
Originariamente Scritto da
Andre86
Arena di Pola - La politica del Regno d’Italia verso gli italiani dell’Adriatico orientale di Paolo Radivo
La politica del Regno d’Italia verso gli italiani dell’Adriatico orientale
di Paolo Radivo
La politica del Regno d’Italia verso gli italiani dell’Adriatico orientale fu cauta, esitante, rinunciataria… fino a che lo scoppio della Prima guerra mondiale gli fornì l’occasione propizia per dirottare sull’Europa sud-orientale la politica di potenza avviata prima in Africa e poi anche nell’Egeo. L’unica parziale eccezione a tale prudente linea di condotta fu la guerra del 1866, quando si tentò di conquistare il Tirolo meridionale, il Litorale e la Dalmazia, ma in modo velleitario e perciò infruttuoso.
Gli ostacoli all’acquisizione dei territori italofoni dell’Impero asburgico furono, insieme alle sfavorevoli contingenze internazionali, il pervicace rifiuto austriaco e l’irresolutezza italiana.
Le autorità austriache consideravano come "Stati italiani" il Regno Lombardo-Veneto, ma non il Tirolo, il Litorale, Fiume e la Dalmazia, in quanto Province plurietniche, di cui solo Fiume era a maggioranza italofona, mentre il Tirolo (comprendente allora anche il Vorarlberg) era a maggioranza germanofona e il Litorale e la Dalmazia a maggioranza slava. E se fin dal 1848 avevano compreso che presto o tardi avrebbero potuto perdere il Lombardo-Veneto, così come i Ducati Parma e Modena e il Granducato di Toscana, rimasero invece sempre fermamente decise a tenersi strette Tirolo, Litorale, Fiume e Dalmazia, senza neppure mettere in conto l’eventualità di una loro spartizione in base al principio di nazionalità, essenzialmente democratico perché legato alla lingua e alla cultura degli abitanti di un territorio. L’Impero d’Austria si basava infatti sull’opposto principio dinastico-patrimoniale: era infatti l’insieme dei patrimoni della Casa d’Austria. Accettare il principio di nazionalità avrebbe significato scardinare il fondamento stesso di quello Stato.
In vista di un possibile ritiro da Venezia, già nel 1850 l’imperatore Francesco Giuseppe decise la creazione a Pola di un arsenale, che si cominciò a costruire nel 1856. La città divenne una piazzaforte anti-italiana e, dopo il 1859, il principale porto militare dell’Impero, dominato dalla Marina. Gli investimenti statali per il potenziamento di tale ruolo compresero anche la realizzazione della ferrovia che nel 1876 collegò Pola a Trieste, Fiume e al resto dell’Impero. Pola dunque non era cedibile.
Anche in previsione di sbarchi garibaldini, furono potenziate le difese costiere in Istria e Dalmazia.
Dopo il 1866 la perdita di Venezia incrementò gli investimenti pubblici e privati austriaci su Trieste e Fiume, sebbene in chiave economica. La successiva nascita dei cantieri di Monfalcone rese anche questa località cruciale, redditizia e dunque non pacificamente cedibile.
Dal 1906, con la realizzazione della Ferrovia Transalpina collegante Trieste a Praga via Gorizia, anche quest’ultima città divenne oggettivamente non negoziabile, se mai lo era stata.