Nel 1954 Guareschi venne condannato per diffamazione su denuncia dell'ex presidente del Consiglio Alcide De Gasperi (De Gasperi rivestì la carica ininterrottamente dal dicembre 1945 al 1953). Guareschi era venuto in possesso di due lettere autografe del politico trentino risalenti al 1944. In una di esse il futuro presidente del Consiglio, che all'epoca viveva a Roma, avrebbe chiesto agli Alleati anglo-americani di bombardare la periferia della città allo scopo di demoralizzare i collaborazionisti dei tedeschi.
Secondo Guareschi le missive erano autentiche. Prima di pubblicarle, aveva sottoposto le lettere addirittura a una perizia calligrafica affidandosi a un'autorità in materia, il dottor Umberto Focaccia. Al processo affermò di aver agito in buona fede. L'avvocato difensore chiese ai giudici di sottoporre le lettere a un'ulteriore perizia, ma il Collegio giudicante respinse l'istanza motivandola così: «le richieste perizie chimiche e grafiche si appalesano del tutto inutili, essendo la causa sufficientemente istruita ai fini del decidere»[10].
In pratica, le uniche prove accettate furono le parole di De Gasperi, che aveva sporto personalmente querela («con ampia facoltà di prova»), il quale dichiarò che le lettere erano assolutamente false[11]. Il tribunale non accolse neppure le numerose prove testimoniali prodotte dalla difesa di Guareschi tra cui persone vicine allo stesso De Gasperi, come Giulio Andreotti[10].
Il 15 aprile Guareschi fu condannato in primo grado a dodici mesi di carcere.
Non presentò ricorso in appello poiché ritenne di avere subito un'ingiustizia:
« No, niente Appello. Qui
non si tratta di riformare una sentenza, ma un costume. (...) Accetto la condanna come accetterei un pugno in faccia: non mi interessa dimostrare che mi è stato dato ingiustamente.[10] »
Dopo il primo processo, un altro collegio, che doveva pronunciarsi per il reato di "falso", decise la distruzione del corpo del reato[12]. Divenuta esecutiva la sentenza, alla pena fu accumulata anche la precedente condanna ricevuta nel 1950 per vilipendio al Capo dello Stato.
Guareschi venne recluso nel carcere di San Francesco del Prato a Parma, dove rimase per 409 giorni, più altri sei mesi di libertà vigilata ottenuta per buona condotta. Sempre per coerenza, rifiutò in ogni momento di chiedere la grazia. Guareschi è stato il primo giornalista della Repubblica Italiana a scontare interamente una pena detentiva in carcere per il reato di diffamazione a mezzo stampa.