Riferimento: Perché vivere?
l'infinito non esiste; la sua esistenza è inconcepibile, assurda, impossibile.
:chefico:
Riferimento: Perché vivere?
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LEONIDA
l'infinito non esiste; la sua esistenza è inconcepibile, assurda, impossibile.
:chefico:
Esattamente come il concetto di Dio. :chefico:
Riferimento: Perché vivere?
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silence
Ma la nostra mente non riesce a concepire una dimensione del genere...
Come non riesce a concepire un Tutto Universale limitato..in quanto il limite separa qualcosa da qualche altra cosa..che sono ambedue Tutto Universale e quindi non limitati perchè inevitabilmente il Tutto ingloba tutti i limiti..
L'errore che facciamo è concepire l'Infinito in modo spaziale mentre non avendo qualificazioni perchè lo limiterebbero.. non può essere indagato con gli strumenti prodotti dal corpo e dalla mente..in quanto identificati..cioè l'occhio non vede un'onda sonora e l'udito non vede un quadro..come la mente regolando i dati d'esperienza secondo la logica formale non percepisce l'Infinito perchè quest'ultimo è frutto di un'Intuizione..o identificazione metamentale che costituisce la base di ciò che si chiama meditazione senza oggetto..e che non riguarda la filosofia in quanto si svolge oltre il pensiero..
Riferimento: Perché vivere?
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Platone
Questo discorso va proprio capovolto: il pensiero filosofico, dopo Parmenide, tenta in tutti i modi di giustificare la non contraddittorietà dell'esperienza, cercando di evitare di tirare in ballo il nihil absolutum.
Il problema casomai è che il tentativo non può risultare rigoroso, non può risultarlo nelle riflessioni ontologiche occidentali, figuriamoci se può farlo in forme di sapienza e di linguaggi (come quelle orientali) di tipo pre-ontologico.
Quindi altro è voler evitare di dare positiva significanza al niente (come dici tu a parole) e altro è farlo veramente, non basta certo dire di non volerlo fare perchè il niente non è positivamente significante per mostrare concretamente che non lo è effettivamente.
Se il divenire è il differenziarsi dell'identico allora è inevitabile che il problema permanga, lo si voglia o meno: proprio perchè diventando altro, per definizione, il cominciante, come cominciante, diventa un nihil absolutum: dire che in realtà non diventa nihil absolutum solo perchè diventa una "possibilità" non cambia nulla, dal momento che tu stesso (tu, come Aristotele) per "possibilità" non intendi certo la concretezza esaustiva di quel cominciante, ma una pura idealità spogliata della determinatezza..ma questo significa che la determinatezza è nihil absolutum, che fine avrebbe fatto altrimenti?
Se cioè nel divenire si perde qualche pezzo per strada (e dicendo che la pura "possibilità" dell'ente non è l'ente come tale, cioè prima che divenga) si deve capire dove vanno a finire i pezzi (la forma, gli accidenti..), proprio perchè questi pezzi sono dei positivi significanti, cioè dei non-nihil absolutum, e dicendo che tali non esistono più (nè come Essere, nè come Non Essere) tu ammetti, volente o nolente, quella dimensione (il nihil absolutum), a meno che tu non voglia tirarmi fuori una terza dimensione psoitivamente significante.
Se una positiva significanza si perde totalmente (basta una briciola) allora l'opposizione (tra il non niente assoluto e il niente assoluto) va a farsi benedire..e questa è Logica..
Mi sembra che non ci capiamo neppure nella sintassi linguistica dal momento che ho sempre detto e ripetuto che gli enti passano dall'Essere Non Essere e che quindi mutano qualcosa per rimanere identici nell'Essenza che è l'Essere..e ciò che è perso all'Essere è guadagnato dal Non Essere che non è un nihil absolutum..cosa questa che non ha nessuna realtà né esistente e né inesistente..
Ammettiamo che io sia identico a me stesso..tra dieci minuti qualcosa dentro di me è cambiato..e qualcosa è rimasta la stessa..
Le cellule che sono scomparse rinnovate da altre.. nella loro idealità formale sono passate nella dimensione del Non Essere..non sono state assobite dal nulla....e non solo le cellule ma tutto il passato e il futuro appartiene al Non Essere..e nel suo apparire all'Essere concorre a mutare gli enti che rimangono uguali nella loro essenza che è l'Esistere..e ciò determina quel senso di continuità che ci fa vedere lo stesso oggetto mutare per rimanendo lo stesso oggetto..
Se non si accetta la realtà del Non Essere..faremo come chi inspira e basta reputando l'espirazione non utile ...Essere e Non Essere ..Esistenza e Non Esistenza sono fasi su cui si svolge il divenire illusorio del Tutto Universale..che nella Sua realtà essenziale è oltre il dualismo..oltre l'Essere e il Non Essere..è il Principio..il Brahman Nirguna..la nostra ragione principiale e il nostro destino finale..
Riferimento: Perché vivere?
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Platone
Anche qui: se pretendi di riassumere in due righe un problema di 500 anni di filosofia moderna, pretendendo pure di esprimere qualcosa di sensato, ancora una volta auguri.
Il primato del pensiero sui contenuti (primato metodologico, intendo, e utilizziamo per "pensiero" quanto di più ampio si possa intendere per riassumere l'apparire del mondo) è una questione innegabile, lo è anche quando la coscienza religiosa crede di opporre la "percezione dell'essere" o la "coscienza" o la "consapevolezza", visto che tutte queste espressioni non indicano altro che una specifica modalità del Pensiero (nell'accezione cartesiana). Parlare del mondo senza che il mondo sia mondo che appaia (nelle differenti e disparate modalità) è contraddittorio, su questa linea si mantengono tanto gli orientali quanto gli occidentali, anche quando credono di potersi rimproverare il contrario.
Il vero passo in avanti del pensiero filosofico occidentale (rispetto allo stesso cogito cartesiano) è compiuto dall'idealismo: Cartesio continua a pensare al cogito pur sempre come uno strumento d'indagine come altri, cioè una cosa tra le cose della realtà (cioè anch'esso spazio-tempo locato), ma non si rende conto che è proprio sul fondamento del pensiero che si dice che il pensiero è una cosa tra le cose, cioè uno dei tanti contenuti che rivela, il che è contraddittorio, cioè impossibile.
L'idealismo capisce cioè che il pensiero (l'appercezione del mondo) non è uno dei tanti contenuti del mondo, perchè ogni progetto di qualcosa che stia al di là del pensiero (nella sua accezione più vasta) è possibile solo sul fondamento del pensiero: cioè ogni posizione spazio-temporale è sempre e solo relativa all'apparire del mondo. Solo un'apparire può vedere nel veduto lo stesso vedere (cadendo così in errore). L'idealismo dice appunto che il pensiero è trascendentale, nel senso che non può esser posta alcuna realtà-orizzonte che gli stia alle spalle dell'apparire senza che sia a sua volta realtà-orizzonte che appare.
Il primato dell'apparire del mondo sul mondo non è cioè l'arbitrio di un letterato che aveva le idee poco chiare, ma la comprensione che la posizione di una dimensione che non sia dimensione che appare è una contraddizione di termini, in questo modo superando quella concezione strumentalistica, antropologico-naturalistica, realistica del pensiero che veniva concepito come uno strumento rispetto al quale la realtà se ne stava esterna e indipendente.
Questo è altro dal dire che il pensiero sia produttore della realtà piuttosto che semplicemente rivelatore intenzionale (qui l'idealismo si discosta dall'aristotelismo e sarebbe da discutere ulteriormente la legittimità di questa presa di posizione). Ma è indubitabile il guadagno di primo livello compiuto, quello cioè per cui non si da alcuna realtà che non sia realtà che appaia, né l'apparire del mondo è una delle tante cose appartenenti al mondo (che restano indipendenti rispetto ad esso), ma è l'apparire di queste cose, cioè l'orizzonte invalicabile che le abbraccia.
Tutte le filosofie sono lo sviluppo di qualche principio..ed è sulla natura di questi principi che dovrebbe svolgersi quella verifica di validità che porta a scartare o a privilegiare certe concezioni..
Si da anche il caso che vi sia uno sviluppo perfettamente logico di principi che non sono tali..allora la filosofia sarà logica ma parziale..perchè si identifica col fondamento che reputa più reale in relazione alla comprensione di chi indaga..
Dire che il pensiero ingloba anche la percezione di sé o Atman..è come dire che un televisore ingloba i programmi che vi si svolgono..
Il pensiero è una struttura ricevente come una TV ..e la realtà di ciò che appare sullo schermo non è determinata dal fatto che qualche apparecchio non sia capace di sintonizzarsi su programmi meno gettonati..tra l'altro la Consapevolezza sarebbe l'equivalente di una TV non sintonizzata su alcun canale..come un cielo senza nuvole..essendo le nuvole i dati d'esperienza e il cielo lo sfondo metafisico in cui si muovono..
Cioè...l'Atman o la coscienza si sé esiste anche a prescindere dal nostro pensiero..che la rivela solamente....anzi..è la cosa più semplice che rivela..in quanto non sono necessari complicati scambi neuronali per avere percezione di sé ..è detto che possiamo raggiungere i pià alti vertici della Conoscenza senza saper leggere e scrivere..naturalmente Conoscenza metafisica e non profana..che abbisogna di molteplici dati di esperienza per formarsi..
A questo punto un filosofo potrebbe domandarsi per quali motivi il Sé o la Consapevolezza non possono essere un semplice prodotto del pensiero con validità relativa ad esso..
ed è qui che entra in gioco l'iniziazione..che sancisce la differenza tra
l'Essere e il pensare all'Essere..o il pensare al Sè o percepire il Sé..
Finchè una cosa è pensata..è logico che fa parte del pensiero..ma una volta che la cosa esiste senza il pensiero o senza l'attenzione mentale ..è come un cielo che si rivela senza nuvole dopo che per anni era stato nuvoloso..
Qualcuno potrebbe dire che anche il blu è una nuvola di colore diverso..ma solo se ne parla per sentito dire e non per esperienza diretta..
altrimenti si ritorna al detto classico che è inutile parlare della Luce ai ciechi....che è stato volgarizzato intendendo che è inutile parlare di filosofia a chi non ha la mente per comprenderla..significato vero ma riduttivo..perchè il significato forte è che la Consapevolezza discussa è come un cieco che parla della realtà di un panorama che non vede..
Detto questo..capisco le posizioni della filosofia profana..cioè che si muove esclusivamente nel pensiero senza fondarsi su qualcosa di superiore che la legittimi..come una casa senza fondamenta non edificate perchè non si vedono in quanto sotto il terreno ma che concorrono alla stabilità dell'edificio..
Ecco..il problema è tutto qui...se la filosofia si fonda su solide radici metafisiche ..e intendo intuizioni oggettive e non fedi sentimentalistiche..lo sviluppo logico che ne segue sarà fondato sulla roccia e la filosofia durerà millenni..mentre se si basa solo sulle evidenze mentali..è costruire sulla sabbia..e se dura..è perchè ormai nessuno o pochi si preoccupano della Verità..ma solo delle apparenze..come appunto succede ai nostri giorni..che appunto sono detti dell'Età Oscura..
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Originariamente Scritto da
LEONIDA
l'infinito non esiste; la sua esistenza è inconcepibile, assurda, impossibile.
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E' più o meno quello che penso io circa il non limite inteso in senso assoluto. In senso relativo invece credo nell'esistenza di qualcosa privo di limiti... Come i numeri...
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Originariamente Scritto da
testadiprazzo
Come non riesce a concepire un Tutto Universale limitato..in quanto il limite separa qualcosa da qualche altra cosa..che sono ambedue Tutto Universale e quindi non limitati perchè inevitabilmente il Tutto ingloba tutti i limiti..
L'errore che facciamo è concepire l'Infinito in modo spaziale mentre non avendo qualificazioni perchè lo limiterebbero.. non può essere indagato con gli strumenti prodotti dal corpo e dalla mente..in quanto identificati..cioè l'occhio non vede un'onda sonora e l'udito non vede un quadro..come la mente regolando i dati d'esperienza secondo la logica formale non percepisce l'Infinito perchè quest'ultimo è frutto di un'Intuizione..o identificazione metamentale che costituisce la base di ciò che si chiama meditazione senza oggetto..e che non riguarda la filosofia in quanto si svolge oltre il pensiero..
Noi però sappiamo che l'infinito è qualcosa, giusto? E se è qualcosa non è possibile che sia illimitato in tutto, deve avere delle limitazioni in qualche sua qualità...
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Originariamente Scritto da
silence
E' più o meno quello che penso io circa il non limite inteso in senso assoluto. In senso relativo invece credo nell'esistenza di qualcosa privo di limiti... Come i numeri...
Non riesco a capire il concetto di 'non limite inteso in senso assoluto'
Di 'cose' prive di limiti ve ne sono molte da quelli che non presuppongono 'confini' come ad esempio la superficie di una sfera agli insiemi infiniti a partire dai numeri naturali (non limitato superiormente).
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claddav
Non riesco a capire il concetto di 'non limite inteso in senso assoluto'
Di 'cose' prive di limiti ve ne sono molte da quelli che non presuppongono 'confini' come ad esempio la superficie di una sfera agli insiemi infiniti a partire dai numeri naturali (non limitato superiormente).
Quando dico "E' più o meno quello che penso io circa il non limite inteso in senso assoluto. " mi riferisco all'infinito inteso come concetto assoluto ed universale, di cui parlano platone e testadipazzo... Cioè mi riferisco all'inconcepibilità di una dimensione senza limiti di spazio, di tempo, di forma, di materia, di indefinibilità ecc di cui loro dibattono attualmente... Mentre quando dico "In senso relativo invece credo nell'esistenza di qualcosa privo di limiti... Come i numeri..." mi riferisco a qualcosa che non è infinito nel senso assoluto sopra descritto ma infinito relativamente ad alcune qualità... Come i numeri e il giusto esempio della sfera..
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Originariamente Scritto da
silence
Quando dico "E' più o meno quello che penso io circa il non limite inteso in senso assoluto. " mi riferisco all'infinito inteso come concetto assoluto ed universale, di cui parlano platone e testadipazzo... Cioè mi riferisco all'inconcepibilità di una dimensione senza limiti di spazio, di tempo, di forma, di materia, di indefinibilità ecc di cui loro dibattono attualmente... Mentre quando dico "In senso relativo invece credo nell'esistenza di qualcosa privo di limiti... Come i numeri..." mi riferisco a qualcosa che non è infinito nel senso assoluto sopra descritto ma infinito relativamente ad alcune qualità... Come i numeri e il giusto esempio della sfera..
Quindi più che infinito che è un attributo applicabile ad una proprietà che si può misurare si sta parlando dell' universo o del tutto o come diavolo volete indicarlo.