Ritenete la prospettiva miniarchica sostenuta da Ron Paul realizzabile o utopistica?


Ritenete la prospettiva miniarchica sostenuta da Ron Paul realizzabile o utopistica?
Figliolo, lei è un asino...
(D.Pastorelli, cit.)




Figliolo, lei è un asino...
(D.Pastorelli, cit.)


Vedrai che la California ti dimostrera' che ho ragione io. Troveranno un'escamotage ... si indebiteranno (questa degli IOU, e' la prima avvisaglia)... o aggireranno il referendum. O magari andranno al referendum iniziando una campagna mediatica (a spese dei contribuenti) per convincere gli stessi contribuenti che pagare e' bellissimo... oppure per terrorizzarli circa le conseguenze del default.
Nessuno stato si e' mai "autoridotto".
Secondo. In una situazione in cui la stragrande maggioranza fosse per lo stato ultraminimo... e' perche' ha capito che concorrenza e' meglio di monopolio, e allora, perche' non avere tutto in concorrenza, e quindi niente piu' stato ?
Terzo. come la mettiamo con la questione di principo circa i diritti individuali. Se io non voglio farmi proteggere dallo stato, ma preferisco organizzarmi autonomamente, perche' non posso essere libero di farlo ?
Spero di non aver messo troppa carne... Ciao.


Sulla California tocca che vediamo come va a finire la faccenda.
Le ultime notizie che ho sono quelle relative ad una possibile legalizzazione dell'erba.
Sul secondo punto non ho nulla da obiettare.
Tuttavia, per potersi porre il problema in quei termini bisogna prima passare dall'attuale modello di Stato a quello minimo.
Dopo un po' che la faccenda sia andata a regime e che le persone abbiano riscoperto il significato della libertà, anche se ancora parziale, ci si potrà porre la questione se andare oltre e superare anche il modello di stato minimo.
L'ultimo punto è il più complesso.
Esso sottende alla distinzione diritti individuali-diritti collettivi (civili).
Diciamo che nel modello di stato minimo alcuni diritti civili continuano a sovrastare quelli individuali.
Tuttavia in molti campi (la maggiorparte9 il singolo è pienamente titolare della propria libertà di swcelta.
Poter decidere liberamente su come scegliere istruzione, trasporti, sanità, previdenza, destinazione d'uso degli immobili, sicurezza individuale non mi sembra cosa da poco.
Figliolo, lei è un asino...
(D.Pastorelli, cit.)


si... vedremo.
Si... ma vedi, il problema della miniarchia e' che non attacca lo stato sulle sue contraddizioni ... lo legittima, purche' piccolo ... e questo fa ritentrare il dibattito nella solita lotta di potere.Sul secondo punto non ho nulla da obiettare.
Tuttavia, per potersi porre il problema in quei termini bisogna prima passare dall'attuale modello di Stato a quello minimo.
Dopo un po' che la faccenda sia andata a regime e che le persone abbiano riscoperto il significato della libertà, anche se ancora parziale, ci si potrà porre la questione se andare oltre e superare anche il modello di stato minimo.
Infatti una volta deciso che lo stato ci deve essere e puo' tassare... allora il "quanto" e il "per cosa" diviene una questione interna allo stato... e si rientra nella dittatura della maggioranza e nella logica per la quale qualunque politico sara' costretto a dire ai cittadini che lui sa spendere bene i loro soldi. E riparte il perverso meccansimo che aumenta le probabilita' di vittoria per chi promette di piu'.
In altre parole, uno che persegue la miniarchia non puo' permettersi di affermare che le tasse sono un furto (cosa che effettivamente sono), e rinunica quindi alla piu' coerente argomentazione contro lo stato: esso non e' legittimo perche' viola i principi su cui dice di basarsi, e quindi, a mio parere, rinunica alla possibilita di vittoria.
In altri termini, io sono convintamente anarchico, ma non ti nascondo che non mi dispiacerebbe vivere in una miniarchia... solo ritengo che per arrivarci, si debba coerentemente promuovere l'anarchia.
Non lo sono. Tuttavia anche qui noto che per promuovere la minarchia bisogna rinunciare alla coerenza sul diritto di liberta'. Infatti sei costretto a dire che gli uomini sono liberi, tranne di scegliere se appartenere allo stato, perche' lui e' il titolare di quelli che tu chiami "diritti civili".L'ultimo punto è il più complesso.
Esso sottende alla distinzione diritti individuali-diritti collettivi (civili).
Diciamo che nel modello di stato minimo alcuni diritti civili continuano a sovrastare quelli individuali.
Tuttavia in molti campi (la maggiorparte9 il singolo è pienamente titolare della propria libertà di swcelta.
Poter decidere liberamente su come scegliere istruzione, trasporti, sanità, previdenza, destinazione d'uso degli immobili, sicurezza individuale non mi sembra cosa da poco.
A questo punto sono sudditi... e il fatto che lo stato coarti solo una piccola parte della loro liberta' (imponendogli di servirsi del suo servizio di difesa dal crimine) diviene una decisione dello stato.... e non piu' loro. E quando lo stato decidera che oltre alla difesa, gli fornira' anche cure mediche ed istruzione, tu non potrai piu'u dire che e' sbagliato perche si viola il diritto di liberta' di scegliere.... perche' gia hai accettato che lo faccia.
Infine dimmi. Che c'e' che non ti piace dell'anarcocapitalismo per preferire la miniarchia ?


Nulla.
Lo ritengo in via ideale il massimo traguardo di libertà a cui tendere.
Ma alla luce della odierna realtà lo vedo alquanto irrealizzabile se non utopistico.
Opto per la miniarchia solo per ragioni di opportunità poichè penso sia più facilmente realizzabile.
Se però introduco nella mia analisi della situazione odierna una possibilità per così dire, non prevista ed auspicabile, ossia una qualche forma di rottura violenta ed irreversibile dell'ordine costituito, beh... allora il discorso cambia.
Una catastrofe ecologica o una pandemia mondiale o anche una guerra termonucleare, cambierebbero la faccia del pianeta e metterebbero per sempre fine a quelli che sono stati i servomeccanismi di funzionamento\integrazione che hanno regolato la vita sociale sino ad oggi.
I due servomeccanismi principali, il denaro e lo Stato, cesserebbero la loro funzione ed a quel punto la prospettiva anarcocapitalistica avrebbe buone se non ottime probabilità di essere realizzata.
Figliolo, lei è un asino...
(D.Pastorelli, cit.)


Caro benjamin, io credo che serva un cambiamento culturale... prima che uno sconquasso naturale.
Credo che se domani avessimo un mega cataclisma che cancellasse stato e denaro... ma non cambiasse le opinioni largamente maggioritarie dei nostri concittadini, in men che non si dica ci ritroveremmo di nuovo con un bel voto in mano (ancorche' non richiesto) ... a sentirci politicanti prometterci mirabolanti servizi pubblici in cambio del nostro consenso nelle urne.
Lo stato va delgittimato sui principi... e con la logica. Per farlo arretrare bisogna che le persone sia convintre che esso e' "male"... che con lui non bisogna scendere a compromessi... che va cacciato in un buco, perche di lui e' meglio fare a meno.
Questa e' una battaglia culturale che oggi e' persa in partenza, ma che comunque... almeno per me, vale la pena di combattere. E dalle belle cose che scrivi, credo che lo sia anche per te.
Con stima. Ciao.


Grazie per le tue belle parole Ciddo.
Hai sinceramente tutta la mia stima.
Ciao!
Figliolo, lei è un asino...
(D.Pastorelli, cit.)
è' chiaramente utopistica, ma non priva di aspetti interessanti, anzi....