
Originariamente Scritto da
Tomás de Torquemada
Comincio io, da buon nottambulo impenitente...
In estrema sintesi...
- Il diritto all'oblio può, a mio giudizio, essere invocato in linea di principio perché è indubbio che tale questione rimandi a un interesse giuridicamente rilevante... ma, a fronte di ciò, non può che trovare scarsissima applicazione pratica... Questo perché l'immensa e capillare diffusione delle banche dati - specialmente informatiche... e collocate anche presso siti stranieri, che dunque sfuggono e sfuggiranno sempre al controllo legislativo di una sola nazione - è un fenomeno incontrastabile... Cercare di combatterlo è come voler fermare la luce del sole con le reti... tale pretesa mi ricorda,
mutatis mutandis, il comportamento delle grandi case discografiche che strepitano contro il download illegale dei brani, ottenendo appena una megamultona ogni chissà quanti milioni di canzoni scaricate... non hanno tutti i torti a invocare la tutela del diritto d'autore, ma la realtà - tecnologica, informatica e di riflesso sociale - ormai è quella e non si può cambiare...
- Pensiamo a un fatto di cronaca, un delitto che ha grande impatto sull'opinione pubblica... un evento del genere trascende, per le sue implicazioni, la sfera soggettiva di reo e vittima e diventa parte della storia sociale e culturale d'Italia... dunque un singolo, per quanto coinvolto in prima persona, non può realisticamente pretendere di gestirlo e riportarlo entro margini in cui non rientrerà mai... Se, ad esempio, l'assassino di Pasolini intendesse esercitare questo diritto, teoricamente fiumi di bianchetto dovrebbero sommergere libri, enciclopedie, film, documentari, articoli di giornale... tale operazione potrebbe, meno astrattamente, essere limitata ai siti internet... ma, a parte la difficoltà a mio avviso insuperabile cui accennavo sopra circa l'allocazione delle notizie in spazi sottoposti ad altra legislazione, si incorrerebbe nel grottesco poiché un dato sarebbe disponibile ad esempio sulla Treccani e non su Wikipedia...
- L'esercizio di un simile diritto, sempre in relazione a quanto detto prima, costituirebbe inoltre un serio ostacolo per la ricerca storica e non solo... Se, ripensando all'esempio precedente, Tizio volesse scrivere un nuovo saggio - magari revisionista - sull'uccisione di Pasolini, si troverebbe nella paradossale situazione di doverlo fare girando attorno al nome arcinoto del condannato senza poterlo citare... impensabile, pura utopia...
- Alla luce di quanto detto sopra (e più ancora della grancassa mediatica che incornicia i grandi delitti ed episodi affini, con ore e ore di speciali televisivi protrattti per mesi sui quali non si può pretendere di passare poi la spugnetta come nulla fosse...) la "memoria" è ormai . ingiustamente e tristemente quanto vogliamo, ma è la realtà - una sorta di pena accessoria... di cui occorrebbe tener conto prima di compiere crimini o altri gesti socialmente biasimevoli...
- Infine, per il momento mi fermo qui, il diritto all'oblio ha un che di paradossale... perché nel momento in cui lo si invoca, si fa tornare d'attualità quel che si voleva rimuovere... per intenderci, io quasi non ricordavo più che l'attrice suddetta avesse girato film porno... finché non mi ha rinfrescato la memoria lei, proprio chiedendo di essere dimenticata...

Se dunque io avessi qualcosa da far scordare, spererei più nell'oblio
ipso facto che in suo diritto formalmente configurato che, nella concretezza, serve piuttosto a suscitare baccano...
La parola a Edmond e a chiunque vorrà esprimersi in proposito...
