Pagina 4 di 28 PrimaPrima ... 34514 ... UltimaUltima
Risultati da 31 a 40 di 277

Discussione: Il deserto avanza

  1. #31
    Forumista senior
    Data Registrazione
    15 Dec 2011
    Messaggi
    2,058
     Likes dati
    0
     Like avuti
    50
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Il deserto avanza

    I pinguini gay avranno un figlio. Ma lo Zoo Pride è un inferno
    Sicuri che la diffusione dell’omosessualità nel regno animale sia un buon argomento per campagne Glbt? Perché ci sono anche le talpe pedofile e le anatre stuccatrici
    I pinguini gay avranno un figlio, non è meraviglioso? Lo racconta oggi il corriere.it: «Inca e Rayas si “frequentano” da sei mesi. I responsabili dello zoo di Madrid gli hanno affidato un uovo da curare”». È la storia di due pinguini cui è stato dato un uovo e «ambedue si sono subito impegnati con estrema dedizione al nuovo ruolo di papà». Inca e Rayas «hanno iniziato a frequentarsi sei mesi fa. “Si amano e si corteggiano l’un l’altro come fossero maschio e femmina – ha spiegato la custode degli uccelli al portale spagnolo Abc – perciò volevamo dare loro un qualcosa per il quale potessero stare insieme e per questo un mese fa gli abbiamo dato un uovo, per evitare che si deprimessero”». L’articolo prosegue narrando quanto i due pinguini gay (che poi gay non sono, ma solo «grandi amici») si premurino nei confronti del piccolo. Insomma, la solita storiella sotto cui anche il più sprovveduto lettore non faticherà a leggere riferimenti all’attualità.
    Ma utilizzare gli incolpevoli animali come modello di armonia familiare può essere anche molto controproducente. Di seguito pubblichiamo un articolo a firma di Rodolfo Casadei, apparso nel luglio 2007 su Tempi e intitolato “Zoo Pride”.
    Zoo Pride
    Prendere a modello la “naturalità” degli animali per inquinare di meno e imparare la tolleranza verso i sessualmente “diversi”. Lo predicano etologi come Giorgio Celli e siti internet come GAY.tv. Si fa notare che comportamenti omosessuali sono stati osservati in tante specie animali diverse, comprese giraffe, leoni, scimmie bonobo (bisessuali al 100 per cento), pappagalli (il cacatua rosa avrebbe un tasso di omosessualità del 44 per cento), eccetera. E ciò dimostrerebbe che l’omosessualità è un comportamento perfettamente naturale. Se lo fanno gli animali, perché dovrebbero farsi dei problemi i bipedi umani, che sono animali pure loro? Il sillogismo non fa una grinza: gli animali fan così e cosà, gli umani sono animali, dunque anche gli umani faran così e cosà. Vediamo allora cosa sarebbero legittimati a fare gli umani, limitandoci ai comportamenti sessuali, in base al principio della naturale imitazione di quel che fanno gli altri animali.
    Gli umani pedofili potrebbero ben rivendicare la naturalità delle loro pratiche: hanno l’abitudine di accoppiarsi con esemplari non ancora sessualmente maturi sia le talpe che gli ermellini. E lo stesso potrebbero fare gli stupratori, dato che il sesso forzato è molto diffuso in natura. È praticato sia fra gli insetti (da alcune varietà di ragni) che fra i mammiferi (da erbivori che presentano una forte differenza di stazza fra il maschio e la femmina). Per non parlare degli uccelli: soprattutto oche e anatre arrivano al rapporto sessuale vero e proprio con una serie di violenti assalti alla femmina. Fra gli scarabei d’acqua non esiste nessun sistema di corteggiamento, lo stupro è sistematico. I maschi quasi affogano le loro compagne, tenendole ferme sotto il pelo dell’acqua fino allo sfinimento. Quando si accorgono che la femmina sta per morire la lasciano un po’ in pace a respirare, ma vigilando che non riprenda abbastanza forze da potersi accoppiare con altri maschi.
    Perfino lo stupro di gruppo ha i suoi estimatori nel regno animale: i delfini dal naso a collo di bottiglia inseguono in gruppo per settimane una sola femmina, e quando sono convinti che è arrivato il momento giusto, la sottomettono a turno alle loro voglie dopo averle chiuso ogni via di fuga. Colmo della perversione, i tempi morti del lungo inseguimento possono essere allietati da rapporti omosessuali fra i delfini maschi (spesso si tratta di una coppia). Gli stupri possono avvenire anche fra specie: dagli inizi degli anni Novanta nel Parco nazionale di Pilaneberg nella riserva naturale di Hluhluwe-Umfolozi Game Reserve in Sudafrica si registrano violenze sessuali da parte di giovani elefanti maschi ai danni di rinoceronti, spesso uccisi dopo l’atto. Altre riserve della regione hanno registrato casi analoghi.
    Il cannibalismo sessuale è un’altra pratica piuttosto diffusa nel mondo animale. In particolare fra i ragni e le mantidi l’uccisione e la divorazione del partner a rapporto avvenuto è molto comune: le femmine aracnidi, se non sono state opportunamente sedotte con doni alimentari o più banalmente immobilizzate con vari accorgimenti, tendono a uccidere e mangiarsi il partner maschio. Sia nel caso dei ragni che degli anfipodi (come per esempio la pulce d’acqua) la divorazione del maschio può avvenire sia durante che al termine della copula.
    Infine persino la necrofilia non è per nulla sconosciuta nel regno animale. Un famoso caso di tale pratica è stato osservato dall’etologo Kees Moeliker del Museo di storia naturale di Rotterdam a proposito di una coppia di germani reali. Una coppia di questi animali si schiantò in volo contro una vetrata del museo durante uno di quegli inseguimenti amorosi fra anatre che si concludono con lo stupro della femmina da parte del maschio. Moeliker uscì dal suo ufficio e osservò la seguente scena: dopo avere beccato più volte il germano deceduto a causa dell’incidente senza reazioni da parte di quest’ultimo, il germano sopravvissuto si unì carnalmente al morto ed ebbe un rapporto completo. L’atto di necrofilia durò 75 minuti, durante i quali l’anatra sospese la sua azione per due brevi intervalli per poi riprenderla. Una volta allontanatosi l’animale a rapporto consumato, un’ispezione del cadavere dell’anatra penetrata rivelò trattarsi di un maschio: trattavasi dunque di atto non solo necrofilo, ma omosessuale. Un altro animale sorpreso in connubi necrofili è il rospo delle canne, che oltre a unirsi a rospe defunte fa pure sesso con oggetti inanimati.
    Adozioni gay, harem e orge
    Bisogna poi dire che anche alcuni degli animali con abitudini omosessuali dimostrano, come certi omosessuali umani, intense aspirazioni genitoriali. Non consiglieremmo però a tutti di realizzarle nello stesso modo. Per esempio ci sono coppie di cigni maschi australiani che attivano una relazione a tre con una femmina e poi, dopo che hanno ottenuto da lei la deposizione di uova, la cacciano dal nido e si occupano loro della cova e poi dell’accudimento dei piccoli. Coppie di pinguini gay dello zoo centrale di New York hanno ugualmente covato con successo uova rubate dal nido di pinguine femmine. Negli zoo di Giappone e Germania coppie di maschi omosex si sono più modestamente limitate a covare un sasso.
    Fra i maschi umani c’è poi chi invidia l’elefante marino: un esemplare di due tonnellate può conquistarsi un harem di cento femmine con le quali, nei tre mesi dell’accoppiamento, si unisce carnalmente senza tante cerimonie otto-dieci volte al giorno. C’è però un problema: solo gli elefanti marini più forzuti riescono a realizzare il loro sogno erotico, a prezzo di continue risse e battaglie coi maschi concorrenti. I quali alla fine restano, si può ben dire, con un palmo di naso. Morale: soltanto l’1 per cento dei maschi dell’elefante marino alla fine possono dire di aver avuto rapporti sessuali, contro praticamente il 100 per cento delle femmine.
    Qualcosa di simile alle orge è invece segnalato fra abitatori del mare che vanno dai delfini ai cavallucci marini, a lungo erroneamente considerati un modello di fedeltà coniugale fra gli animali, e fra primati come lo scimpanzé e il già citato bonobo. Per la serie “amore e morte”, va infine ricordato che alcuni mammiferi uccidono i piccoli di primo letto della femmina o le provocano l’aborto quando è incinta di un altro maschio, quando intendono prendere il posto di quest’ultimo che nel frattempo è deceduto o scomparso.
    Volete davvero prendere a modello la sessualità del mondo animale per giustificare la pretesa di “normalizzare” le coppie omosessuali umane e altro ancora? Andate avanti prima voi, noi restiamo dove siamo.
    Pinguini gay avranno un figlio. Ma lo Zoo Pride è un inferno | Tempi.it

    Danimarca: Ex ministro conservatore paragona i gay alle lumache
    Antonio Scafati
    “Ad eccezione delle lumache e di altre poche specie, il mondo vivente è costituito da un ‘lui’ e da una ‘lei’ ed è per questo che è in grado di andare avanti”. Queste parole sono state pronunciate dall’ex ministro degli Affari sociali, la conservatrice Birthe Rønn Hornbech. Di sicuro non una dichiarazione felice, ma ha avuto indirettamente il merito di aver mostrato come nel paese l’opposizione ai matrimoni tra omosessuali sia ancora molto determinata.
    Cominciamo dalle polemiche che come era prevedibile sono seguite alle parole della Rønn Hornbech. Uffe Elbæk, ministro della Cultura dichiaratamente omosessuale ha risposto con parole che hanno quasi il sapore della minaccia: “Prova a ripetere queste parole di nuovo”. Più lucido, ma non per questo meno duro, è stato Klaus Bondam, alla testa del Centro di Cultura Danese: “Grazie per averci fatto ricordare che c’è un’omofobia spaventosa dietro la rosea immagine della Danimarca”. Con l’ex ministro si sono schierate alcune personalità del mondo ecclesiastico, per nulla contente delle decisioni del governo di centro-sinistra: dal 15 giugno infatti le coppie omosessuali potranno sposarsi in chiesa, anche se è bene dire che i pastori anglicani potranno rifiutarsi di celebrare il rito. Una postilla che però per molti non è sufficiente. “Il Parlamento sta costringendo la chiesa danese ad adottare una concezione di matrimonio che va contro l’opinione diffusa al suo interno” ha dichiarato Lotte-Rebel, vescovo di Helsingør: “La politica non dovrebbe prendere decisioni che riguardano la teologia”.

    Adozioni omo, studio USA
    Un ampio nuovo studio sui bambini allevati da coppie dello stesso sesso ha messo in luce un disegno di risultati negativi in maniera significativa, che pongono serie questioni su lavori precedenti che sostenevano che le coppie omosessuali avevano risultati educativi simili a quelle eterosessuali.
    MARCO TOSATTI
    Un ampio nuovo studio sui bambini allevati da coppie dello stesso sesso ha messo in luce un disegno di risultati negativi in maniera significativa, che pongono serie questioni su lavori precedenti che sostenevano che le coppie omosessuali avevano risultati educativi simili a quelle eterosessuali.
    “La rivendicazione empirica che non ci sono differenze notevoli deve scomparire” ha dichiarato Mark Regnerus, un professore del Texas che ha condotto la nuova ricerca, che è stata pubblicata sul giornale Social Science Research. I suoi dati, ha dichiarato, dimostrano che “i bambini sembrano più adatti ad avere una vita adulta con successo quando trascorrono la loro intera infanzia con i loro padri e madri sposati e specialmente quando i loro genitori restano sposati anche dopo”.
    In effetti in una ricerca in usualmente approfondita su circa 3mila giovani adulti americani, Regnerus ha trovato che i bambini allevati da coppie lesbiche se paragonati a quelli delle famiglie tradizionali davano risultati negativi su 24 delle 40 categorie di test. Quelli allevati da omosessuali maschi davano risultati negativi in 19 categorie.
    Social Science Research pubblica nello stesso numero un altro studio sull’argomento, che mostra serie carenze nelle ricerche precedenti, che sembravano non trovare difficoltà nei genitori dello stesso sesso. Loren Marks, della Lousiana University, ha trovato che gli studi precedenti erano inficiati dalla piccola dimensione dei test, da una scelta di soggetti pregiudizievole, e da definizioni di risultato troppo ristrette, che ignoravano fattori come la performance scolastica dei giovani, il lavoro e il coinvolgimento in attività criminali o nell’abuso di droghe.
    Adozioni omo, studio USA - LASTAMPA.it

    Qualche consiglio per l'ingenuo Fantantonio
    di Riccardo Facchini
    Da qualche tempo, ogni volta che il nobile consiglio ristretto di CampariedeMaistre si riunisce, la parola d'ordine ormai è: "ragazzi, basta articoli sui froci, sennò diventiamo monotematici". E noi ce la mettiamo tutta per evitare l'argomento, davvero. Il problema è che ormai una volta a settimana ti esce sui giornali o la sparata del politico sulle coppie di fatto o l'articolo sui pinguini gay, quindi tocca correre ai ripari.
    Il motivo per cui torniamo oggi sull'argomento è l'affaire gay-Cassano, scoppiato dopo la conferenza stampa rilasciata ieri dal giocatore del Milan e della Nazionale. Il talento di Bari Vecchia è infatti caduto nel trappolone di rispondere alla domanda di un giornalista che chiedeva cosa ne pensasse delle ultime dichiarazioni di Alessandro Cecchi Paone riguardo la presunta presenza di due gay nella Nazionale di calcio.
    Cassano non ha perso quindi l'occasione per fare il Cassano:



    La speranza dell'ingenuo Fantantonio - "Meglio che non dico quello che penso, altrimenti mi attaccano da tutte le parti" - è stata presto disattesa. Criticato da ogni dove, condannato per omofobia dal Tribunale della Santa Inquisizione Arcobaleno, è stato oggi costretto a delle scuse ridicole, chiaramente scritte da qualche burocrate della Figc.
    Caro Fantantonio, sappiamo che l'hai fatto perché non hai peli sulla lingua , però ascolta i nostri consigli e vedrai che alla prossima dichiarazione del fine intellettuale Cecchi Paone sarai pronto a rispondere come il galateo del politicamente corretto richiede.
    Consiglio n. 1 - Qualora interpellato, confessa di essere un grande fan di Madonna, Lady Gaga, Barbra Streisand e Raffaella Carrà
    Consiglio n. 2 - Ripeti fino allo sfinimento che "i gay sono persone molto sensibbbbili"
    Consiglio n. 3 - Ammetti che i gay "sono i migliori amici delle donne", soprattutto di tua moglie
    Consiglio n. 4 - Dì che, secondo te, "due gay amerebbero di più un figlio rispetto a una coppia etero"
    Consiglio n. 5 - Sostieni, come il dottore di Nino Manfredi in "Testa o Croce", che - sotto sotto - "semo tutti froci"



    Consiglio n. 6 - Invita a cena Cecchi Paone
    Consiglio n. 7 - Per tenerti buoni i cattolici, dì che tutti i gay sono figli di Dio
    Consiglio n. 8 - Blatera di gender
    Consiglio n. 9 - Chiudi la conferenza stampa come fa Francesco Nuti nel bagno delle donne in "Caruso Pascoski di padre Polacco"



    Stai sicuro che così avrai applausi, approvazioni e medaglie dall'Arcigay. Senza essere costretto a firmare delle assurde scuse di regime e ad essere "rieducato", come vorrebbe la staliniana Paola Concia. La tua verace e rozza libertà di espressione ne risentirebbe, ma vuoi mettere? Avresti assicurata un'ospitata fissa da Chiambretti.

  2. #32
    Forumista senior
    Data Registrazione
    15 Dec 2011
    Messaggi
    2,058
     Likes dati
    0
     Like avuti
    50
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Il deserto avanza

    EDUARDO? UN ULTRACONSERVATORE. E SUI GAY USA PAROLE DI FUOCO
    Naturalmente amo molto il teatro eduardiano e vedo e rivedo a cene spesso le sue commedie. Mi piace proprio quel personaggio un po’ orso ma saggio di Eduardo. Perchè, a mio parere, De Filippo è uno dei più grandi conservatori, specie in fatto di costume famigliare e non, che abbia mai conosciuto. Le sue commedie, la sua drammaturgia, così come i testi dei drammi, le sue stesse interpretazioni, financo la mimica, ne sono l’esempio più cristallino limpido onesto. Mai ha sposato mode intellettuali-ideologiche delle epoche in cui ha vissuto. Mai ha adottato i vezzi dell’intellighenzia arruffona sussiegosa serva e straccionata che ha sovrabbondato, più per caciara che per cultura effettiva, come un’armata brancaleone, in quegli stessi suoi anni.
    Eduardo De Filippo era tale, perche’ è stato l’ultimo uomo di cultura e di spettacolo ad essere profondamente serio. Come artista, come intellettuale, come lavoratore, soprattutto come uomo. È stato l’ultimo non “tuttologo” della cultura italiana: onde quel suo rifiutare più volte il latriclavio di senatore a vita, il fare di malavoglia (e solo come variante e ripiego del teatro) l’attore cinematografico. Di più non ha mai concesso alla tuttologia.
    “Mia famiglia” è una commedia profetica, ed è anche la più conservatrice di tutte: un trionfo negli anni ’60 che sfidava le sbronze che annunciavano il ’68. A muso duro. E badate bene che nelle commedie scritte da lui, non c’era dissociazione fra l’uomo e l’attore: Eduardo riportava esattamente il suo modo di pensare, senza possibilità di equivoci.
    Ebbene, in “Mia Famiglia” c’è un figlio portato sulle cattive strade da un effeminato, un frocione, una checca scicchettosa. Quando si è messo nei guai questo figlio, il padre (Eduardo), anzitutto gli fa notare che non ha mai condiviso che gente “così” mettesse piede in famiglia. Perchè questi “infelici” non avendo famiglia, non sapendo cos’è, “non hanno nulla da perdere”. Perciò sono pericolosi. E poi passa a dire tutto il resto, scaldandosi davvero, parole terribili contro quegli “infelici”, gli inverti sempre padroneggianti ogni moda. Ve le riporto:
    «…quante volte avevo predicato che quel disgraziato non doveva mettere piede in casa nostra…da un uomo che appartiene a una categoria di gente che non ha niente da perdere e che una famiglia non se la potrà mai creare che ti puoi aspettare di buono? Una setta diabolica che funziona da un capo all’altro del mondo… S’impongono servendosi dell’Arte per corrompere e distruggere quel tanto di buono che ci serve a credere nella vita… E si servono del gusto “raffinato”. Mettono su negozio? e tutti di corsa al negozio dei “raffinati”…In quella strada c’è la sartoria del “raffinato”, in quell’altra c’è il parrucchiere “raffinato”».
    Parole di fuoco. Parole tremende. Parole vere. Parole di uomo d’altri tempi. Di uomo serio.
    Una lezione che i genitori dovrebbero imparare. Anche quando lasciano da soli i figli davanti la tv che è fatta ed è piena da quelli “così”. E del resto il crescente numero di ragazzi che accusano disturbi delle tendenze sessuali già giovanissimi va aumentando. Se c’è fumo c’è foco, un motivo ci sarà.
    La cuccia del Mastino | Il mondo visto da un "cane"… fedele. Appunti di Antonio Margheriti Mastino



    Oltre 500 mila firme contro la legalizzazione del matrimonio gay. La battaglia è iniziata
    Leone Grotti
    Il premier inglese David Cameron vuole legalizzare il matrimonio tra omosessuali in Inghilterra. Le consultazioni sono quasi finite. La Coalizione per il matrimonio gli consegna una petizione.
    Cinquecentocinquantasettemila e trecento. Tante sono le persone che hanno firmato la petizione di massa contro l’introduzione del matrimonio omosessuale fino ad oggi. La Coalizione per il matrimonio (C4M) ha consegnato la petizione oggi al premier inglese David Cameron, che al termine di questa settimana avrà ultimato il giro di consultazioni sulla modifica della definizione di matrimonio.
    Mike Judge, uno dei portavoce del C4M, ha dichiarato: «Il matrimonio è un’istituzione di capitale importanza. La sua definizione precede il governo e anche il cristianesimo. Non penso sia compito dei politici ridefinirlo». Un altro portavoce, Thompson, ha aggiunto: «La nostra non è una campagna religiosa e infatti è appoggiata da un insieme di persone che vengono da background diversi». Il movimento è guidato dall’ex arcivescovo (anglicano) di Canterbury Lord Carey ma non riguarda solo cristiani: «Siamo più di mezzo milione di persone che credono nel matrimonio – dichiara Sharon James, tra i portavoce del movimento – Ma non siamo certo tutti religiosi, ci sono anche atei e gay tra le nostre fila. Il matrimonio infatti è più grande della Chiesa e dello Stato, risale all’inizio della storia umana». Secondo il laburista Jim Dobbin «persino le comunità gay in realtà non vogliono che la definizione di matrimonio cambi».
    Nonostante le rassicurazioni fatte da Cameron, gli anglicani temono che se cambia la legge inglese, in quanto Chiesa di Stato saranno costretti a celebrare matrimoni omosessuali anche se non vogliono. Il vescovo di Leicester ha parlato chiaro: «Potrebbero accusarci di violare i diritti umani e discriminare le persone sulla base della loro sessualità».


    L’Ontario apre ai club omosessuali e minaccia la libertà religiosa dei cittadini
    Benedetta Frigerio
    Le scuole cattoliche della più grande provincia del Canada saranno obbligate ad ammettere i club per i diritti gay. Incredula la reazione dei vescovi: «Non c’è stato nemmeno chiesto di esprimere un’opinione a riguardo».
    La più grande provincia del Canada, l’Ontario, ha obbligato tutte le scuole, anche quelle non statali e religiose, ad ammettere e finanziare i “club omosessuali” all’interno delle proprie aule. Non si pensava che il partito democratico e il governo liberal dell’Ontario arrivassero al punto di minacciare la libertà religiosa e di coscienza, protetta dalla stessa carta costituzionale dello Stato. Invece la legge (Bill 13) è stata approvata dieci giorni fa. I vescovi cattolici, insieme alla Federazione evangelica canadese, hanno cercato un dialogo con il governo per mesi, ma quest’ultimo ha preferito dare ascolto solo alla Eagle Canada, il gruppo per i diritti omosessuali più importante della regione, che ha supportato la norma senza chiamare in causa tutte le parti.
    Il Cardinal Thomas Collins, presidente dell’assemblea dei vescovi cattolici dell’Ontario, in questi mesi aveva accettato di procedere per compromessi, non pensando che ci si sarebbe potuti spingere fino a obbligare qualcuno ad agire contro la propria coscienza. Ma dopo l’approvazione della norma, ha assunto toni più combattivi: «Siamo tutti obbligati a seguire la legge e non ci è stato permesso nemmeno di esprimere un parere a riguardo né di sottolineare che la norma prevede un’intrusione che limita la libertà religiosa». All’interno del mondo cattoliche molte sono state le polemiche sulla strategia usata dai vescovi, che davanti a una violazione tale «delle norme democratiche avrebbero dovuto radunare i fedeli per fargli comprendere la gravità di quanto stava accadendo», ha dichiarato Peter Stockland, membro onorario del Cardus, un think tank che si occupa dei rapporti fra Stato e Chiesa. «Perché – ha continuato – qui non si tratta di opporre i diritti dei gay a quelli di altri. Qui stiamo toccando la carta dei diritti che include anche il diritto alla libertà religiosa». In effetti, contro una norma che vìola la libertà di coscienza dei cittadini, la Chiesa statunitense sta combattendo da mesi, sostenendo le denunce contro i governo, mobilitando la società, manifestando, protestando e intervenendo pubblicamente e chiedendo la disobbedienza civile. Ma quel che resta grave è che il governo, come hanno fatto notare le scuole cattoliche, ha rassicurato fino all’ultimo le istituzioni non statali di avere intenzione di discutere insieme il disegno di legge, mentre la legge è stata votata senza che questo accadesse.
    Si è passati, inoltre, dal richiedere alle scuole di lasciare che si formassero club per il rispetto delle differenze di qualsiasi tipo, alla possibilità per gli studenti di costituire club gay. Ma la conseguenza peggiore, a cui la legge può portare, è la chiusura delle scuole cattoliche. A dirlo non è solo il fatto che l’insegnamento della morale potrà essere bandito perché in contrasto con i club che ritengono discriminante «anche solo chi dice che la persona è da rispettare, ma che l’atto è disordinato», come ha fatto notare un gruppo di genitori. Alcuni parlamentari hanno chiarito che, data la norma, i cattolici dovranno smettere di insegnare secondo la loro dottrina, mentre i giornali e alcuni opinionisti chiedono già la chiusura degli istituti e lo stop di qualsiasi sussidio statale. Justin Trottier, presidente del Centro per le indagini e la promozione di una società secolarizzata, ha sottolineato che l’approvazione della legge fa emergere un’altra questione. «L’elefante nella stanza – ha chiarito – sono le scuole cattoliche. Un ostacolo per garantire l’uguaglianza dei gay».
    Per il gruppo dei Genitori ed educatori cattolici, «qui non interessa la difesa dei diritti gay discriminati, nel mirino c’è la Chiesa in generale: come insegniamo che l’aborto è sbagliato, riconosciamo l’omosessualità come un atto disordinato senza che questo condanni nessuna persona. Qui non sono a rischio i nostri risparmi, ma il diritto dei genitori e degli insegnanti di insegnare la morale naturale secondo coscienza». Per questo diversi gruppi evangelici avevano annunciato che se la norma fosse passata sarebbero seguiti anni di denunce e battaglie legali contro il governo regionale.
    L'Ontario minaccia la libertà religiosa dei cittadini | Tempi.it

    Gran Bretagna vieta l’obiezione di coscienza ai chirurghi plastici
    Benedetta Frigerio
    L’Ordine dei medici inglesi contro il codice deontologico: «Le operazioni per cambiare sesso sono obbligatorie perché richieste da persone omosessuali che non devono in alcun modo essere discriminate».
    Qualcuno parla di rischio di “discriminazione al contrario”. Lo ha fatto recentemente anche il giornalista omosessuale inglese, Andrew Pierce, editorialista del quotidiano inglese Daily Mail. «Se continuiamo di questo passo – scriveva settimana scorsa – gli eterosessuali potrebbero essere ancor più discriminati. Se si chiedono diritti maggiori di quelli che derivano dalle unioni civili già concessi, noi omosessuali arriveremo a godere di diritti negati agli eterosessuali. Stiamo assistendo a un’assurdità».
    In effetti, dopo che le agenzie di adozione cattoliche hanno chiuso per non essere costrette a dare in adozione bambini alle coppie omosessuali, gli inglesi aspettavano solo di vedere le prossime conseguenze dell’Equality Act, la legge sull’omofobia varata nel 2010. È così che settimana scorsa il General Medical Council, l’Ordine dei medici della Gran Bretagna, ha potuto stabilire che i chirurghi plastici non potranno rifiutarsi di operare persone che chiedano di cambiare sesso. Nemmeno per motivazioni etiche o di carattere religioso. Il divieto è giustificato dall’Ordine così: «Poiché le SRS (Sex Reassignment Surgery) sono richieste da un particolare gruppo di pazienti non sono pertanto soggette all’obiezione di coscienza». Il gruppo è quello degli omosessuali, che per la legge britannica non devono in alcun essere discriminati, al punto che ormai la non discriminazione equivale alla possibilità per gli omosessuali di trasformare ogni desiderio in un diritto inalienabile. Non importa se in contrasto con una libertà fondamentale di un altro gruppo riconosciuta da ogni codice deontologico democratico. Quello inglese all’articolo 5 recita così: «Si può astenersi dall’eseguire una particolare procedura per ragioni connesse a convinzioni morali e valori personali». E non importa neppure se la dichiarazione dei diritti dell’uomo all’articolo 18 dice che «ogni individuo ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione; tale diritto include la libertà di (…) manifestare, isolatamente o in comune, e sia in pubblico che in privato, la propria religione o il proprio credo nell’insegnamento e nelle pratiche».
    I medici cristiani, però, non hanno intenzione di stare a guardare. Dalla Cristian Medical Fellowship è giunta la denuncia di «regolamenti e leggi attraverso cui si sta cercando di impedire ai medici cristiani di operare». Anche altri professionisti hanno sottolineato che l’obiezione di coscienza è ciò che salvaguarda la professione medica dai tentativi di snaturarla. Ma l’Ordine si è giustificato ancora appellandosi alla legge sull’omofobia. Come potranno ora praticare il loro mestiere tutti i chirurgi plastici che vogliano seguire la legge della propria coscienza che, come indica la Chiesa cattolica, «è superiore a quella civile» (Humanae vitae)? E che ne sarà di quei cattolici a cui la dottrina sociale della Chiesa insegna che per quanto riguarda «il diritto d’obiezione di coscienza della persona adulta di fronte all’autorità civile (…) è un grave dovere di coscienza non prestare collaborazione, neppure formale, a quelle pratiche che, pur ammesse dalla legislazione civile, sono in contrasto con la legge di Dio» (cfr. Compendio della dottrina sociale della Chiesa, n° 400 e n° 399)?
    La Gran Bretagna vieta l'obiezione di coscienza ai chirurghi | Tempi.it

    Gay pride vietati per i prossimi 100 anni in Russia: lo ha deciso un tribunale di Mosca, confermando la legittimità di un regolamento cittadino che cancella fino al 2112 le manifestazioni gay. Il leader del movimento Lgtb, Nikolai Alexeev, ha già annunciato ricorso alla Corte internazionale dei diritti dell’uomo. Intanto, nella regione di Novosibirsk, nel sud della Russia, l’assemblea legislativa ha approvato un pacchetto di misure per punire “la propaganda omosessuale in presenza dei minori”. Si tratta della quinta regione russa che adotta una simile legislazione.


  3. #33
    Forumista senior
    Data Registrazione
    15 Dec 2011
    Messaggi
    2,058
     Likes dati
    0
     Like avuti
    50
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Il deserto avanza

    Preghiera
    Camillo Langone
    Per una lista umanista. Leggendo Tempi scopro che il vitto per ogni detenuto costa 3,60 euri al giorno mentre quello per ogni cane ospitato nei canili municipali costa 4,50 (solo dodici centesimi in meno del pasto di un chirurgo in una mensa ospedaliera). Questo divario svela che, senza dirlo a nessuno, gli animalisti sono arrivati al potere e hanno trasferito ingenti risorse pubbliche dall’umanità alla bestialità. La nuova lista politica non dovrà puntare a compromessi, tipo la parità uomo-cane (che per i detenuti sarebbe comunque un passo avanti), ma all’abbattimento del regime animalista insieme ai suoi maledetti canili. Metà della somma risparmiata sarà spesa per migliorare i pasti nelle carceri, metà per dare buoni-cotoletta ai titolari di pensione minima, persone anziane che dovendo campare con 429 euri al mese una ciotola piena se la sognano.
    Preghiera del 4 luglio 2012 - [ Il Foglio.it › Preghiera ]

    Del lettore di ebook si può sapere tutto, persino se si è stufato di leggere
    Daniele Ciacci
    In quanto tempo leggi una frase, cosa sottolinei, su quali passaggi ti blocchi. La casa editrice Barnes & Nobles scova dagli ebook questi dati e li impiega per le proprie strategie di marketing.
    Il passaggio dal libro analogico al digitale ha i suoi pro e i suoi contro. Ma non si vuole essere nostalgici. Non è l’odore della carta, dell’inchiostro o delle colle a mancarci, e neppure il rumore della pagina quando si volta, o si piega un angolo per tenere il segno. Ma la libertà della lettura, cosa che è sempre più minata dalle informazioni che passano dagli book agli uffici marketing delle case editrici. Pratica che sta prendendo piede in America.
    La casa americana di Barnes & Noble, che detiene circa il 30 per cento dell’intero mercato editoriale e ha piazzato al centro delle vendite il Nook, il proprio tablet personale, ha messo in piedi un sistema eccezionale di ricezione dati. Mediante il proprio supporto ebook, infatti, la casa editrice riesce a capire, ad esempio, quali sono le pagine dove la lettura è più lenta, quali dove la lettura è più veloce, che righe si sottolineano e quali testi vengono lasciati a metà.
    Gli editori di Barnes & Noble possono utilizzare dati impensabili fino a qualche anno fa. Ad esempio, si può sapere quanto tempo si impiega a leggere una novel, quanto un romanzo di fantascienza, quanto un saggio. Sappiamo che la lettura dei feuilleton d’attualità è spesso più rapida della lettura di un classico. Se i gusti del lettore, gli autori più accattivanti e i temi più scottanti potevano essere statisticamente calcolati grazie al solo apporto delle vendite dei diversi titoli, le nuove ricerche di Barnes & Noble vanno più a fondo. Sappiamo, così, che un lettore medio impiega circa 20 ore per leggere A Dance with Dragons, un tomo di 1040 pagine scritto da George R.R. Martin, l’autore della saga Game of Thrones. Sappiamo anche che circa 18 mila lettori Kindle hanno sottolineato la stessa frase del libro finale della trilogia di Hunger Games, scritta da Suzanne Collins: «Perché qualche volta le cose accadono alle persone che non sono in grado di affrontarle». Sentenza profonda, sicuramente da segnarsi sull’ebook.


    Era malato
    Pubblicato da Berlicche
    “Cara, potremmo andare via una settimana.”
    “Sì, certo, ma come facciamo con il gatto?”
    “Gatto? Che gatto?”
    “Sbirulino, il nostro gatto. A proposito, dove sarà? E’ da ieri che non lo vedo.”
    “Oh, non ti preocuppare del gatto, è morto.”
    “Morto? Ma cosa dici?”
    “Sai, non stava bene. Era malato, mangiava poco…”
    “Saranno state le scatolette, quelle che avevi preso al discount!”
    “…Il pelo opaco, vecchio…”
    “Non mi pareva così malmesso.”
    “…Si rifugiava negl angoli…”
    “Dopo il calcio che gli avevi rifilato perché aveva pisciato nello sgabuzzino, non mi stupisce.”
    “…Incontinenza, appunto…si è nascosto e si è lasciato morire.”
    “Si è nascosto? E dove?”
    “Nel tritarifiuti”.
    “Nel…e tu l’hai lasciato lì?”
    “Cosa volevi che facessi? Era una sua scelta. Certamente non avevo soldi da spendere come con Ringhio.”
    “Ringhio?”
    “Il mio cane da guardia. Anche lui era vecchio. Trascinava una zampa, soffriva di solitudine, era chiaramente malato, così ho abbreviato le sue sofferenze. Un’iniezione. Non pensavo che i veterinari fossero così cari.”
    “E non ti è dispiaciuto neanche un po?”
    “Certo che mi è dispiaciuto, cosa credi. A saperlo prima mi sarei organizzato diversamente. Ma d’altra parte avevo già comprato il sistema d’allarme, e Ringhio era troppo grosso per fare come con Pallina”
    “Pallina?”
    “La cagnolina di mia madre. Si era ammalata, cagava dappertutto, mi seguiva uggiolando, così le ho risparmiato ulteriori dolori. Era piccolina, praticamente è bastato un colpo solo.”
    “Ma tua madre non ha detto niente?”
    “Oh, ma mia madre era già morta. E’ stata proprio lei a dirmi che dovevo occuparmi della sua bestiolina, prima della Svizzera”.
    “La Svizzera?”
    “Sì. certo. Mia madre era malata, diceva che la sua vita non aveva più senso, che era solo un peso, così l’ho portata in Svizzera, sai, in quella clinica…più cara che il veterinario, ma non si poteva proprio fare diversamente.”
    “Coff! Coff!”
    “Perché tossisci, cara? Sei malata?”
    “NO! Assolutamente no! Mi è andato per traverso qualcosa! Non sono malata, sono sana, perfettamente sana, sanissima! E adesso scusa, devo andare…”
    Era malato « Berlicche

    Uno studio sui figli dei gay mette in crisi l’America dell’indifferenza sessuale
    Benedetta Frigerio
    L’Università di Austin ha pubblicato lo studio più completo mai realizzato sui bambini cresciuti dagli omosessuali: «Hanno molte più difficoltà degli altri».
    Sono più incerti, più instabili, di salute mentale e fisica più cagionevole, e guadagnano meno. Questo è quello che sostiene una ricerca texana (How different are the adult children of parents who have same-sex relationships? Findings from the New Family Structures Study) che sta facendo discutere tutta l’America, il paese dove si sta verificando un’accelerazione legislativa verso la legalizzazione del matrimonio omosessuale e delle adozioni concesse alle coppie gay.
    La ricerca è stata condotta da Mark Regnerus, professore di sociologia presso l’Università di Austin. E ha due caratteristiche nuove: è la prima condotta su un campione molto numeroso e, in secondo luogo, è stato redatto da un istituto laico e da un professore che non avrebbe mai pensato di arrivare a tali conclusioni. Anzi. Regnerus si era sempre espresso a favore dei «gay e delle lesbiche che non penso assolutamente siano cattivi genitori». I ricercatori, analizzando 15 mila casi e intervistando 3 mila persone, tutti compresi tra i 18 e i 39 anni, hanno messo in crisi il consenso scientifico precedente, basato su dati assai più carenti.
    Dal nuovo studio risulta che quanti sono cresciuti in famiglie omosessuali sono dalle 25 alle 40 volte più svantaggiati dei loro coetanei cresciuti in famiglie normali. I primi, infatti, sono risultati tre volte più soggetti alla disoccupazione (solo il 26 per cento dei ragazzi cresciuti all’interno delle coppie omosessuali ha un lavoro fisso contro il 60 per cento della media); quattro volte più soggetti a ricevere assistenza pubblica (il 69 per cento dei ragazzi cresciuti da genitori omosessuali sono stati supportati dai servizi sociali, mentre i loro coetanei sono supportati nel 17 per cento dei casi); e sono molto più inclini ad essere arrestati, a dichiararsi colpevoli di atti criminali, a drogarsi, a pensare al suicidio.
    La cosiddetta teoria della “non differenza”, che va per la maggiore negli Stati Uniti, si basa invece su una mancanza di dati. Pur in mancanza di studi approfonditi, tuttavia nel 2005 l’Associazione degli psicologi e psichiatri americana si era espressa con una formula volutamente ambigua («Non esiste un singolo studio che dimostri che i figli dei gay e delle lesbiche siano più svantaggiati di quelli degli eterosessuali») e tale proposizione era diventata la “base scientifica” su cui appoggiare le leggi più aperte in materia. Con un paradosso: mentre le ricerche che segnalavano le storture di un’educazione che elimina la differenza sessuale erano tacciate di inattendibilità a causa dell’esiguità del campione, quelle favorevoli, a parità di campione, divenivano in breve le basi su cui legiferare. Per fare un esempio: i legislatori dell’Iowa utilizzarono uno studio che comprendeva solo cinque casi.
    La ricerca texana, quindi, a causa dei suoi numeri importanti, mina tali certezze. Non solo: è da considerasi scientificamente valida perché condotta solo su persone ormai “indipendenti”, che cioè non vivono più nelle case di chi li ha cresciuti.
    Il professore Regnerus ha dovuto subire le critiche di molti esponenti del mondo omosessuale. Il ricercatore ha così risposto: «Molti di loro sono così perché, cresciuti in famiglie omosessuali, hanno sperimentato abbandoni, divisioni, ed è impossibile dire se la causa delle differenze sia l’omosessualità o solo l’instabilità dei legami. Quel che è certo, infatti, è solo che i bambini sono molto più inclini a crescere bene quando vivono con i loro genitori naturali. Il matrimonio tra loro fornisce un legame biologico che dà una grande influenza benefica ai bambini». Regnerus si è detto convinto che «i nuclei familiari biologici e stabili, anche se considerati erroneamente come una specie in via di estinzione, rimangono gli ambienti più sicuri per la buona crescita dei figli». Perciò se «mi fosse richiesto di pensare a un modello ideale dovrei per forza avvicinarmi a quello di una famiglia tradizionale».
    Lo studio ha generato un uragano. I blogger e le associazioni Gay l’hanno accusato di essere “bigotto” e “retrogrado”. La sua ricerca, costata più di 800 mila dollari e pubblicata su una rivista scientifica rinomata (Social science research), è stata definita “spazzatura”. Il professore ha sottolineato che il suo approccio «è quello di qualunque scienziato professionista: qualunque statistico ed elaboratore di dati li assemblerebbe così, arrivando alle stesse mie conclusioni». Infine, Regnerus è arrivato a scusarsi di aver solo voluto «colmare un vuoto scientifico per un approccio più serio». Spiace, ha dichiarato, perché «non avevamo davvero nessun obiettivo precostituito».
    Lo studio sui figli dei gay che mette in crisi l'America | Tempi.it

  4. #34
    Forumista senior
    Data Registrazione
    15 Dec 2011
    Messaggi
    2,058
     Likes dati
    0
     Like avuti
    50
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Il deserto avanza

    Nel segno della libertà sessuale?
    E’ ufficiale, una coppia di lesbiche americane, dopo aver adottato un bambino, gli hanno somministrato ormoni dall’età di 8 anni per farlo diventare una bambina. Si sono giustificate dicendo che “è preferibile per un bambino effettuare il cambiamento quando l’età è ancora giovane“.
    Il trattamento ormonale è attuato al fine di impedire al bimbo di passare per l’età puberale prima di essere operato per il cambio di sesso. Le due lesbiche, di religione ebraica, hanno messo in pratica quello che il talmud prevede. D’altronde in Usa, nelle comunità ebraiche molto osservanti le regole talmudiche si mettono in pratica senza troppi indugi. Molte sono le cose deviate e mai denunciate per il timore della ritorsione, della vendetta, ma soprattutto dell’onta che la comunità subirebbe da una denuncia di questo tipo.
    Siamo arrivati al capolinea della moralità e della indifferenziazione fenotipica (tutte lesbiche e culattoni) alla quale si vuole sottomettere l’intera umanità. Guai a dire che queste lesbiche sono da condannare, perché hanno plagiato a proprio uso e consumo un essere inerme incapace di intendere e di volere, poiché saremmo tacciati di omofobia, di razzismo, ma sopratutto di antisemitismo.
    Fa specie pensare che Vendola aveva espresso che se poteva sarebbe andato nel Kossovo (chissà perché proprio lì!) per adottare un bimbo, ma fa altresì specie la battaglia per l’affido/adozione dei bambini a coppie omosessuali.


    In Argentina cambiare sesso e nome è un gioco da ragazzi: paga lo Stato
    Chiara Sirianni
    La presidente Cristina Kirchner ha promulgato una nuova legge sull’identità di genere: chiunque potrà cambiare sesso e nome a spese dello Stato. Anche i minori.
    Il presidente dell’Argentina, la peronista Cristina Kirchner, ha promulgato il 2 luglio una nuova legge sull’identità di genere. Tutte le persone che lo desiderano potranno modificare legalmente il sesso e anche cambiare il nome stabilito alla nascita. «È una giornata fondamentale per l’uguaglianza, tanto importante quanto la libertà» ha dichiarato Kirchner. Il marito Nestòr, presidente dell’Argentina dal 2003 al 2007 e deceduto nel 2010, era famoso come strenuo difensore del matrimonio gay, che in Argentina è legale già da due anni. Le coppie omosessuali, 24 mila in Argentina, possono anche adottare i bambini e sono equiparate in tutto a quelle eterosessuali. Quando era stato il momento di approvare la legge, la Chiesa cattolica, nella persona dell’arcivescovo di Buenos Aires, il cardinale Jorge Bergoglio, è rimasta inascoltata: «Stiamo attenti. Con la scusa di un diritto degli adulti, trascuriamo il diritto dei bambini a poter contare sui modelli di padre e madre».
    Ora un altro passo è stato fatto verso «i diritti delle minoranze sessuali». Gli interventi chirurgici a chi vuole cambiare sesso vengono rimborsati dal servizio pubblico. Anche i minori possono cambiare sesso e ricorrere a un avvocato, pagato dallo Stato, nel caso la famiglia non sia d’accordo.

    Il papà vuole cambiare sesso e il figlio adolescente si uccide
    All’ennesimo litigio, il genitore ammette l’intenzione di diventare donna Il ragazzo, 19 anni, esce di casa sconvolto e si butta da un pilone
    Diana Alfieri –
    Milano Una tragedia inizia solitamente da una storia all’apparenza normalissima che poi rivela tanti, troppi lati oscuri e spesso drammatici. Vicende che lasciano senza parole, senza commenti. E davanti alle quali proviamo solo un grande senso d’impotenza. Ne è un esempio quel che è capitato a Giacomo ( il nome è di fantasia), 19 anni, un ragazzo che si è tolto la vita due settimane fa in provincia di Milano e sul quale vogliamo restare vaghi proprio per non urtare la sensibilità di chi lo ha amato e ora, forse, s’incolpa della sua fine.
    Giacomo viveva una situazione famigliare difficile, ma oggi comune a tanti giovani. Il suo personalissimo panorama privato non era diverso da quello di molti coetanei. O almeno così sembrava. I genitori separati, la madre a Roma con un nuovo compagno, il padre residente in provincia di Milano. E lui, figlio unico della coppia, che decide di lasciare la capitale e di venire al nord, a vivere con il papà, nello stesso appartamento. E di mettersi a lavorare, senza disdegnare occupazioni non proprio prestigiose, come i lavoretti saltuari offertigli da una cooperativa. L’esistenza va avanti, il tran tran di tutti i giorni continua, inesorabile. E la convivenza tra padre e figlio, che forse quest’ultimo sperava «leggera», si rivela invece sempre più complicata, costellata di discussioni pesanti, parole grosse, porte sbattute.
    In realtà è Giacomo a trovare sempre il pretesto per litigare: quel figlio non si dà pace, non riesce a capire il vero motivo, la ragione, per cui la sua mamma e il suo papà, dopo tanti anni, abbiano deciso di lasciarsi, di dividere le loro strade in maniera definitiva. Nel palazzo alcuni inquilini li sentono litigare. Frammenti di alterchi dai quali s’intuisce che al ragazzo, quella separazione, non solo non va giù. Ma, più continua la convivenza col padre, più il giovane s’intestardisce che è stato lui, il genitore, a creare quella frattura insanabile. Poi circa due settimane fa tutto precipita, all’improvviso e nella maniera più tragica. Dopo una discussione con il padre durata quasi fino a mezzanotte, il figlio sbatte la porta di casa e se ne va. Non vi farà più ritorno. Complice la notte, infatti, il ragazzo, in preda alla disperazione ma anche lucidissimo, raggiunge una località periferica non lontana da casa, parcheggia la sua auto, si arrampica a un’altezza di circa 15 metri, davanti a una struttura pubblica all’aperto e si lancia nel vuoto, precipitando sull’asfalto dove muore sul colpo. Il cadavere verrà ritrovato solo la mattina successiva proprio dai custodi della struttura che segnalano il corpo senza vita di quel ragazzo sull’asfalto ai carabinieri. In un primo tempo si pensa addirittura a un omicidio. E infatti sul posto arrivano i militari del nucleo investigativo di Milano. Poi, fatti i rilievi, ogni dubbio scompare: si tratta di un suicidio. Quel giovane si è tolto la vita volontariamente, nessuno l’ha fattosalire là sopra,l’ha spinto o cose del genere.
    La certezza assoluta che si tratti di una fine cercata e voluta la fornisce la testimonianza del padre. Prostrato dal dolore l’uomo, accompagnato in caserma, racconta ai carabinieri una storia dolorosissima e pazzesca, che probabilmente gli lascerà un peso opprimente sulla coscienza fino alla fine dei suoi giorni. La sera prima aveva litigato con il figlio proprio perché, dietro le pressanti insistenze di Giacomo, gli aveva rivelato il reale motivo del naufragio del suo matrimonio. «Io e la mamma ci siamo lasciati ma la colpa è in gran parte mia. Anzi, solo mia: sto per cambiare sesso, voglio diventare una donna». I militari lo ascoltano attoniti. Il pubblico ministero che si occupa del suicidio di Giacomo abbassa lo sguardo e chiude il fascicolo. Nessun commenta. Solo l’immensa, smisurata disperazione di un padre che s’incolpa di aver «ucciso» suo figlio.
    Il papà vuole cambiare sesso e il figlio adolescente si uccide - IlGiornale.it

    Gli uomini nuovi secondo De Wohl
    Massimo Vacchetti
    Mi capita quando si termina un libro di avere la sensazione che chi lo ha scritto, lo abbia fatto dopo aver sbirciato dalla finestra di casa mia. Un libro serve a chi lo legge per essere letto. Interiormente. Non di rado, infatti, accade che alcune frasi siano così pertinenti alla vita di chi tiene tra le mani quelle pagine che si generi un certo timore e una certa riverenza con l’autore come se conoscesse bene chi sei, i difetti, le ansie, i desideri, le speranze. Non importa se sul retro di copertina uno si accerti che l’autore sia morto da cinquant’anni. “Mi conosce”. La lettura di un romanzo, in realtà, o conduce a questo – a questo, intendo, all’inspessimento della propria coscienza, all’attribuzione delle proprie sconfitte e delle proprie, poche a dire il vero, vittorie, alla percezione della propria fragile grandezza, all’intuizione della propria vocazione – o è un ozio insignificante. Leggere sarebbe una perdita di tempo, una vanità per il
    gusto delle parole e di storie saporite senza che in quella narrazione venga raccontata la vita. La propria.
    Nell’agile lettura de “La città di Dio. Storia di San Benedetto” di Lous de Whol (ed. Bur, pag.382, 11,50 euro) si ha l’impressione non solo che i propri desideri o le proprie paure siano indagate misteriosamente dall’autore che le assegna chi ad un protagonista chi al suo contrario, ma che questo romanzo, collocato al tempo della caduta di Roma, dell’Impero d’Occidente, dell’invasione dei Goti e della presa della Città Eterna, sia la descrizione più acuta dell’oggi.
    E’ una constatazione che meraviglia e intimorisce perché uno prende in mano una storia del V secolo e pare essere la pagina di un attuale saggio sull’oggi. Forse è questo ciò che rende l’arte di De Whol, degna di essere accostata come una tra le cose più care e più preziose. Parla di me, del mio io. Oggi. In questo contesto, economico, morale, politico.
    Da dove viene questa capacità dell’autore? Dai protagonisti delle sue pagine. Romanziere per vocazione, De Whol sceglie di raccontare la vita dei santi, cioè di uomini e donne vere.
    Niente è più affascinante dei santi. I Santi sono quanto di più attuale ci siano per indicare a me chi io sia e quale sia il cammino da percorrere.
    San Benedetto è un giovane, appartiene alla categoria dei severissimi homines, come sono definiti i nativi di Norcia. Arriva a Roma e cosa vede? “La danza dei morti viventi”. Vede, cioè, Roma, la sua Gloria, le sue mura, i suoi palazzi, la dignità superba dei suoi figli, i mausolei dei suoi imperatori… Vi giunge accompagnando un vecchio abate, ormai cieco per il quale tutto ancora risplende. Benedetto, invece, vede un cadavere. La corruzione ammalora la città, i teatri, la cultura, la vita normale delle persone…Benedetto vede ciò che ne è la causa originaria, nascosta, quella che i più fingono di non scorgere. E’ un uomo che vede oltre la superficie delle cose, degli accadimenti, delle persone. Piuttosto ne intravvede la natura inconsistente quando è priva
    di ciò che la fa essere: Dio.
    “La vita è una faccenda sporca” per chi ha occhi solo pieni dei propri vizi e delle proprie miserie. In realtà, la vita è bella perché Dio è buono. Tutto dipende se il punto di fuga che si sceglie per definire la realtà è la miseria o piuttosto la misericordia. Non basta, infatti, considerare e magari elencare il male. L’analisi della realtà può essere una scusa per rimanerne complici. Occorre che il giudizio generi una com-passione.
    Il punto, allora, come oggi, è “da dove ripartire?”. Quale sguardo rende la vita più bella? La miseria dell’uomo è tale che dinanzi alla decomposizione del cuore e delle sue attese fa emergere come unica possibilità di riscatto o la vendetta, trama di
    un dolore che invece che attenuarsi, come antichi sacrifici umani compiuti per placare l’ira divina, amplifica l’abisso del male o “la reintroduzione dei Lupercali, , con tanto di riti di fertilità, mascherate volgari, esibizioni oscene…” (pag.44), distrazione sempre antica e banale del piacere edonistico ed esoterico. In mezzo a questo caos, un personaggio minore, improvvisamente, irrompendo tra le pagine come tra le macerie di un palazzo in rovina, si accorge che “un uomo di nome Benedetto costruisce un luogo dove tutto si fa solo per Dio levandogli un fiume incessante di preghiere con il canto; un posto dove gli uomini non possiedono niente e hanno tutto. Il suo monastero è un cordone vivente scagliato verso il Cielo che Dio afferra per reggere in equilibrio il mondo. (…)“Sta creando uomini nuovi. Costruisce una nuova società al servizio di Dio” (pag. 191).
    De Whol ci offre la vita di questo santo non per darci qualche nozione in più su uno dei tanti santi che affollano il calendario dei giorni e neppure indicarci qualcosa da replicare, quanto suggerirci la prospettiva di uno sguardo e di un ideale.
    Oggi la disperazione, il cinismo, la pretesa nichilista di distruggere tutto o l’evasione egoistica possono essere arginate da uomini che non censurano, in primo luogo la propria infedeltà e si pongono di convertire prima di tutto se stessi. “Molti credono di avere per nemico un goto, un rivale in affari o la tifoseria avversa all’ippodromo, non cercano l’avversario là dove si annida davvero dentro di loro, a dominarne i desideri e incitarli al male” (pag. 95). Benedetto non tralascia niente. Niente di ciò che è buono anche se antecedente a Cristo. Piuttosto custodisce e tramanda, attraverso l’opera degli amanuensi e dei manoscritti miniati. Niente delle arti e della realtà. I monaci, infatti, divengono in breve “mugnai e panettieri, fabbri e falegnami muratori e marmisti, giardinieri, sarti e ciabattini. Trascrivevano e miniavano manoscritti, studiavano e insegnavano e sette volte al giorno si riunivano per cantare le lodi di Dio, così come lo lodavano con il lavoro” (pag. 297).
    Divengono, loro apparentemente fuori dalla lotta, i più grandi avventurieri di un modo straordinario di vivere la vita e goderne appieno. Roma puzza come può male odorare un cadavere ormai consumato al suo interno, ma il profumo di qualcosa di nuovo, di una Roma edificata nell’animo di uomini nuovi, comincia a diffondersi. Chi termina queste pagine, non può non volere per sé, non può non volere impiegare ogni risorsa, per avere questo profumo.
    Gli uomini nuovi secondo De Wohl « Libertà e Persona








  5. #35
    Forumista senior
    Data Registrazione
    15 Dec 2011
    Messaggi
    2,058
     Likes dati
    0
     Like avuti
    50
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Il deserto avanza

    Che male c’è?
    di Costanza Miriano
    Quando sono arrivata a scuola di giornalismo il mio ideale di cronista era Erodoto, mentre l’ultimo evento politico di cui avevo avuto notizia era il crollo dell’impero romano. Il mondo dei giornali era per me del tutto nuovo, per cui quando mi hanno insegnato che i giornalisti raccontano la realtà me la sono bevuta.
    Adesso, a diciotto anni dal passaggio da Tacito a Montanelli, le idee mi si sono un po’ chiarite: i giornali non raffigurano affatto la realtà. Se va bene raccontano le notizie, cioè quello che si discosta dalla norma (il famoso uomo che morde il cane, o nel mio caso, che so, una mattina che mi sveglio e trovo subito gli occhiali), ma il più delle volte cercano di plasmarla, la realtà.
    Sui temi che mi stanno più a cuore – la vita, il suo fine e il suo inizio, la famiglia, l’identità maschile e femminile – circolano vagonate di bugie, e sono diffuse da talmente tante fonti, e con effetto più che stereo, dolby surround direi, che è quasi impossibile non venirne contaminati. E, per la famosa regola, una bugia a forza di ripeterla diventa vera.
    Uno dei temi sui quali sembra si siano coalizzati quasi tutti i mezzi di comunicazione è quello dell’ideologia dell’identità di genere, che possiamo riassumere grosso modo così: maschio e femmina non sono identità naturali e donate dal Creatore, ma orientamenti fluidi che possono essere influenzati dalle nostre scelte, dalla cultura, dalle esperienze. Mi sfugge quale sia il disegno che rende così fissati i miei colleghi su questo tema, ma non c’è giorno in cui i giornali mainstreaming non buttino giù un pezzettino di muro, nel tentativo di distruggere qualche metro delle fondamenta naturali su cui si fonda la nostra civiltà. Non c’è giorno che non esca articolo per dire quanto siano dolci gli uomini che fanno cose da donne, allegre le famiglie allargate, magari con due sedicenti genitori dello stesso sesso, meritevoli le neomamme cinquantacinquenni, responsabili quelle che abortiscono se non è il momento, realizzate quelle che fanno carriera, simpatici gli omosessuali che fingono di andare contro i tabu (mentre l’ultimo tabu rimasto è al contrario dire che potrebbero essere persone che non hanno avuto uno sviluppo completamente armonioso della personalità – teoria ampiamente diffusa tra gli psichiatri – tanto che si voleva rendere addirittura un reato l’esprimere questa posizione).
    Alla fine, insisti insisti, succede che ti trovi l’Internazionale con in copertina il titolo “Che male c’è se un bambino si veste da femmina”, e all’interno un articolo a mio avviso delirante tradotto dal New York Times, giornale non solo diffusissimo ma anche influente, letto dalla gente che conta e fa opinione. L’articolo racconta di genitori alle prese con bambini dall’identità sessuale incerta (come se non fosse normale che i bambini questa identità la vadano strutturando crescendo, e possano formarla solo rapportandosi a due genitori, maschio e femmina, che offrano modelli positivi dei due sessi), ed è talmente tendenzioso da rendere incredibile il fatto che la sua autrice insegni giornalismo alla Columbia University. Descrive i genitori che mandano i “figli rosa” (che nome orribile) in vacanza in campi per bambini di genere variante (che nome ridicolo), e li descrive come spaventati, assediati, criticati da noi orribili benpensanti che ancora pensiamo che un maschio sia un maschio e una femmina una femmina. Come se si trattasse degli unici illuminati in una società cattiva che, pensa, pretende addirittura di sostenere che ci sia una realtà, un bene oggettivo e assoluto, che ci sia qualcosa che non dipenda dalla nostra opinione. Solo a un certo punto, per sbaglio, sfugge all’autrice, Ruth Padawer, un barlume di verità: “quasi tutti i genitori che consentono ai figli di vivere nello “spazio intermedio” erano persone aperte (notare la tendenziosità) anche prima di avere un bambino rosa, pronti a difendere i diritti dei gay (parola che vuol dire contento, e dunque di nuovo tendenziosa) e l’uguaglianza (uguaglianza a che?) delle donne e a mettere in discussione il confine tradizionale (sei tu quella vecchia, cara Ruth) tra virilità e femminilità”. Questa per me è la chiave: sono i genitori a trasmettere l’identità sessuale, e se in loro questa non è armoniosa può succedere che anche il figlio non l’abbia chiara.
    Il messaggio dell’articolo invece è “non li turbate, non li aiutate, lasciateli stare se sono incerti in un momento del loro sviluppo”. Io non so quanto funzionerà questo martellamento culturale, continuo, ossessivo. L’unica consolazione è che al momento, se guardo i miei figli e i loro amichetti, mi sembra che certi miei colleghi il mondo reale non lo vedano manco col cannocchiale.
    A casa mia per esempio se una cosa è veramente brutta le bambine dicono: “ma che schifo, è da maschio!”, e i loro fratelli: “ma che schifo è da femmina!”, con espressione parimenti schifata. Anche noi in casa siamo per la parità.
    Che male c’è? | Il blog di Costanza Miriano

    TRINIDAD
    Al di là di quel che mostrano le cartoline illustrate, Trinidad e Tobago non è affatto un paradiso. A cinquant’anni dall’indipendenza –riassume Zenit del 4 settembre 2012- lo stato caraibico ha gravissimi problemi sociali ed economici. In quelle isole vivono 1 milione e 300mila di persone. I musulmani sono il 6%, gli hindu il 24%. I cristiani sono il 56%, i cattolici il 26%. È quanto racconta ad Aiuto alla Chiesa che Soffre monsignor Robert Llanos, vicario generale dell’arcidiocesi di Port of Spain. La crisi economica è terribile, ma è improbabile che il Paese accetterà gli aiuti di Nazioni Unite e Banca Mondiale: «Il sostegno è legato ad alcune condizioni, tra cui l’adozione di misure di controllo delle nascite, e la legalizzazione dell’aborto e dei matrimoni omosessuali».
    Antidoti contro i veleni della cultura contemporanea

    Preghiera
    di Camillo Langone
    Carlo Giovanardi ha affermato che “le gravi conseguenze della talidomide assunta da donne in gravidanza avrebbero potute essere evitate se si fosse fatta un’adeguata sperimentazione sugli animali”. La Lega Antivivisezione gli è subito saltata addosso: giù le mani da topi e macachi! Il coraggioso difensore dell’umanesimo ha quindi prodotto una dichiarazione del professor Garattini elencante le ricerche che dimostrano come proprio la mancata sperimentazione animale del famigerato sedativo abbia causato la nascita, negli anni Cinquanta e Sessanta, di 20.000 bambini malformati in tutto il mondo (700 in Italia). Dopo questa tragedia la sperimentazione animale dei farmaci venne resa obbligatoria. Oggi però gli amici dei topi e dei macachi la vogliono proibire: gli animalisti non sono handicappati (non fisicamente almeno), ma sono handicappanti.

    GRAVIDANZE
    Il tasso di gravidanze indesiderate sotto i 16 anni d’età in Inghilterra è rimasto pressoché invariato per quarant’anni nonostante i programmi avviati dai vari governi. E’ quanto emerge da uno studio dell’Università di Nottingham pubblicato sulla rivista “Education and Health” (fonte: “Avvenire” del 29 agosto 2012). A nulla servono, a quanto pare, le lezioni scolastiche obbligatorie di educazione sessuale e la distribuzione gratuita di contraccettivi. Il Regno Unito è dunque simile all’equipaggio di una barca, metà impegnata con asce a fare buchi nella chiglia e l’altra metà a tapparli.
    Antidoti contro i veleni della cultura contemporanea

    COS’E’ LA “DESTRA”? MARCELLO VENEZIANI CI DA ANCORA UNA MANO… PER AUMENTARE LA CONFUSIONE
    di Paolo Deotto
    Sul Giornale di ieri, venerdì 21, Marcello Veneziani tuona contro la “brutta destra”, e nello specifico è difficile dargli torto, non foss’altro perché le magagne che vengono a galla con i disinvolti maneggi dei quattrini non fanno bene a nessuno. Ora, al di là di un’annotazione così banale che risulta quasi fastidioso farla, ossia che nella ex-Patria del Diritto gli scandali scoppiano con precisi meccanismi ad orologeria, e in genere con grande rispetto e discrezione per le magagne a sinistra (Tangentopoli ha aperto una scuola di pensiero nell’amministrazione della giustizia, per dirla con folle benevolenza…) al di là dicevo di questa banale annotazione, il nostro amico Veneziani deve però dirci, in definitiva, cosa sia per lui questa fantomatica “Destra”. È un po’ poco dire che “sei costretto oggi a rimpiangere quella destra dignitosa che non contava niente ma almeno in casa sua era una comunità, aveva una faccia, forse una testa, certo un cuore”. Bisognerebbe capire cosa ci sia stato, in quelle teste e in quei cuori, e cosa quindi debba esserci oggi.
    Già, perché solo una settimana fa, sabato 15 settembre, leggevamo uno sconcertante articolo di Marcello Veneziani, dal titolo “L’avventura umana non è un gay-pride”, nel quale trovavamo tutta quella confusione che fa sì che destra e sinistra si uniscano in un mortale abbraccio, perché, prive di valori fondanti, ripetono ormai parole in sé stesse molto serie (libertà, democrazia, tradizione, pregiudizi, rispetto, razzismo, e potremmo andare avanti a lungo…), che però si modulano via via sull’onda del relativismo morale e intellettuale a cui sembra che tutti si siano rassegnati, con una particolare attenzione, forse solo per pigrizia mentale, forse per opportunismo, ad essere, di fatto, “politicamente corretti” anche quando ci si presenta come “contestatori”. Da questo shaker può venir fuori solo un cocktail pessimo. Infatti.
    Anzitutto ci stupisce, ma direi di più, ci addolora, che Veneziani si preoccupi nel suo articolo di spiegare perché alcune sue precedenti affermazioni non sono “omofobe”. Il sottoscritto, penna ben più modesta di Veneziani, da tempo non risponde più alle accuse che arrivano via mail – sempre rigorosamente anonime – di “omofobia”. Perché? Semplicemente perché da tempo ho deciso di non rispondere ai cretini. Infatti solo un cretino, o più cretini lietamente uniti, potevano coniare una parola come “omofobo”, che tra l’altro vuol dire solo “chi ha paura dell’uguale”. Insomma, un ippopotamo che si spaventa vedendo un altro ippopotamo è omofobo. Ma soprattutto, al di là delle precisazioni linguistiche, non si può prestare il fianco alle ossessioni sessuali di una Società (?) che, priva ormai di ogni attività a livello cerebrale, si bea di rotolarsi in problematiche localizzate dove ben sappiamo.
    Se qualcuno ci da dell’omofobo, normalmente vuol dire che abbiamo detto delle cose giuste. Dell’omosessualità non varrebbe la pena parlare, perché ci sono alcuni punti fermi, noti da tempo a chiunque sia dotato del più elementare buon senso: 1) è un peccato che grida vendetta a Dio; 2) è una perversione del comportamento, peraltro curabile nella gran maggioranza dei casi; 3) suscita naturale ripugnanza in chiunque (anche in quelli che ormai hanno paura a dirlo).
    Ma Marcello Veneziani sembra preoccupato. In un precedente articolo infatti, citando una frase di Schopenhauer sulla “astuzia della specie (che) si serve del nostro desiderio sessuale per riprodursi” affermava “dovremmo concludere che diffondendo l’omosessualità, la contraccezione e il rigetto di avere figli, la specie ha deciso di estinguersi”.
    Ora, non sappiamo se Veneziani dicesse sul serio, però è di sicuro vero che una Società che difende e diffonde omosessualità, contraccezione, aborto, e mille altre porcherie, non può che avere come meta, più o meno conscia, l’autodistruzione. Già, ma a questa punto scatta l’accusa infamante di omofobia, alla quale, francamente, sono convinto che non si risponde o al più si risponde con il metodo napoletano della pernacchia. Punto e basta. Invece Marcello Veneziani si preoccupa di spiegare che non voleva far altro che portare avanti il paradosso che deriverebbe inevitabilmente dalla teoria di Schopenhauer sulla “astuzia della specie”.
    A questo punto, ecco la ciliegina sulla torta. “Se infatti usciamo dai no*stri confini e guardiamo alla sovrap*popolazione del pianeta, l’istinto mi*sterioso della specie dovrebbe diffon*dere l’omosessualità in Cina, in India, in Africa per conservare la specie umana ed evitare l’estinzione per ec*cesso di abitanti e consumi”. Perfetto. Dopo aver ben chiarito di non meritare l’accusa di omofobia, ecco la strizzatina d’occhio alle teorie malthusiane sulla sovrappopolazione del pianeta, quelle stesse teorie su cui si basano i disegni folli di quanti diffondono l’aborto a livello planetario, giustificando la loro necrofilia con la missione altamente umanitaria di evitare l’estinzione del genere umano, che aumenta di numero in modo eccessivo (dicono loro) rispetto alle risorse disponibili.
    A livello politico il più illustre esponente di questa corrente di “pensiero” (si fa per dire…) è quel giovane signore negro che si trova alla Casa Bianca, dove, appena insediatosi, firmò subito un ordine presidenziale per sbloccare fondi a favore di diverse fondazione e associazioni che con soave spirito missionario diffondono nel mondo i farmaci e le tecniche abortive.
    Caro Marcello Veneziani, tu tuoni contro la “brutta destra”, quella delle mani sudate, alle quali si appiccicano un po’ di banconote. Ma poi che fai? Ti presenti come intellettuale esponente di una “Destra” che in definitiva vuole e sostiene le stesse cose della Sinistra. Gianfranco Fini, il fenomeno vivente (è l’unico essere umano capace di parlare pur in totale assenza di materia cerebrale), che ha fatto, in definitiva, se non portare la Destra nello stesso vuoto di valori e di idee della Sinistra? Ma non poteva fare altro, perché ha dato ciò che aveva: il vuoto.
    A che vale parlare di “Tradizione” e rimpiangere “quella destra dignitosa che non contava niente” se poi non si ha nulla da proporre, tant’è che ci si riduce a girare a vuoto attorno ai soliti ritornelli triti del relativismo dominante?
    Vogliamo accorgerci finalmente (repetita iuvant, ameno in ipotesi) che l’Italia ha e ha sempre avuto una sola vera Tradizione, quella Cattolica? Vogliamo renderci conto che nessuno, ripeto nessuno, ha saputo sostituire qualcosa di realmente valido a livello umano, sociale, politico, alla Tradizione della Chiesa cattolica?
    Di sostitutivi se ne provano tanti e tutti regolarmente falliscono. Forse perché (il forse è “pro forma”) l’uomo non è in grado di trovare in sé le ragioni e le regole della propria vita.
    Certo, possiamo rifiutare questa Tradizione per non essere accusati anche di “clericalismo”. Peccato che ci troviamo poi il vuoto più angoscioso. Infatti, non a caso, come concludi il tuo articolo del 15 settembre? Così: “A volte fa bene scrutare i misteri della vita, fregando*sene dei pregiudizi omofobi e omofili, opposti estremismi e opposte idiozie. Toccavo l’assurda tragedia della vita, non il gay pride”.
    Se tanto riflettere e scrivere serve solo a definire la vita come un’assurda tragedia, i casi sono due: o si ha la conseguente onestà di tirarsi una revolverata in testa, o ci si chiede seriamente se non si è sulla strada sbagliata e quindi si cerca con onestà la strada per la salvezza dell’uomo. Consiglio vivamente di applicarsi alla seconda ipotesi.
    COS

    ETICA CHE PASSIONE! ORA E’ IL TURNO DI FRANCO FIORITO
    di Piero Vassallo
    Se il popolo è sovrano tutto è permesso. E il Male consiste unicamente negli atti che la maggioranza - ascoltati i sommi guru - disapprova. Le ineleganti feste organizzate dal laziale Fiorito a spese dell'erario, ad esempio. Il male assoluto si restringe alla disonesta stupidità di uomini sedicenti di destra. I guru condannano il popolo s'indigna.
    L'etica è diventata una passione politicante. Prendiamo atto del progresso compiuto. Ma gli omicidi? E le perversioni? L'aborto? La sodomia? I guru assolvono, e il popolo sovrano? Frastornato abbozza.
    Quando non trionfava il mito della sovranità popolare, l'uccisione di un feto era un delitto che invocava giustizia al cospetto di Dio. Anche l'uso perverso del sesso era condannato severamente. Adesso soltanto le colpe vere o presunte di Fiorito invocano la giustizia celeste.
    Celeste o clerico progressista? Il grido dello sdegno non è indirizzato al buon Dio ma al tribunale che agita la bandiera rossa. A edificazione e beneficio degli elettori e degli eletti cattoprogressisti. I giudici non abitano fra gli angeli ma nelle prestigiose sedi della sapienza atea: il quotidiano Repubblica, il telegiornale della Berlinguer, il talk show di Gad Lerner. I santuari dell'etica a scartamento ridotto.
    Disceso al minimo morale il giornalismo di sinistra si scaglia contro il laziale Fiorito. Un bersaglio facile per tiratori furibondi e faziosi. Il consigliere regionale del Lazio è il prodotto di quella destra da palcoscenico che è stata educata da Giorgio Almirante e da Donna Assunta e condotta al tracollo dall'amichetta di Luciano Gaucci e da Gianfranco Fini. Chi spara sugli orfanelli della buona politica e del pensiero normale offende la pietà del Beato Cottolengo.
    I collaboratori del nostro sito tuttavia non hanno mai taciuto il disprezzo e l'ostilità nutriti nei confronti di una destra ridotta a manipolo di oratori deraglianti nel cabaret, nella pornografia e nella stupidità. Non è possibile pertanto condividere la condanna del cabaret di destra pronunciata da un tribunale costituito da abortisti e omosessualisti di sinistra, predicatori che hanno lavorato assiduamente per il bene dell'obitorio e per la dignità del vespasiano mal frequentato.
    L'umiliante fastidio e l'irritazione che ci procurano le notizie sulle trasgressioni di Fiorito e di Fini e/o i riassunti delle quotidiane sciocchezze gridate in diretta da La Russa, da Gasparri, da Bocchino, da Briguglio ecc. non possono degenerare e abbassarsi all'apprezzamento dei moralisti laici, che sventolano una bandiera macchiata dal sangue degli innocenti e dallo sterco dei viziosi. Non accettiamo lezioni da Scalfari, dalla Berlinguer, da Lerner.
    I progressisti rivendicano il diritto di sputare sulla faccia del non intelligente Fiorito. Noi rivendichiamo il diritto di rifiutare la demente bandiera dell'immoralità progressiva.




  6. #36
    Forumista senior
    Data Registrazione
    15 Dec 2011
    Messaggi
    2,058
     Likes dati
    0
     Like avuti
    50
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Il deserto avanza

    COSTA DISCORDIA - DAL RAPPORTO DELLA CAPITANERIA DI PORTO DI LIVORNO VIENE FUORI CHE LA COLPA DEL NAUFRAGIO NON FU SOLO DI SCHETTINO - CERTO, HA FATTO I SUOI ERRORI, MA DIEDE INDICAZIONI ESATTE AL TIMONIERE CHE PERÒ NON CAPÌ NULLA, MANDANDO LA NAVE CONTRO GLI SCOGLI - CONCORDIA-BABELE: L’EQUIPAGGIO PARLAVA LINGUE DIVERSE, ERA IMPREPARATO, E LA NAVE AVEVA GIÀ 3 AVARIE PRIMA DI PARTIRE...
    Franco Bechis per "Liberoquotidiano.it"
    Tre avarie non denunciate prima della partenza, fra cui quella a due radar su quattro. Personale impreparato e che non capiva gli ordini nella lingua in cui venivano impartiti. E l'errore fatale del timoniere, che non capì l'ordine (esatto) del comandante e corresse la rotta troppo tardi, portando la nave a schiantarsi sullo scoglio.
    La Costa concordia aveva già tre avarie a bordo prima di partire per lo sciagurato inchino all'isola del Giglio, ma né il capitano Francesco Schettino, né la compagnia le avevano segnalate alle autorità di navigazione prima della partenza dal porto di Civitavecchia quel tragico 13 gennaio 2012. Erano fuori uso la capsula del sistema di registrazione VDR, il pannello di controllo delle pinne stabilizzatrici sul ponte di comando della nave e due dei quattro radar di navigazione. Non solo: il naufragio è dovuto certo al rischio che Schettino si era preso con l'inchino troppo in prossimità dell'isola del Giglio. Ma è stato fondamentale un errore del timoniere della nave, l'indonesiano Jacob Rusli Bin, che ha capito male un ordine dato correttamente da Schettino in lingua inglese effettuando una manovra che così ha portato alla collisione diretta con lo scoglio.
    Sono solo alcune delle clamorose ricostruzioni contenute in un lungo rapporto finale sul naufragio della Costa Concordia trasmesso alla procura di Grosseto l'8 ottobre scorso dalla Capitaneria di Porto di Livorno, a firma del contrammiraglio Ilarione Dell'Anna. Oltre cento pagine di lunga inchiesta che unisce carte e testimonianze processuali con l'esame attento della documentazione audio, video e cartacea trovata a bordo e con i rapporti della stessa capitaneria da cui quella notte partì l'indignato ordine a Schettino: "Torni a bordo, cazzo!".
    Il rapporto non è tenero con il comandante, che avrebbe compiuto numerosi errori sostanzialmente rimanendo paralizzato e incapace di prendere decisioni nel momento del naufragio. Ma è anche un atto di accusa clamoroso alla stessa compagnia di navigazione - la Costa Crociere - di cui individuano rilevanti responsabilità sia nella gestione e preparazione di quella nave, sia omissioni nei minuti chiave della tragedia che hanno contribuito in modo decisivo al ritardo cui le autorità di navigazione sono state costrette pria di potere organizzare la macchina dei soccorsi.
    Sono davvero tante le accuse all'equipaggio e alla compagnia. Prima di tutto, la tolda di comando della nave non era adeguatamente preparata alla sua funzione, e la sua incapacità è stata chiara nell'emergenza. Secondo fattore: anche l'equipaggio non era adeguatamente preparato a quel che sarebbe avvenuto, perché addestrato in modo non conforme alle prescrizioni. La compagnia ne era a conoscenza, perché lo aveva segnalato proprio Schettino. La Capitaneria di Livorno ha trovato un rapporto (un "Master Audit") scritto proprio da Schettino lo scorso 31 dicembre sulla inadeguatezza dell'equipaggio: "Adesso siamo sicuramente in regola", scriveva Schettino, "con la gestione cartacea, ma ho seri dubbi sul reale livello di competenza e di metabolizzazione di tutte le informazioni date e la relativa confusione dei concetti acronimi etc..".
    Non solo, nello stesso rapporto scritto pochi giorni prima del naufragio, Schettino segnalava alla compagnia anche il deficit funzionale del sistema Mistral utilizzato a gestire il Ruolo Emergenza: "ha difficoltà in merito alla chiusura di movimentazioni equipaggio (...) Spesso il Mistral per varie ragioni si blocca, sia a causa d'operatività del personale del crew office, sia per probabili limitazioni del sistema...". Secondo il rapporto non risultano misure adottate dalla compagnia.
    A bordo della Costa crociere non era nemmeno stata istituita una squadra di pronto intervento, che invece era obbligatoria. La compagnia aveva scelto come lingua ufficiale per le istruzioni a bordo l'italiano. Ma gran parte dell'equipaggio non comprendeva una sola parola di italiano. Per questo alcuni ordini erano dati in inglese, ma anche qui c'è il dubbio sulla conoscenza profonda della lingua da parte di membri chiave dell'equipaggio che ricevevano così ordini e istruzioni.
    Il dubbio è venuto anche a proposito del timoniere indonesiano, che equivoca almeno quattro ordini datigli in inglese da Schettino nei cinque minuti precedenti alla collisione davanti al Giglio. L'ultimo errore è stato fatale. Attenzione ai secondi, perché la collisione è avvenuta alle 21.45 e 07 secondi di quella sera. Ecco il rapporto della capitaneria su quel che è accaduto nei due minuti precedenti: "Il comandante Schettino probabilmente si rende conto di essere troppo vicino alla costa, i suoi ordini non sono più per prore, ma per angoli di barra;progressivamente arriva a dare ordine al timoniere di dare tutta la barra a dritta e successivamente: 21.44.36: "Mid Ship" (barra al centro).
    Il timoniere conferma ed esegue. 21.44.43: "Port ten" (dieci gradi a sinistra). 21.44.45 :"Port Twenty" (venti gradi a sinistra). Il timoniere conferma gli ultimi due ordini ricevuti, ma li attua in modo errato. Arriva fino a cinque gradi a sinistra ed invece di proseguire per portare il timone a sinistra di 20 gradi, come chiesto dal Comandante, lo porta 20 gradi a dritta". L'errore viene capito e corretto 8 secondi dopo, ma ormai è troppo tardi. E la nave prende lo scoglio.

    RISE’
    Rino Cammilleri
    Il Centro Cattolico di Documentazione mi ha girato un articolo dello psichiatra Claudio Risé pubblicato il 9 luglio 2012 sul “Mattino di Napoli” e riguardante l’ultimo rapporto Onu sulla droga nel mondo. In esso si legge, tra l’altro:” L’Italia è ancora in testa ai Paesi consumatori di cannabis in Occidente (…). Non è un caso tra l’altro che quegli Stati europei dove il consumo di droghe in certi casi ancora cresce (come la Grecia), o fatica a diminuire (come la Spagna) siano anche quelli dove la situazione economica è più grave. Tutte le ricerche sulla cannabis hanno infatti da tempo dimostrato che a venire intaccata dal consumo di queste sostanze è innanzitutto la capacità produttiva, che viene ridotta sia dall’indebolirsi delle motivazioni e della volontà, che dalla diminuzione di memoria e prontezza di riflessi (…). Il consumo di droghe illegali, a cominciare dalla cannabis che rimane nella gran parte dei casi la sostanza di iniziazione, quella da cui si parte verso tutte le altre, richiede poi negli anni successivi interventi, cure, ospedalizzazioni per problemi psichiatrici, riabilitazioni, infezioni di HIV e epatiti, overdose. Assumere queste sostanze è all’origine di un numero enorme di incidenti e malattie (dalle infertilità ai tumori al polmone, ad alcune forme degenerative), e delle relative spese per cercare di curarle. Secondo il rapporto, per fronteggiare i costi sanitari del consumo di droghe sarebbe necessario lo 0,4% del Prodotto lordo globale, qualcosa come 250 miliardi di dollari (…). I costi complessivi sul sistema produttivo sono ancora più ampi. Gli Stati Uniti li considerano equivalenti allo 0,9% del PNL. Ad essi vanno aggiunti quelli delle conseguenze legali delle droghe (furti, truffe, attività criminali), che in Inghilterra sono considerati equivalenti all’1,6 del PNL (…). Il rapporto ONU ricorda che i dati finora disponibili mostrano che più facile è procurarsi la droga, più aumenta il consumo (come dimostra il mercato della cannabis). Al contrario, più alta è la consapevolezza del rischio, più il consumo diminuisce. Per questo all’inizio del millennio l’Istituto Superiore di Sanità dichiarò che la cannabis “non è una droga leggera”, e genera psicosi. Poi, però, politica e media, hanno sostenuto il contrario”.
    Antidoti contro i veleni della cultura contemporanea

    L’INUTILITÀ DI CRISTO. E LA NUOVA EUCARESTIA: L’I PHONE 5
    di Antonio Margheriti Mastino
    CHIEDERE IL “FAVORE” DI LASCIARE IN CASSA 800 EURO
    File davanti a Tim nella “notte bianca dell’I phone 5″
    È dall’altra notte che osservo la gente. Tanta. Su Facebook e dal vivo: nella quotata Viale Libia, via commerciale a Roma, vicino dove abito io. Dice che era la “notte bianca” per acquistare un cellulare. Una volta a Roma c’era l’adorazione notturna e gli adoratori notturni perpetui… del Santissimo Sacramento. Ora eccolo il nuovo sacramento: un cellulare. E i suoi adoratori notturni perpetui: i consumisti compulsivi al di là del bene e del male.
    Guardo queste code notturne di gente e mi interrogo, con un certo sgomento, un singulto amaro che mi prende alla gola. Mi pongo delle domande in silenzio, che ormai sono quasi solo retoriche.
    Cosa spinge tutta questa gente a umiliarsi così, andando sino alle 3-4 di notte in un negozio Tim a fare una devota fila e chiedere la grazia di poter lasciare in cassa 880 euro (minimo) per un cellulare bianco chiamato, mi pare, “I-phone 5″?… “Lanciato in anteprima, nonostante la ferrea disciplina di Apple nelle date”, mi spiegano. Dopotutto potevano comprarlo, e allo stesso prezzo, anche dopo, senza saltare la nottata. Che motivo c’era di precipitarsi così? Dov’è la logica?
    Questo non è più un normale rapporto acquirente-venditore: è una schiavitù subliminale. Che travalica ogni logica, ragionevolezza, reale bisogno: sì, perché a cosa serve davvero questo I-phone 5? Mi faccio spiegare le magnifiche e progressive sue meraviglie. Li guardo con scetticismo: nulla di nuovo sotto queste stelle, poca roba, poco più di un cellulare ultima e già vecchia generazione. Ma tant’è!
    Chiedo: ma perché non aspettare a comprarselo dal momento che avete già ottimi I-phone, nuovi di zecca, oltretutto dopo costerebbe anche meno. Mi rispondono strabuzzando scandalizzati gli occhi: “Ma noooo, fra poco uscirà l’I-phone 6 e questo sarà già vecchio!!”. E dunque, che significa? Sarà pure “vecchio” di 6 mesi, ma funzionerà uguale come fosse “nuovo”. Che ragione c’è allora di inseguire questi cambi stagionali di cellulari?
    Ragione non c’è. E tuttavia così stanno le cose.
    UN SEGNALE MISTERIOSO NELLA NOTTE
    Senza Parole
    Un segnale misterioso è stato lanciato da spazi indefiniti: in un attimo ha attraversato tutte le latitudini e longitudini della terra. E il mondo è caduto in ginocchio adorante, ipnotizzato, privo di volontà. Pronto a farsi sborsare. Una constatazione che mi ha trafitto. Le file di notte a Viale Libia e ovunque. Il giorno dopo Facebook invaso di post sull’Idolo assurto per un attimo a panacea di tutti i mali, l’I-phone 5, con migliaia e migliaia di “mi piace”, e fiumane di gente a commentare entusiasta, e a raccontare del notturno prodigio a cui ha assistito, c’erano anche i miracolati, quelli che erano riusciti a rilasciare 880 euro al negoziante, ottenendo un lembo miracoloso del bianco feticcio. Foto su Facebook provano l’avvenuto miracolo. Cori di meraviglia. Dopo, anche per strada, nei bar, in tutte le file infinite della città è così: c’era chi aveva “visto”, chi aveva “sentito”, chi aveva “ottenuto”. Tutti raccontano di quanto e come hanno partecipato al Prodigio. Loro “c’erano”.
    E mentre ascoltavo il frastuono di questa fiera delle vanità, che ricorda quel tripudio del fatuo paganeggiante che segnò l’epilogo del Basso Impero, che a molti sembrò un nuovo trionfale risorgere dei fasti antichi mentre invece era solo la morte negli ultimi spasmi della sua agonia, un rituale di distrazione di massa dall’ineluttabile che incombeva, mentre ascoltavo tutto questo, mentre vedevo tutto questo entusiasmo collettivo, pensavo a Cristo. Al mio Dio, a quella che chiamano la “nuova evangelizzazione”. Ma davvero: chi crediamo di convertire fra questi nuovi barbari e pagani e idolatri? A chi parliamo se tutti son girati nell’altro verso, verso l’Idolo? Se quest’Idolo da 880 euro li elettrizza sino a tal punto, e fa sorgere in loro stupori, estasi, entusiasmi che neppure lontanamente si possono sognare più i veri soli Miracoli di questo mondo: un Uomo che è risorto, un Dio fatto uomo, morto, risorto, e che vive in cielo ma anche sulla terra, mistericamente, tuttora, in carne e sangue, nell’eucarestia? Nel tabernacolo. E si può mangiare della sua carne mistica. È tutto inutile, è l’inutilità della croce, l’inutilità di Cristo.
    L’INUTILITÀ DI CRISTO. PREMIO DI CONSOLAZIONE PER POCHI SFIGATI
    La Redenzione, mi è parso di capire, dinanzi all’Idolo moderno, all’I-phone 5, capace di mobilitare persone sino a tal punto, in anima e core e portafogli, dinanzi a tutto questo, questa Redenzione e tutta la Storia della Salvezza, paiono contentini, favole per bambini poveri, che non si possono permettere le delizie esclusive dell’Idolo. Il Messia: un premio di consolazione non per i più, ma per pochi sfigati. Steve Jobs è il nuovo redentore, il morto se non risorto almeno vivente nella preziosissima particola di silicio dei suoi iphone, nuova eucarestia. E per giunta non si nega neppure ai divorziati: tutto un “guadagno”, come vedete.





    «Credo nel matrimonio uomo e donna», i gay gli danneggiano il fast food
    L’editorialista di “Spiked online”, Brendan O’Neill criticando recentemente la reazione omosessualista intrisa di razzismo verso gli abitanti del Nord Carolina che hanno democraticamente rifiutato il matrimonio omosessuale, ha commentato: «Essere contro il matrimonio gay può ora essere visto quasi come un atto di ribellione politica, contro una élite lontana che teme e detesta chi non è come lei».
    Che vi sia una vera e propria “caccia alle streghe” verso chi osa smarcarsi dal mainstream omosessuale imposto dai media è ormai evidente a tutti. Più volte abbiamo segnalato casi di vera e propria discriminazione, ricordiamo le minacce di morte all’intellettuale laica Melanie Phillips, la quale ha osato criticare sul “Daily Mail” i programmi educativi del governo che obbligano i bambini ad essere «bombardati dai riferimenti sugli omosessuali in ogni materia scolastica», le minacce di stupro verso la figlia del senatore democratico Ruben Diaz Sr. che difendeva il matrimonio tradizionale, il violento agguato notturno al sindaco di Madrid Alberto Gallardon, a sua moglie e ai suoi figli, perché aveva chiesto di diminuire il volume della musica durante il “Gay Pride”, le bottigliate contro la manifestazione pacifica di “American Society for the Defense of Tradition, Family and Property” a New York, l’aggressione ai fedeli durante una funzione religiosa a Milano, il dimezzamento delle stipendio di Adrian Smith, padre di due bambini, per aver scritto sul suo profilo Facebook privato che il matrimonio è “fra uomo e donna”, ecc.
    L’ultimo a subirne le conseguenze è stato Dan Cathy, imprenditore a capo della catena americana di ristorazione ”Chick-fil-A” e noto critico del matrimonio omosessuale. In una recente intervista ha ribadito la posizione spiegando che la sua catena alimentare (1.610 punti di ristorazione, specializzata in sandwich di pollo) è una azienda a conduzione familiare che crede nei valori della famiglia tradizionale, ovvero quella che nasce dall’unione tra un uomo e una donna. Apriti cielo, non l’avesse mai detto!
    Le associazioni gay hanno organizzato boicottaggi ai suoi fast food e baci davanti ai ristoranti, i sindaci delle città di Boston, Chicago e Washington hanno minacciato di mettere al bando i “Chick-fil-A”, mentre la portavoce del consiglio comunale di New York, Christine Quinn (notoriamente gay) ha chiesto la chiusura del ristorante della catena a Manhattan. Fortunatamente il sindaco Bloomberg ha stigmatizzato il tentativo. Altri sindaci di diverse città hanno invece offerto solidarietà a Dan Cathy, addirittura Jim Furman, padrone di una società che gestisce 73 ristoranti della catena Wendy, ha fatto mettere davanti ai suoi fast food cartelli di solidarietà nei confronti della società rivale e di Cathy. Un segno di solidarietà è arrivato dai cittadini americani, tanto che i ristoranti della catena sono stati invasi letteralmente di clienti. Chicago, le città del New Jersey, Atlanta ecc. hanno visto formarsi lunghissime file di gente, con “vendite record” secondo il comunicato di “Chick-fil-A”. Solo in Arkansas si parla di 650mila persona.
    Il progressista “New York Times” ha condannato le parole dell’imprenditore (cosa obbligatoria per chi vuole continuare a fare giornalismo, ormai), ma spiegando che rimangono all’interno della libertà di espressione. Questo diritto di espressione non è stato accettato nemmeno questa volta dalla lobby omosessuale la quale ha pensato bene di sfogare la sua ira vandalizzando diversi ristoranti della catena di “Chick-fil-A”. E’ accaduto ad esempio in Georgia, ma anche ad un ristorante nella città di Frederick, nel Maryland e a Torrance in California, dove gli autori hanno spiegato di aver agito così per «promuovere un dibattito sulla tolleranza e l’accettazione». Atti di vandalismo anche a St. Luoise, mentre a Chicago un sacerdote, Gerald O’Reilly, è stato verbalmente aggredito e insultato dai membri di “Gay Liberation Network” per aver recitato qualche preghiera in risposta ad una loro manifestazione all’esterno di un fast food .
    «Credo nel matrimonio uomo e donna», i gay gli danneggiano il fast food | UCCR

    Anche l’Irlanda del Nord respinge il matrimonio omosessuale
    Dopo Germania, Polonia, Slovenia, North Carolina e Australia, nel silenzio mediatico, anche l’Irlanda del Nord si è opposta alle nozze gay.
    E’ stata infatti respinta una mozione a favore della ridefinizione del matrimonio, la quale tuttavia avrebbe soltanto rivelato il punto di vista dell’Assemblea sulla questione, senza poter legalizzare il “gay marriage”. Un risultato positivo avrebbe però aumentato la pressione sull’esecutivo.
    Commentando il risultato, il ministro delle Finanze, Sammy Wilson, membro del “Democratic Unionist Party” (DUP), il partito di maggioranza dell’Irlanda del Nord, ha affermato che non vi è «alcuna richiesta diffusa in tutta la società» per l’introduzione del matrimonio tra persone dello stesso sesso. Ha anche sostenuto che una modifica della legge avrebbe un impatto negativo sulla libertà religiosa e sulla possibilità di obiezione di coscienza di varie figure professionali, come gli insegnanti che sarebbero stati penalizzati per il loro rifiuto ad insegnare e promuovere la nuova definizione nelle scuole.

    Per il candidato alla Corte Suprema dell'Alabama il matrimonio gay distruggerà gli USA
    Roberto Russo
    Roy Moore è ritenuto un eroe dalla destra religiosa statuiniense ed è il candidato favorito all’incarico di presidente della Corte Suprema dell’Alabama, stato profondamente conservatore del sud degli Stati Uniti d’America. Moore è il candidato dei repubblicani (in Alabama il presidente della Corte Suprema dello stato è eletto a suffragio universale) e per questo ha fatto sfoggio delle sue posizioni omofobe. Durante un incontro con gli elettori Roy Moore ha sostenuto che “il matrimonio tra persone dello stesso sesso porterà alla distruzione del nostro paese”.
    Tutti i presenti hanno applaudito a questa perla di saggezza. Visto che c’era Moore ha criticato fortemente i democratici perché sono favorevoli ai diritti delle persone lgbt.
    Nel 2003 è assurto all’onore della cronaca per una violazione al principio costituzionale di separazione tra chiesa e stato. Allora Moore era presidente della Corte Suprema dell’Alabama – carica per la quale è di nuovo in lizza in questi giorni – e si rifiutò di togliere dalla sede della Corte un monumento ai Dieci Comandamenti. La giustizia federale lo accusò di violare il principio di separazione tra chiesa e stato, ma lui continuò imperterrito sulla sua strada.
    Roy Moore vs nozze gay




  7. #37
    Forumista senior
    Data Registrazione
    15 Dec 2011
    Messaggi
    2,058
     Likes dati
    0
     Like avuti
    50
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Il deserto avanza

    Se la voce sui tram dell'Atm cancella i santi delle fermate
    di Luca Doninelli -
    La stupidità non ha requie, non c'è modo di tenerle dietro. Einstein dubitava dell'infinità dell'Universo, ma non di quella dell'umana insipienza, e aveva ragione. Per comprendere questa abissale verità è sufficiente salire sugli autobus della benemerita linea «94» e goderci i nuovi annunci di fermata, che segnano un passo avanti nella difficile arte della comunicazione vocale su bus. Ora possiamo dirlo: dopo molti sforzi siamo finalmente giunti alla scemenza post-postmoderna.Se fino a qualche tempo fa le voci anodine di qualche emaciata invisibile signorina infilavano nella loro fragile toponomastica errori capaci di destare una qualche forma di tenerezza («Dateo» trasformata in «Tadeo» - e chi era costui?, forse l'ultimo flirt?), ora è la volta di emancipati signori dalla voce rassicurante i quali, in nome della modernità più vertiginosa, hanno pensato di eliminare i santi dalla terra - o perlomeno da quella milanese - riducendone i nomi a più laica e cameretesca norma: non Sant'Ambrogio bensì Ambrogio, non Santa Sofia, bensì Sofia, e così via, e così sia. Esiste, naturalmente, una tradizione accademica molto antica in proposito. Il filosofo può ben dire «Agostino», riferendosi al pensiero del genio di Tagaste, anziché «Sant'Agostino». Così come può ben dire «Tommaso» a proposito di San Tommaso D'Aquino, ma solo se ne tratta la dottrina, dalle Cinque Vie all'ens ut actus. Senza, con questo, dimenticare la sua strameritata aureola. Ma un conto è la confidenza di un collega filosofo, un conto quella di un'azienda tramviaria, in questo caso assai poco milanese. Sì, perché un milanese, sia pure il più incallito dei mangiapreti, dirà sempre «vado in S. Ambrogio», o in «santambreus» tutto attaccato ma col santo bene in vista, né mai si sognerà di dire «vado in Ambrogio». Né prenderà mai il metrò a Babila, né una birra in Lorenzo. E non accetterà che la toponomastica urbana si popoli gratis di carneadi di nome Callisto, Calimero, Satiro, Nazaro, Celso e Gottardo. E se dovrà andare in galera, sarà sempre S. Vittore, o «sanvitùr», mai «in Vittore». Nessuno, si sa, è profeta in patria. Gli ideatori della spettacolare novità, incompresi in questo infausto presente, o comunque incompresi (e profondamente) dal sottoscritto, potranno consolarsi al pensiero che il futuro riserverà loro, poco a poco, la considerazione che meritano. Un giorno tutti diremo «sono passato davanti a Carlo», «sono passato da Via Marta», ed elogeremo l'abside, ossia il cà, di Maria Delle Grazie, o Mariagrazia: magari non per convinzione profonda ma solo per abitudine. Perché, come diceva sempre la moglie dell'Orco vedendolo mangiare l'arrosto, ci si abitua a tutto. E l'Atm? L'azienda interpellata per capire le ragioni di questa particolare dizione si è rifugiata «nell'errore tecnico, un problema di acustica solo su una delle nostre linee». Quindi nessuna intenzione volontaria, nessuna interpretazione malevola. Siamo certi allora che l'«inconveniente acustico» così particolare e così selettivo, sarà riparato al più presto.
    Se la voce sui tram dell'Atm cancella i santi delle fermate - IlGiornale.it

    PREGHIERA
    di Camillo Langone
    Dio non voglia che il bambino impiccatosi a Roma lo abbia fatto a causa della separazione dei genitori. Per un padre, per una madre, dev’essere già abbastanza spaventoso perdere un figlio per colpe non proprie. Intanto però leggo il libro di Massimiliano Fiorin, “Finché la legge non vi separi” (San Paolo), e scopro che negli Usa il 63 per cento dei suicidi giovanili si verifica in nuclei famigliari con padre assente e che stessa situazione vive l’80 per cento dei bambini ricoverati nei reparti psichiatrici e il 90 per cento dei bambini che scappano di casa. Si contesta la legge naturale, figuriamoci se qualcuno non contesterà le statistiche americane: ma il principio di precauzione applicato nell’ambito della salute fisica perché mai non viene applicato in quello della salute mentale? Se per bloccare gli ogm è bastata la possibilità di un pericolo, non scientificamente provato ma solo ipotizzato, perché si consentono divorzi, separazioni, abbandoni del tetto famigliare da parte di chi ha figli piccoli?
    Preghiera del 31 ottobre 2012 - [ Il Foglio.it › Preghiera ]

    «Niente segno di croce a scuola»
    E si alza unanime la protesta
    È scattata la protesta in Trentino dopo il divieto rivolto ai bambini di una scuola dell'infanzia di fare il segno della croce e recitare la preghiera prima del pranzo. La vicenda ha origine dalla decisione presa dalla coordinatrice pedagogica della scuola dell'infanzia di Frassilongo, paese di una valle del Trentino abitata dalla minoranza linguistica mochena: la motivazione è che nessuna manifestazione di fede religiosa deve trovare spazio in una scuola pubblica. Che sia il segno della croce o qualsiasi tipo di preghiera, dice la coordinatrice.
    Il diktat però non è piaciuto ai genitori che si sono rivolti ai sindaci della zona e al parroco della valle. "Non credo che si faccia alcun male se i piccoli si fanno un segno di croce", afferma il sindaco di Fierozzo, Luca Moltrer. "Sono dispiaciuto per questo tipo di incomprensioni - aggiunge - fra l'altro non è capitato mai, finora, che in quell'asilo ci fossero bimbi di altre religioni. Quindi penso che sia importante per loro, oltre al gioco e alle attività che fa crescere le loro conoscenze, ricevere un insegnamento relativo alla fede cristiana, alla base della cultura mochena".
    Il sindaco è deciso a cercare una mediazione con il personale della scuola materna. Un'azione che vuole anche tentare il sindaco di Frassilongo, paese dove ha sede la scuola materna, Bruno Groff. Ad arrivare ad una mediazione si dice pronto anche il parroco di valle don Daniele Laghi: "Tutti sono concordi nel ritenere che non era il caso di togliere questo riferimento cristiano, ben radicato nella gente della valle". La vicenda intanto è approdata anche ai massimi livelli del governo provinciale. Il presidente della Provincia autonoma di Trento Lorenzo Dellai parla di "notizia che ha dell'incredibile. Voglio sperare che si tratti di uno scherzo di carnevale fuori tempo", dice. "Per quanto riguarda la Provincia è del tutto naturale che i bambini delle nostre scuole materne adottino comportamenti coerenti con la fede religiosa delle proprie famiglie e con l'identità religiosa che costituisce parte fondamentale della nostra costituzione materiale", aggiunge Dellai, reduce dal Festival della famiglia di Riva del Garda.
    «Niente segno di croce a scuola» E si alza unanime la protesta | Cronaca | www.avvenire.it

    UK: "A victorious Gaystapo"
    Stonewall, un’organizzazione di omosessuali in Scozia, ha insultato il mondo cattolico nominando il cardinale Keith O’Brien “Bigotto dell’Anno”. Un portavoce della Chiesa scozzese ha dichiarato che questa iniziativa “rivela la profondità dell’intolleranza” del gruppo, e “la loro volontà di attaccare e delegittimare quelli che non condividono il loro modo di pensare”.
    MARCO TOSATTI
    Stonewall, un’organizzazione di omosessuali in Scozia, ha insultato il mondo cattolico nominando il cardinale Keith O’Brien “Bigotto dell’Anno”. Un portavoce della Chiesa scozzese ha dichiarato che questa iniziativa “rivela la profondità dell’intolleranza” del gruppo, e “la loro volontà di attaccare e delegittimare quelli che non condividono il loro modo di pensare”. Il portavoce ha suggerito che il governo scozzese tagli i fondi pubblici che il gruppo riceve attualmente. Il primo ministro scozzese Alex Salmond ha detto che i finanziamenti pubblici a Stonewall continueranno, ma ha ammesso che il gruppo “chiaramente sbagliava nel descrivere il cardinale scozzese in questi termini e in ogni caso dovrebbe riflettere se termini peggiorativi come questo servono a promuovere la loro causa”. Questo è un ulteriore esempio dell’aggressività delle organizzazioni omosessuali in Gran Bretagna. Secondo Alan Craig, un commentatore britannico, leader della Christian People Alliance, anglicano, queste organizzazioni hanno “ambizioni egemoniche” e utilizzano l’argomento del matrimonio omosessuale per imporre su tutti gli altri la loro visione del mondo. Le organizzazioni omosessuali in Gran Bretagna stanno diventando, ha scritto Craig, “una vittoriosa Gaystapo”.
    UK: "A victorious Gaystapo"


  8. #38
    Forumista senior
    Data Registrazione
    15 Dec 2011
    Messaggi
    2,058
     Likes dati
    0
     Like avuti
    50
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Il deserto avanza

    Paradossi: natura, giudici e «coppia cellula-base»
    Gianni Gennari
    Anche ieri come nei giorni scorsi su (quasi) tutti i giornali annunci trionfali per le "nozze gay". I titoli arrivano da mezzo mondo, tutti a celebrare "la conquista". Qui su "Avvenire" un "diverso" sentire, problematico: «I giudici "riscrivono" il significato del matrimonio». Ma solo qui, vero? Guai a uscire dal coro!
    Ebbene: ieri su tutte le prime pagine – davvero tutte! – l'annuncio della vittoria di Obama ovviamente con vari toni, ma proprio su "La Stampa" in prima, a centro pagina, esaltata del resto mille volte in tv, ricordata per radio e «rilanciata sui social media», la «foto-simbolo della rielezione» con l'abbraccio intenso di Barack e Michelle, «la foto più cliccata della storia» e lì sotto – «La metà di tutto» – la nota di Massimo Gramellini, ove tra altri pensieri saggi e come al solito garbati leggo a proposito di Obama: la «sua dichiarazione d'amore davanti al mondo ci ricorda che è la coppia, non l'individuo, la cellula-base dell'umanità». Dunque «la coppia cellula base».
    Domanda istintiva: una cellula che non ha la possibilità di moltiplicarsi di cosa può essere "base", per natura? Può allora bastare una sentenza di giudici a cambiare "il significato" per natura del matrimonio? So che qualcuno si sentirà come offeso, ma non è questa l'intenzione, né qui né in altre pagine che esprimono un "diverso sentire", antico come il mondo, del resto. Chiedo scusa, ma il paradosso pare evidente.

    L'Osservatore Romano 10 novembre 2012
    Il coraggio di un pensiero alternativo
    Lucetta Scaraffia
    In Spagna è stata confermata la legge che consente il matrimonio tra omosessuali; in Francia il Consiglio dei ministri ha approvato le nozze gay. La stessa possibilità è stata concessa nel Maryland e nel Maine. Mentre in Spagna al momento della decisione la Chiesa si è fortemente opposta, ma senza risultati, oggi la situazione è molto diversa nei Paesi dove il matrimonio gay sta ottenendo, o ha appena ottenuto, un riconoscimento legale. Nell’opinione pubblica infatti stanno facendosi strada opinioni contrarie, anche da parte di giornalisti e di intellettuali non vicini alla Chiesa. E forse nel suscitare questa opposizione non è stato inutile lo sforzo dei cattolici, che hanno riflettuto sulla situazione e affinato le loro ragioni.
    Esemplare il caso della Gran Bretagna, dove le agenzie cattoliche per le adozioni hanno affrontato una dura e lunga battaglia legale perché fosse riconosciuto il loro diritto di non concedere l’adozione a coppie omosessuali. Dopo avere perso, hanno preferito chiudere piuttosto che sottomettersi a questo obbligo, suscitando polemiche ma anche riscuotendo ammirazione, come succede sempre a chi combatte per la libertà. E la loro lotta ha reso evidente a tutti che non si tratta di progresso, ma piuttosto di un conflitto che in questi casi vede sconfitta una delle libertà costitutive dello Stato moderno, quella religiosa.
    Situazione che è stata messa in rilievo anche dalla Chiesa negli Stati Uniti, quando la riforma sanitaria di Obama ha costretto le istituzioni cattoliche a fornire copertura assicurativa a contraccezione e aborto. Limitare la libertà religiosa in un Paese fondato proprio da coloni rifugiatisi là per praticare liberamente la loro fede è davvero una pericolosa contraddizione.
    I cattolici stanno dunque svolgendo oggi un ruolo fondamentale di sentinelle della libertà religiosa e di pensiero. Sono gli unici infatti ad avere il coraggio e la forza di opporsi a un’ideologia, fondata sul politicamente corretto, che sta invadendo ogni cultura del mondo, grazie anche all’appoggio che ottiene dalle Nazioni Unite. Alla fine di ottobre, in una riunione consultiva di Onu Mujeres si è imputato alla Chiesa cattolica il rallentamento della liberazione femminile che, per alcune responsabili delle Nazioni Unite, si identifica con i “diritti riproduttivi” o, per dirla più chiaramente, con l’aborto. Un pericoloso appiattimento del femminismo, una riduzione della donna al suo corpo e al suo destino biologico, oltre che un peccato contro la vita.
    La Chiesa è l’unica istituzione a far presente che, se è ingiusto perseguitare penalmente gli omosessuali, opporsi al matrimonio fra persone dello stesso sesso non costituisce un atto offensivo, ma un punto di vista valido che deve essere rispettato da tutti. E così l’opposizione all’aborto. Non si tratta di un attacco ai diritti dell’uomo, ma della difesa di una struttura sociale — la famiglia eterosessuale — che ha costituito e costituisce il fondamento di tutte le società umane.

    Gli ospedali inglesi che uccidono i malati «in modo dignitoso» ricevono più finanziamenti
    Leone Grotti
    Il programma Lcp prevede che i malati vengano sedati fino all’interruzione di alimentazione e idratazione. Le famiglie non vengono neanche avvisate. E gli ospedali che trattano più Lcp ricevono più soldi.
    Sono 1.300 medici e hanno firmato una lettera per appoggiare la procedura denominata “Liverpool care pathway for the dying patient” (Lcp), che indica come accompagnare alla morte i malati in fin di vita. Le linee guida sono in uso in quasi tutti gli ospedali del Regno Unito e prevedono per i malati una terapia di sedativi che termina con la sospensione di idratazione e alimentazione. Per i medici, questo sarebbe il modo migliore di assicurare ai malati una «morte dignitosa». Sulla pratica però è stata aperta dal Parlamento inglese un’indagine ufficiale dal momento che il 6 per cento delle famiglie dei pazienti inseriti nel programma Lcp, come ad esempio Margareth, non sono state avvisate.
    PIÙ NE UCCIDI, PIÙ GUADAGNI. Ora 1.300 medici si difendono dalle accuse e scrivono che «con il programma Lcp ci prendiamo cura dei pazienti, non acceleriamo la loro morte» e che «la decisione di cominciarlo è stata presa di comune accordo con i pazienti e le loro famiglie. Simili decisioni non dipenderanno mai da motivi economici ma dal riconoscimento che un paziente sta morendo e che ulteriori trattamenti medici sarebbero inutili». La lettera dei medici, però, non convince gli inglesi. Anche perché dalle prime indagini si è scoperto che gli ospedali che inserivano il maggior numero di pazienti nella lista Lcp ricevevano più finanziamenti pubblici. Un quarto dei letti d’ospedale nel Regno Unito è occupato da malati terminali e se venissero portati alla morte «in modo dignitoso» garantirebbero al sistema sanitario nazionale inglese un risparmio.
    FAMIGLIE NON INFORMATE.
    Il protocollo Lcp è stato inventato negli anni ’90 dal Centro oncologico Marie Curie per i malati terminali di cancro, negli anni successivi si è diffuso in tutti gli ospedali del Regno Unito. Ma in un terzo degli ospedali inglesi, i dottori e le infermiere informano solo una famiglia su due che il loro caro è stato inserito nel programma che li porterà a morire di fame e di sete. È per questo che il Parlamento inglese ha promosso l’inchiesta, perché, come dice Jeremy Hunt, segretario alla Sanità, «le famiglie hanno il diritto di partecipare a discussioni e decisioni che riguardano il loro fine vita». Un’affermazione all’apparenza scontata non è mai stata così importante.
    Lcp, Regno Unito: uccidere i malati in modo dignitoso paga | Tempi.it

    Pensieri (?) di un ateo morente
    Autore: Saro, Luisella Curatore: Mangiarotti, Don Gabriele
    Fonte: CulturaCattolica.it
    «… E quando verrà l’ora del timore / che chiuderà questi miei occhi umani, / aprimene, Signore, altri più grandi / per contemplare la tua immensa face, / e la morte mi sia un più grande nascere.»
    (Joan Maragall, Canto spirituale, tradotto da E. Montale)
    Non serve neanche scomodare il Foscolo del Carme Dei Sepolcri per ricordare che tutti abbiamo scritto nel cuore il desiderio di eternità. Non serve, perché basta essere poco poco onesti con noi stessi e lo sappiamo.
    E allora fa pensare l’enfasi con cui Caterina Pasolini su Repubblica, a proposito delle cremazioni in aumento in Italia, e della moda (diciamo così) di farsi spargere nell’aria, su una montagna, in fondo al mare, scrive che «sono sempre più quelli che trovano la libertà di dire: altrove». Ripetendo il termine una seconda volta, la giornalista insiste nel definire questa pratica «scelta per la libertà».
    Se il tema non fosse serio come è seria, sempre, la morte, fa sorridere che coloro che si ritengono pura materia e si dicono certi che tutto finisca davvero, per sempre, dopo l’ultimo, fievole, battito del cuore, lascino scritto di voler «riposare nella storia che sono stati… dove hanno sempre vissuto, accanto a chi hanno amato», oppure che le ceneri vengano per sempre disperse. Se sei morto, sei morto. Che ti frega dove ti mettono, quel che faranno di te, dopo? C’è qualcosa che stride e che non torna, in questi discorsi fintamente sereni di chi pensa di autodeterminarsi anche… dopo morto.
    Come il video Pensieri di un ateo morente, in linea nel sito dal nome che sembra un ruggito, e che, presentando l’opera del socio Ferrarini, così parla della morte: «un tema apparentemente deprimente, e per certi versi ancora tabù, ma che molti non credenti affrontano come una sorta di celebrazione della vita». Il concetto, contando che a formularlo sono dei sedicenti razionalisti, risulta alquanto vago e fumoso, anche contraddittorio, ma contenti loro…
    Ho guardato il video, perché mi interessano i pensieri degli altri, sempre. Il lavoro può piacere o no. Il fatto inconfutabile è che testo e immagini saranno anche un inno alla vita e alle sue trasgressioni (rigorosamente arcobaleno), ma non c’è spiraglio di luce. Si vive, ci si ammala, si muore. Punto. E’ triste. Anche se le immagini provengono da dieci Paesi del mondo, anche se per girarlo ci son voluti tre anni, anche se, verso la fine, il protagonista che sta per piangere, ride. E’ come la risata triste di una disperazione malcelata. Vivi, prendi pastiglie perché stai male, magari decidi anche di regalarti il viaggio dei tuo sogni, l’ultimo, ma sei solo con il tuo dolore.
    Come sono diverse e come allargano il respiro le testimonianze di Chiara Corbella e della sua famiglia, di cui abbiamo dato conto nel sito! Com’era diverso lo sguardo di pace che tutti abbiam scorto nel volto pur sofferente di Giovanni Paolo II: aggrappato alla croce che è morte e preludio di resurrezione. Aggrappato alla certezza che tutte le cose – anche il dolore, anche la malattia – concorrono al bene di coloro che amano Dio!
    L’uno e il due novembre, che ci si rechi in cimitero o no, inevitabilmente si pensa alla morte (ci han pensato pure quelli del sito che ha il nome che sembra un ruggito!). La si può rimuovere, certo, come nel video, urlando il proprio rabbioso Carpe diem. O eliminare il problema dagli occhi e dal cuore, stabilendo di disperdere le proprie o le altrui ceneri in mare, nei laghi, nei fiumi, sui monti e fiera finita. O la si può monetizzare, come fa Repubblica, dove, nell’articolo sulla cremazione, si legge «Non è solo una scelta d’amore, per la libertà, ma anche economica, con la crisi sempre più persone decidono di diventare povere: un esempio di costi? Roma, qui ogni anno oltre 5mila persone, una su tre, con un aumento del 17% rispetto al 2011, vuole la cremazione che infatti costa 390 euro per i residenti e l’inumazione 552…».
    Comunque la si pensi, due sole sono le strade, di fronte alla morte che tutti fa eguali: disperarsi, oppure mendicare l’eternità, come nel Cant espiritual del catalano Joan Maragall.
    La prima constatazione della vittoria di Cristo sulla morte è il sepolcro vuoto, ma il vuoto non è assenza, perché Cristo, il Risorto, è presente e vivo in mezzo a noi. E si fa sempre trovare da chi lo cerca con cuore sincero.
    Pensieri (?) di un ateo morente


  9. #39
    Forumista senior
    Data Registrazione
    15 Dec 2011
    Messaggi
    2,058
     Likes dati
    0
     Like avuti
    50
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Il deserto avanza

    La California vieta la cura per "guarire" i gay. E si scatena la rivolta
    Studente fa causa allo Stato: "La terapia su di me funziona". E le associazioni cristiane: "Negato un diritto"
    Francesca Angeli -
    Roma - La California dichiara illegali le «cure» per «guarire» dall'omosessualità. Ma uno studente fa causa al Golden State e denuncia: così si viola il Primo Emendamento e la libertà di espressione. La notizia è apparsa prima su blog e siti web gestiti da comunità e associazioni gay ed è poi anche stata ripresa dalla stampa americana. Pochi giorni fa il governatore Jerry Brown ha dato il via libera ad una nuova legge che bandisce le cosiddette terapie riparatrici sull'orientamento sessuale, che vengono applicate sui minori. La California è diventato così il primo stato Usa a giudicare illegale questo tipo di terapia. Dunque obbligare un minore che sente attrazione per il suo stesso sesso a seguire una trattamento per «guarire» è a tutti gli effetti considerato un reato.
    La decisione del governatore ha scatenato contestazioni e proteste. Anzi molto più che generiche proteste. Aaron Blitzer, uno studente di Culver City che sta seguendo un corso per specializzarsi appunto come terapista nel campo dell'orientamento sessuale e più precisamente per «curare» i gay, ha fatto causa allo Stato della California. Il giovane sostiene di aver direttamente provato la terapia «antigay» e ovviamente con successo perchè ora il suo orientamento sessuale è cambiato. Lo studente ex gay ritiene dunque che il bando delle terapie violi alcuni suoi diritti fondamentali. Prima di tutto la libertà di espressione sancita dal Primo Emendamento della Costituzione americana che tutela oltre alla libertà di parola, la privacy e la libertà di religione.
    La tesi sostenuta nelle carte processuali depositate presso la Corte dell'Eastern District of California è che in questo modo allo studente viene preclusa la carriera futura. Non solo. Al fianco dello studente si sono schierati anche altri due terapisti che sostengono di aver praticato sui loro pazienti con successo la «cura antigay». I querelanti sono Donald Welsch, terapista familiare e Anthony Duk, psichiatra. Entrambi sostengono che la legge limiterà drasticamente le loro possibilità di lavoro. La causa dello studente è sostenuta dal Pacific Justice Institute, un'organizzazione no-profit di ispirazione cristiana che sostiene cause inerenti alla libertà di religione. La richiesta portata all'attenzione del giudice federale è quella di bloccare la legge in modo che non entri in vigore, come previsto, dal 1 gennaio del 2013.
    Brad Dacus, presidente del Pacific Justice Institute, accusa la California di negare ai giovani che si sentono attratti dallo stesso sesso e ai loro genitori il diritto fondamentale alla «cura» perchè quella terapia è necessaria e risponde ai bisogni dei più giovani, confusi sul loro orientamento sessuale. Per Dacus il legislatore parte da un assunto sbagliato ovvero che l'orientamento sessuale e la conseguente battaglia interiore che si deve sostenere se si prova attrazione per lo stesso sesso abbia sempre una base genetica, mentre la tesi degli avvocati è che spesso gli omosessuali diventano tali in quanto vittime di abusi di natura sessuale. Per Dacus si finisce così per ignorare migliaia di persone, inclusi i querelanti, che hanno sostenuto con successo la terapia e ora vivono «felici e salutari relazioni eterosessuali». Nel mettere fuorilegge la terapia per i minori insomma si negherebbero diritti fondamentali alle famiglie e ai terapisti ma soprattutto a tutti quei giovani che nutrono attrazione per lo stesso sesso in conseguenza di abusi sessuali. In questo modo, denuncia Dacus, «li si rende vittime due volte perchè dopo gli abusi si nega loro la cura».
    La California vieta la cura per "guarire" i gay. E si scatena la rivolta - IlGiornale.it

    Commissario Ue pro-life?
    Levata di scudi a Bruxelles
    Giovanni Maria Del Re
    Un commissario europeo fermato dall’Europarlamento per le sue convinzioni cattoliche? È la domanda che torna a risuonare, a otto anni dal caso che vide lo stop a Rocco Buttiglione, tra le mura dell’unica istituzione Ue direttamente eletta dai cittadini europei.
    Al centro è l’attuale ministro degli Esteri maltese Tonio Borg, nominato dal governo della Valletta a prendere il posto a Bruxelles dell’ex commissario John Dalli, costretto alle dimissioni dal presidente della Commissione Europea José Manuel Barroso dopo che l’Olaf, l’Ufficio europeo per la lotta anti frode, l’aveva accusato di contiguità con un lobbista nel settore del tabacco. Borg dovrebbe assumere il portafoglio di Dalli, che è quello della Salute e della Tutela dei consumatori. Oggi pomeriggio, per tre ore – come prevede il trattato Ue – l’aspirante neo-commissario dovrà sottoporsi al fuoco di fila delle domande delle tre Commissioni parlamentari dei settori interessati (Sanità e Ambiente, Mercato e protezione dei consumatori e Agricoltura e sviluppo rurale). Il voto finale sul commissario è in calendario la prossima settimana in plenaria a Strasburgo. Il problema è che al Parlamento Europeo si registra una diffusa ostilità nei confronti di Borg, cattolico praticante.
    Pesa la dura dichiarazione dell’Epha (European Public Health Association, organismo che riunisce tutte le organizzazioni nazionali che si occupano di sanità pubblica), secondo la quale la nomina di Borg «solleva dubbi sulla compatibilità delle sue convinzioni e dei valori personali con i suoi pubblici doveri come commissario», in quanto «come membro del governo maltese, Borg ha sostenuto dure normative anti-aborto e si è fieramente opposto a proposte per abolire il carcere per donne che hanno abortito».
    Molto critico anche il gruppo misto dell’Europarlamento sui diritti degli omosessuali di cui fanno parte 139 eurodeputati che accusa Borg di posizioni «ultra-conservatrici» su aborto, divorzio e omosessuali, «potenzialmente problematiche per il suo portafoglio». E ieri 8 Ong hanno pubblicato un appello all’Europarlamento a stoppare il maltese sostenendo che «la nomina di Borg sarebbe un serio rischio per i principi dei diritti fondamentali». Vari europarlamentari sono su quella linea. «Il Parlamento Europeo – ha dichiarato l’eurodeputata olandese Sophie in’t Veld – si è espresso ripetutamente a favore di politiche che includono i diritti degli omosessuali e quelli della salute riproduttiva. Noi vogliamo un commissario che collabori con noi per attuare quelle politiche». Agguerriti i Verdi e il gruppo dell’estrema sinistra. Più cautela sul fronte del gruppo dei Socialisti e Democratici all’Europarlamento, che potrebbero essere l’ago della bilancia, anche se il capogruppo Hannes Swoboda ha avvertito che durante l’audizione Borg «sarà vagliato con grande attenzione». «Tutto dipenderà da come risponderà – spiegano fonti del gruppo –, noi porremo domande sui diritti degli omosessuali, sul divorzio e sull’aborto. Non voteremo per un commissario che non rispetti la Carta dei diritti fondamentali della Ue». Borg, insomma, dovrà districarsi per evitare le trappole di cui sarà disseminata l’audizione per non finire come Buttiglione nel 2005.
    Sul fronte dei popolari c’è grande preoccupazione. «Rischiamo di essere isolati – diceva ieri una fonte Ppe –, sembra proprio che siamo di fronte all’ennesimo attacco contro un personaggio “reo” solo di essere un cattolico coerente». «Per questi critici – chiosa in un comunicato l’Ong di ispirazione cristiana Human Dignity Watch – il solo essere cristiani equivale a essere “estremisti”. Questo avrebbe certamente sorpreso i padri fondatori dell’integrazione europea, molti dei quali erano cristiani praticanti». Due eurodeputati popolari molto impegnati sul fronte della difesa della vita, il tedesco Peter Liese e l’austriaco Richard Seebe, hanno esortato il Parlamento a concentrarsi sulle qualità professionali di Borg. «Tutti i nostri contatti con il commissario designato hanno dimostrato che si è occupato intensamente dei temi relativi a salute e tutela dei consumatori». Per il resto, «se Borg si riconoscerà senza limitazione nella Carta dei diritti fondamentali Ue, avrà soddisfatto un necessario requisito per la carica di commissario europeo. Se così è, la Ue deve tollerare concezioni diverse».
    Commissario Ue pro-life? Levata di scudi a Bruxelles | Politica | www.avvenire.it

    Col matrimonio gay facciamo un balzo di 1948 anni. Ma indietro, ai tempi di Nerone
    Antonio Benvenuti
    Chi è contro il matrimonio omosessuale è fermo. Se vogliamo andare avanti dobbiamo invece accogliere questa magnifica novità moderna. Ne siamo proprio sicuri?
    Stamatina ho avuto un piccolo, minimo esempio di come siamo sottilmente manipolati nell’informazione.
    L’annunciatrice del tiggì radiofonico nazionale ha detto che un’iniziativa contro l’omofobia è stata bloccata a causa dell’opposizione di alcuni partiti. Passi avanti invece in America, in quanto un referendum ha introdotto le unioni gay in un paio di stati.
    L’avete notato, vero?
    Chi è contro il matrimonio omosessuale è fermo. Se vogliamo andare avanti (senza dubbio contro ogni oscurantismo vetero-clericale) dobbiamo invece accogliere questa magnifica novità moderna.
    Alla faccia della propaganda subliminale. Tra poco potrei convincermi anch’io che si tratta di una conquista dei nostri tempi.
    Se non avessi letto questo.
    “Nerone, già sozzo d’ogni bruttura al di là del lecito e dell’illecito, sembrò non trascurare infamia alcuna per superare se stesso nella corruzione, senonché, pochi giorni dopo, volle, e con tutta la solennità del rituale, sposare uno di quel branco di porci, un certo Pitagora. All’imperatore fu messo il velo da sposa e furono convocati i testimoni augurali; si poterono vedere la dote, il letto consacrato al nume domestico e tutto ciò che, anche con una donna, la notte nasconde.”
    Tacito, Annali XV 37, 8-9
    Il matrimonio però durò poco, dato che Pitagora fu sostituito da tal Sporo; anche lui sposato solennemente, ma a parti invertite. Stavolta Nerone era lo sposo.
    Questo avveniva 1948 anni fa. Quanto ancora avanzeremo all’indietro?
    Matrimonio omosessuale e Nerone | Tempi.it



    IN DIFESA DELLA FAMIGLIA
    Dieci città in piazza
    A Parigi 100mila no alle nozze tra gay
    Daniele Zappalà
    Un torrente tranquillo di almeno 100 mila manifestanti sabato in strada per il solo corteo a Parigi, nonostante certi tentativi residui e quasi fumettistici di minimizzare da parte dei media ufficiali. Giorno dopo giorno, continua a rafforzarsi in tutta la Francia la mobilitazione dal basso contro la bozza di legge socialista sulle nozze e adozioni gay. E adesso, c’è chi spera in una «marea montante fino all’ora culminante»: ovvero, quella del 13 gennaio, in occasione della manifestazione nazionale unitaria prima del possibile inizio in Parlamento del dibattito sulla bozza. Oltre che a Parigi, ieri pomeriggio si è manifestato in una decina di grandi città da Lione a Marsiglia, Tolosa, Rennes, Nantes e in capoluoghi minori.
    Nella capitale, la “grande prova generale” si è chiusa in un clima effervescente e ottimista, come attestavano le dichiarazioni dal fronte molto eterogeneo degli organizzatori: associazioni familiari o pro-life non solo cristiane e collettivi creati ad hoc. A sfilare, pure centinaia di sacerdoti e altri rappresentanti religiosi, intellettuali, associazioni professionali di psicanalisti e non solo, esponenti politici perlopiù del centrodestra, persino un’associazione omosessuale (“Plus gay sans mariage”) e gruppi dissidenti di sinistra.
    Proprio una “manifestazione per tutti” capace di zittire i soliti e triti stereotipi sul presunto «settarismo» degli oppositori alle nozze gay.
    Il corteo parigino, avvolgente e variopinto, ha raggiunto e riempito la spianata dietro l’Hôtel des Invalides, spingendo con il sorriso passeggini e brandendo esemplari rossi di quel codice civile dove potrebbero scomparire quasi del tutto, secondo i progetti del presidente François Hollande e del premier Jean-Marc Ayrault, i termini «padre» e «madre» negli articoli dedicati alla famiglia. «Tutti nati da un uomo e da una donna», recitava uno deli slogan principali, in linea con lo stile generale risoluto e sobrio.
    A Lione, ha partecipato pure il cardinale Philippe Barbarin, primate delle Gallie. Nel corso di una giornata che resterà per molti indimenticabile, si sono spente quasi all’unisono tutte le accuse scagliate a livello ufficiale contro il movimento nelle scorse settimane. In particolare, quella di «non rappresentare la diversità della Francia». L’8 dicembre, si sfilerà in altre importanti città, fra cui Bordeaux e Lilla.
    Nei giorni scorsi, nel corso della sua prima conferenza stampa semestrale, Hollande aveva difeso «una riforma all’insegna dell’uguaglianza e della libertà», pur assicurando che «tutti i credi e sensibilità devono essere ascoltati e rispettati». Ma le manifestazioni di ieri promettono ormai d’innescare un autentico braccio di ferro. Fra l’altro, il capo dell’Eliseo riceverà martedì un importante rapporto sui diritti del bambino, mentre venerdì prossimo si attende l’intervento alle “Settimane sociali” transalpine della giovane Najat Vallaud-Belkacem, ministro dei Diritti della donna e portavoce del governo.
    Il clamore duraturo delle manifestazioni di sabato ha pure nettamente relegato in secondo piano le nuove manovre dell’Istituto Civitas, la sedicente «associazione culturale» di stampo perlopiù antirepubblicano che aveva rifiutato l’invito a confluire nelle manifestazioni di sabato. Pur avendo dato luogo a qualche incidente, come temeva il fronte ufficiale e pluralista contro le nozze gay sostenuto dalla Conferenza episcopale francese, il piccolo corteo domenicale dell’Istituto Civitas ha soprattutto esibito involontariamente il proprio grande isolamento.
    Dieci città in piazza A Parigi 100mila no alle nozze tra gay | Mondo | www.avvenire.it

    La fine dell’umanesimo? Ma poi ci resta solo il non-senso (e la pornografia)
    Giovanna Jacob
    Oggi su Repubblica Marco Lodoli scrive che ciò che ci ha consegnato la tradizione è solo un fardello di cui liberarsi. Che ne sarà di Shakespeare? Rimarrà solo Rocco Siffredi?
    Gentile signor direttore,
    le scrivo per segnalarle l’articolo di Marco Lodoli apparso oggi su Repubblica: “La fine dell’umanesimo. Quell’altrove culturale dove vivono gli studenti”. Secondo l’esperienza di Lodoli e di quanti insegnano nelle scuole e nelle università, agli occhi degli studenti di oggi l’immenso bagaglio di tesori di pensiero e di arte che che la tradizione ci ha consegnato è solo un fardello di cui liberarsi; gli scritti di Platone, gli affreschi di Michelangelo, i drammi di Shakespeare, le sinfonie di Mozart e tutte le altre opere del genio occidentale sono solo cose vecchie e noiose da abbandonare all’oblio. Tutto ciò che appartiene al passato perde di interesse per loro, che vivono nel presente assoluto dell’universo digitale e si ubriacano di sogni sul futuro. Ma Lodoli non si rammarica. La sua tesi è che la cultura umanistica ha “concluso il suo ciclo” e quindi è giusto abbandonarla al suo sepolcrale destino. Dunque, dal suo punto di vista non sbagliano quanti si disinteressano alla tradizione, ma quanti non si rassegnano alla sua fine. «Oggi loro sentono che la vita è altrove e la memoria non basta a reggere l’urto con le onde fragorose del mondo che sarà, che è già qui: serve energia, e quella non la trovi più nei cataloghi e nei musei».
    Le scrivo perché mi piacerebbe sentire il parere di altri giornalisti, studiosi, professori e studenti. Magari si può avviare un dibattito. Nell’attesa, ne approfitto per esprimere il mio parere, per quello che può valere. Per non annoiarla, cercherò di essere sintetica anzi di più: ermetica.
    In primo luogo, io penso che la crisi della tradizione umanistica non sia un fatto da accettare, ma una sciagura cui porre rimedio prima che sia troppo tardi. Io credo che non si possa togliere di mezzo la tradizione del passato senza togliere di mezzo anche il presente tecnologico e digitale. Studiando la filosofia, la letteratura e l’arte occidentale sono giunta a questa conclusione: la cultura tecnologica e digitale è figlia della cultura scientifica e la cultura scientifica è figlia della cultura umanistica. Come in un lugubre gioco del domino, prima cade la cultura umanistica poi cade la cultura scientifica poi cade la tecnologia e infine cade pure l’economia, e torna il neolitico. Pochi sanno che oggi non è in crisi soltanto la cultura umanistica: è in crisi la ricerca scientifica pura. Anche in quella che è oggi la nazione più potente della terra, la nazione che un tempo era all’avanguardia del progresso scientifico, la scienza è meno prospera della pornografia: in un articolo che ho letto qualche tempo fa, un neoconservatore americano denunciava che, secondo ricerche approfondite, negli Usa l’insegnamento della cultura scientifica è in declino. Alle industrie e ai centri di ricerca privati non interessa più indagare sugli infiniti misteri dell’universo: preferiscono fare ricerca applicata alla produzione industriale. Infatti la ricerca pura non garantisce profitti immediati, mentre la ricerca applicata sì. Ma il paradosso, la legge del contrappasso è che la ricerca applicata ha le gambe corte. Il paradosso è che i più grandi e determinanti contributi alla ricerca applicata li ha dati la ricerca pura. I telefonini cellulari, internet e gli i-pad sono frutti di quell’immensa mole di ricerche scientifiche pure, purissime, che alla fine degli anni Sessanta ci hanno portato sulla Luna. Ma appunto, questa scienza che ci ha portato sulla Luna è figlia di un pensiero umanistico. La navicella Apollo è stata sospinta sulla luna da una millenaria cultura umanistica che ha insegnato all’uomo occidentale – perché la Luna è stata conquistata dall’Occidente: diciamo le cose come stanno – a non vivere come un bruto ma seguire virtute e conoscenza. Glielo ha insegnato attraverso le poesie, i romanzi, le sinfonie, le sculture, i dipinti. E non a caso, i più grandi scienziati hanno sempre una vasta cultura umanistica. Einstein scriveva pensieri profondi e filosofici.
    E adesso arrivo subito, ermeticamente al punto: se dietro la cultura scientifica c’è la cultura umanistica, che cosa c’è dietro la cultura umanistica, nello specifico dietro la cultura umanistica occidentale? C’è la teologia cattolica (rileggersi gli scritti di Woods o, almeno, vedersi i suoi filmati su Youtube).
    La cultura umanistica insegna all’uomo a seguire virtute e conoscenza perché prima la teologia ha insegnato alla cultura umanistica che l’uomo è fatto a somiglianza di Dio e che la ragione umana può conoscere e dominare l’universo. Ecco, la mia impressione è che l’umanesimo è in crisi perché ha finito di tagliare tutti i nessi con la teologia e con la fede. Quanto più si è allontanato dalla sua radice, tanto più si è avvicinato ad un nichilismo edonistico che coincideva con la morte stessa dell’umanesimo. Dopo essersi staccato dalla radice teologica che lo aveva generato e che lo nutriva, questo umanesimo ha potuto ostentare una salute prospera per un pòdi tempo. Ma oggi le riserve di nutrimento sono esaurite, e la pianta sta morendo di nichilismo. E quel che ne resta, è una non-filosofia che celebra il non-senso della vita, una non-letteratura che celebra la copula (vedi la trilogia delle Cinquanta sfumature di grigio, rosso, verde) e una non-arte che celebra la morte (vedi la mostra dei cadaveri imbalsamati, ampiamente pubblicizzata in questi giorni, nonché l’opera omnia di Damien Hirst). Ma non possiamo stare a guardare. Se non rifondiamo l’umanesimo, se non salviamo il bagaglio della tradizione – perché l’umanesimo del futuro può fondarsi solo sull’umanesimo del passato – prima verrà meno la scienza, poi verrà meno la tecnologia e infine verrà meno (anzi, già sta venendo meno) l’economia, e saremo di nuovo al baratto.
    L’unica cosa che continuerà a prosperare sarà la pornografia. Non a caso, i giovani non conoscono un solo verso di Dante e una sola melodia di Mozart ma in compenso studiano con scrupolo filologico l’opera omnia di Rocco Siffredi e Sara Tommasi.








  10. #40
    Forumista senior
    Data Registrazione
    15 Dec 2011
    Messaggi
    2,058
     Likes dati
    0
     Like avuti
    50
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Il deserto avanza

    «Diceva che i medici volevano sbarazzarsi di lei. Non le ho creduto. Ora so che mi sbagliavo»
    Leone Grotti
    L’Alta corte inglese ha aperto un fascicolo su tutti i Dnr (procedure che vietano la rianimazione dei pazienti) emessi dal Sistema sanitario inglese dopo le accuse ai medici di non avere avvisato le famiglie.
    L’Alta corte inglese ha avviato un’indagine su tutti i Dnr (Do-not-resuscitate) emessi a febbraio negli ospedali inglesi. Il Dnr è una procedura che sancisce che un paziente non deve essere rianimato nel caso in cui subisca un arresto cardiaco o respiratorio. I medici del Sistema sanitario nazionale inglese sono stati però accusati di emettere i Dnr senza necessità e senza informare i pazienti e le famiglie.
    LE ACCUSE AI MEDICI. L’Alta corte inglese ha deciso di aprire l’indagine in seguito alle denunce presentate da Elaine Winspear, che accusa i medici del Sunderland Royal Hospital di avere fatto morire il figlio, e David Tracey, che accusa per lo stesso motivo i dottori del Addenbrooke’s Hospital di Cambridge per avere lasciato morire la moglie Elaine.
    «VITA NON DEGNA». Carl, figlio di Elaine Winspear, aveva 28 anni, soffriva di paralisi cerebrale ed è morto di polmonite per un ritardo nel somministrargli in ospedale le medicine adeguate. La madre ha accusato i medici di avere emesso per il figlio un Dnr senza avvertirla e solo perché ritenevano che «la vita di mio figlio non fosse degna di essere vissuta. Ma la qualità della sua vita era superiore sia alla mia che a quella dei medici».
    «VOLEVANO SBARAZZARSI DI LEI». Allo stesso modo David Tracey ha accusato i medici di avere emesso per due volte un Dnr senza informarlo e di avere così lasciato morire la moglie, malata di cancro e a seguito di una frattura al collo costretto a respirare in modo artificiale: «Elaine mi diceva che volevano sbarazzarsi di lei ma io le dicevo di non essere sciocca e che non era vero niente. Beh, mi sbagliavo». L’Alta corte inglese dovrà decidere se i Dnr sono stati emessi correttamente e se i parenti hanno effettivamente diritto o meno ad essere informati e consultati sull’applicazione della procedura.
    Dnr: «Mi diceva: "Vogliono sbarazzarsi di me". Era vero» | Tempi.it

    CARINA
    «Ehi, ma che minkia mi state facendo!». Non ha detto proprio così, sul tavolo operatorio, ma questo è suppergiù il senso (o, almeno, quel che avrei detto io). Carina Kim, vent’anni, lo scorso ottobre era rimasta vittima di un pauroso incidente stradale e all’ospedale di Aarhus, Danimarca, si accingevano a espiantarle gli organi, dopo avere avvisato i genitori che non c’era più niente da fare. Invece, proprio all’ultimo momento, quella si è svegliata e ha fatto ciao. Ora non solo cammina ma è addirittura tornata a montare il suo cavallo preferito. Il padre ha, naturalmente, denunciato i medici. «Quei banditi in camice bianco hanno rinunciato troppo in fretta perché volevano un donatore!» (di organi, ndr), ha tuonato (cfr. «Il Giornale» del 22 ottobre 2012). Carina, questa, vero?
    Antidoti contro i veleni della cultura contemporanea

    MARTINO
    Al Festival del Cinema di Roma 2012 il film più chiacchierato (e, dunque, pubblicizzato) è stato quello in cui l’attrice Isabella Ferrari, stando alle recensioni, mostra le sue grazie più intime e qualche attore maschio recita senza mutande. Il film si intitola “E la chiamano estate”, come una famosa canzone del compianto Bruno Martino, canzone che, a quanto risulta, fa un po’ da colonna sonora. Per sicurezza, la vedova del musicista li ha denunziati tutti quanti, film e cineasti, poiché non gradisce che le serissime composizioni del defunto vengano utilizzate, a di lui insaputa, per una roba del genere. Notare che la vedova in questione poteva benissimo star zitta e incassare i diritti d’autore. Ma la signora ha preferito darci una lezione di stile e dignità.
    Antidoti contro i veleni della cultura contemporanea

    Nozze gay, il patron de Le Figaro: "Così decadde la Grecia"
    Parigi vara le nozze gay. E scoppia la polemica. Dassault denuncia: "Avremo un paese di gay"
    Sergio Rame -
    In Francia è scoppiata una polemica accesa. Hanno fatto scandalo le parole dell’imprenditore aereonautico, nonchè proprietario del quotidiano conservatore Le Figaro, Serge Dassault, contro il progetto di legge che è stato varato ieri dal governo ed è il primo passo oggi nella legalizzazione delle nozze tra omosessuali.
    "Il matrimonio è contratto da due persone di sesso diverso o dello stesso sesso", si legge nel progetto di legge, che va a ritoccare il codice civile. A gennaio dovrà superare l’esame del parlamento, prima di entrare in vigore. Di questo passo le coppie gay potranno sposarsi in Francia sin dal 2013 come promesso dal presidente Francois Hollande durante la campagna elettorale.
    "Avremo un paese di gay", ha dichiarato Dassault, senatore del partito Ump, intervenuto alla radio pubblica France Culture. "Guardate la storia della Grecia, è una delle ragioni della sua decadenza all’epoca. Decadenza totale - ha commentato Dassault - è la fine della famiglia, è la fine del corretto sviluppo dei bambini, è la fine della vera educazione. È un pericolo enorme per tutta la nazione, enorme".
    Il partito socialista, con un tweet del suo portavoce David Assouline, ha definito "vergognose" le dichiarazioni del patron de Le Figaro. La legalizzazione delle nozze gay è stata uno dei cavalli di battaglia della campagna elettorale del presidente Francois Hollande. Il progetto di legge, che apre a tutte le coppie il matrimonio e l’adozione dei bambini, e che incontra anche l’opposizione della chiesa cattolica francese, dovrà essere esaminato dal Parlamento a gennaio 2013 prima di entrare in vigore.





    Secondo un rapporto americano il 61 per cento dei malati di Aids sono omosessuali
    Il Centro per la prevenzione e il controllo dell’Hiv analizza i numeri di 46 Stati. Il rischio di infezione fra la popolazione omosessuale è di 150 volte superiore rispetto a quella eterosessuale
    Benedetta Frigerio
    Aumentano i malati di Aids negli Stati Uniti. A rivelarlo con dati imbarazzanti e in controtendenza rispetto alla leggerezza con cui solitamente si parla dei rapporti omosessuali, è il Centro per la prevenzione e il controllo dell’Hiv degli Stati Uniti. Il centro ha pubblicato quelli relativi al 2010 provenienti da 46 Stati e da 5 territori dipendenti dagli Usa.
    I CASI. Le nuove diagnosi sono circa 48 mila. Di queste 8.800 sono relative a uomini che hanno contratto il virus tramite rapporti sessuali con una donna, 8.800 sono donne che hanno avuto rapporti sessuali con un uomo, 5.481 i casi legati all’uso di droga e 47 seguiti a trasfusioni o contagi prenatali. Il dato “scomodo” viene però dai contagi legati ai rapporti omosessuali che salgono addirittura 29.194, rappresentando così il 61 per cento del totale dei nuovi malati. Il Centro per la prevenzione dell’Hiv ha così calcolato che il rischio di infezione fra la popolazione omosessuale è di 150 volte superiore rispetto a quello fra i maschi che hanno rapporti eterosessuali.
    LA SIFILIDE. Ma l’Aids non è la sola malattia in crescita. Analizzando i numeri legati alla diffusione della sifilide il Centro americano ha dichiarato che il tasso di diffusione è di 46 volte maggiore fra gli uomini che hanno rapporti con altri uomini rispetto ai maschi eterosessuali. Tasso che diventa di 71 volte più grande rispetto all’incidenza della sifilide fra le donne.
    AD AMMALARSI SONO I GIOVANI. Se si estende agli ultimi 20 anni l’analisi è ancor più preoccupante. Infatti, le cifre analizzate dicono che in questo arco di tempo la popolazione gay è raddoppiata incrementando la diffusione di malattie sessualmente trasmissibili. Un’altra analisi del Centro per la prevenzione e il controllo del giugno di quest’anno dice di più: secondo i dati, fra il 2006 e il 2009 il numero di infezioni per persone omosessuali rimaneva stabile. Ma, nello stesso periodo, se si va ad analizzare il dato inerente ai giovani si nota una crescita del 34 per cento ((che diventa 48 se si prendono in considerazione solo gli afroamericani tra i 13 e i 29 anni).
    Aids, Stati Uniti. Colpita la comunità omosessuale | Tempi.it



    LA CHIESA E LA MORTE DEL CONSERVATORISMO
    di Francesco Colafemmina
    Impossibile non collegare i due eventi. Da un lato la costante decadenza di una Chiesa che per fortuna celebra il 50° anniversario del Concilio in sordina, dall'altro la decisiva fine del mondo "conservatore" disgregato in una galassia di interessi e di idee contraddittorie.
    La ragione di questa débacle delle destre tradizionali - espressione grossolana con la quale si riducono le idee al mercimonio politico quotidiano - è presto detta: l'élite finanziaria, la globalizzazione, il mondo interconnesso, senza barriere, senza identità, senza morale è un mondo anti-tradizionale e dunque anti-conservatore. Vive del "progresso", del continuo superamento della realtà, della continua rottura dei vincoli sociali etici culturali e dunque rigetta ogni conservatorismo. Per i prossimi dieci anni - se il Signore avrà misericordia di noi – temiamo che le attuali sinistre pseudo democratiche arriveranno al comando ovunque. Ma esse esprimeranno un potere indiretto, perché in fondo il potere resterà nelle mani della finanza globale che utilizza i residui del post-socialismo e del post-comunismo quali utili idioti per la gestione di una società di cerebrolesi, di ignoranti e parassiti che anziché pensare al bene comune si affidano ai diritti individuali, all'ego trionfante e decadente, allo spleen fin de siècle che va elevato ad autentico ideale di sopravvivenza... più che di vita.
    Non so quando sia accaduto, ma di certo questa alleanza tutta profana fra élite finanziarie e anti-tradizionalismo politico e sociale è la chiave di volta della rivoluzione che ci attende. Gli architetti sociali al lavoro da decenni hanno in animo la creazione di una società priva di ordine, priva di regole, artificiale e fondata sul soddisfacimento dell'individuo. Apparentemente la si chiama democrazia, nella realtà è il volto spavaldo dell'oligarchia che tuttora tiene le redini del mondo, così certa della propria indefettibile premazia da poter allentare il morso dei sudditi/somari del villaggio globale offrendo loro l'illusione liberatoria dell'anarchia sociale cui si oppone la concreta tirannia politica ed economica da essi imposta al mondo.
    Finanza e sinistre, finanza e progresso. Tutto è fuso dall'immoralità del denaro, dall'immoralità del potere. Il Conservatorismo propugna valori identitari e religiosi: è etico. Il suo contrario è il disordine, l'assenza di morale: perché nel disordine e nel caos è più facile dominare, è più facile controllare un'umanità che cazzeggia notte e giorno su facebook, che twitta e naviga e non ha più tempo per riflettere, argomentare, approfondire. Addirittura quella sinistra che avrebbe dovuto proteggere i piccoli, il "popolo" dalle usurpazioni dei potenti, che avrebbe dovuto difendere i diritti dei più deboli si è fatta strumento ideologico e onnipervasivo della propaganda di quegli stessi potenti cui deve oggi la propria sopravvivenza: la mercificazione sociale è l'attuale paradigma economico per sconfiggere la crisi. Creare una società di individui consumatori, incapaci di coalizzarsi in "comunità", incapaci di creare "famiglie", incapaci di risparmiare. Individui controllati, anzi guidati nei gusti e nelle scelte economiche. Il tutto al fine di creare una società della provvisorietà, priva di certezze, ma tronfia di presunte libertà.
    Ormai l'hegelismo spicciolo è la nuova fede collettiva. Un hegelismo che autorizza un nuovo totalitarismo non più fondato sulla repressione della libertà individuale (il socialismo), ma al contrario immaginato come un pascolo fiorito in cui ciascuno può far quel che vuole e nell'illusorietà virtuale della propria libertà (guidata dai mezzi di comunicazione e dalla tecnologia) lascia campo libero ai veri tiranni, agli oligarchi immorali che tendono a conservare ed accrescere un potere capillare e per taluni versi illimitato sulle nostre vite.
    In questa situazione, maturata e progettata negli scorsi decenni, la Chiesa dovrebbe misurare tutto il suo fallimento in quest'anno che celebra il 50mo anniversario dell'apertura del Concilio. Non è solo una questione interna: la crisi del sacerdozio, gli errori dottrinali, gli abusi liturgici. Credo si tratti di una fondamentale quanto drammatica crisi educativa e di autorità. Perché le famiglie formate dal Cattolicesimo negli ultimi 50 anni sono famiglie che hanno abiurato il Cattolicesimo, che hanno formato figli che non riconoscono l'ordine e l'autorità, ma al massimo l'anarchia sociale. E la stessa leadership politica e sociale alimentata e benedetta dalla Chiesa non è stata all'altezza di arginare le pretese di una rivoluzione culturale e morale iniziata già nel dopoguerra. La Chiesa del Peace & Love degli ultimi 50 anni è stata il preludio alla totale confusione del cuore e della mente di innumerevoli giovani. Questa Chiesa che ha rinunciato al proprio ruolo formativo fondato sull'autorità morale, sull'ordine e la tradizione è coautrice del fallimento attuale.
    E d'altra parte se sui quotidiani italici si continua ad affermare la totale "comunione di intenti" fra autorità Vaticane e Governo Monti non possiamo che considerarla una conferma delle precedenti osservazioni. Sposare la Massoneria al potere invece di denunciarne gli abusi e il folle disegno totalitario (di questo in sintesi parliamo: la creazione di uno Stato Moloch analogo a quello di Orwell con la sola differenza che il mondo virtuale e tecnologizzato è il Prozac della società contemporanea e l'utile via di fuga da una realtà ancora troppo sostenibile) equivale a stringere un patto con Satana. C'è chi ancora non se n'è accorto, chi pensa che il futuro possa essere diverso dalle previsioni più catastrofiche. Il futuro è invece alle porte. Diverrà presto realtà e il Cattolicesimo tornerà in pochi anni nelle catacombe. Non è pessimismo, è una realistica previsione. Ma il realismo, a quanto pare, manca a gran parte della Chiesa che forse preferisce autoconsolarsi con stantie pastorali giovanili, con l'assemblearismo diocesano e con i megaraduni.
    Solo, il Papa combatte, e il suo ultimo lavoro su Gesù è testimonianza di questa sana battaglia. Diceva il mio caro professore di letteratura cristiana antica: "Dobbiamo fare quel che fecero nel medioevo: conservare la semente". E' quello che fa il Papa, mentre imbecilli del calibro di Vito Mancuso lo deridono e tentano - invano - di minarne l'autorevolezza. Un ulteriore patetico segno dei tempi...
    Fides et Forma


 

 
Pagina 4 di 28 PrimaPrima ... 34514 ... UltimaUltima

Discussioni Simili

  1. Morire nel deserto
    Di Comunardo nel forum Comunismo e Comunità
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 19-01-10, 17:09
  2. Morire nel deserto.
    Di salerno69 nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 75
    Ultimo Messaggio: 17-01-10, 21:04
  3. Il leone del deserto
    Di oggettivista nel forum Destra Radicale
    Risposte: 7
    Ultimo Messaggio: 21-02-08, 13:44
  4. Avanza Andreotti, avanza il nuovo
    Di Willy nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 49
    Ultimo Messaggio: 22-04-06, 14:51
  5. Il deserto.
    Di Shardana Ruju nel forum Fondoscala
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 01-11-02, 20:36

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito