Riferimento: Perché vivere?
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silence
Non possiamo sapere se il ritornato se ne era andato...
Se non se n'era andato, banalmente non vi è alcun eterno ritorno: se non va per definizione resta, tertium non datur.
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Che la carne sia andata nel nulla è una nostra interpretazione, ma magari se esistesse la possiblità di tornare indietro nel tempo scopriremo che cio' che è stato è ancora... E in questo modo forse riuscirebbe a scampare al problema del non essere... Se qualcosa è stato non è possibile che diventi inesistente...
Cosa significa che la carne rimane carne? ma la carne scompare dall'orizzonte dell'apparire, come scompaiono i giorni e le notti, facendosi avanti le notti e i giorni. Il problema è proprio se si debba intendere l'apparire-scomparire come nullificazione.
Riferimento: Perché vivere?
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eq...
Boh, tu non riesci ad immaginare una palla con intorno l'infinito?
testadiprazzo dice giustamente che, posto l'infinito, il finito non può esistere, perchè limiterebbe l'infinito. Tu puoi anche pensare che attorno alla palla stia l'infinito, ma cos'è l'infinito? assenza di limite, ma il limite è posto appunto dalla palla. La palla non appartiene all'infinito, cioè marca una differenza-limite con esso: l'infinito si ferma dove sta la palla e la palla dove inizia l'infinito, cosa che non crea problemi alla palla (che per definizione è finita, è determinata) ma li crea (e belli grandi) all'infinito, che per definizione è in-finito, cioè non finito, non limitato da alcunchè, non vi può essere alcuna regione dell'essente che possa frenarne l'estensione.
Riferimento: Perché vivere?
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silence
Ma l'infinito non è limitato dalla palla, la contiene...
Se la contiene a maggior ragione non è in-finito, dal momento che contiene limiti immanenti: altro è l'infinito e altro è l'indefinito, entrambi sono indefinibili ma il secondo è una successione di limiti, l'infinito no, ne è l'assenza ab-soluta, per definizione.
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Platone
Tu puoi anche pensare che attorno alla palla stia l'infinito, ma cos'è l'infinito? Assenza di limite, ma il limite è posto appunto dalla palla.
Non so se riusciresti a convincere un viaggiatore che si allontana dalla palla ad ammettere che il suo è un viaggio nel limitato.
Riferimento: Perché vivere?
Che c'entra? dove inizia la palla finisce l'infinito significa che la palla determina l'infinito, determina l'indeterminabile, e lo fa perchè pone un limite al suo avanzare.
Riferimento: Perché vivere?
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eq...
Non so se riusciresti a convincere un viaggiatore che si allontana dalla palla ad ammettere che il suo è un viaggio nel limitato.
Scusa..ma poi sarei io ad avere problemi in geometria? mah :sofico:
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Platone
Scusa..ma poi sarei io ad avere problemi in geometria? mah :sofico:
A bhè, ma io non ti sto dando torto, sto dicendo che non riusciresti a convincerlo, lì sulla sua barchetta che si allontana a vele spiegate. :giagia:
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Platone
Un buon modo per ridurre a zero il problema della compatibilità tra Infinito e Finito, saltando a pié pari la polemica della metafisica classica con il monismo parmenideo.
Peccato che, anche nel caso la si ritenga un'illusione si debba pur ammettere che l'illusione appaia per negarla, cioè la negazione si costituisce solo sul fondamento dell'ammissione, aporia ben nota a Parmenide e di cui si è occupato Platone.
Se questo è il livello teoretico con cui si vuol dare per guadagnata la posizione dell'Infinito tanti auguri.
La filosofia occidentale è solo una farneticazione di parole..che approfondite significano ben poco..
L'illusione non va negata ma trascesa..perchè non avendo comune misura con l'Infinito..unica realtà...il suo apparire è consistente come una bolla di sapone..
L'Infinito poi ha due aspetti..qualificato e inqualificato..dualismo illusorio perchè l'Infinito non può mutare o cambiare rispetto a ciò che è..potendo solamente presentarsi in modo diverso ed esaurendo le Possibilità che determinano appunto la sua natura qualificata.. che non può sopprimersi per non limitare appunto la sua infinità
Per capirsi..l'Infinito non può privarsi di nulla..nemmeno dell'apparenza o di Maya..per dirla all'orientale..
Ciò che è difficile far capire.. è che queste realtà si situano a livelli diversi relativi alla nostra comprensione..senza per questo che il Principio ne venga modificato nella sua Essenza..
L'argilla può prendere mille forme ma rimane argilla come l'Infinito può apparire limitato pur rimanendo Infinito..
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Platone
Questo è un luogo comune tanto fuorviante quanto è profonda e radicata l'incomprensione che gli orientalisti hanno nei confronti del cogito cartesiano: quando Parmenide e Aristotele parlano dell'Essere si riferiscono alla totalità di ciò che si oppone al nihil absolutum, il concetto di totalità essendo stato guadagnato ben prima dell'avvento dell'ontologia, già a partire dagli ionici.
Quando cioè l'ontologia greca inizia a parlare dell'Essere, inteso come l'opporsi al nihil negativum, intende l'Essere come la dimensione unificante di ogni positività (di ogni non-niente), comprensiva tanto del Non-Essere (che, da come lo descrivi, non ha proprio nulla di diverso dall'energheia aristotelica) quanto dell'Infinito, dal momento che anche l'Infinito a cui tu fai riferimento non è un nihil negativum. L'Essere è cioè la totalità dell'essente, essente essendo anche questo Infinito dunque, nella misura in cui gli si predica l'essere sé stesso (l'identificarsi con sé) e l'opporsi al nihil absolutum.
Da questo punto di vista le tue riflessioni sul "riduzionismo della realtà all'Essere" da parte del pensiero greco sono del tutto irrisorie e riecheggiano vagamente la polemica di Aristotele contro i primi filosofi, che secondo lui non si erano rivolti alla totalità in quanto interessati unicamente alla physis, cioè al mondo diveniente, non avvedendosi Aristotele che la physis di cui parlano è (nelle loro intenzioni) la stessa totalità, e in questo senso anch'essi erano metafisici.
Vale la pena spendere due parole anche relativamente a Cartesio, la si finirà forse di predicare fandonie comparativistiche con la convinzione di enunciare verità assolute.
Credere che il sum ergo cogito sia una replica adeguata al cogito ergo sum é erroneo nella misura in cui non ci si avveda del significato del cogito: quando cartesio parla dell'indubitabilità del pensiero non si riferisce banalmente al mentale, ma alla totalità di ciò che appare, cioè al manifestarsi del mondo nel senso più ampio e generico, di cui il pensiero è solo una parte. La totalità dell'apparire è indubitabile significa che è indubitabile la certezza della percezione del percepito (al di là che il percepito dipenda o meno da me). Quindi nell'espressione "manifestazione del mondo" (cioè manifestazione dell'essere, dove per essere si deve intendere la dimensione più ampia di cui si è prima accennato, e non la sua comprensione errata che genera fraintendimenti grossolani a destra e a manca) rientra anche il senso che un buddhista, un mistico, un iniziato, un realizzato conferisce alla "percezione di sé", alla "Coscienza", dal momento che anche in questi casi "percezione" e "Coscienza" non sono percezione e coscienza del nihil absolutum. Questo significa non solo che il sum ergo cogito non si distacca minimanente dalla linea cartesiana, ma che si pone addirittura ad un livello di comprensione più basso della medesima: da un lato perchè ritiene che il pensiero, in Cartesio, abbia una pretesa "saturante" dell'apparire del mondo (palesemente falso), dall'altro perchè la pretesa saturante è avanzata (arbitrariamente) nel caso simmetricamente opposto, da ciò che tu potresti intendere con "percezione", "consapevolezza" etc.
Mi sembra di capire che quando diciamo Essere ci si riferisce al Tutto Universale..e quindi anche al Non Essere..e che il cogito comprende anche la consapevolezza o la percezione di sé..
Peccato che poi poste queste premesse non si accettino le conseguenze..
ovverosia il divenire come passaggio dall'Essere al Non Essere..che viene negato perchè il Non Essere non è..
e il soggetto il cogito..che è l'apparire..si identifichi con l'Essere..di cui è solo un aspetto calato nel mondo umano..
Insomma..a far giochi di parole si può dimostrare tutto..perchè in fondo ogni parola è infinita perchè figlia di cotanto padre....ma non avremo compreso nulla.. compreso cioè quello che è da millenni detto dall'Oriente..
dal Buddismo e dall'Induismo..nei suoi aspetti superiori ..quelli iniziatici o metafisici per intendersi..e non quelli popolari o teologici..
Riferimento: Perché vivere?
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testadiprazzo
La filosofia occidentale è solo una farneticazione di parole..che approfondite significano ben poco..
Detta da uno che ne ha una comprensione insufficiente suona abbastanza risibile.
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L'illusione non va negata ma trascesa..perchè non avendo comune misura con l'Infinito..unica realtà...il suo apparire è consistente come una bolla di sapone..
L'Infinito poi ha due aspetti..qualificato e inqualificato..dualismo illusorio perchè l'Infinito non può mutare o cambiare rispetto a ciò che è..potendo solamente presentarsi in modo diverso ed esaurendo le Possibilità che determinano appunto la sua natura qualificata.. che non può sopprimersi per non limitare appunto la sua infinità
Per capirsi..l'Infinito non può privarsi di nulla..nemmeno dell'apparenza o di Maya..per dirla all'orientale..
Ciò che è difficile far capire.. è che queste realtà si situano a livelli diversi relativi alla nostra comprensione..senza per questo che il Principio ne venga modificato nella sua Essenza..
L'argilla può prendere mille forme ma rimane argilla come l'Infinito può apparire limitato pur rimanendo Infinito..
Queste sono parole, ma che fondamento possono avere? Come puoi dire che l'infinito sia l'unica realtà nel momento in cui appare la sua dualità? puoi anche dire che la consistenza è pari a una bolla di sapone, ma tale consistenza è presente, saputa, esperita: come può l'infinito essere infinito e non esserlo al contempo? dire che vi siano due o più livelli significa per definizione che l'uno delimita l'altro, che ognuno è limitato dall'altro, dunque che il contenuto del primo è definito da quello del secondo, del terzo..altrimenti ve ne sarebbe solo uno..e dunque il contenuto del primo è limitato dal secondo, dal terzo..e via discorrendo.
Quel che voglio dire è che conciliare infinito e finito è un azzardo sia dicendo che siano due dimensioni estranee, sia dicendo che l'una è la stessa manifestazione dell'altra.