



di LEONARDO FACCO Caro Gianluca, ho letto e riletto i tuoi due ultimi editoriali in cui – giustamente spazientito dal regime infame che governa questo paese – rilanci la necessità di un movimento genuinamente separatista. Non posso non concordare con le tue intenzioni, non foss’altro che per il fatto che indipendentista lo sono da sempre e che, fondando anche insieme a te questo quotidiano, l’intenzione è da subito stata quella di riuscire a coagulare intorno ad esso un gruppo di volonterosi intenzionati a fare quel che oggi stanno facendo in Catalunya, Scozia, Fiandre, Paesi Baschi ed altrove nel mondo: secedere dallo Stato-nazione che li tiene al guinzaglio.
Ciò premesso, non ho critiche da muovere alla tua idea. Spero trovi concretezza al più presto. Concedimi solo di svolgere il ruolo dello “scettico” (dopo oltre vent’anni di esperienze sul campo ho perso un po’ lo smalto dell’entusiasta), sottoponendoti quelle che a mio avviso potrebbero rappresentare alcune criticità di cui dovresti (o dovreste) tener conto. Sarò, dunque, didascalico ed elencherò una serie di punti che presumo dovrai prendere in considerazione.
1- Questione Lega Nord. Bene hai fatto a chiarire che questo partito politico non ha più nulla a che spartire col separatismo e che quel che hai in testa di progettare insieme ad altri va oltre l’esistenza del Carroccio. Ciononostante, non puoi pensare che trent’anni di macerie lasciate lungo il percorso dal leghismo non abbiano conseguenze anche su quel che tu hai in animo di fare, perché nel bene (poco) e nel male (molto) la stragrande maggioranza delle persone con cui avrai a che fare sono state “contaminate” dal verbo bossiano (il tutti contro tutti attuato dal “capo” ha fatto scuola tra i suoi nipotini), compresi certuni che oggi si dichiarano indipendentisti e puristi, ma che fino all’altro ieri andavano in giro coi fazzolettini verdi in tasca, si facevano eleggere nei consigli comunali grazie al “Sole delle Alpi”, nella speranza fosse arrivato il loro turno per riscuotere la prebenda. Il mio timore, insomma, è che per superare la Lega è necessario che sparisca una volta per tutte la Lega.
2- Questione Padania. Sai perché i vari indipendentisti ex-leghisti aborrono quel termine? Perché esso è incarnato in Umberto Bossi, che lo ha trasformato in maceria ideologica, usandolo più per omologare e schiacciare politicamente chiunque non fosse irreggimentato nel partito, mentre qualcun altro tentava di ricordargli che il mitico “Grande popolo del Nord” era invece sempre stato più simile ad un coloratissimo patchwork che ad una uniforme divisa di colore verde. Anch’io ho spesso, amichevolmente, discusso con quel gran signore d’altri tempi che si chiama Gilberto Oneto – il vero inventore della Padania – in merito alla necessità di rilanciare un nuovo paradigma indipendentista. Ritengo anch’io serva qualcosa di simile ad una confederazione di soggetti politici di varia provenienza, uniti solo da una contratto con pochi punti programmatici, in cui è scritto chiaro quali azioni intraprendere in comune, e ovunque, per separarsi dall’Italia. Ciò assodato, rimane comunque un problema: la litigiosità impressionante, gli odii reconditi e spesso indotti dal comune passato leghista fra coloro che si ritengono rappresentanti unici di uno stesso territorio. Essi trovano qualsiasi occasione per rompere sodalizi creati a fatica. Veneto e Lombardia sono esempi emblematici in tal senso. La conseguenza è la scissione dell’atomo laddove servirebbe l’unione.
3- Questione del leader. Dopo l’esperienza lumbarda, il solo nominare la possibilità che esista un “capo” in un nuovo soggetto politico indipendentista suona come una bestemmia. Comprensibile. Eppure, una guerra la si vince se alla testa di un esercito c’è un generale in gamba. Un’idea non muore mai, se chi l’ha diffusa è stato un comandante vero, capace e riconosciuto. Il successo di un’idea (anche politica), in genere, lo si ottiene:
a- Se vi sono le condizioni giuste perché quell’idea possa attecchire;
b- Se l’idea è vincente;
c- Se si adotta una strategia generale chiara e condivisa;
d- Se c’è rigore teorico nel sorreggere l’idea e si adottano azioni conseguenti;
e- Se c’è un leader carismatico e autorevole (non autoritario).
L’ultimo punto in ordine cronologico non è irrilevante. Credi che gli indipendentisti siano pronti finalmente a riconoscere la necessità di un leader?
4- Questione strategia e tattica del movimento separatista. Sono personalmente convinto che la questione economica non possa non essere inserita come una “peculiarità” del progetto che hai in mente. L’ho scritto diverse volte anche su questo quotidiano: non esiste libertà politica senza libertà economica. Quasi tutti i fenomeni secessionisti in giro per il mondo, anche quando sono giustamente mossi da ragioni etnico-storiche, trovano terreno più fertile se chi rivendica l’indipendenza si sente rapinato dal potere centralista. Inoltre, l’economia è una scienza sociale, è – per dirla col mio amato Mises – azione umana. Da qui, è bene che gli indipendentisti tutti comprendano che essa fa parte delle caratteristiche culturali unificanti di un popolo, o di più popoli, proprio come ai secessionisti di matrice comunitarista piace considerare un tratto comune, e un motivo per essere autonomi, l’origine etnica, la comunanza linguistica, la storia, le consuetudini. Allora ti chiedo: c’è la volontà di considerare la disobbedienza fiscale come una priorità da inserire in quel contratto di cui accennavo sopra?
5- Chi e dove sono gli indipendentisti? Il nostro quotidiano è nato, e ha mantenuto la parola, per dare voce a chiunque volesse trovare una vetrina seria per diffondere idee che legittimassero il diritto all’autodeterminazione, da Nord a Sud della penisola. Avevamo detto da subito che non era nostra intenzione trasformarlo in un bollettino di partito, e così abbiamo fatto (dando spazio a chiunque), in modo da puntare ad avere lettori non per forza politicamente inquadrati. Ora, dopo un anno e mezzo di duro lavoro dietro le quinte, e data la tua proposta tranciante, mi permetto di porti un paio di domande:
a- Dato il numero di lettori che abbiamo delle due l’una: o gli indipendentisti in circolazione sono davvero pochi, oppure non leggono proprio. E ti chiedo, perché non leggono l’Indipendenza?
b- Dopo i tuoi due editoriali, ho osservato anche i commenti postati sotto. Riporto quello di Marco Mercanzin (uno dei pochi che ha il buon gusto e l’onestà intellettuale di firmare sempre con nome e cognome). Ecco cosa dice: “Ritengo che se i commenti a questo e al precedente articolo di Marchi, rispecchiano la media delle coscienze indipendentiste (spero di no), allo stesso Marchi sia già passata la voglia di mettere in cantiere una qualsiasi iniziativa, se mai ne avesse avuto l’intenzione. Distinguo continui, puntualizzazioni fini a sé stesse, cinismo, falso pragmatismo catastrofista, interpretazioni arbitrarie della storia, fanatismo da stadio, bisogno assoluto di “un capo”, etc etc. Questo è lo spaccato che emerge dai commenti. O forse il problema è solo che lo strumento del blog richiama troppi (non solo) attivisti da tastiera, inclini più a sfogare il proprio ego, piuttosto che condividere idee e proposte. Spaventosamente desolante! Sopratutto per chi come me, ha toccato con mano quello che la gente può fare, quando condivide obbiettivi e ideali, cosa ben spiegata da Marchi nel precedente articolo. Ripeto, desolante!”. Comprendi il mio scetticismo direttore? A me ricorda un po’ quel detto per cui “il marito si taglia il pisello per far dispetto alla moglie”.
Non aggiungerei altro, ma vorrei concludere confermandoti – per la stima che ti riconosco e per quel che può valere – che personalmente appoggerò con tutte le mie forze il tuo progetto, seppur rimanendo fuori dall’impegno politico, rispetto al quale ho già dato. Mi auguro, per una volta, che il mio scetticismo venga fragorosamente smentito. E, comunque sia, ben vengano i “visionari” come tu ti definisci, perché sono quelli che cambiano il corso della storia. In bocca al lupo.
dall'Indipendenza
Caro direttore, viva il nuovo movimento separatista! Ma sono scettico | L'Indipendenza
Possiamo concludere che tutto il peggio che succede in Italia e' dovuto alle elites PD ed al vaticano?
Stupri, attentati, invasione, fallimenti, disoccupazione, emergenza sociale, denatalita',violenza verbale , suicidi, omicidi....


Lettere e risposte al Titolo postato
Giacon Luigi 12 Maggio 2013 at 10:46 pm #
Ritorno a scrivere qui dopo tanto (?) tempo dedicato alla sola lettura. Condivido quasi tutto dell’articolo di Facco, ed anche quasi tutto quello di Marchi, ma continuo a seguire anche Trentin (sono suo ammiratore). Son Veneto, son trentacinque anni che “bazzico” la politica, e sono ora Socio Attivista in Veneto Stato. Come già scritto qui stiamo lavorando per a- Se vi sono le condizioni giuste perché quell’idea possa attecchire;
b- Se l’idea è vincente;
c- Se si adotta una strategia generale chiara e condivisa;
d- Se c’è rigore teorico nel sorreggere l’idea e si adottano azioni conseguenti;
e- Se c’è un leader carismatico e autorevole (non autoritario). Mi piaciono gli interventi di Marco Mercanzin (da Padova o erro?)e vari altri. La strategia in Veneto deve essere Veneta e non Padana, con tutto il rispetto dovuto ad Oneto(autore di bellissimi testi),Indipendenza Veneta secondo il mio modesto parere stà sbagliando, e lo si verificherà molto presto. Attendo di vedere cosa succederà ma intanto NON stò fermo: chi vivrà vedrà(se tiene gli occhi-ed altro- aperti), distinti saluti a tutti.
Strategia veneta e non padana![]()
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Si continua a non centrare, o peggio, evitare di centrare il punto focale !
TOGLIETEVI DALLA TESTA LA MENATA DI UNA AREA PADANA OMOGENEA … NON ESISTE !
I Piemontesi non potranno mai seguire una via d’indipendenza uguale ai Veneti, e questi lo stesso nei confronti di Insubri, o Lombardi, o Friulani, già nel veneto ci sono diversità che non permetteranno una lotta in comune tra popolazioni del veneto montano e quello lagunare,tra DNA cittadino e DNA contadino…
questo vale per il Piemonte e per tutte quelle FALSE regioni che l’italia prima monarchica e poi fascista impose, inventandosi “province” e “comuni” mai esistiti prima ..
OGNUNO NELLA SUA DIGNITA’ DI POPOLO DEVE COMBATTERE LA SUA LOTTA , aiutandosi, certo, quando i fini collimano, ma non oltre.
L’idiozia è attaccare uno stato organizzato con una sola forza e non con centinaia di forze con un unico fine !
LA PROPRIA SOVRANITA’
e con questo mi son rotto in coglioni e vi saluto !
Alegru !
Fra Dolcino
Uhm
Solo 2 delle tante lettere. Emerge una coisa inequivocabile: sbandamento.
E poi stanchezza ed arroccamento nelle piccole patrie.
Giusto per rispondere a Ribelle.
Possiamo concludere che tutto il peggio che succede in Italia e' dovuto alle elites PD ed al vaticano?
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Invece io ritengo che vada ripensata, o meglio finalmente compresa, cosa sia la Padania.
Al di là della pochezza culturale e politica espressa dalla Lega Nord a me sembra che la lotta comune di diversi partiti nazionali sovranisti sarà la strada da percorrere. Possibilmente - perchè è contro la nostra identità il partito unico - uno di destra ed uno di sinistra (modello catalano).


A Eridano dico che intanto e' giusto seminare...chi piu' o chi meno bene, ma con onesta' e senza ipocrite ambizioni.
A Von dico che va bene l'ottimismo, ma la realta' dei fatti al momento e' pessima. Comunque le trasmissioni continuano.
Possiamo concludere che tutto il peggio che succede in Italia e' dovuto alle elites PD ed al vaticano?
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In realtà non sono ottimista, anzi vedo grossi guai all'orizzonte, proprio per una vita dignitosa, ancor prima che progetti politici. Solo che, come scrivi, è giusto cercare di seminare, e progettare.




Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.