Polverone!
Allora, per prima cosa vorrei capire dove e quando ho scritto che la mafia non esiste. Ma soprattutto il punto non è questo, perché se mi mettessi sulla difensiva starei al gioco di chi vuole svicolare dai fatti cambiando discorso.
Io vorrei che mi si rispondesse sui fatti. Che ci sia il quadruplo di omicidi è un dato del Rapporto sulla criminalità in Italia 2008, che gli ospedali siano disastrati è un'evidenza confermata anche dalla commissione sul SSN, che ci sia un terzo di donazione di organi sono dati del ministero della Salute, che la Salerno-Reggio Calabria sia nello stato in cui è è semplicemente storia (e purtroppo anche cronaca).
Così come è cronaca che ci sia un'indubbia connivenza diretta con la violenza mafiosa in una parte consistente di chi vive in zone controllate dalla mafia. Che, ricordo, non sono due o tre grandi centri urbani in cui si affrontano gang rivali, ma sono buona parte del Sud del Paese, specialmente tre regioni che fanno 13 milioni di abitanti. Io vorrei una risposta su questo, perché non riuscirete mai a convincermi che il silenzio di fronte alle infiltrazioni della camorra nei cantieri o al riciclaggio (ammesso che ci sia questo silenzio, e ammesso che sia diverso a Novara piuttosto che a Duisburg o Zurigo) sia uguale all'indifferenza, all'abitudine, all'indegnità di chi si piega da decenni a una sorta di dittatura militare che ammazza per strada, incendia i negozi, soffoca l'economia legale e prende (sistematicamente acclamata alle urne) i palazzi del potere.
Perché se mi si dice che lo stato dell'economia del Sud, nel 2009, è responsabilità intera ed esclusiva dei piemontesi del 1860 mi viene da ridere. Senza riaprire capitoli chiusi, forse la responsabilità più grande è quella di una classe dirigente inadeguata (vi sono mancati molti Cavour) eppure molto apprezzata da chi pagherebbe per vendersi - ma vedremo a marzo, alle Regionali, quali saranno gli schieramenti: Cosentino contro De Luca, o magari un bassoliniano, proprio il massimo -. Poi, non essendo un marxista, non credo che tutto dipenda dalla struttura dei rapporti economici. Ma proprio per niente. Come suggerisce giustamente Davide, c'è qualcosa di più. Una società è fatta anche da forze morali e da risorse culturali e non è detto che la struttura economica sia sempre la causa unica, e mai una concausa o anche un effetto, di un quadro sociale. E' con l'intimidazione data dal sangue che le mafie possono sperare di tenere al guinzaglio la società meridionale e soffocare l'economia legale. Se intere città sono costrette a pagare il pizzo, il guadagno che ne deriva per la criminalità è una conseguenza, e non la causa, della violenza e della minaccia.
Soprattutto, non riuscirete a far passare per bieco segregazionista chi ha la sola colpa di tirare fuori, in mezzo a tanti borbottii e giustificazioni, qualche fatto e qualche responsabilità. Su cui riflettere, non da occultare per convenienza o solo perché non si sa come rispondere.