Ma perchè quando c'era la lira scusate lo "spread" a quanto era?


Ma perchè quando c'era la lira scusate lo "spread" a quanto era?
Regressista amante della pucchiacca.


Mica sono contro l'interventismo. Dico solo che un pezzo di quello sviluppo è frutto di interventi statali e che al primo errore di chi decide gli investimenti o al primo bilancio in rosso (senza possibilità di far debito) salta tutto...
Quanto alla questione ottimismo ho solo riportato quanto scritto nell'articolo...
Oggi Cristina Kirchner è imbattibile e in Argentina domina un ottimismo che fa credere alla maggioranza - come in Brasile - di essere completamente immuni dalla crisi internazionale. "Qui non arriva", dicono tutti. Ovviamente non è così e, appena rieletta, la vedova di Nestor dovrà affrontare le incertezze economiche che sono all'orizzonte: dall'inflazione (oltre il 20% secondo fonti indipendenti) alla diminuizione del prezzo internazionale della soia. Il benessere argentino dipende da Cina e Brasile. Se quelle economie frenano, Buenos Aires finisce fuori strada. Infatti è con le tasse sull'esportazione della soia (35%) che il governo finanzia il suo deficit e non è un caso che l'unico vero conflitto sul quale Cristina ha rischiato seriamente di cadere è stato quello con l'aristocrazia agraria quando cercò di aumentare fino al 44% l'imposta sulle esportazioni di grano e soia. L'altro problema è una storica disgrazia argentina: la fuga di capitali. Solo quest'anno più di ventimila milioni di dollari sono usciti dal paese verso le banche di Miami o i paradisi fiscali caraibici.
Per altro: anche qui leggendo con attenzione sembra che sia solo rose e fiori questo modello argentino...
C. De Gaulle: "l'Italia non è un paese povero. E' un povero paese".


L'economia di ciascun paese è frutto di equilibri, mica solo quella argentina (vedi germania...).
Loro credono che la crisi non arriverà, ma non è questo il punto. Il punto non è quello che accadrà in futuro ma quello che è accaduto da otto anni a questa parte: stanno decisamente meglio di noi, della grecia e del portogallo. Fare default è stata un'occasione per crescere.
Hanno saputo sfruttarla.
In qualsiasi Paese se sbagli scelte basilari l'economia va a ramengo. Infatti guarda l'Italia...
Ultima modifica di lauralaura; 17-01-12 alle 20:47
"Odiare i mascalzoni è cosa nobile, a ben vedere significa onorare gli onesti".


Leggi meglio....li si parla anche di inflazione a due cifre...
Oltretutto non si parla di equilibri ma di dipendenza dall'economia cinese e brasiliana...dipendenza totale, anzi, dato che si dice che se quei paesi frenano salta tutto.
Oh e. Mi perdonerai, ma se paragoni Italia e Argentina quanto a condizioni di vita devo dire che quanto meno stai parlando di cose di cui non capisci niente.
C. De Gaulle: "l'Italia non è un paese povero. E' un povero paese".




Qualsiasi stato che esporti dipende dalle economie dei paesi nei quali esporta, non vedo dove sia la novità.
A proposito di argentina, leggiti questa, è una tesi di laurea: http://www.unipr.it/arpa/dipseq/Sito...0Argentina.pdf
"Odiare i mascalzoni è cosa nobile, a ben vedere significa onorare gli onesti".




Mi ricorderesti a quale schieramento appartenevano i PdC Dini, D'Alema, Prodi, Amato?
A parte ciò, questa " trueda" fa il paio con quella che Berlusconi faceva salire lo spread.repapelle:
repapelle:
repapelle:
Lo avevate "sopravvalutato":sofico:
repapelle:
Ora Silvio sta salvando l'Italia con voi...
Ci credete?repapelle:
repapelle:
"... e accenderemo un altro rogo il 4, al "fante ignoto" che non vuol più stare a Roma divenuta una Bisanzio putrefatta sempre più gonfia della sua putrefazione"
(G. D'Annunzio)




Con la differenza che i paesi esportatori, di solito, non dipendono da SOLI due paesi (Cina e Brasile, il primo insicuro nel lungo periodo ed il secondo insicuro nel medio lungo periodo) e da un SOLO prodotto (la soia, mi pare di aver capito).
In Germania, se l'economia Italiana andasse in recessione ci sarebbero delle conseguenze...ma non salterebbe tutto.
(leggerò con piacere, ma si tratta di una tesi...non è che sia questa gran fonte)
C. De Gaulle: "l'Italia non è un paese povero. E' un povero paese".