3. #1013
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    Predefinito Re: l'Indipendensa

    Bossi dimezzato.
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  4. #1014
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    Predefinito Re: l'Indipendensa

    Un articolo pieno di imprecisioni sul passato (probabilmente volute), scritto da chi è sempre a ronzare intorno alla LN anche per interessi personali, con un chiaro invito finale atto a far scoprire le carte a quelli, se ancora ce ne fossero, da zittire definitivamente per completare il lavoro per Roma.
    Panto, appunto, insegna.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  5. #1015
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    Predefinito Re: l'Indipendensa

    Citazione Originariamente Scritto da Abruzzen Visualizza Messaggio
    Che pesantezza di uomo...
    Complimenti!
    Per la prima volta hai preso coscienza di te.
    Sul termine "uomo" forse ci sarebbe da discutere, ma il resto va bene, quindi soprassediamo sulle quisquilie.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  6. #1016
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    Predefinito Re: l'Indipendensa

    Immigrazione: dieci domande ai padroni del vapore!
    di GILBERTO ONETO
    Questo articolo è stato pubblicato ieri sul quotidiano Libero: data l’attualità dei temi toccati, abbiamo ritenuto di ripubblicarlo sul nostro giornale online.
    Dopo un po’ di torpore, tornano alla ribalta i più focosi sostenitori delle meraviglie della società multirazziale chiedendo con vigore l’introduzione dello jus soli e l’eliminazione del reato di clandestinità. Con tutte le rogne che schiacciano la repubblica, queste non sono davvero delle priorità. Anzi è proprio il tumultuoso ambaradan dell’immigrazione incontrollata a costituire un enorme problema che si somma a tutti gli altri. È davvero singolare che, invece di affrontarlo come una emergenza, vengano proposti interventi che hanno più l’aria di aggravare che non di risolvere il disastro.
    A questo punto al cittadino della strada, alla mitica casalinga di Voghera, a tutti quelli che non sono addentro alle alchimie fumose del Palazzo ma che vivono quotidianamente il disagio della crisi e il fastidio dell’invasione foresta, sorgono dubbi e si pongono domande.
    Queste perplessità si possono riassumere in dieci quesiti principali che la gente comune, con sano buon senso e con semplicità forse anche (per fortuna) un po’ ingenua, pone ai detentori del potere pur senza aspettarsi delle risposte.
    1. All’inizio del 2013 in Italia ci sono 2.875mila disoccupati di cui 318mila stranieri: i cittadini italiani senza lavoro sono perciò 2.557mila. Gli stranieri occupati sono 2.357mila e quelli “inattivi” 1.250mila, poi ci sono le famiglie, i minori e i clandestini. Domanda: se non ci fossero gli stranieri ci sarebbero ancora questi livelli di disoccupazione o si tornerebbe a valori fisiologici che registrano il tasso di neghittosità di una parte della popolazione?
    2. Ogni anno fra 7 e 12 miliardi se ne vanno in money transfer legale o illegale verso i paesi d’origine degli immigrati: almeno 100 miliardi in dieci anni. Si fa tanto chiasso sui depositi di cittadini italiani in Svizzera, ipotizzati in circa 160 miliardi. Si è scatenata una campagna di criminalizzazione contro chi ha “esiliato” i propri risparmi oltre confine per farli quasi sicuramente rientrare per fronteggiare emergenze future. Quelli degli immigrati se ne sono andati e basta. Domanda: fa peggio all’economia nazionale chi parcheggia temporaneamente soldi all’estero o chi li ha fatti sparire definitivamente?
    3. Alla fine dello scorso anno su 65.701 detenuti nelle carceri italiane ben 23.492 (il 35,7%) erano stranieri con un costo di puro mantenimento di questi ultimi di 116 Euro a testa al giorno, e cioè in tutto circa un miliardo l’anno. Secondo il Consiglio d’Europa in Italia c’è un indice di sovraffollamento carcerario del 147%: ci sarebbe posto solo per 44.700 detenuti. Quelli italiani sono oggi 42.209. Domanda: se non ci fossero gli immigrati esisterebbe ancora il problema del sovraffollamento delle carceri?
    4. Nel 2012 in Italia c’erano circa sei milioni di imprese, di cui 454mila gestite da stranieri, che non vengono certo in questo caso a fare lavori che gli italiani rifiutano. Nello stesso anno ben 383mila imprese hanno chiuso i battenti e portato i libri in tribunale a causa della crisi economica. Domanda: senza le attività di stranieri ci sarebbe più spazio e ossigeno per il commercio e la piccola imprenditoria nostrana?
    5. Se più del 35% dei galeotti sono stranieri, si può ragionevolmente supporre che sia di mano foresta anche almeno una identica percentuale dei reati commessi. Domanda: è ragionevole ritenere che, senza gli stranieri, la criminalità spiccia diminuirebbe più del 35-40%?
    6. Ogni anno la presenza dell’immigrazione costa alla comunità nazionale una cifra difficile da dettagliare ma che varia fra i 20 e i 40 miliardi. È del tutto ragionevole ipotizzare che l’intero fenomeno sia costato in venti anni non meno di 500-600 miliardi. Domanda: è vero che senza gli immigrati il debito pubblico sarebbe inferiore di almeno un quarto?
    7. Si sente ripetere che molti degli immigrati abbiano alti livelli di istruzione e si verifica che sicuramente molti di essi hanno doti di sveltezza, intraprendenza e competitività superiori a quelle di molti italiani, soprattutto dei più anziani e dei meno scolarizzati. Domanda: in nome dell’integrazione si deve accettare che i più deboli dei nostri siano condannati a restare sempre gli ultimi?
    8. Circa il 10% della popolazione è straniera e tale percentuale raddoppia in parecchie aree metropolitane, soprattutto in quelle più densamente urbanizzate. Domanda: è vero che senza gli stranieri ci sarebbe il 20% in meno di traffico, inquinamento, consumo del territorio e affollamento? È vero che ci sarebbe almeno un 20% in più di posti letto disponibili negli ospedali, case popolari, spazio nelle strutture scolastiche eccetera?
    9. Si stanno facendo forti pressioni per fare passare la legge sullo jus soli che prevede la cittadinanza per quasi un milione di bambini stranieri e per altri 80mila ogni anno. Domanda: cosa impedirà a milioni di donne incinte di ogni parte del mondo di presentarsi alle frontiere per chiedere assistenza gratuita? Diventeremo un grande centro di ostetricia?
    10. Domanda finale e un po’ riassuntiva: se non ci fosse l’immigrazione cos’altro sarebbero costretti a inventarsi i vari Riccardi, Kyenge, Turco, Caritas, Boldrini, don Gallo e tutto il resto della cinguettante comitiva delle anime candide della solidarietà (sempre e solo “per gli altri”) per tormentare gli italiani?
    9 Maggio 2013

    Immigrazione: dieci domande ai padroni del vapore! | L'Indipendenza
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  7. #1017
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    Predefinito Re: l'Indipendensa

    Forse è il momento di un movimento decisamente separatista

    di GIANLUCA MARCHI



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    Domenica ho scritto un editoriale che ha preso spunto da una bella iniziativa di riflessione promossa da Domà NUnch e da Terra Insubre sui moti di Milano del maggio 1898 soffocati nel sangue dall’esercito regio guidato da Bava Beccaris. In quell’articolo mi chiedevo, retoricamente ma non troppo, cosa debba ancora accadere prima che la Padania si ribelli al cappio dell’Italia e alla totale depredazione da parte dello Stato.
    Quell’editoriale ha dato il destro a Pierluigi Pellegrin, conduttore di Radio Padania che non ha alcuna remora a dire e far dire cose che potrebbero infastidire il padrone del vapore, per invitarmi a intervenire in diretta in uno spazio da lui gestito nel palinsesto dell’emittente di via Bellerio. Questa la domanda di fondo che mi è stata rivolta: l’idea di una rivolta dei padani tratteggiata nell’articolo domenicale deve intendersi come un mio auspicio, cioè una speranza, oppure come una previsione di qualcosa pronto ad esplodere? Ho risposto che si tratta un po’ di tutte e due le cose insieme: la situazione economica e sociale sta deteriorandosi al Nord molto più drammaticamente di quanto le cronache giornalistiche vadano raccontando e, quindi, per non precipitare in fondo al pozzo, bisognerebbe che i padani prendessero in mano il prioprio destino qualche momento prima di esaurire ogni speranza.
    Pellegrin, da veneto, riagganciandosi all’anniversario, caduto nella notte appena trascorsa, del gesto degli otto Serenissimi e del loro ideologo Bepin Segato, ha stigmatizzato come anche in quella occasione la gente sia rimasta alla finestra e il tutto si sia esaurito in un episodio quasi folcloristico, al quale però lo Stato ha reagito molto duramente, comminando condanne esemplari. A parte che considero un poco ingeneroso bollare come “folcloristico” quanto accaduto nella notte fra l’8 e il 9 maggio 1997, penso che proprio la dura reazione dello Stato abbia dimostrato come Roma fosse terrorizzata e aveva necessità di impartire una lezione esemplare. Nè più né meno di quanto fece 99 anni prima con Bava Beccaris, istruito a dare una lezione senza se e senza ma a quella Milano troppo autonoma.
    A quel punto del dibattito radiofonico ho ricordato una intervista che feci, alcuni anni dopo come inviato di Libero, al compianto Giorgio Panto. Parlando del gesto dei Serenissimi, ricordo ancora oggi che l’imprenditore trevigiano mi disse: “Quella mattina, dopo che la bandiera di San Marco fu strappata dal Campanile e i Serenissimi arrestati, noi veneti eravamo pronti, bastava che qualcuno ci avesse dato il via, e il corso degli eventi non sarebbe stato più lo stesso”. Panto non fece apertamente il nome, ma era facile concludere che si trattasse in particolare della Lega e di Umberto Bossi, il quale, invece, per alcuni giorni si alambiccò intorno all’ipotesi che i Serenissimi fossero stati teleguidati dai servizi segreti: era la sua classica reazione davanti a fatti di cui non conosceva l’origine. Insomma quel giorno, secondo Panto – e io sono sempre stato d’accordo – quello che mancò fu un “capopopolo”.
    Qualcosa di analogo capitò un paio di mesi dopo quando, davanti al carcere di Modena, dove erano reclusi i Serenissimi, una Lega non più titubante convocò una manifestazione di solidarietà. Ci si aspettava qualche migliaio di manifestanti e invece arrivarono in quasi trentamila. Le forze dell’ordine italiche erano in numero insufficiente ed erano pure spaventate. Così, per evitare sommosse e assalti alla prigione, chiesero l’aiuto della Guardia Nazionale Padana, quella vera, poi indagata da Papalia. Ha raccontato Paolo Zenoni, veronese, allora giovane componente della Gnp, in un bellissimo libercolo dal titolo “La rivoluzione tradita”, che le guardie padane fecero un cordone umano intorno al carcere, frapponendosi fra la folla e i poliziotti che invece stavano dietro. E poi si pose questa domanda: “Cosa sarebbe successo, mentre la folla premeva e cercava di sporgersi oltre il nostro cordone umano per afferrare carabinieri e poliziotti, se qualcuno di noi avesse aperto un varco?”. Successe invece che qualcuno salì col megafono sulla recinzione del carcere e quietò la gente arrabbiata come non mai. Quel qualcuno era Umberto Bossi.
    Durante la trasmissione radiofonica è poi intervenuto un ascoltatore, Aldo da Crema, che ha ricordato un altro episodio, avvenuto pochi mesi più tardi, nel gennaio del 1998: la protesta dei Cobas del latte con i trattori che per una settimana bloccarono l’accesso all’aeroporto di Linate. Aldo, che di cognome fa Bettinelli e che di quella protesta era il braccio operativo (la mente era Giovanni Robusti) ha ricordato che allora gli allevatori con i loro trattori erano pronti a invadere Milano e a paralizzarla. Cosa sarebbe successo se così fosse stato? Non troppo difficile da immaginare, ma non successe. Chiedetevi da soli chi non diede il via libera e datevi la risposta, tanto è semplice.
    La storia probabilmente si incaricherà di spiegare perché il leader leghista in certi momenti topici ha sempre curvato ed evitato lo scontro frontale con lo Stato. Qualcuno sostiene che ciò è avvenuto in nome del quieto vivere e della volontà di evitare la dura reazione centralista, con tanto di repressione. Sarà, ma se uno si proclama rivoluzionario deve anche sapere che le rivoluzioni si innescano con eventi eclatanti.
    Personalmente non so prevedere se oggi, giunti come siamo a una fase drammatica in cui la nostra gente sta peggio di allora e soprattutto non ha speranze per il futuro, si potranno ripresentare occasioni come quelle raccontate. Ma le occasioni vanno anche create e non solo sfruttate o sprecate. Comincio per cui a convincermi che le persone ancora dotate di un po’ di spirito e di voglia di mettersi in gioco per non perdere tutto e soprattutto per non seppellire ogni speranza, dovrebbero dar vita a un movimento genuinamente e decisamente separatista. Costi quel che costi.
    9 Maggio 2013


    Forse è il momento di un movimento decisamente separatista | L'Indipendenza
    Ultima modifica di Eridano; 09-05-13 alle 13:11
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  8. #1018
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    Predefinito Re: l'Indipendensa

    Citazione Originariamente Scritto da Abruzzen Visualizza Messaggio
    Siete rimasti indietro voi invece,ora non comanda chi c'è dentro il paese,la cultura l'uguaglianza etc...allora stati come la svezia le germania gli stati uniti il sud africa l'australia sarebbero già falliti...ora comanda l'economia,e l'economia non la gestisci come dici te,ma ve ne accorgerete con i fatti.

    in parte è anche vero, ma se vuoi difenderti dalle "elites internazionali" NON c'è di meglio che uno stato piccolo dove il popolo può controllare i governanti, battere moneta e fare leggi a proprio uso/consumo

    il paragone con Cipro NON regge per una serie infinita di motivi che la rendono distante anni luce (ancor più del sud itaglia) dalla situazione socio-economica della Padania

    vai a leggerti i giornali itagliani (ma anche Europei) del periodo tra il 1996 e il 2001, quando decretavano la morte certa della Svizzera o del Regno Unito per la mancata adesione all'Euro e ai vari trattati di Bruxelles ... poi esamina la situazione oggi dei paesi che NON hanno adottato l'Euro

  9. #1019
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    Predefinito Re: l'Indipendensa

    Citazione Originariamente Scritto da ventunsettembre Visualizza Messaggio
    Complimenti!
    Per la prima volta hai preso coscienza di te.
    Sul termine "uomo" forse ci sarebbe da discutere, ma il resto va bene, quindi soprassediamo sulle quisquilie.
    Sei tu che scrivi sempre le stesse cose,abbiamo capito il tuo punto di vista,ripetendo fai solo capire la tua voglia di apparire,condita da un non saper reggere il confronto dialettico,a differenza del tuo connazionale del lago maggiore.

    Se non reggi il confronto dialettico con un emplice professore,figuriamoci quando dovrai spiegare le tue motivazione a schiere di professori che fanno i loro interessi e governano il continente in cui vivi,e sulla cui mente pesa la poca stima nei confronti degli italiani da campione d'italia a lampedusa,ivi abitanti dell'alto adige sondrini aostani etc...

  10. #1020
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    Predefinito Re: l'Indipendensa

    Citazione Originariamente Scritto da sciadurel Visualizza Messaggio
    in parte è anche vero, ma se vuoi difenderti dalle "elites internazionali" NON c'è di meglio che uno stato piccolo dove il popolo può controllare i governanti, battere moneta e fare leggi a proprio uso/consumo

    il paragone con Cipro NON regge per una serie infinita di motivi che la rendono distante anni luce (ancor più del sud itaglia) dalla situazione socio-economica della Padania

    vai a leggerti i giornali itagliani (ma anche Europei) del periodo tra il 1996 e il 2001, quando decretavano la morte certa della Svizzera o del Regno Unito per la mancata adesione all'Euro e ai vari trattati di Bruxelles ... poi esamina la situazione oggi dei paesi che NON hanno adottato l'Euro
    la Svizzera è tale da prima che tutta l'economia che è oggi fosse creata,il Regno Unito non è Europa,ed è lo stato che ha i maggiori favori da parte di Stati Uniti Cina Australia Canada etc...etc...L'alto adige non ha nessun contratto sottobanco formulato in tempi in cui erano possibili.

    Il controlo sullo stato non lo fanno i cittadini,ma davvero credete di vivere in una cittadina di contea del Canada?

 

 
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