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Discussione: Il deserto avanza

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    Predefinito Re: Il deserto avanza

    Le Iene, l’Unar e l’inferno gaio
    di Elisabetta Frezza
    Ci voleva una guerra intestina tra fazioni di sodomiti praticanti per scoperchiare la gigantesca cloaca, rimpinzata di finanziamenti statali (ovvero di soldi di noi contribuenti), davanti agli occhi del grande pubblico da prima serata. Quello che, ammaestrato a suon di fiction, Sanremi e speciali della Bignardi, era stato convinto a pensare che alle unioni contronatura fosse estensibile d’ufficio il cliché del mulinobianco, visto che love is love e non si discute. Il verbo obamiano, nonostante il vento in America abbia cambiato direzione, in Italia ha la fortuna di contare su testimonial di spessore, come Vendola, la Cirinnà, monsignor Mogavero e tanti altri personaggi e interpreti della laetitia dell’amore omosessuale.
    Improvvisamente, e inaspettatamente, è apparsa in TV la vera faccia – e la vera ragione sociale – delle omo-associazioni militanti che – dietro il paravento della promozione della cultura del rispetto e della lotta alle discriminazioni – di fatto promuovono prostituzione, orge gay, chem-sex, serate naked, con l’edificante contorno di dark room, glory hole, cruising bar, labirinti e sling room, saune promiscue e sale massaggi, battuage e perversioni limitrofe, tutte regolarmente condite con cocaina, popper, MDMA, crack, cloruro di etile (ghiaccio spray) e droghe assortite. In un dionisismo sfrenato, alienante e necrofilo.
    Necrofilo al punto che, nell’abisso della depravazione, si gioca letteralmente con la morte. Come riporta un pezzo del Corriere della Sera di sabato 25 febbraio – persino dalle parti della stampa libertaria si scandalizzano, e lo scandalo sommo per loro, guarda un po’, è il sesso non protetto – i frequentatori di questi ambienti cercano il bareback, in gergo bb, sesso praticato alla cieca con soggetti sieropositivi, detti poz, come dentro una roulette russa a effetto differito. Lo stordimento da stupefacenti fa da “facilitatore” delle pratiche più sordide e masochiste.
    Tra loro gli adepti si rintracciano attraverso Grind, Hornet e Scruff, applicazioni da installare sul telefonino per procacciarsi rapporti di gruppo e prestazioni collaterali tra soli maschi, e comunicano con un idioma in codice fatto di inglesismi, francesismi, acronimi, emoticon.
    Che il rischio di infezione venga volutamente inseguito, nel vortice buio della bulimia sessuale, mostra tutta la patologia fisica, psichica, morale, di cui questo mondo è intriso. Al fondo, aleggia una voluttà di morte non soltanto simbolica.
    Ne riparla lunedì 27 lo stesso Corriere e, nel goffo tentativo di smussare l’impatto dirompente dell’inchiesta di due giorni prima, affida allo psico-sessuologo Gaetano Gambino la spiegazione del perché i frequentatori di questi luoghi di omoerotismo promiscuo accettino di ammalarsi sfidando la sorte con incontri non protetti. Nella stessa pagina tale Stefano Taralli, cofondatore di PLUS, associazione omosessuale di sieropositivi, parla di come bloccare la “pandemia”. Proprio così, il Corriere se lo lascia scappare per interposta persona: c’è una pandemia, e questa pandemia viene alimentata dallo Stato, che la sovvenziona con le sue casse e la promuove tra la sua gioventù.
    Il 19 febbraio 2017, come sappiamo, il servizio delle Iene a cura di Filippo Roma fa esplodere il caso UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali, operante nell’ambito del Dipartimento Pari Opportunità presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri) e fa – letteralmente – scappare a gambette levate davanti alle telecamere il direttore dell’Ufficio Francesco Spano, di lì a poco costretto alle dimissioni dalla sua superiora Maria Elena Boschi.
    Nel registro delle associazioni accreditate presso l’ente, e beneficiarie di cospicui finanziamenti pubblici, spuntano infatti sigle di circoli dediti alle suddette attività ricreative, di cui lo stesso Spano risulta essere cultore tesserato. Interessante il dettaglio che Spano abbia frequentato università cattoliche e facoltà teologiche, sia reduce da studi di diritto canonico e diritto ecclesiastico, con specializzazioni in liturgia e sacramenti. Insomma, il fuggitivo in redingote arancione si rivela un vero pozzo di scienza religiosa.
    D’altra parte, ricordiamolo, chi ha dato decisivo impulso alle attività dell’UNAR con la Strategia Nazionale LGBT è stata Elsa Fornero sotto la guida del cattolicissimo Mario Monti, intorno al quale gravitavano le sigle dell’associazionismo paracattolico, da CL a Sant’Egidio, col sostegno dei vescovi suggellato a Todi. Non per nulla, sorpresa sorpresa, la prima nella lista delle beneficiarie di fondi pubblici a mezzo UNAR è proprio la Comunità di Andrea Riccardi, fu ministro della cooperazione internazionale del governo Monti. E tutto si tiene.
    Le Iene dunque mettono sotto i riflettori il bando datato 4 novembre 2016, che assegna complessivi 999.274 euro (sotto il tetto del milione per non far scattare oneri fiscali) a soggetti come Anddos, Arcigay, Arcigay Roma, Lista Lesbica italiana e via dicendo.
    L’Anddos, in particolare – che sta per Associazione Nazionale contro le Discriminazioni Da Orientamento Sessuale – riceve oltre 55mila euro di denaro pubblico per la “promozione di azioni positive”. La positività è, beninteso, in re ipsa. Come si legge infatti nel sito della associazione: «I circoli Anddos sono luoghi sicuri, pensati per il tuo benessere, dove potrai condividere esperienze, trovare accoglienza, manifestare appieno la tua sessualità». Nei modi sopra illustrati.
    Bastano pochi minuti di video per scalfire, nell’immaginario collettivo, la calotta coriacea che era stata eretta attorno a un mondo disperato, fatto di abbrutimento e perversione, ma accuratamente blindato dalle belle parole delle belle persone, e reso intoccabile dalla propaganda a senso unico. Lo schifo organolettico riesce finalmente ad aprire gli occhi a qualcuno e a re-innescare, in questo qualcuno, la facoltà di ragionamento.
    Infatti l’Anddos – l’associazione dell’Arcigay oggetto diretto dell’inchiesta delle Iene – oltre a organizzare serate fisting nei suoi locali, prepara anche, al contempo, corsi di educazione sessuale per le scuole sotto l’ombrello del MIUR. E altri edificanti progetti.
    Come si legge al riguardo su “Il Giornale”: «basta guardare ad una delle ultime iniziative lanciate sul sito dell’Anddos, dal titolo accattivante “Parlami d’Amore”. Il 16 dicembre scorso si è svolto un incontro “nell’ambito del progetto Sessualità e Differenze” con l’obiettivo di produrre una “nuova proposta sull’educazione sessuale e di genere nelle scuole”. Cosa significa? Basta andare sul sito: “Sessualità e differenze” promuove il “monitoraggio delle infezioni sessualmente trasmesse”, vorrebbe la distribuzione di preservativi nelle classi scolastiche, chiede “nuovi incentivi per le cattedre universitarie sugli studi di genere” e sponsorizza libri scolastici con “una lingua sessuata che riconosca le professioni al femminile”. Per la gioia della Boldrini». E delle sue compagne.
    Tra queste, l’inossidabile Boschi, sempre più a galla nel suo vuoto a perdere marchiato Etruria, non manca mai di sponsorizzare il mondo arcobaleno, che è perennemente in cima ai suoi pensieri, parole, opere e omissioni. Nell’estate del 2016, da ministra, snobbando ogni altro impegno istituzionale, la futura sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio (da cui l’UNAR dipende) si materializzava a Padova come baldanzosa madrina del Pride Village. Indossava per l’occasione una maglietta dal pregnante aforisma (copyright Alda Merini) «chi ama è genio dell’amore» e si faceva fotografare con gli organizzatori della manifestazione, che ricambiavano vestendo la stampa «stesso amore stessi diritti» (che, tradotto, significa: dateci uteri da affittare, ne abbiamo il diritto), frequentatori di locali esclusivi della zona come il “Brief Encounter”, il “Tropicana Club”, il “Block”, il “Flexo videobar”.
    Il giro, o girone, è sempre lo stesso, quello apparso d’improvviso alle Iene. Il reclutamento della clientela avviene nel vivaio delle scuole di ogni ordine e grado. Oltre ai corsi di educazione alla sessualità ed affettività organizzati per le scuole inferiori, per le scuole superiori il MIUR e l’UNAR promuovono la visione di film di amore omosessuale, associati a dibattiti con cultori della materia e a lezioni sul tema guidate da kit didattici, sempre sotto l’etichetta del contrasto alle discriminazioni, dell’educazione alla cittadinanza, all’inclusione sociale, al rispetto.
    Così è per la tournée della pellicola di Ivan Cotroneo “Un bacio”, che ha battuto in lungo e in largo l’intera penisola, oppure per “Nè Giulietta nè Romeo” di Veronica Pivetti, che – come si legge nella scheda di Cinemagay – si presenta apertis verbis come «un manifesto LGBT, cioè una storia che affronta praticamente tutte le tematiche gay d’attualità nel nostro Paese», e infatti contiene tutti i tòpoi della propaganda omosessualista. Nella stessa scheda si legge ad esempio: «Molto eloquente la scena di quando Rocco viene aggredito dal tipo sotto la doccia, che diventa quasi un amplesso (a ricordarci che spesso gli omofobi sono solo dei gay repressi)»; o ancora: «Esilarante la scenetta di quando la madre lo trova che sta facendo sesso con uno sconosciuto e lui avrà la determinatezza di spiegarle che nel mondo gay funziona così, cioè prima si scopa poi ci si conosce». Appunto: prima si scopa poi ci si conosce. A conferma del principio che regge la filosofia invertita.
    Ma non è finita.
    Sempre nelle scuole superiori, viene presentato un allettante pacchetto valido per l’alternanza scuola-lavoro (ovvero la pratica resa obbligatoria dalla c.d. buona scuola anche per i licei: 200 ore di lavoro coatto, non retribuito, oltre a decine di ore di tirocinio “formativo” sottratte alle materie curricolari): si tratta di istruttivi stage di volontariato da praticare presso i circoli di cultura omosessuale, dove i volenterosi alunni possono occuparsi della gestione degli spazi del Pride Village e della promozione delle attività e servizi ivi erogati oppure, a scelta, possono lavorare alla creazione di gruppi LGBTI tra i propri coetanei, nelle rispettive scuole di appartenenza.
    Sono solo alcuni spunti, si potrebbe continuare.
    Ma basta questo per dire che l’abisso di depravazione finalmente emerso dalle recenti inchieste giornalistiche non è “affar loro” e facciano quello che vogliono in nome del “diritto” all’autodeterminazione. È un buco nero che vuole attirare e inghiottire i nostri figli, per disintegrarli nel corpo e nell’anima. E ha invaso tutti gli spazi lasciati liberi dal vuoto culturale, morale, religioso scavato negli ultimi decenni dal tarlo vorace della libertà fine a se stessa.
    Lo strapotere accumulato nel tempo dai rapaci organismi tossici che proliferano nel corpo molle di uno Stato putrescente, votato all’autodistruzione, si maschera dietro gli abiti di scena e le battute di un copione ormai noto, e dietro la folle tracotanza dei suoi tristissimi attori: i becchini della politica, della burocrazia e dell’accademia, forti del concorso esterno delle gerarchie ecclesiali.
    Che l’orrido squarcio aperto da una cinepresa monella, sfuggita di mano al gran manovratore, non si richiuda anch’esso sul tran tran annoiato e rassegnato di un popolo rimasto senza più onore nè virilità. Almeno lo schifo allo stato puro deve provocare uno scatto di orgoglio. Siamo corresponsabili di quello schifo finché stiamo a guardarlo con le mani in mano.
    https://www.riscossacristiana.it/le-...abetta-frezza/

    Autobus sequestrato: dice la verità sull'uomo
    di Andrea Zambrano
    I lettori ricorderanno la storia dei manifesti comparsi in Spagna con scritto: “Ci sono bambini con la vagina e bambine col pene. E' così semplice". Era il risultato di una campagna promossa da un'associazione Lgbt volta a imporre l’attuazione della legge che a Madrid ordina l’ideologia di genere nelle scuole. In sostanza: se il bambino si sente femmina bisogna aiutarlo e viceversa. A sostegno della legge, che nell’ultimo anno è stata oggetto di una fortissima protesta della Chiesa spagnola e del laicato organizzato si erano mossi tutti i rappresentanti del mondo lgbt. Il manifesto voleva proprio inserirsi in questo filone.
    A contrastarlo, con la stessa moneta è il caso di dire, ci ha pensato la piattaforma Hazte Oir, che si occupa di lanciare campagne di raccolta firme per i temi sensibili. Piccolo inciso: è ispirata ai valori cattolici, così quando i giornali di Spagna si sono occupati del caso, è stata definita con disprezzo: ultracattolica. Ma a questo si è abituati.
    Che cosa ha fatto HazteOir? Ha noleggiato un autobus e lo ha serigrafato con una scritta provocatoria, ma inequivocabile: “I bambini hanno il pene e le bambine la vagina. Non lasciarti ingannare”. Il dibattito in Spagna è arrivato a questo livello, questo passa il convento e non si può stare lì a fare i difficili. Così la piattaforma ha risposto pan per focaccia alla montante ideologia omosessualista che ai piedi dei Pirenei sta dettando l’agenda politica manifestando chiaramente i segnali dell’intolleranza.
    Ma gli attivisti non avevano fatto i conti con la legge. Che si è puntualmente presentata martedì tramite i solerti agenti della Polizia Municipale di Madrid, i quali hanno sequestrato il mezzo che stava percorrendo le avenidas principali della capitale. Un sequestro immediato perché la campagna è violenta e offensiva e - recita l’ordinanza municipale - può incitare all’odio.
    Gli agenti ovviamente si sono mossi su ordine del procuratore generale della comunità madrilena, Jesús Caballero, che ha aperto un fascicolo e adesso indagherà sul reato di cui accusare i responsabili di Hazte Oir. Ovviamente il pubblico ministero si è mosso a sua volta su sollecitazione dell’avvocatura dello Stato di Madrid perché certe iniziative partono se lo decide la politica. E Madrid è governata da Cristina Cifuentes, guarda un po’ promotrice della legge che introduce contro la Lgbtfobia e il gender nelle scuole e che non a caso porta il suo nome.
    Il magistrato ha avviato così un’indagine urgente e proibito al mezzo di continuare a camminare con una motivazione pretestuosa: la legge proibisce ai mezzi di girare con pubblicità eccetto quelli che sono destinati al trasporto pubblico.
    Il presidente di HazteOir Ignacio Arsuaga ovviamente ha protestato: «Questa campagna non va contro nessuno. Rispettiamo tutti, ma esigiamo rispetto. Anzi, semmai siamo noi che stiamo ricevendo minacce e diversi incitamenti a bruciare il mezzo e persino a uccidere i membri della nostra associazione».
    Il clima è questo. Arsuaga ha detto che nei prossimi giorni l’autobus si sposterà a Valencia, Barcelona, Zaragoza, Pamplona, San Sebastián, Bilbao y Victoria e che ha come obbiettivo quello di diffondere un libro che denuncia tutte le iniziative per insegnare a scuola le leggi di indottrinamento sessuale approvate già in diverse comunità autonome per imporre una palese violazione dela libertà di educazione e del diritto fondamentale dei genitori di educare i propri figli.
    Ovviamente, ma questo il lettore l’avrà già capito, quando uscirono i manifesti sui maschietti con la vagina e viceversa, nessun procuratore generale si mosse per sanzionare le associazioni Lgbt né per rimuoverli dai crocicchi dove erano stati affissi. Si dirà che in questo caso è parsa al magistrato una violazione di una legge. Appunto. Una scritta che ribadisce una verità che non è cattolica né buddista, ma biologica e scientifica. Ma che la legge ha deciso non essere più valida.
    La legge è superiore alla scienza biologica. E’ come occupare uno spazio pubblicitario e scrivere: “Le foglie cadono in Autunno” o “a 100 gradi l’acqua bolle”. Allo stesso modo scrivere che “i maschietti hanno il pene e le femminucce la vagina” può essere considerato un reato? Si può incorrere in reati per fare pubblicità alle leggi di natura? Da ieri sì. E come si chiama quel sistema dove diventa reato dire che 2 + 2 fa quattro se c’è una legge che lo vieta? Regime, signora maestra? No, ora si chiama democrazia.
    Autobus sequestrato: dice la verità sull'uomo

    Film gay in una scuola superiore: esplode la polemica a Milano
    In una scuola superiore milanese viene proiettato un film gay, patrocinato dal Comune e dall’Unar. Il film, "Né Giuletta né Romeo", è considerato un manifesto Lgbt. De Corato (FdI): "Dopo il bondage a scuola anche l'Lgbt. Complimenti a Sala e Majorino"
    Luca Romano
    Polemica durissima, a Milano, per la proiezione di un film in una scuola superiore. Si tratta di "Né Giulietta né Romeo" (2015), diretto da Veronica Pivetti.
    Ma perché è scoppiata la polemica? Il motivo è semplice: il film viene considerato un manifesto Lgbt. E la proiezione, patrocinata dal Comune e dall’Unar (Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali), avviene nell'ambito del Forum sulle politiche sociali 2017, con il patrocinio anche della Presidenza del consiglio dei ministri, del Consolato generale degli Stati Uniti d'America e delle associazioni "Agedo" e "Il cinema e i diritti". L'opposizione di centrodestra a Palazzo Marino, però, non ha gradito.
    "In una scuola milanese verrà proiettato un film gay - scrive in una nota Riccardo De Corato, capogruppo di Fratelli d’Italia in Regione Lombardia -. Dopo la Casa dei diritti con il bondage e la casa di accoglienza solo per giovani omosessuali, il Comune è riuscito a far entrare un film Lgbt anche nelle scuole. L’evento compare anche sul sito del provveditorato. La proiezione di 'Né Giulietta né Romeo' si svolgerà domani mattina (oggi per chi legge, ndr) alle 10 all’istituto professionale Cavalieri. Fra gli enti patrocinanti troviamo anche l’Unar, salito in questi giorni agli onori delle cronache per le orge gay e i finanziamenti da Palazzo Chigi. Si parte da una scuola, ma l’idea dovrebbe essere quella di arrivare in più istituti possibili: è vero infatti che Majorino ha auspicato la diffusione del film tra gli studenti durante l’incontro a cui hap artecipato ieri?". E ancora: "Sicuramente il suo assessorato, dopo il bondage, ha deciso di sponsorizzare anche questa proiezione".
    Ma di cosa parla il film? Il protagonista Rocco è uno studente 16enne che da un anno prova ad avere una relazione con la sua migliore amica, Maria senza riuscirci, perché qualcosa non si accende. Sarà a scuola, dopo un pestaggio subito da un bullo, a scoprire la ragione del proprio insuccesso: l'omosessualità.
    "Tra le varie vicissitudini - prosegue De Corato - c’è anche, cito dal sito cinemagay.it, l’esilarante scenetta di quando la madre lo trova che sta facendo sesso con uno sconosciuto e lui avrà la determinatezza di spiegarle che nel mondo gay funziona così, cioè prima si sc... poi ci si conosce. Lo dice il sito cinemagay.it, non io. Evidentemente Majorino e il Comune vogliono far passare questo concetto tra gli studenti: un bell’insegnamento! Anni dopo il bondage ha trovato in questo film il suo degno successore, complimenti a Sala, Majorino e tutto il Comune".
    Film gay in una scuola superiore: esplode la polemica a Milano - IlGiornale.it

    «Prima il sesso, poi ci conosciamo»: è il mondo i tempi della gaycrazia. Buono anche per le scuole
    di Tommaso Scandroglio
    Un film spot sull’omosessualità? Gli esempi si sprecherebbero. Un film spot per l’omosessualità fatto vedere alle scolaresche? Anche in questo caso nulla di nuovo sotto il sole spietato dell’ideologia gay. Un film spot fatto vedere alle scolaresche per iniziativa diretta del Ministero dell’Istruzione? Qui la cosa non è rarissima, ma desta comunque attenzione. Soprattutto se nell’iniziativa è coinvolto il famigerato Ufficio nazionale antidiscriminazione razziale (Unar), da giorni giustamente sulla graticola per le note vicende che lo vedono come ente finanziatore di attività lubrico-omoerotiche con derive che si spingono al meretricio.
    Sabato scorso è stato proiettato presso l’istituto Cavalieri di Milano la pellicola Né Giulietta né Romeo, il cui titolo già fa capire che l’appartenenza al sesso maschile e femminile è oggi faccenda superflua nell’affettività, né più né meno di un freezer per un eschimese che vive in un igloo.
    Ma il film cosa racconta? Lasciamo la penna ad una fonte non sospettabile di partigianeria, il sito Cinemagay: “Né Giulietta, né Romeo è anzitutto un manifesto LGBT, cioè una storia che affronta praticamente tutte le tematiche gay d’attualità nel nostro Paese”. Viva la sincerità. Il film è un manifesto politico teso alla soddisfazione di alcune rivendicazioni del mondo omosessualista militante. Il suo carattere dichiaratamente politico gli è valso il patrocinio di Amnesty International, perché oggi i veri perseguitati politici sono i gay a cui si vede non bastano più matrimoni, figli uterati e dark room, ma agognano a qualcosa di più che ad oggi non è ancora noto.
    Ma proseguiamo con la scheda della pellicola: “Rocco è uno studente 16enne che da un anno sta cercando di scopare la sua migliore e paziente e comprensiva amica Maria (Carolina Pavone) senza riuscirci, perchè il ‘meccanismo’ non si attiva. Scoprirà la causa di questi ripetuti insuccessi quando a scuola viene picchiato dal bullo di turno, in questo caso assai affascinante, tanto da procurargli nel mentre la tanto attesa erezione (cosa che gli impedirà di denunciarlo)”. La regista Pivetti e l’insospettabile Cinemagay ci stanno dicendo che a volte il cosiddetto omo-bullismo sono propedeutici e aiutano a scoprire il proprio orientamento sessuale? Non è questo un giudizio omofobo? A margine: l’amica del cuore di Rocco pensa di far soldi vendendo i propri ovociti. Così, tanto per non farci mancare nulla.
    Continuiamo con la recensione: “Molto eloquente la scena di quando viene aggredito dal tipo sotto la doccia, che diventa quasi un amplesso (a ricordarci che spesso gli omofobi sono solo dei gay repressi)”. Non sono le persone omosessuali ad essere eterosessuali latitanti, bensì l’opposto.
    “Così Rocco – continua Cinemagay - inizia a prendere consapevolezza della sua identità, sostenuto dall’amica Maria ma non altrettanto dai genitori (separati), coi quali fa uno speranzoso coming out”. Il solito stereotipo dell’opposizione sessantottina tra genitori borghesi che si pensano progressisti e figli precursori di una nuova mentalità, loro sì davvero progressisti. Pivetti così sul punto commenta: “Può una famiglia evoluta, progressista, alternativa al punto giusto, saltare per aria di fronte alla scoperta di un figlio omosessuale? Purtroppo sì, anche se siamo nel 2015. Anche se pensavamo che il dato fosse acquisito e metabolizzato. […] E, tra un sorriso e l’altro, ho cercato di raccontare, con la macchina da presa saldamente in spalla, lo sgomento e l’incapacità di chi siede pericolosamente in bilico sulle proprie miopi certezze”. Ma credere che l’omosessualità sia un valore non è anch’esso una certezza? E non potrebbe essere pure lei una miope certezza? Lasciamo la risposta agli oftalmologi.
    Arriviamo però ad una battuta del film che appare essere illuminante, almeno per noi poveri sciocchi attratti ancora da persone del sesso opposto: “Esilarante la scenetta – continua la scheda di Cinemagay - di quando la madre lo trova che sta facendo sesso con uno sconosciuto e lui avrà la determinatezza di spiegarle che nel mondo gay funziona così, cioè prima si scopa poi ci si conosce”. E già, “nel mondo gay funziona così”. A leggere queste poche righe, per associazione di pensiero, ci viene in mente un tizio con un cappotto arancione e locali bui in cui persone nude esplorano orifizi di ogni genere pur non praticando la professione dell’endoscopista.
    In breve: il sesso omosessuale è promiscuo e votato alle più sordide parafilie per sua natura. Ce lo dice anche una cosiddetta commedia che vuole stare dalla parte del mondo gay in cui “funziona così”: prima il sesso e poi la conoscenza, dichiara la Pivetti per bocca del suo protagonista. L’affetto, due cuori e una capanna, i figli, le coccole, la voglia di progettualità, il sostegno reciproco non sono patrimonio dell’immaginario omosessuale, ma sono proprietà della famiglia, beni però espropriati a lei per innestarli senza successo nella pianta dell’omosessualità, da cui non nascerà nessun frutto; beni usati come paravento dietro il quale si consumano gli amplessi plurimi dei circoli gay foraggiati dall’Unar, esito necessitato dell’orientamento omosessuale.
    Proprio della pulsione omosessuale non è nemmeno l’erotismo, bensì la piana pornografia – basta assistere ad un gay pride – tanto che anche i critici cinematografici di Cinemagay sono costretti ad usare il termine “scopare” e a ragion veduta. Non è volgarità la loro, è oggettiva aderenza alla realtà omosessuale.
    In sintesi lo stile di vita depravato che fiorisce nei circoli ricreativi gay, che il servizio delle Iene ha così ben descritto e che Luca Di Tolve ha sperimentato sulla propria pelle, è quello che si vuole proporre alle giovani generazioni sotto l’egida dell’Unar, anche per tramite di pellicole come “Né Giulietta né Romeo”. E dunque la proiezione nelle scuole di questo film che illustra quale è il baricentro dell’esistenza di una persona omosessuale orgogliosa di esserlo – prima il sesso e poi ci conosciamo – conferma che la storiaccia che ha coinvolto l’Unar non è un accadimento sporadico, un incidente di percorso, un fatto accidentale che nulla c’entra con il Dna di questo ufficio governativo, bensì rappresenta la sua mission pubblica, il suo core business. Dare soldi perché i gay facciano sesso alla cieca – espressione calzante visto che si pratica nelle dark room – non viola quindi lo statuto dell’Unar, ma significa all’opposto la sua piena ed efficace realizzazione.
    «Prima il sesso, poi ci conosciamo»

    Omofobia, l'Ordine dei medici processa le opinioni
    di Andrea Zambrano
    Per aprire un procedimento presso l’Ordine dei medici basta una parolina magica: omofobia. Una parola che di per sé non rimanda ancora a nulla perché l’omofobia non è ancora reato. E neppure una malattia come ad esempio l’aracnofobia. Pero' è stata sufficiente la parolina magica per intimidire la dottoressa-scrittrice Silvana De Mari, che è finita nell’occhio del ciclone per aver sostenuto da medico alcune posizioni cliniche circa il rapporto tra i tumori dell’ano e la pratica dell’omoerotismo.
    Come i lettori della Nuova BQ sanno la De Mari ha giustificato la sua mossa perché animata dall’intenzione di dire la verità, da medico, sulle controindicazioni della pratica omosessuale. Ovviamente la cosa non poteva passare via liscia perché oggi si possono toccare tutti i dogmi che in 2000 anni la Chiesa ha riconosciuto, ma il nuovo dogma dell’ideologia omosessaulista no. Chi tocca quello, muore.
    E infatti la De Mari rischia di morire. Non nel senso letterale del termine, ma nel senso figurato dato che le sue parole adesso sono finite sul tavolo del presidente dell’Ordine dei Medici di Torino che ha deciso di aprire un procedimento. Proprio cosi': è lo stesso Giuido Giustetto a dirlo dalle colonne della Stampa: “Apriremo il procedimento disciplinare, chiedendole spiegazioni... il mondo è pieno di medici che dicono cose strane”.
    Ma che cosa ha detto di strano la De Mari? Stando a quanto hanno riportato le associazioni Lgbt che l’hanno denunciata, sotto accusa ci sono le frasi dette dalla De Mari sulla pratica omoerotica. “Chiediamo la radiazione immediata della dottoressa De Mari dall’Ordine dei Medici di Torino per avere espresso in sede pubblica pareri obsoleti in merito ai rischi della sessualità omosessuale, alla definizione – velata di forti pregiudiziali omofobe – di Gay Bowel Syndrome, per aver ridicolizzato, umiliato, deriso, con la pietà pelosa di chi è in malafede, chi abbia rapporti omosessuali. Per avere lordato anche la sessualità eterosessuale, descrivendo come pericolose pratiche sicure, descrivendole in maniera turpe e paventando lesioni e inesistenti rischi di malattie”.
    Questo il testo a corredo della petizione all’Ordine dei medici. Circa le frasi dette dalla De Mari, la petizione sottolinea due frasi della dottoressa. Queste: “Quindi io mi batto per il diritto all’omofobia”, la prima e “l’omofobia deve essere un diritto umano riconosciuto”. Frasi che la De Mari ha scritto sulla sua pagina Facebook. Frasi nelle quali la De Mari spiegava che “in un paese liberale un uomo ha il diritto di infilare il suo pene nella cavità anorettale di un altro uomo e io ho il diritto di provare fastidio”.
    Inoltre prima di parlare del diritto umano riconosciuto la De Mari diceva che “l’unica soluzione è quella che un uomo fa del suo pene appartenga alla sfera privata, venga tolto dalla sfera pubblica. Se resta nella sfera pubblica l’omofobia deve essere un diritto umano riconosciuto altrimenti salta la libertà di parola e la libertà religiosa, salta il Cristianesimo”. Questa la frase completa della De Mari citata nell’esposto all’Ordine sulla piattaforma change.org.
    Ora. Passi per il linguaggio piuttosto verista, non stiamo certo qui a scandalizzarci, ma la De Mari è un medico e nei suoi interventi pubblici recenti ha parlato da medico endoscopista specialista proprio di malattie dell’ano derivanti dalla pratica omoerotica.
    Infatti nella petizione non c’è traccia della sua messa in guardia dalla pratica. Bensi' sono sottolineate soltanto le due frasi relative all’omofobia. Che, e torniamo all’inizio, non è ancora un reato e non è ancora una malattia. Invece l’Ordine dei Medici è caduto nel tranello e si è prestato ad aprire un procedimento per quelle che di fatto restano opinioni non cliniche, ma morali. Delle parole dette dalla De Mari circa l’aspetto clinico, l’Ordine non si occuperà, eppure sarebbe questo il suo campo d’intervento. E non se occuperà perché l’evidenza scientifica le dà ragione.
    Ne consegue che la dottoressa verrà processata dal suo Ordine di appartenenza (l'annuncio a livello mediatico, lei non ha ancora ricevuto nessuna convocazione ndr.) non per affermazioni che contraddicano le evidenze clinico-diagnostiche della medicina in materia di cancro alla cavità anorettale, perché appunto non ve ne sono, ma solo per le sue opinioni in merito ad un futuro reato e ad una futura malattia, non ancora riconosciuta. Che cosa c’entra tutto questo con la pratica medica? Nulla, intanto pero' l’Ordine ha mostrato bene come ci si pieghi di fronte a certi poteri che sanno usare sapientemente i media.
    Poteri ai quali non tutti sembrano sottostare con l’anello al naso. E’ il caso di un collega della De Mari, noto per avere posizioni diametralmente opposte in campo etico rispetto al medico-scrittrice. Ma che su una cosa sembra essere d’accordo con lei: un conto sono le opinioni, un conto le risultanze scientifiche. La De Mari poteva aspettarsi di tutto, non certo che un medico cosi' lontano da lei, diventasse senza volerlo il suo più convinto avvocato. Silvio Viale, medico al Sant’Anna ed esponente dei Radicali, sul suo profilo Fb ha giudicato «stupide» le opinioni della dottoressa (e qui siamo nel campo delle opinioni ndr.), ma considera sbagliata la richiesta di radiazione. Perché? «La radiazione – prosegue alla La Stampa - deve essere motivata da un aspetto professionale, cioè dall’eventuale promozione e magari pratica di terapie non scientificamente validate, e non da opinioni. Altrimenti oggi si colpiscono i punti di vista di questa signora e domani di qualcun altro».
    Una frase da un pulpito insospettabile e che potrebbe essere usata a sua discolpa quando comparirà davanti al giuri' di camici bianchi che l’ha convocata solo e soltanto per le sue opinioni.
    Omofobia, l'Ordine dei medici processa le opinioni

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    Predefinito Re: Il deserto avanza

    COPPIA GAY COMPRA BIMBO: COSTRETTO A DORMIRE CON LORO NEL LETTO, INDAGINE
    Ennesima storia oscena dal sottobosco gay. Ennesima storia di sfruttamento di una donna da parte di un ricco omosessuale: è la nuova ‘lotta di classe’.
    Il mercato gay dei bambini – L’indagine condotta dalla Digos di Pavia che ha portato al rinvio a giudizio di tre persone. Tutto inizia nell’autunno del 2015, quando una ragazza albanese incinta in stato di indigenza viene contattata e invitata in Italia per contrarre matrimonio con un avvocato gay di Pavia e vendergli il figlio in cambio di 70 mila euro.
    Quando l’uomo e la 25enne si sposano in Comune con rito civile tutto sembra andare per il meglio, se non fosse che in paese molti sono a conoscenza dell’omosessualità del legale e la sua convivenza con un immigrato albanese. Cosi', quando a gennaio si presenta negli uffici comunali per registrare il bambino appena partorito, qualcuno, sia lodato, contatta la polizia. Scattano le indagini.
    Un mese dopo il parto, la 25enne torna in Albania lansciando il bambino alla coppia omosessuale. Venduto. Come un pezzo di carne. Solo pochi mesi dopo, a giugno 2016, la donna viene fatta rientrare in Italia. In aereo insieme a lei si imbarca anche il padre biologico, un ragazzo albanese che risulterà essere il fratello del compagno del legale. Una storia oscena.
    Lo scopo dell’avvocato 38enne – sospetta gli inquirenti – era quello di “dissipare i dubbi” sulla reale paternità del bimbo. L’avvocato, infatti, nel frattempo era venuto a conoscenza delle indagini a suo carico.
    La Digos monitora l’appartamento dove vivono l’avvocato, il compagno, la madre e il padre del bimbo e altri due uomini. Un bordello. Sarà la madre, nel luglio 2016, a recarsi in Questura per vuotare il sacco: l’offerta di denaro, i pagamenti mai arrivati, le liti, i maltrattamenti e la tratta cui era sottoposto il piccolo, costretto a dormire una notte insieme ai genitori biologici e un’altra nel letto della coppia gay. La donna esibisce agli investigatori le ricevute del pagamento (tramite Western Union) dei 5mila euro transitati dal conto dell’avvocato al suo. Doveva essere un primo acconto, poi qualcosa è andato storto: i soldi non sono più arrivati e la coppia albanese ha deciso di vuotare il sacco. L’ultimo tassello dell’indagine è il test del Dna, che ha confermato come quel neonato, registrato dall’avvocato gay come proprio figlio, in realtà abbia un altro padre biologico.
    La richiesta di rinvio a giudizio presentata dalla Procura di Pavia riguarda l’avvocato e la madre del neonato, entrambi accusati di “alterazione di stato civile”. Il codice penale italiano non prevede un reato specifico per la “compravendita di bambini”, ma i due indagati rischiano da 5 a 15 anni di galera qualora un eventuale processo confermasse le accuse a loro carico.
    Coppia gay compra bimbo: costretto a dormire con loro nel letto, indagine | VoxNews

    Lo stato contro natura: Sodomia democratica e progressiva
    Piero Vassallo
    Due persone dello stesso sesso costituiscono un'unione civile mediante dichiarazione di fronte all'ufficiale di stato civile.
    Monica Cirinnà
    Esaltato e incensato dal pensiero esclusivo, in circolazione instancabile nel raffinato, profumato e sontuoso salotto radical chic, il vizio contro natura irrompe nella società gongolando e squillando in forza della legge che ha il nome, venerato dagli urologi, di Monica Cirinnà.
    La legale promozione dei vizi del basso ventre ha recente, virtuosa e gloriosa origine dalla resistenza all'etica tradizionale e dal rifiuto della normalità, giudicata quale bieca espressione di un oscuro passato medievale.
    Il silenziato e ghettizzata popolo della resistenza alla sodomia, non puo' far altro che indossare mutande di robusta latta. E tentare di sottrarre i bambini a una scuola inquinata dal viscido delirio dei sodomiti politicanti.
    Uscito dal ghetto il capovolto piacere, è incensato e onorato da una democrazia delirante e truffaldina. La legislazione viziosa ha lontano principio dalla rassegnazione di un personaggio del teatro aristofaneo, il quale, atterrito dall'estensione minacciosa della folla pederastica grido' - “tenete il mio mantello, gente di culo rotto, che io fra voi diserto”.
    Il disperato delirio di un antico commediografo greco diventa la parola d'ordine del partito regressista, in corsa festosa tra le righe crepuscolari di una democrazia vaselinosa, che il compianto, preveggente professore Gianni Collu definiva aperta in tutte le direzioni del vizio.
    L'Europa è percossa da crisi e tormentata da sciagure variamente colorate. La democrazia è una macchina che premia le minoranze festanti nel salotto dei pervertiti.
    D'altra parte la lingua del clero è impastata dal perdonismo e dal buonismo. In altre parole: la teologia è sotto lo schiaffo dei nichilisti filosofanti. Le lettere di Santa Caterina al papa sono aggiornate dagli applauditi appelli di Emma Bonino all'ecumenico papa argentino.
    La memoria degli insulti piovuti sul cardinale Giuseppe Siri, che aveva osato affermarne l'esistenza dei castighi di Dio, d'altra parte, impone al clero un cauto e pavido silenzio. Di conseguenza la funzione di prevenire le sciagure è sottratta alla preghiera dei fedeli e affidata alle esercitazioni della protezione civile. Se non che si diffonde l'ostinato, invincibile sospetto che la sciagure che affliggono la gongolante allegria nazionale (ed europea) siano conseguenze del disordine promosso da poteri scesi in guerra contro il pudore del pensiero e contro l'onestà della vita.
    Contravveleni e Antidoti: Lo stato contro natura: Sodomia democratica e progressiva

    La donna bianca che si faceva credere africana
    di Anna Bono
    Se il gender è una condizione mentale, una questione di identità, perchè non possono esserlo anche la razza, il colore della pelle? Rachel Dolezal è nata nel 1977 nel Montana, Stati Uniti, da due genitori bianchi. Ma dice di essere nera, di sentirsi nera, di identificarsi come nera. Lo dice da anni, ha dichiarato di essere nera su diversi documenti ufficiali. Da “afro-americana” ha diretto l’Associazione nazionale per la promozione della gente di colore di Spokane, la città in cui abita, è stata difensore civico per la polizia, ha insegnato presso la Eastern Washington University...finchè nel 2015 si è scoperto che aveva mentito. Immediatamente ha dovuto rassegnare le dimissioni da presidente dell’associazione, è stata licenziata dall’università, l’incarico di difensore civico le è stato revocato e il giornale locale per cui scriveva ha sospeso la sua rubrica.
    Accusata dagli afroamericani di averli presi in giro nel peggiore dei modi, durante una trasmissione televisiva Rachel ha replicato: “essere bianchi non è una razza, è una condizione mentale”. La conduttrice del programma, l’attrice afroamericana Loni Love, ha perso le staffe: “No – le ha gridato – io sono nera, non posso diventare te, non posso scambiarmi con te. Questa è la differenza”.
    Rachel Dolezal controbatte che oggigiorno nessuno si sogna di accusare una persona di mentire se si presenta come una donna anche se alla nascita è stata registrata come maschio. Ormai la teoria del gender, dell’identità sessuale non binaria è ampiamente accettata. Quel che vale per l’identità di genere deve valere anche per la razza: “è la stessa cosa – dice – sono stata registrata alla nascita come bianca, ma in realtà io mi sento nera. Non ho scelto di sentirmi nera, semplicemente lo sono”.
    Su questo il popolo LGBT si è diviso. Per alcuni Rachel ha torto, non è la stessa cosa. Altri invece sono d’accordo. Un gruppo transgender ha ordinato delle T-shirts con su scritto “TransRachel” e gliene ha fatta avere una. Lo scorso anno Rogers Brubaker, docente di sociologia presso l’Università della California, ha teorizzato un parallelo tra identità di genere e identità di razza in un libro intitolato Trans: gender and race in an age of unsettled identities (Trans: genere e razza in un’epoca di identità incerte). Secondo il professor Brubaker ha ragione Rachel. Anche un tribunale dello stato di Washington le ha dato almeno in parte ragione se è vero, come hanno scritto i mass media nei giorni scorsi, che a ottobre le ha concesso di cambiare nome. Adesso infatti Rachel è diventata Nkechi Amare Diallo.
    Nkechi è un nome Igbo, un’etnia della Nigeria meridionale, Diallo è un nome Fulani, un’etnia dell’Africa occidentale, Amare è un nome, tra l’altro maschile, Amhara, un’etnia dell’Etiopia.
    In Africa non si scegliono neanche lignaggio e tribù. Si appartiene a un lignaggio, quello della propria famiglia, e non lo si puo' cambiare nel corso della vita: è una appartenenza irrevocabile. Percio' un africano non porta nomi di etnie diverse dalla propria e tanto meno i nomi di due o più etnie: in altre parole, un vero nero, quindi di origine africana, non si puo' chiamare Nkechi Amare Diallo perchè non puo' essere allo stesso tempo, o in periodi diversi della sua vita, Igbo, Fulani e Amhara.
    Probabilmente Rachel Dolezal non lo sa e ha scelto il suo nome “africano” per il suo significato. Nkechi in Igbo vuol dire “dono di Dio onnipotente” oppure “accetto ogni bambino che Dio mi da”. Amare vuol dire “bello”. Forse Rachel neanche sa che Igbo e Fulani sono in guerra da quando esistono le due etnie. I Fulani sono pastori transumanti, di fede islamica. Gli Igbo coltivano la terra, sono stanziali e per lo più cristiani. I Fulani attaccano gli Igbo a scopo di razzia: rubano mandrie, raccolti e beni e, prima di andarsene con il bottino, incendiano i villaggi, ne uccidono gli abitanti. Gli Igbo subiscono, ma, appena possono, si vendicano.
    Sta di fatto che il suo nuovo nome basta da solo a capire che lei è una bianca, con un inverosimile nome africano a provare, se ce ne fosse bisogno, che non una madre africana l’ha partorita e non un padre africano le ha imposto il nome. La sua percezione di sè, la sua condizione mentale non cambiano la realtà. Che valga anche per il gender?
    La donna bianca che si faceva credere africana

    GENDER SU FACEBOOK: BAMBINI CON VAGINA E BAMBINE CON PENE
    L’ideologia gender in Spagna raggiunge un grado di follia davvero senza limiti.
    Nei giorni scorsi, le pensiline degli autobus dei tre capoluoghi dei Paesi Baschi e di Pamplona, in Navarra, le pagine di alcuni quotidiani locali e la metro di Bilbao sono stati deturpati da cartelli raffiguranti quattro bambini che corrono nudi mentre si tengono per mano. Al centro c’è una bambina con l’organo sessuale maschile e un bambino con l’organo sessuale femminile. E sotto la scritta: “Ci sono bambine con pene e bambini con vagina”.
    Artefice di questa campagna pubblicitaria è Chrysallis, associazione di familiari di figli transessuali. La quale, non ottenendo denaro né dal governo basco né da quello navarro, è stata finanziata da un imprenditore newyorkese di origini spagnole, che ha donato ben 30.000 dollari.
    Facebook, che in un primo momento aveva censurato l’immagine postata dall’associazione, si è poi prontamente scusato, sostenendo che si è trattato di un errore: i dogmi dell’ideologia gender non si discutono, anche se totalmente anti-scientifici e dannosi per la vita dei bambini.
    Aingeru Mayor, presidente della suddetta organizzazione, ha fatto sapere che la campagna serve a sensibilizzare l’opinione pubblica sulla necessità di aiutare e accompagnare i bambini che sentono un’identità diversa dal sesso biologico. La soluzione che propone di fronte a questo dramma è la transessualità.
    Gender su Facebook: bambini con vagina e bambine con pene | VoxNews

    Addio maggiordomo, l'assassino ora è il pro family
    di Andrea Zambrano
    L’assassino non è più il maggiordomo. Svecchiamo anche il cliché dei gialli. Anche perché: chi ce l’ha più in casa un maggiordomo? Meglio puntare su categorie più rintracciabili nella società. Insospettabile, autorevole, rassicurante e rispettabile: un buon assassino deve avere queste caratteristiche sennò il caso viene chiuso alla prima pagina e addio divertimento. Facciamo un identikit? No, perché il finale sennò è presto detto.
    Montalbano, fiction numero due della stagione andata in onda lunedì sera con il solito e giustificato codazzo di pubblico italico sdivanato. Merita, Luca Zingaretti è bravo, il format è rodato, dunque avanti così.
    Su Rai Uno inizia la puntata “Come voleva la prassi”. Una povera ragazza viene trovata nuda ai piedi di un portone di un palazzo del centro storico di un paese siciliano. E’ morta: presenta ecchimosi, ferite, contusioni. Insomma è proprio messa male; arriva Montalbano che inizia a chiedere ai vicini di casa: mai vista e conosciuta. E ti pareva; poi il nostro segugio riesce a trovare una pista nel torbido mondo della prostituzione d’alto bordo; mentre scava tra le escort di lusso va a mangiare nel suo ristorante preferito sul mare dove tra un trionfo di crostacei e frutti di mare si imbatte nel telegiornale locale dove il sindaco del paese, che è anche parlamentare, risponde ad una domanda sui matrimoni gay: "Non è ammissibile che lo Stato italiano possa giustificare e ammettere il matrimonio tra due persone dello stesso sesso. Noi siamo per una famiglia sana, tradizionale e che ha comune unico obiettivo la procreazione". Avercene di politici così, ma andiamo oltre.
    Come vuole la prassi, verrebbe da dire, parafrasando il titolo della puntata: politico, siciliano, di chiara estrazione tardo-post-vetero democristiana, un po’ pingue. Guarda un po’: vuoi vedere che l’assassino è proprio lui, sobbalzano i telespettatori davanti alla tv?
    Montalbano lo fissa con lo sguardo serio e pensoso, quello a cui ci ha ormai abituato quando chi gli sta davanti non lo convince per niente. Ma si va avanti. L’inchiesta prosegue, scava, scava e scava e del deputato, tale Palladino, che è anche il sindaco del paese, non c’è più traccia. Boh. Sarà stato un caso, forse un contentino alla legge non scritta dell’indottrinamento catodico delle masse in chiave gay friendly.
    Dopo un’ora e quaranta di indagini la svolta: il commissario riesce ad avere un dvd misterioso che visiona davanti ai suoi colleghi. C’è una scena raccapricciante di orgia assassina, le ragazze tutte nude, i maschi coperti da un cappuccio massonico e le mascherine alla Eyes wide shut. Poi si vede una di loro che viene accoltellata da un manzo nel gruppo e subito dopo: eureka! Un uomo dalla corporatura possente si avvicina al corpo della donna per assicurarsi che sia morta, l’inquadratura indugia su una voglia che ha sul collo.
    “Ma non è per caso il sindaco Palladino? - chiede Montalbano – quello che è contro i matrimoni gay ed è per la famiglia tradizionale e la patria?”, si chiede sardonico strizzando l'occhio al telespettatore. In fatto di agnizione finale, stavolta la penna di Andrea Camilleri ha partorito un escamotage davvero scontato, roba da commedia di Plauto. “Sì sì, è proprio lui”.
    Come vuole la prassi. A quel punto a Montalbano non resta che andare a trovare il Palladino. Lo incontra mentre saluta i figli che vanno a scuola accompagnati dall’uomo della scorta, perché il cliché vuole anche un po’ di peculato. Consegna del dvd tra le mani tremanti del deputato scoperto, "si trovi un buon avvocato", "non provi a distruggerlo perché ne ho fatto altre dieci copie come voleva la prassi", manette e fine della puntata.
    Morale della storiella: l’assassino della prostituta è il politico che si batte per la famiglia tradizionale e contro i matrimoni gay. Verrebbe da titolare: l’assassino è Giovanardi, se non fosse che è di Modena e non di Ragusa. Ma il senso lanciato dagli autori, e dunque da Camilleri che figura tra gli sceneggiatori anche della fiction, è presto detto: chi non vuole i matrimoni gay ha degli scheletri negli armadi. Vi staneremo tutti.
    Ecco fatto, con tanto di canone già pagato, Montalbano è una produzione Rai, l’equazione che i politici che difendono la famiglia sono dei corrotti o dei mafiosi. E’ un vecchio cliché, ma stavolta c’è l'aggravante delle nozze gay, che da quel tocco di novità in più.
    L’indottrinamento di mamma Rai a favore della cultura omosessualista, dopo trasmissioni ad hoc e fiction apposite, vira decisamente sul genere thriller: non basta più presentare l’omosessuale come elemento positivo della storia, bisogna stanare tutti quelli che non sono d’accordo. Come? Con una fiction amata e seguitissima, di buona qualità e molto politically correct, fin troppo.
    Addio maggiordomo, l'assassino ora è il pro family

    "Io, medico, cattolica e la mia battaglia di libertà"
    di Andrea Zambrano
    Anche su Silvana De Mari pende l’accusa di omofobia e gli strali, recapitati ora sulla scrivania del presidente dell’Ordine dei medici, provengono da “Gay Lex” una rete di “legali e attivisti per la tutela dei diritti delle persone lesbiche, gay, bisex e trans”.
    La De Mari è abituata a lottare. Anzitutto perché è medico chirurgo, e lotta contro le malattie. Ma anche perché è diventata la scrittrice fantasy più quotata d’Italia e i suoi personaggi combattono giorno e notte contro draghi e orchi. I suoi libri, come quelli della saga di Hania sono considerati eredi della grande tradizione fantasy anglosassone.
    Che cosa ha fatto? Ha detto che l’omosessualità è una condizione contro natura, anche sotto il profilo fisiologico, che puo' comunque trovare un rimedio nella castità. Come ci informa l’avvocato Gianfranco Amato – che è stato tra i primi a denunciare quanto accaduto alla De Mari - “il concetto di “omofobia” non è giuridicamente definito né dal codice penale, né dal codice civile, né tantomeno da alcuna legge speciale. Oggi esso viene ideologicamente utilizzato come mordacchia alla libertà di pensiero e alla libertà religiosa. E’ per questo che iniziative come quella di “Gay Lex” contro la dottoressa De Mari rappresentano il sintomo della pericolosa deriva totalitaria che sta sempre più montando nel nostro Paese. La dittatura del pensiero unico utilizza i suoi scherani e i suoi aguzzini per imbavagliare la libertà di opinione”.
    Ma che cosa ne pensa la dottoressa-scrittrice? “Che facciano, ma sappiano che l’Ordine dei medici è un’istituzione seria. Voglio vederli a cercare di dimostrare cio' che è indimostrabile”, spiega la De Mari alla Nuova BQ.
    La accusano di essere ultra-cattolica e di essere superstiziosa.
    Non ho fatto altro che dare delle spiegazioni medico-cliniche al fenomeno dell’omosessualità, anche se si dovrebbe parlare di omoerotismo.
    Perché?
    Perché la sessualità è un modo della biologia per creare la generazione successiva mediante l’incontro di maschile e femminile. Dove non c’è incontro, non c’è sessualità.
    Chiaro. Ma…
    …ma evidentemente ormai tutti vuotiamo il cervello all’ammasso. Pero' è bene che di certe cose parlino i medici, cosi' tanto per delineare i contorni della questione.
    Prego.
    Allora, sul libro di anatomia che ho studiato (6000 pagine!) c’erano gli apparati riproduttivi. Ed erano due: quello maschile e quello femminile. La cavità anale non c’entra col sesso, infatti fa parte dell’apparato digerente. Vede, l’ano ha una mucosa sottilissima, Madre natura non l’ha pensato per tollerare la violenza della penetrazione, la vagina invece è fatta apposta: ha una mucosa stratomultiplo, delle ghiandole per la lubrificazione, una catena di vasi linfatici per proteggerla. La mucosa dell’ano invece è fragile, non è creata per proteggere dalle aggressioni esterne perché non sono previste. In più lo sfintere anale è fatto per divaricarsi poco e soprattutto per viaggi dall’interno all’esterno e non il contrario.
    Tutto molto interessante, ma cosa c’entra con la polemica?
    C’entra perché bisognerà pur spiegare da qualche parte perché l’omosessualità è contro natura. Ecco. Questa è la spiegazione medico-scientifica. Adesso, che vadano a dimostrare il contrario sul bancone dell’ordine se ne sono capaci.
    L’accusano di essere ossessionata da ani e penetrazioni.
    Io!? Ma io sono un medico. Queste persone hanno mai fatto una rettoscopia? Non considerano la tragedia delle malattie infettive? Scandisco: tra-ge-dia! Oggi pretendiamo di prescindere dal dato di natura. Ma la natura funziona cosi' e non basta un preservativo, che si puo' rompere, che si puo' non mettere, che si puo' dimenticare etc…, a risolvere il problema. L’ano si lesiona con la penetrazione, perché non è corazzato e cosi' diventa una porta aperta a virus, batteri e funghi: diventa un albergo a cinque stelle per tutti gli agenti patogeni che colpiscono gli omoerotici. Lo sanno o no?
    Che cosa farà se l’ordine dovesse sanzionarla?
    E’ un problema che non mi pongo nemmeno. Lo faccio per una questione di libertà e perché non sopporto l’idea che questi attivisti spargano menzogne sull’omoerotismo nelle scuol­­­e dove vengono invitati. A quale titolo lo fanno? Sono stati eletti?
    Diranno che lei vuole impedire loro di dire che l’omosessualità ha lo stesso valore della sessualità.
    Io non impedisco nessuno, io dico solo che si sbagliano di grosso. Se è vero che l’omosessualità vale come la sessualità allora vuol dire che lo sperma che cade in mezzo alle feci ha lo stesso valore di quello che cade dove genera vita. Signori, bando alle pruderie, vogliamo dirlo o no?
    "Io, medico, cattolica e la mia battaglia di libertà"

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    Predefinito Re: Il deserto avanza

    BARI: GAY A CACCIA DI BAMBINI NEL CAMPO NOMADI COMUNALE
    Carabinieri e polizia municipale di Bari indagando sull’ennesimo giro di prostituzione minorile di bambini di etnia Rom.
    L’allarme è scattato dopo alcuni episodi, tra cui giorni fa, il ritrovamento di 5 bimbi Rom da soli nei pressi dello stadio San Nicola, una zona frequentata da chi cerca o offre sesso gay a pagamento.
    I bambini, che sono ora in una comunità, potrebbero essere stati portati lì da qualcuno o forse arrivati da soli, ma comunque non appartenevano al campo che si trova vicino allo stadio e che ieri è stato sgomberato. L’8 marzo un 67enne è stato arrestato nella zona mentre faceva sesso a pagamento con un 15enne rom.
    E pensare che il sindaco di Bari, il piddino Decaro, già noto alle cronache per la manifestazione a favore dei profughi insieme al terrorista islamico, è presidente dell’Anci. Complimentoni.
    BARI: GAY A CACCIA DI BAMBINI NEL CAMPO NOMADI COMUNALE | VoxNews

    Penso ad Angela e Lucio. E mi si appannano gli occhi
    Prego di resistere alla tentazione di fare domande, prego di accettare il mistero di quel rapporto
    Lucio Dalla e Angela Baraldi
    “Tornano sempre”. Bel titolo nicciano e vichiano, bel ritmo dalliano (direi un omaggio al periodo aureo di “Com’è profondo il mare”), quello dell'ultimo singolo di Angela Baraldi. Anche se sono il critico meno obiettivo: mi si appannano gli occhi, ogni volta che penso a Bologna, a Lucio Dalla e ad Angela Baraldi che di Dalla forse fu amante (cosa che a parte Andrea Mingardi non dice mai nessuno perché in tempi di omosessualismo dominante la bisessualità non fa gioco, non è abbastanza manichea). Guardo una vecchissima foto di loro due sul palco, lei ragazzetta callipigia, lui satiro irsuto, e vedo la scena efebofila di un vaso greco.
    Adesso vorrei cercare Angela e chiederle la natura di quel rapporto ma temo di essere confuso con un gossiparo. Prego di resistere alla tentazione di fare domande, prego di accettare il mistero, tanto più ricco e fecondo di qualsiasi outing. E di godermi di “Tornano sempre” le tastiere notturne, le rime che congiungono eros e caritas: “Tornano dagli amanti amati/da quelli trascurati”.
    Quel rapporto tra Angela Baraldi e Lucio Dalla - Il Foglio

    VIGEVANO, GAY GANG STUPRA RAGAZZINO: MA LI CHIAMANO ‘BULLI’
    Ecco come la principale agenzia italiana racconta lo stupro di gruppo da parte di alcuni ragazzi ai danni di un altro ragazzo:
    Bulli quindicenni violentavano e picchiavano, in chat violenze come trofei, anche 6 denunce. Un quindicenne ‘fragile’ la vittima preferita, fatto ubriacare e portato al guinzaglio
    Sgominata dai Carabinieri a Vigevano (Pavia) la “baby gang delle stazioni ferroviarie”: bulli quindicenni che violentavano e picchiavano. Quattro arresti e sei denunce.
    Le violenze erano esibite come trofei su sistemi di messaggistica istantanea. Secondo le indagini, in un caso gli arrestati avevano costretto un loro coetaneo – il bersaglio preferito per le loro angherie, un quindicenne ‘fragile’ – a bere alcolici fino ad ubriacarlo, poi gli avevano messo una catena al collo e l’avevano portato come un cane al guinzaglio in giro per le strade della cittadina in cui risiedono. In un’altra occasione, in cinque contro uno l’avevano afferrato con la forza, denudato, tenuto appeso per le gambe a testa in giù sopra un ponte e costretto a subire atti sessuali.
    Il tutto ripreso da un telefonino e il filmato era stato diffuso tra gli amici. I carabinieri di Vigevano li hanno arrestati e condotti all’ istituto penale minorile Beccaria di Milano con accuse che vanno dal concorso in violenza sessuale alla riduzione in schiavitù, dalla pornografia minorile (per la diffusione delle immagini delle loro ‘imprese’ nei social network) alla violenza privata aggravata mediante lo stato di incapacità procurato alla vittima. Con i quattro arrestati c’era anche un ragazzino ancora più piccolo, tredicenne e dunque legalmente non imputabile. La sua posizione, considerata la pericolosità sociale, è al vaglio per l’ eventuale richiesta di una misura di prevenzione.
    Il bersaglio principale delle persecuzioni era un ragazzo di 15 anni, studente di prima superiore, definito dagli inquirenti “fragile”. Inizialmente, succube del capo della banda di bulli, aveva accettato di subire una serie di piccole angherie e prese in giro perché temeva di essere emarginato dal gruppo. Le vessazioni e le umiliazioni, però, erano cresciute d’intensità fino a diventare sempre più violente e insopportabili. Del “branco” – composto soprattutto da coetanei, anche se qualcuno di loro causa bocciature è ancora alle scuole medie – facevano parte anche altri cinque minori tra i 15 e i 16 anni, accusati solo di aver partecipato insieme agli arrestati a una serie di episodi di vandalismo contro treni, altro “passatempo” del gruppo: lanci di sassi, finestrini rotti con i martelletti frangivetro, estintori scaricati all’interno delle carrozze. Dovranno rispondere di danneggiamento aggravato e interruzione di pubblico servizio.
    I protagonisti non appartengono a un mondo di marginalità sociale. Sono definiti dagli investigatori tutti “ragazzi di buona famiglia”, figli di professionisti, commercianti, impiegati, operai. Le indagini dei carabinieri del capitano Rocco Papaleo sono state complesse e delicate. Dopo aver raccolto notizie relative ad alcuni degli episodi, hanno dovuto anzitutto convincere a presentare denuncia i genitori di alcune vittime, preoccupati per quanto sarebbe potuto ulteriormente accadere ai loro figli. Non sono mancate le spedizioni punitive, come quella avvenuta a febbraio quando due ragazzi di 15 anni, ritenuti responsabili di aver denunciato alcuni degli episodi di bullismo, sono stati affrontati al rientro a casa, spintonati e presi a pugni. Solo l’intervento di un genitore, casualmente di passaggio, ha posto fine all’aggressione. Fondamentale nello sviluppo delle indagini è stata la collaborazione che i carabinieri hanno ottenuto da un coetaneo delle vittime, testimone di alcune violenze. Hanno conquistato la sua fiducia e lui, sentendosi protetto, è riuscito a procurarsi e poi consegnare una delle foto della violenza sessuale divulgate dal “branco”, in cui i responsabili si mostravano visibilmente compiaciuti ma soprattutto erano ben riconoscibili
    Baby gang. Bulli. Ma non troverete mai il termine ‘gay’. E’ proibito: il termine gay si utilizza, solo, quando l’omosessuale è vittima di una qualche reato, anche in caso di incidente stradale. Un po’ come succede con il termine profugo, lo si tira fuori solamente quando uno di questi non sgozza qualcuno, altrimenti, anche in questo caso: proibito.
    I bulli sono una cosa. Gli stupratori un’altra. E questa, semmai, è una ‘gay gang’. Che magari ha letto qualcosa su qualche sito gay di qualche associazione, nel quale si decanta l’eccitazione nel sodomizzare qualcuno, e ha voluto metterlo in pratica.
    E non è un caso isolato:
    Un’intera cittadina è sotto choc per quanto accaduto a un ragazzino di appena 10 anni: a Boretto (Reggia Emilia) due 17enni residenti nel reggiano sono stati accusati di concorso in violenza sessuale – su uno dei due indagati grava anche il reato di minaccia – e i carabinieri della locale stazione li hanno denunciati alla procura della Repubblica del Tribunale per i minorenni di Bologna.
    Reggio Emilia, 17enni abusano e minacciano un bimbo di 10 anni
    Un’accusa sconcertante e ancor più scioccante il fatto che la vittima dei due orchi in erba sia un ragazzino indifeso (per età e per forza fisica ) di appena 10 anni: la mamma, che si era accorta del malessere del bambino che da un po’ di tempo gli appariva cupo e triste, è riuscita a farsi raccontare tutto dal figlioletto, e ha sporto denuncia contro i due adolescenti che, a quanto trapelato fin qui sul caso, avrebbero agito con crudeltà e cinismo. Sembra anche che, tra le cattiverie imposte alla piccola vittima, almeno in una circostanza i 2 avrebbero anche accerchiato il bambino, costretto ad assistere, in un angolo dello spogliatoio di una palestra, alle “esibizioni” di uno dei due bulli.
    Le indagini ricostruiscono il calvario fisico e psicologico del piccolo
    In un altro momento, invece, i 17enni gli avrebbero intimato il silenzio si tutto quanto visto e subìto, minacciandolo brutalmente, tanto che il bambino, terrorizzato, è arrivato a nascondersi, chiudendosi a chiave all’interno di un armadietto pur di proteggersi, in qualche modo, dalla ferocia dei suoi due aguzzini.
    Il caso Varani, i continui stupri omosessuali. C’è un clima che, probabilmente, sta favorendo l’insorgere di questo fenomeno. Ma non scrivetelo, o potreste fare la fine della dottoressa De Mari, denunciata dalla gaystapo per avere osato criticare la loro confusione sessuale.
    Vigevano, gay gang stupra ragazzino: ma li chiamano ?bulli? | VoxNews

    Gender, è fatta: ora la Giannini quereli i colleghi
    di Tommaso Scandroglio
    “Chi ha parlato e continua a parlare di teoria ‘gender’ in relazione al progetto educativo del governo di Renzi sulla scuola compie una truffa culturale. Ci tuteleremo con gli strumenti a nostra disposizione, anche per vie legali. Ove si continuasse ad incriminare la legge studieremo quali strumenti adottare». Simili strali sono state lanciati dall’ex Ministro dell’Istruzione Stefania Giannini il 16 settembre del 2015 dai microfoni di Radio 24.
    Allora avevamo già dato prova che invece la teoria del gender era presente eccome nella legge 107/2015 chiamata “Buona scuola”. Oggi le prove sono schiaccianti.
    Infatti passano i mesi e parlare di educazione gender nelle scuole ormai non fa più problema, non serve più nasconderla nelle pieghe della legge sulla Buona scuola. Ora è venuto il tempo in cui si puo'agire alla luce del sole e varare in tutta tranquillità un Testo unico che condensa tutte le proposte sul tema, testo che attua in materia le indicazioni della famigerata legge di riforma della scuola come espressamente viene indicato dall’art. 1 comma 1 e dall’art. 5 comma 1 del medesimo Testo unico. Che la Giannini allora quereli i suoi onorevoli colleghi proponenti tale legge.
    Questo testo, presentato il 7 febbraio scorso e che riguarda tutti gli studenti di ogni ordine e grado, è attualmente al vaglio della Commissione VII della Camera. Esaminiamone il contenuto. Innanzitutto il titolo non lascia dubbi in merito ai fini di questa proposta di legge: “Introduzione dell’educazione di genere nelle attività didattiche delle scuole del sistema nazionale di istruzione”. Si potrebbe obiettare che qui il termine “genere” sostituisce semplicemente il lemma “sesso”. Cio'a voler dire che siamo di fronte ad un testo che mira ad insegnare ai bambini a non discriminare le femminucce (a margine: ma quando mai è capitato?). Non è cosi' perché il testo separa concettualmente il termine “sesso” da quello di “genere”. Il comma 2 dell’art. 1, cosi' come il comma 1 dell’art. 2, infatti stabilisce che occorre inserire nei curricula scolastici l’ “educazione alla parità tra i sessi e al rispetto delle differenze di genere”. Il rimando non puo'che essere alla teoria del genere: ogni orientamento sessuale va bene e “maschio” e “femmina” non sono dati di natura ma costrutti psico-sociali che ognuno sceglie liberamente.
    Sempre il medesimo comma indica che bisogna battersi per il “contrasto dei discorsi d’odio”. Affermare ad esempio che l’omosessualità è una condizione intrinsecamente disordinata, che un bambino ha bisogno di un padre e di una madre per crescere bene, che la famiglia è fondata sul matrimonio tra due persone di sesso differente è derubricato a discorso d’odio, con buona pace per la libertà di espressione. Il richiamo al rispetto del “pluralismo culturale” (art. 2 comma 2) è solo una foglia di fico.
    I bambini, sin dalla prima infanzia, dovranno essere addestrati “all’uso del linguaggio di genere” (art. 2 comma 3). Non solo quindi dovrà diventare pane quotidiano l’uso di termini quali lesbica, queer, asessuato, cisgender, omogenitorialità, genitore 1 e genitore 2, ma si dovranno bandire espressioni “omofobiche” quali “il transessuale”, se costui invece si sente donna, e “famiglia naturale”.
    Ma non solo il linguaggio dovrà mutare, bensi' tutta la sfera comportamentale dei bambini. L’art. 3 comma 1 mira infatti alla “promozione di cambiamenti nei modelli comportamentali, l’eliminazione di stereotipi, pregiudizi, costumi, tradizioni, e altre pratiche socio-culturali fondati sulla discriminazione delle persone in base al sesso”. Le parole sono pietre. Il passaggio qui riportato significa che si promuoverà la cosiddetta identità di genere dei bambini ad esempio non facendo più giocare i maschietti con giochi da maschi e le femminucce con quelli per femminucce, ma mischiando i ruoli. Occorrerà cancellare alcuni “stereotipi” quali ci sono lavori più mascolini di altri, solo due persone di sesso differente possono sposarsi, le donne sono attratte dagli uomini e viceversa, etc. Via anche le tradizioni: ripugnante ad esempio portare dei fiori ad una donna, mettere al collo di un maschio una cravatta e ai fianchi di una donna una gonna, scegliere per la cameretta del pupo maschio tinte sull’azzurro.
    L’art. 3 comma 2 poi stabilisce che i libri di testo dovranno rifarsi al codice di autoregolamentazione Polite. Come avevamo già spiegato, questo codice “siglato tra gli altri anche dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento Pari opportunità e dall’Associazione italiana editori” è teso alla “ promozione e adozione tra gli editori di libri di testo per l’educazione alle pari opportunità. Grazie a questo progetto abbiamo già sui banchi di scuola testi come il famigerato Piccolo Uovo: fiaba per bambini in cui si spiega che esiste anche la famiglia omosessuale. Poi vi sono racconti per l’infanzia dove la bella addormentata è svegliata da una principessa”. In parole povere i nostri bambini leggeranno fiabe e libri che promuoveranno l’omosessualità e il transessualismo.
    Il Testo unico inoltre prevede momenti di formazione gender per i docenti e le famiglie a cura di associazioni Lgbt (art 3 comma 4, art. 5 comma 2) perché le “figure” e gli “organismi di parità del territorio preposti alle politiche di pari opportunità” non possono che essere realità associative a favore della gender theory. Inoltre anche chi vorrà prepararsi a diventare insegnante dovrà studiare in università la teoria del gender (art 5 comma 3).
    Se le scuole non adotteranno questo iter formativo pro-lgbt verranno valutate negativamente dal Ministero (art. 3 comma 5) con conseguenze spiacevoli (meno soldi?).
    Ultimo aspetto. Il Testo unico all’art. 4 comma 2 assicura che le famiglie saranno informate di tutte queste iniziative gay friendly. Non è dato modo di sapere come i genitori potranno difendersi. Sarà loro concesso adottare libri diversi, chiedere lezioni alternative, tenere i figli a casa? Non crediamo, dato che tale formazione è obbligatoria per gli studenti. Inoltre la proposta di legge precisa che dovere dell’istituto non è quello di trovare un piano didattico condiviso con le famiglie, ma meramente di informare le famiglie che cosi' si è deciso anche se non piace. Assolto tale onere che i genitori si arrangino.
    Gender, è fatta: ora la Giannini quereli i colleghi

    Lanciano: l’Arcigay contro la preside che informa le famiglie
    di Rodolfo de Mattei
    A Lanciano, in provincia di Chieti, l’Istituto scolastico De Titta-Fermi si trova al centro di una bufera mediatica per aver osato informare, attraverso una circolare, le famiglie riguardo il coinvolgimento dei propri figli ad un incontro sul tema dell’omosessualità avente come ospite la super impegnata Francesca Vecchioni.
    La saggia e sacrosanta decisione della dirigente scolastica Daniela Rollo ha fatto però andare su tutte le furie il Collettivo Studentesco e l’Arcigay Chieti, evidentemente abituati ad entrare nelle aule scolastiche con il loro programmi “educativi” senza chiedere alcun permesso.
    INCONTRO CON L’AUTORE….OMOSESSUALE
    L’evento in programma, nell’ambito del progetto “Incontro con l’autore”, è la presentazione del volume di Francesca Vecchioni, figlia del cantautore Roberto e presidente di DiversityLab, e della scrittrice Daria Colombo, intitolato “Ti innamorerai senza pensare”, che, presentato come un libro che parla di “diritti civili, differenza di genere e diversità” è in realtà un vero e proprio inno alla “normalizzazione” omosessuale.
    L’obiettivo è chiaro già dal titolo, segui i tuoi istinti e i tuoi sentimenti, qualunque essi siano, senza pensare appunto alle conseguenze, tanto meno se siano giusti o sbagliati. Un messaggio evidentemente folle e devastante per i nostri già abbondantemente confusi adolescenti.
    ARCIGAY: DECISIONE GRAVE
    La decisione della preside dell’istituto scolastico di chiedere ai famigliari l’autorizzazione per far assistere i propri figli ad un incontro riguardante tematiche sensibili, attorno alle quali vi è oggi un diffuso ed accesissimo dibattito è stata però giudicata dall’Arcigay “grave” e del tutto inopportuna.
    L’associazione omosessualista ha espresso la sua completa disapprovazione attraverso un comunicato in cui si legge:
    “Ci domandiamo che valore didattico possano avere le sue parole verso uno studente o studentessa omosessuale che si chiederà, dovendo riportare in famiglia la circolare, se la propria famiglia possa considerare il suo orientamento sessuale “consono”. Quale messaggio di inclusione e accettazione fa passare la scuola? Cosa potrà mai provare uno studente o una studentessa sentendo oggetto di una indagine conoscitiva ostativa il proprio essere e la propria affettività? Indagine che sembra essere però preclusiva dell’incontro con la scrittrice invitata a presentare la propria esperienza di vita attraverso il suo libro”.
    E ancora: “Se le istituzioni scolastiche, attraverso i propri rappresentanti, non sono i primi ad essere inclusivi e se considerano l’accettazione della omosessualità una ‘opinione’ che possa turbare qualcuno, riteniamo che sono davvero pochi i passi avanti che questa società potrà fare”.
    GENDER DIKTAT
    La vicenda di Lanciano mette bene in luce quello che è l’attuale clima culturale in materia di omosessualità e quelle che sono le inaccettabili pretese dei promotori del nuovo paradigma sessuale, per i quali, il solo “informare” i genitori è già un intollerabile gesto di “inciviltà” e discriminazione.
    La buona scuola, quella vera, dovrebbe bandire completamente questi corsi di normalizzazione dell’omosessualità e di qualsivoglia tendenza sessuale ed, all’opposto informare i ragazzi circa i reali rischi e pericoli ai quali vanno incontro adottando il deleterio e contro natura stile di vita gay.
    https://www.riscossacristiana.it/lan...lfo-de-mattei/

    Tutto è lecito tranne la famiglia tradizionale
    Claudio Risè
    Qualsiasi cosa, purché contro la natura. Chiunque in Italia puo'essere genitore, tranne quelli veri, nei confronti dei quali il ferreo polso dell'autorità giudiziaria ama fare sentire il proprio non discutibile potere.
    Dopo le madri povere, cui invece di erogare un sussidio vengono sottratti i bimbi per darli in adozione, tocca ai genitori «troppo anziani». Alla coppia di Casale Monferrato non verrà restituita la loro bimba malgrado si sia rivelata falsa l'accusa di abbandono che sette anni fa aveva motivato l'allontanamento. Non c'è stato nessun abbandono, ma «ormai l'abbandono fa parte della sua storia» ha stabilito il giudice di Torino. E quindi la bimba resterà con la coppia cui era stata prima affidata, e poi data in adozione.
    Anche i genitori veri sono stati cosi' abbandonati, ma dal diritto. Il giudice, pur avendo riconosciuto che non avevano mancato in nulla verso la bimba, dopo averla loro sottratta ora non la restituisce più. La loro colpa, in tutta questa vicenda è quella di essere «troppo anziani». Quando la bimba è nata, avevano lui 69 anni, e lei 57. Certo, c'era stata di mezzo una fecondazione assistita che aveva funzionato bene, ma il guaio era (ed è rimasto) che il gruppo sociale delle coppie eterosessuali anziane, al contrario di altre, molto più inconsuete in funzione genitoriale ma più spettacolari e di moda, non era smart. Di padri vecchissimi e madri miracolate in tarda età si parla fin dalla Bibbia, e in altre importanti narrazioni tradizionali ma, appunto, non è in fondo niente di nuovo.
    Soprattutto non ci sono lobby potenti che spingono, sindaci con la fascia tricolore che corrono da loro tra i flash dei giornali. Questi sono solo normalissimi genitori anziani, felici di avere una bimba, per i quali non si scomoda nessuna televisione. Contro la loro semplice e antica felicità insorge invece il pregiudizio e invidia sociale: troppo vecchi. Persino la Cassazione, già intervenuta in questa brutta storia, complicata come tutte quelle in cui il diritto vuole regolare secondo proprie e astratte categorie i legami naturali tra le persone, aveva notato che tutte le sentenze precedenti avevano sullo sfondo un pregiudizio riguardo all'età di Luigi e Gabriella, che non a caso sono stati ribattezzati dall'opinione pubblica «genitori nonni». Insomma, in Italia ogni tipo di coppia puo'svolgere funzioni genitoriali, ma non quella composta da un uomo e una donna, per giunta anziani. Troppo risaputa e tradizionale.
    Soprattutto, come è emerso in recenti sentenze, ai giudici non interessa affatto che i bambini nascano nella madre e dal seme del padre, possono farlo ovunque purché «nell'ambito di un progetto di genitorialità condivisa», «indipendentemente dal legame biologico fra il genitore e il nato» come dice una delle sentenze recenti che istituiscono famiglie con due papà e nessuna mamma. Ventre materno e seme paterno ormai danno fastidio. Il corpo della madre va lasciato lontano e dimenticato. Quanto al padre, occhio all'anagrafe. Cio'che conta piuttosto, si spiega nelle sentenze, è il «progetto», il «desiderio». Insomma la testa. Una genitorialità non più biologica (ci mancherebbe) ma giuridico-cerebrale.
    Tutto è lecito tranne la famiglia tradizionale - IlGiornale.it

    Quando due lettere fanno la differenza:


    ROMA: ‘AMORE’ GAY IN MEZZO ALLA STRADA
    A Roma, nei giorni dei magistrati che danno i bambini ai gay, ecco i gay mostrare il loro lato ‘notturno’ in pieno centro, in via Cola di Rienzo, nel lussuoso quartiere Prati.
    “Roma, orgia gay in pubblico. Secondo varie testimonianze, nella notte tra venerdì e sabato si sarebbe consumata un’orgia tra uomini nella centralissima via Cola di Rienzo”, scrive il giornale Cronaca Vera. Che non sarà l’Herald Tribune, ma mostra un’immagine inequivocabile.
    E ora date loro i bambini.
    Roma: ?amore? gay in mezzo alla strada ? FOTO | VoxNews


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    Predefinito Re: Il deserto avanza

    Barnum gender
    Uomo maschera dell'assurdo
    di Andrea Zambrano
    Venghino signori venghino al gran bazar della gender fluidità. Sempre più difficile: non riusciamo ad assuefarci ai voli pindarici delle alchimie più assurde: uomini che diventano donne? Fatto. Donne che diventano uomini? Pure. Uomini che oggi si sentono lei e domani ritornano lui? Che ci vuole? Bambini costretti al cambio di sesso? Di rigore. L’epoca della gender revolution ci sta abituando agli incroci umani più strani, ma guai a parlare di anormalità perché è sempre dietro l’angolo la censura della gaystapo. Si dovrà parlare di particolarità, di specificità che tende alla normalità. Sarà, ma risulta difficile classificare nella categoria normalità le ultime due alchimie uscite dal cilindro del cappellaio matto della fluidità di genere. Gli incroci sono così astrusi che a capirci qualche cosa bisogna seguire il filo manco fosse una caccia al tesoro.
    La prima storia viene dall’Equador: “Coppia di transgender dà alla luce un figlio: a partorire è il padre”. C’è un lui, che si sente lei e si fa chiamare donna; e c’è una lei, che si sente un lui e agisce di conseguenza. Si conoscono, scoppia la passione. E…zac. Fernando Machado e Diane Rodriguez, così si chiamano i due protagonisti, non sono ricorsi ad operazioni chirurgiche, hanno concepito alla “vecchia maniera”. Quindi dov’è la notizia? Semplicemente nel dato sensoriale: se lei si sente uomo, a partorire è un uomo. Giusto? Non proprio, è sempre lei, che però adesso si è messa in testa di essere un uomo, pur non essendolo, ma per i giornali che nei mesi scorsi ne hanno dato notizia, va bene lo stesso.
    La seconda storia è di ieri. “Madre e figlio cambiano sesso insieme: diventano padre e figlia”. Siamo a Detroit. Erica e Corey Maison erano rispettivamente madre e figlio. Ma il ragazzo ha manifestato problemi di identità di genere fino a quando non ha iniziato un percorso di cosiddetto “cambio di sesso” o transizione. Già che c’era anche la madre, Erica, visto come se la passava il ragazzo, sembra aver detto: bè, mica male. Così ha confessato in famiglia il suo desiderio di cambiare a sua volta, si fa per dire, sesso. Risultato: ora Erica è Eric, donna transata in uomo, e Corey è rimasto con lo stesso nome, ma ora si fa chiamare signorina. Alzi la mano chi ci capisce qualcosa. Ma non è tutto: a rendere ancor più complicata la vicenda sono le dichiarazioni del marito, Les, che è anche padre di Corey che era così felice del cambio di sesso della consorte da esclamare: “Mi sono innamorato di una persona - ha detto -: una bella donna sia dentro che fuori”. E il bello è che non si riferiva alla segretaria, ma proprio alla donna che ha sposato e alla quale ora deve dare del lui.
    Mistero dell’alchimia di chi si prefigge lo scopo di giocare all’apprendista stregone incrociando le turbe più oscure e soprattutto promuovendole come buone e giuste. Queste storie che arrivano da paesi lontani, ma reali, ci dicono che ormai la gender revolution si è affermata al tal punto che ciò che potrebbe apparire alle orecchie e agli occhi di persone dotate di senno una bestialità, diventa normalità, si fa dato possibile e variabile, non esiste più l’oggettività della sessualità. O meglio, esiste, ma viene mascherata da costruzioni psico sociali e dunque annullata. Ormai l’uomo è diventato uno, nessuno e centomila, attore della sua vita completamente sganciato dal dato di realtà, è quello che percepisce, assoluto di sé stesso, sganciato dai legami e dunque solo, tremendamente solo.
    In questo circo barnum di “nuovi mostri”, per dirla con Monicelli, di donne cannone da esibire con sprezzo del ridicolo e della consecutio temporum del Creato, non abbiamo più riferimenti. E’ come se la nostra esperienza umana avesse smesso di essere il luogo del progetto di Dio, che si è servito di uomini e donne come dato primariamente antropologico. Abbandonato il soggetto personale, l’uomo è sballottato da un sentire in balia dell’apparente, figura mitologica che non fa altro che produrre personaggi che però sono maschere: ora maschio ora femmina, ora fate un po’ come diavolo vi pare. E' il ballo in maschera della gender era.
    Barnum gender Uomo maschera dell'assurdo

    STUPRI GAY AL FORTETO: NUOVO PROCESSO AL COMPAGNO FIESOLI
    Dura deposizione stamani a Firenze in un nuovo processo sul Forteto per violenza omosessuale su minore dov’è imputato Rodolfo Fiesoli, il guru della comunità alla quale il tribunale dei Minori di Firenze affida da un trentennio giovani tolti a famiglie disagiate. Ora li dà direttamente ai gay, senza più neanche fingere.
    Sentito oggi in videoconferenza un 24enne che fu ospite del Forteto tra i 12 e i 16 anni di età e che ha riferito degli abusi omosessuali subiti da Fiesoli il quale “denigrava con cose false la mia famiglia – ha detto in udienza – A me, ero bambino, fece credere che mio padre mi avesse violentato”, “faceva lavaggio del cervello”, “mi portava in camera sua, mi palpeggiava, mi baciava, io non volevo, mi ribellavo quando potevo”. Il teste, come risulta da indagini, era anche violentato sessualmente da Fiesoli ma oggi quando la pm Ornella Galeotti ha chiesto di precisare questi aspetti, ha pianto e non è riuscito a proseguire il racconto.
    Nel processo principale Rodolfo Fiesoli era stato condannato in appello a soli 15 anni e 10 mesi.
    Stupri gay al Forteto: nuovo processo al compagno Fiesoli | VoxNews

    L'allarme dell'Iss
    "Epatite A tra i gay"
    In Italia si registra una "epidemia" di epatite A tra gli uomini omosessuali, con una impennata di casi negli ultimi 7 mesi. L'allerta arriva dall'Istituto superiore di sanità (Iss), che identifica tra le possibili cause anche l'Europride tenutosi ad Amsterdam lo scorso agosto, 'veicolo' che ha facilitato la diffusione del virus. L'Iss, in uno speciale pubblicato sul sito Epicentro, avverte anche del rischio che l'epidemia potrebbe ampliarsi per effetto del prossimo World Pride di Madrid in programma per il prossimo giugno. Da qui un forte invito ad incentivare la vaccinazione nella comunità gay. A partire dal mese di agosto 2016, afferma l'Iss su Epicentro, "in Europa e nel nostro Paese, si è registrato un importante incremento dei casi di Epatite A, che da dicembre 2016 ha avuto un'ulteriore impennata". In Italia, nel periodo agosto 2016-febbraio 2017, sono stati notificati al Sistema epidemiologico integrato dell'epatite virale acuta 583 casi: si tratta di un numero di quasi 5 volte maggiore rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.
    L'età mediana è di 34 anni e l'85% dei casi è di sesso maschile. Oltre ai fattori di rischio classicamente riconosciuti come viaggi in zone endemiche, rileva l'Iss, "un'alta percentuale dei casi (61%) dichiara preferenze omosessuali". Da un confronto regionale emerge che nei primi mesi epidemici, il maggior incremento di casi era stato osservato nel Lazio. In seguito un incremento dei casi, rispetto all'atteso, è stato riscontrato anche in altre Regioni.
    Secondo quanto riporta il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc), tra febbraio 2016 e febbraio 2017, in 13 Paesi europei sono stati confermati 287 casi di Epatite A e tre diversi cluster di infezione. Anche a livello europeo la maggioranza dei pazienti sono omosessuali e tra i casi vi è una sola donna. Tuttavia, nonostante l'epidemia coinvolga più Paesi, avverte l'Iss, "l'Italia si presenta come lo Stato europeo con il più evidente eccesso di casi".
    Un aspetto da considerare è che i quattro ceppi descritti in Europa non sono mai stati osservati in Italia prima di agosto 2016. Da qui, l'Iss sottolinea come "la partecipazione di circa mezzo milione di persone all'Europride di Amsterdam il 29 luglio-6 agosto 2016 potrebbe aver giocato un ruolo nell'amplificazione di micro-epidemie esistenti nella comunità omosessuale di alcuni Paesi europei (Regno Unito, Olanda e Germania) e la conseguente diffusione dei ceppi negli altri Paesi, inclusa l'Italia".
    Appare quindi "evidente", è il monito dell'Iss, "la necessità di ribadire che la vaccinazione è fortemente raccomandata per gli omosessuali e che quindi è necessario promuovere un'offerta attiva e gratuita della vaccinazione contro l'epatite A (o se necessario utilizzare vaccini combinati contro l'epatite A e B), attraverso il coinvolgimento di associazioni specifiche, o altri canali target per questa popolazione". Questo, conclude l'Iss, anche alla luce del prossimo World Pride che si terrà a Madrid, tra il 23 giugno e il 2 luglio 2017, evento che "potrebbe rappresentare un rischio di ulteriore amplificazione se l'epidemia fosse ancora in corso nella comunità omosessuale".
    L'allarme dell'Iss "Epatite A tra i gay" - Live Sicilia

    «NON CI DANNO LA CASA PERCHÉ SIAMO UNA COPPIA GAY»
    Non ci sono riscontri se non un lungo post su Facebook. Niente casa perché coppia gay. Il caso esplode all’improvviso, dopo la denuncia arrivata da due torinesi che, sul social, spiegano di essersi visti rifiutare l’affitto di una casa in un quartiere del centro. Il motivo? La loro omosessualità.
    L’autore del post ha spiegato che a dare la notizia a lui e al suo compagno è stato l’agente immobiliare: «Con infinito imbarazzo dice che la proprietà non vuole. Vuole una famiglia. Vuole qualcuno che stia a lungo», spiega. E aggiunge: «E pensare che volevamo cercare una casa più grande proprio per essere ancora di più famiglia, per ospitare quando volessero soprattutto pezzi di famiglia e se fosse capitato amici e amiche a cui vogliamo bene come fratelli e sorelle…». La conclusione del post: «Che tristezza… la discriminazione non è un concetto astratto. E qui… è ora… è ovunque dietro l’angolo». Subito sono arrivate decine di condivisioni e messaggi di solidarietà.
    Un minuto di silenzio.
    «Non ci danno la casa perché siamo una coppia gay» | VoxNews

    EMERGENZA STUPRI GAY: È EFFETTO DELLA PROPAGANDA GENDER
    Assume i connotati di una vera e propria emergenza, l’escalation di stupri omosessuali. Dopo le violenze di Vigevano, dove i ragazzini venivano sodomizzati da quella che i media hanno definito una ‘baby gang di bulli’, ecco oggi la notizia del ragazzino sodomizzato a Napoli da 11 minorenni. Ci sono poi i casi degli allenatori stupratori di Torino e Teramo e dei gay a caccia di ragazzini nel campo nomadi di Bari. Più notizie sparse dello stesso tenore.
    Ovviamente non leggerete da nessuna parte il termine ‘gay’, perché non sta bene. Ma di questo si tratta.
    I casi più preoccupanti sono ovviamente quelli che vedono come carnefici ragazzini: perché significa che la propaganda e la ‘normalizzazione’ dell’omosessualità continuamente trasmessa dai diversi media, sta avendo un effetto deleterio sulla formazione di bambini e ragazzi italiani. Non stiamo dicendo che renda individui normali gay, ma che l’esposizione del bambino ad una certa forma di spettacoli che descrivono come normale la fluidità sessuale, possa produrre come effetto quello a cui stiamo assistendo.
    Emergenza stupri gay: è effetto della propaganda gender | VoxNews

    Circoli gay, l'ombra della violenza ai disabili
    di Marco Guerra
    La toppa, si sa, è sempre peggio del buco. Succede così che Anddos, l’associazione gay finanziata dai fondi Unar, è tornata al centro di un nuovo scandalo, dopo aver scatenato una campagna denigratoria contro l’inchiesta delle Iene, che aveva documentato orge gay e prostituzione all'interno di circoli che, grazie all’affiliazione all’Anddos, usufruivano di agevolazioni fiscali come realtà di promozione culturale e centri antiviolenza e discriminazioni.
    La vicenda ha costretto alle dimissioni il direttore dell’Unar Francesco Spano, compromesso da un finanziamento da 55mila euro in favore dell'Andoss e dalla sua stessa iscrizione all’associazione. Ma nonostante fosse ormai dimostrata, fuori da ogni ragionevole dubbio, la vera natura di questi circoli, Anddos ha querelato le Iene per diffamazione e ha creato una pagina sul suo sito in cui elenca tutte quelle che definisce “bufale” e “situazioni create” dalle Iene per screditare il suo operato. Insomma ancora adesso negano che nei loro circoli si pratichino orge e prostituzione.
    Ma le Iene ad essere diffamate non ci stanno anche se, per stessa ammissione dell’autore dell’Inchiesta Filippo Roma, mai sarebbero tornate sul caso se non fossero state accusate di gettare fango gratuitamente. D’altra parte, tutto si può dire tranne che il programma di Italia Uno sia vicino alle istanze e alle realtà pro family che da tempo denunciano alcune irregolarità e opacità circa i finanziamenti governativi elargiti alle organizzazioni lgbt. Anzi la trasmissione si è persino espressa più volte a favore delle adozioni gay ed ha polemizzato con il Family day
    Il programma al di sopra di ogni “sospetto omofobico” si è però visto costretto a tornare sul caso per difendere il suo onore. L’operazione verità dell’Anddos si è dunque rilevata un boomerang ancora più insidioso della prima inchiesta. Filippo Roma ha prima mostrato le minacce pervenutegli da esponenti della comunità lgbt. Auguri di morte di una morte violenta che, dice l’inviato dell’Iene, “in tanti anni non gli era mai capitato di ricevere” con toni così gravi.
    Poi Roma è tornato a mostrare i siti dei circoli che continuano ad offrire quegli intrattenimenti di sesso estremo ormai noti anche al grande pubblico: dark room, glory hole, naked party e orge di ogni tipo. Per dimostrare che tutto questo è ancora praticato nel circuito Anddos, Roma è inoltre tornato nelle saune gay della capitale mostrate nel primo servizio, presso le quali alcuni gestori hanno ammesso che sono avvenuti anche episodi di prostituzione.
    Le Iene decidono poi di cambiare città per dimostrare che il registro non cambia. Le immagini raccolte nei locali ricreativi associati Anddos di Milano mostrano le solite pratiche di sesso di gruppo ma, soprattutto, riprendono l’adescaggio da parte di alcuni giovani stranieri che offrono prestazioni sessuali a pagamento. Incalzati da qualche domanda, questi ragazzi spiegano che tutti i tesserati e gli stessi gestori sono a conoscenza che avviene prostituzione all’interno dei loro circoli. Oltre all’offerta di sesso i “marchettari” (così definiti nel servizio) indicano anche come procurarsi droga dentro il locale: 50 euro per una bustina di coca.
    Il quadro, già di per se desolante, conferma ancora una volta diversi profili di illegalità nell’attività di questi prive', ma stavolta l’inchiesta fa scoppiare anche una sconvolgente denuncia di violenze sessuali ai danni di un disabile. Un paradosso grande come una casa visto che molti di questi circoli sono presentati ufficialmente e finanziati come centri antiviolenza per le persone che hanno subito atti di bullismo e omofobia.
    Una volta scoperchiato il bidone, alle Iene sono infatti arrivate numerose testimonianze di ex frequentatori di questi locali. Fra queste quelle della mamma di una ragazzo gay di 20 anni con un ritardo mentale. Lorenzo andava regolarmente all’Europa Multiclub di Roma (accreditato come centro antiviolenza), dove ha subito un tentativo di violenza sessuale da parte di un uomo più grande che lo ha portato con la forza in delle stanze appartate.
    L’episodio è stato denunciato da Lorenzo ai responsabili del locale, che si sono limitati a consigliarlo di parlarne direttamente con chi gestisce la sauna. Ma quello di Lorenzo è stato un incubo molto più lungo, la madre dopo diverso tempo si è resa conto dei numerosi abusi ricevuti dal figlio. In più occasioni, il ragazzo è stato in balia delle fantasie degli avventori del locale, che si sono approfittati del suo ritardo mentale per fare ogni tipo di atto sessuale senza preservativo. Afte e piaghe sono solo alcune delle conseguenze fisiche raccontate dalla mamma.
    Intanto il ragazzo ha iniziato una terapia di supporto psicologico, mentre resta evidente l’inopportunità di collocare centri antiviolenza nei luoghi in cui si pratica sesso e prostituzione.
    Indigna anche il fatto che ragazzi disabili siano lasciati alla mercé di veri e propri carnai dove l’unica cosa che conta sono i corpi delle persone e la loro capacità di dare piacere anche se si tratta di soggetti privi della completa capacità di discernere pratiche pericolose per la propria salute. Perché persone con ritardi vengono fatte entrare in circoli del genere? Una risposta sembra arrivare dallo spot su sesso, disabilità e omosessualità girato da Daniele Gattano che, in realtà, ha l’intento di sconfiggere i “nostri stereotipi”.
    Il cortometraggio, girato in collaborazione con Gruppo Jump LGBT – Oltre tutte le barriere e il Cassero LGBT Center di Bologna, si apre con un’intervista a Giuseppe, omosessuale strabico di 22 anni, il quale con una certa ironia parla dei suoi appetiti sessuali e delle sue tecniche di “rimorchio”. Il video poi banalizza il tema seguendo il regista Gattano che si finge disabile su una chat per dimostrare quanto sia semplice e inclusivo cercare un partner sessuale per un disabile gay.
    Gattano si registra su Grindr, ovvero la più famosa app per incontri omosex che serve a trovare, usando il sistema di geolocalizzazione dello smartphone, i ragazzi gay o bisex più vicini e disponibili a rapporti sessuali. Il regista, senza volerlo, mostra un compulsivo mercato del sesso senza alcun coinvolgimento emotivo, che è quanto di più lontano dalle necessità di un disabile di essere amato. Entrato in Grindr, Gattano viene infatti adescato da un altro ragazzo che ammette di cercare “quello che capita” e che per prima cosa chiede una sua foto. Conoscersi per fare sesso sembra l’unico modello di relazione proposto dal progetto video che, sicuramente, non rende onore al variegato mondo della disabilità e delle sua necessità emotive.
    Parlare di tolleranza e lotta alle discriminazioni additando ad un ambiente animato da scambi di foto e di espliciti inviti a consumare sesso, non può contribuire ad alzare il livello della riflessione che merita un tema come questo. Forse gli attivisti lgbt dovrebbero riascoltare Renato Zero che, già negli anni ’70, fu profeta inascoltato della nostra epoca con i versi della canzone Sesso o esse: “Vita, ho bisogno di vita, che io schiavo non sia di una squallida idea, che quel letto non sia la chiave di tutto”.
    Circoli gay, l'ombra della violenza ai disabili

    VIDEO
    http://se-pi1-6.se.vod06.msf.ticdn.i...c-20_0.mp4?_=1

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    Predefinito Re: Il deserto avanza

    CAGLIARI: “LABORATORI PER BAMBINI ‘FLUIDI’ NEL CONVEGNO GAY”
    Cagliari – “I bambini non sono cavie per i vostri esperimenti: ve lo ricordiamo anche quest’anno” recitano i volantini che i militanti di CasaPound hanno distribuito all’ingresso del Lazzaretto al fine di contestare il laboratorio per bambini dai 5 ai 10 anni organizzato nella manifestazione gay “Le lesbiche si raccontano”.
    “Dopo il ‘laboratorio di travestimento per bambini’ che proprio l’anno scorso contestammo nella 2° edizione de ‘Le lesbiche si raccontano’, vogliamo assicurarci che l’evento pubblico di oggi non possa in alcun modo attentare alla crescita dei bambini che parteciperanno” – dichiara CPI – “sviluppo che rischia di essere minato dal ‘gioco del rispetto’, famoso per le polemiche suscitate nelle scuole di Trieste che portarono il sindaco ad abolirlo lo scorso luglio”.
    “Questo ‘gioco’, infatti, è stato inserito tra le attività che i bambini dovranno svolgere presso il Lazzaretto” – continua la nota – “e se si dà uno sguardo alle ‘linee guida del gioco’(che alleghiamo al comunicato), non si può che rimanere increduli di fronte al capitolo che tratta la ‘trasformazione di genere’ e l’obiettivo dichiarato di ‘problematizzare i ruoli tradizionali nei quali bambini e bambine sono ingabbiati al fine di contrastarne l’adesione’, nonché scorrendo le varie componenti del ‘gioco’ intitolate ‘sarà maschio o sarà femmina?’, ‘osservo e gioco al contrario’, ‘il momento magico: storie per mettere in discussione il genere’, ecc.”.
    “Contestiamo, inoltre, il fatto che all’interno dell’evento gay finanziato con fondi pubblici in spazi pubblici si possano svolgere attività per bambini a dir poco ambigue e confusionarie contemporaneamente a laboratori di travestimento come il ‘drag kinging’”– prosegue CasaPound – “come riportato nelle locandine della manifestazione, infatti, i bambini entreranno nello stesso edificio in cui sarà eseguito il laboratorio che ‘mette in discussione il binarismo di genere e sposta i confini dell’identità sessuale’ attraverso il travestimento, quando questo sarà iniziato da appena mezz’ora”.
    “Chiediamo al sindaco Zedda, al presidente della Regione Pigliaru ed agli organi dell’Ente Regionale Studenti Universitari di fare chiarezza sul ruolo che Comune e Regione hanno avuto nel concedere locali pubblici e fondi pubblici per la realizzazione di tali attività e se fossero a conoscenza di quelle rivolte ai bambini”.
    Cagliari: ?Laboratori per bambini ?fluidi? nel convegno gay? | Vox

    SCANDALO GAY NEL CALCIO GIOVANILE: SESSO IN CAMBIO DEL RUOLO DA TITOLARE
    Scandalo omosessuale nel mondo del calcio giovanile. La vicenda vede ai domiciliari un allenatore 20enne e uno 50enne. Il secondo sfruttava il collega più giovane per collezionare materiale pornografico. Non solo due coach, ma anche un arbitro che con la scusa di massaggi tonificanti tentava approcci omosessuali. Il direttore di gara è ora costretto all’obbligo di firma. Le accuse sono pornografia minorile e violenza sessuale: le vittime, una quindicina, hanno 16 anni.
    L’indagine, coordinata dalla Procura di Torino, è durata quasi un anno. Secondo quanto denunciato, l’allenatore 20enne dopo la preparazione atletica e prima di un importante match ha invitato il giovane calciatore a passare la notte in casa sua. Lì avrebbe poi tentato un approccio omosessuale. Gli accertamenti della polizia hanno permesso di accertare che il mister, dopo aver ottenuto la fiducia dai suoi atleti, tentava di sedurli in chat con promesse di un ruolo da titolare in squadra o di altri favori personali.
    Scandalo gay nel calcio giovanile: sesso in cambio del ruolo da titolare | Vox

    Verità e menzogne di questi tempi confusi
    Claudio Forti
    Questa è stata una settimana fra le più belle e intense della storia di HazteOir.org e del giornale Actuall. Ci siamo battuti per la libertà di espressione e il diritto dei padri di scegliere l’educazione per i loro figli, sfidando uno dei più terribili poteri forti: la lobby LGBT e i suoi obbedienti tentacoli nella sfera politica. (Tentacolo ha la radice di tentazione. Ndt).
    Ci hanno perseguiti, calunniati, minacciati, però non sono riusciti a farci tacere. I nuovi censori ci hanno fatto un involontario favore, perché questa è stata una delle settimane in cui ci siamo fatti sentire di più. E quello che abbiamo detto ai quattro venti è una banalità. Però l’autobus di HazteOir e il suo messaggio così ovvio: “i bambini hanno il pene, le bambine hanno la vulva”, ha dimostrato che l’imperatore era nudo. (Come i nostri progenitori raffigurati qui sopra. Ndt), e a messo di fronte alle sue contraddizioni la dittatura del politicamente corretto.
    Uno degli argomenti di Ignacio Arsuaga (Direttore di HazteOir), era che ci siamo limitati a ricordare ciò che abbiamo appreso a scuola: pura biologia! Dire che i maschietti hanno il pistolino e le bambine qualcos’altro, è una semplice constatazione della realtà. Se le ideologie, al contrario, non riescono a vedere la realtà, è dovuto ai loro interessati apriorismi. Il caso più estremo di negazione dell’evidenza è quello del marxismo, perché sostituì la verità con la menzogna (per quanto ironicamente il suo giornale presumeva il contrario, Pravda in russo significa verità), e la scienza come superstizione, e condusse mezzo mondo (l’Unione Sovietica, l’Est, l’Asia, eccetera), alla catastrofe.
    Ricorderai il caso paradigmatico di Lysenko, l’ingegnere che sosteneva che le piante potevano essere modificate unicamente dall’ambiente, senza tener conto della loro eredità genetica. Questo personaggio ottenne il favore della cupola sovietica, che considerava la genetica come “scienza borghese”, e la sua assurda teoria divenne per due decenni dottrina ufficiale dell’URSS. Conseguenza: il fallimento assoluto.
    Con Lysenko, due più due faceva cinque. Si, però, mentre la genetica servì in Occidente per migliorare i raccolti, in URSS milioni di persone morivano di fame. E fino a quando Lysenko non cadde in disgrazia, egli era nell’Olimpo dell’Accademia della Scienza. E gli scienziati che si azzardavano a dire che due più due non fa cinque, ma quattro, finivano in siberia. Ebbene, l’ideologia di Genere è una superstizione più grande, se vogliamo, del marxismo, perché non pretende di por fine alle classi sociali, ma qualcosa di più insensato, e cioè la riedificazione della natura umana.
    Ciò che dobbiamo fare, prima di continuare a parlare, è saper vedere i nuovi Lysenko, e porre davanti ai loro occhi la realtà. Osservate signori: ci sono solo due forme personali: l’uomo e la donna! L’uomo è stato disegnato nella sua psicologia affettiva e anatomicamente per unirsi alla donna e viceversa, così che possano procreare altri maschietti o femminucce, e questi, a loro volta, in modo da moltiplicarsi. L’autore francese Fabrice Hadjadj ci dice che l’ombelico ci indica la nostra origine, e ciò che c’è qualche centimetro più in basso ci indica la nostra forma per trascenderci. (Perché nella procreazione ci facciamo collaboratori di Dio. Ndt). Questa verità dell’essere umano, creatura trascendente; della famiglia, che è la culla dell’umanità, perché fin quando ci saranno famiglie ci sarà umanità.
    La scienza medica lo dimostra empiricamente. Per questo vogliamo approfondire l’argomento con Juan Robles nell’intervista qui sotto riportata.
    Juan Robles, basandosi su ciò che dice la genetica e la pediatria, mette in luce le verità e le menzogne sulla transessualità, termine medico che cominciò a usare negli anni Cinquanta l’endocrinologo nordamericano Harry Benjamin e che posteriormente la lobby LGBT ha snaturato politicizzandolo e ravvivando le braci per il loro pasto.
    Spero che questo articolo ti aiuti a formarti un’opinione su questo tema e ti fornisca argomenti per replicare ai seguaci di Lysenko, perché, come avrai visto, non c’è tanta differenza tra la superstizione dello stalinismo e ciò che sta succedendo ora in Spagna per opera della Cifuentes e di Carmena. Lo stesso stile de La Prabda.
    E, visto che il tuo appoggio ottiene il suo effetto, quanto più ci attaccano, tanto più noi compiamo la nostra missione: facciamoci sentire! (HazteOir significa proprio “fatti sentire”. Ndt). Se i nemici della libertà abbaiano, vuol dire che noi siamo sulla buona strada.
    Verità e menzogne sulla transessualità. Cosa dice in concreto la scienza
    I bambini hanno il pene e le bambine la vagina? Su questo fatto la Cifuentes, Carmena e Acropolis evidentemente hanno dei dubbi, così come coloro che hanno attaccato l’autobus di HazteOir.org. Per non perder tempo in chiacchiere, vediamo ciò che dice la scienza al riguardo.
    Juan Robles – 3 febbraio 2017
    Non esiste un terzo sesso, ma solo due unici sessi: maschio e femmina. E il transessuale, termine introdotto nella medicina dall’endocrinologo nordamericano Harry Benjamin, si riferisce a pazienti con patologie congenite, ma non all’esistenza di un terzo sesso. Infatti Benjamin diceva che la persona di sesso ambiguo avrebbe dovuto essere trattata e corretta portandola verso l’identità di genere predominante: maschio o femmina.
    Con il tempo però il termine è andato distorcendosi per mano dei collettivi LGBT, fino ad acquisire un significato sociale, culturale e politico che non ha nulla a che vedere con quei casi patologici, per altro sommamente eccezionali, come dimostrato dalla letteratura medica.
    Riassumiamo in dieci punti ciò che la scienza dice al riguardo.
    Le persone nascono come maschi e femmine. Non c’è un termine medio. Ciò che riscontrano la medicina (attraverso la genetica, l’urologia, la ginecologia e la pediatria), è che le persone nascono maschi o femmine. Non esiste un termine medio. Perché?
    Perché “la sessualità umana è un tratto biologico obiettivo binario (…) La norma del progetto umano è quella di essere concepito come maschio o femmina”, come afferma il Collegio Americano dei Pediatri. Ed è binaria per definizione perché la sua finalità più elementare non è altra che la riproduzione e moltiplicazione della specie. Un principio evidente in sé stesso.
    Non nascono bambini con la vagina e bambine con il pene. I primi nascono con attributi sessuali mascolini e le seconde con attributi femminili, come certificato dall’urologia, dallla ginecologia e dalla pediatria
    Ben altra cosa è se posteriormente si operano i genitali, però è scientificamente inesatto dire che nascono bambini con la vagina e bambine con il pene. (Sembra incredibile che si sia costretti a dimostrare un’ovvietà, ma questo dimostra quanto grande sia ormai l’effetto della manipolazione delle menti ad opera delle grandi e potenti agenzie informative. Sarebbe meglio definirle “agenzie deformative”. Ndt). L’identità sessuale è un fatto obiettivo radicato nella natura specifica della persona, che comprende molto più che i genitali.
    Il fatto di subire un’operazione non significa un cambiamento di sesso. È giusto distinguere tra sesso (concetto amplissimo, che comprende l’aspetto psicologico e non solo quello ormonale), e la genitalità. Una persona può cambiarsi i genitali ma non il sesso. Perché l’identità sessuale è un fatto obiettivo radicato nella natura specifica della persona, che tocca numerosi aspetti della persona, e non i soli aspetti ormonali e genetici.
    Ciò significa che ci sono maschi che si sottopongono a un’operazione, ma continuano ad essere maschi, che però sono stati privati dell’apparato riproduttore maschile, e donne che, anche dopo l’operazione, continuano ad essere donne, però con attributi sessuali maschili.
    Alcuni accusano disturbi di ambiguità genitale, però gli uni continuano ad essere maschi e le altre ad essere femmine. Esistono disturbi di ambiguità genitale o anomalie dei cromosomi sessuali.
    Si tratta, per esempio, di femminizzazione testicolare, chiamata anche Sindrome di Morris o sindrome di insensibilità degli androgeni. C’è, per esempio, l’iperplasia surrenale congenita, disturbo che colpisce le ghiandole surrenali, che producono ormoni, come il cortisol, la aldosterona o gli ormoni sessuali.
    Le bambine che hanno questo disturbo potrebbero nascere con genitali ambigui, per cui i loro genitali possono sembrare più da uomo che da donna. Ma non sono da maschio. Questo non vuol dire che in quei casi a quei maschi manchino i testicoli e il pene, e alle donne i loro organi riproduttivi. Ognuno ha gli organi riproduttori propri del suo sesso; possono però essere più piccoli del normale, essere atrofizzati o nascosti. (Certo, sono situazioni che creano sofferenza e meritano rispetto, ma meritano altrettanto di non essere strumentalizzati per fini ideologici, come purtroppo succede! Ndt).
    Oltretutto sono statisticamente irrilevanti. Si tratta di deviazioni della norma sessuale binaria, rari e infrequenti. Siamo attorno a un caso ogni 99.000.
    Questo tipo di disturbi è molto raro e isolato, come possiamo comprovare dal catalogo dei disturbi genetici dell’Omin (Online Medelian Inheritance in Man). Si tratta di deviazioni (termine medico senza connotazione dispregiativa), della norma sessuale binaria, come chi nasce con malformazioni congenite, che sono però numericamente eccezionali, tanto che sono statisticamente poco rilevanti (da 1 caso ogni 1000 fino a 1 caso su 99.000).
    Così tra le anomalie dei cromosomi sessuali, come per esempio la sindrome di kinefelter 48, XXXY (infertilità e testicoli atrofici). L’incidenza è di 1 ogni 25.000 maschi, o il vero ermafroditismo (ovvero sono cromosomicamente donne, ma fenotipicamente maschi). L’incidenza è di 1 ogni 20.000.
    Nel caso delle donne abbiamo la sindrome di Swyer un disturbo genetico delle gonadi, per la quale non riescono a sviluppare caratteristiche femminili secondarie, la cui incidenza è di 1 ogni 99.000 maschi.
    Ci sono altre anomalie che sono talmente eccezionali che i rarissimi casi che si conoscono non sono sufficienti per elaborare statistiche, come il pseudoermafroditismo maschile (tecnicamente ipospadia pseudovaginale perineoscrotale), o la ipoplasia delle cellule di Leydig.
    Gli interventi chirurgici nei casi di ambiguità sessuale non sono per cambiare di sesso, ma per confermare il sesso dominante. Non è la stessa cosa operarsi perché qualcuno dice che si sente maschio in un corpo di femmina e viceversa (per essere chiari, non per un problema fisico, ma psicologico), ma operarsi per riorientare una sessualità ambigua. È il caso di coloro che nascono con iperplasia adrenale congenita (una variante della quale è la sindrome di insensibilità androgena), quelli che soffrono mosaicismo, chimerismo o altra causa congenita di identità sessuale mista.
    In questi casi la chirurgia serve per confermare la persona nel suo sesso “dominante”, quindi. per correggere una condizione patologica. Per essere chiari, questo non sarebbe un cambiamento di sesso, ma confermare ciò che era originariamente ambiguo.
    La distrofia di genere è un’altra cosa: non è un problema fisico, ma psicologico. Certo, determinate persone dicono di identificarsi con l’altro sesso, però quello non è un problema genetico o fisico, ma psicologico.
    Di fatto, a seconda che siamo maschi o femmine, visto che nessuno nasce con un genere, ma con un sesso biologico. Il genere (la coscienza e sentimento di sé stessi come uomo o donna), è un concetto sociologico e psicologico e non un concetto biologico obiettivo. In questi casi si può parlare di distrofia di genere. Un disturbo psicologico catalogato nel Manuale di Diagnostica e Statistica della Associazione Americana di Psichiatria. Però essi hanno il pene e loro la vagina. Il loro problema si risolve sottomettendoli a trattamento ormonale o con un intervento chirurgico.
    In alcune dichiarazioni a Actuall, il cattedratico di genetica Nicolas Jouvé spiegava che questo fatto “suppone un abuso totale”, perciò, quello che fanno “nelle campagne a favore dell’ideologia di Genere è prendere dei singoli rari casi patologici, per giustificare la possibilità di scelta del sesso desiderato, e per manipolare il pensiero dei minori e dei genitori”.
    E un grave errore riempire di ormoni gli adolescenti che dicono di essere dei trans. Questo tipo di disturbo, di disforia o di confusione nella sessualità sono transitori e possono normalizzarsi nell’età adulta. Per questo è controproducente introdurre ormoni nell’età puberale o adolescenziale, anche se i soggetti si dicono insoddisfatti del loro genere.
    L’immensa maggioranza dei bambini e delle bambine che nel corso dell’infanzia sono confusi nel loro genere, finiscono con l’accettare il loro sesso biologico una volta superata la pubertà. Parliamo del 98% dei maschi e del 96% delle femmine, come sottolineato dal Collegio Americano dei Pediatri. È pertanto controproducente sottomettere adolescenti a operazioni di cambio di sesso o all’amministrazione di ormoni sessuali come il testosterone o gli estrogeni del sesso opposto, poiché la confusione di genere dell’infanzia normalmente si corregge durante l’adolescenza. Non si deve nemmeno imporre una dieta per la riduzione del peso a chi ha una percezione irreale di sé stesso, come gli anoressici.
    Il professor Richard B. Corradi, professore di psichiatria a Cleveland, in un lavoro pubblicato dal The Federalist, sottolineava il fatto che è controproducente amministrare ormoni agli adolescenti o sottoporli al cambio di sesso, così come non si può imporre una dieta per la riduzione del peso a chi ha una percezione irreale di sé stesso, come a coloro che si credono obese. Di fatto si diagnostica l’anoressia come un disturbo psichiatrico, per cui viene trattata con psicoterapia.
    È ancor più grave sottomettere a questi trattamenti dei bambini preadolescenti il cui pensiero pre-logico sfiora i limiti tra fantasia e realtà.
    L’appoggio dei poteri pubblici alla transessualità equivale all’«abuso infantile», afferma in modo categorico Michelle Ceretella, Presidente del Collegio Americano dei Pediatri, aggiungendo: “Quando le istituzioni accademiche, mediche, o altre, di carattere pubblico promuovono la somministrazione di ormoni tossici e l’estirpazione chirurgica di parti di un corpo sano come ruolo dell’assistenza sanitaria a favore dei bambini, finiscono con l’includerli nell’abuso infantile istituzionalizzato. (Altro che democrazia! Questo il comportamento dei regimi totalitari! Ndt).
    Il Collegio Americano dei Pediatri, nel marzo del 2016 ha pubblicato una dichiarazione che discredita l’ideologia di Genere e raccoglie i dati medico-scientifici in cui mostrano come il trans-generare, come minimo danneggia i bambni.
    Incoraggiare il cambio di sesso può portare i minori come minimo a un futuro con gravi rischi per la loro salute. È importante che i genitori sappiano che il tasso di suicidio sono venti volte maggiori negli adulti che fanno uso di ormoni del sesso opposto o si sottomettono a un’operazione di cambio di sesso.
    Per questo, “incoraggiare i minori al cambio di sesso equivale a creare per loro un futuro con gravi rischi per la loro salute”, ammonisce il Collegio Americano dei Pediatri. Molti bambini sceglieranno una vita “piena di ormoni cancerogeni e di prodotti chimici tossici, per nulla raccomandabili per la salute”; e molti di essi, nella loro gioventù, “sceglieranno la mutilazione chirurgica, non necessaria, di parti del proprio corpo perfettamente sane.
    Verità e menzogne di questi tempi confusi | Libertà e Persona

    BOOM DI EPATITE A GRAZIE AI GAY: TROPPO SESSO ANALE AVVISA SPECIALISTA
    Lancia l’allarme il direttore della Clinica malattie infettive dell’Asui
    Avanza in Friuli Venezia Giulia l’Epatite A. E si tratta di un ceppo particolare non riconducibile – come accade di solito – a cibi e alimenti, bensì a rapporti sessuali non protetti.
    Un’infezione osservata prevalentemente in «soggetti di sesso maschile che molto probabilmente l’hanno contratta attraverso rapporti sessuali con altri uomini», spiega il direttore della Clinica malattie infettive dell’Asui (Azienda per l’assistenza sanitaria universitaria integrata) di Udine, Matteo Bassetti.
    Nelle ultime settimane «si è verificato un significativo aumento di casi di Epatite A nel territorio della provincia di Udine» come riferisce la Direzione centrale della Salute del Friuli Venezia Giulia, che dà riscontro ad un rapporto del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie secondo cui l’infezione sta colpendo in particolare 13 Paesi europei.
    Tra giugno 2016 e febbraio 2017 si sono già registrati in Italia 69 casi. Tra cui quelli osservati in provincia di Udine. Ma il fenomeno potrebbe essere sottostimato perché «i casi segnalati – rileva Linda Gallo del Dipartimento prevenzione dell’Asui Udine – si riferiscono solo a persone che, accusando sintomi come disturbi gastrointestinali, febbre, astenia, artralgie, ittero, si sono rivolti alle strutture sanitarie».
    E’ quindi fondamentale «che le persone a rischio adottino comportamenti per contrastare la diffusione dell’infezione, quali l’uso di mesi di protezione-barriera (come il profilattico prima di rapporti sessuali), e la vaccinazione».
    La vaccinazione, peraltro, è fortemente consigliata «per chi è affetto da malattie epatiche croniche, per coloro che lavorano in laboratori dove ci può essere contatto con il virus, per uomini che hanno rapporti sessuali con altri uomini, per chi fa uso di droghe – sono le raccomandazioni del Dipartimento di prevenzione – e per chi è in contatto con persone già affette dalla malattia».
    L’Epatite A è una malattia del fegato acuta e contagiosa causata dal virus Hav a evoluzione solitamente benigna, anche se più grave negli adulti che nei bambini. Sono rare le forme mortali. «In genere – fa sapere la Direzione centrale della Salute – è dovuta al mancato rispetto di norme igieniche con conseguente contaminazione fecale di cibi e acqua.
    Tra le cause più comuni, dunque, la scarsa igiene personale, specie in fase di preparazione di cibi e pasti; il mangiare pesce crudo o poco cotto proveniente da acque inquinate; il ricorso di materiale già usato per iniettarsi droghe; i rapporti sessuali non protetti».
    L’Epatite A è presente su tutto il pianeta, con una maggiore frequenza nei Paesi del sud del mondo; «In assenza di misure di protezione – sottolinea il direttore della Clinica di infettivologia, Matteo Bassetti – la trasmissione del virus può avvenire anche attraverso il contatto anale e oro-anale».
    Quindi mettiamo insieme le tessere del puzzle: i casi stanno aumentando improvvisamente, la stanno prendendo i gay, è prevalente nel sud del mondo. Chi è arrivato ultimamente in provincia di Udine?
    Insomma: smettete di farvi sodomizzare dai profughi.
    Boom di Epatite A grazie ai gay: troppo sesso anale avvisa specialista | Vox

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    Predefinito Re: Il deserto avanza

    Per il «Corriere» il cervello è unisex. Ma è una bufala
    di Giuliano Guzzo
    «Certamente donne e uomini sono tra loro diversi – e va benissimo – ma per la diversa storia di cui sono portatori sin da bambini e quindi per il diverso percorso della loro formazione. Il cervello – fortunatamente – non fa la differenza». Si conclude così, senza lasciare il minimo spazio a dubbi, un articolo apparso sul blog del Corriere della sera secondo cui un importante studio scientifico sulle differenze tra il cervello maschile e il femminile (quello realizzato dal gruppo di ricerca di Madhura Ingalhalikar dell’Università della Pennsylvania) sarebbe sostanzialmente sopravvalutato rispetto alle sue reali conclusioni.
    Ora, anche se non sono uno specialista di neuroscienze ho avuto modo di approfondire l’argomento e trovo poco corretto lasciar intendere, come fa il succitato articolo e soprattutto il suo titolo, che il cervello non abbia sesso. Per una ragione semplice: perché non è vero. Tra uomo e donna, infatti, il cervello mediamente differisce per volume, peso, struttura, composizione, funzionamento, come illustro in un apposito capitolo di "Cavalieri e principesse", il mio nuovo libro da giovedì in libreria. Poi è chiaro: le conclusioni di ogni ricerca vanno prese con cautela.
    Tuttavia, ripeto, la tesi secondo cui il cervello è asessuato risulta insostenibile e smentita quotidianamente. Per esempio, una recentissima ricerca, uscita ironia della sorte poche ore dopo l’articolo del Corriere – e pubblicata sul prestigioso Journal of Neuroscience – pare aver scoperto il motivo per cui, in genere, i pazienti di sesso femminile esigono dosi più elevate di morfina per beneficiare dello stesso sollievo di quelli di sesso maschile; un motivo legato, secondo lo studio – a cura di Anne Murphy della Georgia State University -, alla diversa attività, nel cervello femminile, di alcune cellule nelle regioni di elaborazione del dolore.
    Si tratta di una ricerca che non presenta implicazioni sociali, ovvio, ma che confluisce in un ramo della letteratura già molto robusto. E che al Corriere fingono di ignorare, rilanciando pure la tesi – questa sì tutta da dimostrare – secondo cui se uomini e donne sono differenti è solo «per la diversa storia di cui sono portatori sin da bambini e quindi per il diverso percorso della loro formazione». In pratica, maschile e femminile sarebbero solamente un prodotto culturale, dovuto al «percorso di formazione» che tocca ad ciascuno, venuto al mondo, se ne deduce, con cervello unisex e privo di identità sessuale. Che dire, sempre bello constatare come l’ideologia del gender non esista…
    Per il «Corriere» il cervello è unisex. Ma è una bufala ~ CampariedeMaistre

    Indottrinamento LGBT+ per i dipendenti della città di Bari
    di Rodolfo de Mattei
    Il Comune di Bari ha dato il via ad un ampio piano di indottrinamento LGBTQI, che prevede 4 giornate formative da 6 ore ciascuna, che coinvolgeranno tutti i suoi funzionari più a “contatto” con il pubblico e quindi a maggior rischio di incorrere in comportamenti “omofobi”.
    Come si legge sull’edizione locale de “La Repubblica” infatti:
    “La formazione riguarderà tutto il personale di front office del Comune di Bari: insegnanti di asili nido e scuole dell’infanzia, addetti dell’Ufficio pubbliche relazioni, assistenti sociali. Le lezioni saranno organizzate in mini classi da 25 persone”.
    LAUTO FINANZIAMENTO
    Il progetto, promosso dal Comune con un lauto finanziamento di ben 80.000 euro, è stato ideato in collaborazione con un apposito tavolo LGBTQI per i diritti di lesbiche, gay, bisessuali, transessuali, queer e intersessuali, istituito a Palazzo di Città e con il dipartimento di Formazione dell’Università di Bari.
    Alessandro Taurino, ricercatore di Psicologia clinica all’Università di Bari, ha spiegato come i primi funzionari “arruolati” per seguire le lezioni, “finalizzate a decostruire stereotipi e pregiudizi“, saranno gli agenti del comando della polizia municipale.
    SI INIZIA CON LA POLIZIA MUNICIPALE
    A riguardo, il comandante Nicola Marzulli conferma che saranno “160 le unità individuate che seguiranno un corso complessivo di 24 ore“.
    Il ricercatore universitario Taurino sottolinea come l’attività “educativa” sia stata scrupolosamente organizzata in più moduli, ciascuno con un suo preciso obiettivo di formazione alla “normalità” omosessuale e di ogni tendenza sessuale:
    “Abbiamo raccolto una necessità formativa di lavorare sulle questioni legate al genere. Avremo vari moduli: si parte con la decostruzione dei pregiudizi e si passa alle novità legislative legate alla legge Cirinnà e poi al linguaggio, che ha un ruolo importante nei processi di costruzione della realtà e che deve essere inclusivo e pluralista. Ci saranno esperti di diritto per la parte giuridica ed esperti di educazione alle differenze con il coinvolgimento di associazioni”.
    Il corso di formazione prevede inoltre la partecipazione degli “esperti” anti omofobia dell’Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori (Oscad), e di Polis aperta, l’associazione di gay, lesbiche, transessuali e bisessuali in uniforme.
    Taurino spiega l’importanza di iniziare la formazione pro LGBTAI proprio dalle forze di polizia:
    “Cominciare i corsi dalle forze di polizia, considerati spesso ambienti più chiusi, è un gran punto di partenza. Costruire una città gay e trans friendly è un percorso”.
    Il progetto – precisa sempre Taurino – rientra in un’ampia strategia di “normalizzazione” dell’omosessualità che mira a coinvolgere trasversalmente tutti i dipendenti comunali:
    “Credo ci sarà una grande accoglienza per questo percorso formativo. Il tema non è da ghetto, ma taglia trasversalmente varie competenze vogliamo coinvolgere i dipendenti sul campo dell’esperienza professionale. A Bari si stanno facendo tanti passi in avanti contro l’omofobia e c’è un grande interesse istituzionale e grande apertura”.
    PROGETTO TOTALITARIO
    Il corso di formazione ai dettami LGBT a cui il Comune di Bari sottopone tutti i suoi dipendenti impiegati in ruoli “chiave”, dagli insegnanti di asili nido e delle scuole dell’infanzia, agli addetti dell’Ufficio pubbliche relazioni, fino agli assistenti sociali e alla polizia municipale, è un inaccettabile progetto di ri-educazione e propaganda all’odierno diktat etico omosessualista.
    https://www.riscossacristiana.it/ind...lfo-de-mattei/

    GAY SI FINGE DONNA SUI SOCIAL PER ADESCARE RAGAZZINI
    NAPOLI – Continua l’ondata di violenze gay ai danni di normali. Si fingeva donna disponibile sui social per adescare giovani ragazzi, in particolare atleti di una scuola calcio che hanno avuto il coraggio di rivelare ai genitori ciò che stava avvenendo.
    L’incubo è finito nelle scorse ore quando gli agenti della Polizia postale hanno fatto irruzione in casa del 30enne omosessuale e hanno scoperto che teneva sul suo pc oltre mille tra foto e video spinti di ragazzi minorenni.
    Teneva una vera e propria collezione di profili falsi. Si spacciava per una giovane e bellissima donna interessata a fare nuove amicizie. Contattava così, sui social, i ragazzini. In chat li riempiva di promesse, complimenti e frasi allusive. Spesso li irretiva utilizzando un linguaggio molto esplicito. A quel punto li convinceva ad accendere la web cam, per mostrarsi nudi e fare del sesso virtuale. Voleva incontrare dal vivo alcuni di loro, gli dava gli appuntamenti.
    Ai giornalisti: smettete di nascondere la verità, e definire pedofili i gay che circuiscono ragazzi minorenni. E’ deontologicamente osceno e scientificamente sbagliato. Ma sappiamo tutti perché lo fate: la lobby non si tocca.
    Gay si finge donna sui social per adescare ragazzini | Vox

    PROFUGO GAY STUPRA UOMO PARALIZZATO, UCCIDE LA MOGLIE
    Siamo a Neuenhaus, una cittadina tedesca della Bassa Sassonia. E’ lì, in una casa di cura che ospita disabili e anziani, che il 22 ottobre scorso un richiedente asilo somalo di 18 anni, arrivato in Germania da ‘minore non accompagnato’, ha trasformato la notte in un incubo per due pazienti e un parente.
    E’ penetrato nella struttura durante la notte, intrufolandosi prima nella stanza di un 59 enne paralizzato, che ha violentato. Poi è passato alla stanza di un paziente di 87 anni: ma durante il secondo stupro è stato sorpreso dalla moglie della vittima, che ha ucciso pestandola a morte.
    Oggi, per il profugo somalo, ‘detenuto’ in una clinica psichiatrica, è iniziato il processo. Non è nemmeno ‘solo’ una invasione, è una catastrofe umanitaria: dal nostro punto di vista, non dal loro.
    PROFUGO GAY STUPRA UOMO PARALIZZATO, UCCIDE LA MOGLIE | Vox

    Sorprendente inchiesta di una contro Tv spagnola: “Che cosa mi diresti se ti dicessi che sono alta un metro e novanta?”
    Claudio Forti
    Da Actuall, quotidiano spagnolo di informazione online
    A due giorni dalla approvazione nella Comunità Valenziana di una nuova legge di identità e di espressione di genere, in cui è inclusa l’ideologia di genere, alcuni studenti sono usciti sulle strade di Valencia per fare alcune domande ai concittadini.
    Conosci la legge? Ti pare una cosa buona? Nonostante che nessuno sapesse che si stava approvando questa legge, tutti sono d’accordo sul fatto che ognuno può esprimere liberamente la sua identità sessuale. Su questo non si discute. Nemmeno quando la presentatrice afferma di essere un uomo … tutto a posto! Così come quando afferma di essere una bambina di 7 anni che desidera iscriversi alla scuola primaria, anche se però non tutti sono d’accordo quando dice che si sente una donna alta 1,90. Solo in questo caso cominciano a dubitare delle sue parole.
    Ora traduco l’intervista.
    Coppia. – No, in verità, no. Non ho idea. Singola: No, non lo sapevo. Altri giovani: non lo sapevo; non ho idea di che cosa sia; mi pare perfetto; bisogna accettare ogni persona per quello che è. Io credo che sia importante che la gente possa identificarsi nel sesso che desidera e non per il suo sesso di nascita, e nessuno può imporgli qualcosa. L’importante è che uno si senta come desidera. Una persona che è nata senza un’identità, lungo la sua vita, se si sente uomo, va bene; la stessa se non si sente di nessun sesso. Bisogna accettarli.
    Cosa diresti se ti dicessi che sono un uomo? Uomo: “Nessuna reazione. Che cosa posso dire? La stessa cosa se mi dice che è una donna”. Donna: “Si, potrebbe esserlo. Così di primo acchito, no, però…”. Altro: “Di primo acchito mi stupirei, però…, beh, ok!”. Donna: “Non so, mi sembra una cosa normale, visto che ci sono molte persone che non sono contente del loro corpo, e vogliono cambiare, e questo mi pare bene”. Uomo: “A me sembra una donna, però… bene. Se lei pensa di essere uomo, va bene così”. Altri dicono: “Va bene così. Nessun problema. Io mi sorprenderei, però. Per me è la stessa cosa. Tutti possono fare quello che vogliono. Tutto ciò che pensi, può essere.
    Che cosa mi diresti se ti dicessi che sono una cinese? Donna: “Essendo qui a Valencia mi chiederei se i tuoi genitori hanno vissuto in Cina, così tu hai maturato l’idea di essere cinese”. Altra: “Mi sembra strano, perché non hai i tratti somatici, però va bene lo stesso”. Altra, sorridendo: “Mah, mi sembra bene. Io non so nulla di te”. Ragazzo: “Non lo crederei per i tuoi tratti somatici. Farei fatica a crederlo, però …”.
    Cosa diresti se ti dicessi che sono una bambina di 7 anni? Varie risposte: “Non mi sembra che tu abbia 7 anni. Mi pare una menzogna. Hai più di 7 anni”. “Direi che mi stai mentendo”. Difficile da credere. Magari hai qualche malattia rara, che non conosco, però, alla fina accetterei”. “Dovresti però spiegarmi, perché non lo capisco”. “Io credo che necessiterebbe aiuto”.
    Ma se io decidessi di iscrivermi alla prima elementare, pensi che me lo dovrebbero permettere? Stesse persone: “Si, se lo desideri …”. “Chiaro”. “Sì, sì”. “Se ne hai diritto, io direi di si”. “Penso di sì, però credo che … è molto difficile…”. “Io credo che se hai già fatto le elementari, non avrebbe senso tornare a farle”.
    Che cosa diresti se ti dico che sono alta un metro e novanta? Stesse sequenze: “Però no, perché io sono 1,60”. “Allora io sono 2 metri”. (Accompagnano le risposte con risatine. Ndt). “No, non sei uno e novanta!”. “Ti direi che ti stai sbagliando”. “Hombre, obbiettivamente sì, che tu pensi di essere 1,90, entrano in gioco altri fattori, però non sei 1,90”. “No, non ti credo, perché non sei 1,90. Puoi pensarlo, però non sei 1,90”. “Io credo che avrebbe bisogno di una cura”. Non è possibile, perché lo sto vedendo”.
    Allora, posso essere una bambina di 7 anni, e tu mi crederesti, però non posso essere una persona di un metro e novanta? Stessa sequenza, partendo da un ragazzo: “No, io ti ho detto, se tu pensi di essere una bambina di sette anni … puoi pensare quello che vuoi. Puoi anche pensare di essere uno e novanta, anche se non lo sei”. Ma se io ti dico che sono uno e novanta? “Per me no”.
    (In altri tempi si sarebbe pensato che questi dialoghi potevano sentirsi solo nei manicomi. Ma ora, un po’ per la paura di essere politicamente scorretti, un po’ perché la si pensa così davvero, e molto perché la predicazione della cultura dominante ha cotto i cervelli al punto da non essere più capaci di vedere la realtà, il risultato è lo stesso. Aveva ragione ed era profetico il grande scrittore inglese Chesterton quando, 100 anni fa, diceva: “Tempi verranno, in cui dovremo sfoderare le spade per dimostrare che le foglie sono verdi in primavera, o che due più due fa quattro”. Quali problemi potranno risolvere le élite politico-culturali delle nostre società, se ragionano in questo modo? Ndt)
    Sorprendente inchiesta di una contro Tv spagnola: ?Che cosa mi diresti se ti dicessi che sono alta un metro e novanta?? | Libertà e Persona


  7. #187
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    Predefinito Re: Il deserto avanza

    Gioco sporco dei trans / Sportive femmine, fatte passare per tali, e inserite nelle discipline sportive femminili, che in realtà sono dei maschi.
    Claudio Forti
    La Storia della settimana da ACTUALL, periodico spagnolo online di informazione.
    Non mi stanco mai di leggere Julián Marias, il mio filosofo preferito, non solo perché è profondo, ma anche per la sua chiarezza. Immagino sappiate che la chiarezza è la cortesia del filosofo, così come diceva Ortega. La sua è un’idea di grande attualità: “Il totalitarismo non consiste in sfilate, bandiere, stivali di mezza misura e saluti con il pugno alzato. Quella è la parte folcloristica. Il totalitarismo diventa una realtà “quando lo Stato invade la vita privata e i costumi sociali e nulla rimane ai margini del potere pubblico”.
    Ma tutto ciò può diventare un fatto inquietante se il totalitarismo diventa compatibile con una formale democrazia. Perché, che senso ha il fatto che ci siano i partiti politici, se poi tutti sposano l’ideologia di genere? Che senso ha il pluralismo informativo, se poi -ad eccezione di qualche piccolo “sottomarino tascabile”, come quello che stai leggendo – praticamente tutto il sistema mediatico è sovvenzionato dalle lobby LGBT? A che cosa serve la separazione dei poteri, se persino il potere giudiziario – che alla fine è il più temibile, perché può metterti in prigione – emette sanzioni per violazione di leggi sulla teoria di genere, come è appena successo con la giudice canaria Gloria Poyatos, che ha concesso una pensione di reversibilità a una donna, per il fatto che tutte le denunce da lei presentate per maltrattamenti del suo ex marito sono state archiviate?
    Non c’è aspetto della vita privata o sociale che possa sfuggire alla dittatura di genere. Tutto ciò trasforma le parole “democrazia” e “Stato di diritto” in gusci vuoti e in parole senza significato.
    Ne abbiamo avuto la prova nelle furibonde reazioni raccolte dall’autobus color arancio di HazteOir.org nel suo viaggio attraverso le città spagnole e nordamericane, per dire semplicemente che “due più due fa quattro”.
    L‘aspetto nefasto e allo stesso tempo, ridicolo, dei totalitarismi è quello di condurci direttamente a costruire dei veri manicomi. Non c’è nulla di più ridicolo che mettere ai vertici politici un ciarlatano come il sovietico Lisenko, che fu posto da Stalin sul podio della scienza, nonostante che la sua assurda teoria genetica avesse portato l’URSS alla fame nera.
    Né più stolto che trasferire i dogmi dell’ideologia di genere al mondo dello sport, snaturando completamente la sua essenza, che è la competizione nell’uguaglianza delle opportunità.
    A nessuno, secondo un sano giudizio, verrebbe in mente di mettere un pugile peso piuma contro un peso massimo per il titolo di campione di categoria. Bene, fatto salvo l’esempio paradossale, questo è ciò che succede ai maschi transessuali che vengono operati per essere donne per poi competere con modalità femminili nei diversi spor, come la palla a volo, il ciclismo, la lotta o il sollevamento pesi, eccetera.
    E la cosa più scandalosa è che, non solo lo fanno, ma che le autorità sportive lo permettano. Se qualcuno, solo una decina di anni fa, ci avesse detto una cosa simile, lo avremmo considerato un pazzo. La cosa terribile è che ora i pazzi sono nel Comitato Olimpico Internazionale, che solo qualche giorno fa ha proclamato campione australiano di sollevamento pesi Laurel Hubbard, una donna nata uomo.
    Abbiamo fatto per voi un resoconto di sportivi “trans” degli Stati Uniti e dell’Australia che hanno giocato in equipe femminili, combattendo sistematicamente contro le loro avversarie.
    Come ben illustrato nel reportage di Ana Fuentes, in cui cita medici, psichiatri e commentatori sportivi, che affermano che la chirurgia di cambio di sesso non trasforma né la massa muscolare, né la lunghezza delle ossa e nemmeno altre caratteristiche che rendono superiore, sul piano sportivo, il maschio rispetto alla femmina.
    E allora? Perché si permette questa pantomima, questa gigantesca burla? Perché? In questi casi ricordiamoci di Lisenko e di Julián Marias e delle sue osservazioni sul totalitarismo.
    Gioco sporco dei trans / Sportive femmine, fatte passare per tali, e inserite nelle discipline sportive femminili, che in realtà sono dei maschi. | Libertà e Persona

    http://www.libertaepersona.org/wordp...7/04/trans.jpg

    Smontare il gender? Basta vedere le scimmie...
    di Marco Tosatti
    E’ sempre interessante vedere come dalle battaglie contro gli stereotipi, veri o presunti, finiscano per nascere altri stereotipi, che poi tocca a scrittori e libri attenti e acuti contraddire e smascherare, per riportare equilibrio e razionalità in temi delicati. E’ il caso di Cavalieri e Principesse, scritto da Giuliano Guzzo per I Tipi della casa editrice Cantagalli, in uscita in questi giorni nelle librerie, il cui sottotitolo è eloquente: “Donne e uomini sono davvero differenti, ed e' bello cosi?”. L’indice dà un’idea dei campi in cui l’autore entra in lizza, armato di dati rigorosamente scientifici, ricerche, e sondaggi contro alcune delle idee con cui la marea superegualitarista della vulgata politically correct tenta di affogare buon senso ed evidenza.
    Da molto tempo, e soprattutto da una quarantina d’anni, occuparsi della differenza fra uomo e donna sembra non solo pericoloso, ma anche culturalmente arretrato; quasi che in fondo in fondo, specialmente se è un uomo a parlarne, ci sia il tentativo occulto di rimettere tutte ai fornelli, e basta con le fisime. E allora perché andare a mettere le mani in un groviglio cosi' spinoso come quello dei rapporti maschio-femmina? Perché ogni giorno di più la differenza sessuali rappresenta uno dei problemi, se non “il” problema principale che la nostra società – occidentale – in questo particolare momento storico si trova ad affrontare. Lo vediamo, sulla pelle nostra e dei nostri figli, con i tentativi striscianti o clamorosi di far passare le teorie propinate dall’ideologia Gender, e pubblicizzate come il dernier cri del progresso dai mass media inzuppati di cultura di regime.
    L’intenzione dell’opera di Guzzo è quella di offrire ai lettori tutta una serie di elementi solidi, e indiscutibili, nella misura in cui i dati scientifici più recenti e sono indiscutibili, in attesa di nuove ricerche e nuove scoperte, per farsi un’idea chiara sullo stato della questione.
    Da onesto ignorante, per esempio, mi ha appassionato scoprire il ruolo della chimica in qualche cosa di apparentemente ben lontano dalle provette, come la preferenza per bambole o camioncini. Scrive Guzzo: “La piu' impressionante fra tutte pero' sembra essere la ricerca della psicologa Gerianne Alexander la quale ha cercato di osservare le reazioni di bambini di circa cinque e sei mesi di età' – diciassette di sesso femminile, tredici di sesso maschile – dinnanzi a due oggetti tridimensionali che meglio di tutti gli altri rappresentano i giocattoli sessualmente tipizzati, vale a dire una bambola rosa ed un piccolo camion blu. Ebbene, benché non siano state misurate differenze fra i due sessi nell’estensione temporale dell’attenzione rivolta ai due oggetti, nel momento in cui si e' andato a conteggiare le volte nelle quali i bambini li fissavano e' arrivata la sorpresa: le femminucce, rispetto ai maschietti, si mostravano maggiormente interessate, in proporzione, alla bambola rispetto al camioncino”.
    D’accordo, ma come mai questo accade? “Un’ipotesi sempre più considerata e' quella ormonale. A renderla credibile e' in particolare il caso delle donne esposte in fase prenatale a livelli eccezionalmente elevati di testosterone; la gran parte di costoro ha una malattia nota come iperplasia surrenale congenita la quale, benché dopo la nascita consenta d’intervenire riportando nella norma i livelli ormonali, si manifesta comunque con effetti netti sul comportamento delle bambine. In pratica queste – come ha sottolineato anche la psicologa Doreen Kimura (1933-2013) – presentano atteggiamenti e preferenze, anche nella scelta dei giocattoli, più simili a quelle maschili che a quelle delle coetanee femmine”.
    Ma l’elemento, fra i tanti, che mi ha divertito di più è che “Una solida conferma di una distinta preferenza dei giocattoli nelle scimmie a seconda del sesso e' venuta, in tempi recenti, da una ricerca condotta dalla già citata Gerianne Alexander e da Melissa Hines, le quali hanno posto dinnanzi a degli esemplari di cercopiteco grigioverde differenti tipologie di oggetti: un’auto della polizia ed una palla, classificati come giocattoli da maschio, un libro illustrato e un cane di peluche, classificati come giocattoli neutri, e una bambola ed una padella, classificati come femminili. Il risultato, in breve, e' stato che gli animali di sesso femminile hanno trascorso più' tempo, rispetto agli altri, coi giocattoli da bambina”. Una preferenza che difficilmente puo'essere attribuita al ruolo dell’ambiente o dei genitori. Stereotipi di genere anche fra le scimmie?
    Smontare il gender? Basta vedere le scimmie...

    Omofobi! Chiude il giornalino del liceo
    di Andrea Lavelli
    Da Bergamo arriva in queste ore un caso emblematico sull’avanzata della dittatura arcobaleno nel nostro Paese. A seguito delle pressioni subite da alcuni gruppi, infatti, la dirigenza del Liceo delle Scienze umane “Secco Suardo”, che ha sede nel capoluogo orobico, ha costretto “Print Freud,” il giornalino della scuola, alla chiusura.
    Di quale odioso crimine si è macchiato il giornale studentesco per arrivare a una cosi' grave decisione? Aver pubblicato articoli di alcuni studenti che esprimevano posizioni critiche nei confronti dell’aborto e dell’ideologia gender. Ma andiamo con ordine e ripercorriamo la vicenda. “Print Freud” nel numero di febbraio aveva pubblicato una lettera di una studentessa che, definendosi lesbica, conteneva le sue riflessioni circa la scoperta del suo orientamento sessuale e concludeva: “Lesbian will conquer the world”.
    Nel numero successivo – uscito il primo di aprile – una ragazza della stessa scuola aveva pensato di rispondere portando un’opinione critica nei confronti della lettera della sua compagna di scuola, affermando che “nasciamo XX o XY, non c’è un gene difettoso che possa cambiarlo e non si puo' non riconoscere di essere femmina o maschio […]. Nessuno nasce gay, nessuno nasce lesbica”. E ancora: “Guardatevi allo specchio! Siete uomini e donne, non gay o lesbiche! Perché sacrificare questa verità, questo naturale equilibrio fisico, questa vita, per un’ideologia fasulla?”
    Apriti cielo. Il giornale finisce tra le mani del gruppo studentesco “Unione degli studenti – Bergamo” che sulla sua pagina facebook attacca: “Riteniamo inaccettabile che in un liceo statale, nel 2017, sia dato spazio ad idee pericolose e contorte, che colpevolizzano scelte difficili e trasmettono concezioni medioevali,” si legge in un comunicato. “Troviamo vergognoso che articoli di questo tenore possano trovare spazio nella stampa ed essere addirittura pubblicati nel giornalino scolastico”.
    Ma come… non eravamo tutti Charlie qualche anno fa? E'emblematico che questa presa di posizione arrivi proprio dall’Unione degli Studenti che all’epoca, per bocca del suo coordinatore nazionale, aveva detto: “Riteniamo che la scuola debba essere un luogo laico di confronto, l’educazione dovrebbe essere multiculturale ed interculturale”. Evidentemente questo è un concetto a orologeria, che non vale più quando qualcuno decide di alzarsi per dissentire contro il pensiero LGBT.
    Nel mirino dell’associazione infatti c’è anche il numero di febbraio, in cui si era dato spazio a un libero confronto sull’aborto: una ragazza condannava l’obiezione di coscienza, mentre un ragazzo sosteneva che è l’aborto “è un male in sé stesso. […] Tutti siamo stati quel grumo di cellule che qualcuno pensa di poter buttare via.”
    Il preside dell’Istituto Luciano Mastrorocco prima ha affermato che il giornalino scolastico “privilegia l’assoluta libertà degli studenti partendo dal presupposto che non esistono primazie di pensiero,” poi davanti alle pressioni crescenti da parte di diversi gruppi LGBT della città, ha imposto la chiusura. Nel frattempo la psicopolizia orwelliana entra in azione: il comitato locale Arcigay ha chiesto un colloquio con il preside per “per capire quale sia realmente il suo posizionamento sulle tematiche affrontate dagli articoli e un confronto sulle possibili implementazioni di politiche di controllo”.
    Martino, direttore della testata studentesca, racconta che “il giornalino ha sempre cercato di garantire la libertà di espressione e operare affinché il giornalino fosse uno strumento di crescita culturale,” spiega. “Nella redazione ci sono ragazzi e ragazze di diverso credo religioso, opinione politica e orientamento sessuale”.
    A rendere ancora più seria la situazione è avvenuto un fatto estremamente grave che rende l’idea del clima di vero e proprio terrore che si viene a creare quando scendono in campo le associazioni LGBT: sulla pagina facebook del Liceo è comparsa una lettera firmata dalla redazione: “Noi redattori abbiamo sottovalutato il contenuto di questi articoli senza dedicarci il tempo e l'attenzione che richiedevano con un atteggiamento superficiale e, senza dubbio, condannabile,” si legge. La lettera continua chiedendo “scusa a tutti i ragazzi del nostro istituto, e non, che si sono sentiti offesi dagli articoli da noi pubblicati”. “Ci spiace davvero vedere che, per un errore del giornalino, tutto l'istituto è stato messo sotto accusa […]Detto questo "Print Freud" quest'anno chiude i battenti”.
    Martino afferma che questa lettera in realtà è stata pubblicata da un solo membro della redazione, senza il consenso degli altri e a seguito della pressione della dirigenza della scuola. “Io stesso non ho saputo della chiusura del giornalino dalla presidenza, ma da un’altra fonte”
    “La pubblicazione di tale articolo, firmato dalla Redazione del Print Freud non rappresenta appieno la visione della stessa, ma avviene per coercizione,” continua il direttore della testata. “Troviamo scorretta e violenta l’accusa di omofobia, per un dibattito tra due anonimi sulle nostre pagine”, “Nessuno in redazione ritiene corretta la chiusura imposta del giornalino, che per l’edizione successiva stava già raccogliendo entusiasta numerose risposte agli articoli incriminati.”
    “Ci dispiace, ma probabilmente parlare di certi argomenti puo' sembrare eccessivo a chi la pensa diversamente. A questo punto,” conclude Martino, “non ci pare corretto fingere pero' che siamo noi a decretare la chiusura del giornalino quando invece è un’imposizione autoritaria e neppure cedere davanti a organismi di pressione aggressivi e censori. Non vogliamo essere responsabili per quel regime che si profila all’orizzonte dove la libertà di pensiero viene limitata gravemente: chi afferma che il giornalino non dovrebbe propagandare idee, lo fa esclusivamente per articoli contrari al suo pensiero.”
    A fianco del giornalino è scesa in campo anche il comitato locale di “Difendiamo i nostri Figli” che si dice “sconcertato per la soppressione di un luogo di confronto e libera espressione del corpo studentesco e chiede “in tempi brevissimi un incontro chiarificatore con la dirigenza e auspica che venga revocato il gravissimo provvedimento dirigenziale.”
    Vedremo come andrà a finire. Nel frattempo cio' che rimane è l’amarezza di fronte a cio' che in Italia si sta profilando sempre più: una dittatura in cui anche solo esprimere un parere critico al modo di pensare di certe associazioni rischia di portare a una vera e propria persecuzione silenziosa.
    Omofobi! Chiude il giornalino del liceo

    I tempi cambiano
    Pubblicato da Berlicche
    Mi ricordo, parecchi anni fa, che ogni tanto i giornali davano notizie di genitori poverissimi che vendevano i loro figli a qualche ricca coppia.
    Fossero contadini calabri o zingari, i parenti degeneri erano additati al disprezzo universale. Come si poteva pensare di dare la propria prole in cambio di denaro? E quei ricconi, come osavano rompere il legame tra madre e figlio? Che cosa ci volevano veramente fare con quella creatura?
    I titoli erano su più colonne, la condanna unanime.
    Poi i tempi sono cambiati. Notizie del genere sono diventate sempre più rare, e poi sono sparite.
    Forse non c’è più quella povertà, si puo'pensare, o c’è maggiore coscienza. Magari al pubblico non interessa più. Oppure quei ricconi hanno trovato altre strade.
    Adesso sui giornali si possono leggere di nuovo notizie simili. Ma, a differenza di un tempo, sembra che quelle vendite risultino molto più simpatiche, quasi dovute; anzi, ci si indigna che qualcuno – evidentemente rimasto fermo ad un’altra era – si possa indignare.
    Non si capisce più dove sia il reato; in fondo, si dà soddisfazione a due bisogni e la trattativa commerciale è diretta. Al limite si potrebbe discuetere sull’IVA. La mamma non è più un ostacolo; anche perché pare che in fondo non serva, dato che ambedue gli acquirenti sono spesso inadatti fisicamente, nonostante la buona volontà, a svolgere tale compito.
    Adesso che grazie a giornalisti e giudici abbiamo capito cos’è davvero importante e che non ci si deve preoccupare più tanto del benessere del pupo, è ora di pensare alle prossime leggi.
    Perché se gli adottanti hanno diritto alla felicità di comprarsi un bambino, quando quello stesso bambino non darà più loro la felicità – capricci, troppe spese, adolescenza – logicamente verranno a cadere le premesse. Quindi è del tutto naturale che se ne vogliano sbarazzare. In fondo, l’hanno comprato. Anche gli elettrodomestici hanno la garanzia e il diritto di recesso.
    Se non vogliamo distruggere pure le leggi sull’abbandono di minore, io suggerirei di portarci avanti con i tempi e passare al prossimo step.
    Che ne direste del bambino in leasing?
    https://berlicche.wordpress.com/2017...empi-cambiano/

    All’università di Hull voti bassi a chi non usa linguaggio gender-neutrale
    In base alla nuova politica universitaria, sarà necessario per avere voti alti usare vocaboli neutrali: latore di posta e non “mailman”, supervisore e non “foreman”, efficiente e non “workmanlike”
    All’Università inglese di Hull usare un linguaggio “gender-sensitive”, sensibile cioè alle diverse identità di genere, non è più soltanto un problema ideologico o di cedimento al politicamente corretto. Ne va della carriera universitaria.
    «INFLUENZA NEGATIVA». Attraverso una serie di documenti l’ateneo ha avvertito che, poiché «il linguaggio è importante e altamente simbolico», gli studenti «devono diventare consapevoli della potenza e della natura simbolica del linguaggio e usare formule gender-sensitive». Non usare questo nuovo linguaggio «influirà negativamente sulla valutazione».
    BASTA POLIZIOTTI. Come ricorda il Guardian, la neo lingua prevede innanzitutto la sostituzione con adeguati sinonimi di ogni termine che contenga la parola “man”, uomo. Ad esempio, al posto di “workmanlike” bisogna dire “efficiente”, al posto di “foreman” si deve usare “supervisore”, mentre “umanità” è un termine adeguato a sostituire il comunissimo “mankind”. Anche i mestieri cambiano: il postino (“mailman”) deve essere trasformato nel “postal carrier” (latore di posta), il poliziotto (policeman) in non si sa cosa e il pescatore (fisherman) nel “fisher” (che però indica già l’animale martora di Pennant).
    NUOVI PRONOMI. Altri requisiti del linguaggio “gender-sensitive” sono, quando ci si riferisce a una persona che pur essendo maschio o femmina non si riconosce nel classico schema binario maschio/femmina, l’uso di pronomi plurali: addio dunque ai vecchi “he/him/his/she/her/hers” e spazio al plurale: “they/them/theirs”. In altre università, invece, è stato introdotto direttamente un nuovo pronome: “ze”, con il possessivo “hirs”. La comune frase “She went to her bedroom” (Lei è andata in camera sua) diventa quindi: “Ze went to hir bedroom” o al plurale: “E went to eir bedroom”.
    Università. Parla gender-neutrale o voti bassi | Tempi.it

  8. #188
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    Predefinito Re: Il deserto avanza

    POSTINO GAY SI FINGE DONNA PER ADESCARE RAGAZZINI
    Un postino gay – i media continuano a fingere di non sapere che la pedofilia non riguarda i minori ma i bambini, quindi chi violenta ragazzini o li molesta è un omosessuale che stupra, non un pedofilo – è stato arrestato a Bari dalla Polizia per violenza sessuale a seguito di una denuncia presentata da una famiglia di Vercelli. Da quanto emerso dagli atti d’indagine della Polizia postale, l’uomo si fingeva donna per adescare ragazzi minorenni e indurli a compiere atti sessuali in webcam.
    Le indagini sono state avviate dopo la denuncia di una madre che, rientrata in casa prima del previsto, ha scoperto il figlio tredicenne nudo nel salotto di casa intento a chiudere frettolosamente una conversazione via Skype con uno sconosciuto. Il postino gay.
    La perquisizione personale e informatica dell’uomo ha permesso di rinvenire nei suoi hard disk decine e decine di contatti riconducibili ad altrettanti minorenni residenti in altre zone d’Italia a cui il postino aveva chiesto di compiere atti sessuali allo scopo di filmarli e registrarli.
    L’uomo assumeva una falsa identità in rete fingendosi una giovane donna che ai ragazzi di sesso maschile chiedeva di esibirsi in giochi erotici.
    Ma di che vi lamentate? E’ il ‘gender fluid’ no? Lui in rete si sente donna, i sessi non esistono, non è questa la vostra teoria? Ecco, lui l’ha messa in pratica.
    E forse, chissà, il postino avrà partecipato al corso di formazione gay-friendly per dipendenti comunali della sua città. Per il quale il Comune di Bari ha destinato oltre 80 mila euro.
    Il corso aiuta a “Decostruire stereotipi e pregiudizi”, ossia “riprogrammare” i dipendenti comunali baresi ed è promosso dall’associazione “Polis Aperta” che raccoglie gay, lesbiche, transessuali e bisessuali in divisa, dal Dipartimento di Formazione dell’Università di Bari e dall’Osservatorio per la Sicurezza Contro gli Atti Discriminatori (OSCAD), un organismo interforze (Polizia di Stato e Arma dei Carabinieri) incardinato nel Dipartimento della pubblica sicurezza – Direzione centrale della polizia criminale. Ecco di cosa si occupano le forze dell’ordine, di ‘decostruire stereotipi’.
    I soggetti destinatari di questo corso di formazione sono gli agenti della Polizia Municipale di Bari e, a seguire, tutto il personale di front-office del Comune di Bari: insegnanti di asili nido e scuole dell’infanzia, addetti dell’Ufficio pubbliche relazioni, assistenti sociali.
    Il postino si era solo portato avanti. Di che vi lamentate? I vostri sono solo stereotipi.
    Postino gay si finge donna per adescare ragazzini | Vox

    Gender a scuola: i fatti e la conferma nelle parole della fedeli, Ministro dell’Istruzione
    Altre notizie dal mondo gay: se sei proprietario devi affittare ai gay, Tiziano Ferro si prepara per la paternità
    da Notizie Provita
    Se qualcuno non ha visto in TV l’interrogazione parlamentare che si è svolta ieri alla Camera, in cui si è chiesto conto alla Fedeli della propaganda gender nelle scuole, puٍ vederne la registrazione su internet.
    Chi va di fretta e si contenta di un riassunto, sappia che l’onorevole Gianluigi Gigli, di Democrazia Solidale, ha chiesto conto e ragione del fatto che – nonostante le rassicurazioni del precedente Ministro Giannini – la propaganda gender nelle scuole continua (e fa riferimento allo spettacolo Fa’afafine, cui sono state invitate moltissime scuole in tutta Italia).
    Il Ministro attuale, la signora Valeria Fedeli, continua, a parole, a rassicurare: nella prima replica parla solo di rispetto dei principi costituzionali di pari opportunità, conseguenti alla pari dignità di tutti gli esseri umani, sui quali siamo tutti d’accordo. Possiamo anche essere benevolenti e immaginare che quando parla di “violenza di genere” sottintenda la violenza sulle donne: nonostante le gigantesche menzogne che ci propinano sul “femminicidio”, diciamo che va bene. A parole, niente propaganda gender.
    Gigli replica ribadendo che, visto che la responsabilità educativa, per i minorenni, è in capo alle famiglie, «ci vuole una preventiva autorizzazione delle famiglie per le attività extracurricolari – preventiva! – e a fronte di una segnalazione dei contenuti educativi non neutri, che vengono proposti ad alunni di età adolescenziale e a bambini». E aggiunge che spesso, nei fatti, chi tiene queste “lezioni” fa uscire l’insegnante dall’aula…
    LA REALTA' E' DISTANTE ANNI LUCE DALLE PAROLE DELLA FEDELI
    Infatti, ciٍ che avviene nella pratica, è distante anni luce dalle belle parole della Fedeli.
    L’onorevole Walter Rizzetto chiede conto di un’interrogazione presentata da Fratelli d’Italia, a proposito di ciٍ che è avvenuto il 6 marzo 2017 in un liceo di Pescara.
    Due psicologhe dell’associazione Arcilesbica nazionale hanno realizzato un progetto che secondo la circolare 197 della scuola serviva alla lotta alla discriminazione, del bullismo e del cyberbullismo, mentre sul sito internet dell’istituto era, invece, presentato come progetto sulle differenze di genere (e quando si parla di genere, invece che di sesso, “gender ci cova”); la circolare 197 si concludeva con la richiesta di «liberatoria fotografica e di adesione», da esprimere su appositi modelli allegati alla stessa circolare, «per rendere le famiglie consapevoli e partecipi dell’iniziativa». Molti genitori non hanno firmato, quelli che avevano firmato la liberatoria non erano «adeguatamente informati», come vorrebbe la nota con le parole del MIUR: «Quasi nessuno era a conoscenza della specificità dei temi trattati, né tantomeno del fatto che i relatori appartenessero alla citata associazione Arcilesbica nazionale». Conclude l’interrogazione: «L’educazione sessuale spetta ai genitori, come sancito sia dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, sia dalla Costituzione, sia da numerosi atti normativi e regolamentari»
    IL RUOLO DEI GENITORI
    La Fedeli, a parole, ribadisce che «la partecipazione a tutte le iniziative extracurricolari, inserite nel piano triennale dell’offerta formativa, e facoltative, prevede la richiesta del consenso da parte dei genitori per gli studenti minorenni o degli stessi, se maggiorenni, i quali, in caso di non accettazione, possono astenersi dalla frequenza», e scarica la responsabilità sulle famiglie che hanno il dovere di informarsi bene, citando la nota del MIUR del 6 luglio del 2015: «Le famiglie hanno il diritto ma anche il dovere di conoscere, prima dell’iscrizione dei propri figli a scuola, i contenuti del piano dell’offerta formativa per la scuola secondaria e sottoscrivere formalmente il patto educativo di corresponsabilità per condividere in maniera dettagliata diritti e doveri nel rapporto tra istituzione scolastica autonoma, studenti e famiglie».
    Ciٍ vuol dire, cari Lettori, che nei fatti per il Ministro un’adesione generica al POF della scuola, sul quale mai sarà scritto nel dettaglio che Arcilesbica terrà lezione agli studenti, per il MIUR vale come consenso informato: sta ai genitori approfondire…
    Quindi, come abbiamo sempre detto, bisogna vigilare, dialogare con i figli e gli insegnanti, partecipare agli organi collegiali e – infine – chiedere espressamente e per iscritto dettagli sui progetti dove potrebbe infilarsi l’ideologia gender, e su chi li tiene. La scuola non puٍ rifiutarsi di fornirne.
    Oggi più che mai, nonostante la vita frenetica e mille impegni che il lavoro comporta, non si puٍ “delegare” alle istituzioni il ruolo educativo che appartiene innanzitutto, e sopra a tutto, ai genitori.
    Nota di BastaBugie: ecco altre notizie dal gaio mondo gay (sempre meno gaio).
    SEI PROPRIETARIO? DEVI AFFITTARE AI GAY
    Una coppia gay sta cercando una casa in affitto nella provincia di Pisa. «Qualche giorno fa – racconta uno dei due – dopo aver visto qualche alloggio con una grossa agenzia di Pontedera, abbiamo trovato sul loro sito un appartamento in una frazione di Vicopisano. Ho quindi chiamato chiedendo di poterlo vedere. Ma mi è stato risposto che i proprietari volevano affittarlo solo a famiglie tradizionali. Ho quindi chiesto esplicitamente se il problema fosse il fatto che siamo una coppia omosessuale e mi è stato risposto di sى. Ho replicato dicendo che non mi sembrava una motivazione valida, al che mi è stato detto di lasciar perdere». La coppia si è rivolta altrove «ma ho detto all’agente che non era giusto e che lasciar perdere vuole dire permettere discriminazioni. Se nessuno lo denuncia si sentiranno sempre in diritto di farlo».
    Ed infatti hanno il diritto di farlo, cosى come hanno il diritto di non affittare ad universitari, persone dal reddito incerto, donne che esercitano la prostituzione, etc. Sono loro i proprietari dell’immobile. Inoltre dal punto di vista morale hanno il dovere di non affittare alle coppie gay. Infatti concedere un appartamento ad una coppia omosessuale significa favorire l’omosessualità di quelle due persone ed incentivare nella società una mentalità che normalizza questo orientamento sessuale. E infine non si capisce perché le persone omosessuali dovrebbero costringere tutti ad accettare l’omosessualità anche se la pensano in modo diverso. Non è la diversità il cavallo di battaglia dei movimenti gay?
    (Gender Watch News, 18/04/2017)
    TIZIANO FERRO SI PREPARA PER LA PATERNITA'
    Repubblica intervista Tiziano Ferro, cantante 37enne dichiaratamente omosessuale. Il giornalista gli chiede se nel cassetto c’è l’idea di un figlio «Più sto in America a contatto con genitori gay – risponde Ferro – più comprendo la nostra scelta sentimentale e scopro come funziona la realtà ma anche come dis-funziona. La mia data limite per avere un figlio è quarant’anni. Ora mi sto impegnando come promotore del Lazio Pride. E' importante stanare l’odio e la paura nelle province. La mia Latina sta diventando una città del futuro».
    (Gender Watch News, 12/04/2017)
    Gender a scuola: i fatti e la conferma nelle parole della fedeli, Ministro dell?Istruzione « www.agerecontra.it

    "Educare ai valori Lgbt fin dai 2 anni", dice la maestra
    di Benedetta Frigerio
    Non è uno scherzo, perché in effetti è già dagli anni Cinquanta che gli attivisti Lgbt lo avevano capito: per riuscire a sovvertire l’ordine naturale della società bisogna incominciare a diseducare gli uomini fin dalla più tenera età, oscurando la prima fra le evidenze, la differenza uomo/donna. E’ così che, instancabilmente, colpo dopo colpo, con pazienza certosina anche quando al mondo apparivano ancora folli, i figli della “rivoluzione sessuale” sono arrivati ad ottenere risultati sconvolgenti come questi.
    RIEDUCAZIONE DI STATO - Settimana scorsa l’Associazione nazionale degli insegnanti inglesi ha formulato ufficialmente la sua richiesta al governo di parlare di sessualità ai bambini di due anni, per spiegare loro che le relazioni omoerotiche sono normali. Il governo inglese, che sta già lavorando per l’obbligatorietà dell’educazione sessuale nelle scuole di qualsiasi ordine e grado, invadendo una sfera che dovrebbe essere mera prerogativa della famiglia, dovrà rispondere alla mozione passata con la maggioranza dei voti.
    All’inizio dell’anno il ministro dell’Istruzione, Justine Greening, aveva annunciato l’avvio di un piano rivolto ai ragazzini delle medie e delle superiori che rendeva non più facoltativa l’ora di “educazione” sessuale: “D’ora in poi – aveva chiarito la Greening – tutte le scuole saranno legate a quest’obbligo”. Ovviamente, anche la Chiesa di Stato inglese si era detta favorevole.
    Nonostante ciò secondo Annette Pryce, membro della Associazione nazionale degli insegnanti, “l’ala destra e religiosa” avrebbe impedito al ministro di proporre un’agenda più “inclusiva” riguardo alla sessualità che parlasse esplicitamente a tutti gli alunni della normalità delle relazioni fra persone dello stesso sesso. Per questo la mozione sarebbe un passo in avanti.
    SENZA ECCEZIONI - Secondo il quotidiano inglese Telegraph il suo contenuto prevede che gli insegnati “si impegnino per promuovere le istanze Lgbt in tutte le scuole dall’asilo nido e per tutti gli stadi educativi”. Senza eccezioni. Questo per via della “mancanza di politiche che promuovano gli Lgbt nelle scuole”, con un “impatto significativamente negativo” sul benessere degli studenti e degli insegnanti che appartengono a tale gruppo. E’ così che, per la buona pace degli adulti, si colpirebbero i bambini utilizzando aberrazioni lontanissime dai loro interessi.
    In attesa della risposta del ministro, Kiri Tunks, insegnante londinese dell’Associazione nazionale insegnanti, ha aggiunto che “la nuova legislazione è una vittoria”, ma “il cammino è ancora lungo”. Perciò i membri dovranno “continuare a promuovere l’obbligatorietà dell’educazione sessuale in tutte le scuole di ogni ordine e grado”. Il segretario generale dell’Associazione, Kevin Courtney, ha aggiunto: “L’inclusione delle istanze Lgbt” è necessaria “per un modo moderno e all’avanguardia di pensare alla società e di abbracciare le differenze interne alle nostre comunità”.
    “Parlare ai bambini di queste questioni è devastante” e “li deruba della loro innocenza”, ha affermato l’Ad dell’organizzazione inglese Christian Concern, Andrea Williams.
    LA VERA SOLUZIONE - Tim Diepped, anche lui membro Christian Concern, ha commentato che “viviamo in una società ipersessualizzata. Un incremento dell’educazione sessuale a scuola non farebbe che ingrandire il problema”. Inoltre le linee guida ministeriali e le lezioni sulla prevenzione, che trattano il sesso come una tecnica o come qualcosa di necessario a soddisfare bisogni fisiologici, ma da cui occorre difendersi, “insegna loro a concepirsi come fossero oggetti sessuali. E a pensare a cose a cui non vorrebbero nemmeno pensare a quell’età”.
    Quello che occorrerebbe insegnare ai giovani è invece il bisogno di “relazioni stabili”, perché l’unico e “vero posto per la sessualità sono queste”. Dove il “per sempre” e l’apertura alla vita rendono il sesso una donazione priva di egoismo e in cui non bisogna difendersi da nulla, perché si è liberi da qualsiasi paura e preoccupazione sulle sue conseguenze. E’ solo così, dunque, che la sessualità e perfino il piacere sarebbero realmente valorizzati.
    "Educare ai valori Lgbt fin dai 2 anni", dice la maestra

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    Predefinito Re: Il deserto avanza

    Unioni gay flop: tutto come previsto
    di Tommaso Scandroglio
    “In otto mesi 2.802 unioni civili […]. Non c’è che dire: decisamente un flop”. A dirlo non è il sito del Comitato Difendiamo i nostri figli né quello delle Sentinelle in piedi bensi' Repubblica, giornale non certo sospetto di partigianeria filo-cattolica. 2.800 unioni civili a pochi giorni dal primo compleanno della Cirinnà, legge varata il 20 maggio del 2016. Secondo i dati ufficiali del Coni per l’anno 2105 gli atleti che praticano il canottaggio a sedile fisso sono 3.082. Gli uniti civilmente superano di sole 100 unità gli atleti del twirling. Fate un po’ voi. Eppure ogni unione civile anche nel più sperduto paesino della bassa si merita un articolo di giornale. Forse perché è proprio fenomeno raro.
    A metà gennaio avevamo già commentato il flop di questa legge. Oggi come allora ribadiamo che anche se le persone omosessuali sono percentualmente poche rispetto a quelle eterosessuali, 2.800 unioni civili sono un magro bottino per le falangi delle milizie gay, tenuto conto che le persone omosessuali dovrebbero essere circa un milione. Sempre pochine anche considerando che non tutti gli omosessuali vogliono sposarsi.
    E cosi' dopo un anno abbiamo solo otto unioni in Calabria, sei in Valle D’Aosta, due in Basilicata, una in Molise. La città che guida la classifica è Milano con 354 unioni. Numeri che fanno quasi tenerezza nelle loro esiguità. Come avevamo già fatto notare in più occasioni l’impennata di unioni civili o “nozze” gay negli altri paesi del mondo avviene nei primi mesi sia per l’effetto incentivante massmediatico che per mesi ha puntato i riflettori su questo fenomeno. In breve: tutti ne parlano, perché non ci uniamo anche noi? Finito il clamore muore anche l’interesse per la novità. Sia per un effetto accumulo: tutti coloro che da anni aspettavano di “sposarsi” lo fanno contemporaneamente appena ne hanno la possibilità.
    Finalmente anche Repubblica lo ammette: “Il flusso delle unioni fino a dicembre — 2.433 — dimostra che chi voleva ufficializzare la sua unione, che magari andava avanti da anni, lo ha fatto subito. Poi il numero cala repentinamente”. Quindi da agosto a dicembre la crescita, poi le unioni civili precipitano in caduta libera: da dicembre ad oggi solo 400 unioni. Il trend fa prevedere che il treno del para-matrimonio gay rallenterà sempre più la sua già debole corsa per arrestarsi a breve.
    A gennaio l’on. Cirinnà proprio a Repubblica se la prese con il clima dicendo che appena fosse arrivata la primavera le unioni civili sarebbero sbocciate come margherite al sol di aprile, perché in genere ci si sposa in primavera. Insomma niente panico, solo un malanno di stagione passeggero. A parte che ormai ci si sposa tutto l’anno dato che i matrimoni civili, quasi al sorpasso di quelli religiosi, non devono rispettare il calendario liturgico, c’è da constatare che siamo a maggio inoltrato e nulla è cambiato.
    Eppure furono migliaia i giovani gay che con i colori di guerra arcobaleno dipinti sulla faccia e i corpi nudi scesero nelle piazze italiane per rivendicare il “diritto a sposarsi”. Dove sono finiti? Sempre l’on. Cirinnà spiego' che buona parte delle unioni civili è stata contratta da persone che avevano urgenza e da persone anziane. In buona sostanza le unioni civili sono un piatto ghiotto per chi vuole avere alcuni benefit economici e fiscali (pensioni, accesso all’edilizia popolare, etc.). Altro che amore, è solo questione di soldi. Invece i giovani “innamorati” gay non ci pensano proprio ad unirsi civilmente cosi' come avviene nelle altre parti del mondo. Questo perché la persona omosessuale vive la propria relazione soprattutto sul piano erotico e quindi è portato alla promiscuità. Non fanno per lui legami duraturi e soprattutto formalizzati. Sono gabbie al piacere e alla libertà sessuale tanto sbandierate nei gay pride.
    Tutte cose ben note alla Cirinnà. Allora perché tanto accanimento nel promuovere le unioni civili? E’ sempre la stessa onorevole ad ammetterlo, facendo cenno alle lettere che riceve, con quel candore che è tipico di chi è cosciente di vivere in una botte di ferro immune dagli attacchi dei media, tutti dalla sua parte: “Molti [giovani ] scrivono che l'importante era conquistare un diritto”. Parole che fanno eco a quelle Franco Grillini, presidente onorario dell’Arcigay, il quale nel libro intervista “Gay. Molti modi per dire ti amo”, curato da Sabelli Fioretti, dichiaro': “L'esistenza di una legge che consenta alle persone omosessuali di accedere all'istituto del matrimonio o agli istituti equivalenti non implica l'obbligo di usarla. Basta che ci sia. Se poi uno vuole la usa, se non vuole non la usa. L'esistenza di un diritto non obbliga di avvalersi di questo diritto”.
    La legge sulle unioni civili prima di sancire il diritto alle “nozze” gay ha sancito che l’omosessualità è un bene giuridico. L’intento primario era ufficializzare la condizione omosessuale, riconoscerla come socialmente naturale anche per bocca dello Stato. In questo senso – come ha ammesso in modo adamantino lo stesso Grillini – poco importa che nessuno si avvalga di questo diritto, l’importante è l’esistenza stessa di questo istituto perché rappresenta il vessillo giuridico-politico a presidio dell’omosessualità, la certificazione formale istituzionale della bontà di essere omosessuali.
    Unioni gay flop: tutto come previsto

    Dove osano gli Lgbt: festival per l'infanzia, si parla di "inclusione" e si arriva al porno
    di Benedetta Frigerio
    Dovrebbero mettersi una mano sulla coscienza e fare “mea culpa” tutti quelli (chierici e alti prelati compresi) che parlano di tolleranza dei diversi, di ponti, di “vivere e lasciar vivere” in nome della pace sociale. Dovrebbero chiedere scusa quanti, attraverso ragionamenti arzigogolati, parlano di inutilità dei valori, di desiderio confuso da reindirizzare, tacciando di rigidità bigotta tutti coloro che denunciano una delle più grandi e violente ideologie del nostro secolo. L’ideologia Lgbt. Perché in chi conduce la battaglia arcobaleno non c’è confusione alcuna. I confusi, se mai, siamo noi. Loro, invece, sanno bene di chi sono e dove vogliono arrivare: al male perverso che colpisce gli innocenti. I nostri bambini.
    UN LINGUAGGIO SUBDOLO - Guardando al sito “Uscire dal guscio”, festival di letteratura per l'infanzia, di cui sono partner fra gli altri l’associazione “Famiglie Arcobaleno” e “Genitori Rilassati”, si capisce bene cosa si nasconde dietro a quelle terminologie con cui vengono presentati i numerosi progetti, corsi, spettacoli educativi e scolastici e che, piano piano, attraverso un certo linguaggio, spingono ad accettare aberrazioni che si possono, senza essere tacciati di esagerazioni, definire diaboliche. Aprendo il sito, appunto, si apprende innanzitutto della promozione del festival della lettura per bambini 2017, finanziato dal Comune di Castel Maggiore, di Pieve di Cento, di San Pietro in Casale, che ha come partner istituzionali “Città metropolitana di Bologna” e “Unione Reno Galliera” che comprende otto Comuni della provincia bolognese. Lo scopo del festival, si legge, è quello di “andare fuori da sé” per “immaginare nuovi eroi ed eroine”. Ma in che senso nuovi? Lasciamo momentaneamente aperta la domanda. E, intanto, vediamo che giovedi' 4 maggio alle 21 a Castel Maggiore, si parlerà di “Maschilità, omofobia e violenze”, mentre il giorno successivo a San Pietro in Casale di “Educare al genere: identità, sessualità, valore della diversità”. Infine, sabato 6 maggio, a Pieve di Cento si terranno tutto il giorno laboratori di lettura per bambini.
    OLTRE LA "BELLA" MASCHERA - Proseguiamo leggendo che il progetto serve a “scoprire sentieri fantastici che conducono le bambine e i bambini verso mondi nuovi, luoghi distanti e vicini inosservati o inesplorati, regioni del sé ancora inespresse o censurate dalla uni-direzionalità di certe immagini e di certi schemi narrativi consolidati”. Che c’è di male, si potrebbe pensare, ripetendo a chi denuncia i corsi per “l’inclusione” e “antibullismo” che non si puo' cercare il marcio dove non c’è? Che non si puo' mica vivere con l’ossessione del gender. Eppure cliccando su “partner” e poi su “Progetto Alice” si scoprono legami a dir poco osceni. Infatti, fra i vari link c’è anche quello alla sezione “Sexy shock”, un vero e proprio portale di immagini di cartoni pornografiche. Volti di eroine femminili in atteggiamenti sadomaso che solo a doverne scrivere vengono i conati. Non solo, qui si trovano anche link a siti di lesbo-pornografia, dove ci sono ragazzine orgogliose della loro ribellione autoerotica. E il tutto viene spiegato cosi': “Pensiamo che le donne debbano riappropriarsi della rappresentazione della sessualità, della pornografia. Perché gli oggetti "del piacere" possano essere finalmente agiti anche dalle donne e da tutti quelli che decidono di arricchire il loro immaginario. Una sessualità più libera non potrà esistere se non nella misura in cui degli uomini e delle donne si vedranno garantito il loro diritto di costruire e ricostruire la loro sessualità”.
    DA PROVARE VERGOGNA. In sintesi, eravamo partiti dal leggere di un festival di lettura per l’infanzia che spinge a “mondi nuovi e inesplorati” per poi scoprire che il sito ha collegamenti con il mondo della pornografia. Forse a questo mira l’abolizione degli stereotipi? Alla sessualizzazione dei bambini che piace tanto alla pedofilia? Altro che lotta al bullismo (che per altro la pornografia non fa che incrementare). Domandiamo quindi: sono queste le stesse eroine da proporre ai bambini?; è questo il mondo adulto che organizza festival e corsi per i piccoli? Lasciamo a voi la risposta.
    Un tempo di fronte a oscenità del genere si sarebbe chiesto quantomeno l’avvio di un’indagine, oggi se va bene si fa si silenzio, se va male si parla di creare ponti. Il tutto mentre ai nostri bambini viene rubata subdolamente, con l’aiuto della nostra inerzia, l’innocenza. Non ci sono commenti da fare, solo una parola: vergogna. Perché di fronte all’accettazione omissiva della violenza sui piccoli, il sentimentalismo tollerante che ci fa sentire buoni e il buonismo stesso sono peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio.
    Dove osano gli Lgbt: festival per l'infanzia, si parla di "inclusione" e si arriva al porno

    L'Ue cede sulla pornografia: norme meno restrittive
    di Ermes Dovico
    Una partita importante si sta giocando all’Unione europea e riguarda la protezione dei minori da contenuti pericolosi, specialmente relativi alla pornografia e alla violenza in tv e su Internet. Del tema si sta discutendo nell’ambito del generale processo di revisione della direttiva 2010/13 sui servizi di media audiovisivi, che ad oggi prevede delle modifiche che andrebbero a indebolire le attuali tutele per bambini e adolescenti. L’allarme è lanciato dalla Federazione delle associazioni familiari cattoliche in Europa (Fafce), che in un comunicato ha espresso profonda preoccupazione per il voto del 25 aprile alla commissione Cultura del Parlamento europeo.
    Il processo di revisione è iniziato con una proposta della Commissione europea pubblicata nel maggio 2016, che nei mesi successivi è stata oggetto di oltre 1300 emendamenti e di lunghe negoziazioni, a conferma dell’importanza della direttiva in questione, la quale regolamenta le offerte di contenuti delle televisioni, dei servizi a richiesta e delle piattaforme online per la condivisione dei video.
    Riguardo al tema specifico della protezione dei minori, la Fafce spiega che sono stati fatti dei passi avanti rispetto alle modifiche inizialmente approntate da Bruxelles, perché alcuni elementari principi riguardanti la tutela da contenuti dannosi sono stati estesi a tutti i servizi audiovisivi, inclusi i grandi portali come Youtube che ospitano filmati creati dagli utenti. Tuttavia, la stessa Fafce sottolinea che la proposta votata la scorsa settimana dalla commissione Cultura non è abbastanza coraggiosa, perché gli standard a salvaguardia dei minori sono più deboli di quelli oggi in vigore. In particolare, non sono state riaffermate le limitazioni sulla pornografia e su altri contenuti pericolosi, come invece proponeva giustamente l’emendamento 81 della commissione per il Mercato interno e la protezione dei consumatori.
    I pericoli per i minori non sono presenti soltanto nella pubblicità, ma anche e soprattutto in certe piattaforme di condivisione video, dove la pornografia è ampiamente diffusa: un problema che si puo' arginare solo con norme chiare e nette, dotando inoltre i genitori di incisivi strumenti di controllo. “Se la protezione dei minori fosse davvero una priorità per le relatrici, non dovremmo affrontare questa situazione dove il focus di molti dibattiti è su quote e questioni commerciali, piuttosto che sugli strumenti concreti per consentire ai genitori di proteggere i bambini. Il risultato è un compromesso al ribasso, che dà l’impressione che gli europarlamentari siano soggetti alle pressioni di gruppi lobbistici ben finanziati: se le parole mostrano un interesse per il bene comune, la realtà di questo testo mostra il contrario”, ha detto il presidente della Fafce, Antoine Renard.
    Per capire in quale verso si evolverà la direttiva, sarà determinante l’assemblea plenaria del 15 maggio a Strasburgo, quando i partiti europei decideranno se dare il via a trattative inter-istituzionali per l’approvazione finale delle modifiche. Intanto, la Fafce ha rilanciato la sua raccolta firme, alla quale hanno finora aderito 20 associazioni di tutta Europa, per chiedere ai membri dell’Europarlamento di rafforzare le norme che limitano la pornografia e la violenza gratuita, a salvaguardia di un armonico sviluppo dei più piccoli e nell’interesse di tutta la società.
    L'Ue cede sulla pornografia: norme meno restrittive

    Psicologo cattolico, per te niente pazienti gay L'Ordine in mani Lgbt e l'ombra della schedatura
    di Andrea Zambrano
    L’Ordine degli psicologi è pesantemente invischiato in una subdola campagna di “correzione” e intimidazione di quei terapisti che si oppongono all’omosessualismo dilagante. Il caso dello psicologo Giancarlo Ricci finito sotto procedimento dell’ordine della Lombardia per aver sostenuto in una trasmissione tv come la funzione di padre e madre sia essenziale nella crescita del bambino, è soltanto la punta dell’iceberg di un atteggiamento totalitario che si sta sviluppando in seno all’ordine, che apre le porte a terapisti molto influenti, ma decisamente non obiettivi nel loro lavoro, se non altro perché sono attivisti Lgbt.
    CONTRLLARE LO PSICOLOGO
    Il controllo della figura dello psicologo è fondamentale nell’affermazione della dittatura Lgbt. Perché il problema omosessualità è fondamentalmente psicologico. Non è genetico, né ortopedico e neppure spirituale. Diversamente il pensiero lobbistico avrebbe cercato di aggredire gli ortopedici o i genetisti. Per questo bisogna occupare “manu militari” i gangli decisionali della professione del terapeuta mentale per costringerlo a veicolare ciò che la scienza psicologica non dice affatto: che l’omosessualità sia una naturale variante della sessualità.
    Ecco perché si colpiscono i professionisti come Ricci. Ed ecco perché si utilizzano i mezzi più subdoli per intimidire e controllare quei professionisti che invece sono ancora agganciati ad una concezione deviante dell’omosessualità. Se sono cattolici peggio ancora. Qui scatteranno le liste di proscrizione. Intanto ci si accontenta della schedatura. E’ quanto ha scoperto la Nuova BQ in una lunga inchiesta condotta parallelamente al quotidiano La Verità e anticipata nei giorni scorsi da Francesco Borgonovo sulle colonne del giornale di Maurizio Belpietro.
    UN QUESTIONARIO DI PARTE E TOP SECRET
    Andiamo con ordine. Il 10 febbraio scorso gli iscritti all’ordine degli psicologi della Lombardia ricevono una richiesta: partecipare ad un questionario per conoscere che cosa ne pensano i terapisti sull’omosessualità. La ricerca è condotta da un’equipe del professor Vittorio Lingiardi, psicoterapeuta e attivista Lgbt con numerose pubblicazioni all’attivo. E già qui sorge il primo problema: L’Ordine affida ad un militante Lgbt, ancorché psicologo, una delicatissima inchiesta che vuole arrivare a fotografare il giudizio dei professionisti sul tema omosessualità. Non sembra essere garanzia di imparzialità.
    I professionisti ricevono poi il 14 febbraio una mail con le credenziali di accesso al questionario. Alcuni lo cestinano, altri incuriositi lo aprono. E scoprono che buona parte delle domande sono insinuanti e insistenti sul credo religioso dei terapisti. La Nuova BQ ha sentito cinque professionisti e tutti hanno dato la stessa risposta: “Sì, le domande erano volte a capire se il terapista era cattolico e se l’essere cattolico condizionava il nostro lavoro e soprattutto l’approccio al problema omosessualità”.
    STANNO SCHEDANDO I CATTOLICI?
    Nessuno di loro ha compilato il questionario, subodorando una sorta di schedatura. Va detto che il test era anonimo, ma più di uno ci ha fatto notare che per accedervi bisognava avere una chiave d’accesso, non si sa se uguale a tutti o personalizzata. Meglio non rischiare. Molti professionisti si sono dunque rifiutati di compilarlo, avendo il fortissimo sospetto che si trattasse di una schedatura dei professionisti che sono contrari all’accettazione dell’omosessualità come variante naturale e sono contemporaneamente cattolici praticanti.
    Il 28 marzo abbiamo chiesto all’Ordine di poter conoscere le domande e le eventuali risposte, ma la segreteria ci ha risposto che saremmo stati messi in contatto con il referente del progetto che ci avrebbe contattato, se interessato. Evidentemente il referente del progetto non era interessato, infatti nessuno ci ha contattato per fornirci le domande e poter così capire di che cosa si trattava. A Borgonovo è andata meglio: l’Ordine ha risposto che bisognava mettersi in contatto con il professor Lingiardi perché il questionario non era gestito direttamente da loro. E qui il secondo problema: dunque l’ordine mette a disposizione ad un professionista “orientato” la propria banca dati di e-mail e contatti per arrivare ai professionisti e intervistarli sull’omosessualità. Un bel bingo per Lingiardi & co che si trovano ad avere praticamente tutti gli iscritti per svolgere il loro lavoro.
    Dopo aver contattato ancora una volta l’Ordine per sollecitare una risposta, Lingiardi, alla fine lo abbiamo contattato noi. E ci ha risposto che “il questionario rivolto agli psicologi dell’Ordine della Lombardia è all’incirca lo stesso a cui hanno risposto gli psicologi iscritti ad altri Ordini regionali negli anni passati. La ricerca ha lo scopo di descrivere l’atteggiamento degli psicologi nei confronti delle persone con orientamento omosessuale. Il gruppo di ricercatori sta lavorando all’analisi dei dati e, una volta terminata, consegnerà i risultati all'Ordine degli Psicologi della Lombardia che provvederà a renderli pubblici”.
    Risposta gentile, ma evasiva: anche qui di conoscere le domande e come sono state poste e soprattutto capire che tipo di approccio è stato posto alla “questione religiosa” non se ne parla. Lingiardi & co possono così godere di un trattamento di favore: un’inchiesta top secret per la quale non si possono conoscere le domande, però i risultati verranno impreziositi e resi autorevoli dalla pubblicazione sul portale dell’Ordine. Anche qui, alla faccia della scientificità.
    PSICOLOGI CATTOLICI INTIMIDITI E STIGMATIZZATI
    Si scopre quindi che anche altri ordini hanno effettuato lo stesso test come l'Emilia Romagna e il Lazio. Ecco che cosa è accaduto in Puglia: ll test di Lingiardi chiamato APO (Atteggiamento degli Psicologi verso l’Omosessualità) è stato sottoposto nel 2013 ai 3000 iscritti all’ordine pugliese. Hanno risposto in 314, praticamente il 10%. Un dato sconfortante, in perfetta linea con Campania e Lazio (rispettivamente 9,7% e 7,4%) mentre in Piemonte è andata meglio con il 20% dei partecipanti.
    Si parla, effettivamente di orientamento religioso. Per dire cosa? “L’analisi dei residui standardizzati ha evidenziato una tendenza dei partecipanti che si sono definiti “credenti e praticanti” a non ritenere l’omosessualità una “variante normale” della sessualità”. Ecco qua la pistola fumante: sei cattolico? Quindi ritieni l’omosessualità una devianza, non quello che vogliamo affermare noi. E ancora: “La religiosità è risultata significativamente associata anche all’ipotesi secondo cui l’omosessualità sarebbe l’espressione di uno sviluppo psicologico incompleto oppure dovuta ad una mancata identificazione col proprio ruolo di genere. Gli psicologi che si percepiscono adeguatamente preparati tendono a non aderire all’ipotesi eziologica della mancata identificazione con il proprio ruolo di genere”. Tradotto: se sei cattolico pensi che l’omosessualità sia l’espressione di uno sviluppo incompleto, invece se sei preparato sul tema non credi che questa sia la causa. Ergo: i cattolici sono impreparati ad affrontare pazienti omosessuali.
    Sviluppo psicologico incompleto, mancata identificazione con il proprio ruolo di genere? Per la ricerca sono considerazioni che denotano una “visione distorta e pregiudizievole di orientamento omosessuale”. Guarda caso portata avanti da chi si definisce cattolico.
    “FUORI I CATTOLICI DALLA PROFESSIONE”
    Ma c’è di più. Sempre la ricerca pugliese dimostrerebbe “una forte correlazione tra fede religiosa e atteggiamento sfavorevole nei confronti delle competenze omogenitoriali”. Ecco la ciliegina sulla torta in conclusione: “Questi dati consentono di riflettere su quanto il sistema religioso, che in tema di sessualità spesso porta e perpetua visioni eterosessiste o eteronormative, eserciti ancora oggi una forte infuenza sulla costruzione dei sistemi di credenza, degli atteggiamenti, delle rappresentazioni e dei modelli culturali degli individui, inclusi i professionisti della salute mentale, i quali non dovrebbero anteporre la dimensione religiosa alle evidenze scientifiche sull’omosessualità e sull’omogenitorialità”. Tradotto: fuori i cattolici dalla professione perché sono pesantemente influenzati dalla religione e antiscientifici.
    Ovviamente le cose non stanno così perché esistono moltissimi psicologi non credenti, nel mondo!, che ritengono, dati scientifci alla mano, l’omosessualità una devianza, ma questo non viene indagato. L’obiettivo è mettere fuori gioco e all'indice i cattolici e arrivare a chiedere delle linee guida. Che si basino ovviamente su queste indagini orientate.
    Lo dimostra il fatto che a pubblicare queste ricerche su scala regionale è un sito dell’associazione “Bussole Lgbt” che stigmatizza proprio l’aspetto religioso. In un articolo scritto da Claudio Baggini si evidenzia che “in tutte le Regioni prese in esame, è stata evidenziata una relazione significativa tra il credo religioso degli intervistati e una visione più patologizzante e conservatrice dell’omosessualità. Come è stato sottolineato anche in una successiva ricerca, l’orientamento politico più conservatore e il credo religioso dei professionisti sono risultati dei forti predittori di atteggiamenti riparativi, con notevoli implicazioni sul piano clinico e terapeutico”. Tradotto: se sei un cattolico sei a rischio di diffondere le teorie riparative che hanno nel defunto prof Joseph Nicolosi il loro massimo esperto. E per questo vai bandito.
    Guarda caso Baggini è uno degli psicologi che ha denunciato all’ordine Ricci, come fa notare l’articolo de La Verità che ha reso nota la vicenda del terapeuta lombardo ora sulla graticola. Lo stesso Baggini arriva a conclusioni stranamente comiche in conclusione: “Il Codice Deontologico degli Psicologi Italiani ricorda che i professionisti dovrebbero essere consapevoli di quanto il proprio sistema di valori – siano essi personali, politici o religiosi – possa influenzare (anche in maniera negativa) l’attività clinica, con ripercussioni dirette sul paziente stesso”.
    Una domanda a questo punto: vale anche per il sistema di valori Lgbt o questo è diventato ormai il solo e unico criterio di valutazione? E ancora: a che titolo psicologi militanti e apertamente pro causa Lgbt hanno una tribuna così autorevole per esprimere i loro convincimenti? Ecco perché sulla vicenda l’Ordine nazionale dovrebbe intervenire. Almeno per fugare il terribile sospetto che si stia procedendo ad una schedatura e annessa intimidazione degli psicologi.
    Psicologo cattolico, per te niente pazienti gay L'Ordine in mani Lgbt e l'ombra della schedatura

    Adolfo Morganti
    LA VERGOGNOSA PERSECUZIONE CONTRO IL DOTT. GIANCARLO RICCI
    Giancarlo Ricci, psicologo e psicanalista con decenni di professione e numerose pubblicazioni scientifiche alle spalle, è stato sottoposto a procedimento disciplinare da parte dell'Ordine degli Psicologi della Lombardia per aver affermato, nel corso di un dibattito televisivo, la necessità della presenza di un padre e una madre durante la crescita del bambino. Questo è il degrado totalitario a cui siamo arrivati e a cui non si puo' più non rispondere. Qui di seguito il link alla pagina dell'Ordine degli Psicologi. Scrivete, scriviamo numerosi (pubblicamente o privatamente) per far sentire il nostro sdegno!

    https://www.facebook.com/ordinepsicologilombardia/

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    Predefinito Re: Il deserto avanza

    Quel che sui bambini «libellula» non si dice
    di Giuliano Guzzo
    Il gender sarà pure fissazione da oscurantisti, ma non passa ormai quasi giorno che i grandi media non si prodighino – dando oggettivamente prova di solerzia degna di miglior causa – per ricordarci che l’identità sessuale è socialmente costruita, indipendente dal sesso biologico, in divenire. Dopo che il 1 aprile (ma purtroppo non era un pesce) il corriere.it segnalava, non si sa bene poggiandosi a quali evidenze, che il cervello «non ha sesso», ieri è stato il turno de La Stampa, che ha dato spazio al caso dei bambini «libellula» prigionieri di un corpo estraneo, cioè quelli che pur nascendo maschi o femmine tali non si riconoscono.
    Un argomento assai delicato, come ciascuno ben comprende, che però il celebre quotidiano torinese ha affrontato, chissà come mai, con la grazia di un ippopotamo in una cristalleria, mescolando cioè dati veri a informazioni poco precise. Infatti, se da un lato si è correttamente evidenziato come i bambini «libellula» o gender fluid siano lo 0,3 del totale, dall’altro si è tirata maldestramente in ballo la storia di Camilla, la «mamma che ha aperto un blog per raccontare la vita del suo bambino a cui non piacciono super eroi e macchine ma bambole e il colore rosa».
    Ora, con tutto il rispetto per la signora, è bene chiarire un aspetto – cosa che La Stampa si guarda bene dal fare –, e cioè che se a un maschio i super eroi piacciono meno delle bambole non significa automaticamente che trattasi di bambino «libellula». Proprio per niente. La disforia di genere, infatti, è qualcosa di assai diverso e complesso dal semplice non gradimento dei giocattoli o dei colori sessualmente tipizzati. Inoltre c’è un dato significativo che il quotidiano torinese dà a metà quando, riportando le parole di una psicologa, scrive che «nei bambini (under 12) che mostrano comportamenti cross-gender solo il 15 per cento li mostrerà ancora in età adolescenziale»
    Il dato parzialmente omesso è che la percentuale di giovani che durante la pubertà supera il proprio disagio sull’identità di genere risulta ancora superiore a quella poc’anzi ricordata e, soprattutto, vede il 98% dei ragazzini e l’88% delle ragazzine riconoscersi nel loro sesso biologico (cfr. American Psychiatric Association: Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, 2013, p. 455). Significa che, in una scuola mista, mediamente solo il 7% dell’1% dei soggetti potrebbe essere durevolmente interessato da disturbi dell’identità di genere. Ma a La Stampa tutto ciò pare importi poco, perché se «il tema “gender” trova in assoluto molti ostacoli», quando viene proposto nelle scuole, la responsabilità è delle «associazioni cattoliche» che «fanno le barricate».
    Chiaro, no? Per il quotidiano torinese, in nome del progresso, si dovrebbe parlare spensieratamente nelle scuole di una questione delicatissima – non per nulla inserita nel Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali – e che interessa nel tempo (al massimo) 7 giovanissimi su 10.000, magari, perché no, contribuendo a seminare interrogativi nelle fanciulle che semplicemente alla bambola preferiscono il pallone da calcio e nei maschietti che non disdegnano il colore rosa, che son ben più – c’è da scommettere – di 7 su 10.000. E per chi osa trovare tutto questo vagamente assurdo (anche se questo su La Stampa non lo scrivono, ma forse lo pensano) giù accuse di bigottismo, oscurantismo, omofobia, intolleranza. Viva l’originalità, insomma.
    Quel che sui bambini «libellula» non si dice ~ CampariedeMaistre

    Pediatri USA: ideologia gender nuoce alla salute
    L’associazione dei pediatri americani condanna apertamente e scientificamente l’ideologia gender. Forse adesso i pediatri italiani tireranno fuori un po’ del loro coraggio leonino e combatteranno questa ideologia contro la realtà?
    I Pediatri americani escono allo scoperto con un documento chiarissimo, rigoroso sotto il profilo scientifico e decisamente coraggioso sul gender. Ora basta indottrinare i nostri ragazzi: Questo da oggi in poi sarà considerato abuso sui minori!
    Ecco l’octalogo, da mandare a memoria e diffondere in ogni dove!
    1. La sessualità umana è oggettivamente binaria: xx=femmina, XY=maschio.
    2. Nessuno è nato con un genere, tutti sono nati con un sesso.
    3. Se una persona crede di essere cio' che NON è, questo è da considerare quantomeno come uno stato di confusione.
    4. La pubertà non è una malattia e gli ormoni che la bloccano possono essere pericolosi.
    5. il 98% dei ragazzini e l’88% delle ragazzine che hanno problemi di identità di genere durante la pubertà li superano riconoscendosi nel proprio sesso dopo la pubertà.
    6. l’uso di ormoni per impersonare l’altro sesso puo' causare sterilità, malattie cardiache, ictus, diabete e cancro.
    7. il tasso di suicidi tra i transessuali è 20 volte quello medio, anche nella Svezia che è il paese più gay friendly del mondo
    8. è da considerarsi abuso sui minori convincere i bambini che sia normale impersonare l’altro sesso mediante ormoni o interventi chirurgici.
    Pediatri USA: ideologia gender nuoce alla salute - Azione TradizionaleAzione Tradizionale

    Il semaforo gay che spegne solo il buonsenso
    di Rino Cammilleri
    Qualche psicologo, ma esperto, qualificato, dovrà prima o poi indagare (e spiegarci) questa misteriosa attrazione fatale che il mondo Lgbt ha per i semafori. La notizia, ultima, è che, dopo Londra e Vienna, anche Torino avrà le sue traffic lights (feux rouges, se preferite il francese) gay friendly. In effetti, la tentazione di applicare mascherine che modificano la luce rosso-giallo-verde quando essa si accende è antica, ma finora era sempre stata una trovata spiritosa di qualche buontempone.
    Per esempio, vicino a casa mia, qualcuno, con la gomma da masticare, aveva plasmato un minuscolo pene in erezione e lo aveva appiccicato tra le gambe dell’omino verde. L’effetto, a luce accesa, era certo suggestivo, ma ai pedoni costava solo un’indifferente alzata di spalle. Ora, Londra e Vienna avevano almeno un motivo, un’occasione: i rispettivi Gay Pride, le variopinte sfilate che, appunto, si snodano per le strade cittadine, luoghi in cui, com’è noto, i semafori, anche quelli intelligenti, spesseggiano.
    Torino, città recentemente pentastellata, fa a meno delle ricorrenze e dà (cito) «un segnale tangibile di svolta verso il riconoscimento della libertà di tutti». Cosi', si comincia col salotto cittadino, via Roma, e presto altri quartieri –sperano gli ideatori- seguiranno. Certo, a vedere sui giornali le foto dei nuovi semafori modificati si resta un attimino interdetti. Le donnine (si suppone lesbiche) sono sulla luce rossa, gli omini (si suppone gay) su quella verde. E’ vero, a montare una luce che, in ogni colore, mostrasse uno dei millanta «generi» in cui l’umanità da qualche tempo (non molto) si sarebbe suddivisa, la spesa per le casse comunali si sarebbe rivelata magari eccessiva.
    Cosi', due mascherine e via. Ma il rosso con le donnine potrebbe ingenerare equivoci nei più sprovveduti. Che significa? Che due donne affiancate non possono attraversare mai? Si', perché quando scatta il verde compaiono gli omini. I quali, pero', non sono affiancati di prospetto e fermi. No, sono ripresi di profilo, con uno che precede e conduce per mano l’altro. Dato l’aspetto dimesso della silhouette di quest’ultimo, sembrano un vecchietto e il suo badante filippino. Insomma, dilemma per il turista straniero (o per l’immigrato di recente) che nulla sa delle alzate d’ingegno della modernità europea.
    Potrebbe, infatti, essere una Giornata della Solidarietà, intesa in senso largo e lato. Sempre stando alle foto, il giallo è rimasto intonso. Eppure, data la sua natura di corpo intermedio, forse era il più adatto a rappresentare la società gen(d)ericamente liquida nella quale si sforzano, con gran dispendio di politica, di farci annaspare. Certo che, limitandosi a soli gay e lesbiche, ‘sti semafori sono proprio discriminatori: e le altre cinquantasei opzioni? E i trans? E i queer? Boh. Il buonsenso suggerirebbe che, forse, era meglio lasciare i semafori come stavano, e ognuno era libero di indentificarvisi o meno a suo piacimento (sempre che ne sentisse la necessità). Ma il buonsenso, in tutta questa storia, ahimè, è stato il primo ad annegare nella liquidità.
    Il semaforo gay che spegne solo il buonsenso

    Sgarbi: "Auguri ai figli di coppie gay che non hanno una mamma"
    Vittorio Sgarbi riaccende la polemica sulle adozioni gay con un post su Facebook: "Auguri a tutti i figli di due padri che oggi, invano, cercheranno una madre a cui fare gli auguri"
    Claudio Cartaldo
    Non si lascia sfuggire una stilettata contro le adozioni gay neppure nel giorno della festa della mamma.
    Vittorio Sgarbi sa essere controcorrente e lo ha dimostrato anche oggi, dedicando il suo messaggio su Facebook quotidiano alla festa della mamma.
    Cosa vi sareste attesi? Parole su sua madre, un ricordo, un augurio alle donne di tutto il mondo? Macché, non sarebbe stato il critico d'arte che conosciamo. "Auguri a tutti i figli di due padri che oggi, invano, cercheranno una madre a cui fare gli auguri", ha scritto Sgarbi. Il post ha ricevuto oltre 8mila condivisioni e qualcosa come 63mila like.
    Non è certo la prima volta che Sgarbi dichiara di essere contrario in qualche modo alle adozioni per i gay e sottolinea come sia naturale che un bimbo debba crescere con un padre e con una madre. Per questo nel giorno della festa della mamma non si è limitato ai classici auguri, ma ha voluto rimarcare la sue distanze da chi fa di tutto per trasformare il papà e la mamma in genitore 1 e genitore 2. Solo lo scorso marzo aveva duramente criticato la sentenza del Tribunale di Trento, che aveva riconosciuto la genitorialità di due papà gay che in Canada avevano ottenuto due bambini grazie all'utero in affitto. "Ora, sia chiaro, è diritto fondamentale di un figlio avere una madre - scriveva Sgarbi - Poche storie, poche leggi, poche sentenze, perversioni di menti malate. Senza una madre un figlio non nasce e non deve vivere"
    Sgarbi: "Auguri ai figli di coppie gay che non hanno una mamma" - IlGiornale.it

    “Je t’aime, moi non plus.” Io ti amo, io nemmeno. La grottesca fine dell’Europa
    di Roberto Pecchioli
    Un’immagine ed una frase di pochi giorni fa racchiudono tutto il senso d’impotenza dinanzi alla frana che travolge ogni giorno la nostra tramontata civiltà. L’immagine è quella di un giovane uomo elegante e di bell’aspetto su un palco ufficiale pieno di bandiere francesi che, in qualità di coniuge del poliziotto ucciso nella sparatoria degli Champs Elysées, pronuncia una sorta di elogio funebre, affermando di non odiare gli assassini. Monsieur Etienne Cardiles coniugato al flic Xavier Jugelé conclude il suo breve intervento con “Je t’aime”, ti amo. Quarant’anni fa, all’alba dell’evo nichilista, Jane Birkin e Serge Gainsboug (comunque un uomo e una donna) scandalizzavano l’Europa con la canzone Je t’aime, moi non plus. Ti amo, mugolava lei, ed io nemmeno, replicava il maturo musicista-amante. Nasceva allora quel mondo liquido che avrebbe caratterizzato i decenni successivi: gli amanti consumano, ma non credono per primi ai loro sentimenti.
    Certo, nessuno avrebbe immaginato che a rilanciare un grido d’amore sarebbe stato un omosessuale a cui un islamico dei milioni che abbiamo allevato in Europa (le meraviglie dell’immigrazione e dello ius soli…) ha sottratto ingiustamente il compagno. Ma l’Europa Civiltà si è inabissata in quelle parole pronunciate davanti alle telecamere tra ufficialità e sventolio del tricolore transalpino. Rispetto massimo, ovviamente, per il dolore di Cardiles e cordoglio per la giovane vita spezzata, ma, Dio ci perdoni, in un angolo delle viscere abbiamo capito – non condiviso, certo – la forza di ciò che arma la mano dei nemici dell’Europa.
    Cardiles non sa odiare chi ha ucciso l’uomo della sua vita (è tremendo lo sforzo di usare i termini rispettosi che la morte esige sempre), il circo mediatico rilancia nel mondo intero, e soprattutto ai nostri occhi di europei atterriti, la sua immagine, la sua idea di famiglia e di lutto.
    Nessuna civiltà ha mai lontanamente pensato, qualunque fosse il suo rapporto con l’omosessualità, che due uomini o due donne fossero dei coniugi e la loro relazione sia una “famiglia”. Le virgolette sembrano necessarie, purtroppo, e passa per la mente il grandioso affresco di Dante nel quinto canto dell’Inferno. Tra i lussuriosi egli vide Paolo e Francesca, e ne ebbe pietà, ma osservò per prima Semiramide, la regina egizia di cui Virgilio, la ragione umana universale, dice “fu imperadrice di molte favelle. A vizio di lussuria fu sì rotta, che libito fé licito in sua legge, per torre il biasmo in che era condotta. “
    Anche l’Occidente ha molte lingue diverse (favelle), è un impero, rende lecito e normale ciò che non può esserlo (libito), ma, a differenza di Semiramide, salta a piè pari il giudizio morale. Nel mondo terminale, non esistono il bene o il male, il giusto o l’ingiusto, ma solo ciò che è legale in un certo momento storico. Si chiama decadenza, e non è così strano che un altro brano della coppia Birkin-Gainsbourg si intitolasse proprio La décadanse, giocando sull’assonanza, in francese, tra decadenza e deca-danza.
    Una danza macabra, come quella annunciata ad inizio Novecento, da un altro decostruttore, lo svedese Strindberg, che, qualche decennio dopo l’opera musicale di Saint-Saens, rilanciava in teatro un forte tema iconografico medioevale, quello appunto della danza tra uomini e scheletri. In questo tempo dannato scarseggiano gli uomini, abbondano gli scheletri. Dunque, non esistono bene o male, vero o falso, solo ciò che la legge scritta consente o vieta in una certa data (“tempus regit actum” non più principio giuridico, ma nuovo universale filosofico), in ossequio ad un pensiero che nega valore ai principi naturali iscritti nel cuore dell’uomo. Noi abbiamo varcato ogni Rubicone, e ben più di Giulio Cesare, abbiamo tratto il dado.
    La tragedia è che dopo la decadenza viene la fine, e gli scheletri si trasformano in polvere. Simbolo del tempo meticcio è stato il presidente americano Obama, che legalizzando trionfante il matrimonio omo al grido di “oggi vince l’amore” ha enfatizzato l’alleanza tra i nuovi occupanti delle cupole che Michel Maffesoli chiamò simbolicamente gli alti luoghi, finanza, grande industria, tecnoscienze, intrattenimento, accademie, e l’officina di Vulcano delle nuove moralità postmoderne ed infine post umane.
    A chi spara o piazza bombe rispondiamo con le infiorate: un funerale grottesco in stile festival di Sanremo. I nuovi eroi sono poliziotti militanti omosessuali con i vedovi inconsolabili, ragazze morte per caso e sfortuna come la veneziana Solesin deceduta al Bataclan, le due Vanesse, dubbie vispe terese dell’umanitarismo per le quali lo Stato italiano ha versato milioni ai rapitori-tagliagole, giovanotti non si sa se più ingenui o più strumentalizzati come Giulio Regeni ed il giornalista Del Grande, il quale, in fin dei conti, in Turchia era in casa d’altri e non nel nostro ridicolo recinto.
    Disposti ad aiutare i lontani ignorando i vicini, abbiamo inverato, e contemporaneamente rovesciato la previsione di un intellettuale francese liberal come Jean François Revel “siamo ormai prossimi a pensare che tutti abbiano ragione tranne noi“. Il fatto è che ci siamo convinti di un unico assunto, ovvero che non esista alcuna verità e nessun principio forte, tranne, ovviamente, il denaro e la sua rivoltante ideologia. Su questo terreno, il pensiero non è debole, come in Gianni Vattimo, ma è totalitario, poiché vieta le convinzioni alternative codice penale alla mano. Di volta in volta reprime saluti non conformi (apologia di regimi passati), opinioni relative ai popoli ed ai territori bollate tout court come discriminazione e razzismo (vietato preferire la propria gente!), adesso anche l’omofobia (fobia contro gli invertiti sessuali, dunque malattia da curare con l’intervento dei sacerdoti esorcisti contemporanei, gli psicoterapeuti alleati di accigliati pubblici ministeri).
    La coppia eterosessuale Birkin Gainsboug aprì la strada, riducendo l’amore a gridolini di piacere fisico, ma almeno ammettendo onestamente che non di amore si trattava. Nell’anno del Signore 2017, se preferite 1395 dall’Egira, il trasferimento del profeta Muhammad dalla Mecca a Medina, o, per restare in Francia, 228 anni dopo la Bastiglia, il cerchio si chiude. Vince l’amore, recita la narrazione alla moda, dunque se un assassino ammazza a caso un poliziotto gridando Allah Akbar, il caduto sia santo subito specie se militante omo e sia reso ogni onore e gloria al suo sposo, che, per di più, non odia chi ha sparato al povero Jugelé e urla in diretta globale Ti amo.
    La laicissima Francia almeno ci ha risparmiato i consueti belati dei religiosi che dal pulpito ingiungono al perdono, il perdono disarmato ed obbligatorio di chi non sa, non vuole, non può reagire al male. Anzi, sarà poi il male, o non si tratterà che di una nostra valutazione? Riflettendo sul dilemma, comico se non fosse tragico, consoliamoci con Gainbourg e la Birkin. Je t’aime, ti amo, ma soprattutto, “moi non plus”, nemmeno io ti amo. E’ la danza macabra postmoderna, bellezza.
    A breve l’arrivo dei barbari, che usano la spada e se ne fregano delle sottigliezze, dell’esprit de finesse e di quello de geometrie. Loro, per restare a Blaise Pascal, la loro scommessa (“le pari”) l’hanno già vinta: sono convinti che Dio esista e che guidi le loro azioni. Europa sterile nel cuore prima che negli accoppiamenti contro natura, affrettati agli ultimi banchetti, seppellisci i tuoi morti lanciando fiori, chiama eroe ogni sfortunato o squinternato. A breve, tutto cambierà, se Dio lo vuole: Inschallah!
    https://www.riscossacristiana.it/je-...rto-pecchioli/

 

 
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