iannis ha scritto:
Io non credo che ora le credenze dei cattolici siano di impizzio a chi non crede nella propria vita quotidiana, e ogni qual volta un qualche principio per forza di cosa deve influenzare anche la vita comunitaria, ecco che allora appunto c'è un voto di maggioranza (in cui gli elettori sanno perfettamente come la pensa in proposito chi votano).
Per il resto ormai vedo grosse differenze tra i monoteismi e dentro i monoteismi. E non solo per la presenza dell'illuminismo da noi, c'è una differenza proprio insita. Ma quello che voglio sottolineare è che non possiamo dare la colpa alle religioni di certe usanze o tabu: prima di tutto osserviamo come in un politeismo grandissimo come quello indu, il maggiore dei politeismi, il ruolo della donna è come quello nei monoteismi anzi peggio, penso agli aborti di femmine (ora che in India c'è l'ecografia), alla solita usanza di vedere male le donne non sposate, o addirittura all'usanza un tempo di bruciare le vedove col marito morto.
Inoltre un certo atteggiamento ossessivo verso la donna la vedo come ho detto molto più simile soprattutoo fino a 50 anni fa tra Sicilia e Siria o tra Grecia e Marocco nonostante le opposte fedi, che tra sicilia e Austria, o sicilia e Lituania nonostante la fortissima fede cristiana di Lituania e Austria, segno che cultura e storia fanno più della fede.
Dipende sempre da che cosa si intende per impiccio: consigliare ai propri accoliti di non votare un dato referendum o legge perchè si verrebbe meno alla parola data nel momento dell'eucarestia si colloca al confine tra rispetto delle proprie pratiche individuali e propria responsabilità sociale. Si cammina su di un filo sospeso a molti chilomentri di altezza dal suolo. Un qualunque tentennamento e si potrebbe cadere. Su questo almeno credo che siamo tutti e due d'accordo. Cos'è più preponderante: cosa consiglia la propria religione oppure cosa dovrebbe richiedere la propria appartenenza alla società, in quanto appartenente a tutti gli effetti? Bella domanda, grazie. Prego.
Mia zia ha sposato un induista e vive da induista, con forti tendenze buddhiste lamaiste. Per lei, donna pur sempre occidentale e sessantottina, la poligamia ha sempre rivestito un ruolo determinante nel modo in cui una donna indipendente approccia le richieste della religione.
Se Perseo passasse da queste parti potrebbe spiegare meglio di me il ruolo della donna in quella religione molto particolare e non di facilissima comprensione (almeno per me, l'ho studiata poco). Ci tengo però a precisare che una mia conterranea, proveniente da un paese non troppo distante da dove sono nato, è salita alla carica più alta della Repubblica Indiana.
Poichè anche nei Veda si cita la proibizione di contatto con la donna in ciclo mestruale oltre ad altre discrimazioni, potremmo addirittura spingerci oltre ed annettere anche l'induismo canonico ai tre monoteismi. Ma non voglio spingermi più in là di quello che dovrei. Ne consegue tuttavia che le correnti tantriche delineano un aspetto piuttosto contradditorio nel rapporto tra uomo e donna. Nei 3 monoteismi non vi è paragone alcuno rispetto al modo in cui la donna viene trattata in queste correnti. I catari, i più libertari tra i cristiani e fautori direttamente ed indirettamente dell'amor cortese (ricordiamo per esempio Dante ed i Fedeli d'Amore), sono ben distanti da questa emancipazione.
Più ti esponi alle genti teutoniche e scandinave e più dovrai includere il retroterra pagano, in cui la donna era vista in modo molto più paritario che in altre confessioni.
Più poi ci spingiamo nei reami dell'ateismo spirituale (confucianesimo, taoismo, buddhismo, animismo), e più la donna si manifesta in essere paritario, senza alcuna distinzione formale. Nel politeismo arcaico poi le donne rivestivano ruoli determinanti negli stessi Pantheon. Le prime figurine ritrovate si riferivano alla donna venerina, pallaide, danea, gaia, afrodisiaca, nutrice e gravida.