

"Per tutto il pensiero occidentale, ignorare il suo Medioevo significa ignorare se stesso" - Étienne Gilson
"Se commettiamo ingiustizia, Dio ci lascerà senza musica" - Cassiodoro.


Il diritto della collettività ad essere informata (diritto di cronaca) prende le mosse dal sottostante interesse pubblico alla notizia.
Il diritto all'oblio, per sua natura incontra limiti oggettivi ai quali tu, Tomàs hai fatto cenno.
Vi sono fatti la cui gravità funge da presupposto alla negatoria della giusta tutela del diritto ad essere dimenticati (diritto all'oblio).
Sono i fatti storicamente rilevanti che hanno prodotto delle mutazioni cd. di "percorso" degli eventi che riguardano una nazione.
L'attentato al Papa o il "caso" Moro, ad esempio, rientrano in questa categoria.
L'interesse pubblico alla loro riproposizione, nonostante il naturale decorso del tempo, in ragione della importanza attribuita dalla Storia a quei fatti, non affievolisce. Permane. Non viene mai meno.
E' il caso anche dei crimini contro l'umanità, nei confronti dei quali, ove fosse ritenuta legittima l'invocazione del diritto all'oblio, si darebbe luogo senza ombra di dubbio, nella coscienza collettiva, ad una impronta antieducativa e financo nociva sotto il profilo etico.
Ora, ammesso e non concesso che l'omicidio Calabresi, mediante il decorso del tempo abbia consentito l'affievolimento dell'interesse pubblico al vivo mantenimento del ricordo del fatto tanto da rendere possibile l'invocazione del diritto all'oblio, lo stesso Sofri, proprio per il tramite della sua attività professionale, della sua "visibilità" e della sua condotta spesso esposta agli umori dl pubblico, ne impedirebbe l'esercizio.
Per rispondere anche a Sant'Eusebio, qualora Sofri avesse risarcito il danno alla famiglia Calabresi, neppure la resurrezione del Commissario potrebbe legittimarlo all'esercizio del diritto all'oblio. E lo sostiene uno come me abbondantemente inclinato al garantismo e alla tutela della riservatezza che legittimano l'esrcizio del diritto all'oblio.
I fatti sono così conosciuti dal grande pubblico, che sarebbe impossibile discernere il giornalista Sofri dal responsabile del delitto di omicidio definitivamente condannato dalla giustizia penale.
Dunque osserviamo come sia realmente difficile, in taluni casi, e cioè laddove l’interesse pubblico sia destinato a non affievolirsi, assumene concrete iniziative a tutela del diritto ad essere dimenticati.
Sofri è uno di questi.
Ultima modifica di Edmond Dantés; 18-01-12 alle 18:05
"Due cose hanno soddisfatto la mia mente con nuova e crescente ammirazione e soggezione e hanno occupato persistentemente il mio pensiero: il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me" (Immanuel Kant)




il cosiddetto "diritto all'oblio" può essere applicato,secondo me solo e soltanto quando il criminale ha scontato tutta e interamente,senza permessi e libere uscite l'intera condanna,IN CARCERE.
Sono contrarissimo alla dimenticanza e alla cancellazione di qualsiasi articolo che faccia riferimento al gesto del criminale in questione.
Per me diritto all'oblio significa ritirarsi a vita privatissima e far parlare pochissimo di se,anche a essere dimenticati,non certo quello di cancellare le gesta criminali.
Ognuno,anche se indefesso lavoratore e persona onesta dovrebbe avere accesso al diritto all'oblio,ovvero sparire per sempre per la sua cerchia di amici e conoscenti e rifarsi una nuova vita altrove,sempre seguendo l'onestà e i sani principi.
Tutto il potere ai Soviet! Lenin.


L'ipotesi che tu prospetti è un po' diversa...
Farsi gli "affari attuali" di chi è stato condannato e ha scontato una pena è un'altra fattispecie, mi sembra piuttosto una grave violazione della privacy... Il diritto all'oblio concerne il "ricordare" una persona in rapporto a un determinato evento...
Ad esempio, Scattone... io trovo irrilevante che attualmente insegni in un liceo o faccia altro (anche se la "notizia" non è l'insegnamento in sé, ma le polemiche suscjtate)... ma, per il resto, questa pagina online tu la lasceresti o no?
http://it.wikipedia.org/wiki/Omicidio_di_Marta_Russo
Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 18-01-12 alle 18:31
"Tante aurore devono ancora splendere" (Ṛgveda)


Non conosco il caso ma rispondo così.
Può accadere che a distanza di tempo sorga un interesse pubblico alla riproposizione del fatto medesimo perchè chi avrebbe potuto legittimamente invocare il diritto all'oblio per le anzidette ragioni, entra nel circuito mediatico per nuovi motivi riconducibili alla condotta per cui era stato condannato definitivamente ed aveva scontato la pena.
Legittimo è il diritto di cronaca relativamente al fatto nuovo e legittima diventa anche la "rievocazione" del vecchio delitto.
Questo in linea di principio.
Ma esiste comunque un problema Conte Max.
Il vecchio fatto che aveva visto Don Gelmini protagonista della prima vicenda giudiziaria (della quale io non ho mai sentito parlare) non autorizza il cronista a scatenare la tempesta mediatica sul sacerdote in quanto nuovamente oggetto di accuse da parte della A.G. .
Invero va tenuto nel debito conto che i nuovi fatti sono ancora in fase di giudizio e se non c'è un giudicato formale definitivo, la diffusione di notizie relative ad episodi del passato, secondo me incontra limiti invalicabili ai sensi dell'art. 2 della costituzione.
Si tratta di diritti inviolabili.:giagia:
Ultima modifica di Edmond Dantés; 18-01-12 alle 18:35
"Due cose hanno soddisfatto la mia mente con nuova e crescente ammirazione e soggezione e hanno occupato persistentemente il mio pensiero: il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me" (Immanuel Kant)


Io non propongo niente.
Ho fatto notare che il diritto all'obìo non ha senso. Intendendosi per esso il diritto alla censura sul passato.
Poi c'è chi riesce a far dimenticare le proprie malefatte o semplicemente il proprio passato, E c'è chi no. Ma questo non significa che io voglia modificare i termini del diritto.
Ultima modifica di ConteMax; 18-01-12 alle 18:53


E si invece!:sofico:
L'interesse pubblico per il fatto cessa quando la collettività lo ha definitivamente acquisito. Non c'è più notizia e riproporre l'accadimento non solo è del tutto inutile ma addirittura dannoso perchè entra in conflitto con il 3° co dell'art. 27 della costituzione e cioè con quella norma che sancisce la finalità rieducativa della pena.
La pena infatti non deve avere soltanto la funzione di punire, ma soprattutto quella di incoraggiare il reinserimento sociale del condannato, la sua riemmissione nella società civile.
Ebbene, la pena non potrebbe onorare la funzione di restituire il condannato alla società civile se in seno a quest’ultima rimanesse ben saldo il ricordo di quanto quel condannato ha fatto. Ricordo che sarebbe irrobustito proprio dalla riproposizione dello stesso fatto.
E ciò, in linea di principio, dovrebbe valere tanto per i reati minori, quanto per quelli più gravi.
Ultima modifica di Edmond Dantés; 18-01-12 alle 19:03
"Due cose hanno soddisfatto la mia mente con nuova e crescente ammirazione e soggezione e hanno occupato persistentemente il mio pensiero: il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me" (Immanuel Kant)


Il Don Gelmini segreto. Giudicate voi se è possibile per i reati di questo tizio invocare il diritto all'oblìo
LASTAMPA.it
05-08-2007, STAMPA, NAZIONALE, pag.5
05-08-2007, STAMPA, NAZIONALE, pag.4
Sezione: Cronache Italiane
Autore: GRIGNETTI FRANCESCO
Don Pierino segreto: un ex detenuto Nel '69 la prima denuncia e poi la condanna al carcere
C'e' stato un altro DON Pierino prima di DON Pierino. Un prete che ha sempre sfidato le convenzioni, ma che di guai con la giustizia ne ha avuti tanti, ed e' pure finito in carcere un paio di volte. A un certo punto e' stato anche sospeso «a divinis», salvo poi essere perDONato da Santa Romana Chiesa. E' il DON GELMINI che non figura nelle biografie ufficiali. I fatti accaDONo tra il 1969 e il 1977, quando DON Pierino era ancora considerato un «fratello di». Una figura minore che viveva di luce riflessa rispetto al piu' esuberante padre Eligio, confessore di calciatori, amico di Gianni Rivera, frequentatore di feste, fondatore delle comunita' antidroga «Mondo X» e del Telefono Amico. Anni che furono in salita per DON Pierino e che non vengono mai citati nelle pubblicazioni di Comunita' Incontro. Per forza. Era il 13 novembre 1969 quando i carabinieri lo arrestarono per la prima volta, nella sua villa all'Infernetto, zona Casal Palocco, alla periferia di Roma. E gia' all'epoca fece scalpore che questo sacerdote avesse una Jaguar in giardino. Lui, DON Pierino, nella sua autobiografia scrive che li', nella villa dell'Infernetto, dopo un primissimo incontro-choc con un drogato, tale Alfredo, nel 1963, comincio' a interessarsi agli eroinomani. In tanti bussavano alla sua porta. «Ed e' la' che, ospitando, ancora senza tempi o criteri precisi, ragazzi che si rivolgono a lui, curando la loro assistenza legale e visitandoli in carcere, mette progressivamente a punto uno stile di vita e delle regole che costituiranno l'ossatura della Comunita' Incontro». All'epoca, GELMINI aveva un certo ruolo nella Curia. Segretario di un cardinale, Luis Copello, arcivescovo di Buenos Aires. Ma aveva scoperto la nuova vocazione. «Rinunciai alla carriera per salire su una corriera di balordi», la sua battuta preferita. I freddi resoconti di giustizia dicono in verita' che fu inquisito per bancarotta fraudolenta, emissione di assegni a vuoto, e truffa. Lo accusarono di avere sfruttato l'incarico di segretario del cardinale per organizzare un'ambigua ditta di import-export con l'America Latina. E resto' impigliato in una storia poco chiara legata a una cooperativa edilizia collegata con le Acli che dovrebbe costruire palazzine all'Eur. La cooperativa falli' mentre lui rispondeva della cassa. Il giudice fallimentare fu quasi costretto a spiccare un mandato di cattura. DON Pierino, che amava farsi chiamare «monsignore», e per questo motivo si era beccato anche una diffida della Curia, spari' dalla circolazione. Si sapra' poi che era finito nel cattolicissimo VIETNAM del Sud dove era entrato in contatto con l'arcivescovo della cittadina di Hue'. Ma la storia fini' di nuovo male: sua eminenza Dihn-Thuc, e anche la signora Nhu, vedova del Presidente Diem, lo denunciarono per appropriazione indebita. Ci fecero i titoloni sui giornali: «Chi e' il monsignore che raggiro' la vedova di Presidente VIETNAMita». Dovette rientrare in Italia. Pero' l'aspettavano al varco. Si legge su un ingiallito ritaglio del Messaggero: «Gli danno quattro anni di carcere, nel luglio del '71. Li sconta tutti. Come detenuto, non e' esattamente un modello e spesso costringe il direttore a isolarlo per evitare ''promiscuita''' con gli altri reclusi». Cattiverie. Fatto sta che le biografie ufficiali sorvolano su questi episodi. Non cosi' i giornali dell'epoca. Anche perche' nel 1976, quando queste vicende sembravano ormai morte e sepolte, e DON Pierino aveva scontato la sua condanna, nonche' trascorso un periodo di purgatorio ecclesiale in Maremma, lo arrestarono di nuovo. Questa volta fini' in carcere assieme al fratello, ad Alessandria, per un giro di presunte bustarelle legate all'importazione clandestina di latte e di burro destinati all'Africa. Si vide poi che era un'accusa infondata. Ma nel frattempo, nessuna testata aveva rinunciato a raccontare le spericolate vite parallele dei due GELMINI. Ci fu anche chi esagero'. Sul conto di padre Eligio, si scrisse che non aveva rinunciato al lusso neppure in cella. Passata quest'ennesima bufera, comunque, DON Pierino torno' all'Infernetto. Sulla Stampa la descrivevano cosi': «Due piani, mattoni rossi, largo muro di cinta con ringhiera di ferro battuto, giardino, piscina e due cani: un pastore maremmano e un lupo. A servirlo sono in tre: un autista, una cuoca di colore e una cameriera». Tre anni dopo, nel 1979, sbarcava con un pugno di seguaci, e alcuni tossicodipendenti che stravedevano per lui, ad Amelia, nel cuore di un'Umbria che nel frattempo si e' spopolata. Adocchio' un rudere in una valletta che li' chiamavano delle Streghe, e lo ottenne dal Comune in concessione quarantennale. Era un casale diroccato. Diventera' il Mulino Silla, casa-madre di un movimento impetuoso di comunita'. Gli riesce insomma quello che non era riuscito al fratello, che aveva anche lui ottenuto in concessione (dal proprietario, il conte Ludovico Gallarati Scotti, nel 1974) un rudere, il castello di Cozzo Lomellina, e l'aveva trasformato, grazie al lavoro duro di tanti volontari e tossicodipendenti, in uno splendido maniero. Ma ormai la parabola di padre Eligio era discendente. DON Pierino, invece, stava diventando DON Pierino.
LASTAMPA.it
Pubblicazione: 04-08-2007, STAMPA, NAZIONALE, pag.5
04-08-2007, STAMPA, NAZIONALE, pag.4
Sezione: Cronache Italiane
Autore: MARIOTTI ANTONELLA
Con il fratello frate Eligio una vita sotto i riflettori La famiglia Gelmini
Stivaletti con il tacco alto e girocollo blu, auto di lusso, Jaguar e Mercedes con autista. Cosi' viveva Frate Eligio, all'anagrafe DON Angelo GELMINI, fratello minore di DON Piero, anche se non tutti ricordano la parentela che lega due religiosi per alcuni troppo spesso sotto la luce dei riflettori, troppo amici dei vip e di politici potenti. Negli Anni Settanta frate Eligio inizio' il suo personale modo di indossare il saio e di gestire il rapporto tra Vangelo e denaro, non c'era piu' timore nel farsi vedere bere champagne, di frequentare locali notturni e avvicinare belle signore baciandole sulla guancia. Raccolse fondi cosi', molti dai vip di allora per fondare Mondo X (comunita' per tossicodipendenti), e Telefono Amico. Gli fu dato in comodato d'uso il castello di Cozzo di Lomellina, dove con la sua gestione si apri' anche un ristorante raffinatissimo, e li' si festeggiavano matrimoni con rinfreschi a prezzi tutt'altro che popolari. Molto amico del «Golden-boy» Gianni Rivera, Eligio era dal '65 il «consigliere spirituale» del Milan. Una decina di anni dopo fini' nei guai per un brutto pasticcio finanziario, lo arrestarono con l'accusa di truffa, i carabinieri fermarono anche DON Piero GELMINI, nella sua villa alla periferia di Roma. Su frate Eligio si sono scritti, in quegli anni, interi capitoli di gossip, un dossier su «Novella 2000» portava il titolo «I segreti del castello di Cozzo». Frate Eligio si faceva fotografare volentieri, a volte con il saio, a volte con maglione e pantaloni sotto i quali c'erano stivaletti con il tacco. Ai carabinieri che lo arrestarono disse: «Andiamo sono pronto» indossava maglione a girocollo blu e mocassini. Molti i soprannomi - dati dai nemici - del frate che amava il lusso, per la sua predilezione per il vino francese «DON Perignon», oppure «frate - jet» e molte le insinuazioni sulla vita privata. «Peligio», come invece lo chiamavano gli amici, ha pero' fondato oltre venti comunita' per tossicodipendenti, tutte figlie di Mondo X. Meno gossippara la vita di DON Pierino, 82 anni. «Ce lo ricordiamo ancora DON Piero, arrivo' in Mercedes con l'autista...» . Racconta cosi' un parrocchiano di Bagno di Gavorrano (Grosseto) la prima volta da parroco di DON GELMINI. Era la fine degli Anni Cinquanta, DON Piero GELMINI era al suo secondo incarico da sacerdote e in Mercedes si presento' nel paese di minatori dove non c'erano ancora chiesa e parrocchia. Rimase pochi anni «il vescovo lo mando' via. Ci fu anche lo sciopero della messa». DON Piero quando Eligio frequentava vip abitava all'«Infernetto» periferia chic di Roma, in giardino una Jaguar. Ma - si disse - era una villa in affitto. Poi anche DON Piero fondo' la sua catena di comunita' di recupero, ma ai vip ha sempre preferito i politici, non teme critiche nello schierarsi pubblicamente a favore del centrodestra: alla festa per i suoi ottant'anni c'era anche Silvio Berlusconi che regalo' 5 milioni di euro alla Comunita' Incontro. E Frate Eligio? Adesso preferisce una vita piu' ritirata, si occupa ancora di tossicodipendenti, segue diverse comunita' la piu' famosa a Cetona (Siena).


Vedi, il fatto è che la vicenda Scattone, come per altro tante altre, innumerevoli, non dovrebbero essere già dal principio oggetto di attenzioni mediatiche... L'unica cosa che i media avrebbero dovuto dire sarebbe stata 1) Riferire dell'avvenuto omicidio 2) riferire dell'avvenuta condanna e definitiva carcerazione di Scattone. Ma questo non è avvenuto, scatenando il circo mediatico che ne è seguito e conseguentemente un coinvolgimento inutile e forse anche dannoso dei media e quindi del lavorio dell'opinione pubblica in una vicenda che era meglio fosse stata a conoscenza solo degli inquirenti. Il fatto che sia su wikipedia è solo frutto inevitabile di quest'errore. Insomma per avere il diritto all'oblio non si deve ragionare a danno avvenuto, ma evitando dall'inizio che un certo tipo di vicende senza rilevanza per la società (a meno come ho detto della letteratura specialistica) vadano in pasto ai giornali.
Ultima modifica di ಠ_ಠ; 18-01-12 alle 19:07
"Pistilloni in crabettura boccidi sa zanzara" (Don Gigi)"Internet è stato creato per dare ai malati di mente qualcosa da fare" (Frank Darabont)