



I laureati fanno bene a scappare da questo paese. Chi resta è un martire.
"Io non intendo sostenere una moralità basata sull'evoluzione: dico come le cose si sono evolute e non come noi esseri umani dovremmo comportarci.", Richard Dawkins


C. De Gaulle: "l'Italia non è un paese povero. E' un povero paese".


A differenza tua io non presumo nulla. Se questa società apprezzasse la poesia avremmo migliaia di poeti e questi sarebbero ricchissimi, e le scuole di poesia avrebbero il numero chiuso. Questo non avviene.
Peró tu e i comunisti dite che questo non avviene perché la poesia non è abbastanza valorizzata. Non ti sembra un pensiero circolare?


Non scaldarti, biondina...
Il problema è che tu affermi che il teatro crea denaro e poi alla prima contestazione te ne esci con l'Operà magari uno pensa che diavolo c'entra...?!?
Quindi ti abbiamo aiutato precisando che Parigi è in provincia di Rovigo, cioè in Italia.
Perché stiamo parlando di problemi italiani, vero?
Se hai la necessità di scegliere tra un uomo e un Kobra,
preferisci chi striscia.
E se ti serve un amico, trovati un cane.


Era più facile. Oggigiorno ormai le differenze si sono ridotte notevolmente. Poi attenzione i laureati in lettere in realtà si occupano spesso di comunicazione nelle imprese (in Francia avviene spessissimo), fanno parte degli studi di counseling aziendale, di equipe di formazione, della gestione di case editrici, della gestione dei musei, delle fondazioni etc. etc.


C. De Gaulle: "l'Italia non è un paese povero. E' un povero paese".




C. De Gaulle: "l'Italia non è un paese povero. E' un povero paese".


Avendo recentemente conseguito un diploma magistrale con massimo dei voti e distinzione della lode in scienze delle merendine posso dire che le lauree umanistiche, al momento, in Italia, non servono ad una minchia. Sono strutturate di merda, fare ricerca è praticamente impossibile a causa della mancanza di risorse e della totale dipendenza dai professori, e la valorizzazione del patrimonio pubblico è praticamente pari allo zero. In Francia, almeno a quanto mi han detto le persone che lì vi hanno studiato, le cose vanno esattamente nella maniera opposta. Lì non c'è stato mezzo taglio alla cultura, se si vuole fare ricerca è pieno di borse di studio e valorizzano qualsiasi cagata che abbia anche soltanto un minimo valore. Da noi si preferiscono spendere soldi per mantenere i vucumprà nelle sedi della caritas e i forestali calabresi. Sono sicuro che la ragione sta dalla nostra parte, piuttosto che da quella dei mangiarane. Però a questo punto tanto vale chiudere tutte le facoltà umanistiche ed evitare di far perdere tempo alla gente come me.
Ultima modifica di Aurelio; 08-07-12 alle 13:21