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Discussione: Il problema dell'Io

  1. #11
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    Predefinito Re: Il problema dell'Io

    Citazione Originariamente Scritto da Strapaesano Visualizza Messaggio
    Capisco. Questo risponde, seppur in parte, al mio quesito...Ma secondo la Chiesa il corpo è creato casualmente dall'unione di uno spermatozoo e di una cellula uovo? Oppure vi è un principio animico e/o spirituale che presieda al suo sviluppo in un determinato modo? Più o meno come sostengono ad esempio le dottrine religiose orientali?
    Secondo la dottrina cattolica, l'uomo è costituito di anima e corpo, sinolo di forma e materia: l'anima sta al corpo così come il principio attivo a quello passivo, l'atto alla potenza. A farla breve, l'anima è forma del corpo. Per forma si intende la natura propria di una cosa, mentre con materia si va ad indicare ciò di cui una cosa è fatta. L'anima ha un essere proprio ed autonomo che gli è dato direttamente da Dio e questo ben chiarisce che l'anima è un qualcosa di incorporeo ed è "spirituale". L'essere dell'anima, quindi non è determinato da alcun fattore esterno, come il corpo o l'unione dell'anima col corpo. Essendo l'anima sussistente di per sé è immortale. Tuttavia, essa agisce a contatto con il corpo e senza quest'ultimo sarebbe solamente un "fantasma" o qualcosa del genere: è nella natura dell'anima - è la sua destinazione - l'agire a contatto col corpo, anzi, con un determinato corpo. Ciò non toglie che, dopo la morte, pur senza il corpo l'anima non perde la sua individualità.
    L'essere umano è frutto dell'atto generativo di uomo e donna, ma ciò non toglie che egli abbia la vita da Dio.
    Credere - Pregare - Obbedire - Vincere

    "Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).

  2. #12
    Ritorno a Strapaese
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    Predefinito Re: Il problema dell'Io

    Grazie Giò per l'esauriente risposta...e complimenti per la tua cultura...
    "Non posso lasciarti né obliarti: / il mondo perderebbe i colori / ammutolirebbero per sempre nel buio della notte / le canzoni pazze, le favole pazze". (V. Solov'ev)

  3. #13
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    Predefinito Re: Il problema dell'Io

    Citazione Originariamente Scritto da Strapaesano Visualizza Messaggio
    Grazie Giò per l'esauriente risposta...e complimenti per la tua cultura...
    Figurati, spero solo di essere stato chiaro.
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  4. #14
    Ritorno a Strapaese
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    Predefinito Re: Il problema dell'Io

    Scusami Giò potresti spiegarmi questo:"è nella natura dell'anima - è la sua destinazione - l'agire a contatto col corpo, anzi, con un determinato corpo. Ciò non toglie che, dopo la morte, pur senza il corpo l'anima non perde la sua individualità". Comunque ti spiego come mi è sorto il quesito sull'Io: ho pensato che non siamo noi a sceglierci il nostro corpo, e questo anche se oltremodo lapalissiano mi ha creato un po' di angoscia, come se sentissi il mio io pensante imprigionato in un corpo che io non ho scelto...
    "Non posso lasciarti né obliarti: / il mondo perderebbe i colori / ammutolirebbero per sempre nel buio della notte / le canzoni pazze, le favole pazze". (V. Solov'ev)

  5. #15
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    Predefinito Re: Il problema dell'Io

    Citazione Originariamente Scritto da Strapaesano Visualizza Messaggio
    Scusami Giò potresti spiegarmi questo:"è nella natura dell'anima - è la sua destinazione - l'agire a contatto col corpo, anzi, con un determinato corpo. Ciò non toglie che, dopo la morte, pur senza il corpo l'anima non perde la sua individualità". Comunque ti spiego come mi è sorto il quesito sull'Io: ho pensato che non siamo noi a sceglierci il nostro corpo, e questo anche se oltremodo lapalissiano mi ha creato un po' di angoscia, come se sentissi il mio io pensante imprigionato in un corpo che io non ho scelto...
    Vuol dire che l'anima è fatta per operare ed agire a contatto col corpo. L'anima è vita, è il principio di vita che consente al corpo di non essere un mero cadavere.
    Ovviamente, non si deve parlare né di caso né di scelta individuale, ma di Divina Provvidenza.
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  6. #16
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    Predefinito Re: Il problema dell'Io

    Citazione Originariamente Scritto da Giò91 Visualizza Messaggio
    Secondo la dottrina cattolica, l'uomo è costituito di anima e corpo, sinolo di forma e materia: l'anima sta al corpo così come il principio attivo a quello passivo, l'atto alla potenza. A farla breve, l'anima è forma del corpo. Per forma si intende la natura propria di una cosa, mentre con materia si va ad indicare ciò di cui una cosa è fatta. L'anima ha un essere proprio ed autonomo che gli è dato direttamente da Dio e questo ben chiarisce che l'anima è un qualcosa di incorporeo ed è "spirituale". L'essere dell'anima, quindi non è determinato da alcun fattore esterno, come il corpo o l'unione dell'anima col corpo. Essendo l'anima sussistente di per sé è immortale. Tuttavia, essa agisce a contatto con il corpo e senza quest'ultimo sarebbe solamente un "fantasma" o qualcosa del genere: è nella natura dell'anima - è la sua destinazione - l'agire a contatto col corpo, anzi, con un determinato corpo. Ciò non toglie che, dopo la morte, pur senza il corpo l'anima non perde la sua individualità.
    L'essere umano è frutto dell'atto generativo di uomo e donna, ma ciò non toglie che egli abbia la vita da Dio.
    Concordo con quasi tutto.

    Metto un "quasi" perche' io direi che senza il corpo l'anima manifesta la sua vera natura, libera dal gravame delle illusioni, risplendente solo di divina verita'...mi sembra improprio il paragone del "fantasma".

    E' proprio a prescindere dal corpo materiale che l'anima disvela la sua attinenza col Regno dei Cieli.

    Invero la domanda di Strapaesano e' profondissima e si porta dietro implicazioni importanti: ad esempio, e' possibile sperimentare in vita la propria vera natura di esseri eterni, entrando in contatto diretto con l'anima?
    Immergersi con la presenza divina che ci permea?
    Pacificarsi, in vita, entrando in contatto con la luce di Dio?

    Immagino che, in ottica cattolica, la preghiera e la contemplazione siano due importanti vie in questo senso.

    Poi c'e' un giochino che mi viene in mente e che ho visto fare non mi ricordo dove...bisogna chiedere a qualcuno di indicare un proprio arto, ad esempio una mano e la persona ovviamente puntera' l'indice sulla propria mano...poi bisogna chiedere di dire a chi appartiene quel determinato arto e la persona interpellata ovviamente rispondera' che gli appartiene, che e' suo...

    ...e cosi' via per altre parti del corpo...

    ...poi si chiede di indicare se stesso (il proprio SE) e sicuramente non ci sara' univocita' negli atteggiamenti di risposta (cosi' come accade per le domande precedenti)...alcune persone tenderanno a indicarsi vicino al cuore, altre sul viso, altre ancora cercheranno di circoscrivere il piu' possibile il corpo con ampi gesti circolari...

    ...alla fine si chiede di dire a chi appariente quel SE...ed e' proprio, mi sembra, la domanda di questo thread.


    Ultima modifica di RAYO; 15-02-12 alle 01:36
    Gioia e dolore hanno il confine incerto...

  7. #17
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    Predefinito Re: Il problema dell'Io

    Citazione Originariamente Scritto da El rayo Visualizza Messaggio
    Concordo con quasi tutto.

    Metto un "quasi" perche' io direi che senza il corpo l'anima manifesta la sua vera natura, libera dal gravame delle illusioni, risplendente solo di divina verita'...mi sembra improprio il paragone del "fantasma".

    E' proprio a prescindere dal corpo materiale che l'anima disvela la sua attinenza col Regno dei Cieli.

    Invero la domanda di Strapaesano e' profondissima e si porta dietro implicazioni importanti: ad esempio, e' possibile sperimentare in vita la propria vera natura di esseri eterni, entrando in contatto diretto con l'anima?
    Immergersi con la presenza divina che ci permea?
    Pacificarsi, in vita, entrando in contatto con la luce di Dio?

    Immagino che, in ottica cattolica, la preghiera e la contemplazione siano due importanti vie in questo senso.

    Poi c'e' un giochino che mi viene in mente e che ho visto fare non mi ricordo dove...bisogna chiedere a qualcuno di indicare un proprio arto, ad esempio una mano e la persona ovviamente puntera' l'indice sulla propria mano...poi bisogna chiedere di dire a chi appartiene quel determinato arto e la persona interpellata ovviamente rispondera' che gli appartiene, che e' suo...

    ...e cosi' via per altre parti del corpo...

    ...poi si chiede di indicare se stesso (il proprio SE) e sicuramente non ci sara' univocita' negli atteggiamenti di risposta (cosi' come accade per le domande precedenti)...alcune persone tenderanno a indicarsi vicino al cuore, altre sul viso, altre ancora cercheranno di circoscrivere il piu' possibile il corpo con ampi gesti circolari...

    ...alla fine si chiede di dire a chi appariente quel SE...ed e' proprio, mi sembra, la domanda di questo thread.


    Nell'ottica cattolica, la tua visione peccherebbe di un eccesso di "spiritualismo". E' un errore simile a quello commesso da Platone, poi estremizzato da varie correnti fra cui - seppur in maniera diversa - lo gnosticismo, l'immanentismo e il neospiritualismo novecentesco (o meglio, una parte consistente di esso). Non dico che la visione di queste ultime correnti sia la tua o quella di Platone, sia ben chiaro, ma che la radicalizzazione di tali posizioni può portare a quelle vie filosofiche, che personalmente giudico nefaste (seconde solo al materialismo, che è il nemico peggiore della religione e di qualsiasi forma di spiritualità, ascesi, mistica, preghiera, contemplazione o azione eroica). Infatti, se nel cristianesimo si ammette il dualismo fra anima e corpo, spirito e materia, altrettanto si afferma il primato della prima sul secondo, del primo sulla seconda. Un rapporto armonico, in un certo senso di "sintesi", ma con una chiara distinzione, che non è netta separazione. Spesso, si è confuso tale dualismo (ed in realtà definirlo 'dualismo' non è nemmeno del tutto appropriato, vista, appunto, la concezione armonica, sintetica, pur gerarchica, del rapporto fra lo spirito e la materia, fra l'anima e il corpo) con un disprezzo cristiano-cattolico per il corpo in quanto "carne" perché San Paolo, dietro ispirazione divina, parla di una "vita secondo lo spirito" e di una "vita secondo la carne". Va da sé che, affermando che il corpo è "tempio dello Spirito Santo", San Paolo stesso smentisce nettamente le interpretazioni eccessivamente dualistiche, e quindi separatiste-manichee, del rapporto fra anima e corpo e quindi tra lo spirito e la carne.
    La vita secondo lo spirito e la vita secondo la carne: fra di essi passa la stessa differenza che c'è fra l'uomo in cui il principio raziocionante domina su quello senziente e su quello vegetativo e quello su cui a dominare è l'anima concupiscibile di platonica memoria, che è un cedere - parziale o totale - alla concupiscenza, ai desideri della carne, ai sensi e ai propri istinti più bassi, che non vengono né da Dio né dall'anima, ma dalla carne di cui è fatto il corpo.
    L'ideale di perfezione cristiano vede l'uomo come spirito, anima e corpo. Anima come forma del corpo, non disgiunte ma armonicamente unite, spirito in primis come grazia divina, in secundis come carisma e in tertiis come "talento" e "vocazione", potenzialità e forze donateci dal Signore.
    Platone sbaglia, nonostante la sua antropologia abbia moltissimi aspetti in comune con quella cristiana e costituisca la premessa perché Aristotele teorizzi la sua, poi ripresa adeguatamente da S. Tommaso d'Aquino e "cristianizzata". Sbaglia perché, eccedendo in spiritualismo ed idealismo, vede il corpo come una prigione dell'anima, come un fardello dal quale si spera, il prima possibile, di liberarci. Il Cattolicesimo, al contrario, dogmaticamente insegna la resurrezione della carne alla fine dei tempi, il fatto che nella "vita-dopo-la-morte" non saremo esseri eterei o "fantasmi" ma unità viventi di anima e corpo, con la differenza fondamentale, rispetto alla vita terrena, di non aver più il problema della lotta incessante nel nostro essere, nel nostro "se" come dici tu, tra la vita secondo lo spirito e la concupiscenza.
    Ultima modifica di Giò; 15-02-12 alle 11:27
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  8. #18
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    Predefinito Re: Il problema dell'Io

    Citazione Originariamente Scritto da Strapaesano Visualizza Messaggio
    In pratica, ci troviamo ad avere un corpo che non abbiamo scelto noi, e un'anima immessa in noi da Dio, dunque come possiamo definirci noi stessi, e come ci si può imputare dei peccati, se siamo così oltremodo condizionati da un corpo che noi non abbiamo voluto e da un anima che nemmeno abbiamo voluto in quanto opera propria di Dio?
    Mla risposta mi sembra molto più semplice di quanto possa sembrare. Perché noi siamo quel che il convento ci ha passato. Noi siamo noi, proprio come qualsiasi altra cosa che è.
    Io sono colui al quale vengono attribuite certe azioni. Ebbe e, all'Io si attribuiscono le operazioni e le proprietá del corpo (io peso, sono alto, etc), dell'anima (io intendo, voglio), del composito (io mi nutro, sento).
    "Per tutto il pensiero occidentale, ignorare il suo Medioevo significa ignorare se stesso" - Étienne Gilson


    "Se commettiamo ingiustizia, Dio ci lascerà senza musica" - Cassiodoro.

  9. #19
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    Predefinito Re: Il problema dell'Io

    Dunque, se noi non avessimo avuto questo corpo, non avremmo avuto una determinata anima?
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  10. #20
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    Predefinito Re: Il problema dell'Io

    Citazione Originariamente Scritto da Strapaesano Visualizza Messaggio
    Dunque, se noi non avessimo avuto questo corpo, non avremmo avuto una determinata anima?
    Gio' ha introdotto piu' sopra propriamente il concetto di anima individuale e da questo concetto discendono i corollari dell'essere e del non essere.

    O dell' esserci e del non esserci....

    ...mi fermo qua perchè lo sviluppo concettuale ed esperenzale che indago non pesca solo nella religione cattolica (anche se la stessa fonda il mio percorso spirituale) e quindi non vorrei introdurre concetti (ad esempio Atman-anima individuale e Brahman-anima universale) che sono estranei al titolo di questo forum.
    Ultima modifica di RAYO; 15-02-12 alle 12:37
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