



L'abolizione del denaro in origine era legata alle necessità urgenti della nostra guerra di liberazione....Nel futuro...Dipenderà dal nostro popolo...Ma finora il nostro popolo non ha ancora visto la necessità di tornare all'uso del denaro.
Pol Pot




La mia vecchia traduzione (non molto diversa da quella Adelphi)
"L'Europa è ricca e debole; la storia ci insegna che il dovere del ricco è di essere più forte del povero - o di aspettarsi il peggio. I nostri uomini 'spirituali' e i nostri intellettuali provano tuttavia un sentimento di colpevolezza così accentuato, che essi perseverano nell'errore, che li inebria - perché esso è generoso - temendo di ricadere nel Razzismo, in caso di disillusione. Sono persuaso che ci disilluderemo troppo tardi e che il Razzismo ha un avvenire."
"Non ci intenderemo su nulla, perché verrà a mancarci tutto, non eviteremo né la Fame né il Razzismo e non potremo sottrarci all'una se non abbandonandoci all'altro; ci faremo un giorno Razzisti per mangiare, saremo uomini in stato di bisogno nel senso peggiore della parola, saremo Materialisti e Razzisti. I due principi si uniranno, come si uniscono ai giorni nostri Nazionalismo e Socialismo. Poiché le idee attualmente giocano con gli uomini, diventati stupidi; gli uomini credono di scegliere e ciò che hanno scelto li ha prevenuti; i popoli non sono più che i giocattoli delle loro idee e gli strumenti dei loro mezzi, mai apparvero più schiavi, più ossessi o più alienati e i cinici profondi che li guidano non sono meno stupidi dei loro sudditi ruminanti."


L'abolizione del denaro in origine era legata alle necessità urgenti della nostra guerra di liberazione....Nel futuro...Dipenderà dal nostro popolo...Ma finora il nostro popolo non ha ancora visto la necessità di tornare all'uso del denaro.
Pol Pot


L'abolizione del denaro in origine era legata alle necessità urgenti della nostra guerra di liberazione....Nel futuro...Dipenderà dal nostro popolo...Ma finora il nostro popolo non ha ancora visto la necessità di tornare all'uso del denaro.
Pol Pot


Grosso modo sì.
Schopenhauer e Nietzsche partono praticamente dallo stesso punto di partenza. Per il primo il mondo è, nella sua essenza, volontà. Questa volontà è un «agognare senza fine», una costante tensione all'appagamento il cui campo di battaglia è la materia, dove le varie volontà individuali si scontrano l'una con l'altra per il perseguimento dei propri fini. Se la volontà in generale, essendo fuori dal mondo fenomenico, è solo un cieco tendere, la volontà individuale ha dei fini ben precisi, e la felicità è per l'individuo precisamente il loro appagamento; ma le altre facce della medaglia sono l'angoscia del bisogno e il languor di quando il nostro bramare non trova un oggetto su cui posarsi (e in relazione alla noia si può citare Cioran). Schopenahuer si impone quindi come fine quello di chiamarsi fuori da quello che lui vede come un gioco al massacro, un continuo rincorrere desideri destinati a essere rimpiazzati da altri una volta soddisfatti. Questo è quello che Nietzsche gli rinfaccia come pessimismo.
Nietzsche giunge alla conclusione opposta: non ci si può chiamare fuori da questa guerra, perchè ciò sarebbe chiamarsi fuori dalla vita, sarebbe nichilismo. Felicità è ogni piccola vittoria in questa guerra, ogni linea di resistenza abbattuta e superata.
Ma - e questa è solo una mia opinione - il «sì» e il «no» hanno uguale dignità. A determinare la grandezza di un uomo è l'assolutezza con cui egli tiene fede all'una o all'altra linea. Io propendo per il vitalismo nicciano, ma sarei in difficoltà nel sostenere la sua superiorità sul «no» di Schopenahuer e sul «'sti cazzi» di Cioran. In questo senso parlavo di «superstizione».


Sì è proprio che non lo vedevo come un problema, nella Gaia Scienza c'è questa genealogia dei giudizi di valore:
"Come si trasforma il gusto comune? con il fatto che alcuni singoli, alcuni potenti, delle persone influenti esprimono senza pudore il loro hoc est ridiculum, hoc est absurdum, e dunque il giudizio del loro gusto e disgusto, facendolo tirannicamente valere: e così impongono a molti una costrizione, da cui a poco a poco nasce una consuetudine di parecchi altri ancora e, infine, un bisogno di tutti"
Ultima modifica di Troll; 06-05-12 alle 22:38


Guarda che bella citazione ti ho trovato. Il ritratto di Nietzsche.
«Un uomo che avesse fermamente assimilato nel suo animo le verità finora esposte, ma che non fosse in pari tempo giunto, per esperienza propria o per una più ampia visione, al punto da riconoscere come essenziale a tutta la vita un diuturno dolore; che trovasse invece soddisfazione nella vita e si sentisse in essa perfettamente a suo agio e, per tranquilla riflessione, desiderasse che la sua vita, quale fino allora sperimentata, durasse all'infinito o ritornasse sempre di nuovo [!!!], e il cui coraggio di vivere fosse tanto grande da fargli accettare volentieri e di buon grado, per i godimenti della vita, ogni fastidio e pena a cui questa è soggetta; un tal uomo starebbe 'con ossa salde e vigorose sulla perenne e ben arrotondata terra' e non avrebbe niente da temere: armato della conoscenza che noi gli conferiamo, aspetterebbe con indifferenza la morte appressantesi veloce sulle ali del tempo, considerandola un'apparenza mendace, un fantasma impotente, capace di spaventare i deboli, ma senza alcun potere su colui che sa di essere egli stesso quella volontà di cui tutto il mondo è oggettivazione o immagine riflessa, per il quale quindi la vita rimane ognora certa, insieme con il presente, la vera, sola forma del manifestarsi della volontà, che quindi nessun infinito passato o futuro, in cui egli non sarebbe, può spaventare, dato che egli li considera come il vano miraggio e il velo di Maja, e che dunque non dovrebbe temere la morte più che il sole la notte. In questa posizione Krishna, nella Bhagavat Gita, pone il suo discepolo principiante Arjuna quando questi, alla vista degli eserciti schierati in battaglia, viene preso da mestizia (in maniera alquanto simile a Serse) e vuol desistere e rinunciare al combattimento, per scongiurare la morte di tante migliaia di uomini. Krishan lo pone nella suddetta posizione, e la morte di quelle migliaia di uomini non può più trattenerlo: egli dà il segnale di battaglia. [...]
Questa è, per la conoscenza, la posizione dell'assoluta affermazione della volontà di vivere.» (Il mondo come volontà e rappresentazione, § 54).


Albert Caraco - Breviario Del Caos
Non lo conoscevo, l'ho ordinato in libreria. Sono curioso di leggerlo.
"I sogni sono i nostri violini segreti"
"Si j'avance, suivez moi. Si je recule, tuez moi. Si je meurs, vengez moi!"