è con forte pregiudizio che ieri sono andata a vedere questo film dei fratelli taviani, girato nel carcere di rebibbia a roma, con attori protagonisti i detenuti del reparto di massima sicurezza. mi aspettavo un film sociale, impregnato di buonismo e ricattatorie prese di posizione sulla situazione delle carceri italiane.
nulla di tutto questo. il film narra della messa in scena di una tragedia, il Giulio Cesare di Shakespeare, dai casting alla serata della prima, da parte della compagnia teatrale del carcere.
ma, storia nella storia, ci racconta in modo serrato e molto coinvolgente, il dramma sheakespeariano di onore e tradimento che viene messo in scena.
gli uomini rinchiusi nel carcere portano ai personaggi la loro vita di criminali, di assassini, di congiurati. e creano una realtà tangibile e incredibilmente attuale. i secondini fanno da coro della tragedia: commentano, seguono, interrompono le prove al termine della ora d'aria.
ogni attore recita nel suo dialetto di origine: bruto è napoletano come cassio, metello è siciliano, giulio cesare romano.
il risultato, pur essendo questa una produzione povera (sia il film, che la messa in scena in carcere, sono realizzati con mezzi veramente minimali), è straordinariamente efficace. l'orso d'oro a berlino è ampiamente meritato. la fotografia, un bianco e nero neorealista, che dona agli attori una straordinaria fotogenia, è molto bella, ma la cosa che colpisce di più sono le interpretazioni dei detenuti, l'energia quasi ferina che esprimono i loro corpi, i loro visi.
un film che consiglio vivamente.




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