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Discussione: Bad Milan!

  1. #21
    Baci a Milano
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    Predefinito Riferimento: Bad Milan!

    un articolo del genere non sarebbe apparso se a milano ci fosse stata una giunta di sinistra

  2. #22
    Ex Donald ed ex Max50
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    Predefinito Riferimento: Bad Milan!

    Mi sapete dire quali differenze ci sono fra le periferie di Milano e quelle di Roma ?
    Tenete conto che quando si parla di quartieri popolari , si parla del 70 - 80 % di una città.
    Che dopo Roma abbia maggiori bellezze storiche e artistiche , questo è vero.
    Ma per me Roma è un simbolo , cioè del centralismo , del dirigismo e dello statalismo.
    Per ma Roma è qualcosa che si prende sempre tutto il meglio che c'è in giro in italia , accentrandolo senza tuttavia che questo a Roma riesca a essere o a rendere quello che era e dava altrove.
    In pratica io distinguo la Roma città storica dalla Roma simbolo politico , mai accettato nè amato.

  3. #23
    Ex Donald ed ex Max50
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    Citazione Originariamente Scritto da isoica Visualizza Messaggio
    un articolo del genere non sarebbe apparso se a milano ci fosse stata una giunta di sinistra
    Milano , così come tanti altre città e regioni , è stata nel tempo spogliata e derubata da Roma.

  4. #24
    Ambrosianaeffeciiemme MI
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    Citazione Originariamente Scritto da karasumi Visualizza Messaggio
    Un articolo di una banalità unica, che ha la presunzione di ricercare in Milano un mondo che non esiste più, per arrivare a sottolineare come la causa di tanto degrado sia dei leghisti e di questa giunta comunale, che addirittura non vigilerebbe sulle infiltrazioni mafiose degli appalti per l’Expo. Forse, invece che stuzzicare i sentimenti semplici dei lettori, farebbero meglio a riportare fatti, e non facili lacrime di nostalgia.
    Verissimo. Il Corsera come fonte di informazione non è affatto credibile, troppo antiberlusconiana.

  5. #25
    Ambrosianaeffeciiemme MI
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    Predefinito Riferimento: Bad Milan!

    Citazione Originariamente Scritto da karasumi Visualizza Messaggio
    Infatti ho distinto Milano da Roma o Firenze, come attrattiva turistica.
    Io sono cresciuto a Genova, che amo, però mi trovo meglio a Milano e non cambierei, mi trovo perfettamente a mio agio in una città così. Ho vissuto anche in Africa e ai Carabi, ma non li cambierei mai con Milano. In provincia di Milano trovo invece un eccesso di verde per i miei gusti.
    La distribuzione della ricchezza passa attraverso lo spirito di iniziativa della popolazione che abita in una determinata zona attraverso le opportunità che essa stessa si crea, non per volere di uno stato che la colloca in un posto piuttosto che in un altro.
    Condivido tutto anche qui. Pensa che mi devo adattare a Viale Monza...hefico:

  6. #26
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    Citazione Originariamente Scritto da Donald Visualizza Messaggio
    Milano , così come tanti altre città e regioni , è stata nel tempo spogliata e derubata da Roma.
    si.. il colosseo e san pietro, in origine erano a milano... poi furono trasportati, mattone per mattone, a roma.. :gluglu::gluglu:
    X

  7. #27
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    Predefinito Riferimento: Bad Milan!

    Citazione Originariamente Scritto da zwirner Visualizza Messaggio
    Milano senza sogni, una città amara
    Indifferenza, razzismo, traffico, inquinamento: così la metropoli perde l'anima
    P er raccontar Milano è bene partire dal basso, dai marciapiedi, più che dalle alte vette, il primato sociale e civile dato una volta per scontato o la capitale morale andata in frantumi come un vaso di terraglia. I marciapiedi, dunque, quasi tutti rotti, rappezzati, simili a mantelli di Arlecchino, tra crepe, buchi e strisce d'asfalto, coi cordoli di antica pietra gettati via, lo sporco della città che s'infiltra tra le fessure e i sassi malamente mescolati alla sterpaglia. Nessuno controlla più quel che fanno i posatori. Questo non succede in periferia, a Baggio, a Cernusco sul Naviglio, a Cinisello, dove forse le cose vanno un po' meglio, ma nel centro colto della città, di fianco alla chiesa di Santa Maria delle Grazie, per esempio, dove già di prima mattina i cinesi e i giapponesi si mettono in coda per vedere il Cenacolo di Leonardo e poi vanno a comprare i souvenir dal cartolaio di via Ruffini, davanti alla scuola che ha appena compiuto cent'anni di età.


    Milano
    Nessuno sembra scandalizzarsi dell'incuria, neppure i frati che si incontrano lì intorno, eredi dei terribili inquisitori del Seicento, con indosso il maestoso saio bianco. Le strisce pedonali, da anni, sono diventate invisibili o quasi, l'illuminazione sembra una burla da lunapark. In certe strade le lampade sono gialle, su due file, in altre bianche o azzurrognole, al neon, su una sola fila, chissà perché. Se poi si alza la testa oltre i tetti si vede l'altra città cresciuta a dismisura, popolata dalle nuove «cappuccine», abbaini di basso rango, una volta, destinati alle domestiche fedeli, cui toccava però l'onore di venir seppellite nella cappella di famiglia, divenuti ora — dono di una compiacente legge regionale — simbolo delle squisitezze della postmodernità padronale. Che cosa è accaduto a Milano in questi decenni? Il degrado non riguarda soltanto i marciapiedi rappezzati, naturalmente, e neppure i tram che funzionano male, il traffico paralizzante, l'aria avvelenata. Riguarda l'intera comunità, indifferente, passiva. Si è smarrito lo spirito solidale, simbolo della città, persino nelle sue canzoni. A Milano venivano a lavorare tutti, senza alcuna discriminazione. Non comparvero mai sui portoni, come a Torino negli anni Sessanta, quei cartelli oltraggiosi, «Non si affitta ai meridionali». Non è più così, il razzismo è diventato roba di casa, vengono proposte le carrozze separate sulla metropolitana — i bianchi e i neri, i locali e gli oriundi — mentre uomini politici della Lega intonano indecenti ritornelli che sbeffeggiano i napoletani. (In nome dell'idea di nazione). Sembra, e va detto con accoramento, con pena, che sia affiorato il peggio nascosto nelle viscere.

    L'unica voce di umano buonsenso pare quella dell'arcivescovo Dionigi Tettamanzi. Nel Novecento, orribile secolo di conflitti e di violenza, tra la Shoah e la bomba atomica, è successo di tutto e il primo decennio del nuovo secolo non sembra portatore di giustizia e libertà. A Milano i momenti di fervore, dopo la Seconda guerra mondiale, furono probabilmente tre: la ricostruzione, anche se già segnata dagli interessi speculativi; gli anni del centrosinistra quando Milano fu motore di proposta e di ricerca; subito dopo la strage di piazza Fontana, nel 1969, che vide la città affratellata nella tragedia. Nel tempo del terrorismo punteggiato dai funerali delle povere vittime, Alessandrini, Calabresi, Galli, Tobagi, tra gli altri, Milano tiene. Poi tutto si sfalda. Dalla «Milano da bere» degli anni craxiani, gran finzione di un lucente mondo corrotto, al ciclone di «Mani pulite». La città, nel 1992, si sente vendicata. L'immagine dei rappresentanti di tutti i partiti politici seduti intorno allo stesso tavolo a dividersi le mazzette della corruzione secondo il proprio peso politico resta negli occhi e nella mente. L'indignazione, però, dura poco. I sodali dei corrotti hanno la meglio malgrado la grande ruberia scoperchiata. Vengono dimenticati alla svelta gli imprenditori, i politici, gli amministratori, gli affaristi in gran quantità, in fila per confessare i loro peccati e avere qualche sconto di pena, davanti alle porte degli uffici della Procura della Repubblica. I magistrati, applauditi fino a poco prima, diventano i carnefici, giustizialisti senza cuore e senza cervello. Quel che accadde allora pesa ancora oggi. Ci fu infatti, da parte della comunità, il rifiuto di discutere e di discutersi per tentar di capire le ragioni di quel che era successo. Il problema non era soltanto giudiziario, riguardava la struttura dell'intera società, la cultura diffusa, i comportamenti, il merito e il demerito, i criteri di selezione della classe dirigente, questioni irrisolte ed essenziali.

    Tutto era accaduto in una città dove la morale collettiva aveva profonde radici, dove, fin dai tempi dell'imperatrice Maria Teresa, fiorì una buona amministrazione, dove il socialismo primonovecentesco aveva dato vita a modelli comunitari d'avanguardia, le scuole d'arti e di mestieri, la società Umanitaria, le case popolari nel centro della città, i quartieri operai ben costruiti — il villaggio Falck — le associazioni di mutuo soccorso, tutto quanto poteva rendere meno greve la vita degli umili manzoniani. E oggi? È mutato l'assetto sociale, in pochi anni si è passati dalla durezza del mondo contadino alle costrizioni dell'industria manifatturiera al terziario fino alla generazione di Google, quella che scrive x invece di per e 6 invece di sei. In un tempo non lontano l'incontro politico, civile, soprattutto umano, tra una classe imprenditrice capace, che ha avuto fede in se stessa, senza dimenticare del tutto il prossimo, e una classe operaia di alto livello professionale ha impedito, mescolando culture e esperienze, che nascessero fascismi e razzismi. Ora gli imprenditori si sono assottigliati trasformandosi in finanzieri e in immobiliaristi, gli operai sono calati di molto, le grandi fabbriche non esistono quasi più così com'erano fino agli anni Ottanta. E, quel che forse più conta, sono scomparsi anche i luoghi di aggregazione, le sezioni sindacali e quelle dei partiti di massa, dentro e fuori le aziende, e anche gli oratori delle parrocchie hanno una minore forza di attrazione. Un buco nero. La società si è impoverita, gli uomini e le donne sono più soli, la tv, così manchevole, ha la funzione di una specie di scuola dell'obbligo.

    L'Expo 2015 è diventato a Milano quasi un miraggio, la soluzione per tutti i mali, la panacea. Ma i più dei cittadini sanno vagamente di che cosa si tratta — l'alimentazione — anche se hanno seguito le penose polemiche per la conquista delle poltrone, durate un anno, che fanno persino rimpiangere la Prima Repubblica e il famoso manuale Cencelli. Si è capito anche che l'imperativo categorico, quasi un'ossessione, è costruire, la manna moltiplicatrice di soldi. Per chi non si sa, visto che i portoni delle case sono pieni di cartelli, «vendesi», «affittasi», e non pochi, soprattutto giovani, in questi anni se ne sono andati a vivere fuori città dove i prezzi sono più clementi. Un editto li obbligherà a tornare? E a nessuno viene in mente di consultare i magistrati della Direzione antimafia, profondi conoscitori della 'ndrangheta calabrese, una tra le aziende leader della città, in attesa di saltare su appalti e subappalti dell'edilizia, vista la sua liquidità senza fondo? (I nuovi capi sono i figli acculturati dei mafiosi di Africo, di Platì, di San Luca di trent'anni fa). È mancato, da parte dell'amministrazione comunale, infinitamente distante non solo per quanto riguarda l'Expo, un coinvolgimento con l'intera comunità, una gestione più aperta, più democratica, più disponibile, meno gelida e più umana di una città una volta ironica, affettuosa e ora incattivita, nevrotizzata. È inutile l'ottimismo di maniera. Non è preferibile dir le cose come stanno cercando di far funzionare meglio quel meccano complesso che è oggi una grande città?

    Milano senza sogni, una città amara - Corriere della Sera
    Canten tucc: «Lontan de Napoli se moeur»
    ma poeu vegnen chì a Milan!


    Che sia un po' anche colpa loro?
    "Insomma se è in gamba, ti porta l'aereo così basso.. ehehehe...
    Lei dovrebbe vederlo, è uno spettacolo: un gigante come il B-52.... BHOOAAAMMM!!!!.. con i gas di scarico t'arrostisce le oche vive!!"

  8. #28
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    Citazione Originariamente Scritto da alexeievic Visualizza Messaggio
    sono stato poche volte a milano, ma è una città che mi mette tristezza... molto meglio ROma, checchè ne dicano i padagni.. (che poi parlano per invidia.. )
    anche i patagni che contano l'hanno capita da un pezzo , i patagni "semplici" non ancora.
    Il problema non è Berlusconi , il problema sono gli italiani!

    DISSIDENTE POLITICO IN REGIME DA OPERETTA!
    OH CINCILLA' ... OH CINCILLA'!

  9. #29
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    Citazione Originariamente Scritto da alexeievic Visualizza Messaggio
    si.. il colosseo e san pietro, in origine erano a milano... poi furono trasportati, mattone per mattone, a roma.. :gluglu::gluglu:
    Non hai capito un cazzo di quello che volevo dire , e comunque non mi sembra il caso che te lo spieghi.
    PS : lascia perdere il colosseo , sto ancora aspettando qualcuno che mi spieghi la differenza fra esso e Auschwitz.Ma pensandoci bene il colosseo è peggio , perchè lì le persone innocenti venivano ammazzate fra il sollazzo della gente , e non di nascosto e alla svelta.Possibile che nessuno abbia ancora pensato di far dichiarare l'anfiteatro flavio (si chiama così , vero l "insigne " monumento ? ), uno dei luoghi dove sono stati commessi crimini contro l'Umanità ?

  10. #30
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    Predefinito Riferimento: Bad Milan!

    Citazione Originariamente Scritto da karasumi Visualizza Messaggio
    Infatti ho distinto Milano da Roma o Firenze, come attrattiva turistica.
    Io sono cresciuto a Genova, che amo, però mi trovo meglio a Milano e non cambierei, mi trovo perfettamente a mio agio in una città così. Ho vissuto anche in Africa e ai Carabi, ma non li cambierei mai con Milano. In provincia di Milano trovo invece un eccesso di verde per i miei gusti.
    La distribuzione della ricchezza passa attraverso lo spirito di iniziativa della popolazione che abita in una determinata zona attraverso le opportunità che essa stessa si crea, non per volere di uno stato che la colloca in un posto piuttosto che in un altro.
    Se ti piace Milano niente da dire, i gusti sono gusti, personalemente l'ho sempre trovata una città estremamente autoreferenziale e provinciale, ebbene si, proprio quello, magari, anzi sicuramente non tutti i milanesi lo sono ma quelli che ho conosciuto sono talmente pieni di sè che non riescono a concepire l'esistenza del "meglio" in senso assoluto.
    Insomma pensa te un milanese purosangue che mi conosce e sa che vengo da Siena, una città di sicuro non metropolitana, ebbena da per scontato che sia il classico cittadino di provincia ma alla fine (almeno per quello che riguarda la mia attività) si deve ricredere dopo che gli ho mangiato la pappa sul capo

 

 
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