Riferimento: Perché vivere?
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eq...
Se penso dal punto di vista geometrico a sta cosa che dici, me pare na strunzata, ma ci sarà sicuramente qualcosa che mi sfugge. :giagia:
Nel momento in cui dici che l'infinito è altro dal finito stai già risolvendo l'infinito in una logica oppositiva. D'altra parte che si dia il finito è innegabile, proprio perchè la sua posizione è immediatamente evidente, cioè la sua negazione è a sua volta un "finito" e dunque è un circolo.
Che poi la geometria abbia la pretesa, oggi, di enunciare proposizioni che non siano congetturali e opinabili è abbastanza risibile.
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silence
Il problema ontologico del divenire altro è senza dubbio assurdo, ma l'eterno ritorno mi sembra sia in grado di motivarlo in maniera abbastanza credibile, perchè effettivamente quel qualcosa che esiste nel nostro universo tende a ripetersi in maniera ciclica... E il divenire altro potrebbe essere il ciclo che si ripete.....
Ma l'eterno ritorno, anche quando è il tentativo più forte di scampare all'ex nihilo nihil (si pensi a Nietzsche) è, per definizione, Ritorno. E l'espressione "ritornare" ha senso solo se il ritornato se n'era andato, altrimenti è semplicemente un permanere, non un ritornare.
Anche Giovanni parla della resurrezione della carne, perciò i corpi che son morti torneranno a vivere. Ma cosa significa che torneranno a vivere? significa che sono andati nel nulla, salvo poi ritornare. Ma intanto ci sono andati, cioè hanno reso il nulla un positivo significare. Il problema, qui, è capire anche cosa possa dire il cristianesimo al di fuori della sua storicità, al di fuori delle categorie dell'alienazione della verità: se resurrezione non sta a significare il riapparire dei corpi, è inevitabile che la coscienza religiosa sia destinata all'oblio..
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Aristocle
E può mancargli l'Inesistenza?
L'inesistenza è una condizione reale come l'esistenza..e non equivalente a nulla..
Il gesti che compirò nel futuro non non hanno l'Essere..ma sono pur qualcosa se ne scelgo qualcuno e ne tralascio altri..
Sono Possibilità..alcune esistenti..altre inesistenti altre che esisteranno e altre che non esisteranno ..
Ma è difficile in Occidente far capire che il Non Essere non è una condizione di totale nullificazione..e la ragione è che la religione non è mai entrata nel piano Metafisico..come il Buddismo nel Nirvana o l'Induismo nel Brahman Nirguna..e la filosofia è rimasta sempre confinata all'Essere e identificato il Non Essere col nulla..tranne l'esoterimo che però non ha mai avuto concettualizzazione filosofica..ed è stato respinto ai margini del sapere ufficiale..
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Cuordileone
Quale risposta sapete dare a questa domanda?
Per vedere Renzo Bossi che sposa un etiope.
:D
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Platone
Ma l'eterno ritorno, anche quando è il tentativo più forte di scampare all'ex nihilo nihil (si pensi a Nietzsche) è, per definizione, Ritorno. E l'espressione "ritornare" ha senso solo se il ritornato se n'era andato, altrimenti è semplicemente un permanere, non un ritornare.
Non possiamo sapere se il ritornato se ne era andato...
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Platone
Anche Giovanni parla della resurrezione della carne, perciò i corpi che son morti torneranno a vivere. Ma cosa significa che torneranno a vivere? significa che sono andati nel nulla, salvo poi ritornare. Ma intanto ci sono andati, cioè hanno reso il nulla un positivo significare. Il problema, qui, è capire anche cosa possa dire il cristianesimo al di fuori della sua storicità, al di fuori delle categorie dell'alienazione della verità: se resurrezione non sta a significare il riapparire dei corpi, è inevitabile che la coscienza religiosa sia destinata all'oblio..
Che la carne sia andata nel nulla è una nostra interpretazione, ma magari se esistesse la possiblità di tornare indietro nel tempo scopriremo che cio' che è stato è ancora... E in questo modo forse riuscirebbe a scampare al problema del non essere... Se qualcosa è stato non è possibile che diventi inesistente...
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Platone
Che poi la geometria abbia la pretesa, oggi, di enunciare proposizioni che non siano congetturali e opinabili è abbastanza risibile.
Boh, tu non riesci ad immaginare una palla con intorno l'infinito?
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eq...
Boh, tu non riesci ad immaginare una palla con intorno l'infinito?
L'Infinito non può essere limitato dalla palla..quindi per Esso..la palla non esiste..e per noi è solo illusione..
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testadiprazzo
e la filosofia è rimasta sempre confinata all'Essere e identificato il Non Essere col nulla
Questo è un luogo comune tanto fuorviante quanto è profonda e radicata l'incomprensione che gli orientalisti hanno nei confronti del cogito cartesiano: quando Parmenide e Aristotele parlano dell'Essere si riferiscono alla totalità di ciò che si oppone al nihil absolutum, il concetto di totalità essendo stato guadagnato ben prima dell'avvento dell'ontologia, già a partire dagli ionici.
Quando cioè l'ontologia greca inizia a parlare dell'Essere, inteso come l'opporsi al nihil negativum, intende l'Essere come la dimensione unificante di ogni positività (di ogni non-niente), comprensiva tanto del Non-Essere (che, da come lo descrivi, non ha proprio nulla di diverso dall'energheia aristotelica) quanto dell'Infinito, dal momento che anche l'Infinito a cui tu fai riferimento non è un nihil negativum. L'Essere è cioè la totalità dell'essente, essente essendo anche questo Infinito dunque, nella misura in cui gli si predica l'essere sé stesso (l'identificarsi con sé) e l'opporsi al nihil absolutum.
Da questo punto di vista le tue riflessioni sul "riduzionismo della realtà all'Essere" da parte del pensiero greco sono del tutto irrisorie e riecheggiano vagamente la polemica di Aristotele contro i primi filosofi, che secondo lui non si erano rivolti alla totalità in quanto interessati unicamente alla physis, cioè al mondo diveniente, non avvedendosi Aristotele che la physis di cui parlano è (nelle loro intenzioni) la stessa totalità, e in questo senso anch'essi erano metafisici.
Vale la pena spendere due parole anche relativamente a Cartesio, la si finirà forse di predicare fandonie comparativistiche con la convinzione di enunciare verità assolute.
Credere che il sum ergo cogito sia una replica adeguata al cogito ergo sum é erroneo nella misura in cui non ci si avveda del significato del cogito: quando cartesio parla dell'indubitabilità del pensiero non si riferisce banalmente al mentale, ma alla totalità di ciò che appare, cioè al manifestarsi del mondo nel senso più ampio e generico, di cui il pensiero è solo una parte. La totalità dell'apparire è indubitabile significa che è indubitabile la certezza della percezione del percepito (al di là che il percepito dipenda o meno da me). Quindi nell'espressione "manifestazione del mondo" (cioè manifestazione dell'essere, dove per essere si deve intendere la dimensione più ampia di cui si è prima accennato, e non la sua comprensione errata che genera fraintendimenti grossolani a destra e a manca) rientra anche il senso che un buddhista, un mistico, un iniziato, un realizzato conferisce alla "percezione di sé", alla "Coscienza", dal momento che anche in questi casi "percezione" e "Coscienza" non sono percezione e coscienza del nihil absolutum. Questo significa non solo che il sum ergo cogito non si distacca minimanente dalla linea cartesiana, ma che si pone addirittura ad un livello di comprensione più basso della medesima: da un lato perchè ritiene che il pensiero, in Cartesio, abbia una pretesa "saturante" dell'apparire del mondo (palesemente falso), dall'altro perchè la pretesa saturante è avanzata (arbitrariamente) nel caso simmetricamente opposto, da ciò che tu potresti intendere con "percezione", "consapevolezza" etc.
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testadiprazzo
L'Infinito non può essere limitato dalla palla..quindi per Esso..la palla non esiste..e per noi è solo illusione..
Ma l'infinito non è limitato dalla palla, la contiene...
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testadiprazzo
L'Infinito non può essere limitato dalla palla..quindi per Esso..la palla non esiste..e per noi è solo illusione..
Un buon modo per ridurre a zero il problema della compatibilità tra Infinito e Finito, saltando a pié pari la polemica della metafisica classica con il monismo parmenideo.
Peccato che, anche nel caso la si ritenga un'illusione si debba pur ammettere che l'illusione appaia per negarla, cioè la negazione si costituisce solo sul fondamento dell'ammissione, aporia ben nota a Parmenide e di cui si è occupato Platone.
Se questo è il livello teoretico con cui si vuol dare per guadagnata la posizione dell'Infinito tanti auguri.