.Referendum

Comunque si giudichi, e comunque si giudicherà alla luce delle motivazioni che saranno rese pubbliche, la recente sentenza della Corte Costituzionale , credo non si possa far a meno di notare come su poche materie le sentenza della suprema Corte siano state oggetto di critiche e di contrasti tra gli opposti pareri delle parti politiche come lo sono state in materia di leggi elettorali. Le leggi elettorali sono in qualche modo delle norme che oserei definire paracostituzionali e risentono quanto poche altre delle diverse culture politiche che le hanno generate e come poche altre sono in grado di modificare il modo di essere e di organizzarsi delle forze politiche sia al loro interno che nel rapportarsi le une con le altre. Dal tipo di leggi elettorali può dipendere la stessa formazione di una maggioranza di governo al posto di una di segno opposto. Comprensibile dunque la tensione che si viene a creare attorno a questa materia quando su di essa vi sia una sentenza dalla Corte. Un po’ meno comprensibile ,ritengo, che si continui a porre sotto accusa , di volta in volta da parte dell’una o dell’altra parte politica, la Corte Costituzionale e non si pensi mai di porre sotto accusa il modo col quale la norma legislativa in materia referendaria è usata , e prima ancora lo stesso testo della legge referendaria.
La nostra Costituzione prevede che i referendum siano di carattere abrogativo e non propositivo: dettato Costituzionale che personalmente sottoscrivo nella maniera più completa ( anche con i limiti allo svolgimento di referendum su determinati argomenti ch la stessa Costituzione prevede).
Ma ben presto si è da parte dei proponenti nuovi referendum trasformato un istituto che doveva garantire la possibilità di abrogare leggi esistenti in un istituto che permette la modifica delle norme esistenti a seconda del disegno politico dei proponenti. Si è andati oltre, si è arrivati in alcuni casi, e proprio in materia di leggi elettorali, a trovare un accordo fra parti proponenti uno stesso referendum che dovrebbe essere abrogativo(e quindi riportare, in caso di vittoria , al testo preesistente) ed allo stesso tempo si continuava a discutere su quali norme si sarebbero dovute porre in atto all’indomani della vittoria del referendum. Forse non tutti ricorderanno l’umoristica scena che avvenne in un dibattito televisivo tra berlusconi e Veltroni allorquando, ad un Veltroni che stava proponendo il cosa fare dopo l’immancabile vittoria ( in realtà quel referendum poi non raggiunse il quorum per una manciata di voti), berlusconi rispose che una volta vinto il referendum poteva benissimo anche rimanere la legge elettorale che sarebbe uscita dal referendum stesso. Il volto di Veltroni sembrò quello di un ragazzino che scoprisse per la prima volta cose a lui completamente ignote. Gli stessi primi referendum Segni ( la madre di tutte le disgrazie dell’attuale stato di nevrosi del nostro sistema politico) furono sostenuti da forze politiche che non credevano che la legge potesse funzionare per come sarebbe uscita dai referendum , ma necessitasse di tutta una serie di modifiche che vedeva i promotori referendari in caotico contrasto tra di loro.
Tutto sommato, pur essendo contrario ai referendum propositivi , debbo dire che piuttosto dell’attuale caos e dell’attuale serie di inganni nei confronti dei cittadini e di forzature del dettato costituzionale, tanto varrebbe avere dei referendum propositivi, il risultato degli stessi sarebbe certamente meno confuso di quanto attualmente non avvenga. Ma ipotesi limite a parte, credo si dovrebbe porre con forza il problema di restituire all’istituto referendario il compito che allo stesso ha assegnato la nostra Costituzione, rendendo impossibile questo dilagare di proposte referendarie taglia e cuci i cui danni sono ogni giorno più visibili.
CHE SIA IL CASO DI INDIRRE UN REFERENDUM SUL REFERENDUM?