iannis ha scritto:
Parlo per me. Io non sono contraria a compromessi: non sono una fanatica (questa stessa legge elettorale che potrebbe eventualmente uscire fuori da questo referendum è per me un compromesso, perché non prevede la possibilità di esprimere una preferenza). Per me il compromesso è vita e il fanatismo è morte. Deve, però essere un compromesso trasparente, a partire da posizioni iniziali chiare (e ben pesate con il voto) di ciascuna delle parti che vi partecipano. Inoltre anche l'andamento del compromesso deve essere trasparente e valutabile dagli elettori nello stesso momento in cui si va a trattare: che si sappia, cioè, che, non essendoci i numeri, ci si allea con il tale e con il talatro e si cede con chiarezza su questo e su quest'altro e non però su quell'altro ancora (e poi, soprattutto, ci si attiene a quanto concordato fra le parti). Io sono "dura e pura" in una sola cosa: detesto i cialtroni, che siano di destra, di sinistra o di centro. Una legge elettorale come questa, inoltre, dato che molto probabilmente renderebbe impossibile per Berlusconi rifare il suo carro di Tespi, sfronderebbe molti gruppi e gruppetti creati ad hoc per entrare nelle coalizioni e/o partiti monstre (nella prima Repubblica, il numero dei partiti paradossalmente era molto inferiore), creerebbe molti problemi alla Lega (che, senza il carro di Tespi berlusconiano, avrebbe un peso molto più ridotto) farebbe implodere anche formazioni come Idv la quale, senza Berlusconi, non resisterebbe a lungo (Deo gratias per entrambe le cose!) e tarperebbe le ali anche a roba come il partitino di Lombardo, quello di Micchichè ecc tutta roba arcaica e putrescente. Con grande vantaggio per la chiarezza e per la possibilità di diventare finalmente un po' più moderni ed europei. Inoltre, il futuro di un Paese non si esaurisce in una legislatura: io spero che la parte per cui voterò vinca, è ovvio, però anche perdere cominciando a costruire un'identità finalmente certa e riconoscibile è molto meglio che perdere con un blobbone che si sfalda subito dopo (ma il blobbone può sfaldarsi anche dopo la vittoria, come vediamo in questi giorni). E questo vale per tutti: destra, centro e sinistra. intanto, anche se un partito perde e però ha delle poosizioni chiare e ben definite, è già attrezzato bene per l' opposizione e può approfittare degli errori dell'avversario per vincere alla prossima occasione e non come il Pd sbandare di qua e di là, cascare nell'immobilismo e non essere in grado di fare opposizione per i veti incrociati interni su ogni cosa. Se poi si vince e si deve scendere a compromessi con altri per allearsi, alle successive elezioni si può sempre dire: "non abbiamo potuto realizzare la tal cosa perché non avevamo i numeri, dateci più voti e, rafforzandoci, ci aiutate a realizzarla". E non è detto che ciò non accada. L'importante è che gli elettori sappiano con chiarezza chi vuole cosa.bsiviglia ha scritto:
Ci sarebbe più chiarezza prima delle elezioni e molto meno dopo. Nel senso che prima ognuno potrà dire quello che vuole senza tatticismi da alleanze forzate, ma poi ovviamente non potrà realizzarli se dovrà stare con 3 o 4 alleati al governo e sarà il regno del compromesso. Niente di male, per carità. Ma nel caso della sinistra questo inciderà molto.iannis ha scritto:
E' una questione che va al di là del ritorno immediato, almeno per me (che poi non è neppure detto in assoluto che non vi sia ritorno immediato). Intanto la competizione elettorale si muoverebbe (forse) intorno a posizioni CHIARE su fatti concreti e già questo sarebbe un gran passo avanti, invece di annegare tutto in blobboni insipidi, dove un elettore sa non sa mai bene per quali posizioni precise sta votando, perché dentro c'è tutto e il contrario di tutto. Io, poi, dovresti saperlo, sono un'estimatrice della frase di De Gasperi: "il politico pensa alle prossime elezioni, lo statista pensa alle prossime generazioni".bsiviglia ha scritto:
Certo, come accadeva nella prima repubblica, quando, con le preferenze, si pesavano anche le correnti, e quindi ora si peserebbero veramente i vari Calearo, Binetti, o anche Briguglio e Barbareschi e nani e balerine varie del PDL.Questo è l'unico referendum elettorale al quale mi sento di aderire perché, se passasse, consentirebbe di misurare la reale consistenza di tutte le liste DOPO il voto e non prima, come accadeva con le coalizioni che, invece, "pesavano" prima delle elezioni la consistenza di questo o quel raggruppamento politico nell'assegnazione delle candidature nei collegi o nelle liste/coalizioni. Resterebbe il neo delle liste bloccata ma almeno, se in una lista ci fosse qualche impresentabile, si avrebbe la possibilità di votare per un'altra lista, che non fosse solo quella del campo diametralmente opposto, senza però annegare il proprio voto in mezzo a tanti voti che non rispecchiano il reale sentire degli elettori. In questo modo, parafrasando Stalin (aiutooo, che paragone mi è venuto!) si potrebbe realmente vedere quante "divisioni" hanno i Calearo, le Binetti e gli Enrico Letta, al di fuori del voto forzato e chi sa... forse finalmente le forze politiche prenderebbero un po' di più delle posizioni chiare sui problemi, pena non essere votati, svanito il ricatto del voto utile (per i compromessi nelle alleanze c'è sempre tempo e però si saprebbe esattamente quanto "pesa", su ciascun problema, la tale tesi o la talaltra). E mi pare anche giusto che le alleanze si stabiliscano dopo il voto e non prima, appunto sulla base delle rispettive consistenze elettorali reali.
Però dopo 17 anni gira che ti rigira dopo proposte di doppi turni, uninominali, e vari modelli, per la sinistra, una certa sinistra, tornare a questo modello con solo uno sbarramento in più sarebbe un po' una sconfitta, soprattutto per le ragioni da me dette, perchè già sappiamo che per governare avrebbero bisogno di Fini e Casini, molto più a destra dei centristi PSI e laici che erano un'alternativa come alleati al PCI rispetto alla DC 30 anni fa.
Ps: il personale politico della prima Repubblica, con tutti i suoi difetti, era senz'altro mediamente superiore a quello attuale. Oggi personaggi come Moro, Pertini, De Gasperi, Berlinguer ecc non sono neppure immaginabili. e chi sa che la qualità del ceto politico non fosse influenzata anche dal fatto che c'erano posizioni concrete su fatti concreti e non vaniloquio come quello attuale.




) si potrebbe realmente vedere quante "divisioni" hanno i Calearo, le Binetti e gli Enrico Letta, al di fuori del voto forzato e chi sa... forse finalmente le forze politiche prenderebbero un po' di più delle posizioni chiare sui problemi, pena non essere votati, svanito il ricatto del voto utile (per i compromessi nelle alleanze c'è sempre tempo e però si saprebbe esattamente quanto "pesa", su ciascun problema, la tale tesi o la talaltra). E mi pare anche giusto che le alleanze si stabiliscano dopo il voto e non prima, appunto sulla base delle rispettive consistenze elettorali reali.

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