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Discussione: Altrove

  1. #121
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    Predefinito Re:Altrove

    Isa ha scritto:
    Emanuele Rallo ha scritto:
    Isa ha scritto:
    L'accusa di qualunquismo è una bella pietra tombale e il ritornello noddici bravi e suddici cattivi, o viceversa, dopo un po' diventa noioso.

    Cantiamo un bel Requiem per questa discussione e alla prossima, forse.
    Se avessi mai ridotto la questione nei termini nordici bravi e meridionali cattivi avresti ragione. Vedo che è molto semplice eliminare le questioni poste.

    Va beh, lascio stare.
    Appassionarmi alla questione meridionale quando regolarmente viene trasformata in una questione italiana (a momenti planetaria) non mi affascina
    Non mi prendere in giro, cosa voleva significare quel post sul piemonte che non ha morti ammazzati e ggente indifferente? Comunque vi ho applaudito e morta lì, non appassiona nemmeno me.

    Il meridione è Italia, ed io ho postato una serie di link e di considerazioni sul fatto che la questione mafia riguarda l'intera nazione, sebbene con modalità diverse. E ci sono altre considerazioni interessanti qui, in proposito. Ad esempio il nostro presidente del consiglio che parla di Mangano come di un eroe. Quindi non puoi venirmi a dire che la questione meridionale non è italiana, questo è voler fare gli struzzi.
    Isa, scusami tanto, il Piemonte è uguale alla Campania? Sì o no? Cio non significa che il nord sia illuminato e il sud oscurantista, e nessun altro dei luoghi comuni che mi si vogliono attribuire


    Certo che la questione meridionale è italiana, in quanto appunto esplosiva nel meridione. Scusatemi, a me pare proprio un punto banale :blink:
    \"La Giustizia è il potere dei senza potere\"
    Vaclav Havel

  2. #122
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    Predefinito Re:Altrove

    Emanuele Rallo ha scritto:
    Isa ha scritto:
    Emanuele Rallo ha scritto:
    Isa ha scritto:
    L'accusa di qualunquismo è una bella pietra tombale e il ritornello noddici bravi e suddici cattivi, o viceversa, dopo un po' diventa noioso.

    Cantiamo un bel Requiem per questa discussione e alla prossima, forse.
    Se avessi mai ridotto la questione nei termini nordici bravi e meridionali cattivi avresti ragione. Vedo che è molto semplice eliminare le questioni poste.

    Va beh, lascio stare.
    Appassionarmi alla questione meridionale quando regolarmente viene trasformata in una questione italiana (a momenti planetaria) non mi affascina
    Non mi prendere in giro, cosa voleva significare quel post sul piemonte che non ha morti ammazzati e ggente indifferente? Comunque vi ho applaudito e morta lì, non appassiona nemmeno me.

    Il meridione è Italia, ed io ho postato una serie di link e di considerazioni sul fatto che la questione mafia riguarda l'intera nazione, sebbene con modalità diverse. E ci sono altre considerazioni interessanti qui, in proposito. Ad esempio il nostro presidente del consiglio che parla di Mangano come di un eroe. Quindi non puoi venirmi a dire che la questione meridionale non è italiana, questo è voler fare gli struzzi.
    Isa, scusami tanto, il Piemonte è uguale alla Campania? Sì o no? Cio non significa che il nord sia illuminato e il sud oscurantista, e nessun altro dei luoghi comuni che mi si vogliono attribuire


    Certo che la questione meridionale è italiana, in quanto appunto esplosiva nel meridione. Scusatemi, a me pare proprio un punto banale :blink:
    Certo che no. Bene. Passiamo oltre.

    E visto che è italiana, perchè è impensabile parlare della questione meridionale senza accennare minimamente agli investimenti che la mafia ha "altrove"... lo ribadisco ancora, la mafia è una potenza ECONOMICA anche per la questione nordica...perchè lo si contesta?
    Fra l'altro l'unica che ha parlato nello specifico di questione meridionale sono io, quando ho accennato ai rapporti di affiliazione. Nessuna risposta al post.

  3. #123
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    Predefinito Re:Altrove

    Lo sai Isa cosa mi da più fastidio di questa discussione?
    Il suo dire tutto e il contrario di tutto.

    Ad esempio, sono intervenuti fior di teorici del ruolo di guida della politica sulla società senza che nessuno indicasse le colpe davvero nostre, e cioè quelle della sinistra. L'aver replicato in ogni paese e in ogni città i conflitti d'interessi che nel dire aborriamo tutti ci ha fatto perdere credibilità. Ci ha uniformato.
    La nostra politica ha preferito Crisafulli a Rossi-Doria, ha lasciato morire Fortugno e ha abbandonato i ragazzi di Locri, ha vilipeso le forze progressiste che a volte sono emerse a Palermo, a Napoli e a Catania in nome della sistematizzazione del nostro sistema di potere.
    Invece di preoccuparci delle migliaia di meridionali che emigrano, ci siamo preoccupati solo di ciò che del sud restava. La gestione dei fondi europei. Le nomine nella sanità.
    La politica, la nostra politica, come grande ufficio di collocamento clientelistico.

    E allora io dovrei sentirmi dire che la colpa è di tutti in quanto la radice del male è la stessa. Non me ne frega niente. E oltretutto, se io alcune pratiche, appunto, non le pratico, ho difficoltà a comprendere ciò di cui si sta parlando, a meno che il tutto non si risolva, come ho già scritto, in una chiamata in correità generale per evitare di sancire i colpevoli.

    Beh, io non sono un sociologo e non ho voglia di andare a ritroso nel tempo, eppure il nome di un colpevole ce l'ho. La sinistra italiana che ha governato il mezzogiorno negli ultimi dieci anni. E mi vergogno di ciò che (non) abbiamo fatto al sud, e mi incazzo, soprattutto perchè a parole le rivoluzioni avremmo dovute farle noi.
    Quanti tentativi sfumati. Orlando, Bianco, perfino Bassolino e Vendola. Parole tradite. Persone tradite. E svilite. E disilluse.
    E allora il paragone con chi a destra si dovrebbe vergognare poichè vota chi dà ospitalità a un mafioso non regge, perchè lo stesso facciamo noi. E non puoi chiedere alle persone di vergognarsi perchè ci hanno appoggiato. Molti, se l'hanno fatto, l'hanno fatto con convinzione. Perchè noi gli avevamo detto che saremmo stati migliori. Più bravi. Invece a volte siamo stati perfino peggiori. Dovremmo essere noi a dire: abbiamo sbagliato, vi abbiamo tradito.
    Io vorrei una politica che si assumesse le proprie responsabilità, dato che ambisce tanto a averle. Invece tutto ciò non avviene.

    E però è molto bello parlare delle colpe dell'Italia. Andando indietro. Al 1800 magari. Quando molto più visibilmente quelle colpe se le porta appresso chi aveva promesso di esorcizzarle.

    E tant'è. Chissà chi candideremo tra qualche mese in Campania e in Calabria. Ecco, la vergogna, invece di andarla a cercare chissà dove, molto più prosaicamente, sta in quello che abbiamo fatto e stiamo per rifare
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  4. #124
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    Predefinito Re:Altrove

    Emanuele Rallo ha scritto:
    E però è molto bello parlare delle colpe dell'Italia. Andando indietro. Al 1800 magari. Quando molto più visibilmente quelle colpe se le porta appresso chi aveva promesso di esorcizzarle.
    Al 1800?
    Parti ben da Belisario e la guerra gotica, che è meglio.
    Perché è questo quello che hanno voluto che sono intervenuti nella discussione. Altro che "analisi complessiva": quattrocento argomenti diversi contemporaneamente così non si capisce niente di nessuno, guai a muovere una qualunque accusa circostanziata a qualcosa, qualcuno o qualdove perché tanto di notte le pecore sono tutte nere, ed ampliando sufficientemente il campo si può arrivare a sostenere che pure Borsellino, Falcone ed Impastato erano conniventi con la mafia e dunque correi con la situazione.
    Il che è esattamente quello che è avvenuto in questa discussione.

    Bene, bravi, bis.
    Su questo forum ci sono due argomenti di cui non si riesce a parlare: donne e meridione (specialmente camorra).
    In hoc Silvio vinces.

  5. #125
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  6. #126
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    Predefinito Re:Altrove

    Emanuele Rallo ha scritto:
    Lo sai Isa cosa mi da più fastidio di questa discussione?
    Il suo dire tutto e il contrario di tutto.

    Ad esempio, sono intervenuti fior di teorici del ruolo di guida della politica sulla società senza che nessuno indicasse le colpe davvero nostre, e cioè quelle della sinistra. L'aver replicato in ogni paese e in ogni città i conflitti d'interessi che nel dire aborriamo tutti ci ha fatto perdere credibilità. Ci ha uniformato.
    La nostra politica ha preferito Crisafulli a Rossi-Doria, ha lasciato morire Fortugno e ha abbandonato i ragazzi di Locri, ha vilipeso le forze progressiste che a volte sono emerse a Palermo, a Napoli e a Catania in nome della sistematizzazione del nostro sistema di potere.
    Invece di preoccuparci delle migliaia di meridionali che emigrano, ci siamo preoccupati solo di ciò che del sud restava. La gestione dei fondi europei. Le nomine nella sanità.
    La politica, la nostra politica, come grande ufficio di collocamento clientelistico.

    E allora io dovrei sentirmi dire che la colpa è di tutti in quanto la radice del male è la stessa. Non me ne frega niente. E oltretutto, se io alcune pratiche, appunto, non le pratico, ho difficoltà a comprendere ciò di cui si sta parlando, a meno che il tutto non si risolva, come ho già scritto, in una chiamata in correità generale per evitare di sancire i colpevoli.

    Beh, io non sono un sociologo e non ho voglia di andare a ritroso nel tempo, eppure il nome di un colpevole ce l'ho. La sinistra italiana che ha governato il mezzogiorno negli ultimi dieci anni. E mi vergogno di ciò che (non) abbiamo fatto al sud, e mi incazzo, soprattutto perchè a parole le rivoluzioni avremmo dovute farle noi.
    Quanti tentativi sfumati. Orlando, Bianco, perfino Bassolino e Vendola. Parole tradite. Persone tradite. E svilite. E disilluse.
    E allora il paragone con chi a destra si dovrebbe vergognare poichè vota chi dà ospitalità a un mafioso non regge, perchè lo stesso facciamo noi. E non puoi chiedere alle persone di vergognarsi perchè ci hanno appoggiato. Molti, se l'hanno fatto, l'hanno fatto con convinzione. Perchè noi gli avevamo detto che saremmo stati migliori. Più bravi. Invece a volte siamo stati perfino peggiori. Dovremmo essere noi a dire: abbiamo sbagliato, vi abbiamo tradito.
    Io vorrei una politica che si assumesse le proprie responsabilità, dato che ambisce tanto a averle. Invece tutto ciò non avviene.

    E però è molto bello parlare delle colpe dell'Italia. Andando indietro. Al 1800 magari. Quando molto più visibilmente quelle colpe se le porta appresso chi aveva promesso di esorcizzarle.

    E tant'è. Chissà chi candideremo tra qualche mese in Campania e in Calabria. Ecco, la vergogna, invece di andarla a cercare chissà dove, molto più prosaicamente, sta in quello che abbiamo fatto e stiamo per rifare
    Non posso che condividere, e infatti più ne so e più mi schifo e più faccio fatica a trovare un referente politico che abbia voglia di sostenere. E penso si sia capito, io non voto più nessuno perchè è il meno peggio.
    Però un conto è affrontare la questione in questi termini, che poi sono politici, un altro è aprire una discussione scandalizzandosi per il comportamento altrui (e ribadisco, scandalizzandosi, perchè l'orrore ci sta tutto) e sostenere "io non sono così". Perchè semplicemente non lo puoi sapere, in mezzo non ti ci trovi e non ti ci sei mai trovato. E parlare di qualunquismo perchè qualcuno ti risponde a tono: cosa c'è più qualunquistico del ridurre la questione, che è complessissima, a "noi" e "loro" basata su una presunta e mai dimostrata superiorità morale? Mi viene da rispondere: vai, trasferisciti a Napoli e provamelo che hai coraggio. Sì, molto qualunquistico anche questo.

  7. #127
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    Predefinito Re:Altrove

    BUSTO ARSIZIO - “La mafia la nord non esiste”: è questo il pensiero che pervade la mente della maggior parte delle persone. La mafia al nord, invece, esiste e sta facendo sentire sempre di più la sua presenza sul territorio.
    E' di questi giorni la notizia della morte di un boss della 'ndrangheta, Carmelo Novella, ucciso in un agguato in puro stile mafioso a San Vittore Olona (MI), raggiunto da una pioggia di proiettili al volto e al torace. Meno di tre mesi fa, la Dia di Catanzaro gli aveva confiscato beni mobili per un valore di 5 milioni di euro.
    La Lombardia era ormai da tempo, nelle istituzioni competenti, considerata semplicemente infiltrata dalla criminalità organizzata, ma ritenuta comunque sana, ove gli episodi di presenza mafiosa erano solo sporadici. Ma le cose, oggi, sembrano cambiare.
    Almeno venti comuni, sparsi tra le province di Milano, Varese, Como e Bergamo, sarebbero completamente in mano alla 'ndrangheta, la quale detiene il controllo del territorio. Interi settori economici ed intere aree geografiche sono in mano ai padrini di Buccinasco (MI), città madre dell'infiltrazione mafiosa nei paesi alle porte di Milano.
    Auto che bruciano, capannoni in fiamme, lettere con proiettili e minacce di morte. La macchina mafiosa dimostra di utilizzare gli stessi mezzi al sud come nella regione più industrializzata del nord Italia, nella quale esiste un vero e proprio patto tra 'ndrangheta e cosa nostra per la spartizione del territorio.

    Riciclaggio di denaro sporco, traffico di stupefacenti e di armi sono i reati maggiori che fanno girare l'economia mafiosa in Lombardia, ma sono sempre più frequenti le intimidazioni e le estorsioni che fanno capire come certi affari sono e devono rimanere in mano a certe persone.
    E' di settimana scorsa la notizia dell'arresto di nuove leve del clan Papalia-Barbaro, dopo un inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia nei confronti di alcune imprese del settore scavi e movimento terra nella quale appare chiaro cosa accade a chi tenta di sconfinare le proprie zone di competenza. Il titolare di una ditta, calabrese, ma attivo a Buccinasco, prova ad affacciarsi verso Rho e Pero: ecco che puntualmente prende fuoco una delle sue pale meccaniche. Avvertimento del fatto che nella zona della nuova fiera, l'area che ospiterà l'EXPO 2015, c'è già un'altra famiglia che non vuole intrusi.

    Sono molti i fatti emersi dalle indagini della DDA e dall'ultima relazione della DIA sul presenza sempre maggiore di clan mafiosi in Lombardia. Ma se la mafia avanza così veloce, l'antimafia deve fare altrettanto.
    E' davvero preoccupante l'appello di aiuto, rivolto alla magistratura, lanciato la scorsa domenica dai primi cittadini dei Comuni di Cesano Boscone, Vincenzo D'Avanzo, Corsico, Sergio Graffeo, e Trezzano sul Naviglio, Liana Scundi: 'Gli sforzi che portiamo avanti', sia con la Gdf che con i Cc, non sono 'sufficienti per contrastare la criminalita' organizzata'.
    Preoccupante, perchè è la prima volta che, non uno, ma addirittura tre Sindaci, di altrettanti comuni del nord Italia si espongono per chiedere un intervento più duro nei confronti delle organizzazioni mafiose. Un forte segnale di allarme, ma anche un forte segnale che la volontà di combattere c'è e, se la richiesta arriva direttamente dalle amministrazioni comunali, oltre che la magistratura, deve essere la cittadinanza a rispondere a questo appello, lasciando allontanare l'indifferenza che regna nei confronti del fenomeno mafioso e prendendo in mano di prima persona una posizione netta e forte al fianco di chi, la mafia, la vuole davvero combattere e distruggere.

    E' doveroso, per il coordinamento lombardo del movimento “Ammazzateci tutti”, unirsi all'appello lanciato dai tre sindaci e rendersi disponibili per far sentire la voce della società civile nel gridare e manifestare il dissenso al dilagare della mafia, non solo in Lombardia, ma in tutta Italia.
    Se al lavoro delle forze dell'ordine e della magistratura si unirà la partecipazione dei cittadini, sarà molto più duro il muro che si scaglierà contro chi vuole ad ogni costo, e già è riuscito, accrescere maggiormente lo strapotere mafioso.


    Questo è uno degli articoli che avevo postato, è del 2008.

  8. #128
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    Predefinito Re:Altrove

    I locali alla moda, le pizzerie per le famiglie, i palazzi in centro. La criminalità al Nord non investe in Borsa, ma in attività economiche che ci riguardano molto da vicino

    Lì in riva all’Idroscalo di Milano, la megadiscoteca Café Solaire crea quasi un effetto spiaggia, una goduria nelle notti afose dell’estate milanese. Musica house, ombrelloni e tavolini, birre ghiacciate e mojito, camicie aperte e piercing all’ombelico,. Per entrare a divertirsi, ragazze e ragazzi pagano dai 12 ai 18 euro. Non possono sapere che i loro soldi finiranno nelle tasche della ‘ndrangheta. Per l’esattezza, in quelle del clan di Franco Coco Trovato, uno dei più feroci boss del Nord Italia, legato ai De Stefano di Reggio Calabria, condannato all’ergastolo per omicidio, traffico di droga, associazione mafiosa. Nel dicembre 2006, il Café Solaire è finito sotto sequestro, insieme alla pizzeria biologica Bio Solaire e alla discoteca Madison, in un’operazione della Direzione distrettuale antimafia di Milano. Secondo l’accusa il gestore dei locali, Vincenzo Falzetta detto “banana”, era il referente imprenditoriale del clan, quello che aveva il compito di reinvestire nell’economia pulita gli enormi profitti illeciti derivati soprattutto dalla vendita di cocaina. “Si era così costituita una catena di locali pubblici, in cui fra l’altro lavoravano quasi solo parenti o persone legate alla ‘famiglia’”, si legge nella Relazione sulla ‘ndrangheta redatta dal presidente della Commissione parlamentare antimafia Francesco Forgione e approvata il 20 febbraio 2008, “che rispondevano a una pluralità di esigenze: riciclare la liquidità in eccesso, spacciare all’interno di essi o intorno a essi altra cocaina e usare i locali, al riparo da occhi indiscreti, per riunioni strategiche” (la relazione è disponibile sul nostro sito www.altreconomia.it). Ora il locale ha cambiato gestione.
    Leggenda vuole che la mafia salga al Nord soltanto per investire in Borsa e riciclare i soldi in complicate architetture finanziarie internazionali. La realtà è completamente diversa. In Lombardia, in Piemonte e in altre regioni “non tradizionali” non esistono soltanto colletti bianchi, ma padrini e picciotti che all’occorrenza sparano. E quando gli investigatori svelano il loro patrimoni, non trovano quote di fondi e conti correnti alle Bahamas, ma palazzi, appartamenti, box, negozi, bar, ristoranti, locali notturni, autorimesse, concessionarie, imprese edili, società commerciali, cooperative di servizi. I soldi della mafia non scappano lontano, al contrario restano sotto casa conquistano pezzi delle nostre città, quando addirittura non li costruiscono (vedi articolo a pagina 11). Se abitiamo al Nord, la mafia ci sembra una cosa lontana, invece può toccarci direttamente nei modi più impensabili. Il night club “For a King”, per esempio, stava in un edificio di proprietà della Sogemi, la società municipalizzata che gestisce l’Ortomercato di Milano, dunque pagava l’affitto alla collettività dei cittadini, almeno per l’unico mese in cui è rimasto aperto. Il 3 maggio 2007 è stato sigillato perché faceva capo a un personaggio legato a Salvatore Morabito, un narcotrafficante della ‘ndrangheta di Africo. Indagando su di lui, la Squadra mobile di Milano aveva bloccato in quei giorni l’importazione di un carico di 207 chili di cocaina pura all’81 per cento. L’Ortomercato, dove ogni mattina si riforniscono fruttivendoli
    e supermercati di tutto il Nord Italia, è da decenni un punto di incontro tra economia legale e illegale. Morabito entrava nella struttura in Ferrari, con un pass da facchino rilasciato dalla Sogemi.
    Gran parte dei proventi della cocaina sono investiti in immobili residenziali, e ogni clan possiede patrimoni di tutto rispetto, naturalmente gestiti attraverso società pulite e presentabili. Quello di Costantino Mangeruca, legato alla cosca crotonese Farao-Marincola, ammontava a 30 milioni di euro. Nell’ottobre del 2007 i carabinieri di Crotone lo hanno messo sotto sequestro: comprendeva numerose proprietà in Calabria e nell’hinterland di Milano: sei edifici a Pregnana Milanese e 25 appartamenti a Cornaredo, dove l’anziano pregiudicato risiedeva. I clan della zona a Ovest del capolouogo lombardo sono attivi nell’edilizia, nei mobilifici e nella gestione di bar, rivela un recente rapporto dell’antimafia milanese. Cosche di ‘ndrangheta possiedono esercizi pubblici a Pioltello e negozi di abbigliamento tra Inveruno, Cuggiono, Castano Primo; a Legnano si dedicano all’ingrosso e al dettaglio di prodotti ortofrutticoli, alle sale giochi e agli immancabili bar.
    È facile diventare clienti o inquilini della mafia, anzi, a volte non c’è scelta.
    Nel quartiere periferico di Quarto Oggiaro a Milano, “settecento delle quattromila case popolari gestite dall’Aler sono occupate abusivamente e con l’accesso controllato direttamente dagli uomini della ‘ndrangheta”, afferma la citata relazione Forgione.
    La famiglia Carvelli, originaria di Petilia Policastro (Crotone), controlla militarmente lo spaccio di droga nel quartiere.
    La mafia si può “consumare” anche nel bar di tutti i giorni. Il cavallo di Troia sono i videopoker. In Liguria, nel settore della macchinette da gioco si danno da fare organizzazioni legate a importanti famiglie di Cosa nostra, come i Madonia di Caltanissetta e gli Emanuello di Gela. Negli anni Novanta, spiega la relazione della Commissione parlamentare antimafia approvata il 18 gennaio 2006, l’organizzazione ha imposto i propri apparecchi a numerosi esercizi pubblici “ricorrendo a metodi mafiosi e nessuno degli esercenti ha denunciato i soprusi subiti”. I profitti “sono stati in parte investiti nel settore immobiliare, per l’acquisto di lussuosi appartamenti situati in zone residenziali di Genova, in parte utilizzati per il mantenimento delle famiglie degli associati detenuti”. Il gioco è uno dei settori a maggiore rischio di infiltrazione, a partire dalle Sale bingo, attività che si svolge per concessione dei Monopoli di Stato e, dicono le inchieste più recenti, interessa sempre di più Cosa nostra. Se ne trova conferma nei “pizzini” del boss Salvatore Lo Piccolo, considerato l’erede di Bernardo Provenzano e arrestato il 5 novembre 2007.
    È difficile scappare dai soldi della mafia. Sono troppi, la cocaina è il carburante della vita notturna di centinaia di migliaia di persone in tutto il Nord, dal Piemonte al Veneto. Ci si può mettere in macchina o salire su un treno, ma non serve a molto. Nella relazione per l’inaugurazione dell’anno giudiziario 2008, il Procuratore generale di Milano Manlio Minale ha svelato l’interessamento della ‘ndrangheta negli appalti per due grandi opere in corso di realizzazione tra Milano e Torino: l’Alta velocità ferroviaria e il raddoppio dell’autostrada A4. 12

    I movimenti di Buccinasco
    Ci sono zone del Nord dove la mafia ha il completo monopolio dell’edilizia, in particolare del movimento terra. Lo dice senza giri di parole la Commissione parlamentare antimafia nella relazione sulla ‘ndrangheta approvata quest’anno,
    lo confermano le strutture investigative specializzate, ma l’allarme non trova un centesimo della risonanza riservata all’“emergenza” sicurezza. Eppure quello che ha scritto l’antimafia è stato approvato all’unanimità da tutti i partiti: “Persino le minacce estorsive non sono necessarie quando, come nella maggioranza dei casi, si verte in realtà in una situazione di completo monopolio ed in ampie zone della Brianza o del triangolo Buccinasco-Corsico-Trezzano non è nemmeno pensabile che qualcuno con proprie offerte o iniziative ‘porti via il lavoro’ alle cosche calabresi che hanno le loro imprese diffuse sull’intero territorio”. Come ha spiegato alla Commissione
    il capo della Direzione distrettuale antimafia di Milano, Ferdinando Pomarici, “in settori come quello dell’edilizia non è nemmeno necessaria l’intimidazione diretta poiché è sufficiente l’intimidazione ‘percepita’, cioè quella non esercitata con minacce aperte ma con la semplice ‘parola giusta al momento giusto’”.
    Buccinasco, cittadina dell’hinterland Sudovest di Milano, è nota come Platì 2, per il gran numero di immigrati arrivati dal paese dell’Aspromonte a partire dagli anni Sessanta. Compreso Antonio Papalia, considerato fino agli anni Novanta il più importante rappresentante della ‘ndrangheta al Nord, poi condannato all’ergastolo con altri membri della famiglia.
    Con il traffico di eroina e cocaina, i Papalia hanno accumulato un patrimonio stimato in parecchie decine di miliardi di lire, tanto da essere indicati come la famiglia mafiosa più ricca d’Italia prima che la scure di numerose confische si abbattesse sui loro beni. La loro prima ditta di movimento terra, la Tmt, risale al 1987.
    Oggi gran parte dei lavori di movimento terra di Buccinasco e dei comuni vicini -Corsico, Cesano Boscone, Trezzano sul Naviglio, Gaggiano- sono svolti da ditte legate al gruppo Papalia-Barbaro (un’altra importante famiglia della ‘ndrangheta di Platì, imparentata con i primi). Buccinasco si candida a essere un rifugio residenziale per milanesi stufi della città: il piano regolatore recentemente approvato prevede la costruzione di 1.500 nuovi alloggi che ospiteranno coppie e famiglie desiderose di verde e di pace. Le ruspe e i camion dei Papalia-Barbaro sono già al lavoro, in modo perfettamente legale.

    Beni confiscati, in un anno 200 milioni di euro
    Nel 2007, le mafie italiane hanno subito sequestri di denaro e beni per circa 200 milioni di euro. Il dato si ottiene dalle relazioni semestrali della Direzione investigativa antimafia e dà un’idea della potenza economica raggiunta dai clan. La loro presenza “fisica” in ciascuna Regione è dimostrata dal numero di immobili confiscati.
    La Lombardia è al quinto posto -dopo Sicilia, Campania, Calabria e Puglia- con 570 immobili. Seguono il Piemonte con 105, il Veneto con 77, l’Emilia-Romagna con 56, la Liguria con 26, il Trentino-Alto Adige con 15, il Friuli-Venezia Giulia con 11. Tutti i dati (questi sono aggiornati al 31 dicembre 2007) si trovano sul sito di Libera (www.libera.it), l’associazione impegnata sul fronte del recupero a uso sociale dei beni confiscati alle mafie.

    Il caso Uba Uba
    Qualcuno ricorderà di esserci entrato almeno una volta, a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta, in quei negozi di abbigliamento a buon mercato, frequentati soprattutto da ragazzi. Erano 23 in tutta Italia, soprattutto al Nord. La catena si chiamava Uba Uba e faceva una pubblicità martellante alla radio: “Uba uba non teme la concorrenza”; “Uba uba, un’esplosione di convenienza”. Il titolare si chiamava Ubaldo Nigro, un quarantenne pugliese trapiantato a Milano, con numerosi precedenti per emissione di assegni a vuoto. Quando la polizia lo fermò, il 10 giugno 1993, gli trovò in casa 219 milioni di lire in contanti, ma il giro d’affari delle sue società si aggirava intorno ai 200 miliardi. Nigro risultò coinvolto nella rete del boss Franco Coco Trovato. Oltre che di reati legati ad armi e droga, la Direzione distrettuale antimafia di Milano lo accusò di essere un terminale per il riciclaggio dei profitti del clan. Nigro morì in carcere dopo poche udienze del processo, il 18 aprile 1995.

    I casalesi in centro
    Il 22 giugno 2006, i carabinieri arrestano a Parma uno degli immobiliaristi più noti della città, Aldo Bazzini, e suo figlio Andrea. Saranno entrambi condannati in primo grado per aver riciclato denaro della famiglia Zagaria, potente clan camorristico del casertano. Bazzini si è visto sequestrare un patrimonio di oltre 45 milioni di euro, composto soprattutto da immobili acquistati in Campania, in Emilia-Romagna e in Lombardia. Tra questi, un lussuoso palazzo d’epoca in via Santa Lucia 3, nel centro storico di Milano, acquisito nel 2003 tramite la società Ducato Immobiliare. Gli ambiziosi lavori di ristrutturazione puntavano al lusso spinto, con prezzi di vendita che avrebbero toccato i 15mila euro al metro quadro. Tutto si è bloccato il giorno in cui sono intervenuti i carabinieri e gli inquilini del prestigioso palazzo si sono resi conto di avere i casalesi in casa.

  9. #129
    .
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    Predefinito Re:Altrove

    Isa ha scritto:
    Mettiamola così: al sud ci sono le condizioni sociali per reclutare, al nord quelle per investire senza dare troppo nell'occhio.


    Troppo semplicistico?
    .

  10. #130
    email non funzionante
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    Predefinito Re:Altrove

    Ho finito di guardare la puntata di Blu Notte sui Casalesi.

    Avete presente una lancinante scaibolata che attraversa lo stomaco da parte a parte e ti fa rimanere esanime?

    Farei notare come Emilio Fede abbia preso in giro Saviano per la sua scorta.

    Emilio Fede si deve (non dovrebbe, qui è affermazione certa) vergognare da qui fino alla fine dei suoi giorni. Ed ancora di più si deve vergognare, profondamente vergognare, chi quel TG lo guarda.

    Rimango sempre più convinto che, poiché le istituzioni democratiche e repubblicane sono infestate da politici mafiosi, o interviene l'esercito con forza brutale, oppure tra 50 anni staremo ancora qui a parlare di queste vicende. Nord, Sud, Est od Ovest.

    E nel frattempo non si vota più per quei partiti che mostrano entro le loro liste politici collusi.

 

 
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