
Originariamente Scritto da
Platone
Possiedi una concezione distorta della natura dell'indagine filosofica, del suo determinarsi storico e della sua essenza. Perciò è inevitabile che tu debba giudicare impropriamente ciò che impropriamente conosci. Essenzialmente, la filosofia è sorta con l'individuazione di un plesso di principi comuni a tutte le cose, e con l'interrogazione dell'esperienza al fine di accertare la sua capacità di soddisfare autonomamente questo plesso, risultando perciò intelligibile di per sè, o piuttosto rinviando al di là di sé le condizioni di tale intelligibilità. In breve: mediazione dell'esperienza alla luce del primi principi. Con la precisazione che essi non consistono affatto in un filtro pre-ordinato, uno schema pre-costituito, alla luce del quale misurare i dati percettivi, quasi struttura conoscitiva apriorica antecedente il responso dei sensi: ma emergono invece dall'esperienza stessa, sono l'esperienza stessa nel suo articolarsi, un suo predicato necessario, e non un metodo esteriormente sovrapposto ad essa (come ricordava Hegel), del quale si potrebbe sempre mettere in dubbio la corrispondenza. Di modo che è l'esperienza stessa a interrogar sé medesima, a portarsi fuori di sé (o, altrimenti, a contenersi) in assenza delle condizioni che l'hanno generata.
Qui non c'è alcuno spazio per conoscenze che 'sfuggano al modello', che cioè si pongano oltre a tali principi, in attesa di essere verificate: ipotizzarlo significa ancora continuare a pensare (letteralmente) in base ai meccanismi metodologici della scienza moderna, ossia di un pensiero che non ha alle proprie spalle principi trascendentali, ossia predicati necessariamente di ogni essente (a te l'onere di provare che la razionalità della scienza moderna è in senso escludente, stante la tua arbitraria pretesa di estenderla senza limiti). Non intendo ingenuamente affermare che la storia della filosofia occidentale sia consistita in una progressiva e incrementale appropriazione del sapere, in cui ogni nuova e singola pietra costituisca una verità irrinunciabile. Nel corso del suo svolgimento storico, essa si è 'compromessa' spesso e volentieri con elementi molteplici e variegati della cultura dell'epoca, intrecciandosi con discettazioni magari ragionevoli ma irriducibili a criteri di fondazione assoluta (morale, arte, politica, cosmologia, fisiologia, meteorologia, etc..), o che rimangono in attesa di essa. Solamente in alcuni suoi momenti particolarmente sistematici essa ha avuto la presunzione di una risoluzione totale del sapere (si pensi ai sistemi idealistici), ma ciò non è certo una scusante per chi intende trasmettere di essa un'immagine totalizzante e barocca, pretendendo di ridurre il significato di un movimento millenario ad alcune sue forme episodiche. La verità è che tu hai proiettato sull'intero sviluppo di questo fenomeno un significato che si riduce ad alcune sue manifestazioni che, da un lato non possono pretendere di esaurirne il senso, dall'altro esse stesse (e i loro migliori esponenti) erano state protagoniste di un analogo travisamento. Dopo la necessaria pulizia da fraintendimenti comprensibili storicamente ma non giustificabili teoreticamente, ciò che si deve dire della storia della filosofia è che essa è consistita fondamentalmente nella scoperta di un principio (o plesso di principi), nell'adozione di essi e nel loro sfruttamento costruttivo in senso metafisico, e nel processo di progressiva rigorizzazione di tale impianto sulla base della pressione esercitata da quei principi: ne vien fuori, perciò, necessariamente l'idea di uno sviluppo unitario e coerente, per grandi fasi e cicli. Dove la costruzione metafisica non è affatto un sistema 'chiuso', sordo al vasto assortimento delle possibilità storiche e naturali e al sempre fervido e gravido processo conoscitivo delle medesime: rispetto ad esse nulla da eccepire (è chiaro che la 'questione Severino' è momentaneamente esclusa da questo giro di considerazioni). Il discorso metafisico non esclude affatto un avanzamento della conoscenza: l'analisi dei significati e la deduzione di nuovi risultati possono essere approfonditi indefinitamente. Ciò che non si concede è la possibilità di imbattersi in conoscenze totalmente nuove, ossia tali da rinnegare i principi (le premesse) delle deduzioni a cui ci siamo attualmente arrestati, proprio perchè essi, da ultimo, poggiano su pilastri o protocolli innegabili, stante che son privi di possibili alternative. Si può, cioè, andare in avanti finchè si vuole (e si riesce) ma non si posson (di diritto) negare i risultati raggiunti. Siamo cioè ben lungi da una pretesa hegeliana deduzione delle categorie, intesa come imbrigliamento metastorico definitivo di tutte le possibilità espresse dalla storia dell'uomo, che è poi l'idea bislacca che emerge continuamente dalle tue osservazioni.