iannis ha scritto:
Ed è una pretesa ottimistica, Iannis, perché altrimenti non avrebbe senso che un'azienda internazionale con migliaia di dipendenti pagasse la società di consulenza per la quale lavoro alcune centinaia di migliaia di euro per preparargli un report in cui gli spieghiamo quali sono i loro problemi di management.Metapapero ha scritto:
So benissimo l'idea che c'è all'estero tra quelli cui interessa qualcosa della politica estera (comunque pochi perciò). Io però sono in Italia e ho la pretesa di avere una opinione formata come, se non più, fondata, anche se discordante.Che lo iannis, il massimo esperto mondiale del "giro del proprio ombelico" non si renda conto di quello che succede fuori dalla sua dorata voliera non mi stupisce.
Chi ha un minimo di contatto con il mondo esterno (dico fuori d'Italia) sa benissimo come siamo considerati.
Poi basterebbe leggersi FT e NYT, che magari saranno pure scollegati dalla realta' italiana, ma e' la realta' italiana a essere allucinante per il mondo civile, ed e' questo che qui da noi non si capisce.
BTW mondopollo arriva benultimo. A me le mail di richiesta di spiegazione "What's hell is this Bunga Bunga" sono arrivati settimane fa. Adesso c'e' giusto una recrudescenza grazie alle figure di palta fatte con il Gheddafi in questi giorni.
Quando si è "intern" si ha una visione ravvicinata delle cose, magari approfondita, ma non necessariamente giusta - e quasi mai equilibrata.
In cinque anni di vita all'estero, passati a lavorare con management di aziende top-30 in varie categorie merceologiche, a spasso tra inghilterra, spagna, belgio, francia e germania, ho assistito (con occhi certo di parte, ma affezionati al mio paese) al deterioramento della nostra immagine.
E la cosa grave non è che si deteriora solo l'immagine della nostra politica - che del resto è sempre stata vista con sospetto, a ragione direi - ma che si sta deteriorando l'immagine di noi come popolo. Sono arcistufo di essere preso per il culo da chi mi vende il falafel perché "anche i tunisini ci riescono, voi no", dal mio capo che se sono ritardo di mezza giornata su un progetto mi dice "hey, I ment german time, not italian time", dai datori di lavoro con cui faccio colloqui e con i quali devo sempre dimostrare qualcosa in più di un francese o di un tedesco, perché parto da più indietro anche se il mio cv è uguale.
Non ti rendi conto di cosa sia finché non lo provi sulla pelle. Cosi' come sarebbe ora - sia detto per inciso - di piantarla con la storiella degli emigranti ricchi: per uno come me che ha la fortuna di avere un buon lavoro, ci sono tre italiani che emigrano come nel 1900 per venire a fare i camerieri qua.
I problemi che affondano l'Italia sono oggettivi, non sono passibili d'interpretazioni diverse.




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