I pinguini gay avranno un figlio. Ma lo Zoo Pride è un inferno
Sicuri che la diffusione dell’omosessualità nel regno animale sia un buon argomento per campagne Glbt? Perché ci sono anche le talpe pedofile e le anatre stuccatrici
I pinguini gay avranno un figlio, non è meraviglioso? Lo racconta oggi il corriere.it: «Inca e Rayas si “frequentano” da sei mesi. I responsabili dello zoo di Madrid gli hanno affidato un uovo da curare”». È la storia di due pinguini cui è stato dato un uovo e «ambedue si sono subito impegnati con estrema dedizione al nuovo ruolo di papà». Inca e Rayas «hanno iniziato a frequentarsi sei mesi fa. “Si amano e si corteggiano l’un l’altro come fossero maschio e femmina – ha spiegato la custode degli uccelli al portale spagnolo Abc – perciò volevamo dare loro un qualcosa per il quale potessero stare insieme e per questo un mese fa gli abbiamo dato un uovo, per evitare che si deprimessero”». L’articolo prosegue narrando quanto i due pinguini gay (che poi gay non sono, ma solo «grandi amici») si premurino nei confronti del piccolo. Insomma, la solita storiella sotto cui anche il più sprovveduto lettore non faticherà a leggere riferimenti all’attualità.
Ma utilizzare gli incolpevoli animali come modello di armonia familiare può essere anche molto controproducente. Di seguito pubblichiamo un articolo a firma di Rodolfo Casadei, apparso nel luglio 2007 su Tempi e intitolato “Zoo Pride”.
Zoo Pride
Prendere a modello la “naturalità” degli animali per inquinare di meno e imparare la tolleranza verso i sessualmente “diversi”. Lo predicano etologi come Giorgio Celli e siti internet come GAY.tv. Si fa notare che comportamenti omosessuali sono stati osservati in tante specie animali diverse, comprese giraffe, leoni, scimmie bonobo (bisessuali al 100 per cento), pappagalli (il cacatua rosa avrebbe un tasso di omosessualità del 44 per cento), eccetera. E ciò dimostrerebbe che l’omosessualità è un comportamento perfettamente naturale. Se lo fanno gli animali, perché dovrebbero farsi dei problemi i bipedi umani, che sono animali pure loro? Il sillogismo non fa una grinza: gli animali fan così e cosà, gli umani sono animali, dunque anche gli umani faran così e cosà. Vediamo allora cosa sarebbero legittimati a fare gli umani, limitandoci ai comportamenti sessuali, in base al principio della naturale imitazione di quel che fanno gli altri animali.
Gli umani pedofili potrebbero ben rivendicare la naturalità delle loro pratiche: hanno l’abitudine di accoppiarsi con esemplari non ancora sessualmente maturi sia le talpe che gli ermellini. E lo stesso potrebbero fare gli stupratori, dato che il sesso forzato è molto diffuso in natura. È praticato sia fra gli insetti (da alcune varietà di ragni) che fra i mammiferi (da erbivori che presentano una forte differenza di stazza fra il maschio e la femmina). Per non parlare degli uccelli: soprattutto oche e anatre arrivano al rapporto sessuale vero e proprio con una serie di violenti assalti alla femmina. Fra gli scarabei d’acqua non esiste nessun sistema di corteggiamento, lo stupro è sistematico. I maschi quasi affogano le loro compagne, tenendole ferme sotto il pelo dell’acqua fino allo sfinimento. Quando si accorgono che la femmina sta per morire la lasciano un po’ in pace a respirare, ma vigilando che non riprenda abbastanza forze da potersi accoppiare con altri maschi.
Perfino lo stupro di gruppo ha i suoi estimatori nel regno animale: i delfini dal naso a collo di bottiglia inseguono in gruppo per settimane una sola femmina, e quando sono convinti che è arrivato il momento giusto, la sottomettono a turno alle loro voglie dopo averle chiuso ogni via di fuga. Colmo della perversione, i tempi morti del lungo inseguimento possono essere allietati da rapporti omosessuali fra i delfini maschi (spesso si tratta di una coppia). Gli stupri possono avvenire anche fra specie: dagli inizi degli anni Novanta nel Parco nazionale di Pilaneberg nella riserva naturale di Hluhluwe-Umfolozi Game Reserve in Sudafrica si registrano violenze sessuali da parte di giovani elefanti maschi ai danni di rinoceronti, spesso uccisi dopo l’atto. Altre riserve della regione hanno registrato casi analoghi.
Il cannibalismo sessuale è un’altra pratica piuttosto diffusa nel mondo animale. In particolare fra i ragni e le mantidi l’uccisione e la divorazione del partner a rapporto avvenuto è molto comune: le femmine aracnidi, se non sono state opportunamente sedotte con doni alimentari o più banalmente immobilizzate con vari accorgimenti, tendono a uccidere e mangiarsi il partner maschio. Sia nel caso dei ragni che degli anfipodi (come per esempio la pulce d’acqua) la divorazione del maschio può avvenire sia durante che al termine della copula.
Infine persino la necrofilia non è per nulla sconosciuta nel regno animale. Un famoso caso di tale pratica è stato osservato dall’etologo Kees Moeliker del Museo di storia naturale di Rotterdam a proposito di una coppia di germani reali. Una coppia di questi animali si schiantò in volo contro una vetrata del museo durante uno di quegli inseguimenti amorosi fra anatre che si concludono con lo stupro della femmina da parte del maschio. Moeliker uscì dal suo ufficio e osservò la seguente scena: dopo avere beccato più volte il germano deceduto a causa dell’incidente senza reazioni da parte di quest’ultimo, il germano sopravvissuto si unì carnalmente al morto ed ebbe un rapporto completo. L’atto di necrofilia durò 75 minuti, durante i quali l’anatra sospese la sua azione per due brevi intervalli per poi riprenderla. Una volta allontanatosi l’animale a rapporto consumato, un’ispezione del cadavere dell’anatra penetrata rivelò trattarsi di un maschio: trattavasi dunque di atto non solo necrofilo, ma omosessuale. Un altro animale sorpreso in connubi necrofili è il rospo delle canne, che oltre a unirsi a rospe defunte fa pure sesso con oggetti inanimati.
Adozioni gay, harem e orge
Bisogna poi dire che anche alcuni degli animali con abitudini omosessuali dimostrano, come certi omosessuali umani, intense aspirazioni genitoriali. Non consiglieremmo però a tutti di realizzarle nello stesso modo. Per esempio ci sono coppie di cigni maschi australiani che attivano una relazione a tre con una femmina e poi, dopo che hanno ottenuto da lei la deposizione di uova, la cacciano dal nido e si occupano loro della cova e poi dell’accudimento dei piccoli. Coppie di pinguini gay dello zoo centrale di New York hanno ugualmente covato con successo uova rubate dal nido di pinguine femmine. Negli zoo di Giappone e Germania coppie di maschi omosex si sono più modestamente limitate a covare un sasso.
Fra i maschi umani c’è poi chi invidia l’elefante marino: un esemplare di due tonnellate può conquistarsi un harem di cento femmine con le quali, nei tre mesi dell’accoppiamento, si unisce carnalmente senza tante cerimonie otto-dieci volte al giorno. C’è però un problema: solo gli elefanti marini più forzuti riescono a realizzare il loro sogno erotico, a prezzo di continue risse e battaglie coi maschi concorrenti. I quali alla fine restano, si può ben dire, con un palmo di naso. Morale: soltanto l’1 per cento dei maschi dell’elefante marino alla fine possono dire di aver avuto rapporti sessuali, contro praticamente il 100 per cento delle femmine.
Qualcosa di simile alle orge è invece segnalato fra abitatori del mare che vanno dai delfini ai cavallucci marini, a lungo erroneamente considerati un modello di fedeltà coniugale fra gli animali, e fra primati come lo scimpanzé e il già citato bonobo. Per la serie “amore e morte”, va infine ricordato che alcuni mammiferi uccidono i piccoli di primo letto della femmina o le provocano l’aborto quando è incinta di un altro maschio, quando intendono prendere il posto di quest’ultimo che nel frattempo è deceduto o scomparso.
Volete davvero prendere a modello la sessualità del mondo animale per giustificare la pretesa di “normalizzare” le coppie omosessuali umane e altro ancora? Andate avanti prima voi, noi restiamo dove siamo.
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Danimarca: Ex ministro conservatore paragona i gay alle lumache
Antonio Scafati
“Ad eccezione delle lumache e di altre poche specie, il mondo vivente è costituito da un ‘lui’ e da una ‘lei’ ed è per questo che è in grado di andare avanti”. Queste parole sono state pronunciate dall’ex ministro degli Affari sociali, la conservatrice Birthe Rønn Hornbech. Di sicuro non una dichiarazione felice, ma ha avuto indirettamente il merito di aver mostrato come nel paese l’opposizione ai matrimoni tra omosessuali sia ancora molto determinata.
Cominciamo dalle polemiche che come era prevedibile sono seguite alle parole della Rønn Hornbech. Uffe Elbæk, ministro della Cultura dichiaratamente omosessuale ha risposto con parole che hanno quasi il sapore della minaccia: “Prova a ripetere queste parole di nuovo”. Più lucido, ma non per questo meno duro, è stato Klaus Bondam, alla testa del Centro di Cultura Danese: “Grazie per averci fatto ricordare che c’è un’omofobia spaventosa dietro la rosea immagine della Danimarca”. Con l’ex ministro si sono schierate alcune personalità del mondo ecclesiastico, per nulla contente delle decisioni del governo di centro-sinistra: dal 15 giugno infatti le coppie omosessuali potranno sposarsi in chiesa, anche se è bene dire che i pastori anglicani potranno rifiutarsi di celebrare il rito. Una postilla che però per molti non è sufficiente. “Il Parlamento sta costringendo la chiesa danese ad adottare una concezione di matrimonio che va contro l’opinione diffusa al suo interno” ha dichiarato Lotte-Rebel, vescovo di Helsingør: “La politica non dovrebbe prendere decisioni che riguardano la teologia”.
Adozioni omo, studio USA
Un ampio nuovo studio sui bambini allevati da coppie dello stesso sesso ha messo in luce un disegno di risultati negativi in maniera significativa, che pongono serie questioni su lavori precedenti che sostenevano che le coppie omosessuali avevano risultati educativi simili a quelle eterosessuali.
MARCO TOSATTI
Un ampio nuovo studio sui bambini allevati da coppie dello stesso sesso ha messo in luce un disegno di risultati negativi in maniera significativa, che pongono serie questioni su lavori precedenti che sostenevano che le coppie omosessuali avevano risultati educativi simili a quelle eterosessuali.
“La rivendicazione empirica che non ci sono differenze notevoli deve scomparire” ha dichiarato Mark Regnerus, un professore del Texas che ha condotto la nuova ricerca, che è stata pubblicata sul giornale Social Science Research. I suoi dati, ha dichiarato, dimostrano che “i bambini sembrano più adatti ad avere una vita adulta con successo quando trascorrono la loro intera infanzia con i loro padri e madri sposati e specialmente quando i loro genitori restano sposati anche dopo”.
In effetti in una ricerca in usualmente approfondita su circa 3mila giovani adulti americani, Regnerus ha trovato che i bambini allevati da coppie lesbiche se paragonati a quelli delle famiglie tradizionali davano risultati negativi su 24 delle 40 categorie di test. Quelli allevati da omosessuali maschi davano risultati negativi in 19 categorie.
Social Science Research pubblica nello stesso numero un altro studio sull’argomento, che mostra serie carenze nelle ricerche precedenti, che sembravano non trovare difficoltà nei genitori dello stesso sesso. Loren Marks, della Lousiana University, ha trovato che gli studi precedenti erano inficiati dalla piccola dimensione dei test, da una scelta di soggetti pregiudizievole, e da definizioni di risultato troppo ristrette, che ignoravano fattori come la performance scolastica dei giovani, il lavoro e il coinvolgimento in attività criminali o nell’abuso di droghe.
Adozioni omo, studio USA - LASTAMPA.it
Qualche consiglio per l'ingenuo Fantantonio
di Riccardo Facchini
Da qualche tempo, ogni volta che il nobile consiglio ristretto di CampariedeMaistre si riunisce, la parola d'ordine ormai è: "ragazzi, basta articoli sui froci, sennò diventiamo monotematici". E noi ce la mettiamo tutta per evitare l'argomento, davvero. Il problema è che ormai una volta a settimana ti esce sui giornali o la sparata del politico sulle coppie di fatto o l'articolo sui pinguini gay, quindi tocca correre ai ripari.
Il motivo per cui torniamo oggi sull'argomento è l'affaire gay-Cassano, scoppiato dopo la conferenza stampa rilasciata ieri dal giocatore del Milan e della Nazionale. Il talento di Bari Vecchia è infatti caduto nel trappolone di rispondere alla domanda di un giornalista che chiedeva cosa ne pensasse delle ultime dichiarazioni di Alessandro Cecchi Paone riguardo la presunta presenza di due gay nella Nazionale di calcio.
Cassano non ha perso quindi l'occasione per fare il Cassano:
La speranza dell'ingenuo Fantantonio - "Meglio che non dico quello che penso, altrimenti mi attaccano da tutte le parti" - è stata presto disattesa. Criticato da ogni dove, condannato per omofobia dal Tribunale della Santa Inquisizione Arcobaleno, è stato oggi costretto a delle scuse ridicole, chiaramente scritte da qualche burocrate della Figc.
Caro Fantantonio, sappiamo che l'hai fatto perché non hai peli sulla lingua , però ascolta i nostri consigli e vedrai che alla prossima dichiarazione del fine intellettuale Cecchi Paone sarai pronto a rispondere come il galateo del politicamente corretto richiede.
Consiglio n. 1 - Qualora interpellato, confessa di essere un grande fan di Madonna, Lady Gaga, Barbra Streisand e Raffaella Carrà
Consiglio n. 2 - Ripeti fino allo sfinimento che "i gay sono persone molto sensibbbbili"
Consiglio n. 3 - Ammetti che i gay "sono i migliori amici delle donne", soprattutto di tua moglie
Consiglio n. 4 - Dì che, secondo te, "due gay amerebbero di più un figlio rispetto a una coppia etero"
Consiglio n. 5 - Sostieni, come il dottore di Nino Manfredi in "Testa o Croce", che - sotto sotto - "semo tutti froci"
Consiglio n. 6 - Invita a cena Cecchi Paone
Consiglio n. 7 - Per tenerti buoni i cattolici, dì che tutti i gay sono figli di Dio
Consiglio n. 8 - Blatera di gender
Consiglio n. 9 - Chiudi la conferenza stampa come fa Francesco Nuti nel bagno delle donne in "Caruso Pascoski di padre Polacco"
Stai sicuro che così avrai applausi, approvazioni e medaglie dall'Arcigay. Senza essere costretto a firmare delle assurde scuse di regime e ad essere "rieducato", come vorrebbe la staliniana Paola Concia. La tua verace e rozza libertà di espressione ne risentirebbe, ma vuoi mettere? Avresti assicurata un'ospitata fissa da Chiambretti.




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