in attesa che theremin mi faccia l'esempio di uno tei tanti self made men italiani, che negli anni sessanta e settanta, senza l'aiuto dello stato e di opportune conescenze siano riusciti ad accumulare capitali così grandi, da potersi permettere ville con rubinetti d'oro, quadri di grandi pittori e vivere nutrendosi di caviale e champagne, inizio io a citare il primo esempio che mi viene in mente
mi ricordo che negli anni settanta a Napoli esisteva l'azienda municipalizzata del latte, che distribuiva latte di ottima qualità, prodotto in stalle che si trovavano nella provincia di Napoli, gestite da allevatori onesti, che rispettavano le loro quote, e non pretendevano con la violenza, che a pagare le loro multe fossero gli altri italiani con i soldi delle loro tasse, all'improvviso arrivarono i prodotti parmalat, che grazie alla concorrenza sleale dovuta ai falsi in bilancio, agli allevatori che producevano più latte di quanto gli era consentito, che permettevano di vendere a prezzi minori e potere spendere più soldi per la publicità e la sponsorizazione della formula 1, ed alla gestione mafiosa della grande distribuzione, che privilegiava(e privilegia ancora) i prodotti del nord, rendendo quasi impossibile al consumatore trovare prodotti meridionali nei supermercati, e adl alcuni avvenimenti strani su cui si è indagato poco, e che vennero frettolosamente attribuiti ai lavoratori della centrale, come la varecchina gettata nel latte, la centrale del latte di napoli falli, ed il suo marchio fu rilevato dalla parmalat, che continua ad usarlo, anche se probabilmente con confezioni di latte patano, mentre gli allevamenti nella provincia di Napoli furono costretti a chiudere ed essere svenduti ai palazzinari, fatta eccezione per qualche allevamento sui monti lattari vicino Vico equense ed Agerola






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