
Originariamente Scritto da
Florian
Non c'entra molto, o forse sì:
Il Riempitivo
14 agosto 2012
di Pietrangelo Buttafuoco
Mio compare ritiene sia necessario istruire un processo per stabilire una verità sul fallimento della destra alla prova del governo (perché adesso, con l’idea di far rinascere An, la disfatta è più che conclamata). Parla di una verità storica, ovviamente, qualora sia possibile scovarne una tra tutte le interpretazioni. E sul banco degli imputati, mio compare, non vuole solo i politici come lui ma anche gli intellettuali, i componenti del cda Rai, quelli asserragliati nei giornali e poi tutto il resto di minutaglia venuto a galla nel mare grande del berlusconismo, ovvero l’oceano delle possibilità mancate e comunque perdute. Lui ha comunque una granitica convinzione e cioè che alla fine si dimostrerà che i politici siano stati migliori di tanti altri, specie se critici, pantofolai e mugugnoni e coi libri in mano. Almeno lui, mio compare intendo, la fiction sulle Foibe l’ha fatta fare mentre, al contrario, tutto il culturame non ha prodotto un solo Renato Nicolini, non un film, non una mostra, non una stagione, non un pirito che possa consegnarsi all’archivio delle cose fatte. Ecco, mio compare non lo dice per spirito di corpo ma per meglio far risaltare il rovinoso senso di appartenenza di una destra generica imparentata con l’individualismo impiegatizio. E va bene, ha proprio ragione, totalmente ragione, ma ancora prima di istruire un processo una prima verità si può già dire: la destra è residuale e ininfluente nella società. Hanno avuta più forza creatrice le escort che gli assessori.
Ma quello che ha fatto passare il convento delle possibilità mancate e comunque perdute è stato solo il vago liberalismo a rimorchio delle fortune di Arcore con l’unica forma critica consentita alla destra della pubblicistica: la marchetta.
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