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Discussione: Focus India

  1. #31
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    Predefinito Rif: Riferimento: Focus India

    Per saperne di più sulla realtà geopolitica indiana:

    India: una geografia politica
    di Rondinone Antonella




    Autore: Rondinone Antonella
    Editore: Carocci
    Genere: geografia e storia
    Argomento: geopolitica, india
    Collana: Le bussole
    Pagine: 128

    Data pubblicazione: 2008



    Prezzo: € 10,00




    Descrizione:

    L'India è una realtà geografica e politica di grande portata, il cui recente e rapido sviluppo economico sta profondamente mutando le geometrie del potere, sia su scala locale sia su scala globale. In questo volume si propone un'analisi relativa ad alcuni aspetti del panorama geopolitico indiano contemporaneo, interpretati attraverso un criterio di indagine costruito sul concetto di inclusione ed esclusione. All'ombra delle dinamiche del separare e unire, includere ed escludere, si vengono infatti a delineare confini che, attraverso processi di consolidamento delle divisioni e delle differenze, contribuiscono alla formazione di veri e propri "compartimenti stagni", utilizzati soprattutto per ottenere e rafforzare il potere: politico, ma anche economico e sociale.

  2. #32
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    Predefinito Rif: Riferimento: Focus India

    Vi domando se esistono organizzazioni, riviste, siti di correnti eurasiatiste in India.

    E ovviamente quale sia il loro peso politico nella realtà indiana.

    Gli eurasiatisti italiani hanno relazioni con queste realtà?

    Vi sarei grato se postaste i link di riferimento.

    Grazie

  3. #33
    Si vis pacem, para bellum
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    Predefinito Rif: Riferimento: Focus India

    Citazione Originariamente Scritto da Unghern Kahn Visualizza Messaggio
    Vi domando se esistono organizzazioni, riviste, siti di correnti eurasiatiste in India.
    E ovviamente quale sia il loro peso politico nella realtà indiana.
    Gli eurasiatisti italiani hanno relazioni con queste realtà?
    Vi sarei grato se postaste i link di riferimento.
    Grazie
    Posso dirti che eurasiatisti in India ci sono, e dovrebbe esserci anche una rivista ma adesso non ricordo il nome, prova a fare una ricerca su internet usando i nomi degli indiani che hanno scritto sulla rivista Eurasia, in particolare il numero dedicato all'India.

  4. #34
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    Predefinito Rif: Riferimento: Focus India

    Cina e India - geopolitica e crisi, seminario di autoformazione a Scienze Politiche

    Roma, 12.06.09 - Sesto incontro di autoformazione del ciclo seminariale "La geopolitica in tempo di crisi" a Scienze Politiche. Il tema è "Cina e india, la piu grande fabbrica mondiale,capitalismo crisi e democrazia" con Andrew Ross, docente alla New York University presso il "Department of Social and Cultural Analysis at New York University" e autore del libro -Fast Boat to China: Corporate Flight and the Consequences of Free Trade".

    “Le nuove tecnologie hanno giocato un ruolo chiave anche nella fiammata di protesta studentesca che ha agitato la città di Nanchino la settimana scorsa. La scintilla: un blitz di polizia vicino al campus universitario, per sequestrare alcune bancarelle di libri usati tenute dagli studenti. Una studentessa si è lamentata per la brutalità poliziesca. Il passaparola è dilagato sulla rete “twitter”, dopo poche ore il campus era in stato di assedio, con i reparti antisommossa costretti a sedare la protesta. Le autorità hanno i nervi a fior di pelle per l’avvicinarsi del ventesimo anniversario del massacro di Tienanmen. Non c’è una regìa “politica” nella protesta di Nanchino. Ma con la disoccupazione intellettuale che cresce a vista d’occhio – tre milioni di neolaureati senza lavoro – ogni segnale di disagio giovanile fa scattare l’allarme a Pechino.”. (dal Blog di Rampini)

    Questa frase, a nostro parere, ci offre un ottimo spunto di riflessione parziale da cui partire nella discussione di oggi sia per il luogo (università) sia per la contingenza del movimento dell’Onda.



    Scarica il testo introduttivo in pdf



    Leggi qui di seguito il testo introduttivo:

    Negli ultimi dieci anni cina e india, che possiamo definire come la piu grande fabbrica diffusa globale, hanno profondamente cambiato gli equilibri nei rapporti internazionali. Con tassi di crescita annui elevatissimi stanno praticamente sostenendo gran parte dell'economia statunitense e europea. Ma non solo: specialmente in tempo di crisi, questo ci segnala sia la fine dell'egemonia occidentale come matrice dello sviluppo capitalistico, sia la fine della politica internazionale come l'abbiamo sempre conosciuta - multilateralismo negli accordi nei trattati e nei negoziati, centralità G8 in ambito wto, politica estera Usa fondata sulle new-con theories e sullo scontro di civilizzazione, etc.

    “è il risveglio asiatico la spiegazione anche del grande cambiamento nei rapporti di forze mondiali tra capitale e lavoro;[…]la Cina comunista ha alterato brutalmente l’equilibrio mondiale tra profitto e salario in favore dei detentori di capitali”(F.rampini cit. pag 104,L’impero di Cindia,2007)

    Se fino a dieci anni fa questi due stati, che insieme compongono un terzo della forza lavoro mondiale - 3 miliardi di lavoratori-, erano meta attraente per gli investimenti delle corporations occidentali, oggi la tendenza sembra essersi invertita.

    Processo che nel suo ultimo libro - “Nice work, if you can get it”- A. Ross definisce molto efficacemente come il passaggio dal “made in china” al “created in china”. Dietro questo sillogismo lessicale si racchiude la profonda trasformazione che questi due stati – e la Cina in particolar modo- stanno attraversando: in passato, più precisamente dopo il passaggio da un’economia di stato pianificata a un economia capitalistica di mercato inaugurata con la stagione delle riforme di Deng - fine anni '70, si assisteva ad uno sfruttamento della forza lavoro prettamente nel campo manifatturiero dove multinazionali, ma anche piccole e medie imprese occidentali, spingevano i loro affari attratti dalla grossa quantità di manodopera a bassocosto e dalle scarse garanzie sindacali presenti nella repubblica popolare e in india. Oggi anche la fase di progettazione, del lavoro creativo, dei cosiddetti knowledge workers, sia a low skills che ad high skills, si sta sviluppando in loco con gran rapidità consegnando di fatto a cina e india la supremazia nel campo del Know how che un tempo era propria degli stati occidentali.

    Causa e conseguenza diretta di questo cambiamento produttivo sono le nuove politiche dei governi cinesi e indiani di sviluppo metropolitano e dal ruolo propulsivo che essi ricoprono in ambito economico, mandando in crisi tutte le precedenti teorie neo-con.

    Si sta passando da uno sviluppo unicamente incentrato sul ruolo della fabbrica tradizionale, garantito attraverso forti processi di migrazione interni dalle zone povere rurali verso le grandi metropoli, alla costruzione ex novo di intere città, che possano offrire da un lato un rifugio alle fasce di popolazione ad alto reddito, lontano dal caos e dall’inquinamento delle megalopoli di 20 milioni di abitanti, e dall’altro incentivare la produzione/riproduzione del general intellect nelle cosiddette university towns, o poli universitari.

    Entrando piu nello specifico - ed è il caso della Cina - è interessante osservare come nel processo di urbanizzazione e delle migrazioni interne si vengano a creare prerogative di sfruttamento maggiori, che fanno leva sul non riconoscimento di eguali diritti per chi vive nelle megalopoli e per chi è costretto a trasferirvisi, attraverso l’introduzione di un permesso di soggiorno interno. I turni di lavoro giornalieri raggiungono 12 o più ore al giorno per paghe da meno di 100€ mensili. Si dorme vicino alle fabbriche in camerate. Giorni di ferie non esistono, tranne che durante il capodanno o al primo maggio. Contemporaneamente alla festa dei lavoratori, si celebra la premiazione di miglior lavoratore-modello cinese dell’anno.

    Una curiosità: la valorizzazione capitalistica nel paradigma cognitivo passa nel conferire proprio questo premio al cestista Nba Yao Ming. In india invece le differenze tra cittadini più o meno portatori di eguali diritti passa per un’organizzazione della società in caste chiuse, che però a livello di democrazia formale sono state legittimate dall’introduzione di “quote di accesso” nel mondo della formazione e del lavoro. A questo punto è evidente che per comprendere, anche se affrontato in modo molto sintetico da questa relazione, a pieno la piu grande fabbrica globale dobbiamo porre l’attenzione sul complesso legame tra capitale – lavoro – diritto, che portiamo all’attenzione del nostro relatore.

    Strettamente connesso a quanto detto sopra, e aggiungerei conseguente, è analizzare in che termini si dia la lotta di classe in India e in particolare in Cina dove cito la costituzione del 1982: “In Cina, le classi sfruttatrici sono sparite in quanto classi, ma la lotta di classe continuerà ad esistere a lungo entro certi ambiti. Il popolo cinese deve lottare contro le influenze e gli elementi ostili, in Cina e all'estero, che osteggiano e sabotano il sistema socialista del nostro paese”(proemio disposizione h.”la lotta di classe)


    E’ paradossale come la questione culturale e storica della rivoluzionaria repubblica popolare assegni alla lotta di classe una funzione di produzione del consenso e della governance; al contempo essa assume il progresso capitalistico e il benessere dello stato come massima aspirazione a cui un cinese fedele alla rivoluzione deve ambire, senza però una reale distribuzione della ricchezza prodotta.

    Proprio da questo paradosso dovremo cercare di cogliere i probabili elementi di rottura del consenso e il nascere di conflitti sociali diffusi a partire dalla strutturale quanto esistenziale condizione di precarietà, nonostante l’adesione al regime sia assicurata da una accurata sorveglianza, repressione e censura da parte della nomenklatura comunista. “la mobilità diventa una campo di battaglia decisivo nel rapporto tra lavoro cognitivo e capitale. È l’ipotesi che sottende la ricerca etnografica di Ross sui knowledge worker in Cina: l’Outsourcing è la risposta alla forza dei conflitti operai, mentre la volatilità dei capitali ha creato dei soggetti del lavoro mobili e infedeli, pronti a fuggire dalle gabbie dai vincoli contrattuali e del salario […]. La mobilità dei saperi e dei soggetti diventano uno strumento di autovalorizzazione del lavoro vivo e finanche di contrattazione, soprattutto in un contesto a bassa densità sindacale.”(g.roggero pag. 83 la produzione del sapere vivo,2009)

    Un piano delle lotte peculiare che dalla fabbrica si sposta alle università,le proteste studentesche di nanchino del maggio scorso anche se in termini tanto circoscritti quanto parziali possono esserne un esempio. Quell’esempio ben esplica i gradi di effettiva libertà individuale e collettiva nella rivendicazione di diritti, salario e welfare presenti in Cina, e in maniera più temperata in India. Vorremo cercare di capire quale grado di intensità e che relazione c’è tra piano delle lotte della fabbrica basato sulla rivendicazione di welfare, salario e diritti civili e quello che di recente si sta dando, anche, nelle universita’ sia in India tanto che in Cina.

    introduzione a cura di Scienze Politiche in Onda



    Vedi anche:

    La geopolitica in tempo di crisi - seminario di autoformazione a Scienze Politiche Roma

  5. #35
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    Predefinito Rif: Riferimento: Focus India

    CHINDIA, LA GRANDE GEOPOLITICA D’ASIA 31/5/06
    Cina e India hanno deciso di dare un nuovo, importante impulso alla relazioni bilaterali di cooperazione in materia militare. E New Delhi chiarisce che il suo ruolo non sarà quello di "contenere" Pechino. Che intanto rafforza i legami con Mosca

    Claudio Landi

    Mercoledi' 31 Maggio 2006


    La notizia è molto importante: Cina e India hanno deciso di dare un nuovo, importante impulso alla relazioni bilaterali di cooperazione in materia militare. La notizia viene direttamente da Pechino e viene riportata dalla stampa indiana, l’altro ieri, ‘India e Cina hanno siglato un Memorandum comune’ (o per meglio dire lo hanno fatto i rispettivi ministri della difesa nel quadro della missione del ministro indiano Pranab Mukherije nella capitale cinese). Il Memorandum prevederebbe (ma aspettiamo conferme) tra l’altro esercitazioni congiunte e programmi di training. La firma (anche il luogo è alquanto significativo nel contesto di una storia complessa come quella sinoindiana) sarebbe avvenuta dopo un vertice di due ore fra i due ministri nel quartier generale della Commissione militare centrale, il massimo organismo politicomilitare cinese. Si capisce bene che la faccenda è molto interessante. Anche le dichiarazioni sono chiare: ‘India e Cina – ha detto il ministro della difesa di Delhi, riportato dall’Hindustan Times – possono risolvere problemi complessi’. ‘Cina e India sono buoni amici – ha detto – io mi aspetto un vertice molto fruttuoso con i dirigenti cinesi nel contesto di una crescente relazione di patnership strategica fra i nostri paese, per la pace e la stabilità’. Il ministro della difesa indiano ha poi incontrato anche il primo ministro cinese Wen, il protagonista assoluto del nuovo approccio cinese verso l’India, un approccio che ha superato gli errori del passato recente nella strategia di Pechino.
    Ma c‘è un punto importantissimo che deve essere annotato: il ministro della difesa indiano ha infatti affermato circa la strategia internazionale di Delhi, ‘L’India non vuole essere usata per ‘contenere’ la Cina’. Delhi conferma dunque di non voler entrare in alcuna ‘alleanza o intesa anticinese’ come vorrebbero alcuni ambienti dell’amministrazione Bush. Questa dichiarazione acquisisce ancora più importanza politica se si fa mente locale alle ‘coincidenze’ politiche: in questi giorni si sta discutendo alacremente fra Washington e Delhi sull’iter dell’accordo nucleare (il cui corollario legislativo è in discussione al Congresso americano). Mentre discute con gli americani dell’amministrazione Bush su un issue così delicata, Delhi non sono riassicura Pechino (l’aveva già fatto prima del vertice Singh-Bush nel febbraio scorso) ma firma importanti intese, militari, sottolineamo militari, con Pechino. L’India non è reclutabile in una politica di contenimento contro Pechino: i fatti recenti lo dimostravano a sufficienza, l’Economist lo aveva autorevolmente scritto nel febbraio scorso, Henry Kissinger l’aveva codificato in un intervento dedicato alla politica asiatica degli Stati Uniti, il ministro della difesa indiano ci ha messo l’altro ieri un bel timbro sopra il Niet al contenimento.
    Ma attenzione non c’è solamente Cina più India, Chindia, nella strategia internazionale di Pechino. La partita globale cinese è interessantissima e a tutto campo: in queste ore, un altissimo dirigente del regime cinese è a Mosca: si tratta di Wu Bangguo, presidente del Comitato del Congresso nazionale del popolo cinese, che incontrerà anche il presidente russo Putin e il primo ministro Fradkov. Anche qui la faccenda è interessante: Cina e Russia infatti sono andate avanti sulla via della cooperazione militare (nonostante forti e storiche rivalità e seri problemi reciproci); stanno procedendo nella cornice della cooperazione energetica; hanno economie complementari (fortemente trasformatrice quella cinese, fortemente ricca di materie prime e fonti energetiche quella russa); ma specialmente stanno agendo di comune accordo in crisi chiave come i dossier nucleari di Corea del nord e Iran. Questa alleanza politica si sta consolidando e le missioni russe a Pechino e cinesi a Mosca lo dimostrano. In attesa del prossimo vertice di giugno della SCO, l’Organizzazione di cooperazione di Shanghai.

    da Lettera22 - Associazione Indipendente di Giornalisti

  6. #36
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    venerdì 7 agosto 2009
    Il sottomarino nucleare dell'India negli equilbri geopolitici dell'Asia
    Mentre Stati Uniti e Russia lavorano ad un accordo per la riduzione degli armamenti nucleari,l'India ha varato a fine luglio il suo primo sottomarino a propulsione nucleare dotato di missili balistici dotati di testata atomica con una gittata di 700 chilometri. New Delhi possiede l'atomica dal 1974 ; ora l'India diviene il sesto Paese dopo Usa, Russia, Cina, Francia e Gran Bretagna a possedere sottomarini nucleari. Gli equilibri militari della regione sono a rischio. Il governo del Pakistan ha criticato il varo del sommergibile indiano giudicandolo una minaccia alla pace. Ma il vero obiettivo dell'India è cominciare a eliminare il gap che la separa dall'arsenale atomico del vicino cinese.
    L'India non ha firmato il tratto di non proliferazione nucleare.

  7. #37
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    Tawang (India), 07:47

    INDIA: DALAI LAMA SFIDA PECHINO, IN VISITA NELL'HIMALAYA
    Il Dalai Lama sfida la Cina. La guida spirituale tibetana e' giunta in visita nella parte indiana dell'Himalaya, per visitare un monastero. Il viaggio del Dalai Lama ha fatto infuriare Pechino, che reclama come propria la regione. Migliaia di buddhisti hanno accolto il Dalai Lama, in esilio in India per mezzo secolo. La visita e' destinata ad avere ripercussioni sulle relazioni tra Pechino e New Delhi.


    (08 novembre 2009)


    INDIA: DALAI LAMA SFIDA PECHINO, IN VISITA NELL'HIMALAYA | News | La Repubblica.it

  8. #38
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    India: 100 miliardi di dollari per il riarmo. L’Asia crede sepre meno nel dialogo.
    Scritto da Emanuele Confortin in Cina, Emanuele Confortin, India, Kashmir, NEWS, Pakistan
    New Delhi, 2 Novembre 2009. L’India, uno dei più grandi importatori mondiali di armi, ha deciso di affidare il proprio riarmo alle società nazionali, per le quali ora si apre un florido mercato da 100 miliardi di dollari. E’ questo l’ammontare degli investimenti – ammesso che spendere soldi per ordigni e strumenti di morte sia davvero un investimento -, che nei prossimi 10 anni, secondo New Delhi, dovrebbero ripristinare gli equilibri in Asia, soprattutto nei confronti della Cina, con la quale si sono riaccese le tensioni in prossimità dei confini.

    Attualmente, le industrie indiane impiegate nel campo degli armamenti coprono appena il 20% del fabbisogno nazionale, ma l’intenzione è quella di stravolgere le percentuali, favorendo i contratti nazionali. A tale proposito, il governo indiano ha deciso di affidare alle compagnie domestiche lo sviluppo di progetti chiave, mettendo in secondo piano i fornitori ’storici’, in particolare sovietici, ma anche statunitensi. Quindi non più munizioni, attrezzature da campo e automezzi. Per il futuro l’India si servirà di altri ‘prodotti’ nazionali per combattere il terrorismo e sorvegliare i confini contesi, a partire dai carriarmati, passando poi ad artiglieria e a mezzi dell’aviazione.

    Sempre gli stessi i nomi che beneficeranno della nuova apertura di New Delhi: Tata Motors, Mahindra and Mahindra, Ashok Leyland and Larsen and Toubro, i cui legami con le alte sfere della capitale non sono un segreto per nessuno. Per arginare gli ovvi e spontanei sospetti di una strategia ad uso e consumo dei soliti pochi, il ministro della Difesa A.K. Antony ha messo le mani avanti nel corso di una conferenza stampa giovedì scorso: “(fonte Reuters India) la trasformazione in corso è principalmente orientata su due aree essenziali, ovvero l’ampia promozione e facilitazione delle industrie di armamenti, facilitando la trasparenza e l’integrità in tutte le acquisizioni”. Per precisare poi: “Entro i prossimi cinque o sei anni, il budget totale previsto per le acquisizioni sarà di circa 50 miliardi di dollari”, arrivando ai 100 miliardi entro 10 anni.

    Secondo le dichiarazioni ufficiali, la manovra avrebbe lo scopo di rinnovare gli ormai obsoleti arsenali di provenienza sovietica, rafforzando in particolare le difese dei delicati confini con Pakistan e Cina. Risulta però evidente come in Asia Meridionale e nel Far East la strategia del riarmo continui a prevalere sugli sforzi per rinnovare i dialoghi di pace.



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    http://www.indika.it/?p=3158#more-3158

  9. #39
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    Trema il confine indo-cinese. New Delhi punta al riarmo, Pechino “Kashmir nazione separata”
    Scritto da Emanuele Confortin in Emanuele Confortin, NEWS, Nepal
    New Delhi, 26 Ottobre 2009. Pochi giorni fa accennavamo alla possibilità che il governo indiano stanziasse nuovi fondi per il riarmo, e venerdì scorso è giunta la conferma ufficiale, da parte del ministro dell’Interno Chidambaram. “Stiamo considerando la ristrutturazione della Indo Tibetan Border Police – ha spiegato il ministro, riferendo alle forze di sicurezza schierate lungo il confine con la Cina (fonte PTI) -. Il piano prevede il rafforzamento delle postazioni di frontiera”. Ebbene, in seguito ai crescenti attriti tra New Delhi e Pechino provocati dalla contesa di ampie aree a ridosso dei 3.500 km di confine, il governo indiano ha deciso di fare la voce grossa. Ciò significa posizioni più ferme e meno accondiscendenti verso la Cina, che ricordiamo rappresenta per l’India il principale partner commerciale, con un interscambio destinato a superare i 60 milioni di dollari nel 2010. Tuttavia, parlando di confini indo-cinesi il premier indiano Singh e i suoi non possono scordare quanto accadde nel 1962, nel corso della guerra lampo tra le due superpotenze (complice anche la fuga del Dalai Lama in India), che vide l’esercito popolare di liberazione surclassare letteralmente i rivali indiani, palesemente impreparati e male equipaggiati. Ecco che 47 anni più tardi, l’India non si sente più un’ex colonia britannica, con un piede nel Terzo Mondo e geopoliticamente insignificante. I cambiamenti radicali avvenuti negli ultimi 20 anni in India hanno stravolto le cose, infondendo un forte senso di identità nazionale, rafforzato dalla consapevolezza che la democrazia più popolosa al mondo ha dei numeri anche in campo economico e peso nello scacchiere della politica internazionale.

    Questo basta a giustificare la rinnovata posizione di confronto ‘alla pari’ con la Cina, anche con le armi se necessario, come dimostrano gli stanziamenti riservati all’acquisto di nuovi armamenti adatti ai combattimenti in zone montuose (il confine indo-cinese è posto in gran parte a ridosso dell’Himalaya), strumenti di ultima generazione per il monitoraggio del territorio, poi mezzi speciali che dovrebbero consentire alla ITBP di muoversi rapidamente lungo la Line of Actual Control (LaC), cercando così di prevenire i numerosi sconfinamenti delle truppe cinesi registrati negli utlimi anni. Per distogliere l’attenzione dalla crisi diplomatica in atto con la Cina, Chindambaram ha cercato di giustificare le nuove spese militari allargando il problema. “La nazione sta andando verso una difficile fase”, ha affermato, riferendo alle crescenti incursioni di terroristi (vere o presunte) soprattutto lungo i confini con il Pakistan in Jammu e Kashmir, così come alle rivolte nel Nordest e non da ultimi i Maoisti. “Siamo convinti di avere la forza e la capacità di fronteggiare queste sfide”.

    Sul versante opposto, la Cina continua nella sua linea di delegittimazione dell’autorità indiana in Jammu e Kashmir, favorendo implicitamente il Pakistan, con il quale Pechino sta siglando importanti accordi di collaborazione. La recente decisione presa dal governo cinese di rilasciare visti ’speciali’ per gli abitanti del Jammu & Kashmir, in quanto provenienti da aree contese, ha destato il forte disappunto di New Delhi, che ha chiesto spiegazioni ufficiali. Ad aggravare la situazione, il fatto che alcuni giornalisti in visita in Tibet siano stati ‘informati’ (si fa per dire) dagli ufficiali cinesi sul fatto che il Kashmir è una “nazione separata dall’India”. Posizione condivisa anche da Myanmar e Nepal (nazioni che negli ultimi anni hanno rafforzato molto i rapporti con Pechino), dove sarebbero a disposizione mappe e carte geografiche che rappresentano l’India senza il Kashmir. Contro l’India, c’è stata poi la recente dichiarazione del premier Hu Jintao, di procedere con la costruzione di una super diga sul fiume Indo in collaborazione con il Pakistan, in pieno Azad Kashmir (la parte di Kashmir controllata da Islamabad). Ma non basta, ora la Cina sta facendo pressioni verso Kathmandu affinchè vengano intensificati i controlli lungo il confine indo-nepalese, per frenare il continuo afflusso di esuli tibetani in Nepal, dove spesso organizzano importanti dimostrazioni contro l’occupazione cinese in Tibet. A sostegno delle richieste di Pechino, il governo nepalese ha di recente promesso l’intesificazione dei controlli nel Mustang, la remota valle himalayana situata nell’estremo nord, dove da anni sono attivi i guerriglieri tibetani Khampa, che si oppongono alla presenza cinese in Tibet.



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    http://www.indika.it/?p=3132

  10. #40
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    Allarme terrorismo in India, il premier punta al riarmo.
    Scritto da Emanuele Confortin in Emanuele Confortin, India, Kashmir, Maoisti Indiani, NEWS, Pakistan, Terrorismo India
    New Delhi, 21 Ottobre 2009. Cresce l’allerta in India per il pericolo di nuovi attentati terroristici. L’allarme è stato

    Manmohan Singh
    lanciato ieri dallo stesso premie Manmohan Singh, nel corso di un incontro con i capi delle forze armate indiane. Interessante il fatto che Singh non abbia citato il Pakistan, lasciano intuire come il nemico numero uno dell’India, ora condivida la propria posizione a ‘parimerito’ con altre forze ostili, interne o esterne al Paese.

    Il timore riguarda soprattutto le grandi città, e cresce tanto più si avvicina il primo anniversario dei terribili attentati di Mumbai del 26 novembre scorso.

    Il Dottore, così come la stampa indiana è solita riferire al premier, ha sottolineato come in India e nei Paesi confinanti ci siano fortissimi interessi economici legati al “business del terrorismo”, invitando le forze di sicurezza a fronteggiare la minaccia con determinazione. “Per questo dobbiamo rafforzare i nostri meccanismi difensivi contro il terrorismo, le guerre non convenzionali e le forme gravi di militanze. Dobbiamo essere preparati a nuovi attacchi, ma dobbiamo anche prevenire reazioni incondizionate”.

    A seguire Singh ha ribadito come nelle ultime settimane la situazione oltre confine – riferimento diretto soprattutto al Pakistan, ma anche all’Iran e all’Afghanistan -, sia nettamente peggiorata, causando un innalzamento della tensione in tutta l’Asia Meridionale. “Per questo – ha aggiunto - le forze armate devono essere pronte ed equipaggiate per fronteggiare ogni conseguenza futura”. Risualta chiara dalle parole di Singh, la volontà di correre al riarmo in vista di possibili conflitti o scontri, così come confermato dalla dichiarazione conclusiva: “le nostre truppe devono essere addestrate a combattere ovunque, in ogni momento e in qualsiasi condizione. La loro capacità di fronteggiare minacce non convenzionali (terrorismo e militanze armate ndr), sarà altamente apprezzata”.



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