Pagina 7 di 8 PrimaPrima ... 678 UltimaUltima
Risultati da 61 a 70 di 78

Discussione: Conservatori nel mondo

  1. #61
    Forumista senior
    Data Registrazione
    15 Dec 2011
    Messaggi
    2,058
     Likes dati
    0
     Like avuti
    50
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Conservatori nel mondo

    Citazione Originariamente Scritto da Giò91 Visualizza Messaggio
    Un altro articolo degno di considerazione
    Povero Giuanìn, sempre più in basso: dai gesuiti sinistrati della “Civiltà cattolica” agli articoletti antiamericani degli invidiosi del successo saggistico di don Gianni Baget Bozzo…
    Per me, che sono cattolico, degne di considerazione sono le affermazioni riguardanti l’America del Vicario di Cristo in terra Benedetto XVI, ma capisco che un settario lefebvriano possa avere punti di riferimento diversi….

    “Il Concilio doveva determinare in modo nuovo il rapporto tra Chiesa ed età moderna. Questo rapporto aveva avuto un inizio molto problematico con il processo a Galileo. Si era poi spezzato totalmente, quando Kant definì la “religione entro la pura ragione” e quando, nella fase radicale della rivoluzione francese, venne diffusa un'immagine dello stato e dell'uomo che alla Chiesa ed alla fede praticamente non voleva più concedere alcuno spazio.” “Nel frattempo, tuttavia, anche l'età moderna aveva conosciuto degli sviluppi. Ci si rendeva conto che la rivoluzione americana aveva offerto un modello di stato moderno diverso da quello teorizzato dalle tendenze radicali emerse nella seconda fase della rivoluzione francese.”
    “Quanto trovo io affascinante negli Stati Uniti è che hanno incominciato con un concetto positivo di laicità, perché questo nuovo popolo era composto da comunità e persone che erano fuggite dalle Chiese di Stato e volevano avere uno Stato laico, secolare che aprisse possibilità a tutte le confessioni, per tutte le forme di esercizio religioso. Così è nato uno Stato volutamente laico: erano contrari ad una Chiesa di Stato. Ma laico doveva essere lo Stato proprio per amore della religione nella sua autenticità, che può essere vissuta solo liberamente. E così troviamo questo insieme di uno Stato volutamente e decisamente laico, ma proprio per una volontà religiosa, per dare autenticità alla religione. E sappiamo che Alexis de Toqueville, studiando l’America, ha visto che le istituzioni vivono con un consenso morale di fatto che esiste tra i cittadini. Questo mi sembra un modello fondamentale e positivo. È da considerare che in Europa, nel frattempo, sono passati duecento anni, più di duecento anni, con tanti sviluppi. Adesso c’è anche negli Stati Uniti l’attacco di un nuovo secolarismo, del tutto diverso. Tuttavia il fondamento, il modello fondamentale, mi sembra anche oggi degno di essere tenuto presente anche in Europa.”
    “Gli americani hanno sempre apprezzato la possibilità di rendere culto liberamente e in conformità con la loro coscienza. Alexis de Tocqueville, lo storico francese e osservatore delle cose americane, era affascinato da questo aspetto della Nazione. Egli ha sottolineato che questo è un paese in cui la religione e la libertà sono "intimamente legate" nel contribuire ad una democrazia stabile che favorisca le virtù sociali e la partecipazione alla vita comunitaria di tutti i suoi cittadini.”
    “L’America è anche una terra di grande fede. La vostra gente è ben conosciuta per il fervore religioso ed è fiera di appartenere ad una comunità orante. Ha fiducia in Dio e non esita ad introdurre nei discorsi pubblici ragioni morali radicate nella fede biblica.”
    “Questo è ciò che fecero i vostri concittadini per generazioni. Sin dagli inizi, essi hanno aperto le porte agli affaticati, ai poveri, alle “masse che si accalcavano alla ricerca di respirare nella libertà” (cfr Sonetto inciso sulla Statua della Libertà). Queste erano le persone che l’America ha fatto proprie.
    Fra quanti vennero qui per costruirsi una nuova vita, molti furono capaci di far buon uso delle risorse e delle opportunità che vi trovarono, e di raggiungere un alto livello di prosperità. In verità, i cittadini di questo Paese sono conosciuti per la loro grande vitalità e creatività. Essi sono pure conosciuti per la loro generosità. Dopo l’attacco alle Torri Gemelle, nel settembre del 2001, ed ancora dopo l’uragano Katrina nel 2005, gli americani hanno mostrato la loro prontezza a venire in aiuto dei loro fratelli e sorelle che erano nel bisogno. A livello internazionale, il contributo offerto dal popolo d’America alle operazioni di soccorso e di salvataggio dopo lo tsunami del dicembre del 2004 è un’ulteriore dimostrazione di tale compassione.”
    “Sin dagli albori della Repubblica, la ricerca di libertà dell’America è stata guidata dal convincimento che i principi che governano la vita politica e sociale sono intimamente collegati con un ordine morale, basato sulla signoria di Dio Creatore. Gli estensori dei documenti costitutivi di questa Nazione si basarono su tale convinzione, quando proclamarono la “verità evidente per se stessa” che tutti gli uomini sono creati eguali e dotati di inalienabili diritti, fondati sulla legge di natura e sul Dio di questa natura. Il cammino della storia americana evidenzia le difficoltà, le lotte e la grande determinazione intellettuale e morale che sono state necessarie per formare una società che incorporasse fedelmente tali nobili principi. Lungo quel processo, che ha plasmato l’anima della Nazione, le credenze religiose furono un’ispirazione costante e una forza orientatrice, come ad esempio nella lotta contro la schiavitù e nel movimento per i diritti civili. Anche nel nostro tempo, particolarmente nei momenti di crisi, gli Americani continuano a trovare la propria energia nell’aderire a questo patrimonio di condivisi ideali ed aspirazioni.”
    “Storicamente, non solo i cattolici, ma tutti i credenti hanno qui trovato la libertà di adorare Dio secondo i dettami della loro coscienza, essendo al tempo stesso accettati come parte di una confederazione nella quale ogni individuo ed ogni gruppo può far udire la propria voce. Ora che la Nazione deve affrontare sempre più complesse questioni politiche ed etiche, confido che gli americani potranno trovare nelle loro credenze religiose una fonte preziosa di discernimento ed un’ispirazione per perseguire un dialogo ragionevole, responsabile e rispettoso nello sforzo di edificare una società più umana e più libera. La libertà non è solo un dono, ma anche un appello alla responsabilità personale. Gli americani lo sanno per esperienza - quasi ogni città di questo Paese possiede i suoi monumenti che rendono omaggio a quanti hanno sacrificato la loro vita in difesa della libertà, sia nella propria terra che altrove.”



    “La democrazia può fiorire soltanto, come i vostri Padri fondatori ben sapevano, quando i leader politici e quanti essi rappresentano sono guidati dalla verità e portano la saggezza, generata dal principio morale, nelle decisioni che riguardano la vita e il futuro della Nazione. Da ben oltre un secolo, gli Stati Uniti d’America hanno svolto un ruolo importante nella comunità internazionale.”
    “L’America si è sempre dimostrata generosa nel venire incontro ai bisogni umani immediati, promuovendo lo sviluppo, e offrendo sollievo alle vittime delle catastrofi naturali.”
    “Signor Presidente, cari amici: mentre mi accingo a dar inizio alla visita negli Stati Uniti, voglio esprimere ancora una volta la mia gratitudine per l’invito formulatomi, la gioia di essere in mezzo a voi, e la mia fervente preghiera che Dio Onnipotente confermi questa Nazione e il suo popolo nelle vie della giustizia, della prosperità e della pace. Dio benedica l’America!”
    Cfr. L. GIUSSANI, "Teologia Protestante Americana"
    Vanno pure a ripescare un testo che don Giussani scrisse quasi 50 anni fa!
    Nel frattempo il pensiero di don Giussani, come lo stesso magistero cattolico, si è affinato e approfondito: il fondatore di Cl è arrivato a riconoscere negli Stati Uniti d’America il nuovo impero romano, cioè il nuovo katechon, e il suo movimento, dopo l’11 settembre 2001, ha fatto proprio il motto: “Siamo tutti americani!”
    compianto don Gianni Baget Bozzo
    Mi fa piacere che tu abbia compianto per don Gianni, il quale, tra l’altro, dopo l’11 settembre 2001, celebrò il Santissimo Sacrificio della Messa con la bandiera americana posta sull’altare….
    non bastava contribuire alla ricostruzione materiale, dopo aver bombardato senza pietà l’intera nazione
    L’intera nazione italiana era stata trascinata da Mussolini, senza pietà e senza senno, e nonostante gli ammonimenti del Vicario di Cristo in terra, in una folle guerra contro l’Impero inglese e gli Stati Uniti d’America. Chi è causa del suo mal, pianga se stesso…
    Dei bombardamenti effettuati durante la seconda guerra mondiale, alcuni erano leciti, altri no, ma rimane il fatto che la responsabilità ultima degli uni e degli altri va attribuita, come chiarisce il magistero, alla “ingiusta aggressione” totalitaria, in seguito alla quale gli Alleati hanno intrapreso un “bellum justum”.
    ma era necessario anche procedere verso una ricostruzione spirituale.
    La ricostruzione spirituale è importante, ma è un compito che spetta alla Chiesa e ai governi locali, più e prima che agli Stati esteri, i quali possono meglio contribuire, generosamente e misericordiosamente, a ricostruire e rilanciare materialmente e economicamente quegli stessi paesi che, dominati da regimi autoritari e totalitari inumani, li avevano ingiustamente aggrediti.
    Pio XII affermava in modo chiaro e esplicito (e niente affatto apparente, come tu hai demenzialmente e ridicolissimevolmente sostenuto nei tuoi messaggi precedenti) che l’opera di ricostruzione materiale operata dagli Stati Uniti d’America e dagli Alleati non era solo positiva, ma “molto lodevole”!
    E anche per questo, ad un altro gruppo di americani egli diceva:
    “Su di voi e su tutti coloro che portate sempre nel pensiero, e su tutti quelli che aiutano i loro fratelli a risollevarsi da questo disastro, Noi invochiamo la benedizione dell’onnipotente Dio del cielo.”



    Da notarsi come già il primo settembre del 1944 il Papa aveva elogiato gli aiuti degli Alleati:
    “Invochiamo dai popoli, la cui capacità economica non è stata sostanzialmente danneggiata dalla guerra, di porgere alla popolazione d’Italia, nei limiti del possibile e senza pregiudizio di quanto è dovuto anche ad altre Nazioni egualmente indigenti, quei soccorsi, di cui ha bisogno specialmente nel periodo iniziale della sua rinascita.
    Di buon animo riconosciamo ciò che è stato fatto — e sappiamo che ancor più s’intende di fare — in tal senso dalle Potenze alleate, come altresì volentieri apprezziamo gli sforzi compiuti dalle Autorità italiane.”
    Le Autorità italiane erano quelle del Regno d’Italia, che combatteva a fianco degli Alleati contro i nazifascisti. Infatti la cosiddetta Repubblica Sociale Italiana non venne riconosciuta come Stato legittimo dalla Chiesa.

  2. #62
    Forumista senior
    Data Registrazione
    15 Dec 2011
    Messaggi
    2,058
     Likes dati
    0
     Like avuti
    50
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Conservatori nel mondo

    Citazione Originariamente Scritto da Giò91 Visualizza Messaggio
    Nella “Quadragesimo anno” non si faceva riferimento in maniera esclusiva ad un modello teorico ed astratto
    E infatti io ho scritto che “si occupava di un modello IN GRAN PARTE teorico”. Di fatto, mancava la sostanza stessa del sistema corporativo, e cioè…..le corporazioni stesse, che quando cominciarono a funzionare (o meglio, a NON funzionare) si rivelarono, come paventato dall’enciclica, un meccanismo burocratico e antisussidiario inefficiente e ridicolo.
    a dei provvedimenti concreti del regime, come il riconoscimento giuridico dei sindacati
    ….cioè il monopolio dei sindacati fascisti per la rappresentanza di tutti lavoratori, volenti o nolenti, con tanti saluti a una vera libertà associativa e sindacale….
    Non c’è poi nemmeno bisogno di dire che i rappresentati…non potevano eleggere i loro “rappresentanti” sindacali…
    Si arrivò a volte persino al grottesco, quando i sindacati proponevano di accettare le riduzioni dei salari volute dagli industriali, quale prova di lealismo fascista e di devozione alla Patria da parte dei lavoratori…
    l’iscrizione facoltativa ad essi
    …con la facoltà di morire di fame, o di diventare dei paria sociali, in caso di non iscrizione….
    Tra l’altro, tutti i lavoratori, iscritti o meno, dovevano pagare comunque le relative quote sociali, e la mancata iscrizione equivaleva a essere schedati come “sovversivi” dalla polizia. L’iscrizione al sindacato, similmente alla tessera del Partito e al giuramento di fedeltà al Regime erano veramente, per usare le parole di Pio XI nell’enciclica “Non abbiamo bisogno”: “condizione per la carriera, per il pane, per la vita”.
    Ancora nel 1938, in relazione al fatto che ad alcuni fedeli iscritti all’Azione Cattolica era stata tolta la tessera fascista, Pio XI, indignato, disse: "Se toglieranno qualche altra tessera, io interverrò energicamente! Farò uno scandalo! Lo farò sapere al mondo! Togliere la tessera è come togliere il pane. Ed io lo darò il pane a quelli che ne sono stati privati. Ci farà una bella figura il fascismo."
    l’esistenza di associazioni professionali di fatto
    …che, di fatto, avrebbero contato meno di un beneamato cazzo. Dico avrebbero perchè non mi risulta che poi fossero costituiti o esistessero sindacati non fascisti, che appunto sarebbero stati del tutto inutili. Inoltre, le terribili violenze fasciste del 1931 contro l’Azione Cattolica, furono determinate pure dal semplice sospetto che le associazioni cattoliche potessero svolgere attività parasindacali o paralavoristiche…..
    il divieto di sciopero (a cui si aggiungeva il divieto di serrata da parte degli industriali)
    ….una perfetta equivalenza….molto vantaggiosa per gli industriali, molto meno per i lavoratori…
    Il parallelismo è di fatto insussistente, perché, tra l’altro, l’imprenditore non ha bisogno di dichiarare che vuole attuare una serrata per fare pressione sui lavoratori, può sempre accampare motivi di carattere tecnico o economico, quali il rinnovo dei macchinari, la riorganizzazione degli stabilimenti, il ridimensionamento dell’azienda, ecc.
    e l’istituzione della Magistratura del lavoro
    A parte il fatto che i giudici e gli esperti di tali tribunali non provenivano mai dalle classi lavoratrici, l’articolo 16 della legge istitutiva degli stessi affermava che i tribunali avrebbero formulato le nuove condizioni di lavoro “secondo equità, contemperando gli interessi dei datori di lavoro e quelli dei lavoratori, e tutelando, in ogni caso, gli interessi superiori della produzione”. Nella sua relazione al Senato il senatore Schanzer poteva tranquillamente e spudoratamente affermare: “Basta quest’ultimo criterio a costituire una valida guarentigia per gli interessi degli industriali, in quanto le stesse possibilità economiche dell’industria, valutate dal magistato con l’ausilio dei periti, costituiranno un limite insormontabile alle eventuali concessioni da farsi ai lavoratori. Questa ovvia considerazione dovrebbe valere a tranquillizzare i rappresentanti dell’industria.” E in effetti l’esperienza dei fatti maturata negli anni successivi li tranquillizzò completamente…
    Che il sistema corporativo italiano fosse perfetto è cosa che mai nessuno, nemmeno fra i fascisti più accesi, ebbe mai l’ardire di affermare.
    Forse perché anche tra i fascisti più accesi permaneva una stilla di senso del ridicolo….
    Il corporativismo fascista è stata una delle più grandi pagliacciate concepite nella storia umana, un elefante teorico che ha partorito di fatto un topolino di fogna. Il fascismo battè per anni la grancassa propagandistica, in Italia e persino all’estero, e organizzò decine e decine di Convegni corporativi che servivano a soddisfare la vanità degli pseudo intellettuali di regime, e a vellicare i professori universitari e i giornalisti pennaruli. In confronto agli Atti di quei convegni le discussioni della settecentesca accademia dell’Arcadia erano dei modelli di realismo e concretezza….
    Di fatto il magistero cattolico del dopoguerra non solo non fece più alcun riferimento al corporativismo fascista, ma dovette rinunciare pure al corporativismo democratico, proprio per colpa del fascismo.
    È invece assai utile per ricordarti come la Chiesa Cattolica e il mondo cattolico italiano giudicassero non solo il Fascismo, ma in particolare la legislazione fascista in materia economico-sociale e corporativa
    E’ assai utile ricordare che la Chiesa Cattolica, quando fu libera, condannò il fascismo sia sotto il concetto dell’autoritarismo che sotto quello del totalitarismo. Inoltre proprio l’assassinio del corporativismo fu dovuto al fascismo. Pio XII era convinto della validità del corporativismo democratico e sussidiario, ma non ci fu nulla da fare. Nel dopoguerra inviò un messaggio favorevole al corporativismo alle Settimane sociali dei cattolici francesi: i cattolici francesi protestarono dicendo che voleva reintrodurre una istituzione legata al fascismo. Fece scrivere un articolo apposito sulla Civiltà Cattolica, e furono i cattolici italiani a protestare, per le stesse ragioni dei francesi. Fece scrivere un apposito saggio, “Verso un corporativismo democratico”, cui collaborarono pure Gedda, don Sturzo, Carnelutti, e Brucculeri, ma tutto fu inutile: tutti ormai identificavano il corporativismo con il regime fascista…
    Peccato che nel dopoguerra non esista atto del Magistero della Chiesa e dei Pontefici in cui si condanni esplicitamente il Fascismo
    Peccato che solo alla fine della guerra, quando cioè la Chiesa e i fedeli cattolici non erano più ostaggi del regime autoritario-totalitario, e quando fu possibile constatare a quale disastro tale regime aveva condotto, quali erano stati i suoi “frutti” avvelenati, poté cominciare a svilupparsi un magistero autorevole su questo tema, magistero che, come ho già ampiamente documentato, ha condannato chiaramente il fascismo sia sotto il concetto dell’autoritarismo che sotto quello del totalitarismo, e che in seguito, con il Concilio Ecumenico Vaticano II, ha giudicato come inumana qualunque autorità che leda i diritti della persona o dei gruppi sociali.
    In realtà, già l’enciclica “Non abbiamo bisogno” costituiva una esplicita condanna del fascismo. Ciò che di quella enciclica appare caduco, e cioè legato al suo tempo…è stata proprio la momentanea non-definitività della condanna del fascismo, che è stata poi superata non solo dallo stesso Pio XI (il quale, con riferimento al fascismo, ha affermato che “Non è pienamente umano se non ciò che è cristiano, mentre invece è inumano ciò che è anticristiano, O riguardi o tocchi la dignità, la libertà, l’integrità dell’individuo”) ma da tutto il magistero successivo.
    Il beato Giovanni Paolo II, in una lettera inviata nel 1983 all’arcivescovo di Ravenna, in occasione del sessantesimo anniversario dell’assassinio di don Giovanni Minzoni da parte dei fascisti, scrive:
    “Don Minzoni morì "vittima scelta" di una violenza cieca e brutale, ma il senso radicale di quella immolazione supera di gran lunga la semplice volontà di opposizione ad un regime oppressivo, e si colloca sul piano della fede cristiana, mentre ricava la sua giusta prospettiva da un iter sacerdotale e pastorale di smagliante limpidezza.
    Egli attinse alle radici stesse della libertà, cioè a quella dignità umana restituita ed elevata dalla Redenzione di Cristo, e poté quindi scrivere con sicurezza: "La religione non ammette servilismo, ma il martirio". Del resto, lo spirito con cui va incontro al suo martirio è quello mite e paziente di Cristo stesso, spirito di amore per la verità e di perdono per quanti non godono della sua luce. Poco prima della morte egli scriveva: "A cuore aperto, con la preghiera che mai si spegnerà sul mio labbro per i miei persecutori, attendo la bufera, la persecuzione, forse la morte per il trionfo della causa di Cristo ".
    Fu il suo fascino spirituale, esercitato sulla popolazione, sulle forze del lavoro ed in particolare sui giovani, a provocare l’aggressione; si volle stroncare soprattutto la sua azione educativa diretta a formare la gioventù per prepararla nel contempo ad una solida vita cristiana e ad un conseguente impegno per la trasformazione della società. Per questo gli Esploratori Cattolici sono a lui estremamente debitori.[Esploratori Cattolici che vennero soppressi a causa della pressione esercitata dal totalitarismo fascista…]
    Con una personalità umana e sacerdotale tanto ricca, ben si accorda la sua affermazione: "Chi vuole essere un apostolo della nostra idea non può non essere predestinato al martirio". Ed insistendo sul momento emblematico della sua morte, quasi logico traguardo di un cammino sacerdotale tanto coerente, voglio ricordare quanto disse pochi giorni prima di morire: "Sarebbe bello essere ucciso sull’altare".
    La morte intravista come approdo di una irrinunciabile difesa della verità e della libertà, assume in lui il senso di un sacrificio estremo "per il trionfo della causa di Cristo"; sacrificio congiunto a quello di Cristo stesso che liberamente si offrì al Padre per affrancare l’uomo da ogni forma di errore e di schiavitù.”
    Il Papa condanna quindi esplicitamente il fascismo(che pure, nel 1923, era solo agli inizi della sua evoluzione autoritaria e totalitaria….)come un regime oppressivo caratterizzato da una violenza cieca e brutale, e come una forma di errore e schiavitù.



    Nel discorso tenuto nella cattedrale di Ljubljana il 17 maggio 1996 il beato Giovanni Paolo II afferma:
    “Nelle prove a cui, lungo i secoli, il popolo sloveno è stato ripetutamente sottoposto, i Pastori della Chiesa non hanno mancato di farsi presenti per annunciare il Vangelo della vita e difendere la dignità e gli inalienabili diritti di ogni essere umano. Ciò si è verificato con ancor più grande coraggio in anni a noi vicini, durante il fascismo, il nazismo e il comunismo.”
    Il fascismo è esplicitamente parificato al nazismo e al comunismo, i totalitarismi che hanno oppresso e negato la dignità e gli inalienabili diritti di ogni essere umano (ma già Pio XI, con riferimento al fascismo, aveva affermato che “Non è pienamente umano se non ciò che è cristiano, mentre invece è inumano ciò che è anticristiano, O riguardi o tocchi la dignità, la libertà, l’integrità dell’individuo”.)
    Nell’udienza generale del 7 ottobre 1998 il beato Giovanni Paolo II afferma:
    “In Te, Domine, speravi: era questo il motto del Cardinale Alojzije Stepinac, sulla cui tomba ho sostato in preghiera appena giunto a Zagabria. Nella sua figura si sintetizza l'intera tragedia che ha colpito l'Europa nel corso di questo secolo, segnato dai grandi mali del fascismo, del nazismo e del comunismo.”
    Il fascismo è di nuovo parificato al nazismo e al comunismo, ed è esplicitamente bollato come un “grande male”.
    Il primo gennaio 1999, nel messaggio per la celebrazione della XXXII giornata mondale della pace il beato Giovanni Paolo II scrive:
    “La storia contemporanea ha evidenziato in modo tragico il pericolo che deriva dal dimenticare la verità sulla persona umana. Sono dinanzi ai nostri occhi i frutti di ideologie quali il marxismo, il nazismo, il fascismo, o anche di miti quali la superiorità razziale, il nazionalismo e il particolarismo etnico.”
    E’ esplicita la condanna dell’ideologia fascista, parificata al marxismo e al nazismo.
    perché non attribuì ad esso, in maniera definitiva e vincolante, quelle caratteristiche descritte nel Radiomessaggio natalizio del 1944, nel discorso del 18 marzo 1945, nel discorso del 2 ottobre 1945 e nel Radiomessaggio natalizio del 1945 in riferimento all’ “assolutismo di Stato”, al “cosiddetto totalitarismo” e al “cosiddetto autoritarismo”?
    L’attribuzione è chiarissima, e solo un “mistico” fascista in ritardo non può non rilevarla, o piuttosto, fare finta di non rilevarla. La condanna riguarda tutte le forma di governo che ricadono nei concetti di autoritarismo o totalitarismo, e in seguito, con la Gaudium et Spes, di qualunque autorità che lede certi diritti fondamentali. E’ assurdo pretedere una elencazione di governi, regimi o autorità: sono condannati tutti quei governi, regimi o autorità che ricadevano, ricadono o ricadranno in tali concetti. Di sicuro è condannato il fascismo italiano storico (e il fatto che lo neghi evidenzia tutta la tua totale malafede) e tutti i regimi, comunque denominati, esistiti, esistenti o esisturi, compresi nei concetti di autoritarismo e totalitarismo.
    D’altronde se lo stesso Pio XII bollava come “male”, ancorchè minore, l’ormai inoffensivo, conservatore, moderato, “democratico” neofascismo del dopoguerra, si può capire la gravità della condanna verso il fascismo antecedente…
    Il beato Pontefice Giovanni Paolo II ha infine confermato e sancito le precedenti condanne del fascismo parificando esplicitamente il fascismo stesso al totalitarismo nazista e a quello comunista (e l’ideologia fascista al nazismo e al marxismo) e bollando esplicitamente il fascismo come un "grande male".
    A nulla vale ricorrere a spezzoni dei discorsi di Pio XII perché in nessuno di essi si fa esplicitamente riferimento al Fascismo
    Non c’è n’è alcun bisogno, perché il riferimento è evidente, anche se non esplicito, come è evidente, anche se non esplicito, il rifermento al fascismo nel radiomessaggio del 1941 da parte di Pio XII…..anche se non nomina mai esplicitamente il fascismo…
    Ma tu, da bravo “mistico” fassista fai i ragionamenti a doppio binario: quando ti fa comodo non c’è bisogno della citazione espicita, quando ti fa comodo ce n’è bisogno.
    Il beato Pontefice Giovanni Paolo II ha comunque parificato esplicitamente il fascismo al totalitarismo nazista e a quello comunista (e l’ideologia fascista al nazismo e al marxismo) e ha bollato esplicitamente il fascismo come un "grande male".
    in quello stesso discorso a cui ti riferisci il cardinale Schuster ribadisse, nonostante le critiche, la sua fiducia in Mussolini
    Fiducia molto mal riposta, come hanno evidenziato i successivi avvenimenti storici, le condanne del Magistero nei confronti del fascismo dopo che la Chiesa ebbe riacquistato la piena libertà…..e lo stesso Cardinale Schuster, il quale, ancora nel dopoguerra, disse di considerare Mussolini personalmente responsabile della vicenda del movimento eretico e scismatico di “Crociata italica”.
    Nel corso del loro ultimo incontro in Arcivescovado, Mussolini chiese al cardinale Schuster se il rito ambrosiano si accordasse con la Chiesa romana almeno “nei dogmi essenziali”(sic) e Schuster trasecolò, constatando “la scarsa cultura religiosa di un uomo che aveva avuto in mano le sorti della Cattolica Italia.”
    Infine Mussolini rifiutò l’offerta di ospitalità e protezione di Schuster. Ancora una volta, non volle ascoltare la voce della Chiesa. Sappiamo come è andata a finire…
    È utile ricordartelo, invece, perché troppo spesso sembri dimenticarlo
    È utile ricordarti, perché troppo spesso sembri dimenticarlo, che è inutile e ridicolo ripetere a pappagallo che per i conflitti tra fascismo e Chiesa alla fine si trovava una soluzione, visto che la Chiesa si trovava nella necessità di tutelare se stessa e i fedeli cattolici dalla violenza che il regime aveva già esibito all’inizio degli anni ’20, e poi nel 1931.
    L’Enciclica “Quadragesimo anno” venne pubblicata nel 1931 e l’articolo di padre Brucculeri sul decennale della “Carta del Lavoro” nel 1937. Questo significa che sei anni dopo la pubblicazione dell’Enciclica sociale di Pio XI e dieci anni dopo la pubblicazione di un documento autorevole ed ufficiale del regime sui principi ispiratori della nuova legislazione nel mondo cattolico ancora si parlava del corporativismo fascista. Indi per cui hai detto l’ennesima inesattezza.
    Indi per cui hai detto l’ennesima cretinata, visto che io avevo scritto:

    Tornando al corporativismo, è inutile ricordare l’interesse, ma mai privo di critiche, mostrato inizialmente dalla Chiesa per esso, visto che tale interesse venne presto meno, constatando come il corporativismo fascista operasse (o meglio, non operasse…..).

    Ho parlato della CHIESA, cioè del magistero, e tu mi tiri in ballo padre Brucculeri. Ma forse tu identifichi padre Brucculeri con la Chiesa e con il magistero….
    Di fatto a me non risulta che la Chiesa abbia più manifestato lodi per il corporativismo fascista dopo di allora, e di sicuro non ne manifestò più dopo che tornò ad essere libera dall’oppressione dell’autoritarismo-totalitarismo fascista…
    E comunque, a parte il magistero, ti risulta che il tuo beneamato Brucculeri abbia lodato il corporativismo fascista pure nel dopoguerra?
    Hai evidenziato malissimo, perché sei anni dopo la pubblicazione dell’Enciclica sociale di Pio XI e dieci anni dopo la pubblicazione di un documento autorevole ed ufficiale del regime sui principi ispiratori della nuova legislazione nel mondo cattolico ancora si parlava del corporativismo fascista in ambito cattolico.
    Ma perché vuoi inanellare figure di guano?
    Io non ho scritto che dopo di allora il mondo cattolico ha smesso di parlare del corporativismo fascista, ho scritto che tale interesse andò scemando:

    Ho già evidenziato come l’interesse della cultura cattolica verso il corporativismo fascista andò rapidamente scemando, tornando a volgersi versi gli scritti di pensatori democratici.

    In ogni caso, Brucculeri, sin dall’inizio, non aveva risparmiato critiche e distinzioni, come rileva Danilo Veneruso nel suo saggio “Il seme della pace”, edizioni Studium: “In primis, secondo padre Brucculeri “nella concezione che fu generalmente proposta dai cristiano-sociali, non era esclusa la pluralità sindacale”. Un’altra “notevole differenza” consisteva nel rapporto tra stato e corporazione. Nell’esperimento fascista la corporazione tendeva ad essere un organo dello stato, senza personalità sua propria, mentre “nell’indirizzo dei cristiano-sociali gli organi corporativi erano enti autarchici dotati di autonomie non semplicemente funzionali”. Lo statalismo eccessivo all’interno dell’organizzazione era stato esplicitamente condannato dalla Quadragesimo anno. Non vi era alcun dubbio, secondo padre Brucculeri, che doveva esserci “un limite oltre il quale l’autorità viola la libertà, un punto su cui deve arrestarsi l’azione della prima, perché non si traduca in una invasione del diritto della seconda”. Questo “punto” era di grande importanza in quanto sarebbe stato determinante per l’eventuale successo del nuovo sistema. Brucculeri ammoniva che “tutte le nostre conquiste più splendide, tutte le creazioni del genio politico possono essere poi lievito di egoismo e conseguentemente di regresso”.
    “Alla fine il bilancio complessivo risultava deludente. Agli inizi del 1939 il Brucculeri non poteva fare a meno di constatare come sul tema del corporativismo si discutesse assai meno di alcuni anni prima, in quanto l’interesse del regime si era orientato verso l’autarchia, abbandonando il campo del corporativismo.” “I grandi problemi erano rimasti insoluti, sia per il velleitarismo, sia per il provincialismo del regime, per il quale la crisi del capitalismo era occasione solo di evasioni verbali dalla realtà.” “Il Brucculeri notava che l’autarchia tendeva a “protrarsi agli estremi, in guisa da rassomigliare troppo all’isolamento, e da barricare così i popoli sino a renderli dei compartimenti stagni, il che repugna alla realtà economica, all’interdipendenza delle nazioni.”
    “Dopo il 1936 l’interesse per il corporativismo che aveva animato La Civiltà Cattolica e, in genere, la cultura cattolica italiana, scemò rapidamente. Il corporativismo fascista era, del resto, finito. Mussolini lo aveva abbandonato fidando nel nuovo verso dell’autarchia, con la quale la dottrina sociale crisitana non intendeva neppure misurarsi, sia per i suoi presupposti guerreschi, sia per il nazionalismo arbitrario che la inficiava. Ciò significava che il pensiero sociale cattolico rifiutava ormai ogni vero dialogo con la parallela cultura fascista. Rispuntavano così i prediletti testi francesi e anglosassoni, cioè i testi delle democrazie. Il quadro, ormai, era chiaro. La scelta dei testi rifletteva una precisa opzione culturale, politica e sociale. Questa scelta significava anche un avvicinamento del pensiero cattolico all’antifascismo. Nel considerare gli elementi moderni del lavoro Brucculeri indagava soprattutto gli aspetti internazionali, con l’ausilio di autori come Goetz Briefs, Etienne Burne e Francois Henry, Victor Serge, Marcel Malcor, Jacques Leclerq, Joannes Messner. Naturalmente non poteva mancare l’inquadramento del sistema economico nella cosiddetta “questione sociale”. Gli autori che fornivano la base della sua posizione erano sempre quelli in qualche modo legati alla causa della democrazia: Antonio Ciampi, don Sturzo, Kleinhappl, Veermesch, Portal, P.Gillet, Ch. Antoine.”
    Con quella che tu, banalmente e stupidamente, liquidi come una “frasetta”, Pio XII ribadiva che il regime corporativo potesse assumere forme diverse a seconda dei contesti dei vari paesi.
    Con quella frasetta Pio XII era costretto a pararsi…..la schiena (il DVCE aveva detto che era pronto a spolverare i manganelli sulla groppa dei preti….) ma poi ribadiva la dottrina tradizionale, secondo cui le corporazioni devono basarsi innanzitutto sul principio della sana libertà, e affermò che proprio grazie a tale principio nei secoli passati esse avevano procurato al cristianesimo gloria immortale, e alle arti inoffuscabile splendore:
    “Essendo poi la socievolezza bisogno naturale dell'uomo, ed essendo lecito con forze unite promuovere quanto è onestamente utile, non si può senza ingiustizia negare o diminuire come ai produttori, così alle classi operaie e agricole, la libertà di unirsi in associazioni le quali possano difendere i propri diritti e acquistare miglioramenti circa i beni dell'anima e del corpo, come pure circa gli onesti conforti della vita. Ma alle corporazioni di tal genere, che nei secoli passati hanno procurato al cristianesimo gloria immortale e alle arti inoffuscabile splendore, non si può imporre in ogni luogo una stessa disciplina e struttura, la quale perciò per diversa indole dei popoli e per le diverse circostanze di tempo può variare; però le corporazioni in parola traggano il loro moto vitale da principi di sana libertà, siano informate dalle eccelse norme della giustizia e dell'onestà e, ispirandosi a queste, agiscano in tal guisa che nella cura degli interessi di classe non ledano gli altrui diritti, conservino il proposito della concordia, rispettino il bene comune della società civile.”
    Che io sappia non ve ne sono, ma, comunque, non era più necessario che l’argomento venisse trattato in quanto il sistema che aveva posto in essere il Fascismo era venuto definitivamente meno con la sua caduta.
    Infatti: al tragico disastro del regime fascista si accoppiava il tragicomico disastro del regime corporativo fascista…
    Sta di fatto che non si sentì affatto il bisogno di condannare, a livello magisteriale, quel sistema
    Era un sistema che si era disastrosamente condannato da solo, e la condanna era implicita non solo nel silenzio tombale nel quale fu seppellito dal magistero, non solo nel vano tentativo di rilancio del tradizionale e glorioso corporativismo democratico, ma pure nella valorizzazione del principio sussidiario (già lodato da Pio XI nella stessa “Quadragesimo anno”, in contrapposizione al verticismo centralistico e statalistico fascista) che si fonda sul principio “dal basso verso l’alto”, e costituisce quindi una perenne condanna degli autoritarismi e dei totalitarismi di tutte le risme…
    Le altre nazioni erano le altre nazioni e non l’Italia
    Verissimo: nelle altre nazioni non era stata sacrificata la libertà sindacale….e la libertà tout court. E i cittadini non vennero trasformati in carne da cannone utilizzata nella folle illusione di edificare Imperi impossibili…
    continui attacchi nei confronti non solo dei grandi proprietari terrieri e dei grandi industriali, ma anche dei piccoli proprietari terrieri e dei piccoli industriali
    Giuanìn, ma allora te le vai proprio a cercare…
    Se c’è stato un regime che ha vessato i piccoli proprietari terrieri e i piccoli industriali, per favorire i grandi industriali e i poteri forti, è stato proprio quello fascista.
    Il 17 luglio del 1926 la Confindustria emise un comunicato, nel quale si affermava: “E’ apparsa di recente nella stampa la notizia di una associazione delle piccole industrie.Il Partito Fascista ha chiaramente stabilito che il diritto esclusivo di rappresentare gli industriali di ogni specie spetta solo alla Confindustria, e che perciò nessuna altra organizzazione può essere riconosciuta dal Governo. La Confederazione ricorda quindi ai piccoli industriali che essi debbono entrare a fare parte della loro sezione nella Confederazione.”
    La Confindustria, nel sistema fascista, aveva raggiunto tutti i suoi fondamentali obiettivi: distruggere tutte le organizzazioni libere dei lavoratori; scegliere in accordo con il governo i “rappresentanti” dei sindacati fascisti, che inquadravano tutti i lavoratori; consolidare la propria totale indipendenza; assicurare ai suoi dirigenti, cioè ai grandi “baroni”, il monopolio della rappresentanza di tutti gli industriali, anche dei medi e dei piccoli, eliminando qualsiasi pericolo di scissioni o di nascita di associazioni concorrenti.
    D’altronde, la libertà sindacale e la libertà non devono essere sinonimi di “libertà di fare ciò che si vuole, secondo il proprio arbitrio”
    Ancor meno un governo deve essere sinonimo di annientamento della libertà sindacale….e della libertà tout court….e di trasformazione dei cittadini in carne da cannone utilizzata nella folle illusione di edificare Imperi impossibili…
    L’IRI è divenuta un “carrozzone statalista” in epoca democristiana e, tuttavia, nonostante ciò, anche nel secondo dopoguerra ebbe un ruolo utile nello sviluppo industriale del nostro paese.
    L’IRI fu da subito un carrozzone statalista, anche se peggiorò soprattutto a partire dagli anni ’60, con il cosiddetto centro-sinistra, e gli “effetti utili” furono più che vanificati dal suo uso clientelare e dalla sua congenita inefficenza, che portò alla fine a un accumulo di più di 5000 miliardi di lire di perdite.
    La corruzione e le inefficienze ovviamente non scomparirono del tutto, però anche da questo punto di vista il Fascismo riuscì ad attuare un certo miglioramento.
    La corruzione e le inefficenze divennero endemiche, e la demenziale “sacralità” collegata ai cosiddetti servitori dello Stato (“etico, diuretico, lassativo” Edgardo Sogno dixit) fu originata proprio dalla ideologia statalista tipica del fascismo.
    La corruzione e l’inefficienza tipici dell’amministrazione pubblica italiana furono una eredità del fascismo. Gli statali fascisti riuscirono a lucrare non solo sulle committenze pubbliche a favore dei grandi industriali, ma persino dai procedimenti di “arianizzazione” inventati dopo il varo delle leggi razziali.
    Ad esempio Guido Leto, che era stato per anni a capo dell’Ovra, e che conosceva bene tutti i retroscena del regime, rileva riguardo al sistema corporativo e autarchico: “L’attuazione del nuovo criterio economico dell’autarchia, lasciato in balìa della burocrazia e di pochi non disinteressati sedicenti legislatori, si risolse in un immane castello di permessi, di concessioni, di autorizzazioni che, disgraziatamente, in gran parte tuttora perdura.
    La burocrazia, che era stata generalmente onesta, più di quanto non si creda, affascinata dall’immenso potere che le veniva demandato per l’applicazione del nuovo sistema economico, moltiplicava gli uffici, assorbiva nuovo personale, creava nuovi e inutili metodi di controllo e si assideva sovrana su quella piramide di carta, il cui effetto immediato era l’intralcio, e il soffocamento di ogni sana energia, mentre alcune categorie di produttori e di commercianti trovavano, a mezzo di astuti e ben introdotti mediatori, la via più facile per iniziative economiche che spesso si risolvevano in vere e proprie truffe ai danni dello Stato.”
    “Cominciò, in dipendenza da questo stato di fatto, a crearsi una vera e propria categoria di "esperti", la cui esperienza consisteva nel trafficare per i ministeri, per facilitare concessioni, per suggerire divieti, per ottenere permessi, con la connivenza di alcuni alti papaveri della burocrazia e col non sempre disceto stimolo, sia della segreteria di Mussolini, sia del partito fascista, sia di alcuni esponenti della classe politica.”
    “Corporativismo e autarchia, all’infuori di ogni valutazione teorica, nella pratica attuazione che se ne fece durante il regime fascista, costituirono spesso fonti di malessere, di immoralità, e diciamo pure la frase di moda, di “malcostume”.”
    Lo Stato, in quanto arbitro e regolatore dei conflitti sociali ed in base al principio direttivo dell’economia, “può con maggior cura specificare, considerata la vera necessità del bene comune e tenendo sempre innanzi agli occhi la legge naturale e divina, che cosa sia lecito ai possidenti e che cosa no, nell'uso dei propri beni”.
    “La pubblica autorità però, come è evidente, non può usare arbitrariamente di tale suo diritto; poichè bisogna che rimanga sempre intatto e inviolato il diritto naturale di proprietà privata e di trasmissione ereditaria dei propri beni, diritto che lo Stato non può sopprimere, perché l'uomo é anteriore allo Stato (enc. Rerum novarum, n. 6), ed anche perché il domestico consorzio è logicamente e storicamente anteriore al civile (enc. Rerum novarum, n. l0).”
    Ma la questione è semplicissima: a me non risulta che il magistero abbia approvato le leggi fasciste di socializzazione della RSI, né altri tipi di “socializzazione” forzata e imposte dall’alto. Ma se a te risulta diversamente, non hai che da documentarlo…

    A dire il vero, non mi risulta proprio che nei paesi democratici all’epoca vi fosse una efficace repressione dei “conati socialisti” o il divieto di sciopero corrispondente al divieto di serrata o la pacifica collaborazione delle classi o un sistema corporativo in divenire (né dall’alto né dal basso).
    A dire il vero, all’epoca, per loro fortuna, nei paesi democratici non c’era il fascismo, cioè non c’era un regime che, oltre a vietare il diritto di sciopero e quello correlativo (sic) di serrata, a varare un sistema corporativo burocratico, inefficiente e ridicolo, a reprimere la libertà associativa e la libertà in generale, trasformava i cittadini in carne da cannone utilizzata nella folle illusione di edificare Imperi impossibili, e veniva infine condannato dalla Chiesa, finalmente libera, sia sotto la specie dell’autoritarismo che del totalitarismo.
    Ad esempio, le otto ore lavorative furono introdotte nel 1923 in Italia, mentre invece nella “democratica” Francia – figlia della Rivoluzione Francese - esse furono introdotte solamente durante il governo dell’ebreo socialista Leon Blum, nel 1936 (per essere poi revocate).
    A parte il fatto che le 8 ore lavorative erano già state conseguite dai lavoratori tedeschi, e pure da quelli inglesi (con l’eccezione di alcuni settori) e da quelli scandinavi, in Italia, prima del fascismo, le otto ore erano già state fissate nei contratti della maggior parte delle categorie, sia agrarie che industriali.
    Di fatto la preoccupazione prevalente della legge del 1923 era quella di correggere situazioni contrattuali, conquistate in periodo prefascista, in cui la riduzione dell'orario era ritenuta eccessiva dal regime. E, infatti, la legge prevedeva un tetto per lo straordinario molto alto: l'art. 5 autorizzava “l'aggiunta, alla giornata normale di lavoro, di un periodo straordinario che non superi le 2 ore al giorno e le 12 settimanali, o una durata media equivalente entro un periodo determinato”, prevedendo poi limiti superiori a quelli contenuti in molti contratti pre-fascisti. Lo stesso art. 5 fissa, inoltre, nella paga normale maggiorata del 10% il compenso per lo straordinario: e tale maggiorazione è inferiore a quella stabilita dalla convenzione di Washington (che ammontava al 25%), oltre che a quelle previste dai contratti collettivi pre-fascisti.
    I tardi apologisti del regime poi ricordano il R.D.L. 29 maggio 1937, n. 1768, che stabiliva la settimana di 40 ore…ma dimenticano che esso rimase privo di provvedimenti attuativi, perché sospeso appena tre anni dopo, dalla legge n. 1109.
    E’ sommamente ridicolo poi fare il confronto con la Francia, perché, a parte i limiti sopraevidenziati, gli italiani pagarono qualche anno di orario ridotto…..con la privazione della libertà sindacale e della libertà in generale, e con la trasformazione in carne da cannone utilizzata nella folle illusione di edificare Imperi impossibili…
    Inoltre, né in Francia né nei paesi liberi e democratici esisteva quella incredibile sottrazione di orario, che colpiva la generalità degli italiani, e era dedicata prevalentemente a attività premilitari e post-militari, o alla propaganda politica, denominata “sabato fascista”.
    In realtà, e questo evidenzia pure il sotteso laicismo del regime, il sabato fascista sforava pure nella domenica (veniva lasciata completamente libera solo una domenica al mese…) che per i cattolici sarebbe il giorno del Signore, e non il giorno dell’idolatria verso il Duce e il regime.
    Assentarsi dal sabato-domenica fascista poteva portare a dure reazioni da parte del regime, come ricorda il grande, e cattolico, Benito Jacovitti, di certo non sospettabile di simpatie sinistrorse: "Per non rimanere indietro col lavoro ho saltato qualche adunata del sabato fascista. Insieme ad altri, i fascisti ci portarono in una stanza, e ci picchiarono di santa ragione."
    Ciò non cambiava il fatto che, di per sé, la libertà sindacale non fosse concepita come diritto di tutti, ma esclusivamente nel rispetto dei principi della dottrina sociale della Chiesa.
    Ciò non cambiava il fatto che la Chiesa aveva ribadito che, sulla base della sua dottrina sociale, la libertà associativa era un diritto naturale; poi dovette adeguarsi, come in tanti altri campi, e cedere alla prevaricazione e alla violenza del regime autoritario-totalitario, che potè essere condannato solo quando la Chiesa fu di nuovo libera.
    Motivo per cui, ad esempio, nella Quadragesimo anno Pio XI elogiò la repressione dei “conati” socialisti da parte del Fascismo.
    Questo lo diceva nel maggio del 1931, ma poco più di un mese dopo, nell’enciclica “Non abbiamo bisogno”, svelava la verità sul doppio volto del fascismo, solo superficialmente e apparentemente antisocialista e antimassonico:
    “Non possiamo invece Noi, Chiesa, Religione, fedeli cattolici (e non soltanto noi) essere grati a chi dopo aver messo fuori socialismo e massoneria, nemici nostri (e non nostri soltanto) dichiarati, li ha così largamente riammessi, come tutti vedono e deplorano, e fatti tanto più forti e pericolosi e nocivi quanto più dissimulati e insieme favoriti dalla nuova divisa.”
    Sei buffo quando tiri fuori la citazione della repressione dei conati socialisti, e non capisci che il fascismo, nascostamente ma intrinsecamente laicista, era molto più interessato a reprimere…..i conati cattolici!
    Pio XI nell’enciclica “Non abbiamo bisogno” afferma chiaramente che il fascismo ha messo fuori socialismo e massoneria solo per rafforzarli, cioè per farli rientrare in gioco ancora più forti e pericolosi e nocivi di prima, in quanto più dissimulati, e insieme favoriti dalla nuova divisa fascista, nuova di pacca….
    Diritto che però non risulta essenziale in presenza di circostanze particolari che possono determinarne la sospensione o la limitazione, come ad esempio la necessità di reprimere i conati socialisti e il classismo marxista.
    Diritto naturale che non può però essere difeso in presenza del fascismo prevaricatore, con il quale si è costretti a scendere a patti per evitare alla Chiesa e ai fedeli mali maggiori, ma che può essere di nuovo proclamato dopo il ritorno alla libertà, insieme alla condanna del regime autoritario-totalitario.
    Siamo alle comiche!
    No, siamo alle tragedie, quelle originate dal regime fascista, autoritario-totalitatario e intrinsecamente laicista. Un laicismo scaltro, beninteso, e per questo ancora più pericoloso di quello, esplicito, proprio del comunismo e del nazismo. Il fascismo nascondeva dietro all’onore e al rispetto formale per la Chiesa la volontà di strumentalizzarla e di aggiogarla a sé, e di assorbire e sottomettere tutte le sue strutture politiche, sociali, economiche, assistenziali di carattere sussidiario. Le battaglie sulle tematiche scolastico educative, poi, evidenziavano particolarmente l’incompatibilità, rispetto all’educazione cattolica, di quella fascista, basata sullo statalismo, sul nazionalismo, sull’orgoglio etnico e poi razziale, sulla volontà di conquista, sul virilismo, sul militarismo, sul bellicismo, e, naturalmente, sul demenziale e idolatrico culto del DVCE “sempre ragionante”.
    Come diceva padre Gemelli, quando era libero di parlare in un ambiente sicuro: “Noi preti cattolici e italiani dobbiamo odiare con tutte le nostre forze il fascismo, perché in esso sono i princìpi dell’ateismo, negatore di Dio e nemico della religione.”

    La Chiesa non volle attribuire in definitiva al regime e al partito in quanto tali certe tendenze e azioni che furono considerate incompatibili con la religione cattolica (Enc. Non abbiamo bisogno, 1931).
    Hai il cervello pietrificato sugli anni ’30, ma gli insegnamenti della Chiesa non si fermano a quell’epoca, purtroppo per te: alla fine della guerra essa potè constatare a quali esiti nefasti e tragici aveva condotto il fascismo, e condannarlo sotto le categorie dell’autoritarismo e del totalitarismo.
    Perciò, se il comunismo era “intrinsecamente perverso” e il liberalismo un tentativo di “accordo fra Cristo e Belial”, il Fascismo
    …secondo Pio XI era inumano, secondo Pio XII era un pericoloso bacillo avvelenante la comunità delle Nazioni, e una tirannia suscitata dallo spirito del male che si erge contro lo spirito di Dio, secondo il beato Giovanni Paolo II era un “grande male” parificato a nazismo e comunismo, e secondo il Concilio Ecumenico Vaticano II era inumano.
    Ennesima affermazione tendenziosa: infatti, banche cattoliche come il Banco di Roma rischiavano il fallimento e passarono sotto il controllo dello Stato per evitare che ciò avvenisse.
    A parte il fatto che le aziende, dal controllo dello Stato possono, e dovrebbero, tornare liberamente sul mercato, non riesco assolutamente a capire cosa c’entri la vicenda del potente Banco di Roma con i corpi sociali intermedi e sussidiari, che nascono liberamente dal basso, cioè dall’iniziativa dei singoli e delle comunità cattoliche.
    Il regime fascista autoritario-totalitario, e intrinsecamente laicista, volle progressivamente colpire, smantellare e assorbire tutti i corpi sociali intermedi e sussidiari, e cioè i circoli culturali, ricreativi e sportivi, i sindacati, le cooperative, le opere caritative, le case del popolo, i patronati, le casse di risparmio, i banchi di mutuo soccorso, le mutue assicurative, le associazioni, i giovani esploratori, insomma, tutti gli enti che il movimento cattolico aveva con fatica e pazienza creato nel clima ostile dell’Italia liberale.
    La Chiesa, delle sue innumerevoli grandi associazioni di carattere sociale, potè salvare solo l’Azione cattolica, e comunque la dovette più volte difendere con le unghie e con i denti dagli attacchi del regime, il quale aveva preteso che essa non si potesse occupare di alcun ambito politico, economico o sociale(e nemmeno….sportivo!).
    Il Moloch fascista, autoritario-totalitario, e dunque accentratore e anti-sussidiario, non solo aveva minacciato e colpito con la violenza i fedeli cattolici, ma aveva letteralmente spazzato via tutte le splendide e fiorenti associazioni e organizzazioni sociali cattoliche, vera gloria della dottrina sociale cristiana, che persino i governi massonici ottocenteschi, nella loro fase di anticattolicesimo più acuto e bestiale, non erano riusciti a soffocare.
    Ad esempio, nei primi anni ’20, il fiorente movimento cooperativo cattolico fu sottoposto a violenze, saccheggi e devastazioni da parte dello squadrismo fascista. Poi, a parte il fatto che la cooperazione non venne nemmeno citata nella retorica e trombonesca “Carta del lavoro”, il movimento cooperativo venne sottoposto al solito ente pubblico statale e burocratico, e ai vertici delle cooperative vennero imposti dall’alto i soliti capoccioni fascisti immanicati con i vertici del regime. Essi concepivano le imprese cooperative cattoliche come dei soggetti potenzialmente pericolosi...soprattutto perché potevano ledere concorrenzialmente gli interessi economici degli imprenditori, che si trovavano nel sistema economico fascista come i topi nel formaggio. Insomma, le cooperative vennero svuotate dei loro caratteri democratici, popolari e sussidiari, cioè di tutte le loro caratteristiche essenziali….
    Il vescovo di Vicenza, Rodolfi, non essendo più possibile esprimersi in pubblico senza scatenare la violenza fascista, scriveva in una lettera privata: “In quarant’anni[riferimento al periodo liberal-massonico prefascista] abbiamo attraversato periodo difficili per il ministero pastorale e per l’Azione Cattolica; nessuno però più difficile e più incerto del presente. Clero e Azione Cattolica sono stati costretti a ridurre o sopprimere ogni loro attività pubblica o sociale; si fece magari una processione in più, ma si impedirono perfino le più pure opere di carità cristiana, se sprovviste del marchio del partito….partito che supplirà con le sue feste danzanti.” “Si è resa impossibile la vita, tutta la vita: familiare, civile, professionale, economica, ecc. e….si tace. Per forza, lo so. I nostri giovani, che non siano eroi o indipendenti economicamente, finiscono in altre file. Gli uomini non sanno che fare. Gli scolari sono arruolati d’ufficio. Le madri piangono, spesso. Le ragazze pregano…..e ballano. La moralità si fa pagana. La fede una vernice. La religione un mito imperialista. La carità un monopolio statale.”

  3. #63
    Forumista senior
    Data Registrazione
    15 Dec 2011
    Messaggi
    2,058
     Likes dati
    0
     Like avuti
    50
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Conservatori nel mondo

    Citazione Originariamente Scritto da Giò91 Visualizza Messaggio
    Il “cattolico” (virgolette d’obbligo…) liberale azionista antifascista Jemolo non ha mai capito una mazza di Fascismo (né di Cattolicesimo), da questo punto di vista.
    Il cattolico Jemolo è stato un prestigioso e illustre storico e giurista, e ha insegnato pure all’Università Cattolica di Milano….quando la selezione ortodossa dei docenti era molto rigorosa. Anche per questo fa molto ridere che a contestare la sua “cattolicità” sia proprio tu, e cioè un appartenente alla setta lafebbriana, e un “mistico” fassista…
    Quello che ti fa smaniare, forse, è il fatto che sia iscritto tra i giusti tra le nazioni a Yad Vashem per aver salvato diversi ebrei dalla barbarie antisemita nazi-fascista, e il fatto che egli rilevasse oggettivamente che: “Il partito fascista pretendeva di essere la vera chiesa, tutto doveva essere in esso compreso, ogni bisogno doveva trovare appagamento nella casa del fascio: un teatrino parrocchiale, un circolo diocesano di cultura, una associazione di studenti cattolici, erano manifestazioni di eresia, sottrazioni di credenti alla chiesa fascista.”
    Emilio Gentile, da parte sua, rileva: “Il partito totalitario diventava esso stesso una Chiesa, che voleva conquistare le anime dei suoi aderenti; per questo era destinato a entrare in conflitto con le religioni tradizionali”. “La “religione fascista” era tanto più pericolosa in quanto celava la sua insidia maligna dietro il formale ossequio della religione cattolica”.
    Non “poté salvare”, ma “volle salvare” solo l’Azione Cattolica, come, in maniera critica, rilevò Francesco Luigi Ferrari, da te ben conosciuto (immagino).
    Ferrari è utile per i fatti che riporta, ma non sempre per le interpretazioni che fornisce, e questo non solo per il fatto che dovette fuggire in Francia per sfuggire alla violenza fascista, ma soprattutto per un semplice, tragico, motivo: è morto nel 1933(e in questo risultate simili: lui è rimasto fermo agli anni ’30 a causa della sua morte fisica, tu ci sei rimasto per la tua morte intellettiva…).
    Egli quindi non ha potuto seguire non solo l’evoluzione del giudizio della Chiesa sul (contro) il fascismo nel dopoguerra, ma neppure l’evoluzione del giudizio di Pio XI sul (contro) il fascismo: “Non è pienamente umano se non ciò che è cristiano, mentre invece è inumano ciò che è anticristiano, O riguardi o tocchi la dignità, la libertà, l’integrità dell’individuo”.
    In questo modo egli confermava la condanna del fascismo espressa esplicitamente nell’enciclica “Non abbiamo bisogno”, superando nel contempo la contingente e momentanea sospensione della stessa ivi espressa.
    dopo il 1931 gli attriti cessarono e la Chiesa accettò di buon grado l’accordo raggiunto tra le parti.
    Dopo il 1931 gli attriti continuarono, ci fu sempre e comunque un attrito, una guerra politico-sociale-educativo-spirituale continua tra l’Azione Cattolica e il regime, anche se solo occasionalmente essa sfociava in atti di violenza (per i fascisti il pestaggio dell’azionista cattolico che osava esibire il distintivo costituiva un piacevole sport da praticarsi in ogni stagione…).
    La storica Alba Lazzaretto in un recente studio (“Bianco fiore e Camicia nera”) documenta come i soci dell’Azione Cattolica, dopo i fatti del 1931, ritenessero che “era ora di finirla con il Regime di coercizione, che la Gioventù cattolica era stanca, e che per mezzi dell’Azione Cattolica si sarebbe sovvertito l’attuale stato di cose, che i balilla diventavano lazzaroni, che le giovani italiane finivano col diventare puttane, e che il sacerdote e l’uomo cattolico avevano una ragione ben plausibile per occuparsi di politica, date le contingenze.”
    “Il clero reagiva a questa occhiuta vigilanza [del regime fascista] cercando di lavorare sott’acqua per le organizzazioni cattoliche: un sacerdote, scrivendo a un confratello, lo consigliava di agire “con la prudenza del serpente”, usando tutti i mezzi possibili per non far conoscere il numero degli iscritti all’Azione Cattolica e le loro attività. C’era insomma un clima da cospiratori, una guerriglia sorda tra cattolici e fascisti.”
    “I giovani fascisti, educati nel culto del littorio, a ritenere il fascismo come una religione per la quale bisognava “credere, obbediere, combattere”, educati alla dedizione totale che lo Stato fascista pretendeva, educati a credere nella religione civile fascista, con i suoi martiti, i suoi eroi, il suo catechismo, i suoi miti, come quello del Duce, la sua idea di una palingenesi degli italiani attraverso la formazione dell’uomo nuovo fascista, avvertivano l’antitesi di fondo tra fascismo e cattolicesimo.”
    Mai scritto che fosse “fonte di magistero”. Se sostieni che io abbia scritto il contrario, ti inviterei a provarlo.
    Se sostieni che io abbia scritto che tu lo sostieni, ti inviterei a provarlo.
    E’ significativo che tu ti innervosisca tanto solo per il fatto che io ricordi che né gli scritti dell’”Osservatore romano”, né quelli della “Civiltà cattolica”, con i quali infarcisci i tuoi messaggi, e tenti di sostenere le tue traballanti tesi, non sono fonte di magistero…
    Infatti non la citavo per sottolineare l’approvazione dell’autarchia
    Ma tu hai scritto:

    Dulcis in fundo: nemmeno l'autarchia fascista, in realtà, trovò sfavorevole il mondo cattolico.

    Dovresti documentare questa tua affermazione, perché il saggio di Veneruso dimostra proprio il contrario:
    “Alla fine il bilancio complessivo risultava deludente. Agli inizi del 1939 il Brucculeri non poteva fare a meno di constatare come sul tema del corporativismo si discutesse assai meno di alcuni anni prima, in quanto l’interesse del regime si era orientato verso l’autarchia, abbandonando il campo del corporativismo”. “I grandi problemi erano rimasti insoluti, sia per il velleitarismo, sia per il provincialismo del regime, per il quale la crisi del capitalismo era occasione solo di evasioni verbali dalla realtà”. “Il Brucculeri notava che l’autarchia tendeva a “protrarsi agli estremi, in guisa da rassomigliare troppo all’isolamento, e da barricare così i popoli sino a renderli dei compartimenti stagni, il che repugna alla realtà economica, all’interdipendenza delle nazioni.”
    “Dopo il 1936 l’interesse per il corporativismo che aveva animato La Civiltà Cattolica e, in genere, la cultura cattolica italiana, scemò rapidamente. Il corporativismo fascista era, del resto, finito. Mussolini lo aveva abbandonato fidando nel nuovo verso dell’autarchia, con la quale la dottrina sociale crisitana non intendeva neppure misurarsi, sia per i suoi presupposti guerreschi, sia per il nazionalismo arbitrario che la inficiava. Ciò significava che il pensiero sociale cattolico rifiutava ormai ogni vero dialogo con la parallela cultura fascista. Rispuntavano così i prediletti testi francesi e anglosassoni, cioè i testi delle democrazie. Il quadro, ormai, era chiaro. La scelta dei testi rifletteva una precisa opzione culturale, politica e sociale. Questa scelta significava anche un avvicinamento del pensiero cattolico all’antifascismo. Nel considerare gli elementi moderni del lavoro Brucculeri indagava soprattutto gli aspetti internazionali, con l’ausilio di autori come Goetz Briefs, Etienne Burne e Francois Henry, Victor Serge, Marcel Malcor, Jacques Leclerq, Joannes Messner. Naturalmente non poteva mancare l’inquadramento del sistema economico nella cosiddetta “questione sociale”. Gli autori che fornivano la base della sua posizione erano sempre quelli in qualche modo legati alla causa della democrazia: Antonio Ciampi, don Sturzo, Kleinhappl, Veermesch, Portal, P.Gillet, Ch. Antoine.”
    Dovresti ringraziare la tanto vituperata “carne da cannone” fascista se la Spagna non finì nelle mani degli atei bolscevichi senza Dio
    A parte il fatto che, come già banalmente ho rilevato, un criminale rimane tale anche se eccezionalmente fa qualcosa di buono, in Spagna combatterono pure i nazisti…..ma questo non basta di certo per salvare il nazismo, come il fascismo, dalla condanna comminata dalla Chiesa, quando i due alberi evidenziarono i loro frutti tragici e avvelenati…
    Il tema della “carne da cannone”, poi, in questo caso conta ben poco, visto che, come già detto, gli italiani che combatterono in Spagna furono in gran parte dei volontari, e proprio per questo abbondarono tra di essi gli afascisti e gli antifascisti (anche cattolici, che combattevano per la Chiesa, non per il fascismo) e i fascisti che poi scelsero la morte volontaria, quando appresero che le infernali leggi razziali fasciste li avrebbero resi dei paria…
    Il tema della “carne da cannone” riguarda piuttosto la folle educazione virilistica, militaristica, guerriera che venne imposta agli italiani, sin dall’infanzia, per poi poterli spedire, con uno stato di vergognosa impreparazione militare, in una guerra demenziale contro mezzo mondo.
    Padre Brucculeri non ha continuato a tessere le lodi dell’ordine nuovo fascista nel dopoguerra perché tale ordine nuovo, che era in divenire e non si considerava “fatto e finito”
    Che l’ordine nuovo corporativo fascista fosse una incredibile pagliacciata, fatta e finita, era ormai evidente a tutti (tranne che ai “mistici” fascisti, quelli patetici di ieri, e quelli ridicoli di oggi….) persino a padre Brucculeri, come ho sopra documentato.
    era venuto meno a causa delle democratiche bombe dei “liberatori” anglo-americani.
    L’”ordine fascista” è provvidenzialmente venuto meno perché, in seguito alla “ingiusta aggressione” totalitaria, gli Alleati hanno intrapreso un “bellum justum”.
    “Senza dubbio, una così funesta guerra, scatenata da una ingiusta aggressione, e continuata oltre i limiti del lecito, quando cioè essa appariva irreparabilmente perduta, non potrebbe terminare semplicemente in una pace priva di garanzie, che impediscano il ripetersi di simili violenze.”
    “La libertà non è solo un dono, ma anche un appello alla responsabilità personale. Gli americani lo sanno per esperienza - quasi ogni città di questo Paese possiede i suoi monumenti che rendono omaggio a quanti hanno sacrificato la loro vita in difesa della libertà, sia nella propria terra che altrove.”
    “Così fu di fatto necessario che il mondo intero intervenisse a spezzare il cerchio dell’azione criminale, perché fossero ristabiliti la libertà e il diritto. Oggi noi siamo grati al fatto che questo sia avvenuto, e a esser grati non sono soltanto i Paesi occupati dalle truppe tedesche. Noi stessi, i tedeschi, siamo grati perché, con l’aiuto di quell’impegno, abbiamo recuperato la libertà e il diritto.
    Se mai si è verificato nella storia un bellum justum è qui che lo troviamo, nell’impegno degli Alleati, perché il loro intervento operava nei suoi esiti anche per il bene di coloro contro il cui Paese era condotta la guerra.”
    Del resto, se nel dopoguerra si veniva sommersi di critiche al solo accennare alla parola “corporazione”,
    Ancora più che di critiche, di pernacchie, visti i risibili risultati del corporativismo fascista…
    figurati se fosse possibile anche solo minimamente accennare a quanto di buono avesse fatto il regime in materia economico-sociale.
    Poco di buono, e poco di particolarmente diverso da quanto esisteva nelle altre nazioni, dove non era stata sacrificata la libertà sindacale….e la libertà tout court. E dove i cittadini non venivano trasformati in carne da cannone utilizzata nella folle illusione di edificare Imperi impossibili…
    Vorresti forse riproporre la vetusta tesi storiografica marxista, per altro ormai del tutto abbandonata, del Fascismo come “mazziere del capitale”?
    Più che “mazziere del capitale”, servo astioso, invidioso e sciocco del capitale….e mazziere del popolo italiano, portato al massacro e alla rovina in una guerra di aggressione concepita nella folle illusione di edificare Imperi impossibili…
    Vorresti forse dirmi che: ‘gratta il “teoconservatore” americanofilo e troverai la zecca antifascista mili-tonta’? Spero proprio di no.
    Dispero che un militontissimo “mistico” fassista capisca che la storia e il magistero cattolico suggeriscono un retto filoamericanismo, ma soprattutto che la storia e il magistero cattolico impongono un netto antifascismo.
    È significativo il fatto che Mussolini, ben lungi dalla vulgata marxista secondo cui il Fascismo sarebbe stato esclusivamente il “mazziere del capitale”
    Infatti: bisogna aggiungere pure “macellaio del popolo italiano”.
    mandasse a dire al senatore Agnelli che doveva rispettare la dignità dei lavoratori e non trattarli come se fossero delle macchine senz’anima
    E’ significativo il fatto che Mussolini queste amene scemenze, non avesse nemmeno il coraggio di dirle direttamente al senatore Agnelli, ma ancora di più che egli avesse consegnato, legati mani e piedi, i lavoratori italiani a Agnelli e compagnia brutta, e che poi li trasformasse in carne da cannone utilizzata nella folle illusione di edificare Imperi impossibili… …
    Solite bufale antifasciste
    Puri dati di fatto assolutamente inconfutabili.
    Mussolini era arrivato al potere soprattutto grazie all’appoggio e ai milioni dei grandi industriali, e aveva cominciato subito a saldare i suoi debiti. Il governo di Giolitti, appoggiato dai cattolici del Partito Popolare, aveva promosso leggi volte a confiscare i profitti bellici dei “pescicani”, a istituire una commissione di inchiesta sulle spese e sulle commissioni del periodo di guerra, ad aumentare l’imposta di successione, a imporre la nominatività dei titoli, tutti provvedimenti che colpivano i grandi industriali.
    Mussolini, giunto al potere, nel giro di pochi mesi non solo abrogò i suddetti provvedimenti, e fece insabbiare l’inchiesta sui profitti bellici, ma varò una serie di leggi favorevoli ai poteri forti economici.
    Tanto per ricordare qualcuno…
    Con il decreto 10 dicembre 1922 n. 1431 il governo fascista abolì il provvedimento voluto da Giolitti e dai popolari che prescriveva la nominatività dei titoli (con sommo gaudio di pescicani e plutocrati…).
    Con il decreto 20 agosto 1923 n.1802 il governo fascista abolì l’imposta di successione nell’ambito del “gruppo familiare” (che arrivava a comprendere anche i discendenti di fratelli e sorelle, quando succedessero per diritto di rappresentazione…) e a dimezzarla per coloro che erano fuori di tale gruppo. L’imposta, che aveva dato un gettito di 305 milioni nel 1922-23, si ridusse a 117 milioni nel 1924-25, e a 72 milioni nell’anno successivo…
    Con il decreto 16 dicembre 1922 n. 1634 il governo fascista introduceva l’esenzione dall’imposta di ricchezza mobile (che era allora al 25) per gli interessi dei mutui e delle obbligazioni collocate all’estero.
    Con il decreto 25 gennaio 1923 n.1642 il governo fascista riduceva l’imposta riguardante gli amministratori e i dirigenti delle società commerciali (imposta che era sgradita ai tanti “amministratori” che intascavano lauti compensi per un semplice atto di presenza nei consigli di società nelle quali erano chiamati solo per garantire, a occhi chiusi, che tutto ciò che facevano i consiglieri delegati era giusto…).
    Con il decreto 30 dicembre 1923 n.3069 il governo fascista riduceva l’aliquota dell’imposta sui fabbricati, e la esenzione da tale imposta per i fabbricati industriali.
    Con il decreto 16 ottobre 1924 n.1613 il governo fascista riduceva l’aliquota dell’imposta di ricchezza mobile, anche per i redditi di puro capitale.
    Con il decreto 29 luglio 1925 n.1262 il governo fascista sopprimeva l’imposta del 15% sui dividendi dei titoli al portatore.
    Con il decreto 20 settembre 1926 n. 1643 il governo fascista esentava dall’imposta di ricchezza mobile gli interessi delle obbligazioni emesse dalle società anonime e in accomandita per azioni.
    Devo ancora spiegarti che – con la fine del regime fascista – era ovvio e naturale che la tematica corporativa venisse trattata sotto una diversa ottica?
    Certo, l’ottica di chi ha potuto constatare che il corporativismo fascista era risultato una pagliacciata fallimentare, e il fascismo un tragico regime autoritario-totalitario fallimentare.
    Papa, il quale, pur non facendo riferimento diretto ed esplicito al regime fascista
    Bene, secondo i TUOI criteri, se non c’è citazione esplicita, non c’è riferimento al fascismo, quindi puoi attaccarti al…..tram!
    Devo ricordarti che l’Unione Sovietica riuscì a resistere alle truppe dell’Asse anche e soprattutto grazie alle armi, alle materie prime e agli aiuti finanziari fornitile dagli Stati Uniti d’America?
    Devo ricordarti che l’Unione Sovietica era stata aggredita dai nazisti e dai fascisti, che Pio XII, nonostante fosse stato fortemente sollecitato, si rifiutò sempre di benedire la “crociata” nazi-fascista, che la Russia contribuiva allora allo sforzo degli Alleati impegnati nel “bellum justum” contro l’”ingiusta aggressione” nazi-fascista, e che alla fine gli Stati Uniti d’America, dopo aver annientato i totalitarismi nazista e fascista, hanno annientato pure il totalitarismo comunista, liberando il provvidenzialmente il mondo dai tre “grandi mali” condannati dalla Chiesa?
    La critica stava nel fatto che coi principi sbandierati nella Carta Atlantica gli Alleati si erano puliti amabilmente il culo
    I princìpi della Carta Atlantica poi sono arrivati pure nell’Europa dell’Est, con la collaborazione di Giovanni Paolo II, e con soddisfazione di Pio XII, benedicente dalle tribune del paradiso…
    Pio XII scriveva avendo davanti ai suoi occhi una situazione politica che sembrava irrevocabilmente stabilizzata su due blocchi contrapposti, e non poteva conoscere come si sarebbe evoluta tale situazione. Non poteva sapere cioè che una trentina di anni dopo sarebbe arrivato alla presidenza degli Stati Uniti Ronald Reagan, che Ronald Reagan era “follemente” convinto che si potesse sbloccare definitivamente una situazione bloccata da quasi mezzo secolo, e che Reagan avrebbe annientato la Russia sovietica, e conseguentemente fatto crollare l’ideologia comunista in tutto il mondo, senza scatenare alcuna guerra guerreggiata, ma semplicemente costringendo il sistema economico-tecnologico comunista a confrontarsi direttamente con il sistema economico-tecnologico Occidentale.
    …il demerito immenso di aver democraticamente
    il merito immenso di aver democraticamente eliminato un grosso maiale pagano e totalitario, e un maialino fesso che ci si era alleato nonostante gli ammonimenti di Pio XI e di Pio XII.
    L’altro maiale, ateo e totalitario, lo hanno prima contenuto, e poi eliminato, senza una guerra mondiale sanguinosa, ma semplicemente portandolo al fallimento…
    Tutto questo Pio XII non lo ha potuto vedere su questa terra, ma lo ha visto il tuo Beato preferito, che ha dato pure una grossa mano nella faccenda.
    Da notare che i più accaniti sostenitori della “politica” dei bombardamenti sull’Italia furono proprio gli inglesi di Churchill…
    Churchill….. Churchill…..questo nome non mi è nuovo….ah, sì, ecco:
    “In Europa, a partire dalla fine delle ostilità, nel maggio 1945, ci è stato dato di vivere un periodo di pace lungo come non mai in tutto il corso della storia del continente. Questo in gran parte per merito della prima generazione di politici che hanno operato nel dopoguerra, Churchill, Adenauer, Schumann, De Gasperi.
    A loro dobbiamo ancor oggi gratitudine, e dobbiamo essere grati che a guidare in maniera determinante la loro politica non fu un’idea di rivalsa, o di vendetta, o di umiliazione dei vinti ma il dovere di garantire a tutti un diritto; che in luogo della concorrenza fu introdotta la collaborazione, lo scambio di doni offerti e accettati, la mutua conoscenza e l’amicizia nel cuore di una diversità nella quale ciascuna nazione conserva la sua identità e la conserva nella comune responsabilità nei confronti del diritto, in luogo della precedente perversione del diritto.
    Il centro motore di quella politica di pace fu il legame fra l’agire politico e la morale. Il discrimine interno a qualsiasi politica è costituito dai valori morali che noi non inventiamo: essi esistono e sono gli stessi per tutti gli uomini. Diciamolo apertamente: quegli uomini politici hanno fondato la loro idea morale dello Stato, della pace e della responsabilità sulla loro fede cristiana, che aveva superato la prova dell’illuminismo e si era ampiamente purificata nel confronto con la distorsione del diritto e della morale operata dal Partito.”
    Se Mussolini, oltre che Pio XII, avesse ascoltato anche Churchill, che aveva avuto modo di conoscere personalmente a Roma, e che gli aveva mandato una lettera, il 16 maggio 1940, un messaggio personale che era un appello accorato per evitare la guerra, non ci sarebbe stato nessun bombardamento, e nessun tragico coinvolgimento dell’Italia in quella sciagurata guerra:
    “Ora che ho assunto l'ufficio di Primo ministro e di ministro della Difesa torno con la memoria ai nostri incontri di Roma e sento il desiderio di rivolgere parole di buona volontà a Voi come capo della nazione italiana, attraverso quello che sembra divenire un baratro sempre più allargantesi. E' troppo tardi per impedire che scorra un fiume di sangue fra il popolo italiano e quello britannico?
    Non c’è dubbio che entrambi possiamo infliggerci gravi danni e massacrarci duramente, oscurando il Mediterraneo con la nostra lotta. Se Voi così deciderete, bisogna che sia così, ma io dichiaro che non sono mai stato nemico del popolo italiano, né mai sono stato avversario nel mio cuore di colui che dà le leggi all’Italia.
    Sarebbe fuori luogo fare previsioni sul corso della battaglia che ora divampa in Europa, ma sono sicuro che qualunque cosa possa accadere sul continente europeo, l’Inghilterra combatterà sino alla fine, anche se completamente sola, come abbiamo già fatto altre volte. Io ritengo anche, con qualche buon motivo, che saremo aiutati in maniera crescente dagli Stati Uniti, e, anzi, da tutte le Americhe.
    [Affermazioni profetiche, come profetiche appaiono quelle contenute negli altri discorsi di Churchill di quel periodo



    ]
    Vi prego di credere che è senza alcuno spirito di debolezza o di paura che io Vi rivolgo questo solenne appello DI CUI RIMARRA’ MEMORIA.
    Attraverso tutte le epoche, sopra tutti gli altri richiami, ci giunge il grido che gli eredi comuni della civiltà latina e cristiana non debbono affrontarsi l’un l’altro in una lotta mortale. Ascoltatelo, Ve ne scongiuro con tutto l’onore e tutto il rispetto, prima che lo spaventoso segnale sia dato.
    Esso non sarà mai dato da noi.”
    Ma Mussolini pensava che Churchill fosse uguale a lui, che fosse mosso solo dall’interesse e dalla paura, che l’Inghilterra sarebbe crollata anch’essa, dopo la Francia, e che lui avrebbe potuto partecipare al banchetto della vittoria con un pugno di morti, anche se l’Italia era impreparata a un cimento mondiale. Lui era furrrrbo, furrrrrbissimo!
    Riguardo ai bombardamenti, ancora più illuminanti sono i giudizi espressi dal beato cardinale Schuster, che si attivò personalmente per cercare di farli cessare, ma che riconosceva pure esplicitamente che la causa originale e principale degli stessi andava attribuita al fascismo, e che per questo i bombardamenti andavano pure accettati come una giusta punizione. Ad esempio egli, il 16 febbraio 1943, dopo un ennesimo bombardamento, affermò: “Iddio nei suoi giusti giudizi ha voluto ancora una volta mettere alla prova la nostra fede, infliggendoci una lezione forte e salutare assieme”.
    Il 5 settembre 1943 il beato scrisse un giudizio tagliente e definitivo sul fascismo: “Agli ardori canicolari, si sono aggiunti gli spasimi della Metropoli, per tre quarti rasa al suolo e incendiata dai bombardamenti anglo-americani. Milano ha perduto la gloria della sua ricchezza e il suo splendore; ma gli autori di questa guerra, i fascisti di Mussolini, verranno bollati in eterno nella storia con il marchio dell’infamia e del tradimento della Patria. E’ duro, ma purtroppo è la nemesi della storia, la quale dà a ciascuno secondo le opere sue.”
    E nell’estate del 1944, come riferì il federale di Varese a Mussolini, “E’ stato il presule stesso, a Cocquio Trevisago, a ferire tutti noi, e per primo il Capo della Repubblica, dal pergamo, sostenendo che le bombe degli angloamericani erano un castigo di Dio per un regime (quello della RSI) che “oggi si umilia ai miei piedi per implorare pietà”.”
    La situazione che si verificò durante la RSI appare veramente tragicomica: Mussolini deve cercare l’appoggio della Chiesa, e quindi dichiara quella cattolica la religione della repubblica, si atteggia a grande convertito dettando testi di immaginette deliranti e grotteschi, si vuole far passare per protettore della Chiesa, e quindi lascia mano libera alle milizie fasciste nel fare irruzioni in edifici ecclesiastici e nel compiere vessazioni contro i sacerdoti….per poi accreditarsi come magnanimo raddrizzatore di torti nel momento in cui il cardinale Schuster (che fa finta di crederci) è costretto a rivolgersi a lui. Ma il suo giudizio il beato Schuster lo aveva già espresso chiaramente: “Gli autori di questa guerra, i fascisti di Mussolini, verranno bollati in eterno nella storia con il marchio dell’infamia e del tradimento della Patria. E’ duro, ma purtroppo è la nemesi della storia, la quale dà a ciascuno secondo le opere sue”, e nel dopoguerra egli ribadirà di ritenere Mussolini personalmente responsabile per la vicenda del gruppo eretico e scismatico di Crociata italica.
    Il beato cardinale Schuster, prima dell’inizio della seconda guerra mondiale, il 17 gennaio del 1939, aveva pronunciato nel corso del Sinodo diocesano una allocuzione che risultò poi veramente profetica:
    “La Chiesa Cattolica oggi si trova di fronte non tanto a un nuovo Stato fascista, giacchè questo esisteva già nell’anno del Concordato, ma di fronte a un imperante sistema filosofico-religioso nel quale, per quanto non lo si dica a parole, è implicita la negazione del Credo Apostolico, della trascendenza spirituale della Religione, dei diritti della famiglia Cristiana e dell’Individuo.”
    “La lotta ha qualcosa di epico e trascende i confini dell’Italia, giacchè, essendo derivata dalla diffusione dei principi hegeliani, coinvolge la cultura di vari popoli.
    Si trovano come di fronte due civiltà.
    La prima discende dal Cielo e deriva dal Santo Vangelo, coi suoi dogmi, colla sua gerarchia, divinamente istituita, coi suoi diritti e doveri, colla sua finalità che abbraccia il tempo e giunge all’eternità.
    Ho detto studiatamente: Civiltà, e non semplicemente religione, perché di questa parola facilmente ne abusano. Così vogliono, per esempio, che la Chiesa Cattolica faccia opera esclusivamente religiosa, e si astenga dalla politica; ma non riflettono che, come l’anima umana, pur essendo spirituale, è la forma sostanziale del corpo, così anche la Fede Cattolica non può esplicarsi che nel cittadino, il Civis, e dentro la polis. Se fuori della Città Vaticana ed oltre il sagrato delle nostre Parrocchiali cessa la zona d’influenza della Chiesa, bisognerà distruggere lo stesso Decalogo”.
    “Contro questa intangibile Fede Divina che fa capo al Decalogo e all’Evangelo insorge in questi ultimi anni una nuova forma di filosofia hegeliana che a un Dio personale, distinto dal mondo, Creatore e Signore di tutte le cose, sostituisce un nume immanente e universale: lo Stato. Siccome poi lo Stato siamo noi, abbiamo qui il Panteismo politico.”
    “Di fronte a un Credo Apostolico e a una Chiesa Cattolica di origine divina, abbiamo dunque un Credo fascista e uno Stato totalitario il quale, appunto come quello hegeliano, rivendica per sé degli attributi divini.
    Sul piano religioso il Concordato è vaporizzato”.
    “Non è pienamente umano” afferma il Santo Padre Pio XI, “se non ciò che è cristiano, mentre invece è inumano ciò che è anticristiano, o riguardi o tocchi la dignità, la libertà, l’integrità dell’individuo”.
    Nello Stato fascista c’è un unico assoluto, totalitario, interamente sovrano, il quale non fa posto ad altri, né cede lo scettro ad alcuno. E’ lo Stato, il quale penetra negli stessi spiriti e nelle coscienze. Così che, secondo la dottrina fascista, “l’individuo è nello Stato Fascista solo come elemento agente e volitivo, e solo in quanto tale; uno strumento, cioè, che ha una coscienza, un’etica e una azione esclusivamente imperata dallo Stato: Credere, Obbedire, Combattere”.
    Sorgete, o Martiri Santi, o antichi Dottori della Chiesa, o primi Apostoli del Vangelo!
    Voi che di fronte alle imposizioni del sinedrio di Gerusalemme e sui Campidogli delle varie città che appartenevano a Roma imperiale, affermaste con la vita santa, con l’eloquenza dello Spirito Santo, e poi finalmente con il vostro stesso sangue, la libertà della coscienza, la trascendenza dello Spirito, la soprannaturalità della Chiesa!
    Sorgete, o Santi tutti, a scagionarvi dall’accusa che vi si fa adesso, di essere stati degli immorali, perché non voleste partecipare alla eticità dello Stato pagano!
    Sorgete, o Martiri, a liberare la Patria nostra e il mondo stesso dal pericolo pagano, che nuovamente minaccia!”
    Dopo la fine dell’immane tragedia, il 29 aprile 1945, il beato cardinale Schuster definirà l’insurrezione partigiana di Milano come “la gloria rinnovata delle Cinque Giornate”, e elogerà altamente le truppe Alleate e il sangue da loro generosamente versato per la liberazione dell’Italia dalla barbarie nazi-fascista: “Fra breve entreranno in Lombardia le truppe anglo-americane, per meglio garantire l’ordine pubblico, e appoggiare così l’azione del nuovo Governo nell’arduo compito della ricostruzione politica, industriale e economica dell’Italia settentrionale. Da parte nostra, è dovere delle popolazioni di riceverle con senso di grato rispetto, per la loro ardua missione a favore della Patria. Il sangue da loro magnanimamente versato sul nostro suolo, e i morti da loro lasciati nei diversi cimiteri d’Italia, vogliono essere da noi altamente considerati. Dio ricompensi il loro sacrificio.”
    Nella lettera pastorale del primo maggio il beato Schuster scriveva: “In tutti i pericoli, nelle guerre, nelle ostili invasioni, di fronte agli sterminii, ecc., il popolo cristino ha ritrovato sempre in Maria un rifugio, un porto di salvezza, una debellatrice dei nemici della religione. Durante questo triste quinquennio, quando predicavamo queste cose nelle numerose parrocchie dell’arcidiocesi, la nostra certezza si appoggiava soprattutto all’esperienza della storia, che ha constatato che i più prosperi successi hanno sempre confermato la fiducia filiale riposta dai fedeli nell’Ausiliatrice dei cristiani. Dopo l’immane tradimento ai danni di un intero popolo, venduto e consegnato agli alemanni, per comprendere a pieno tutta l’importanza di codesta pace mariana, bisogna prima conoscere in tutti i particolari gli orrori della tragedia che durante questi anni si è svolta sulle regioni della Penisola, costretta a fare da antemurale alla Germania belligerante.”
    “Le atrocità di cui durante questi ultimi anni il carcere di san Vittore, qui a Milano, è divenuto teatro, superano qualsiasi immaginazione, e non possono ritrovare riscontro neppure nella storia dei più sanguinari tiranni dell’antichità pagana!
    Già si sa che contro gli ebrei dapprima è stata data una vera e spietata caccia all’uomo. Né si è perdonato né a condizione, né a età, né a sesso. Uomini, donne, vegliardi, pargoli lattanti tolti di letto o di cuna, sono stati brutalmente cacciati in carcere, ammonticchiati in locali insufficenti e infetti, con bastonature e altri vilipendi. Forniti di scarse vettovaglie, sono stati ammassati in vagoni chiusi e piombati, per essere tradotti in Germania e in Polonia nei tremendi campi di concentramento. Molti non hanno resistito e sono morti per strada! La carità cristiana è stata generosa e sollecita anche verso questi figli di Israele, e per questo appunto parecchi sacerdoti nostri e suore sono stati carcerati!”
    “Ci fu un tempo in cui i prigionieri che entravano a san Vittore dovevano dapprima attraversare un doppio atrio con militi alemanni e nostrani, schierati lungo il passaggio, e armati di nervi di bue e di bastoni, i quali flagellavano le povere vittime. Gli interrogatori diurni e notturni erano accompagnati da strazii tali, che spesso gli imputati dovevano essere portati via in barella, non potendo reggersi più in piedi. Alle interrogazioni seguivano poi colpi con nerbo di bue o con bastoni, sediate sulle spalle, flagelli con catene di ferro, legature dei polsi e delle caviglie, stringimenti di polsi con manette a vite, ecc. Qualcuno ebbe spezzate le mascelle, parecchi vennero tormentati con spilli confitti in varie parti del corpo e tra le unghie dei piedi. Non è stato neppure rispettato il pudore delle donne, talora obbligate a denudarsi per subire poi strazii e ignominie tali che non è lecito qui di descrivere.”
    “Tutti ci hanno lasciati soli a difendere a fronte scoperta i diritti di Dio, dell’uomo e della nazione tradita. Quando più tadi gli storici descriveranno le vicende di questi ultimi anni, dovranno pur concludere che la civilà è retrocessa di almento trenta secoli, perchè sono state superate le stesse atrocità di Nerone e di Domiziano. La Chiesa sola, in mezzo a tante defezioni e debolezze, durante questi anni ha continuato a predicare con fervore il Vangelo, soffrendo per queste persecuzioni, violenze e carcerazioni. Ne è prova la lunga lista di sacerdoti o di suore finiti in prigione, di ecclesiastici ammoniti, di giornali cattolici diffidati o sequestrati non so quante volte. Né è prova la collezione dei giornali cremonesi [“Crociata italica” e “Il regime fascista”] fondati e sostenuto per malfamare il clero e le gerarchie, calunniando e accumulando l’odio contro il Papa, i vescovi e il clero cattolico, che non aveva voluto piegare il ginocchio innanzi all’idolo di Baal.”



    “I princìpi di sant’Ambrogio hanno creato nel Medio Evo i liberi Comuni lombardi. Noi non dubitiamo che, quando al momento apportuno la nazione sarà chiamata a darsi di nuovo una legittima forma di governo[quella di prima era quindi illegittima…] i cattolici saranno concordi nel volere un regime consono alle loro antiche tradizioni rappresentate specialmente dal Carroccio di Ariberto e di san Galdino, col crocifisso sull’antenna e con la parola “LIBERTAS” sul candido pennone.
    E ora, il tributo della nostra riconoscenza a Maria. E’ stata essa la nostra novella Debora, che ancora una volta ha schiacciato sotto i piedi la testa del dragone infernale, il primo e vero artefice di tutta questa guerra scatenata dalla statolatria contro Dio e contro il suo Cristo”.
    A dire il vero, Degrelle non sognava affatto “Hitler per mille anni”. “Hitler per mille anni” è il titolo italiano di uno scritto di Degrelle il cui titolo originale era “Nous, les fascistes”.
    Oibò, allora Degrelle avrà di sicuro fatto causa all’editore italiano, vero?
    Peccato che pure il capitolo cinque del libro si chiami “Hitler per mille anni”. E’ pure quello un titolo apposto dall’editore italiano?
    In realtà, il titolo riadattava una frase che aveva pronunciato il socialista Paul-Henri Spaak: “Hitler, ce n’è per mille anni!”
    Una frase che Degrelle riporta, e alla quale aderisce: le scelte da lui effettuate dipendono infatti da quella convinzione (condivisa pure dal suo collega coglione Mussolini: saltiamo sul carro del vincitore! Degrelle scrive: “A questa vittoria degli Alleati, francamente, quanti europei invasi credevano, nell’autunno 1940 e all’inizio del 1941?”) convinzione peraltro delirantemente mantenuta dal Degrelle pure nel dopoguerra: nell’ultimo capitolo del libro egli espone in termini encomiastici le proprie fantasie allucinatorie relative a come sarebbe stata l’Europa nazificata. Se la prende con i “brontoloni” che non avrebbero apprezzato la Germania hitleriana “signora dell’Europa per mille anni” e poi molla le briglie della sua fantasia malata.
    “Peccato che nel XIX secolo Napoleone abbia fallito”, dice.



    Poi aggiunge, più esplicito: “Peccato che Hitler abbia fatto cilecca a sua volta.”
    Bisogna capirlo: per lui Hitler era un “genio”, un grande condottiero militare, il suo Papà pagàn, intento a regalargli e imbottirgli gli stivali con la carta, a preparare panini imbottiti, e a accarezzare Blondie (non pensate male, non era una donna, Adolf era “pudico” (sic) oltre che “gioviale”; era il suo cane, per il quale si alzava sempre, a mezzanotte, al fine di preparargli il pastone…).
    “Ma Hitler, ma Mussolini, chi li dimenticherà mai?” scrive Degrelle.
    E ha perfettamente ragione: chi dimenticherà mai gli sciagurati e dis-graziati creatori di due delle tre tremende ideologie inumane, i “grandi mali” che hanno devastato il mondo, secondo l’insegnamento del magistero della Chiesa?
    “La grande Rivoluzione del XX secolo è fatta” conclude il suo ridicolo libercolo Degrelle.
    Ma non ha capito che è la retta rivoluzione condotta dagli Stati Uniti d’America, vincitori provvidenziali di tre guerre mondiali. Per questo Papa Benedetto XVI afferma: “Dio benedica l’America!”
    Di Degrelle si può dire quello che si diceva di Sandro Pertini (e di Garibaldi): “Cuor di leone, cervello di gallina!”
    per Pio XII la contrapposizione fra Occidente ed Oriente, nel corso della guerra fredda, era la contrapposizione tra due “imperialismi moderni”, dai quali era totalmente estranea la Chiesa.
    La Chiesa deve essere sempre rettamente “estranea” a qualunque governo mondano, e imparziale. Ma imparzialità non significa neutralità aprioristica, o astensione dall’esprimere i propri giudizi.
    Il fatto è che Pio XII scriveva avendo davanti ai suoi occhi una situazione politica che sembrava irrevocabilmente stabilizzata su due blocchi contrapposti, e non poteva conoscere come si sarebbe evoluta tale situazione. Non poteva sapere cioè che una trentina di anni dopo sarebbe arrivato alla presidenza degli Stati Uniti Ronald Reagan, che Ronald Reagan era “follemente” convinto che si potesse sbloccare definitivamente una situazione bloccata da quasi mezzo secolo, e che Reagan avrebbe annientato la Russia sovietica, e conseguentemente fatto crollare l’ideologia comunista in tutto il mondo, senza scatenare alcuna guerra guerreggiata, ma semplicemente costringendo il sistema economico-tecnologico comunista a confrontarsi direttamente con il sistema economico-tecnologico Occidentale.
    Comunque, a parte tutto questo, e a parte lo sforzo per non diventare il “cappellano dell’Occidente”, Pio XII vedeva lucidamente, in linea teorica e in linea pratica, che vi erano grandi differenze tra i due contendenti.
    E parlava e agiva in conseguenza.
    Scrive Guido Verucci nel saggio “La Chiesa nella società contemporanea”: “La Chiesa non rinunciava ad ammonire e condannare certi atteggiamenti e valori che riteneva ad essa estranei, anche nel mondo occidentale; ma il tipo e il tono della condanna erano ben diversi da quelli riservati al mondo dell’Europa orientale, rifiutato in blocco e senza distinzioni. E’ al mondo occidentale che essa attribuiva la possibilità di costruire una vera alternativa al mondo orientale.” “In un quadro - Chiesa, Occidente e Oriente – che si può definire tripolare, il polo ecclesiastico pencolava sempre nella direzione del polo occidentale”.
    “Nell’ambito dell’alleanza atlantica e della scelta occidentale il papa sosteneva con grande impegno i progetti e i processi di unificazione europea, in particolare di quei Paesi dell’Europa in gran parte dei quali si erano affermati partiti democratici di ispirazione cattolica. L’Europa dei Sei nacque così, per l’apporto che ad essa dettero i partiti cattolici con l’appoggio della Santa Sede”.
    “Del resto, aperti e insistenti furono gli interventi del papa a sostegno della costituzione nel 1949 del Patto Atlantico tra i paesi occidentali, giustificato con argomentazioni tipiche della propaganda di quei paesi, come quella che tale patto serviva a scoraggiare l’aggressione, e quindi a evitare la guerra; come pure, nel 1952, a sostegno del riarmo tedesco, considerato funzionale alla difesa dei paesi occidentali contro il pericolo comunista.”
    “Il papa sottolineava che la Chiesa non era e non poteva mai essere neutrale di fronte ai problemi e alle realtà contemporanee. Così, in realtà fin dai primi radiomessaggi e discorsi, sempre più frequenti e espliciti furono i riferimenti polemici e negativi non solo al comunismo e ai comunisti, ma all’Unione Sovietica e al blocco dei paesi da essa guidati. Ancora nel radiomessaggio natalizio del 1947, dopo aver definito imitatori di Erode i partiti comunisti che dapprima nascondono il loro vero volto e poi, una volta al potere, opprimono la libertà umana e quella religiosa, si sottolineavano, dopo il fallimento della conferenza di Mosca, “gli onesti sforzi degli uni per conseguire una equa pace, e il sistematico proposito degli altri per intralciarne l’avvento”. In quello del 1950, pronunciato alla fine dell’anno santo, il papa ricordava i pellegrini venuti da “tutti i paesi liberi”, mentre altri fedeli erano rimasti nelle prigioni e tra i fili spinati dei campi di concentramento e di lavoro forzato, in regioni “impenetrabili agli sguardi della umanità libera”; dove Pio XII faceva propria la terminologia usata dai paesi occidentali per definire se stessi di fronte ai paesi del blocco comunista. Nel radiomessaggio natalizio del 1954 sosteneva che “mentre l’una delle due parti si sforza ancora in larga misura, consapevolmente o no, di preservare il diritto naturale, il sistema in vigore nell’altra si è completamente dostaccato da questa base”.
    “Questa scelta rigida e totale compiuta dalla Chiesa era espressa con molta nettezza nel 1955, in un articolo della “Civiltà Cattolica”: “Sono di fronte due stili, due sistemi di vita, due concezioni della politica, e dietro o a fondamento di questi un più vasto e irriducibile dissenso, che si estende a tutta la visione del mondo, espressa con i termini di spiritualismo e di materialismo, di democrazia e di dittatura, di libertà e di oppressione. Da un lato del vallo stanno i popoli che ancora credono nei valori trascendenti e umani della civiltà cristiana, conservando il culto della persona umana e dei suoi diritti congeniti, amano la libertà, e difendono le istituzioni che ne tutelano l’esercizio; dall’altro un popolo che nel culto della tecnica e della materia annega ogni superiore aspetto della vita, riducendolo a un succedaneo dell’economia, deprime l’uomo a un pugno di cellule organiche, lo subordina come strumento a presunte esigenze di classe, sconosce e comprime ogni diritto umano, e soffoca la libertà.”
    Tutto questo, ripeto, senza che Pio XII potesse sapere come sarebbe evoluta la storia negli anni successivi…
    A dire il vero, il Papa sapeva benissimo degli sforzi fatti dal Duce per evitare sin dall’inizio lo scoppio di un conflitto europeo o addirittura mondiale. E tu lo sai bene.
    A dire il vero, tu sai benissimo che Pio XII sapeva perfettamente che il conflitto mondiale si era esteso all’Italia per colpa di Mussolini, il quale si era, con grande eleganza e formale rispetto, pulito il culo con la lettera mediante la quale il Vicario di Cristo in terra, rivolgendosi a lui con il “tu”, lo consigliava di mantenere il Paese fuori dalla tremenda tragedia bellica.
    Come sai benissimo che quel genio di Mussolini aveva voluto stipulare con la Germania nazista, nonostante gli ammonimenti della Chiesa, un patto d’acciaio (il vero metallo nobile, secondo le demenziali concezioni fasciste!) cioè un patto mai visto, della durata di 10 anni, sia difensivo che offensivo: follia pura! E tutto questo quando Mussolini era consapevole del fatto che l'Italia non sarebbe stata pronta ad un intervento in guerra prima del 1942!
    Ciano stesso disse del patto d’acciaio che era “dinamite”: giustissimo, era dinamite che scoppiò in faccia a Mussolini….e purtroppo pure all’Italia e agli italiani…
    Mussolini non voleva proseguire la guerra ed è ormai storicamente provato.
    “Nel 1945 la partecipazione dell'Italia alla guerra avrà maggiori sviluppi, attraverso il progressivo rafforzamento delle nostre organizzazioni militari, affidate alla sicura fede e alla provata esperienza di quel prode soldato che risponde al nome del maresciallo d'Italia Rodolfo Graziani.”
    [Nel 1941 Mussolini aveva detto di Graziani:”Ecco un altro uomo col quale non posso arrabbiarmi, perché lo disprezzo.”]
    “Non si tratta di armi segrete, ma di «armi nuove», che, è lapalissiano il dirlo, sono segrete sino a quando non vengono impiegate in combattimento. Che tali armi esistano, lo sanno per amara constatazione gli inglesi; che le prime saranno seguite da altre, lo posso con cognizione di causa affermare; che esse siano tali da ristabilire l'equilibrio e successivamente la ripresa della iniziativa in mani germaniche, è nel limite delle umane previsioni quasi sicuro e anche non lontano.”
    “Noi vogliamo difendere, con le unghie e coi denti, la valle del Po (grida: «Sì!»); noi vogliamo che la valle del Po resti repubblicana in attesa che tutta l'Italia sia repubblicana. (Grida entusiastiche: «Si! Tutta!»). Il giorno in cui tutta la valle del Po fosse contaminata dal nemico, il destino dell'intera nazione sarebbe compromesso; ma io sento, io vedo, che domani sorgerebbe una forma di organizzazione irresistibile ed armata, che renderebbe praticamente la vita impossibile agli invasori. Faremmo una sola Atene di tutta la valle del Po! (La folla prorompe in grida unanimi di consenso. Si grida: «Si! Sì!»). Da quanto vi ho detto, balza evidente che non solo la coalizione nemica non ha vinto, ma che non vincerà.”
    “La nostra fede assoluta nella vittoria non poggia su motivi di carattere soggettivo o sentimentale, ma su elementi positivi e determinanti. Se dubitassimo della nostra vittoria, dovremmo dubitare dell'esistenza di Colui che regola, secondo giustizia, le sorti degli uomini.”
    Il grande imbecille avrebbe fatto meglio a non tirare in ballo Dio invano, e soprattutto a non figurarselo come un dio fascista…
    Nel 1942 aveva già esilarantemente e confusionariamente affermato, in tema di vittoria certa:
    “La guerra sarà lunga e noi vinceremo, è matematico; così come il teorema di Pitagora che gli angoli di un triangolo retto sono uguali a due angoli retti od a un angolo piatto; così l'altro teorema che i quadrati costruiti sui cateti sono uguali ai quadrati costruiti sull'ipotenusa. Altrettanto è sicuro che noi vinciamo, e anzi si vede già che ci si avvia verso la vittoria.”
    Accettò da Hitler il compito di costituire uno Stato fascista repubblicano per amor di patria
    La strada dell’inferno è lastricata di buone intenzioni, e Mussolini….imboccò un’autostrada…

  4. #64
    Forumista senior
    Data Registrazione
    15 Dec 2011
    Messaggi
    2,058
     Likes dati
    0
     Like avuti
    50
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Conservatori nel mondo

    [QUOTE=Giò91;2947606]
    L’ho detto sin dall’inizio della discussione che Pio XII era contrario alla guerra. Logico che non ritenesse lecito, in casu, il ricorso alla guerra per risolvere le controversie internazionali sorte in quel periodo.
    Logico quindi che condannasse i responsabili di “una così funesta guerra, scatenata da una ingiusta aggressione, e continuata oltre i limiti del lecito, quando cioè essa appariva irreparabilmente perduta”.
    Ma la logica è tranquillamente ignorata dai “mistici” fascisti, che preferiscono mettere la testa sotto la sabbia fingendo di non conoscere la storia, e il magistero cattolico, successivi alla tragedia bellica…
    Eguale disapprovazione avrebbero avuto Gran Bretagna e Francia se, per esempio, avessero attaccato la Germania per prevenire un ipotetico attacco alla Polonia.
    Se mio nonno andava in giro sulle rotaie era un tram…
    gli Alleati avevano compiuto “atti, che, invece di incoraggiare la fiducia, riaccend[evano] piuttosto gli odi e rinsalda[va]no il proposito di resistenza”.
    Gli Alleati? Il Papa non nomina gli Alleati!
    Secondo i TUOI buffi criteri il Papa può condannare solo nominando esplicitamente!
    Ma quando ti fa comodo….non ce n’è più bisogno, vero?
    Lo vedi le figure ridicole che rimedi, come quando vuoi negare certe evidenze, come quelle relative alla condanna del fascismo autoritario-totalitario sotto le categorie dell’autoritarismo e del totalitarismo?
    Era avvenuto grazie a quei “saggi governanti britannici” che, nonostante l’Italia avesse dichiarato la propria non belligeranza, avevano avuto la furrrrrrrba pensata di imporre lo strangolamento dell’Italia nel Mediterraneo attraverso un iniquo blocco navale, che stava arrecando non pochi danni ai commerci italiani.
    E’ buffissimo vedere qualcuno (s)ragionare, nel 2012, sulla base della propaganda mussoliniana del 1940!
    Gli inglesi erano già in guerra con la Germania, e il loro “blocco”, per nulla ferreo, riguardava le navi italiane che trasportavano merci tedesche, in particolare il carbone. Gli inglesi, alla faccia dello “strangolamento”, si dissero disposti a rifornire l’Italia con il proprio carbone, ponendo la condizione di essere pagati con delle armi, ma a questo punto furono i tedeschi a opporsi. Tutta la manfrina fu poi montata come panna dalla propaganda di regime guidata da Mussolini. Che non ci fosse nulla di serio lo dimostra il fatto che la Germania offrì di rifornire l’Italia di tutto il carbone di cui avesse bisogno, via terra…
    Devi sapere che prima della decisione di Mussolini di scendere in campo contro le democrazie plutocratiche e reazionarie dell’Occidente
    Devi sapere che utilizzando questo ridicolo linguaggio nel 2012 sembri veramente un babbeo….
    Il colloquio di Feltre venne interrotto dalla notizia del bombardamento alleato sulla città di Roma. Mussolini comunque volle prendere tempo perché
    ...perché si cagava in mano solo all’idea di comunicare a Hitler l’intenzione di tagliare la corda….
    Il Duce voleva
    Il Duce voleva, il Duce intendeva, il Duce preparava, il Duce progettava, il Duce sognava…..il Duce ha effettivamente portato l’Italia al disastro e alla vergogna.
    Il discorso, pur essendo del 1949, faceva ANCHE riferimento alle esecuzioni sommarie dei gerarchi e, in particolar modo, al vilipendio di piazzale Loreto
    Il discorso non nomina Mussolini, non nomina i gerarchi, non nomina i fascisti, non nomina piazzale Loreto.
    Secondo i TUOI buffi criteri il Papa deve nominare esplicitamente!
    Ma quando ti fa comodo….non ce n’è più bisogno, vero?
    Lo vedi le figure ridicole che rimedi, come quando vuoi negare certe evidenze, come quelle relative alla condanna del fascismo autoritario-totalitario sotto le categorie dell’autoritarismo e del totalitarismo?
    Io non escludo che con tale espressione il Pontefice avesse voluto alludere a quei settori più violenti, ma minoritari, di quel che rimaneva del Fascismo, ma escludo che egli volesse riferirsi a tutti i fascisti italiani ed in particolare a Benito Mussolini.
    Si rivolgeva agli uni e agli altri, a Mussolini e ai gerarchi, e a chi li aveva inconsideratamente seguiti nella guerra mondiale e poi nella sempre più feroce guerra civile(Schuster, che visse nell’atmosfera della RSI, parlò esplicitamente dell’”ora di Barabba”):
    “A coloro che si sono lasciati sedurre dai fautori della violenza e che, dopo averli inconsideratamente seguiti, cominciano alfine a risvegliarsi dalla loro illusione, costernati nel vedere fin dove la loro docilità servile li ha condotti, non rimane altra via di salvezza che di ripudiare definitivamente la idolatria dei nazionalismi assoluti, gli orgogli di stirpe e di sangue, le brame di egemonia nel possesso dei beni terreni, e di volgersi risolutamente verso lo spirito di sincera fraternità, che è fondato nel culto del Padre divino di tutti gli uomini, e in cui le nozioni, da troppo lungo tempo opposte, di diritti e di doveri, di vantaggi e di pesi, si armonizzano nella giustizia e nella carità.”
    Come no: “E chi mai avrebbe il diritto di ritenersi senza colpa alcuna?”
    Di sicuro Pio XII non si riferiva agli Alleati, che non erano affatto “costernati” e non si risvegliavano da nessuna illusione: “A coloro che si sono lasciati sedurre dai fautori della violenza e che, dopo averli inconsideratamente seguiti, cominciano alfine a risvegliarsi dalla loro illusione, costernati nel vedere fin dove la loro docilità servile li ha condotti…”.
    Americani, inglesi e francesi combattevano un “bellum iustum”.
    E poi ti sei svegliato tutto sudato?
    L’unico che suda abbondantemente, ma non si sveglia dal suo tragicomico sonno dogmatico-mistico fassista sei solo tu…
    “La libertà non è solo un dono, ma anche un appello alla responsabilità personale. Gli americani lo sanno per esperienza - quasi ogni città di questo Paese possiede i suoi monumenti che rendono omaggio a quanti hanno sacrificato la loro vita in difesa della libertà, sia nella propria terra che altrove.”
    “Così fu di fatto necessario che il mondo intero intervenisse a spezzare il cerchio dell’azione criminale, perché fossero ristabiliti la libertà e il diritto. Oggi noi siamo grati al fatto che questo sia avvenuto, e a esser grati non sono soltanto i Paesi occupati dalle truppe tedesche. Noi stessi, i tedeschi, siamo grati perché, con l’aiuto di quell’impegno, abbiamo recuperato la libertà e il diritto.
    Se mai si è verificato nella storia un bellum justum è qui che lo troviamo, nell’impegno degli Alleati, perché il loro intervento operava nei suoi esiti anche per il bene di coloro contro il cui Paese era condotta la guerra.”
    “In Europa, a partire dalla fine delle ostilità, nel maggio 1945, ci è stato dato di vivere un periodo di pace lungo come non mai in tutto il corso della storia del continente. Questo in gran parte per merito della prima generazione di politici che hanno operato nel dopoguerra Churchill, Adenauer, Schumann, De Gasperi.
    A loro dobbiamo ancor oggi gratitudine, e dobbiamo essere grati che a guidare in maniera determinante la loro politica non fu un’idea di rivalsa, o di vendetta, o di umiliazione dei vinti ma il dovere di garantire a tutti un diritto; che in luogo della concorrenza fu introdotta la collaborazione, lo scambio di doni offerti e accettati, la mutua conoscenza e l’amicizia nel cuore di una diversità nella quale ciascuna nazione conserva la sua identità e la conserva nella comune responsabilità nei confronti del diritto, in luogo della precedente perversione del diritto.
    Il centro motore di quella politica di pace fu il legame fra l’agire politico e la morale. Il discrimine interno a qualsiasi politica è costituito dai valori morali che noi non inventiamo: essi esistono e sono gli stessi per tutti gli uomini. Diciamolo apertamente: quegli uomini politici hanno fondato la loro idea morale dello Stato, della pace e della responsabilità sulla loro fede cristiana, che aveva superato la prova dell’illuminismo e si era ampiamente purificata nel confronto con la distorsione del diritto e della morale operata dal Partito.”
    Il Vaticano non poté riconoscere ufficialmente la Repubblica Sociale Italiana per il semplice motivo che non è uso che paesi neutrali riconoscano stati sorti nel corso della guerra a conflitto non ancora terminato.
    Questa è la giustificazione formale, con la quale si cerca di nascondere il fatto che la Chiesa non intendeva volutamente e sostanzialmente riconoscere il nuovo governo fascista.
    E lo dimostra, ad esempio, la vicenda del quotidiano ufficiale della Diocesi di Milano, “L’Italia”. Il cardinale Schuster aveva deciso di sopprimerlo, per manifestare apertamente la sua opposizione sostanziale nei confronti del nuovo governo fascista. Ma le autorità della RSI, proprio per evitare quella che sarebbe risultata una esplicita sconfessione da parte di quello che era il rappresentante del Papa nel territorio tiranneggiato dalla repubblica fascista, con pressioni e minacce imposero la ripresa della pubblicazione del quotidiano. La Diocesi assunse allora un atteggiamento apertamente offensivo e provocatorio. Tutti i titoli, anche quelli relativi ai fatti più clamorosi, sarebbero stati disposti su una sola colonna; gli articoli evitavano di sensibilizzare i lettori riguardo alla guerra, e snobbavano tutti i temi politici cari alla politica governativa; la terminologia propagandistica fascista veniva regolarmente filtrata e ritradotta; in prima pagina venne clamorosamente pubblicato un romanzo d’appendice (“Orme sulla neve” di Rina Maria Pierazzi) e in seconda solo delle vignette umoristiche; direttore fu nominato Nino Perfetti, un anziano reporter di cronaca nera (era come nominare un mozzo a capo di una nave….).
    I fascisti imposero la nomina di un “vero” direttore, ma accettarono tutto il resto: per loro era troppo importante che il quotidiano non cessasse le pubblicazioni, evidenziando la condanna della Chiesa nei confronti della RSI. Mussolini dovette ingoiare molti bocconi amari, come quando “L’Italia” pubblicò la sua nomina ufficiale a Capo dello Stato nelle pagine interne, e su una sola colonna. Ferdinando Mezzasoma, Ministro della Cultura Popolare, schiumando di rabbia, disse che il quotidiano diocesano sarebbe passato alla storia come esempio di resistenza passiva. “L’’Italia” era spesso attaccato dalla stampa fascista, e in particolare da “Crociata italica” (“Mai una volta abbiamo visto su l’organo pontificio, o sul giornale di don Busti, una sola parola di condanna per questi fuorilegge” cioè i partigiani: d’altronde la redazione pullulava di antifascisti attivi…; “mai una volta abbiamo sentito parlare di convenzioni ginevrine violate o di diritto delle genti calpestato”, alludeva ai bombardamenti, ma ho già illustrato a chi Schuster attribuisse la vera responsabilità degli stessi…). Il paradosso era che i giornalisti cercavano dei pretesti per costringere la RSI a sopprimere il giornale, e la RSI doveva ingoiare tutto per il motivo contrario (ad esempio la pubblicazione nell’agosto del 1944, di uno scritto di Schuster che attaccava il movimento di Crociata Italica). Nel dicembre del 1944 il giornale pubblicò senza il minimo rilievo la notizia del discorso di Mussolini al Lirico di Milano, provocando le ire di Mezzasoma (“Il vostro giornale non si stampa all’estero, ma a Milano!”).
    Il limite della sopportazione fu raggiunto pochi giorni dopo, quando Mussolini, ascoltato il radiomessaggio del Natale 1944 di Pio XII, comunicò al giornale tramite Mezzasoma che il discorso del Papa non poteva essere riportato integralmente: alcune parti dovevano essere sunteggiate, altre completamente soppresse. Il cardinale Schuster fece rispondere che era impossibile che il quotidiano cattolico pubblicasse il discorso del Papa mutilato: il discorso doveva essere riprodotto integralmente, in caso contrario il giornale sarebbe stato soppresso. E così fu, perché il governo fascista non poteva proprio accettare la pubblicazione integrale di quel discorso del Papa. Questo evidenzia non solo il fatto che la Chiesa non riconosceva la RSI per motivi sostanziali, e non solo formali, ma anche che Mussolini stesso riconosceva ciò che certi “mistici” fascisti odierni non vogliono, ridicolmente, riconoscere, e cioè che Pio XII con il suo discorso colpiva chiaramente il fascismo, anche senza nominarlo esplicitamente…
    Di fatto, il Vaticano ebbe comunque modo di rapportarsi, seppur in vario modo, con la RSI.
    Certo, in linea di fatto, ma non di diritto, e pure Schuster dovette, di fatto, rapportarsi accortamente e forzatamente con Mussolini e con le autorità repubblichine, per cercare di alleviare almeno in parte gli orrori dell’”ora di Barabba”.
    Devi sapere che, anche se il Papa non si esprime attraverso una Lettera Enciclica, qualora parli in quanto Papa, e non come teologo privato o semplice persona, in maniera ufficiale, allora significa che sta esercitando le sue funzioni. Pertanto quella lettera pubblica faceva e fa parte del Magistero di Pio XI.
    Il punto è che oltre alla forma esiste pure un contenuto, anzi, esiste soprattutto un contenuto, e tale contenuto verteva su un fenomeno e su vicende soggette a successiva evoluzione. Tu in fondo sei un protestante, un protestante fascista. I protestanti vorrebbero fermarsi alla Chiesa delle origini, tu vorresti fermarti non alla Chiesa degli anni ’30, ma a un pugno, accuratamente e fascisticamente selezionato, di affermazioni della Chiesa degli anni ’30. Purtroppo per te il magistero cattolica non si ferma agli anni ’30, ovverosia a un pugno, accuratamente e fascisticamente selezionato, di affermazioni della Chiesa degli anni ’30; esiste anche un “dopo”, un dopo il fascismo, un dopo la fine del fascismo, un dopo la evidenziazione dei “frutti” marci del fascismo, cioè un dopo la manifestazione delle mostruosità e degli orrori del fascismo.
    Vedi Giuanìn, il Papa Leone XIII attribuì al re Enrico VIII il titolo di “Defensor fidei”. Poi però Enrico VIII attuò lo scisma anglicano e espropriò i beni della Chiesa. Egli dunque, dal punto di vista della Chiesa, compì un grande male. E farebbe una bella figura da cretino un sedicente cattolico che volesse negare il grande male compiuto da Enrico VIII, ripetendo come un pappagallo scimunito che il Papa lo aveva proclamato, in un certo contingente momento, “Defensor fidei”. Perché i conti, sia riguardo agli uomini, sia riguardo ai movimenti politici, si fanno alla fine, e Cristo raccomanda di attendere a giudicare dai frutti prodotti…
    A dire il vero, il Fascismo già si definiva totalitario durante gli anni ’20
    Le (auto)definizioni contano poco o nulla, contano i fatti. La lettera da te riportata è dell’aprile del 1931, quando il regime doveva ancora sviluppare pienamente la sua aspirazione al totalitarismo; non aveva ancora sciolto i circoli giovanili di Azione Cattolica, compiendo pure azioni di devastazione e atti sacrileghi; non aveva ancora manifestato segni chiari di razzismo e antisemitismo; non era ancora entrato in guerra portando l’Italia alla catastrofe.
    La parola “totalitarismo” era un nome vuoto, un concetto astratto privo di un referente concreto: Hitler non era ancora giunto al potere in Germania, e in Russia Stalin non aveva ancora attuato le purghe e gli stermini di massa. Ciò che scrive Pio XI in quella lettera riguardo al totalitarismo non ha proprio nessun valore. Un magistero credibile e autorevole sul tema comincerà solo alla fine della seconda guerra mondiale, appunto con Pio XII.
    Ma lo stesso Pio XI aveva già bollato come inumano il fascismo nel 1938, quando, in relazione all’introduzione delle leggi razziali, aveva detto:
    “Non è pienamente umano se non ciò che è cristiano, mentre invece è inumano ciò che è anticristiano, o riguardi o tocchi la dignità, la libertà, l’integrità dell’individuo”.
    Di fatto, dopo la seconda guerra mondiale il magistero ha sempre condannato il totalitarismo, senza fare alcuna distinzione “oggettiva” o “soggettiva”, come aveva fatto Pio XI, per il semplice fatto che egli non poteva ancora sapere cosa fosse veramente il totalitarismo….
    Pio XII nel secondo dopoguerra non si riferì direttamente ed esplicitamente al Fascismo, ma parlò in termini generali riguardo al totalitarismo e all’autoritarismo
    Non c’è bisogno di nominare esplicitamente ciò che ricade evidentemente in un determinato concetto che si è concretizzato, come non c’è bisogno di sforzarsi per capire che nel 1931 il concetto di totalitarismo era un nome vuoto senza referenti concreti.
    Se anche ammettessimo, pur non concedendola, la validità della tua obiezione secondo cui in realtà il Pontefice si riferiva anche al regime fascista, andrebbe comunque sottolineato che, trattandosi di discorsi riguardanti forme del potere civile, non necessariamente andrebbero intesi come una condanna delle idee del Fascismo.
    Il primo gennaio 1999, nel messaggio per la celebrazione della XXXII giornata mondale della pace il beato Giovanni Paolo II scrive:
    “La storia contemporanea ha evidenziato in modo tragico il pericolo che deriva dal dimenticare la verità sulla persona umana. Sono dinanzi ai nostri occhi i frutti di ideologie quali il marxismo, il nazismo, il fascismo, o anche di miti quali la superiorità razziale, il nazionalismo e il particolarismo etnico.”
    E’ esplicita la condanna dell’ideologia fascista, parificata al marxismo e al nazismo.
    Ti risulta per caso che in tale frase il Sommo Pontefice affermasse: “Con la Nostra Apostolica Autorità riproviamo, proscriviamo e condanniamo come assolutamente inumane e contrarie alla religione cattolica le massime del Fascismo italiano e vogliamo e comandiamo che esse siano tenute per riprovate, proscritte e condannate da tutti i figli della Chiesa”?
    Non essere ridicolo, non è affatto necessario usare tali formule per condannare una ideologia o un movimento politico. Ad esempio tu stesso riconosci che la Chiesa ha condannato il nazismo anche senza usare un tale linguaggio.
    Ti risulta per caso che in tale frase il Sommo Pontefice affermasse: “Il Fascismo è intrinsecamente perverso e non si può ammettere in nessun campo la collaborazione con esso da parte di chiunque”?
    Quello che ti frega è che il magistero cattolico ha parificato il fascismo al comunismo, e l’ideologia fascista al marxismo…
    Vedi inoltre tutte le condanne espresse nei confronti dell’autoritarismo e del totalitarismo, che comprendono il fascismo, e quelle espresse pure dal magistero successivo.
    Nel discorso tenuto nella cattedrale di Ljubljana il 17 maggio 1996 il beato Giovanni Paolo II afferma:
    “Nelle prove a cui, lungo i secoli, il popolo sloveno è stato ripetutamente sottoposto, i Pastori della Chiesa non hanno mancato di farsi presenti per annunciare il Vangelo della vita e difendere la dignità e gli inalienabili diritti di ogni essere umano. Ciò si è verificato con ancor più grande coraggio in anni a noi vicini, durante il fascismo, il nazismo e il comunismo.”
    Il fascismo è esplicitamente parificato al nazismo e al comunismo, i totalitarismi che hanno oppresso e negato la dignità e gli inalienabili diritti di ogni essere umano (ma già Pio XI, con riferimento al fascismo, aveva affermato che “Non è pienamente umano se non ciò che è cristiano, mentre invece è inumano ciò che è anticristiano, O riguardi o tocchi la dignità, la libertà, l’integrità dell’individuo”.)
    Nell’udienza generale del 7 ottobre 1998 il beato Giovanni Paolo II afferma:
    “In Te, Domine, speravi: era questo il motto del Cardinale Alojzije Stepinac, sulla cui tomba ho sostato in preghiera appena giunto a Zagabria. Nella sua figura si sintetizza l'intera tragedia che ha colpito l'Europa nel corso di questo secolo, segnato dai grandi mali del fascismo, del nazismo e del comunismo.”
    Il fascismo è di nuovo parificato al nazismo e al comunismo, ed è esplicitamente bollato come un “grande male”.
    Il primo gennaio 1999, nel messaggio per la celebrazione della XXXII giornata mondale della pace il beato Giovanni Paolo II scrive:
    “La storia contemporanea ha evidenziato in modo tragico il pericolo che deriva dal dimenticare la verità sulla persona umana. Sono dinanzi ai nostri occhi i frutti di ideologie quali il marxismo, il nazismo, il fascismo, o anche di miti quali la superiorità razziale, il nazionalismo e il particolarismo etnico.”
    E’ esplicita la condanna dell’ideologia fascista, parificata al marxismo e al nazismo.
    Forse dovresti leggerti meglio cosa insegnava Pio XII riguardo al tuo amato Occidente americano o americanizzato...
    Oh, povero Giuanìn!
    In nessuno dei brani da te citati vengono condannati esplicitamente né l’Occidente né gli Stati Uniti d’America!
    Secondo i TUOI buffi criteri il Papa può condannare solo nominando esplicitamente!
    Ma quando ti fa comodo….non ce n’è più bisogno, vero?
    Lo vedi le figure ridicole che rimedi, come quando vuoi negare certe evidenze, come quelle relative alla condanna del fascismo autoritario-totalitario sotto le categorie dell’autoritarismo e del totalitarismo?
    In effetti, la scissione tra “dominatori” (l’avanguardia del proletariato…) e “dominati” è tipica di una mentalità fondata sull’odio di classe.
    E’ una mentalità fondata sull’odio pure quella razziale (“Ci si può quindi chiedere come mai, DISGRAZIATAMENTE, l'Italia abbia avuto bisogno di andare a imitare la Germania” disse Pio XI riguardo alle infernali leggi razziali) o semplicemente quella di chi vuole annientare coloro contro i quali ha scatenato una ingiusta, e demenziale, aggressione (“Non si vince la guerra senza odiare il nemico, senza odiarlo la mattina prima di alzarsi e la sera prima di andare a dormire, odiarlo cioè tutte le ore del giorno e della notte, e fare di quest’odio l’ultima essenza di noi stessi”. L’odio come l’ultima essenza di noi stessi….il fascismo come l’ultima essenza del satanismo!).
    A proposito di dominatori e dominati, il grande imbecille diceva pure: “Il fascismo è un sistema gerarchico, nel quale i capi sono eletti dall’autorità suprema, e i superuomini si eleggono da soli”. Il superimbecille elettosi da solo poi insegnava a “credere, obbedire, combattere”…..e perdere vergognosamente e disastrosamente….ma solo dopo aver fatto dell’odio l’ultima essenza di se stessi!

  5. #65
    Forumista senior
    Data Registrazione
    15 Dec 2011
    Messaggi
    2,058
     Likes dati
    0
     Like avuti
    50
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Conservatori nel mondo

    Citazione Originariamente Scritto da Giò91 Visualizza Messaggio
    il Fascismo mai tentò veramente di sottomettere la Chiesa allo Stato, visto che, come fu autorevolmente riconosciuto, esso contribuì a ridare Dio all’Italia e l’Italia a Dio
    Veramente Pio XI attribuì tale risultato a se stesso, e il dubbio che altri avessero veri meriti di contribuzione al riguardo sparì presto, visto che il Concordato fu dal fascismo prima consapevolmente, pervicacemente e impenitentemente vulnerato, e poi addirittura “vaporizzato”!
    A parte questo, un governo totalitario o autoritario non può nascondersi dietro benemerenze vere o presunte nei confronti della religione cattolica: la soppressione continuativa della libertà e dei diritti fondamentali implica la condanna da parte della Chiesa. E’ inutile proclamare uno Stato come “cattolico”, oppure favorire la Chiesa, se poi si elimina la libertà, o si lede la dignità dell’uomo, o si escludono i cittadini da una efficace partecipazione nella formazione della volontà sociale, o si sopprime la eguaglianza di tutti dinanzi alla legge.
    Ciò era già evidente dalla dichiarazione disgiuntiva di Pio XI: “Non è pienamente umano se non ciò che è cristiano, mentre invece è inumano ciò che è anticristiano, O riguardi o tocchi la dignità, la libertà, l’integrità dell’individuo”, divenne ancora più evidente nel discorso alla Rota del 1945, ed è stato sancito dal Concilio Ecumenico Vaticano II, in particolare nella Gaudium et spes, che bolla come inumane le forme politiche totalitarie, e pure le forme dittatoriali che ledano i diritti della persona o dei gruppi sociali:
    “Affinché la collaborazione di cittadini responsabili possa ottenere felici risultati nella vita politica quotidiana, si richiede un ordinamento giuridico positivo, che organizzi una opportuna ripartizione delle funzioni e degli organi del potere, insieme ad una protezione efficace dei diritti, indipendente da chiunque.
    I diritti delle persone, delle famiglie e dei gruppi e il loro esercizio devono essere riconosciuti, rispettati e promossi non meno dei doveri ai quali ogni cittadino è tenuto. Tra questi ultimi non sarà inutile ricordare il dovere di apportare allo Stato i servizi, materiali e personali, richiesti dal bene comune.
    Si guardino i governanti dall'ostacolare i gruppi familiari, sociali o culturali, i corpi o istituti intermedi, né li privino delle loro legittime ed efficaci attività, che al contrario devono volentieri e ordinatamente favorire.
    Quanto ai cittadini, individualmente o in gruppo, evitino di attribuire un potere eccessivo all'autorità pubblica, né chiedano inopportunamente ad essa troppi servizi e troppi vantaggi, col rischio di diminuire così la responsabilità delle persone, delle famiglie e dei gruppi sociali.
    Ai tempi nostri, la complessità dei problemi obbliga i pubblici poteri ad intervenire più frequentemente in materia sociale, economica e culturale, per determinare le condizioni più favorevoli che permettano ai cittadini e ai gruppi di perseguire più efficacemente, nella libertà, il bene completo dell'uomo. Il rapporto tra la socializzazione l'autonomia e lo sviluppo della persona può essere concepito in modo differente nelle diverse regioni del mondo e in base alla evoluzione dei popoli. Ma dove l'esercizio dei diritti viene temporaneamente limitato in vista del bene comune, si ripristini al più presto possibile la libertà quando le circostanze sono cambiate. È in ogni caso inumano [notare la ripresa del termine usato da Pio XI, ma senza alcun riferimento all’”anticristianesimo” ] che l'autorità politica assuma forme totalitarie, oppure forme dittatoriali che ledano i diritti della persona o dei gruppi sociali.”
    La Chiesa associa quindi nella condanna sia le forme di governo totalitarie, sia quelle forme di governo dittatoriali, le quali ledano in maniera continuativa tali diritti fondamentali. La Chiesa ammette solo una “limitazione”, e del tutto temporanea, dell’esercizio di tali diritti, da parte di governi di emergenza che agiscono per il bene comune, ma che sono poi tenuti a ripristinare immediatamente la libertà.
    Inoltre si specifica che:
    “Certo, le cose terrene e quelle che, nella condizione umana, superano questo mondo, sono strettamente unite, e la Chiesa stessa si serve di strumenti temporali nella misura in cui la propria missione lo richiede. Tuttavia essa non pone la sua speranza nei privilegi offertigli dall'autorità civile. Anzi, essa rinunzierà all'esercizio di certi diritti legittimamente acquisiti, ove constatasse che il loro uso può far dubitare della sincerità della sua testimonianza o nuove circostanze esigessero altre disposizioni.”
    “Senza dubbio anche qui non vogliamo tacere la lode dovuta alla saggezza di quei Governanti, che o sempre favorirono o vollero e seppero rimettere in onore, con vantaggio del popolo, i valori della civiltà cristiana nei felici rapporti fra Chiesa e Stato, nella tutela della santità del matrimonio, nella educazione religiosa della gioventù” (Radiomessaggio natalizio 1941).
    Tu avevi scritto riguardo a quel radiomessaggio:

    al Fascismo italiano venivano attribuite queste benemerite opere

    Ma cosa c’entra il fascismo? In nessun punto del radiomessaggio si parla del fascismo!
    Non sei tu quello che dice che ci deve essere sempre la citazione esplicita?
    Ma quando ti fa comodo….non ce n’è più bisogno, vero?
    Lo vedi le figure ridicole che rimedi, come quando vuoi negare certe evidenze, come quelle relative alla condanna del fascismo autoritario-totalitario sotto le categorie dell’autoritarismo, e pure del totalitarismo?
    Io ti chiedo la citazione esplicita quando molto discutibilmente parli di condanne del Fascismo da parte del Magistero della Chiesa e dei Papi, laddove non è possibile ricavarne, se non arbitrariamente.
    A parte il fatto che ho riportato pure le condanne esplicite del fascismo, le altre condanne, relative all’autoritarismo e al totalitarismo, colpiscono chiaramente e evidentemente il fascismo, e lo può negare, arbitrariamente e ridicolmente, solo chi è completamente ignorante, o chi è completamente in malafede…
    Ricorda pure che Franco definì quello spagnolo uno Stato “totalitario”.
    Non capisco se ci fai o ci sei: non conta quello che i governanti dicono del proprio governo, o come lo definiscono, conta quello che fanno, e che “frutti” producono. Quel buffone di Mussolini, ad esempio, definiva il fascismo pure come una democrazia….accentrata, organizzata, autoritaria.
    Il Papa non disse che aveva trattato con Belzebù in persona
    Praticamente lo disse, Giuanìn, e appunto perché lo aveva detto fece stralciare l’affermazione dal discorso ufficiale, per evitare che Belzebù, cioè il diavolo in persona, cioè il tuo prediletto, avesse il ticchio di fare nel 1929 quello che aveva fatto contro certi sindacati e certe cooperative cattoliche nei primi anni ’20, o che avrebbe fatto nel 1931 contro i circoli dell’Azione cattolica
    Giuanìn, anche con il regime nazista è stato stipulato un concordato, che la Chiesa ha giudicato positivo, e che è sopravvisuto alla seconda guerra mondiale, ma questo non ha certo potuto evitare la condanna del nazismo….
    Riguardo poi al Concordato italiano, bisogna distinguere il suo aspetto oggettivo da quello soggettivo. Dal punto di vista oggettivo rappresentò un risultato lodevole, che ancora oggi viene apprezzato dalla Chiesa (anche se lo stesso Pio XI lo giudicava “tra i migliori”, ma non il migliore….). Dal punto di vista soggettivo invece, cioè dell’individuazione dei meriti da attribuire ai soggetti coinvolti, Pio XI attribuisce a sé stesso, Papa alpinista e Papa bibliotecario, con il consueto plurale maiestatis, il merito fondamentale: “E’ con profonda compiacenza che crediamo di avere con esso ridato Dio all’Italia e l’Italia a Dio”. Fermo restando poi che non è vero che Pio XI definì Mussolini “l’uomo della Provvidenza”, il Papa, al momento della stipulazione, volle riconoscergli un merito di collaborazione. Aggiungeva però immediatamente dopo una significativa postilla: “Le favorevoli condizioni nelle quali si è svolto il Nostro dialogo non Ci lasciano ragione alcuna di dubitare che sarà pure assicurata altrettanto lealmente, generosamente, nobilmente, l’esecuzione di tutte le misure di comune accordo deliberate.” La speranza del Papa fu però delusa: non solo vi furono subito dure polemiche e contrasti riguardo all’interpretazione del Concordato, ma il fascismo dapprima, con la violenza, attaccò l’Azione Cattolica e impose di limitarne le funzioni, in seguito violò apertamente e definitivamente le norma concordatarie varando le leggi razziali, e vulnerando quindi consapevolmente, pervicacemente e impenitentemente il Concordato. Il cardinale Schuster disse poi che il Concordato stesso risultava comunque ormai “vaporizzato” dalla statolatria esibita dal fascismo!
    In realtà Pio XI era stato lucidissimo sin dall’inizio: nel discorso tenuto ai docenti e studenti della Università cattolica del Sacro Cuore del 13 febbraio 1929 chiarì il significato della stipulazione dei patti lateranensi: “Saremmo andati a trattare con Belzebù in persona!”. L’affermazione fu stralciata per motivi di opportunità dal discorso ufficiale, ma pochi mesi dopo il Papa ribadì: “Quando si trattasse di salvare qualche anima, di impedire maggiori danni alle anime, ci sentiremmo il coraggio di trattare con il diavolo in persona!”
    Pio XI non aveva bisogno di aspettare di udire Mussolini proclamante che bisogna fare dell’odio l’ultima essenza di se stessi: aveva già capito di avere a che fare con il demonio…
    l’espressione “Uomo della Provvidenza” è una semplificazione
    No, è una falsificazione propagandistica, anche perché l’affermazione di Pio XI è preceduta da un “forse” che inforsa tutta la dichiarazione, “forse” che è legato strattamente alla postilla: “Le favorevoli condizioni nelle quali si è svolto il Nostro dialogo non Ci lasciano ragione alcuna di dubitare che sarà pure assicurata altrettanto lealmente, generosamente, nobilmente, l’esecuzione di tutte le misure di comune accordo deliberate.” Postilla che fu smentita dai fatti e dai comportamenti successivi, che portarono prima alla vulnerazione e poi alla vaporizzazione del Concordato.
    Comunque, per farla finita con queste assurde menate relative al Concordato, basta ricordare la dichiarazione ufficiale che il vescovo di Cremona, monsignor Cazzani, fece, nella pastorale di Quaresima del 1944, per volontà di Pio XII (che non intendeva pronunciarsi su polemiche inerenti un governo esistente solo di fatto, quello della RSI, che egli non riconosceva non solo formalmente, ma nemmeno sostanzialmente) riguardo al Concordato stesso(che Mussolini diceva di volere tutelare, dopo averlo vulnerato e poi vaporizzato, ma che era stato di nuovo violato in seguito alla barbara e violenta irruzione delle milizie repubblichine nella sacra basilica di san Paolo in Roma): “Anche quando la Chiesa stipula un Concordato con un governo, non lo stipula con il partito che può prevalere al momento nel governo medesimo, ma con lo Stato. E neppure concorda con lo Stato o con chi lo governa una professione di fede, o un sistema di dottrine politiche, o un metodo o una forma di governo; ma si preoccupa soltanto di stabilire con quello Stato dei rapporti pratici che le assicurino quanto è possibile la libertà del suo ministero e la sua dignità e efficacia nella disciplina religiosa del popolo.”
    La Chiesa ha stipulato il Concordato con lo Stato italiano, non con Mussolini, o con il governo o il regime fascista, e la stipulazione del Concordato non implica nessuna approvazione della dottrina politica fascista o del metodo o della forma di governo fascista. Quindi, da parte della Chiesa, nessun riconoscimento di merito, in relazione al Concordato, né verso Mussolini, né verso il fascismo.
    Di fatto, in seguito il magistero cattolico ha più volte ricordato, anche nel corso di cerimonie ufficiali, il Concordato, ma senza fare alcun riferimento al fascismo, e condannandolo anzi sia sotto la categoria dell’autoritarismo che sotto quella del totalitarismo, e bollandolo come un grande male inumano.
    Il Papa voleva dire che era assolutamente inammissibile considerare il neofascismo il “pericolo numero uno”
    Pio XII utilizza riguardo al neofascismo la categoria del “male” ancorchè minore, e non quella del “bene”, ed è semplicemente ingiurioso anche solo ipotizzare che il Papa non voglia chiamare male il male e bene il bene. Il Papa ha definito il neofascismo un male, minore, ma pur sempre male. E il male è il contrario del bene, e va condannato e combattuto. Questo giudizio è molto significativo perché, se il neofascismo è un male minore, il fascismo autoritario-totalitario ne risulta inevitabilmente come un male maggiore, e come tale è stato giustamente condannato dal magistero sotto le categorie dell’autoritarismo e del totalitarismo, e bollato come un grande male inumano.
    una personalità del giornalismo romano
    Allora, prima tiri in ballo il libro di Petacco, che non cita fonti, poi tiri in ballo la rivista “Orizzonti”, che non cita fonti, adesso tiri fuori il libro di un neofascista che cita come fonte……un anonimo!
    La tirerai avanti ancora per molto questa ridicola pagliacciata?
    Li coglionava talmente che non solo non si accontentava di “combattere”, ma voleva pure “vincere”…
    No Giuanìn, padre Gemelli il combattere lo aveva tolto, e il vincere si riferiva alla vittoria segreta e interiore….contro il fascismo intrinsecamente laicista: “Noi preti cattolici e italiani dobbiamo odiare con tutte le nostre forze il fascismo, perché in esso sono i princìpi dell’ateismo, negatore di Dio e nemico della religione.”
    Certe sue affermazioni risalenti al Ventennio sono comunque testimonianza di un clima durante il quale
    …..si era costretti a essere conformisti, e pure ipocriti, per evitare di vedere soppressa una Università libera, per evitare di perdere il posto di lavoro, per evitare di diventare dei paria sociali, per evitare di finire in galera, o per evitare di essere pestati o massacrati a manganellate.
    Nei confronti del fascismo si sviluppò un certo consenso generico tra gli italiani negli anni ‘30, ma da parte dei cattolici tale consenso fu sempre limitato, e caratterizzato dalla estraneità e dalla diffidenza, e si trasformò poi in decisa avversione.
    “con tutto quello che siamo venuti finora dicendo Noi non abbiamo voluto condannare il partito ed il regime come tale”.
    Certo, per te Enrico VIII è sempre il “Defensor fidei”….
    Povero, povero Giuanìn, io cito il magistero cattolico dal 1945 in poi, e tu mi citi una frase del 1931, nella quale Pio XI dice di non VOLERE condannare il fascismo, condizionato dal fatto che la Chiesa si trovava sotto il tallone del regime, e dalla necessità di evitare nuove violenze verso i cattolici. L’enciclica “Non abbiamo bisogno” sancisce la condanna del fascismo, confermata non solo dal magistero cattolico successivo, ma dallo stesso Pio XI, che bollò Mussolini come “fedifrago” e il fascismo come “inumano”. Povero Giuanìn, la freccia del tempo scorre in una sola direzione….anche per certi “mistici” fascisti in forte ritardo storico…..e mentale!

    “Sotto il sinistro bagliore della guerra che li avvolge, nel cocente ardore della fornace in cui sono imprigionati, i popoli si sono come risvegliati da un lungo torpore. Essi hanno preso di fronte allo Stato, di fronte ai governanti, un contegno nuovo, interrogativo, critico, diffidente. Edotti da un'amara esperienza, si oppongono con maggior impeto ai monopoli di un potere dittatoriale, insindacabile e intangibile, e richieggono un sistema di governo, che sia più compatibile con la dignità e la libertà dei cittadini.
    Queste moltitudini, irrequiete, travolte dalla guerra fin negli strati più profondi, sono oggi invase dalla persuasione — dapprima, forse, vaga e confusa, ma ormai incoercibile — che, se non fosse mancata la possibilità di sindacare e di correggere l'attività dei poteri pubblici, il mondo non sarebbe stato trascinato nel turbine disastroso della guerra e che affine di evitare per l'avvenire il ripetersi di una simile catastrofe, occorre creare nel popolo stesso efficaci garanzie.”
    RADIOMESSAGGIO DI SUA SANTITÀ PIO XII AI POPOLI DEL MONDO INTERO- Domenica, 24 dicembre 1944

    “Ascoltate dunque oggi la voce di Dio, non indurite il vostro cuore. Quella voce vi dice: «Che l’empio lasci la sua via e l’uomo iniquo i suoi propositi, e ritorni al Signore» .
    A chi vuol essere sordo agli inviti divini, a chi vuole irrigidirsi contro la voce persuasiva dei pastori delle anime, contro la voce severa e pungente della coscienza, un’altra voce, una voce selvaggia, quella degli avvenimenti crudeli, dell’atroce realtà, si leva ad annunziare e ad ammonire che la guerra è il frutto e il salario del peccato. Il peccatore può ben cercare di stordirsi, l’empio potrà ben ostinarsi a camminare nei sentieri del male, lontano da Dio; la voce tragica si farà sempre più sonora, sempre più terribile, e al di là delle cause e delle responsabilità immediate dell’immane conflitto, al di là degli atti esterni e delle parole sensibili, penetrerà nel fondo silenzioso dei cuori per scrutare e svelare la causa profonda che ha destato e alimentato l’orribile incendio, lo spirito che ha suscitato e inasprito la discordia, che è lo spirito di orgoglio, di ambizione e di cupidigia. È lo spirito del male che si erge contro lo spirito di Dio, che vuol bandire dalla terra il regno di Cristo per divinizzare la forza materiale, per abolire nella vita dei popoli, e ancor più nei rapporti internazionali, ogni distinzione essenziale tra il bene e il male, tra il giusto e l’ingiusto.
    A coloro che si sono lasciati sedurre dai fautori della violenza e che, dopo averli inconsideratamente seguiti, cominciano alfine a risvegliarsi dalla loro illusione, costernati nel vedere fin dove la loro docilità servile li ha condotti, non rimane altra via di salvezza che di ripudiare definitivamente la idolatria dei nazionalismi assoluti, gli orgogli di stirpe e di sangue, le brame di egemonia nel possesso dei beni terreni, e di volgersi risolutamente verso lo spirito di sincera fraternità, che è fondato nel culto del Padre divino di tutti gli uomini, e in cui le nozioni, da troppo lungo tempo opposte, di diritti e di doveri, di vantaggi e di pesi, si armonizzano nella giustizia e nella carità.”
    DISCORSO DI SUA SANTITÀ PIO XII «LA DEVOTA PRESENZA» - 18 marzo 1945

    “È incontestabile che una delle esigenze vitali di ogni umana comunanza, quindi anche della Chiesa e dello Stato, consiste nell'assicurare durevolmente la unità nella diversità dei suoi membri.
    Ora il «totalitarismo» non è mai che possa provvedere a quella esigenza, perchè esso dà al potere civile una estensione indebita, determina e fissa nel contenuto e nella forma tutti i campi di attività, e in tal modo comprime ogni legittima vita propria - personale, locale e professionale - in una unità o collettività meccanica, sotto l'impronta della nazione, della razza o della classe.
    Noi abbiamo già nel Nostro Radiomessaggio del Natale 1942 additato particolarmente le tristi conseguenze per il potere giudiziario di quella concezione e di quella prassi, che sopprime la eguaglianza di tutti dinanzi alla legge e lascia le decisioni giudiziarie in balìa di un mutevole istinto collettivo.
    Ma a quella esigenza fondamentale è ben lungi dal soddisfare anche l'altra concezione del potere civile, che può essere designata col nome di «autoritarismo», perchè esclude i cittadini da qualsiasi efficace partecipazione od influsso nella formazione della volontà sociale. Esso scinde per conseguenza la nazione in due categorie, quella dei dominatori e quella dei dominati, i cui reciproci rapporti vengono ad essere puramente meccanici, sotto l'impero della forza, ovvero hanno un fondamento meramente biologico.
    Ora chi non vede come in tal guisa la vera natura del potere statale rimane profondamente sconvolta? Questo infatti, e per se stesso e mediante l'esercizio delle sue funzioni, deve tendere a ciò che lo Stato sia una vera comunità, intimamente unita nello scopo ultimo, che è il bene comune. Ma in quel sistema il concetto del bene comune diviene così labile e si palesa così chiaramente come un ingannevole manto dell'unilaterale interesse del dominatore, che uno sfrenato «dinamismo»legislativo esclude ogni sicurezza giuridica, e quindi sopprime un elemento fondamentale di ogni vero ordine giudiziario.”
    DISCORSO DI SUA SANTITÀ PIO XII
    AL TRIBUNALE DELLA SACRA ROMANA ROTA - 2 ottobre 1945

    “Si dia il debito valore alla vera e grande maggioranza, formata da tutti quelli che onestamente e tranquillamente vivono del loro lavoro in mezzo alle loro famiglie e vogliono fare la volontà di Dio. Ai loro occhi le contese per più favorevoli confini, la lotta per i tesori della terra, anche se non sono necessariamente e a priori immorali in se stesse, costituiscono pur sempre un giuoco pericoloso, che non si può affrontare se non a rischio di cagionare un cumulo di rovine e di morte. È la vasta maggioranza dei buoni padri e madri di famiglia, che vorrebbero proteggere e difendere l’avvenire dei propri figli contro la pretesa di ogni politica di pura forza, contro gli arbitri del totalitarismo dello Stato forte.
    La forza dello Stato totalitario! Crudele e sanguinante ironia! Tutta la superficie del globo, rossa del sangue versato in questi anni terribili, proclama altamente la tirannia di un tale Stato.“
    “Nei confini di ciascuna Nazione particolare, come in seno alla grande famiglia dei popoli, il totalitarismo dello Stato forte è incompatibile con una vera e sana democrazia. Come un pericoloso bacillo, esso avvelena la comunità delle Nazioni e la rende incapace di essere la garante della sicurezza dei singoli popoli. Esso rappresenta un continuo pericolo di guerra. La futura opera di pace vuol bandire dal mondo ogni uso aggressivo della forza, ogni guerra offensiva. Chi potrebbe non salutare di cuore un tale proposito, e specialmente la sua efficace attuazione? Se però questo non deve essere soltanto un bel gesto, occorre escludere ogni oppressione e ogni arbitrio dal di dentro e dal di fuori.”
    DISCORSO DI SUA SANTITÀ PIO XII «NEGLI ULTIMI SEI ANNI» - 24 dicembre 1945

    “Certo, le cose terrene e quelle che, nella condizione umana, superano questo mondo, sono strettamente unite, e la Chiesa stessa si serve di strumenti temporali nella misura in cui la propria missione lo richiede. Tuttavia essa non pone la sua speranza nei privilegi offertigli dall'autorità civile. Anzi, essa rinunzierà all'esercizio di certi diritti legittimamente acquisiti, ove constatasse che il loro uso può far dubitare della sincerità della sua testimonianza o nuove circostanze esigessero altre disposizioni.”
    “Ai tempi nostri, la complessità dei problemi obbliga i pubblici poteri ad intervenire più frequentemente in materia sociale, economica e culturale, per determinare le condizioni più favorevoli che permettano ai cittadini e ai gruppi di perseguire più efficacemente, nella libertà, il bene completo dell'uomo. Il rapporto tra la socializzazione, l'autonomia e lo sviluppo della persona può essere concepito in modo differente nelle diverse regioni del mondo e in base alla evoluzione dei popoli. Ma dove l'esercizio dei diritti viene temporaneamente limitato in vista del bene comune, si ripristini al più presto possibile la libertà quando le circostanze sono cambiate. È in ogni caso inumano che l'autorità politica assuma forme totalitarie, oppure forme dittatoriali che ledano i diritti della persona o dei gruppi sociali.”
    CONCILIO ECUMENICO VATICANO II - COSTITUZIONE GAUDIUM ET SPES

    “Don Minzoni morì "vittima scelta" di una violenza cieca e brutale, ma il senso radicale di quella immolazione supera di gran lunga la semplice volontà di opposizione ad un regime oppressivo, e si colloca sul piano della fede cristiana, mentre ricava la sua giusta prospettiva da un iter sacerdotale e pastorale di smagliante limpidezza.
    Egli attinse alle radici stesse della libertà, cioè a quella dignità umana restituita ed elevata dalla Redenzione di Cristo, e poté quindi scrivere con sicurezza: "La religione non ammette servilismo, ma il martirio". Del resto, lo spirito con cui va incontro al suo martirio è quello mite e paziente di Cristo stesso, spirito di amore per la verità e di perdono per quanti non godono della sua luce. Poco prima della morte egli scriveva: "A cuore aperto, con la preghiera che mai si spegnerà sul mio labbro per i miei persecutori, attendo la bufera, la persecuzione, forse la morte per il trionfo della causa di Cristo ".
    Fu il suo fascino spirituale, esercitato sulla popolazione, sulle forze del lavoro ed in particolare sui giovani, a provocare l’aggressione; si volle stroncare soprattutto la sua azione educativa diretta a formare la gioventù per prepararla nel contempo ad una solida vita cristiana e ad un conseguente impegno per la trasformazione della società. Per questo gli Esploratori Cattolici sono a lui estremamente debitori.[Esploratori Cattolici che vennero soppressi a causa della pressione esercitata dal totalitarismo fascista…]
    Con una personalità umana e sacerdotale tanto ricca, ben si accorda la sua affermazione: "Chi vuole essere un apostolo della nostra idea non può non essere predestinato al martirio". Ed insistendo sul momento emblematico della sua morte, quasi logico traguardo di un cammino sacerdotale tanto coerente, voglio ricordare quanto disse pochi giorni prima di morire: "Sarebbe bello essere ucciso sull’altare".
    La morte intravista come approdo di una irrinunciabile difesa della verità e della libertà, assume in lui il senso di un sacrificio estremo "per il trionfo della causa di Cristo"; sacrificio congiunto a quello di Cristo stesso che liberamente si offrì al Padre per affrancare l’uomo da ogni forma di errore e di schiavitù.”
    LETTERA DI SUA SANTITÀ IL BEATO GIOVANNI PAOLO II ALL’ARCIVESCOVO DI RAVENNA IN OCCASIONE DEL SESSANTESIMO ANNIVERSARIO DELL’ASSASSINIO DI DON GIOVANNI MINZONI DA PARTE DEI FASCISTI

    “Nelle prove a cui, lungo i secoli, il popolo sloveno è stato ripetutamente sottoposto, i Pastori della Chiesa non hanno mancato di farsi presenti per annunciare il Vangelo della vita e difendere la dignità e gli inalienabili diritti di ogni essere umano. Ciò si è verificato con ancor più grande coraggio in anni a noi vicini, durante il fascismo, il nazismo e il comunismo.”
    DISCORSO DI SUA SANTITÀ IL BEATO GIOVANNI PAOLO II TENUTO NELLA CATTEDRALE DI LUBIANA IL 17 MAGGIO 1996

    “In Te, Domine, speravi: era questo il motto del Cardinale Alojzije Stepinac, sulla cui tomba ho sostato in preghiera appena giunto a Zagabria. Nella sua figura si sintetizza l'intera tragedia che ha colpito l'Europa nel corso di questo secolo, segnato dai grandi mali del fascismo, del nazismo e del comunismo.”
    DISCORSO DI SUA SANTITÀ IL BEATO GIOVANNI PAOLO II TENUTO NELL’UDIENZA GENERALE DEL 7 OTTOBRE 1998

    “La storia contemporanea ha evidenziato in modo tragico il pericolo che deriva dal dimenticare la verità sulla persona umana. Sono dinanzi ai nostri occhi i frutti di ideologie quali il marxismo, il nazismo, il fascismo, o anche di miti quali la superiorità razziale, il nazionalismo e il particolarismo etnico.”
    MESSAGGIO DI SUA SANTITÀ IL BEATO GIOVANNI PAOLO II PER LA CELEBRAZIONE DELLA GIORNATA MONDIALE DELLA PACE- PRIMO GENNAIO 1999
    Se si tengono presenti la personalità di Mussolini e l'umoralità di certe sue reazioni
    Se si tengono presenti la tua personalità e l’umoralità di certe tue reazioni, determinate dal tuo buffo e dissennato “misticismo” fascista, si comprende bene il tuo arrampicarti sugli specchi oliati di fronte al fatto che Mussolini, nel dicembre del 1942, in un discorso pubblico tenuto alla Camera dei Fasci e delle Corporazioni proclamasse: “Non si vince la guerra senza odiare il nemico, senza odiarlo la mattina prima di alzarsi e la sera prima di andare a dormire, odiarlo cioè tutte le ore del giorno e della notte, e fare di quest’odio l’ultima essenza di noi stessi”.
    L’odio come l’ultima essenza di noi stessi….il fascismo come l’ultima essenza del satanismo!
    Ben diverso era l’atteggiamento di Winston Churchill, il quale, sebbene fosse impegnato in un duello mortale a difesa della Civiltà Cristiana contro la barbarie neopagana, dichiarava ad esempio riguardo alla spietata offensiva dei sommergibili nazisti che “La nostra marina dà loro la caccia giorno e notte, non dirò senza pietà, perché il Signore ci vieta di dimenticarla anche per un solo momento, ma di certo con impegno e con tenacia.”



    Quale abisso di differenza non solo rispetto a Mussolini, ma pure rispetto al regime fascista che, dalla propria radio, diffondeva ripetutamente slogan blasfemi e anticristiani quali il celeberrimo “Dio stramaledica gli inglesi!”(e agli inglesi venivano augurate persino la “malanotte” e la malapasqua”!).
    Ma l’odio e la spietatezza fascista non erano riservate solo ai nemici, bensì pure agli stessi italiani….
    Dopo alcuni bombardamenti sùbiti da Napoli, a causa della guerra da lui sciaguratamente voluta, Mussolini disse: “Sono lieto che Napoli abbia delle notti così severe. La razza diventerà più dura. La guerra farà dei napoletani un popolo nordico”.
    E nel dicembre del 1940, mentre i soldati italiani crepavano come mosche nella campagna militare con la quale avremmo dovuto spezzare le reni alla Grecia, e che Mussolini volle demenzialmente intraprendere per un moto di rabbia invidiosa da primadonna a causa dei successi di Hitler, disse: «Questa neve e questo freddo vanno benissimo, così muoiono le mezze cartucce e si migliora questa mediocre razza italiana».
    Ma che l’incitazione all’odiare fosse un elemento fondamentale del fascismo lo dimostra anche questo discorso di Mussolini:
    “Ieri, come oggi, il prestigio delle nazioni è determinato in linea quasi assoluta dalle loro glorie militari, dalla loro potenza armata. Accanto a quest'opera che è il mio tormento e la mia meta e che potrebbe prendere a motto i verbi: lavorare, ODIARE, tacere - procede l'altra. Nel 1932, decimo annuale della Rivoluzione, lavori di grande mole saranno compiuti. Cinquanta Battaglioni di Camicie Nere si aduneranno a Roma insieme con 50.000 giovani fascisti e i novemila gagliardetti dei novemila Fasci di Combattimento. Roma vedrà la più grande adunata di armati dei suoi tre millenni di storia.” E’ un discorso del 1930, e dimostra che l’esaltazione dell’odio non era provocata dal coinvolgimento nella seconda guerra mondiale. E’ stata invece proprio l’esaltazione dell’odio tipica del fascismo a condurre l’Italia al disastro e alla tragedia della seconda guerra mondiale…
    Ovviamente, di gran lunga preferibile quando il Duce propose di sostituire il classico “Credere, Obbedire e Combattere” con “Fede, Speranza e Carità”…
    Povero Giuanìn, Mussolini stavolgeva il tutto in questo modo:”fede nella Divina Provvidenza, speranza nella vittoria, carità di Patria.”
    Prova provata di come Mussolini e il fascismo strumentalizzassero o distorcessero blasfemamente tutto ciò che era cattolico: Dio e la Provvidenza ridotti al “nazionalismo esagerato” della patria fascista e della vittoria fascista. Ma Dio e la Provvidenza non sono fascisti, come dovette capire Mussolini, ormai sconfitto, quando fu arrestato, travestito da soldato tedesco, su un camion nazista, con la testolina bassa bassa per la paura di essere catturato, dal partigiano cattolico Pier Luigi Bellini delle Stelle.
    In effetti, potrei rivalutare Giovanni Paolo II almeno per la sua condanna delle inique guerre americane del Kosovo, dell’Afghanistan e dell’Iraq…
    Condanna?
    Secondo i TUOI buffi criteri il tuo beato preferito avrebbe dovuto proclamare: “Con la Nostra Apostolica Autorità riproviamo, proscriviamo e condanniamo come assolutamente inumane e contrarie alla religione cattolica le guerre intraprese dagli Stati Uniti d’America in Kosovo, in Afghanistan e in Iraq, e vogliamo e comandiamo che esse siano tenute per riprovate, proscritte e condannate da tutti i figli della Chiesa”.
    Beh, almeno il Papa avrà proclamato di “condannare quelle funeste guerre, scatenate da una ingiusta aggressione da parte degli Stati Uniti d’America”, o avrà scritto una lettera personale al Presidente degli Stati Uniti d’America, nella quale gli dà del “Tu”, vero?
    Forse è meglio rileggere ancora quello che dice degli Stati Uniti d’America il suo successore (ah, la freccia del tempo, che vola, vola…..e poi si infila tra le chiappe di certi “mistici” fassisti in ritardo storico e intellettivo!) Papa Benedetto XVI:
    “Il Concilio doveva determinare in modo nuovo il rapporto tra Chiesa ed età moderna. Questo rapporto aveva avuto un inizio molto problematico con il processo a Galileo. Si era poi spezzato totalmente, quando Kant definì la “religione entro la pura ragione” e quando, nella fase radicale della rivoluzione francese, venne diffusa un'immagine dello stato e dell'uomo che alla Chiesa ed alla fede praticamente non voleva più concedere alcuno spazio.” “Nel frattempo, tuttavia, anche l'età moderna aveva conosciuto degli sviluppi. Ci si rendeva conto che la rivoluzione americana aveva offerto un modello di stato moderno diverso da quello teorizzato dalle tendenze radicali emerse nella seconda fase della rivoluzione francese.”
    “Quanto trovo io affascinante negli Stati Uniti è che hanno incominciato con un concetto positivo di laicità, perché questo nuovo popolo era composto da comunità e persone che erano fuggite dalle Chiese di Stato e volevano avere uno Stato laico, secolare che aprisse possibilità a tutte le confessioni, per tutte le forme di esercizio religioso. Così è nato uno Stato volutamente laico: erano contrari ad una Chiesa di Stato. Ma laico doveva essere lo Stato proprio per amore della religione nella sua autenticità, che può essere vissuta solo liberamente. E così troviamo questo insieme di uno Stato volutamente e decisamente laico, ma proprio per una volontà religiosa, per dare autenticità alla religione. E sappiamo che Alexis de Toqueville, studiando l’America, ha visto che le istituzioni vivono con un consenso morale di fatto che esiste tra i cittadini. Questo mi sembra un modello fondamentale e positivo. È da considerare che in Europa, nel frattempo, sono passati duecento anni, più di duecento anni, con tanti sviluppi. Adesso c’è anche negli Stati Uniti l’attacco di un nuovo secolarismo, del tutto diverso. Tuttavia il fondamento, il modello fondamentale, mi sembra anche oggi degno di essere tenuto presente anche in Europa.”
    “Gli americani hanno sempre apprezzato la possibilità di rendere culto liberamente e in conformità con la loro coscienza. Alexis de Tocqueville, lo storico francese e osservatore delle cose americane, era affascinato da questo aspetto della Nazione. Egli ha sottolineato che questo è un paese in cui la religione e la libertà sono "intimamente legate" nel contribuire ad una democrazia stabile che favorisca le virtù sociali e la partecipazione alla vita comunitaria di tutti i suoi cittadini.”
    “L’America è anche una terra di grande fede. La vostra gente è ben conosciuta per il fervore religioso ed è fiera di appartenere ad una comunità orante. Ha fiducia in Dio e non esita ad introdurre nei discorsi pubblici ragioni morali radicate nella fede biblica.”
    “Questo è ciò che fecero i vostri concittadini per generazioni. Sin dagli inizi, essi hanno aperto le porte agli affaticati, ai poveri, alle “masse che si accalcavano alla ricerca di respirare nella libertà” (cfr Sonetto inciso sulla Statua della Libertà). Queste erano le persone che l’America ha fatto proprie.
    Fra quanti vennero qui per costruirsi una nuova vita, molti furono capaci di far buon uso delle risorse e delle opportunità che vi trovarono, e di raggiungere un alto livello di prosperità. In verità, i cittadini di questo Paese sono conosciuti per la loro grande vitalità e creatività. Essi sono pure conosciuti per la loro generosità. Dopo l’attacco alle Torri Gemelle, nel settembre del 2001, ed ancora dopo l’uragano Katrina nel 2005, gli americani hanno mostrato la loro prontezza a venire in aiuto dei loro fratelli e sorelle che erano nel bisogno. A livello internazionale, il contributo offerto dal popolo d’America alle operazioni di soccorso e di salvataggio dopo lo tsunami del dicembre del 2004 è un’ulteriore dimostrazione di tale compassione.”
    “Sin dagli albori della Repubblica, la ricerca di libertà dell’America è stata guidata dal convincimento che i principi che governano la vita politica e sociale sono intimamente collegati con un ordine morale, basato sulla signoria di Dio Creatore. Gli estensori dei documenti costitutivi di questa Nazione si basarono su tale convinzione, quando proclamarono la “verità evidente per se stessa” che tutti gli uomini sono creati eguali e dotati di inalienabili diritti, fondati sulla legge di natura e sul Dio di questa natura. Il cammino della storia americana evidenzia le difficoltà, le lotte e la grande determinazione intellettuale e morale che sono state necessarie per formare una società che incorporasse fedelmente tali nobili principi. Lungo quel processo, che ha plasmato l’anima della Nazione, le credenze religiose furono un’ispirazione costante e una forza orientatrice, come ad esempio nella lotta contro la schiavitù e nel movimento per i diritti civili. Anche nel nostro tempo, particolarmente nei momenti di crisi, gli Americani continuano a trovare la propria energia nell’aderire a questo patrimonio di condivisi ideali ed aspirazioni.”
    “Storicamente, non solo i cattolici, ma tutti i credenti hanno qui trovato la libertà di adorare Dio secondo i dettami della loro coscienza, essendo al tempo stesso accettati come parte di una confederazione nella quale ogni individuo ed ogni gruppo può far udire la propria voce. Ora che la Nazione deve affrontare sempre più complesse questioni politiche ed etiche, confido che gli americani potranno trovare nelle loro credenze religiose una fonte preziosa di discernimento ed un’ispirazione per perseguire un dialogo ragionevole, responsabile e rispettoso nello sforzo di edificare una società più umana e più libera. La libertà non è solo un dono, ma anche un appello alla responsabilità personale. Gli americani lo sanno per esperienza - quasi ogni città di questo Paese possiede i suoi monumenti che rendono omaggio a quanti hanno sacrificato la loro vita in difesa della libertà, sia nella propria terra che altrove.”



    “La democrazia può fiorire soltanto, come i vostri Padri fondatori ben sapevano, quando i leader politici e quanti essi rappresentano sono guidati dalla verità e portano la saggezza, generata dal principio morale, nelle decisioni che riguardano la vita e il futuro della Nazione. Da ben oltre un secolo, gli Stati Uniti d’America hanno svolto un ruolo importante nella comunità internazionale.”
    “L’America si è sempre dimostrata generosa nel venire incontro ai bisogni umani immediati, promuovendo lo sviluppo, e offrendo sollievo alle vittime delle catastrofi naturali.”
    “Signor Presidente, cari amici: mentre mi accingo a dar inizio alla visita negli Stati Uniti, voglio esprimere ancora una volta la mia gratitudine per l’invito formulatomi, la gioia di essere in mezzo a voi, e la mia fervente preghiera che Dio Onnipotente confermi questa Nazione e il suo popolo nelle vie della giustizia, della prosperità e della pace. Dio benedica l’America!”


  6. #66
    Forumista senior
    Data Registrazione
    15 Dec 2011
    Messaggi
    2,058
     Likes dati
    0
     Like avuti
    50
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Conservatori nel mondo

    Citazione Originariamente Scritto da Melchisedec Visualizza Messaggio
    il Papa Leone XIII
    Leone X, non XIII.

  7. #67
    SMF
    Data Registrazione
    30 Mar 2009
    Messaggi
    141,600
     Likes dati
    21,771
     Like avuti
    33,955
    Mentioned
    1457 Post(s)
    Tagged
    34 Thread(s)

    Predefinito Re: Conservatori nel mondo

    Citazione Originariamente Scritto da Melchisedec Visualizza Messaggio
    Non è quello il punto: non esistono governi umani impeccabili. Il punto è che il fascismo si è poi rivelato essere un grande male, e un governo inumano che ha condotto a esiti tragici.
    Dal punto di vista dottrinale, cioé del Magistero ecclesiastico e pontificio, non sussiste una condanna definitiva del Fascismo in quanto tale, mentre invece sussiste una chiarissima condanna per chi professa idee comuniste, socialiste, liberali, "democraticiste" e massoniche.
    Dal punto di vista storico, la Chiesa prima vide nel Fascismo un "male minore" rispetto alla situazione precedente, rispetto alla prospettiva di una rivoluzione bolscevica o semi-bolscevica e rispetto ad un connubio tra le forze "democratiche" antifasciste, sia popolari che socialiste e liberali; in seguito, vide nel Fascismo un retto regime d'ordine che, pur con delle riserve, poteva essere accettato. Infine, a partire dal 1929, il regime fascista venne giudicato come un innegabile bene maggiore ed una provvidenziale circostanza che aveva consentito di ridare Dio all'Italia e l'Italia a Dio.
    Dopo la crisi del 1931, che portò ad una condanna solamente di quelle azioni e di quelle affermazioni programmatiche che risultavano in contrasto con la religione cattolica, tornò il "sereno" sulle relazioni tra Santa Sede e governo italiano fascista, che durò almeno fino alla fine del 1937. Le relazioni vennero messe a dura prova dal rinvigorirsi della polemica sull'Azione Cattolica e dalla questione razziale, ma, nonostante il (per altro, parziale) vulnus al Concordato, con l'elezione al soglio pontificio di Eugenio Pacelli le relazioni ritornarono più serene.
    L'entente con il Fascismo venne meno solamente con la crisi ed il successivo crollo del regime, ma ciò non comportò comunque una manifesta condanna dei principi sui quali si basava il Fascismo né sul regime ed il partito in quanto tali...
    Del Fascismo si possono criticare diverse scelte politiche, soprattutto dell'ultima "fase" del regime, ma questo non significa negare tutto ciò che di positivo fece - sia per l'Italia che per la Chiesa.
    Ultima modifica di Giò; 10-06-12 alle 17:46
    Credere - Pregare - Obbedire - Vincere

    "Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).

  8. #68
    SMF
    Data Registrazione
    30 Mar 2009
    Messaggi
    141,600
     Likes dati
    21,771
     Like avuti
    33,955
    Mentioned
    1457 Post(s)
    Tagged
    34 Thread(s)

    Predefinito Re: Conservatori nel mondo

    Citazione Originariamente Scritto da Melchisedec Visualizza Messaggio
    (i cui cappellani erano selezionati in base al grado di assenso al regime…)
    I cappellani erano sì nominati dallo Stato ma su designazione dell'Ordinariato Militare, il cui arcivescovo era, a sua volta, di designazione confidenziale pontificia. Se è vero, quindi, che i cappellani e lo stesso ordinario militare non potevano divenire tali senza il consenso o la ratifica dello Stato, è altrettanto vero che tali nomine non potevano avvenire se non su proposta della Santa Sede, il cui consenso era fondamentale e decisivo per la nomina.

    Citazione Originariamente Scritto da Melchisedec Visualizza Messaggio
    Nel dopoguerra Schuster rilevava che “Al regime fascista faceva comodo, a suo tempo, sfruttare a scopo di propaganda l’assistenza pastorale della Chiesa nelle manifestazioni della vita nazionale, quasi che per questo la Gerarchia ne approvasse le ideologie!”
    Da che libro è tratta questa citazione?
    A parte questo, bisogna dire che su questo punto il beato Schuster avrebbe fatto meglio a tacere (ma ciò può essere umanamente comprensibile perché non si deve dimenticare che a Milano la violenza partigiana antifascista era particolarmente forte e le accuse di filo-fascismo, se non proprio di fascismo tout court, all'allora arcivescovo di Milano erano particolarmente accentuate, nonostante effettivamente, a partire proprio dall'approvazione delle leggi razziali nel 1938, l'adesione di Schuster al regime fosse progressivamente venuta meno) perché lui stesso aveva lungamente e largamente approvato le idee del Fascismo-regime. Basterebbe ricordare quando - con gran scandalo dell'antifascismo internazionale - ebbe a pronunciare un'omelia in Duomo in cui elogiava la "carne da cannone" fascista che spianava – con il proprio sacrificio – le strade d’Etiopia al Vangelo di Cristo e ribadiva le sue "rette idee" sulla questione demografica: "Nulla è più totalitario della vita. Se quindi il catechismo insegnato nelle scuole per volontà del Duce rappresenta la dottrina e la Fede degli Italiani, non si può ammettere nella educazione della gioventù e nella vita della Nazione quanto non si accordo punto colla morale del Vangelo, o crea semplicemente un pericolo per i buoni costumi. Ecco soprattutto la collaborazione che reclama da noi Gesù Cristo: "Dei sumus adiutores". Ecco la collaborazione che esige da noi la Patria, se è pur vero che nell'Italia nuova il cittadino si identifica col cattolico, e che la dottrina insegnata nelle scuole per volontà del legislatore deve insieme identificarsi colla vita vissuta da tutti i cittadini per grazia di Dio e per volontà della Nazione. È questa stessa buona volontà della Nazione di cui ha bisogno la Patria per risolvere, ad esempio, il grave problema demografico. E lo risolverà, educando alla purezza i giovani e tutelando contro tutti i lenocinii dell'arte e dell'industria il casto connubio dei coniugi. A questa stessa buona volontà degli uomini è ripromesso divinamente un premio, che l'ora presente rende soprattutto desiderabile e prezioso. "Pax hominibus bonae voluntatis". Pace agli uomini di buona volontà. Questa volontà nel bene costituisce a sua volta tuttavia come un duplice dovere per tutti noi: dovere di cristiani e dovere di cittadini. Non è punto tollerabile un'antinomia tra la scuola e la società statale, tra la Dottrina Cattolica, Apostolica, Romana e la vita italiana, che riesce integrale solo nella comunione di Fede con Tommaso d'Aquino, con Bonaventura e con Dante che diviene totalitario solo nell'osservanza della morale cattolica insieme col Manzoni, col Volta e con Cristoforo Colombo. "Dei sumus adiutores". Sia questo il frutto spirituale dell'odierna solennità. Cooperiamo pertanto con Dio in questa missione nazionale e cattolica di bene, soprattutto in questo momento in cui sui campi d'Etiopia il vessillo d'Italia reca in trionfo la Croce di Cristo, spezza le catene degli schiavi, spiana le strade ai Missionari del Vangelo. Coltiviamo in noi e negli altri questa buona volontà, e Dio darà il premio: la pace. "Pax hominibus bonae voluntatis". Darà cioé quella pace che Isaia descrive siccome frutto esclusivo della giustizia: "Opus iustitiae pax". Pace ai caduti, che però spirarono nel compimento del dovere e nella Fede e nella grazia di Gesù Cristo. Pace e protezione all'esercito valoroso, che in ubbidienza e intrepido al comando della Patria, a prezzo di sangue apre le porte di Etiopia alla Fede Cattolica e alla civiltà romana. Pace a tutti nella verità, nella carità e nella giustizia, secondo la venerata parola del Pontefice Sommo; quella pace, dico, che dalla Città dei setti Colli già consacrati dal Sangue di Pietro e di Paolo, a guisa di fertile fiumana, ormai da venti secoli da Roma promulga al mondo quel verbo che abolisce la schiavitù, rischiara le tenebre della barbarie, dona Dio ai popoli, inonda il mondo di civiltà religiosa e di vero bene. E' la perpetua missione dell'Italia cattolica e di quella Roma dantesca onde Cristo è Romano" (omelia del 28 Ottobre 1935, riportata in R. De Felice "Mussolini il Duce - gli anni del consenso 1929-1936" p. 624-625). Da notare come il cardinale Schuster pronunciò nel febbraio 1937 un discorso di fronte ai membri della Scuola di Mistica Fascista in cui paragonava Mussolini a Costantino: "Le condizioni di Roma dopo gli Idi di marzo possono paragonarsi alle disastrose condizioni dell'Italia dopo Caporetto. Ma come la "Divina Mens" inviò Ottaviano; così anche in Italia sorse l'Uomo provvidenziale, l'Uomo di genio, il quale salvò lo Stato, e fondò l'Impero, e diede alla coscienza degli italiani la più perfetta unità nazionale in mezzo alla pace religiosa. Quando Cesare Augusto arriva ad estendere al mondo intero il suo dominio e a proclamarsi imperatore con una pace universale, egli stesso è profondamente meravigliato del prodigio e l'attribuisce a qualcheduno dei potenti Numi di Roma pagana; non sa quale sia, epperò fa edificare a questo ignoto nume che l'ha avvalorato e portato al trionfo una superba ara, l'Ara della Vittoria che il Duce ha disposto venga il più presto possibile rimessa in luce e restaurata.
    Se l'imperatore Augusto avesse letto gli annali del governatore Quirino della Giudea avrebbe trovato il nome di quel potente Nume che l'aveva condotto al trionfo: Gesù Cristo! L'aveva fatto imperatore universale perché voleva servirsi di quell'impero siccome di condizione sociale favorevolissima per fondare il suo Impero spirituale nel mondo: la Santa Chiesa.
    Come narra Tertulliano, quando il governatore della Giudea mandò a Roma la relazione della vita e della morte di Gesù Cristo, Tiberio Cesare voleva iscrivere Gesù Cristo tra le Divinità, tanto si era commosso e meravigliato al leggere quella relazione! Ne fece proposta al Senato; ima questo, purtroppo, bocciò la proposta. Tiberio, adirato del rifiuto del Senato, ebbe a dire: "Eppure Egli crescerà e crescerà tanto da reggere il mondo intero!" L'imperatore Eliogabalo tentò ancora di iscrivere Gesú Cristo tra gli Dei: ma ancora il Senato vi si rifiutò. Altri tentativi di altri imperatori, per esempio Alessandro Severo, per iscrivere Gesú Cristo tra gli Dei, andarono sempre falliti per l'ostinazione del Senato. Finalmente arriviamo a Costantino, il quale per la visione miracolosa avuta sulle Alpi e piú ancora per la miracolosa vittoria, si converte al Cristianesimo, firma in Milano la pace religiosa e cosí si appresta a restaurare novellamente l'Impero.
    Ma la storia ha dei meravigliosi ricorsi. Dopo sedici secoli, ecco un'altra marcia su Roma ed ecco un altro editto di pace religiosa, di quella pace che è stata firmata nel Trattato del Laterano, e che dando a Dio l'Italia, ha dato all'Italia Dio. E Dio onnipotente e provvido, in onore del quale nel dicembre del 1931, per questa stessa Scuola, Arnaldo Mussolini pronunciò quel famoso discorso che egli volle considerare il suo testamento spirituale e religioso, Dio ha voluto dare anche al Duce un premio che riavvicina la sua figura storica agli spiriti magni di Costantino e di Augusto, recingendo, per opera di Benito Mussolini, Roma e il Re di un nuovo rigoglioso lauro imperiale. E mentre Pio XI invia fino ai confini del mondo i missionari, le legioni italiane, occupano l'Etiopia per assicurare a quel popolo il duplice vantaggio della civiltà imperiale e della fede cattolica nella comune cittadinanza spirituale di quella Roma onde Cristo è Romano".

    Citazione Originariamente Scritto da Melchisedec Visualizza Messaggio
    Hai proprio una faccia di tolla sconfinata a tirare in ballo il beato don Gnocchi!
    La differenza ideologica e antropologica sussistente tra i giovani cattolici e i giovani fascisti fu rilevata proprio da don Gnocchi, il padre dei “mutilatini”.…prodotti dalla guerra mussoliniana, il quale, pur non essendo all’inizio completamente avverso al fascismo, almeno fino a quando non dovette accompagnare i suoi giovani nel dramma della guerra di Grecia, alla quale avremmo dovuto “spezzare le reni”, e nella immane tragedia della guerra di Russia (Bottai, nei giorni tra il 23 e 24 marzo 1943, in occasione del 24° della fondazione dei fasci, tenne due discorsi, a Venezia e Udine. Trovò in entrambe le città una folla composta, ma fredda. Nel suo diario Bottai annotò: “A Udine, senso diffuso di scoramento per quello che ormai lassù si chiama la “strage degli alpini”. E nel giorno 26 scrisse: “- Abbasso Mussolini, assassino degli Alpini - cantano a mezza voce i reduci di Russia.”) scrisse al cardinale Schuster nel 1934: “Eminenza, ho potuto visitare ieri il campeggio dei giovani fascisti di Sondrio, e, ancora turbato dalla dolorosa impressione ricevutane, mi permetto di scriverle. Dirò subito che sono stato nauseato, ancor più che dal contegno generale, d’altronde troppo significativo, dallo spaventoso imperversare delle bestemmie tra quei giovani.” Come diceva Pio XI: “Non è certamente questo che si ottiene, ma piuttosto il contrario, esponendo la gioventù ad ispirazioni d’odio e di irriverenza.”
    Don Gnocchi, dopo l’8 settembre, non solo rifiutò di aderire alla Repubblica fascista, nonostante fosse stato sollecitato a farlo, ma fece invece una scelta antifascista, si diede alla macchia, fu ricercato per aver aiutato gli ex prigionieri alleati, gli ebrei in cerca di salvezza e i renitenti alla leva, fu arrestato dai nazisti e alla fine riuscì a fuggire in Svizzera.

    Mi dispiace, ma non si può ricordare solamente ciò che ti fa comodo e tralasciare ciò che è evidentemente scomodo non solo per te, ma anche per tutto l'antifascistume nostrano.
    Don Carlo Gnocchi si allontanò dal Fascismo solamente dopo la tragica esperienza della guerra sul fronte dell'Est, che lo segnò profondamente a livello esistenziale, anche e soprattutto a causa delle moltissime miserie umane a cui dovette assistere, fra cui la perdita di molti dei suoi "ragazzi".
    In precedenza però non è possibile negare l'adesione sincera di don Gnocchi al regime fascista. Oltre ad aver definito la gioventù fascista organizzata "un'immensa diocesi senza confini, magnifico campo di apostolato moderno, che può mettere il Sacerdote a contatto con zone vastissime di anime, non altrimenti accostabili per via ordinaria", egli ebbe pur modo di scrivere e pubblicare un manoscritto intitolato "I valori dello spirito. Pensieri estratti dagli scritti e discorsi di Benito Mussolini" (1936).
    In esso don Gnocchi voleva confutare le interpretazioni idealistiche e quelle più lontane dalla religione e dalla morale cattolica del Fascismo, offrendo - al contrario - una visione pienamente cattolica del Fascismo ed in particolar modo del pensiero mussoliniano. Scrivendone all'ordinario militare, riuscì ad ottenerne un'ampia diffusione fra il clero e i fedeli cattolici. Al culmine dell'esaltazione patriottica del clero cattolico, don Gnocchi sosteneva che i tempi si facevano sempre più maturi per una più intensa azione apostolica presso la gioventù fascista. Nel 1937, a commento dell'Enciclica "Divini Redemptoris" (1937) di Pio XI contro il comunismo, giudicato e condannato come intrinsecamente perverso e diabolico, don Carlo Gnocchi ebbe modo di lodare il Fascismo, dicendo che al bolscevismo si opponeva "la fermezza e l'inflessibilità del Governo fascista nel disintossicare la vita nazionale, nel difendere l'organismo sociale dall'infezione comunista" e non dimenticando di elogiare "la magnifica costituzione dello Stato corporativo".
    Don Gnocchi arrivò addirittura a giudicare "ottimo", dal punto di vista dell'assistenza religiosa, il periodo intercorso tra il 1938 e il 1939, nonostante i rapporti tra Santa Sede e governo fascista avessero subito - a causa dei risorgenti contrasti sull'Azione Cattolica, placati provvidenzialmente in maniera temporanea ma non risolutiva dagli accordi tra Starace e Vignoli, e dall'approvazione della legislazione razziale - delle incrinature di non poco conto proprio allora.
    Il fatto che egli si fosse arruolato, allo scoppio della guerra mondiale, come cappellano volontario dimostra che la dimensione nazional-patriottica del conflitto, agli occhi del sacerdote, superasse di gran lunga qualsiasi diffidenza o ripugnanza verso l'ideologia nazionalsocialista dell'alleato tedesco.
    Il Fascismo, ed in particolar modo il regime fascista con le sue organizzazioni e le sue istituzioni, veniva visto da don Gnocchi come un provvidenziale strumento di difesa della Cristianità dai tumori del mondo moderno (liberalismo, socialismo, comunismo, democraticismo massonico), che il clero cattolico avrebbe dovuto adeguatamente sfruttare, al tempo stesso collaborandovi e promuovendolo, per ri-cattolicizzare la società italiana - soprattutto la gioventù - e arrestare la plurisecolare tendenza laicizzante e secolarizzante dell'evo contemporaneo. Il sacerdote lombardo, che piaccia o meno, va annoverato fra coloro che non solo contribuirono al processo di "cattolicizzazione" del Fascismo "dal basso", ma lo sostennero attivamente e convintamente. Le convinzioni di don Gnocchi vennero meno solamente in seguito ad un'esperienza straziante e traumatizzante, dovuta al contesto durissimo e feroce della guerra, durante il quale egli vide venir meno i suoi affetti più cari. Pur non negando affatto i suoi legami con la resistenza antifascista, come testimonia la sua amicizia con don Barbareschi, va pur sempre rilevato che l’attività di don Gnocchi fu più di tipo assistenziale e caritativo che politico.
    Credere - Pregare - Obbedire - Vincere

    "Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).

  9. #69
    SMF
    Data Registrazione
    30 Mar 2009
    Messaggi
    141,600
     Likes dati
    21,771
     Like avuti
    33,955
    Mentioned
    1457 Post(s)
    Tagged
    34 Thread(s)

    Predefinito Re: Conservatori nel mondo

    Citazione Originariamente Scritto da Melchisedec Visualizza Messaggio
    Pio XI scrive di non averlo VOLUTO condannare
    E' questo che ti "frega".
    Il Magistero pontificio, analogamente al Magistero ecclesiastico, ha diversi "usi".
    Esiste il Magistero straordinario infallibile pontificio, così come il Magistero ordinario infallibile. Infine, esiste un Magistero ordinario autentico non definitivo.
    Il Magistero straordinario infallibile pontificio è - sostanzialmente - il pronunciamento ex cathedra del Romano Pontefice, secondo la definizione dogmatica del Concilio Vaticano I (1870): "Noi pertanto, aderendo fedelmente alla tradizione ricevuta fin dall’esordio della fede cristiana, a gloria di Dio nostro Salvatore, ad esaltazione della cattolica religione ed a salute dei popoli cristiani coll’approvazione del Sacro Concilio, insegniamo e definiamo essere dogma da Dio rivelato, il Romano Pontefice, quando parla ex Cathedra, ossia quando, esercitando l’uffizio di Pastore e Dottore di tutti i cristiani, per la sua suprema apostolica autorità definisce una dottrina sulla fede o sui costumi doversi tenere da tutta la Chiesa, per l’assistenza divina, a lui nel beato Pietro promessa, godere di quella infallibilità di cui il divin Redentore volle essere fornita la sua Chiesa nel definire una dottrina sulla fede o sui costumi, e pertanto tali definizioni del romano Pontefice essere per se stesse e non pel consenso della Chiesa, irreformabili. Se alcuno poi, tolgalo Iddio, osasse contraddire a questa nostra definizione, sia anatema".
    "Questa definizione del Concilio Vaticano chiaramente determina la natura, le condizioni, l'oggetto e il soggetto dell'insigne prerogativa pontificia [...] Nell'inciso «ex cathedra» si indicano le condizioni dell'infallibilità; si richiede cioè che il Papa parli come pastore e maestro di tutta la Chiesa. Esula pertanto dall'ambito della infallibilità quanto egli propone come dottore privato, anche quando fungesse da maestro di teologia o scrivesse opere religiose; si esige quindi che manifesti in qualche maniera, soprattutto nel tenore delle parole e nelle circostanze scelte (come accadde l'anno 1854, nella definizione del dogma dell'Immacolata) l'intenzione di proporre a tutta la Chiesa (anche se materialmente si rivolge a taluno in particolare) come dogma qualche verità contenuta nel deposito della rivelazione; non entrano perciò nell'orbita dell'infallibilità i discorsi e le esortazioni che egli rivolge ai fedeli e ai pellegrini.
    Oggetto dell'infallibilità sono soltanto le dottrine che concernono la fede e i costumi e quelle che con le medesime sono intimamente connesse.
    Al verificarsi di questi requisiti il Papa gode della stessa infallibilità di cui Cristo volle dotata la sua Chiesa" (Dizionario di teologia dogmatica, link: INFALLIBILIT PONTIFICIA - Pagine cattoliche).
    Quanto detto è valido tanto per le "definizioni dogmatiche" quanto per le "condanne" contro prave dottrine opposte a quella cattolica: ad esempio, le condanne espresse dalla lettera Enciclica "Quanta Cura" delle proposizioni riportate e prescritte nel Sillabo costituiscono una sentenza definitiva ex cathedra di condanna di quelle singole opinioni ed una riconferma di altre già precedentemente condannate. Non si tratta in senso stretto di un "dogma", ma di una verità che richiede, nella sostanza, il medesimo assenso, che dev'essere incondizionato e totale.
    Perché il fedele cattolico presti questo suo assenso incondizionato dev'essere espressa in maniera chiara la cosiddetta "voluntas definiendi" e la "voluntas obligandi" da parte del Sommo Pontefice. Ciò viene del resto autorevolmente confermato dal Codice di Diritto Canonico del 1917 e dal Codice di Diritto Canonico del 1983:

    §3. Declarata seu definita dogmatice res nulla intelligitur, nisi id manifeste constiterit (Nessuna verità si intende dichiarata o definita dogmaticamente, se ciò non consta in maniera manifesta).

    §3. Infallibiliter definita nulla intellegitur doctrina, nisi id manifesto constiterit (Nessuna dottrina si intende infallibilmente definita, se ciò non consta manifestamente).

    Il Magistero ordinario infallibile del Papa è costituito da quegli insegnamenti del Romano Pontefice nei quali ripropone, conferma o ripete dogmi, dottrine e verità che sono sempre state ammesse e credute dalla Chiesa come tali. Di conseguenza, questo uso ordinario del Magistero pontificio risulta comunque "infallibile" in quanto propone a credere dottrine che sono da considerare come definitive ed irreformabili.

    Infine, il Magistero ordinario autentico del Papa è costituito da quegli insegnamenti che richiedono il prudente e religioso ossequio della volontà e dell'intelletto. Tali "insegnamenti" non sono definitivi e risultano gerarchicamente subordinati al Magistero straordinario ed ordinario infallibile. Possono essere vari e non richiedono tutti lo stesso grado e tipo di ossequio, che dipende soprattutto dal tenore della proposizione e dalla materia stessa di cui tratta. L'ingiustificata violazione degli insegnamenti del Magistero ordinario autentico può costituire un peccato mortale di temerarietà, mentre invece la disobbedienza verso gli insegnamenti del Magistero straordinario ed ordinario infallibile pontificio è un peccato mortale o d'apostasia o di eresia o di scisma, a seconda del tipo di disobbedienza ed infedeltà.

    Ebbene, se il Papa dichiara esplicitamente di NON AVER VOLUTO CONDANNARE qualcosa IN QUANTO TALE/COME TALE (cioé, tradotto in un linguaggio filosofico e teologico tomista, "per se", nella sua essenza e nella sua natura propria) significa che non vi è alcuna "voluntas obligandi" in senso opposto. Nel caso specifico del Fascismo, significa che il Papa non ha imposto alcun obbligo ai cattolici di ritenere come condannato e contrario alla religione cattolica il regime e il partito fascista come tali. In assenza di una chiara sentenza definitiva in senso contrario, cioé di condanna definitiva del Fascismo IN QUANTO TALE, "per se", non è possibile ritenere che il regime e il partito fascista siano, in quanto tali, anti-cattolici (se non, al limite, come proprio personale ed opinabile convincimento).

    Tale sentenza definitiva sarebbe stata pronunciata da Pio XII, successore di Pio XI?

    Le caratteristiche del cosiddetto totalitarismo e del cosiddetto autoritarismo (già si potrebbe opinare che l'uso dell'espressione "cosiddetto" o "siffatto" è tutto eccetto che tipico di un linguaggio definitorio e definitivo, a meno che non vi sia una precisa indicazione in senso contrario) di un solo partito non sono state attribuite - in definitiva - da Pio XII al Fascismo in quanto tale.
    Il fatto che io ti richieda la citazione esplicita deriva dalla semplice considerazione che, per parlare di una condanna definitiva dal punto di vista prettamente teologico, si necessita di un pronunciamento chiaro in tal senso: nessuna dottrina si intende infallibilmente definita, se ciò non consta manifestamente ed analogamente, perché una condanna sia definitiva ed infallibile, ciò deve constare altrettanto manifestamente.

    Se nemmeno dopo la caduta del Fascismo e la conclusione della seconda guerra mondiale Pio XII ha ritenuto necessario un pronunciamento definitivo in tal senso, è del tutto evidente che nulla autorizza a parlare di condanne definitive ed infallibili del Fascismo da parte del Magistero di Pio XII. Condanne che invece sussistono inequivocabilmente per ideologie quali il liberalismo, il socialismo, il comunismo, il democraticismo.


    Citazione Originariamente Scritto da Melchisedec Visualizza Messaggio
    C’è una evidente parallelismo tra la condanna del fascismo nella “Non abbiamo bisogno”, e quella del nazismo intrinsecamente razzista nella “Mit brendenner sorge”, condanne confermate e avvalorate dai successivi pronunciamenti magisteriali da parte della Chiesa.
    Non c'è nessun parallelismo per il semplice ed evidente motivo che il nazionalsocialismo non solo subì nella "Mit Brennender Sorge" una condanna molto più pesante (perché di fatto colpiva il "cuore" delle idee delle correnti presenti all'interno del nazionalsocialismo e denunciava l'intero atteggiamento del governo del Reich nell'attuazione del Reichskonkordat) di quella che invece il Fascismo ebbe con la "Non abbiamo bisogno", ma quanto meno in una chiarissima allocuzione del 2 giugno 1945 Pio XII parlò perentoriamente del nazionalsocialismo, quale fenomeno storico-politico-ideologico ormai concluso, nei termini di una "apostasia orgogliosa da Gesù Cristo", di una "negazione della […] dottrina e della […] opera redentrice" di Cristo, di "culto della forza", di "idolatria della razza e del sangue" e di "oppressione della libertà e della dignità umana". Non si può considerare quel discorso come un pronunciamento definitivo ed infallibile a cui dare un assenso totale di Fede, se non nella parte in cui ribadisce le condanne dell'idolatria della razza e del neo-paganesimo perché parte integrante del Magistero ordinario infallibile, ma sicuramente si può (e si deve) aderire ad esso con prudente e religioso ossequio della volontà e dell'intelletto quanto all'attribuzione di quelle caratteristiche all'ideologia nazionalsocialista nella sua pratica applicazione.
    Così come con religioso e prudente ossequio della volontà e dell'intelletto si deve aderire ai contenuti dei diversi discorsi di Pio XII sui temi del cosiddetto "totalitarismo" o del cosiddetto "autoritarismo". Di "definitivo" c'è l'opposizione a qualsiasi forma tirannica di governo che dia un'estensione indebita al potere civile consistente in un disconoscimento, teorico e pratico, dei diritti della Chiesa e della legge naturale (fermo restando che anche in regime tirannico è doveroso, per un cattolico, contribuire al bene comune ed obbedire alle leggi di quel governo laddove si rivelino giuste), giacché questa è la dottrina costante professata all'unanimità dalla Chiesa nei secoli. Nulla di tutto ciò è stato comunque attribuito al Fascismo - come tale - nel dopoguerra dal Magistero di Pio XII. Nemmeno nel Magistero di Giovanni XXIII è stata pronunciata una condanna definitiva e perentoria del Fascismo, nonostante ve ne potesse essere l'occasione, come quando rese pubblico il discorso "mai pronunciato" da Pio XI (perché deceduto) dell'11 febbraio 1939. A conferma di quanto da me affermato, sta il fatto che si sentiva l'esigenza di una condanna definitiva del nazionalsocialismo in quanto tale da parte del Magistero: il Pontificio Ateneo Antoniano, interpellato dalla Segreteria di Stato in preparazione del Concilio Vaticano II, propose un nuovo sillabo di errori contemporanei, che a sua volta avrebbe riproposto, in parte, la condanna di precedenti errori.
    Fra questi spiccavano "l'odio razziale", nello spirito della "Mit Brennender sorge" di Pio XI, l'eugenismo e la statolatria assolutistica.
    Il CVII, invece, probabilmente per timore di tensioni con l'Unione Sovietica, si limitò, nella "Gaudium et spes", ad una generica condanna delle forme totalitarie e delle forme dittatoriali che ledono i diritti della persona o dei gruppi sociali, senza riferimenti diretti od espliciti né al nazionalsocialismo né al comunismo.
    Va detto che il comunismo era già stato infallibilmente e definitivamente condannato; il nazionalsocialismo, invece, non era stato ancora oggetto, in quanto tale, di una condanna definitiva ed infallibile. Non si può nemmeno dire che il Magistero successivo al Concilio Vaticano II abbia provveduto ad una cosa del genere: non esistono infatti, nel Magistero post-conciliare, dei pronunciamenti definitivi ex cathedra dei Pontefici Romani. Al massimo, sono presenti insegnamenti che fanno parte del Magistero ordinario infallibile, che - nel suddetto caso - ripetono la condanna di errori ed eresie che furono propri alle correnti ideologiche (e agli uomini) del nazionalsocialismo tedesco.
    Vi sono discorsi in cui i singoli Pontefici hanno dato un giudizio storico negativo riguardo al nazionalsocialismo. Non si può comunque ritenere tali giudizi espressione del Magistero infallibile e nemmeno come facenti parte del Magistero ordinario autentico, in quanto si tratta o di discorsi o di messaggi privi di carattere dottrinale, che esprimono valutazioni personali del Papa. Ma ciò non vale esclusivamente - lo preciso così eviti di accusarmi ingiustamente di malafede o di voler opportunisticamente non considerare ciò che non rientrerebbe nelle mie personali valutazioni - nel caso del nazionalsocialismo, ma anche nel caso di altro (vedasi, da parte di Giovanni Paolo II, la richiesta di perdono per la supposta "persecuzione" di Galileo Galilei; l'attribuzione di responsabilità da parte della Chiesa nel sorgere di eresie e scismi; l'elogio - nonostante l’eresia - di Giovanni Hus, presentato come "riformatore" della Chiesa, e la condanna dell'esecuzione dell'eresiarca; la richiesta di un intervento armato in Bosnia; oppure, da parte di Benedetto XVI, l'elogio della fede di Martin Lutero; il giudizio sul Risorgimento italiano, ecc.). Il teologo Romano Amerio già denunciava la sostanziale decadenza ed eclissi del Magistero ordinario autentico, manifestatasi negli anni post-conciliari: "Non ogni parola del Papa è più Magistero, ma ormai spessissimo è solo espressione delle vedute, dei pensamenti, delle considerazioni diffuse presentemente".
    Un coerente sviluppo ed approfondimento del Magistero sul nazionalsocialismo - in particolare di Pio XI e Pio XII – avrebbe suggerito una condanna definitiva espressa chiaramente in termini dottrinali e magisteriali, ma ciò non toglie che esso non sia ancora effettivamente avvenuto.
    Venendo e tornando al Fascismo, risulta grottesco spacciare le varie citazioni, che mi hai rifilato, di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI in cui si accenna - in termini negativi - al Fascismo per "sentenze definitive", in senso dottrinale e magisteriale, e non come opinioni (che puoi benissimo condividere, ma in quanto tali non vincolano il credente). Nella lettera del 1983 sull'omicidio di don Minzoni, per altro, Giovanni Paolo II sembra avallare la tesi del carattere politico dell'omicidio, che la vulgata storica antifascista attribuisce, appunto, al Fascismo. Le cose però stanno un po' diversamente: nel processo ripetutosi nel dopoguerra, l'omicidio venne derubricato a preterintenzionale (ciò significava che non c'era stata l'intenzione di uccidere il sacerdote); si chiarì che esso non era stato dettato da alcuna motivazione (anti)religiosa; si escluse, infine, qualsiasi responsabilità personale da parte del gerarca fascista Italo Balbo e delle gerarchie del partito (tant'è che chi ha osato rivangare le accuse contro Balbo ogni volta s'è beccato una bella querela per diffamazione, che puntualmente ha comportato la rettifica pubblica di quanto affermato stupidamente e falsamente in precedenza). Non metto in discussione lo zelo sacerdotale e la Fede di don Minzoni, ma i fatti dimostrano come affermare che il senso di quell' "immolazione" - che fu uno sfortunato e deprecabile omicidio preterintenzionale, causato (quello sì) da una violenza brutale - sia da collegare, per quanto non esclusivamente, alla "volontà di opposizione a un regime oppressivo" risulti un'evidente esagerazione, a fronte del fatto che il regime fascista, oltre a non essere veramente oppressivo, non aveva responsabilità dirette per quell'omicidio (ed il clima di violenza dell'Italia dell'epoca era stato scatenato dalla teppaglia rossa, a cui il Fascismo aveva legittimamente reagito, come gli riconobbero anche alcuni suoi avversari), fatto accertato in sede giudiziaria.

    Citazione Originariamente Scritto da Melchisedec Visualizza Messaggio
    Povero Giuanìn, sempre più in basso: dai gesuiti sinistrati della “Civiltà cattolica” agli articoletti antiamericani degli invidiosi del successo saggistico di don Gianni Baget Bozzo…
    Ti risulta che don Ennio Innocenti, insigne teologo cattolico, ex assistente spirituale di diversi rami dell'Azione Cattolica romana negli anni '50, ex professore di teologia fondamentale ed ecumenismo, di filosofia sistematica e di filosofia contemporanea all'Istituto Don Orione affiliato all'Università Pontificia Lateranense, titolare di Dottrina sociale della Chiesa al Centro diocesano di Teologia a Roma dal 1977 fino ai primi anni '90, consulente ecclesiastico UCAI a Roma dal 1992, membro del presbiterio della Patriarcale Basilica Vaticana dal 1984, sia per caso "invidioso" del successo saggistico di don Gianni Baget Bozzo solo perché ha "osato" confutarne le fregnacce filo-americane, teologicamente inconsistenti? A cadere sempre più in basso sei proprio tu, idolatra della "multinazione" americana e seguace della sua religione politica messianico-democratica (finto)umanitarista.











    Per me, che sono cattolico, degne di considerazione sono le affermazioni riguardanti l’America del Vicario di Cristo in terra Benedetto XVI, ma capisco che un settario lefebvriano possa avere punti di riferimento diversi….
    Per te, che sei un idolatra della "multinazione" americana e un seguace della sua religione politica messianico-democratica (finto)umanitarista, ogni scusa è buona per bruciare incenso agli altari pagani del demone leviatanico liberalcapitalista e plutocratico.


    “Quanto trovo io affascinante negli Stati Uniti è che hanno incominciato con un concetto positivo di laicità, perché questo nuovo popolo era composto da comunità e persone che erano fuggite dalle Chiese di Stato e volevano avere uno Stato laico, secolare che aprisse possibilità a tutte le confessioni, per tutte le forme di esercizio religioso. Così è nato uno Stato volutamente laico: erano contrari ad una Chiesa di Stato. Ma laico doveva essere lo Stato proprio per amore della religione nella sua autenticità, che può essere vissuta solo liberamente. E così troviamo questo insieme di uno Stato volutamente e decisamente laico, ma proprio per una volontà religiosa, per dare autenticità alla religione. E sappiamo che Alexis de Toqueville, studiando l’America, ha visto che le istituzioni vivono con un consenso morale di fatto che esiste tra i cittadini. Questo mi sembra un modello fondamentale e positivo. È da considerare che in Europa, nel frattempo, sono passati duecento anni, più di duecento anni, con tanti sviluppi. Adesso c’è anche negli Stati Uniti l’attacco di un nuovo secolarismo, del tutto diverso. Tuttavia il fondamento, il modello fondamentale, mi sembra anche oggi degno di essere tenuto presente anche in Europa.”
    “Gli americani hanno sempre apprezzato la possibilità di rendere culto liberamente e in conformità con la loro coscienza. Alexis de Tocqueville, lo storico francese e osservatore delle cose americane, era affascinato da questo aspetto della Nazione. Egli ha sottolineato che questo è un paese in cui la religione e la libertà sono "intimamente legate" nel contribuire ad una democrazia stabile che favorisca le virtù sociali e la partecipazione alla vita comunitaria di tutti i suoi cittadini.”
    "Da voi, grazie alla buona costituzione dello Stato, la Chiesa, difesa dal diritto comune e dall'equità dei giudizi, ha ottenuto la libertà giuridicamente garantita di vivere ed agire senza ostacoli [...] Tutte le osservazioni sono vere; tuttavia bisogna guardarsi da un errore: cioé dal concludere che la miglior situazione per la Chiesa sia quella che si verifica in America; o, spingendosi oltre, che è sempre permesso ed utile separare, disunire, le cose della Chiesa da quelle dello Stato come in America. Infatti, se la religione cattolica è onorata presso di voi, se prospera, se anzi s'accresce, bisogna attribuirlo interamente alla fecondità divina di cui gode la Chiesa, che, quando nessuno le crea ostacoli, si estende spontaneamente e si espande. Nondimeno essa produrrebbe frutti ancor più abbondanti se godesse, non solo della libertà, ma anche del favore delle leggi e della protezione dei pubblici poteri" (Leone XIII, Lett. enc. "Longinqua oceani").

    “L’America è anche una terra di grande fede. La vostra gente è ben conosciuta per il fervore religioso ed è fiera di appartenere ad una comunità orante. Ha fiducia in Dio e non esita ad introdurre nei discorsi pubblici ragioni morali radicate nella fede biblica.”
    Un po' come fa l'anticrist(ic)o Obanana.



    "Forse le nostre sfide sono nuove. Gli strumenti con cui le affrontiamo forse sono nuovi. Ma i valori da cui dipende il nostro successo - lavoro duro e onestà, coraggio e fair play, tolleranza e curiosità, lealtà e patriottismo - tutto questo è vecchio. Sono cose vere. Sono state la forza tranquilla del progresso nel corso di tutta la nostra storia. Quel che è necessario ora è un ritorno a queste verità. Quel che ci viene chiesto è una nuova era di responsabilità - il riconoscimento, da parte di ogni americano, che abbiamo un dovere verso noi stessi, la nostra nazione, il mondo, doveri che non dobbiamo accettare mugugnando ma abbracciare con gioia, fermi nella consapevolezza che non c’è nulla di più soddisfacente per lo spirito, così importante per la definizione del carattere, che darsi completamente per una causa difficile. Questo è il prezzo e la promessa della cittadinanza. Questa è la fonte della nostra fiducia - la consapevolezza che Dio ci ha chiamato a forgiare un destino incerto.
    Questo è il significato ella nostra libertà e del nostro credo - perché uomini, donne e bambini di ogni razza e di ogni fede possono unirsi nella festa in questo Mall magnifico, e perché un uomo il cui padre meno di sessanta anni fa non avrebbe neanche potuto essere servito in un ristorante ora può trovarsi di fronte a voi per pronunciare il giuramento più sacro di tutti. Perciò diamo a questa giornata il segno della memoria, di chi siamo e di quanta strada abbiamo fatto [...] Di fronte ai nostri pericoli comuni, in questo inverno dei nostri stenti, ricordiamo queste parole senza tempo. Con speranza e virtù, affrontiamo con coraggio le correnti ghiacciate, e sopportiamo quel che le tempeste ci porteranno. Facciamo sì che i figli dei nostri figli dicano che quando siamo stati messi alla prova non abbiamo permesso che questo viaggio finisse, che non abbiamo voltato le spalle e non siamo caduti. E con gli occhi fissi sull’orizzonte e la grazia di Dio su di noi, abbiamo portato avanti il grande dono della libertà e l’abbiamo consegnato intatto alle generazioni future".


    “Sin dagli albori della Repubblica, la ricerca di libertà dell’America è stata guidata dal convincimento che i principi che governano la vita politica e sociale sono intimamente collegati con un ordine morale, basato sulla signoria di Dio Creatore. Gli estensori dei documenti costitutivi di questa Nazione si basarono su tale convinzione, quando proclamarono la “verità evidente per se stessa” che tutti gli uomini sono creati eguali e dotati di inalienabili diritti, fondati sulla legge di natura e sul Dio di questa natura. Il cammino della storia americana evidenzia le difficoltà, le lotte e la grande determinazione intellettuale e morale che sono state necessarie per formare una società che incorporasse fedelmente tali nobili principi. Lungo quel processo, che ha plasmato l’anima della Nazione, le credenze religiose furono un’ispirazione costante e una forza orientatrice, come ad esempio nella lotta contro la schiavitù e nel movimento per i diritti civili. Anche nel nostro tempo, particolarmente nei momenti di crisi, gli Americani continuano a trovare la propria energia nell’aderire a questo patrimonio di condivisi ideali ed aspirazioni.”
    “Storicamente, non solo i cattolici, ma tutti i credenti hanno qui trovato la libertà di adorare Dio secondo i dettami della loro coscienza, essendo al tempo stesso accettati come parte di una confederazione nella quale ogni individuo ed ogni gruppo può far udire la propria voce.
    "[...] bisogna guardarsi da un errore: cioé dal concludere che la miglior situazione per la Chiesa sia quella che si verifica in America; o, spingendosi oltre, che è sempre permesso ed utile separare, disunire, le cose della Chiesa da quelle dello Stato come in America. Infatti, se la religione cattolica è onorata presso di voi, se prospera, se anzi s'accresce, bisogna attribuirlo interamente alla fecondità divina di cui gode la Chiesa, che, quando nessuno le crea ostacoli, si estende spontaneamente e si espande. Nondimeno essa produrrebbe frutti ancor più abbondanti se godesse, non solo della libertà, ma anche del favore delle leggi e della protezione dei pubblici poteri" (Leone XIII, Lett. enc. "Longinqua oceani").

    Vanno pure a ripescare un testo che don Giussani scrisse quasi 50 anni fa!
    Nel frattempo il pensiero di don Giussani, come lo stesso magistero cattolico, si è affinato e approfondito: il fondatore di Cl è arrivato a riconoscere negli Stati Uniti d’America il nuovo impero romano, cioè il nuovo katechon, e il suo movimento, dopo l’11 settembre 2001, ha fatto proprio il motto: “Siamo tutti americani!”
    Poveri illusi!
    Come l'insigne giurista tedesco Carl Schmitt, più volte soffermatosi nel corso degli anni sulla figura teologico-politica del "katechon", rilevò, gli Stati Uniti d'America in quanto grande potenza entrano nel raggio storico in cui opera la forza frenante, ma non possono costituire il "katechon". Nella loro incapacità di recidere il cordone ombelicale con la madrepatria inglese e nel contemporaneo proclama del "secolo americano", nel loro oscillare tra isolazionismo e interventismo, tra neutralità e guerra mondiale, non riescono a essere veramente una forza frenante né un acceleratore dei tempi. Sono soltanto "un acceleratore involontario", una grande nave "priva della determinazione del proprio senso interiore, che scivola nel maelstrom della storia" (cfr. "Il potere degli elementi" di Franco Volpi, pubblicato in "Terra e mare" di C. Schmitt, ed. Adelphi, p. 134).

    L’intera nazione italiana era stata
    ...bombardata dagli assassini anglo-americani, senza pietà, senza senno e senza nemmeno alcun riguardo per i plurisecolari monumenti storici legati alla Cristianità europea presenti nel nostro paese, come dimostrano, ad esempio, la distruzione dell'abbazia di Montecassino (fu solamente grazie all'aiuto colonnello austriaco Julius Schlegel, amante della nostra diletta nazione, che il vescovo abate Gregorio Diamare poté salvare numerosi tesori d'arte, l'archivio e i più preziosi documenti bibliografici presenti nell'abbazia), il "martirio di Treviso" (quando la città venne ferocemente aggredita il Venerdì Santo del 1944 e distrutta da un violento bombardamento che costò la vita a circa 4000 abitanti), il bombardamento del quartiere popolare di Gorla a Milano (costò la vita ad oltre 200 bambini innocenti), la distruzione di tutte le chiese di Cori (paese a sud di Roma) o la cosiddetta "strage delle giostre" di Grosseto del lunedì di Pasqua (134 vittime civili, di cui 27 bambini).







    E ciò avvenne nonostante Pio XII avesse più volte implorato il Presidente degli Stati Uniti di smetterla con queste inique stragi!
    Il 30 agosto 1943 - quando Mussolini era già stato destituito da re Vittorio Emanuele III in seguito al tradimento del Gran Consiglio - Papa Pacelli scrisse una missiva indirizzata a Roosevelt nella quale rinnovava la richiesta:

    "ECCELLENZA,

    gli eventi recenti hanno naturalmente focalizzato l'attenzione dell'Italia sul mondo, e molto è stato detto o scritto su quale politica dovrebbe o potrebbe ora seguire il Paese nei suoi interessi. Troppi. Temiamo che sia dato per scontato che il Paese sia totalmente libero di seguire la politica di sua scelta; Noi desideriamo esprimere a Sua Eccellenza che è Nostra convinzione che ciò è assai lontano dalla realtà. Del desiderio di pace e della sua realizzazione attraverso la conclusione della guerra non nutriamo alcun dubbio, ma in presenza di forze eccezionali che si oppongono a questa attuazione, o anche all'ufficializzazione di questo desiderio, l'Italia è completamente incatenata, senza i mezzi necessari per difendersi. Se in queste circostanze fosse l'Italia ancora obbligata a sopportare i colpi devastanti contro i quali è praticamente indifesa, Noi ci auguriamo e preghiamo affinché i capi militari facciano il possibile per risparmiare i civili innocenti e in particolar modo le chiese e le istituzioni religiose, dalle devastazioni della guerra. Già dobbiamo raccontare con profondo dolore e rammarico queste immagini molto evidenti dalle rovine delle città italiane più importanti e popolate. Ma il messaggio di rassicurazione a Noi indirizzato da Vostra Eccellenza conforta la Nostra speranza che, anche di fronte alle esperienze più amare, le Chiese e le case costruite dalla carità Cristiana per i poveri, i malati e gli abbandonati del Gregge di Cristo, possano sopravvivere al terribile attacco. Possa Dio, nella Sua pietà e amore misericordiosi ascoltare il pianto universale dei Suoi figli e far loro sentire la voce di Cristo che grida 'Pace'. Siamo lieti di questa occasione per rinnovare i nostri sinceri omaggi a Vostra eccellenza".

    Ma cosa accadde in seguito?

    Altri bombardamenti...su civili innocenti, su chiese, monumenti, ecc.

    La ricostruzione spirituale è importante, ma è un compito che spetta alla Chiesa e ai governi locali, più e prima che agli Stati esteri, i quali possono meglio contribuire, generosamente e misericordiosamente, a ricostruire e rilanciare materialmente e economicamente quegli stessi paesi che, dominati da regimi autoritari e totalitari inumani, li avevano ingiustamente aggrediti.
    Pio XII affermava in modo chiaro e esplicito (e niente affatto apparente, come tu hai demenzialmente e ridicolissimevolmente sostenuto nei tuoi messaggi precedenti) che l’opera di ricostruzione materiale operata dagli Stati Uniti d’America e dagli Alleati non era solo positiva, ma “molto lodevole”!
    E anche per questo, ad un altro gruppo di americani egli diceva:
    “Su di voi e su tutti coloro che portate sempre nel pensiero, e su tutti quelli che aiutano i loro fratelli a risollevarsi da questo disastro, Noi invochiamo la benedizione dell’onnipotente Dio del cielo.”



    Da notarsi come già il primo settembre del 1944 il Papa aveva elogiato gli aiuti degli Alleati:
    “Invochiamo dai popoli, la cui capacità economica non è stata sostanzialmente danneggiata dalla guerra, di porgere alla popolazione d’Italia, nei limiti del possibile e senza pregiudizio di quanto è dovuto anche ad altre Nazioni egualmente indigenti, quei soccorsi, di cui ha bisogno specialmente nel periodo iniziale della sua rinascita.
    Di buon animo riconosciamo ciò che è stato fatto — e sappiamo che ancor più s’intende di fare — in tal senso dalle Potenze alleate, come altresì volentieri apprezziamo gli sforzi compiuti dalle Autorità italiane.”
    Ma gli Stati esteri, soprattutto se vincitori di una guerra mondiale e protagonisti di una situazione politica e storica che li vede avere il coltello dalla parte del manico, possono farsi promotori di un nuovo ordinamento internazionale ispirato ai più alti principi della legge naturale e della legge divina, cristianamente intese, e fautori di una Restaurazione della Res Publica Christiana. Le democrazie occidentali, ben lungi dal perseguire questo nobilissimo scopo, che Pio XII, forse un po' ingenuamente, invitava a realizzare, si sono fatte i cazzi loro, perseguendo i loro interessi materiali e fregandosene altamente della "Restaurazione" di una società giusta ed equa secondo i principi della dottrina cattolica - sia sul piano "interno" che "internazionale". Anche quando aiutavano nella ricostruzione economica e materiale delle nazioni sconfitte che avevano annichilito (cosa di per sé lodevole, non lo nego affatto) lo facevano non per particolare spirito di generosità e misericordia o con disinteresse, ma con intenti squisitamente politici nel senso deteriore del termine.
    Il famoso e sin troppo elogiato "Piano Marshall" venne ideato per ricattare i paesi europei particolarmente segnati dalle rovine della guerra mondiale, costringendoli di fatto a legarsi mani e piedi al carro degli Stati Uniti, non solo allontanandoli da una sciagurata scelta di politica estera filo-sovietica, ma anche da una prospettiva di autonomia e ripresa della propria sovranità nazionale. Esso venne suggerito da uno studio in cui si proponeva di intraprendere una azione, definita "preventiva", tesa alla promozione degli "interessi nazionali" americani. Lo stesso Marshall ebbe modo di precisare che il suo piano non era affatto un'opera filantropica. Si può dire che fu, in un certo senso, provvidenziale, in quanto grazie ad esso venne accantonata l'ipotesi inumana ed ingiusta di attuare integralmente e pienamente il famigerato "piano Morgenthau", che già aveva suscitato perplessità in Roosevelt. Tuttavia, esso non fece venir meno l'idea che le nazioni sconfitte dovessero essere asservite al carro dei vincitori americani.
    E' anche discutibile legare lo sviluppo economico dei paesi europei negli anni '50 all'attuazione di tale piano. Le nazioni che ebbero i maggiori aiuti, in termini economici, furono la Gran Bretagna, la Grecia e la Svezia. Ciò nonostante, la loro crescita fu inferiore a quella delle nazioni, per altro uscite sconfitte dalla seconda guerra mondiale, che ne avevano ricevuti di meno, come Italia, Germania ed Austria.
    Il Piano Marshall era stato approvato fondamentalmente per favorire le corporations americane e i loro interessi economici, attraverso l’espansione americana sui mercati europei. Un tipico esempio di imperialismo plutocratico e finanziario mascherato da buoni propositi, che oltre tutto danneggiò gli Stati Uniti d’America, che di lì a poco finirono in recessione economica.

    È quindi inutile che continui a darmi della “faccia di tolla” perché ti faccio sommessamente notare come Pio XII, pure nei discorsi in cui apparentemente incoraggiava l’opera di ricostruzione materiale da parte degli USA, non mancava di sottolineare la necessità di una ricostruzione spirituale, religiosa e morale della società non solo in Italia, ma nel mondo intero, in senso cristiano-cattolico. Dico “apparentemente” perché in apparenza quello che doveva essere un elogio ad un’opera certamente di per sé benemerita, nonostante – come poi si è venuto a sapere - le intenzioni poco rette dei suoi promotori, si trasformava in un monito ad agire in un determinato senso anziché in un altro. Ciò lo si comprende perfettamente soprattutto alla luce dell’atteggiamento che Pio XII tenne nei confronti dell’Occidente liberalcapitalista e “americanizzato” e dalla riprovazione dello “spirito tecnico”, del “progressismo”, della fiducia illimitata nel libero mercato, dell’anticomunismo privo di contenuti cattolici o quanto meno non incompatibili con essi, ecc.

    Le Autorità italiane erano quelle del Regno d’Italia, che combatteva a fianco degli Alleati contro i nazifascisti. Infatti la cosiddetta Repubblica Sociale Italiana non venne riconosciuta come Stato legittimo dalla Chiesa.
    Non venne riconosciuta “de jure” esclusivamente perché, come già spiegato, la prassi del diritto internazionale prevede che gli Stati neutrali non riconoscano nel corso di un conflitto armato uno Stato sorto per effetto di esso. Ciò non toglie che vi fosse stato un riconoscimento “di fatto”, che allora era l’unico possibile per quegli Stati estranei al conflitto.
    I cappellani militari della Repubblica Sociale Italiana, il cui vescovo castrense fu mons. Angelo Bartolomasi fino al 1944, giurarono fedeltà secondo la formula regolamentare: "Giuro di servire e di difendere la Repubblica Sociale Italiana nelle sue istituzioni e nelle sue leggi, nel suo onore e nel suo territorio, in pace e in guerra, fino al sacrificio supremo. Lo giuro dinanzi a Dio e ai Caduti, per l'unità, per l'indipendenza e per l'avvenire della Patria".
    All'inizio, mons. Bartolomasi aveva proposto questa formula: "Agli effetti della mia nomina a cappellano militare dell'esercito italiano dichiaro di possedere le cognizioni degli obblighi inerenti al servizio di assistenza spirituale presso le forze militari della Repubblica Sociale Italiana e di avere piena conoscenza delle disposizioni che regolano la posizione dei cappellani militari. Dichiaro inoltre che mi impegno a compiere esattamente tutti i miei doveri di cappellano con ogni diligenza e zelo".
    Però poi si decise di optare per l’altra formulazione del giuramento.
    E' riportato da più fonti l'alta opinione che aveva mons. Bartolomasi dei cappellani militari della RSI:


    "I volontari cappellani militari della Rsi furono e restano l'orgoglio dei cappellani militari italiani, per l'ineccepibile condotta morale, per il senso eroico ed assoluto di servizio nell'assistenza religiosa e spirituale dei reparti loro assegnati, per l'amore di Patria nell'assistere e sostenere il morale di una popolazione civile, sotto l’inenarrabile flagello che si abbatteva sull'intera Nazione italiana".

    I vescovi presenti nel territorio della RSI riconobbero le autorità costituite del nuovo Stato nazionale repubblicano. Ad esempio, l'arcivescovo di Udine, mons. Nogara, non solo riconobbe la legittimità dalla RSI, ma ebbe occasione di schierarsi apertamente contro i ricatti dei "ribelli" (cioé dei partigiani antifascisti). L'arcivescovo di Padova, mons. Agostini, una volta, durante una predica, invocò la punizione divina per gli autori dei criminali bombardamenti alleati sulle città italiane. Sostanzialmente "lealista" fu anche il cardinale Piazza di Venezia. Il vescovo di Treviso, mons. Mombieri, dichiarò quanto fosse necessario obbedire alle autorità repubblicane, evitando violenze ed assassinii.
    Il vescovo di Pavia - monsignor Allorio - partecipò alla distribuzione dei doni di Natale ai figli dei sinistrati, organizzata dalla prefettura fascista repubblicana.
    Anche il cardinal Fossati di Torino, pur non essendo particolarmente filo-fascista, riconobbe in quelle fasciste repubblicane le "autorità civili", del cui comportamento si era dichiarato soddisfatto, pur ammonendo a non perseguire i preti per motivi legati all'esercizio del loro apostolato e non veramente politici.
    Il cardinal Boetto, arcivescovo di Genova, collaborò con le autorità repubblicane della provincia, nonostante egli contemporaneamente contribuisse a salvare molti ebrei attraverso la rete clandestina di aiuti DELASEM. Ebbe un ruolo decisivo, assieme al cardinal Siri, nella mediazione tra truppe tedesche e partigiani genovesi che evitò la distruzione della città.
    Il vescovo di Novara, mons. Leone Ossola, prigioniero a suo tempo degli Inglesi, conservava gelosamente una foto del Duce.
    Quando i partigiani antifascisti imposero alle donne del SAF di sfilare nude per la città in segno di umiliazione mons. Leone Ossola protestò vivamente, come raccontò mons. Carlo Brugo: "I partigiani volevano fare sfilare nude per Novara le Ausiliarie prigioniere, ma il vescovo Monsignor Ossola, venuto a conoscenza di quanto si stava progettando, si presentò al comando partigiano e minacciò di sfilare anche lui nudo, assieme alle prigioniere, dopodiché i partigiani rinunciarono a mettere in atto il loro progetto".



    Mons. Leone Ossola, "defensor civitatis", fece da mediatore tra le forze partigiane, le forze fasciste e quelle germaniche e fu garante del rispetto della resa delle truppe fasciste e delle truppe tedesche, che si ritirarono dalla città senza spargimenti di sangue, il 26 aprile 1945.
    Monsignor Nasalli Rocca, vescovo di Bologna, confidò a Giorgio Pini che “la colpa dell’attuale situazione è di quegli italiani che non hanno capito che l’unica strada da seguire era quella della lealtà”.
    Monsignor Colli, vescovo di Parma, disse, rivolgendosi alle autorità della RSI, che esse “po[tevano] contare sulla nostra disciplina che ci fa accettare le disposizioni che per il bene comune sono state emanate da chi ha la grave responsabilità dell’ordine pubblico”. Monsignor Dalla Costa esortò “all’umanità e al rispetto verso i soldati e gli ufficiali germanici” e deplorò “le uccisioni commesse ad arbitrio e a tradimento” (neanche tanto velato riferimento ai partigiani). Monsignor Brettoni, vescovo di Reggio Emilia, parlò dei partigiani in questi termini: coloro “che colpiscono nell’oscurità a tradimento. Per essi non è riconosciuta alcuna tutela”. Il vescovo di Pienza, provincia di Siena, scrisse al prefetto fascista, implorando alle forze repubblicane di non lasciare la città: “Se il piccolo distaccamento dovesse allontanarsi, nulla potrebbe impedire la cattiva impressione della popolazione di sentirsi abbandonata e indifesa di fronte a qualsiasi possibile azione da parte di bande armate e di mascalzoni comunque camuffati”.

    A proposito degli "sforzi" delle "autorità italiane" per alleviare le tristi condizioni della popolazione locale, oltre alla magnifica opera di carità ed assistenza, materiale e spirituale, condotta dalla Chiesa Cattolica, è giusto ricordare anche la sollecitudine con la quale le autorità della Repubblica Sociale operarono in tal senso, pure in collaborazione della Chiesa.
    Vincenzo Costa, l'ultimo federale fascista di Milano, ricorda nelle sue memorie un curioso episodio che vide per protagonista il comandante della Muti Franco Colombo: "I miei rapporti con le autorità religiose della diocesi ambrosiana furono da allora [maggio 1944] ottimi; la mia visita al cardinale fu resa nota tramite la stampa e il duce ebbe la mia relazione. Dopo di allora non andai più in arcivescovado, ma non così Franco Colombo che sembrò lieto di stabilire con il cardinale maggiori contatti: la Muti era considerata un'organizzazione militare fascista estremista, il suo nome era temuto e su di essa erano state artatamente propalate molte dicerie e falsità; il suo comandante volle ingraziarsi il cardinale e vi riuscì tanto da farsi donare una fotografia con dedica del presule. La Muti aveva sequestrato alla borsa nera [contro cui Pio XII nel corso della guerra più volte si scagliò pubblicamente] un'ingente quantità di zucchero e riso e invece di versare il tutto all'Ente raccolta dei generi sequestrati organizzato dalla prefettura, preferì suddividere quel ben di Dio in migliaia di buoni che donò al cardinale, il quale gradì molto il dono e lo distribuì alle parrocchie, che a loro volta soddisfecero i loro assistiti. Colombo era abilissimo nella propaganda, e tra le sue altre iniziative vi fu la costruzione nel parco di Milano di una grande baracca in legno contenente una ventina di vacche da latte: ogni mattina con i buoni del cardinale i bisognosi ricevevano il latte gratuitamente".
    Anche le Brigate Nere di Pavolini contribuirono ad alleviare i dolori e le fatiche della popolazione: "Non emersero (...) fatti di sangue commessi dalla Brigata 'Resega'; emerse invece l'opera della Brigata per soccorrere le popolazioni colpite dai bombardamenti, per rifornire la città di viveri e di combustibile".

    La Repubblica Sociale Italiana, pur avendo una sovranità di fatto limitata e nonostante i pesanti condizionamenti posti in essere dai tedeschi, aveva un governo funzionante dotato di una pubblica amministrazione, di forze armate, di forze di polizia, di una propria moneta e dello status ufficiale e riconosciuto di “alleato” del Reich germanico e di membro della coalizione dell’Asse. Il Regno del Sud aveva egualmente una sovranità limitata, ma in maniera ancora più umiliante perché ad esso neanche venne riconosciuto lo status di “alleato” e membro delle forze della coalizione delle Nazioni Unite. Solo dopo lunghe trattative gli venne consentito di divenire un cobelligerante degli anglo-americani contro i tedeschi e, oltre tutto, con scarsa considerazione.
    L’armistizio aveva messo l’Italia monarchica non solo di fatto, ma anche di diritto in una condizione di totale subalternità e inferiorità rispetto ai “vincitori”. La resa incondizionata consisteva in una indiscussa subordinazione agli anglo-americani. Il Regno del Sud, in base alle clausole dell’armistizio, non poteva neanche più avere una propria politica estera autonoma. Gli Alleati, nonostante i proclami di antifascismo e di antinazismo del governo badogliano e dei successivi governi, non si considerarono in pace con l’Italia fino alla fine del conflitto. Il Regno venne trattato come un perdente, uno sconfitto, non come un alleato e nemmeno come un interlocutore dotato di autonomia e credibilità. Qualsiasi decisione del governo doveva passare al vaglio degli Alleati. Le stesse dichiarazioni di guerra alla Germania (10 ottobre 1943) e al Giappone (luglio 1945) risultavano ridicole. Anche Badoglio dovette riconoscerlo: “La dichiarazione di cobelligerante non ha alcun significato, giacché pur combattendo al fianco vostro contro un comune nemico, siamo sempre considerati non in pace con voi” (Badoglio si rivolgeva agli Alleati).
    Credere - Pregare - Obbedire - Vincere

    "Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).

  10. #70
    SMF
    Data Registrazione
    30 Mar 2009
    Messaggi
    141,600
     Likes dati
    21,771
     Like avuti
    33,955
    Mentioned
    1457 Post(s)
    Tagged
    34 Thread(s)

    Predefinito Re: Conservatori nel mondo

    Citazione Originariamente Scritto da Melchisedec Visualizza Messaggio
    E infatti io ho scritto che “si occupava di un modello IN GRAN PARTE teorico”. Di fatto, mancava la sostanza stessa del sistema corporativo, e cioè…..le corporazioni stesse, che quando cominciarono a funzionare (o meglio, a NON funzionare) si rivelarono, come paventato dall’enciclica, un meccanismo burocratico e antisussidiario inefficiente e ridicolo.
    Dimentichi ancora una volta però che nell'Enciclica il Papa faceva un'elencazione precisa di fatti e provvedimenti concreti presi dal regime fascista in materia.
    Nella legislazione fascista, posta in essere a partire dalla legge sindacale di Alfredo Rocco del 1926, la Chiesa vedeva degli innegabili vantaggi: "Basta poca riflessione per vedere i vantaggi dell'ordinamento per quanto sommariamente indicato; la pacifica collaborazione delle classi, la repressione delle organizzazioni e dei conati socialisti, l'azione moderatrice di una speciale magistratura". Sul fatto che nel maggio 1931 il regime corporativo non si fosse ancora sviluppato non posso darti torto anche perché si tratta di un fatto innegabile, però questo non toglie che quei vantaggi indicati da Pio XI fossero veri e costituissero il risultato delle disposizioni adottate dal regime a partire dal 1926 in poi. Quindi l'Enciclica si basava anche e soprattutto su fatti, non esclusivamente o in gran parte su enunciazioni teoriche o su aspetti non ancora sviluppatisi o non ancora sviluppatisi integralmente e nemmeno su un modello “in gran parte teorico”, ma su uno che si era concretamente sviluppato dal 1926 al 1930, a meno che tu scrivendo "modello IN GRAN PARTE teorico" non abbia voluto esclusivamente sottolineare la non "definitività" dell'ordinamento in vigore all'epoca (chiaro, era in costruzione...ma il fatto che non fosse giunto, in seguito, ad una realizzazione integrale non ne implica automaticamente la condanna).
    Infine, torno a ripeterti che il pur innegabile fallimento del corporativismo e delle corporazioni, così come l'aspetto eccessivamente burocratico del sistema, non cancella che quella legislazione abbia comportato non poche innovazioni precedentemente sconosciute all'Italia pre-fascista. Innovazioni che innescarono, volenti o nolenti, dei cambiamenti nella società italiana ed ebbero il merito di dare finalmente alle istanze delle categorie e al sindacato un rilievo di carattere pubblico e non solamente privatistico, com'era in precedenza, in ossequio alla mentalità liberale. Questo fu un passo in avanti che le forze politiche, sia di governo che di opposizione, come i liberali, i socialisti, i popolari o i vari democratici, non erano state in grado di realizzare e va a merito del Fascismo.

    Citazione Originariamente Scritto da Melchisedec Visualizza Messaggio
    ….cioè il monopolio dei sindacati fascisti per la rappresentanza di tutti lavoratori, volenti o nolenti, con tanti saluti a una vera libertà associativa e sindacale….
    Devi tenere conto delle circostanze concrete dell'epoca: il pluralismo sindacale nell'Italia pre-fascista era degenerato in anarchia, aveva assunto un carattere politico-partitico di natura faziosa, era un fomite di discordie, aveva minato la pace sociale a danno del bene comune, aveva favorito un particolarismo deleterio, aveva minato l'autorità dello Stato e aveva favorito spinte centrifughe. Motivo per cui la Chiesa Cattolica, pur con delle iniziali riserve di principio, decise di accettare il nuovo ordinamento, a differenza invece dei molti dirigenti del PPI che addirittura andavano a vagheggiare un'alleanza con i socialisti in funzione antifascista anche sul terreno sindacale.
    L'esigenza di un sindacato disciplinato e dai comportamenti non anarcoidi era realmente sentita da larghi strati della società italiana, ma soprattutto era sentita l'esigenza di una maggiore stabilità economica, politica e sociale.

    "Gli uomini, le classi sociali, i popoli, non hanno ancora ritrovato la vera pace dopo la tremenda guerra, e perciò ancora non godono di quell’operosa e feconda tranquillità nell’ordine che è il sospiro ed il bisogno di tutti: ecco la triste verità che da tutte le parti si presenta. Riconoscere la realtà e la gravità di tanto male ed indagarne le cause è la prima cosa e più necessaria a farsi da chi, come Noi, voglia con frutto studiare ed applicare i mezzi per combattere il male stesso efficacemente. È questo l’obbligo che la coscienza dell’apostolico officio Ci fa sentire imperioso e che Ci proponiamo di adempiere, sia ora con questa prima lettera enciclica, sia in appresso con tutta la sollecitudine del pontificale ministero. Purtroppo continuano nel mondo le stesse tristissime condizioni che formarono la costante ed angosciosa cura di tutto il pontificato del venerato Nostro antecessore Benedetto XV; e perciò Noi, come è naturale, facciamo Nostri gli stessi pensieri e propositi suoi a questo riguardo. Così possano essi divenire i pensieri ed i propositi di tutti, sì che, con l’aiuto di Dio e con la generosa cooperazione di tutti i buoni, se ne veggano presto copiosi i frutti nella riconciliazione degli animi.

    Sembrano scritte per i nostri giorni le ispirate parole dei grandi Profeti: « Aspettammo la pace, ma non c’è alcun bene; il tempo della salvezza, ed ecco il terrore, l’ora del rimedio, ed ecco il timore. Aspettammo la luce, ed ecco le tenebre; …aspettammo la giustizia, e non c’è; la salvezza, ma essa è ancora lontana da noi ». Si sono infatti deposte le armi fra i belligeranti di ieri, ma ecco nuovi orrori e nuovi timori di guerre nel vicino oriente: condizioni terribilmente aggravate in una grandissima parte di quelle sterminate regioni, dalla fame, dalle epidemie, dalle devastazioni che mietono innumerevoli vittime, massime fra i vecchi, le donne ed i bambini innocenti. Su tutto quanto, si può ben dire, l’immenso teatro della guerra mondiale le vecchie rivalità continuano, dissimulate nei maneggi della politica, palliate nella fluttuazione della finanza, ostentate nella stampa, in giornali e periodici di ogni fatta, penetrando ben anche nelle regioni, naturalmente serene e pacifiche, degli studi, delle scienze e dell’arte.

    Quindi la vita pubblica ancora avvolta in una fosca nebbia di odî e di mutue offese, che non dà respiro ai popoli. Che se più gravemente soffrono le nazioni vinte, non mancano guai gravissimi alle vincitrici; le minori si dolgono di essere sopraffatte o sfruttate dalle maggiori; le maggiori si adontano e si lagnano di trovarsi malviste o insidiate dalle minori: tutte risentono i tristi effetti della passata guerra. Né quelle stesse nazioni che andarono esenti dall’immane flagello ne scansarono i mali, né ancora vanno libere dal risentirne gli effetti, come e più li risentono le antiche belligeranti. I danni del passato, tuttora persistenti, vanno sempre più aggravandosi per l’impossibilità di pronti rimedi, dopo che i ripetuti tentativi di statisti e politici, per curare i mali della società, a nulla hanno approdato, se pure non li hanno coi loro medesimi fallimenti aggravati. Tanto più perciò si rincrudisce l’angoscia delle genti per la minaccia sempre più forte di nuove guerre le quali non potrebbero essere che più spaventose e desolatrici delle passate; donde il vivere in una perpetua condizione di pace armata, che è quasi un assetto di guerra, il quale dissangua le finanze dei popoli, ne sciupa il fiore della gioventù e ne avvelena e intorbida le migliori fonti di vita fisica, intellettuale, religiosa e morale.

    Altro, anche più deplorevole male, si aggiunge alle inimicizie esterne dei popoli per le discordie interne, che minacciano la compagine degli Stati e della stessa civile società. Primeggia la lotta di classe divenuta ormai il morbo più inveterato e mortale della società, quasi verme roditore, che ne insidia tutte le forze vitali: lavoro, industria, arte, commercio, agricoltura, tutto ciò insomma che conferisce al benessere e alla prosperità pubblica e privata. E la lotta appare sempre più irreconciliabile, mentre si combatte tra gli uni insaziabilmente avidi di beni materiali, e gli altri degli stessi beni egoisticamente tenaci: nonché fra i soggetti e le classi dirigenti, per la comune brama di godere e di comandare. Quindi le frequenti sospensioni del lavoro da una parte e dall’altra provocate; le rivoluzioni e sommosse, le reazioni e repressioni; il malcontento di tutti e il danno comune.

    Si aggiungano le lotte dei partiti, non sempre ingaggiate per una serena divergenza di opinioni circa il pubblico bene e per la sincera e disinteressata ricerca di esso, ma per bramosia di prevalere ed in servigio di particolari interessi a danno degli altri. Onde il trascendere sovente alla congiura, all’insidia, alle depredazioni contro i cittadini e contro la stessa autorità e i suoi ministri; eccedere con minacce di pubblici moti o anche con aperte sommosse ed altri disordini, tanto più deplorabili e dannosi per un popolo chiamato a partecipare, in qualche maggior grado, alla vita pubblica ed al governo, come avviene nei moderni ordini rappresentativi, i quali, pur non essendo per sé in opposizione alla dottrina cattolica, sempre conciliabile con ogni forma ragionevole e giusta di regime, sono tuttavia i più esposti al sovvertimento delle fazioni.

    Ed è ancor più doloroso notare come ormai il sovvertimento sia penetrato anche nel mite e pacifico santuario della famiglia, che forma il primo nucleo della società, dove i mali germi della disgregazione, già da tempo sparsi, sono stati più che mai fomentati nel tempo della guerra dall’allontanamento dei padri e dei figli dal tetto familiare e dalla tanto aumentata licenza di costumi. Così vedonsi bene spesso i figli alienarsi dal padre, i fratelli inimicarsi coi fratelli, i padroni coi servi e i servi coi padroni: troppo spesso dimenticata la stessa santità del vincolo coniugale e dimenticati i doveri che esso impone davanti a Dio e davanti alla società.

    E come del malessere generale di un organismo, o di una sua notevole parte, si risentono anche le parti minime, così anche agli individui si propagano i mali che affliggono la società e la famiglia. Lamentiamo infatti il diffondersi di un’irrequietezza morbosa in ogni età e condizione; il disprezzo dell’ubbidienza e l’intolleranza della fatica passare in costume; il pudore delle donne e delle fanciulle conculcato nella licenza del vestire, del conversare, delle danze invereconde, con l’insulto aperto all’altrui miseria, reso più provocante dall’ostentazione del lusso. Di qui l’aumentarsi del numero degli spostati, che finiscono quasi sempre con ingrossare le file dei sovvertitori dei pubblici e privati ordinamenti.

    Quindi non più fiduciosa sicurezza, ma trepida incertezza e sempre nuovi timori; non operosa laboriosità, ma indolenza e disoccupazione; non più la serena tranquillità dell’ordine, nel che consiste la pace, ma dappertutto un irrequieto spirito di rivolta. Ond’è che, illanguidite le industrie, diminuiti e ritardati i commerci, reso sempre più difficile il culto delle scienze, delle lettere e delle arti, e, ciò ch’è molto più grave, danneggiata la stessa civiltà cristiana, per inevitabile conseguenza, invece del tanto vantato progresso, si aggrava sempre più un regresso doloroso verso l’imbarbarimento della società".
    Pio XI - Ubi Arcano Dei Consilio, 1922

    Citazione Originariamente Scritto da Melchisedec Visualizza Messaggio
    Non c’è poi nemmeno bisogno di dire che i rappresentati…non potevano eleggere i loro “rappresentanti” sindacali...
    Si arrivò a volte persino al grottesco, quando i sindacati proponevano di accettare le riduzioni dei salari volute dagli industriali, quale prova di lealismo fascista e di devozione alla Patria da parte dei lavoratori…
    L'art. 8 della legge sindacale riconosceva il diritto degli iscritti alle associazioni sindacali ad eleggere un consiglio direttivo, che ne avrebbe affiancato il Presidente o il segretario eletto o nominato, secondo quanto stabilito dalle norme degli statuti delle associazioni.
    Le riduzioni salariali erano dovute a problemi legati alla crisi economica (infatti in momenti di maggiore stabilità i salari venivano aumentati senza problemi, vedasi gli aumenti successivi alla guerra d'Etiopia) e spesso e volentieri trovavano un contraltare nella previdenza sociale fascista.
    E' vero che i sindacati subirono un forte condizionamento da parte dello Stato e del partito, che li controllavano, ma non si può comunque circoscrivere la storia del sindacalismo fascista alla sola funzione di inquadramento ed irreggimentazione dei lavoratori nell'ambito del regime (ruolo che pure ebbe). I sindacati fascisti, piaccia o meno ai detrattori, diventarono anche un canale di espressione dei bisogni e delle rivendicazioni dei lavoratori, soprattutto per il tramite degli organizzatori di più basso livello. Spesso, ebbero la funzione di strumento di pressione sui datori di lavoro affinché non eccedessero nelle loro pretese verso il governo.

    Citazione Originariamente Scritto da Melchisedec Visualizza Messaggio
    …con la facoltà di morire di fame, o di diventare dei paria sociali, in caso di non iscrizione….
    Solite esagerazioni, tipiche della propaganda antifascista. Se è vero che i lavoratori non iscritti dovevano pagare comunque le relative quote sociali, è vero anche che i contratti stipulati dai sindacati fascista avevano efficacia erga omnes e pertanto degli eventuali benefici ne poteva godere chiunque, tesserato o meno, così come delle benemerenze della previdenza sociale dello Stato organico fascista ne poteva usufruire chiunque, senza problemi di tessere, giuramenti et similia. Il possesso della tessera poteva esser condizione necessaria "per la carriera, il pane, la vita", ma anche in tal caso fino ad un certo punto: per quanto le iscrizioni al PNF fossero aumentate con gli anni, in concomitanza con un sempre più forte radicamento territoriale, e i sindacati fascisti avessero conosciuto un analogo impulso, tuttavia la maggioranza dei cittadini italiani - fascista o meno che fosse - non risultava iscritta al Partito Nazionale Fascista o ai sindacati fascisti. Il picco di iscrizioni per il Partito Nazionale Fascista fu di due milioni e mezzo di tesserati su una popolazione di circa quaranta milioni di abitanti. Tutto il resto della popolazione non era disoccupata esclusivamente perché priva della tessera del partito o del sindacato.

    Citazione Originariamente Scritto da Melchisedec Visualizza Messaggio
    …che, di fatto, avrebbero contato meno di un beneamato cazzo. Dico avrebbero perchè non mi risulta che poi fossero costituiti o esistessero sindacati non fascisti, che appunto sarebbero stati del tutto inutili. Inoltre, le terribili violenze fasciste del 1931 contro l’Azione Cattolica, furono determinate pure dal semplice sospetto che le associazioni cattoliche potessero svolgere attività parasindacali o paralavoristiche…..
    L'Azione Cattolica aveva l'ICAS, che pure aveva dato il proprio contributo alla stesura della Carta del Lavoro, e gli accordi del 1931 ribadivano le condizioni di cui già godeva l'ACI in seguito all'approvazione della legge del 1926. Veniva comunque tollerata l'esistenza di associazioni - soprattutto con finalità di studio e di discussione - non riconosciute nell'ambito sindacale, come ad esempio l'Associazione Nazionale Studi (ANS) di area socialista.

    Il mancato sviluppo di associazioni sindacali che non fossero riconducibili ai sindacati fascisti fu dovuto anche all'oggettiva debolezza sia delle forze antifasciste che di quelle fiancheggiatrici ma non organiche (o quanto meno non del tutto) al Fascismo, che non erano in grado di rappresentare una possibile alternativa, neanche interna, alle organizzazioni del regime e del partito.

    Nel caso del sindacalismo cattolico, il problema stava anche nel fatto che, obiettivamente, il sindacalismo cattolico era fortemente - per non dire esclusivamente - segnato dalla sua precedente (e mai rinnegata) adesione al Partito Popolare Italiano, che, col tempo, aveva assunto un carattere marcatamente antifascista e di aperta opposizione a Mussolini. Non si poteva non procedere altro che allo scioglimento in quanto alla fine, al di là delle dichiarazioni di principio, il "popolarismo" democristiano risultava, persino in ambito sindacale, allineato al fronte dell'antifascismo, nemico della nazione.

    Citazione Originariamente Scritto da Melchisedec Visualizza Messaggio
    ….una perfetta equivalenza….molto vantaggiosa per gli industriali, molto meno per i lavoratori…
    Il parallelismo è di fatto insussistente, perché, tra l’altro, l’imprenditore non ha bisogno di dichiarare che vuole attuare una serrata per fare pressione sui lavoratori, può sempre accampare motivi di carattere tecnico o economico, quali il rinnovo dei macchinari, la riorganizzazione degli stabilimenti, il ridimensionamento dell’azienda, ecc.
    Il parallelismo era talmente insussistente che le organizzazioni industriali si opposero a questa equivalenza, tentando di conservare la precedente libertà d'azione. Alla fine, dovettero accettare loro malgrado, così come dovettero accettare loro malgrado la politica della "quota 90" o il riconoscimento dei sindacati fascisti: gli industriali preferivano trattare con i sindacati antifascisti non solo perché ritenuti più rappresentativi ma anche perché continuavano a preferire una logica "democratica" e "liberale" che in precedenza aveva loro garantito non poche prebende. Come scrisse De Felice, gli industriali avevano visto positivamente il Fascismo nella sua funzione di movimento di repressione dei conati socialisti ma, ai loro occhi, una volta esaurito il compito, avrebbe dovuto o dissolversi o quanto meno inserirsi nella logica dello Stato monarchico costituzionale di tipo liberale e democratico, senza stravolgerne troppo gli equilibri e/o i fondamenti essenziali. Non vi era stata da parte degli industriali un'adesione sincera al Fascismo, nonostante i proclami, e, nel concreto, agirono spesso da "freno" alla politica economico-sociale del Duce, che pure ebbe modo di dargli non pochi vantaggi. Si potrebbe dire che l'unica forma dotata di una certa efficacia di antifascismo durante il Ventennio fosse proprio l'atteggiamento tenuto dagli industriali nei confronti tanto del regime e del partito quanto dei sindacati.


    Citazione Originariamente Scritto da Melchisedec Visualizza Messaggio
    A parte il fatto che i giudici e gli esperti di tali tribunali non provenivano mai dalle classi lavoratrici,
    Secondo te, con quali competenze e conoscenze giuridiche un operaio avrebbe potuto giudicare una vertenza?

    Citazione Originariamente Scritto da Melchisedec Visualizza Messaggio
    l’articolo 16 della legge istitutiva degli stessi affermava che i tribunali avrebbero formulato le nuove condizioni di lavoro “secondo equità, contemperando gli interessi dei datori di lavoro e quelli dei lavoratori, e tutelando, in ogni caso, gli interessi superiori della produzione”. Nella sua relazione al Senato il senatore Schanzer poteva tranquillamente e spudoratamente affermare: “Basta quest’ultimo criterio a costituire una valida guarentigia per gli interessi degli industriali, in quanto le stesse possibilità economiche dell’industria, valutate dal magistato con l’ausilio dei periti, costituiranno un limite insormontabile alle eventuali concessioni da farsi ai lavoratori. Questa ovvia considerazione dovrebbe valere a tranquillizzare i rappresentanti dell’industria.” E in effetti l’esperienza dei fatti maturata negli anni successivi li tranquillizzò completamente…
    Con l'approvazione della legge sindacale e la successiva stesura della Carta del Lavoro, ciascuno cercava di portare acqua al proprio mulino, rimarcando gli uni o gli altri aspetti vantaggiosi per la propria categoria professionale o sociale di quella o quell'altra proposizione. Il punto fondamentale e decisivo era che con la nuova legislazione fascista il regime si poneva sulla strada della restaurazione sociale, andando oltre alla logica liberale e scartando nettamente la via del collettivismo.
    L'istituzione della Magistratura del Lavoro era stata fondamentale perché finalmente veniva introdotta una figura pubblica super partes che rappresentasse un principio superiore - quello del bene comune della nazione - ai contrapposti interessi di classe e facesse valere un principio di giustizia sociale. Le relazioni tra categorie e classi divenivano un fatto politico e morale degno dell'interesse della collettività e dello Stato, non un mero affare privato, cioé tra soggetti privati, e nemmeno un terreno di scontro e di contesa.

    Citazione Originariamente Scritto da Melchisedec Visualizza Messaggio
    Forse perché anche tra i fascisti più accesi permaneva una stilla di senso del ridicolo….
    Il corporativismo fascista è stata una delle più grandi pagliacciate concepite nella storia umana, un elefante teorico che ha partorito di fatto un topolino di fogna. Il fascismo battè per anni la grancassa propagandistica, in Italia e persino all’estero, e organizzò decine e decine di Convegni corporativi che servivano a soddisfare la vanità degli pseudo intellettuali di regime, e a vellicare i professori universitari e i giornalisti pennaruli. In confronto agli Atti di quei convegni le discussioni della settecentesca accademia dell’Arcadia erano dei modelli di realismo e concretezza….
    Di fatto il magistero cattolico del dopoguerra non solo non fece più alcun riferimento al corporativismo fascista, ma dovette rinunciare pure al corporativismo democratico, proprio per colpa del fascismo.
    Il tuo è un giudizio che dimostra la scarsa obiettività con cui valuti il Fascismo, riprendendo pari pari certi cliché della vulgata storica antifascista, sottolineando unilateralmente i fatti. Comprendo poi che per un filo-americano come te sia preferibile la proliferazione dei centri commerciali o dei Mc Donald's, ma ritengo che la vivacità culturale che c'è stata durante il Ventennio fascista all'interno del regime, in ogni ambito, sia stata un fatto ampiamente positivo, come del resto riconobbe autorevolmente Pio XII: "I pensatori e gl'indagatori, gl'inventori e i costruttori, i letterati e i filosofi, i giuristi e gli storici italiani, avanzando con intelletto e animo ardimentoso, e gareggiando con altre Nazioni nel multiforme arringo della ricerca scientifica, hanno scritto a caratteri d'oro i loro nomi nella storia della umanità" (2 ottobre 1942). Il fatto poi che il Fascismo non sia riuscito a realizzare integralmente e pienamente quanto si proponeva di fare a parole non significa che non abbia comunque ottenuto dei risultati positivi o parzialmente positivi.

    Citazione Originariamente Scritto da Melchisedec Visualizza Messaggio
    E’ assai utile ricordare che la Chiesa Cattolica, quando fu libera, condannò il fascismo sia sotto il concetto dell’autoritarismo che sotto quello del totalitarismo.
    E' utile ricordare che questa è un'immensa cazzata, dato che nei discorsi in questione non viene condannato manifestamente, in senso definitivo, il Fascismo in quanto tale, il quale, oltre tutto, non viene nemmeno nominato.
    E' utile ricordare che per parlare di condanne definitive sia necessario che ciò sia espresso in maniera manifesta e quindi esplicitamente.
    E' utile ricordare che è pure inutile pensare di ricavare implicitamente la condanna del Fascismo in quei discorsi, perché il Fascismo non corrispose, nella realtà, a quelle due forme del potere civile ritenute da Pio XII, nell'esercizio del suo Magistero ordinario autentico, non compatibili con la concezione cristiana dello Stato e dell'esercizio del potere, se non in modo tangenziale o comunque in modo da tale da non rendere possibile una sovrapposizione totale.
    E', infine, altrettanto utile ricordarti che è obiezione inconsistente supporre che la Chiesa Cattolica non potesse criticare o condannare il Fascismo apertamente o più apertamente perché non "libera" e soggetta ad una tirannia più o meno feroce: la storia dimostra come, in più casi, la Chiesa, in particolare nella persona del Papa, laddove lo ritenne opportuno e giusto, non ebbe timore ad esprimere il proprio punto di vista, ad esercitare la sua Apostolica Autorità, a segnalare cosa nel Fascismo poteva andare e cosa invece andava rettificato perché non compatibile con la religione cattolica e a protestare vivamente quando ritenne i propri diritti, così come i diritti delle famiglie e degli individui, violati arbitrariamente. La Chiesa mantenne durante tutto il Ventennio la propria indipendenza di giudizio ed è altamente ingeneroso pensare che, su un tema così importante, abbia omesso la propria posizione per calcoli di interesse terreno. Dovresti accettare serenamente il fatto che il Fascismo, regime e partito, non venne condannato come tale e che la Chiesa intervenne solo ed esclusivamente quando, accidentalmente ed in maniera contingente, esso adottava dei comportamenti o delle proposizioni programmatiche non compatibili con la religione o con le esigenze della Chiesa, senza negare quanto di positivo ed intrinsecamente buono fosse presente nelle idee e nelle opere concrete del Fascismo italiano.

    Citazione Originariamente Scritto da Melchisedec Visualizza Messaggio
    Inoltre proprio l’assassinio del corporativismo fu dovuto al fascismo. Pio XII era convinto della validità del corporativismo democratico e sussidiario, ma non ci fu nulla da fare. Nel dopoguerra inviò un messaggio favorevole al corporativismo alle Settimane sociali dei cattolici francesi: i cattolici francesi protestarono dicendo che voleva reintrodurre una istituzione legata al fascismo. Fece scrivere un articolo apposito sulla Civiltà Cattolica, e furono i cattolici italiani a protestare, per le stesse ragioni dei francesi. Fece scrivere un apposito saggio, “Verso un corporativismo democratico”, cui collaborarono pure Gedda, don Sturzo, Carnelutti, e Brucculeri, ma tutto fu inutile: tutti ormai identificavano il corporativismo con il regime fascista…
    Ti risulta per caso che Pio XII avesse reso pubblico un documento ufficiale (Enciclica, Bolla, Lettera, Messaggio, ecc.) per condannare il corporativismo fascista, sia nella teoria che nella pratica, giudicandolo totalmente incompatibile con il Cattolicesimo Romano e la sua dottrina sociale? A me no e, pertanto, in assenza di una netta condanna, non c'è nessun motivo per ritenere il corporativismo fascista, nella teoria e nella pratica, incompatibile con la dottrina sociale della Chiesa.

    Citazione Originariamente Scritto da Melchisedec Visualizza Messaggio
    L’attribuzione è chiarissima, e solo un “mistico” fascista in ritardo non può non rilevarla, o piuttosto, fare finta di non rilevarla. La condanna riguarda tutte le forma di governo che ricadono nei concetti di autoritarismo o totalitarismo, e in seguito, con la Gaudium et Spes, di qualunque autorità che lede certi diritti fondamentali. E’ assurdo pretedere una elencazione di governi, regimi o autorità: sono condannati tutti quei governi, regimi o autorità che ricadevano, ricadono o ricadranno in tali concetti. Di sicuro è condannato il fascismo italiano storico (e il fatto che lo neghi evidenzia tutta la tua totale malafede) e tutti i regimi, comunque denominati, esistiti, esistenti o esisturi, compresi nei concetti di autoritarismo e totalitarismo.
    Quello che evidentemente ti frega è il fatto che le caratteristiche del cosiddetto "autoritarismo" e del cosiddetto "totalitarismo" non sono state attribuite, in modo definitivo, al Fascismo italiano, regime e partito, in quanto tale...ed a ragione perché il Fascismo non corrispose, nella realtà, a quelle due concezioni del potere civile ritenute da Pio XII, nell'esercizio del suo Magistero ordinario autentico, non compatibili con la concezione cristiana dello Stato e dell'esercizio del potere, se non in modo tangenziale o comunque in modo da tale da non rendere possibile una sovrapposizione o un'identificazione totale. Cosa sarebbe costato a Pio XII nominarlo esplicitamente o fare allusioni chiaramente riferendosi a Mussolini e al Fascismo? Nulla, soprattutto nel dopoguerra. Ma non volle farlo e non lo fece.

    Citazione Originariamente Scritto da Melchisedec Visualizza Messaggio
    D’altronde se lo stesso Pio XII bollava come “male”, ancorchè minore, l’ormai inoffensivo, conservatore, moderato, “democratico” neofascismo del dopoguerra, si può capire la gravità della condanna verso il fascismo antecedente…
    Il neofascismo aveva al suo interno diverse componenti, ancor più numerose delle già numerose correnti presenti all'interno del Fascismo, alcune delle quali tutt'altro che "conservatrici" o "moderate" o "democratiche" o - cosa che veramente contava per il Papa - cattoliche. L'espressione "male minore" è da riferirsi alle circostanze di allora, che erano mutate rispetto a quelle del Ventennio, durante il quale invece il Fascismo non solo fu visto come un male minore ma addirittura - da un certo momento in poi - come un provvidenziale bene maggiore. Ad ogni modo, in quel discorso Pacelli intendeva stroncare l'affermazione del futuro teologo della liberazione, che sosteneva stupidamente e stoltamente che il primo nemico dell'Azione Cattolica fosse il neofascismo anziché il comunismo, dicendo che, se mai, al limite, proprio a voler dare un fondamento a quel ragionamento temerario, lo si poteva considerare come un inoffensivo, in quelle circostanze, "male minore". Va detto che Pacelli, nei confronti di quelle componenti del neofascismo esplicitamente e dichiaratamente, nonché sinceramente, cattoliche, manteneva un atteggiamento ancor più benevolo. Ad esempio, il conte Vanni Teodorani, genero di Arnaldo Mussolini, mandò al Sommo Pontefice una copia di un numero della "Rivista Romana", da lui diretta e dal carattere marcatamente "clerico-(neo)fascista", dedicato all'anniversario dei Patti Lateranensi. Pio XII rispose al conte con il gradimento dell'omaggio e della dichiarazione di devozione filiale.

    Citazione Originariamente Scritto da Melchisedec Visualizza Messaggio
    Il beato Pontefice Giovanni Paolo II ha infine confermato e sancito le precedenti condanne del fascismo parificando esplicitamente il fascismo stesso al totalitarismo nazista e a quello comunista (e l’ideologia fascista al nazismo e al marxismo) e bollando esplicitamente il fascismo come un "grande male".
    A parte il fatto che si stava parlando di Pio XII, come già detto e spiegato è delirante spacciare quella frase di Giovanni Paolo II, così come altre analoghe dello stesso o di Benedetto XVI, per una sentenza di condanna definitiva, a carattere dottrinale, essendone priva del carattere proprio e rientrando addirittura nel novero delle semplici dichiarazioni.

    Citazione Originariamente Scritto da Melchisedec Visualizza Messaggio
    Indi per cui hai detto l’ennesima cretinata, visto che io avevo scritto:

    Tornando al corporativismo, è inutile ricordare l’interesse, ma mai privo di critiche, mostrato inizialmente dalla Chiesa per esso, visto che tale interesse venne presto meno, constatando come il corporativismo fascista operasse (o meglio, non operasse…..).

    Ho parlato della CHIESA, cioè del magistero, e tu mi tiri in ballo padre Brucculeri. Ma forse tu identifichi padre Brucculeri con la Chiesa e con il magistero….
    Di fatto a me non risulta che la Chiesa abbia più manifestato lodi per il corporativismo fascista dopo di allora, e di sicuro non ne manifestò più dopo che tornò ad essere libera dall’oppressione dell’autoritarismo-totalitarismo fascista…
    "Noi pensiamo altresì a quelle organizzazioni di classe: di lavoratori, di agricoltori, di ingegneri, di medici, di padroni, di studiosi, e altre simili; uomini e donne, i quali vivono nelle stesse condizioni culturali e quasi naturalmente sono stati riuniti in gruppi omogenei. Proprio questi gruppi e queste organizzazioni sono destinate ad introdurre quell’ordine nella società, che Noi abbiamo avuto di mira nella Nostra Enciclica Quadragesimo anno, e a diffondere così il riconoscimento della regalità di Cristo nei diversi campi della cultura e del lavoro. Che se, per le mutate condizioni della vita economica e sociale, lo Stato si è creduto in dovere di intervenire fino ad assistere e regolare direttamente tali istituzioni con particolari disposizioni legislative, salvo il rispetto doveroso delle libertà e delle iniziative private; anche in tali circostanze l’Azione Cattolica non può tenersi estranea alla realtà, ma deve dare con saggezza il suo contributo di pensiero, con lo studio dei nuovi problemi alla luce della dottrina cattolica, e di attività con la partecipazione leale e volonterosa dei suoi inscritti alle nuove forme ed istituzioni, portando in esse lo spirito cristiano, che è sempre principio di ordine e di mutua e fraterna collaborazione".
    Pio XI - Divini Redemptoris (marzo 1937, praticamente a dieci anni dalla stesura della Carta del Lavoro)
    Credere - Pregare - Obbedire - Vincere

    "Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).

 

 
Pagina 7 di 8 PrimaPrima ... 678 UltimaUltima

Discussioni Simili

  1. Risposte: 30
    Ultimo Messaggio: 02-05-10, 09:56
  2. Risposte: 4
    Ultimo Messaggio: 06-07-09, 10:49
  3. Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 30-01-06, 11:20
  4. Uno sguardo fuori dall'Italia. I Conservatori nel mondo.
    Di Templares nel forum Conservatorismo
    Risposte: 19
    Ultimo Messaggio: 02-10-05, 13:48
  5. Risposte: 2
    Ultimo Messaggio: 01-11-04, 18:08

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito