



O dal pensare che la felicità sia quello.
Anche per chi se le vive se dovesse precludersi l'esperienza di felicità piu' vere (si lo so dovrei definire "vere"...per ora accontentiamoci di renderlo come "piu' elevate").Fittizie per chi?
A volte queta evenienza (non voglio dire che sia la regola) la si intuisce ma si fa finta di niente mentendo a se stessi, che è un po' il processo con cui sovente faccio i conti.
Insomma, io sostengo che, anche se - come giustamente metti in luce - la felicità sconta parecchio la soggettività, non sempre le nostre scelte sono indirizzate al suo ottenimento.
Si puo' essere.Lui non è scemo la felicità è una cosa talmente soggettiva che non si può pensare di poterla definire, adattandola a tutti.
Io credo che lui, partendo dalla tradizione del buddha, intenda per felicità la tensione verso l'eliminazione e la sconfitta della soffereza...inteoa in questo senso, il postulato acquista anche un carattere di universalità.
Puoi capire quindi il calvario per un incontentabile come me.Dura pochi secondi, ma bisogna sapersi accontentare
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Ultima modifica di RAYO; 10-09-12 alle 15:38
Gioia e dolore hanno il confine incerto...


Per sentito dire
Dipende, se si considera il bene del Tibet il ripristino della teocrazia che governava prima e che ha in mente un'economia feudale, allora no, la Cina sta danneggiando di brutto il Tibet.
Che è sta roba adesso?
Hey, I don't feel so good. Something's not right, something's coming over me, what the hell is this?




Quindi assicurata ormai la dipendenza dalla Cina (lo stesso dalai lama ha precisato che non chiede indipendenza per il Tibet) non va bene, per i timori che i monaci restaurino il feudalesimo, neanche l'autonomia?
Alla faccia della libera determinazione dei popoli.
Quando pero' ad imporre ad altri popoli la loro democrazia sono altri...
Ultima modifica di RAYO; 10-09-12 alle 15:53
Gioia e dolore hanno il confine incerto...


Hey, I don't feel so good. Something's not right, something's coming over me, what the hell is this?







