Carissimo, spero le vacanze abbiano contribuito a ridarti un pizzico di sollievo dalla triste perdita familiare.
Grazie dell'interesse e dell'attenzione che hai dedicato al libro.
Lo scopo per cui l'ho scritto è stato, oltre che quello di delineare uno spettro (spero innovativo) per una politica dei laici, anche quello di alimentare riflessioni e discussioni su molte tematiche. Il tuo approccio è pertanto quello del lettore esemplare.
Concordo con le tue osservazioni, e credo che queste che riporti siano complementari al leit-motif del libro.
Capisco il senso della tua critica. Credo che ci sia bisogno di un altro libro su questo per approfondire il discorso...Abbiamo detto che laicità è in primo luogo pensiero critico estraneo a dogmi e che la gran parte dei dogmi che storicamente si è trovato a combattere è di origine religiosa, ma non esiste solo quella fonte.
Dogmi, molto meno strutturati e duraturi, si trovano pur sempre in ambiti che di religioso non hanno nulla. Ad esempio nella teoria economico sociali la fiduca cieca nel mercato o nella lotta di classe. Specie la prima però non è stranea ad alcune di quelle che normalmente sono definite forze laiche,
Per non parlare della poltia estera specie durante il periodo della guerra fredda il dogma della fedeltà assoluta alla potenza leader colpì maggiormente le forze defintie laiche
Comunque, nella sostanza ti do ragione, sebbene ritenga che le scelte di campo della guerra fredda fossero, oltre che ideologiche, scelte di buon senso. Quanto alla fiducia cieca nel mercato, intesa - traduco io - come spirito "liberista", io credo che quello laico sia uno spirito liberale in senso lato. Ma rifuggo dal perseguire il liberalismo come un dogma, e tanto meno il liberismo. Ciò non impedisce comunque di credere nella bontà di un mercato libero, che per essere veramente tale, richiede regole essenziali. Alla stregua del vivere comune.






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