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Discussione: I cerchi nel grano

  1. #1
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    Predefinito I cerchi nel grano

    "… Quando l’idea alla base dei crop circles sarà esaurita, molti artisti esibiranno filmati, fotografie e altre prove legate alla loro attività di Circlemakers. Le gallerie vorrebbero esporre proprio questo: le prove che abbiamo realizzato i grandi pittogrammi di Milk Hill, di Stonehenge ecc. Doug Bower stesso ha esibito diverse fotografie a chi lo intervistava, ma sembra quasi che neanche i media vogliano realmente quelle prove. Facciamo parte in molti, consapevoli o no, del fenomeno fisico/metafisico dei cerchi nel grano…” (Rod Dickinson – Circlemaker.org)




    Le prime testimonianze ufficiali sui cerchi nel grano risalgono agli inizi degli anni Settanta, quando alcuni piloti, dai loro aerei, videro stagliarsi sui campi coltivati del Sud dell'Inghilterra insolite impronte circolari. La comparsa di queste strane forme, prima in Gran Bretagna, poi nel resto del mondo, continuò a manifestarsi con frequenza sempre maggiore fino ad assumere quelle connotazioni che caratterizzano oggi il fenomeno crop circles. Con la pubblicazione, nel 1989, di Circular Evidence, i ricercatori inglesi Pat Delgado e Colin Andrews documentarono ufficialmente, per la prima volta, la presenza di misteriose tracce circolari sul territorio britannico.

    Dapprima semplici cerchi, queste formazioni sono diventate di anno in anno sempre più articolate, fino a formare figure di straordinaria bellezza e complessità, tanto da meritare l'appellativo di pittogrammi. L'esempio più spettacolare è probabilmente la formazione del 13 Agosto 2001, a Milk Hill, nel Wiltshire: 409 cerchi, 300 metri di diametro, opera (pare) del circlemaker Terry Roderick.



    Ciò che ha contraddistinto fin dalle origini il fenomeno crop circles è la prevalenza di forme circolari, all'interno delle quali le spighe sono piegate e adagiate a terra in flussi spiraliformi. La zona interessata dalla piegatura, che avviene approssimativamente a livello del terreno, spesso non presenta la rottura delle fibre, condizione che permette alla pianta, seppure con difficoltà, di portare a termine la crescita. I nodi nei fusti dei vegetali all'interno delle formazioni presentano ingrossamenti e allungamenti. Alcuni studiosi mettono in relazione queste anomalie con l'ipotetica energia presente all'interno dei crop circles, altri le giustificano con lo stress che le piante subiscono nella loro naturale crescita verso il sole, disturbata dalla nuova condizione di orizzontalità.

    I crop circles sono diventati un soggetto d'indagine tra i più controversi. Su questo fenomeno si è detto di tutto: si è parlato di campi di forza, di fenomeni atmosferici, di vortici di plasma, di infrasuoni, di congegni militari in via di sperimentazione. Si è ipotizzato che un satellite artificiale in orbita attorno alla Terra stia usando qualche tipo di emissione energetica (per esempio un raggio di microonde o Maser) per creare i disegni. C'è chi suppone che l'organismo-Terra stia comunicando con un linguaggio archetipico il suo insistente avvertimento agli uomini di non strafare e chi li ha definiti il frutto dell'interazione tra Natura e intelligenze "celesti", il prodotto "quantico" di un mondo energeticamente, "vibrazionalmente", più elevato del nostro (A. Forgione). Gli ufologi parlano di messaggi alieni, gli scettici di opere di burloni, qualcuno li considera la più straordinaria espressione di Land Art, seppure avvolta da un alone di mistero.

    Quello che si sa con certezza che l'ottanta per cento dei crop (più o meno) è opera dei cosiddetti circlemakers, e lo ammettono gli stessi ricercatori, perfino Colin Andrews, uno dei più famosi studiosi del fenomeno. Corre voce, per esempio, che i crop "firmati" sull'anello esterno con un piccolo otto, il simbolo dell’infinito, siano opera di Rod Dickinson, il circlemaker "alchemico", che lavora nell’Hampshire. Ma, come scrive Eltjo H. Haselhoff ("La natura complessa dei cerchi nel grano", pag. 51), l’asserzione che vuole i crop circles (tutti i crop circles) opera di artisti o di burloni "necessita di essere meglio organizzata prima di potersi candidare per il rasoio di Occam".

    Per quanto mi riguarda, la probabilissima natura umana dei cerchi nel grano non toglie nulla al loro fascino. Credo infatti che la vera "magia" degli agroglifi non dipenda tanto dalla loro natura, quanto dalla perfetta armonia e da quella sottile capacità che essi hanno di innescare una comunicazione tra la dimensione interiore e quella cosmica racchiusa (credo) in ognuno di noi. E restano comunque capolavori, perfino nella banalità tutta terrestre di spighe di grano schiacciate al suolo.



    Silbury Hill, 3 agosto 2004
    (Foto Steve Alexander © 2004)

  2. #2
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    Stagione 2009 - Maggio



    Bishop Cannings, nr Devizes, Wiltshire – 24 maggio
    (Foto Steve Alexander © Temporary Temples 2009)







    Windmill Hill, nr Avebury Trusloe, Wiltshire - 25 maggio
    (Foto Steve Alexander © Temporary Temples 2009)




  3. #3
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    Giugno


    Knoll Down, nr Beckhampton, Wiltshire – 1 giugno
    (Foto Steve Alexander © Temporary Temples 2009)







    New Farm, nr Chiseldon, Wiltshire – 5 giugno
    (Foto Steve Alexander © Temporary Temples 2009)







    Wayland's Smithy Long Barrow, nr Odstone Hill, Oxfordshire - 12 giugno
    (Foto Steve Alexander © Temporary Temples 2009)




  4. #4
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    Yatesbury, nr Cherhill, Wiltshire – 12 giugno
    (Foto Steve Alexander © Temporary Temples 2009)







    Tawsmead Copse, West Stowell, Wiltshire – 13 giugno
    (Foto Steve Alexander © Temporary Temples 2009)






    East Kennett, nr Avebury, Wiltshire – 21 giugno
    (Foto Steve Alexander © Temporary Temples 2009)




  5. #5
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    Predefinito Rif: I cerchi nel grano

    quindi anche te mi confermi che di crop circles di origine non attribuibile all'uomo non ce ne sono in giro....

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Eric Draven Visualizza Messaggio
    quindi anche te mi confermi che di crop circles di origine non attribuibile all'uomo non ce ne sono in giro....
    Non lo so. Non sono una studiosa del fenomeno e non sono in grado né di confermare, né di smentire: non ho certezze incrollabili ed esprimo semplicemente la mia opinione, giusta o sbagliata che sia…

    Diciamo che il mio approccio nei confronti di questo fenomeno (che continua comunque ad affascinarmi) è cambiato nel corso degli ultimi anni e sono diventata progressivamente critica, soprattutto a partire dal 2006, un anno stranamente sotto tono nei campi inglesi: poche formazioni, e non tra le migliori. Forse ha influito il fatto che i campi abitualmente coltivati a orzo e grano sono stati in quella stagione destinati alla colza, ma forse ha pesato di più l'assenza forzata di alcuni circlemakers tra i più attivi: c'è chi si è trasferito in Portogallo e chi ha sviluppato un'allergia alle graminacee (Matt Williams). Paul Obee è morto e Terry Roderick è stato arrestato, perché trovato in possesso di cocaina: a lui sono attribuiti alcuni tra i crop circles più complessi.

    Inoltre, ciò che filtra forse non è sempre oro colato: per esempio pare che, entrando nei cerchi, ci si accorga che la tanto decantata perfezione in realtà lasci un po' a desiderare: sbavature, linee evidenti di "costruzione" ecc. E molte anomalie rilevate all'interno dei cerchi sono state spiegate dagli agronomi come "normali" in piante che subiscono un forte stress e che cercano quindi di ristabilire una situazione ottimale di crescita.

    A quanto mi risulta, però, resta ancora da spiegare come mai in alcuni casi le spighe abbiano presentato poliembrionia e modificazioni genetiche (e i semi anomalie di germinazione), e ciò dà chiaramente adito a considerazioni di tipo paranormale o ufologico. O - perché no? - a ipotesi di segrete tecnologie militari…

  7. #7
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    Predefinito Rif: I cerchi nel grano

    mah,le ipotesi di esperimenti militari segreti potrebbero anche essere plausibili....per quanto io di solito non creda ai complotti
    Ultima modifica di Eric Draven; 29-07-09 alle 17:07

  8. #8
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    Predefinito Viaggio nel mondo dei circlemakers…

    … di notte le cittadine a ridosso dell’Avon non dormono. A volte tirano fuori il loro lato nascosto, escono gli “altri abitanti”. Ma la storia va ben oltre, ed è il potere di chi ha creato questi cerchi che dona ad essi forza e significato. E’ il potere dei nuovi druidi, che oggi si radunano occultamente in logge segrete…







    Andrea Feliziani

    CROP CIRCLES: SEDOTTI DALLA MEMORIA


    Non rimane altro, a parte i pensieri senza limiti che scorrono come fiumi lunghi ed insondabili. Pensieri andati e ritornati, quasi a rimarcare nessun’altra soluzione immaginabile. è impossibile desistere, a volte, dalla semplice decisione del nonsenso.

    Terry è in piedi vicino al bancone del Barge Inn, la sua mano destra sorregge svogliatamente un boccale di birra. Ci sono poche persone oggi all’interno del locale. Sono però sufficienti per avere una visione annebbiata dei contorni degli oggetti, dei loro colori e di quei pezzi di storia che trasudano dalle pareti della locanda: l’idea di un’area riservata ai fumatori non ha mai sfiorato i sogni del proprietario dello stabile e nemmeno le aspettative dei frequentatori del Barge.

    Sono scene di vita che provengono dal Barge Inn, un delizioso locale a ridosso del fiume Avon nel Wiltshire in Inghilterra Meridionale. I croppies, così vengono chiamati gli appassionati che ogni anno da Maggio a Settembre visitano le forme geometriche di coltura appiattita ritrovate nei poderi agricoli inglesi, sono i suoi abitanti.

    Questa popolazione (quella dei croppies) in apparenza perennemente in viaggio ci conduce con le sue domande, le sue ritualità e i suoi oggetti in un cammino tra le dolci vallate del Wiltshire: “la terra dei cerchi” dove ogni anno durante i mesi estivi vengono ritrovate improvvisamente, da un giorno all’altro, delle stupefacenti impronte geometriche tra le messi ormai mature. E’ qui, tra questi sinuosi paesaggi, che si mescolano inconsapevolmente le nozioni di archeologia, ricerca scientifica, ideologia, magia, religione e superstizione. Ed è così che il Wiltshire diventa un luogo ideale per uno studioso della contemporaneità.

    In seguito agli improvvisi ritrovamenti di impronte geometriche negli appezzamenti agricoli inglesi, all’interno delle quali le coltivazioni sono singolarmente schiacciate a terra, le campagne si trasformano in un “groviglio” di idee, i luoghi ora investiti di senso diventano un luogo da condividere con persone tra loro differenti. Un luogo dove è possibile porsi delle domande, porgerle agli altri ed ascoltarne in ultimo le risposte. Un luogo che vive dei colori dei boschi, delle acque e dei popoli che lo abitano o che, in un modo o nell’altro, lo fanno proprio modellandolo a misura dei propri sogni.

    Gli arabeschi dipinti su una tela fatta di cereali maturi ne modificano l’aspetto e ne aumentano la complessità mentre i mass media, affascinati da quelli che vengono percepiti come simboli, esportano tramite i loro canali le fattezze delle nuove geometrie in ogni angolo del globo. Sulle colline di Alton Barnes circolano così, tempestivamente informati dalla rete internet, dalla emittenti televisive e dai giornali locali, italiani confusi, svizzeri inquieti, tedeschi e americani.

    L’universo dei croppies non si esaurisce semplicemente tra le messi mature dell’Inghilterra Meridionale: “essere croppies” è sinonimo di una particolare ricerca spirituale.
    Sono vie che conducono ad un’“uscita dal mondo”, almeno così come viene percepito dalla maggior parte della popolazione occidentale. I croppies sono costantemente in bilico tra i primordi cifrati dei megaliti inglesi e la realtà virtuale rappresentata dai cerchi nel grano; tra il simbolismo nascosto delle rune e le disquisizioni di carattere biologico relative ai cereali interessati dallo sviluppo delle formazioni.

    Un viaggio tra i croppies si trasforma così in un percorso di ricerca attraverso le loro credenze e i loro modi di porsi delle domande innanzi ad una sorte apparentemente comune.
    In un mondo dove le distruzioni operate dalle catastrofi ambientali appartengono all’attualità, lo spazio, delimitato dalle silhouettes disegnate per mezzo del grano schiacciato a terra, diventa per i croppies uno spazio che aggredisce le briciole della quotidianità sormontandone i punti di riferimento.

    Le incompatibilità tra le speranze per un futuro migliore del pianeta e la memoria di un passato ormai remoto, nel Wiltshire, si trasformano inevitabilmente in finzione. Ma le finzioni degli altri si modificano, nella forma e nel significato, nel momento in cui prendiamo coscienza che tutti noi, al giorno d’oggi, viviamo nell’eterno alternarsi tra finzione e realtà. E’ così che a volte il Wiltshire sembra un intreccio di idee e di pensieri, di conferme e di contraddizioni nell’incessante alternarsi tra memoria e oblio.

    Dopo anni di informazioni limitate e tra loro incoerenti, diffuse dalla letteratura specializzata che faceva costantemente riferimento al fenomeno UFO in genere, oggi quel che conta per il viaggiatore dei cerchi non è più la “pura” risposta ai propri quesiti ma il percorso, più o meno accidentato, che egli compie in direzione di questa risposta.

    Davanti a qualche pianta di grano semplicemente schiacciata a terra accade veramente di tutto e protagonisti o semplici comparse ce la mettono davvero tutta nel sostenere le proprie ipotesi come se ne andasse della loro vita. Forse il surreale supera il reale più volte di quante riusciamo ad immaginare e, forse, le geometrie impresse nei raccolti, in un modo o nell’altro, rappresentano davvero un mezzo per elevare la coscienza dei loro visitatori.

    La storia va ben oltre ed è il potere degli autori dei cerchi che dona “forza” e visibilità ai cerchi stessi. E’ il potere dei nuovi “druidi” che oggi si radunano occultamente in logge che, nel corso degli anni, si sono trasformate da chiuse in segrete.

    La sigla LSD (Lisergide Acetil-Dietilamide) indica null’altro che dietilamide dell’acido lisergico. Un semplice alcaloide. Una sostanza chimica come tante altre. Ad alcuni “amici” che ne facevano uso per poi andare nei campi di notte e per poi assaporarne appieno gli effetti, risposi: “vengo volentieri”. Andai, in quella e in altre occasioni, ma fortunatamente riuscii a rifiutare ogni volta le offerte di droghe senza che nessuno si offendesse: il “mestiere” dell’antropologo spesso necessita di prescindere dall’illusione sociale del lecito e dell’illecito.

    E’ Luglio e in Inghilterra di notte indossiamo giacconi di jeans foderati di finto montone, cappelli di lana e spesse sciarpe lavorate a maglia. E’ Luglio e ho le mani piene di vesciche e anche quando questa nottata sarà finita dovrò camminare per circa dieci chilometri per ritornare a casa perché, alla fine del lavoro, ognuno ritorna alla propria individualità. E’ Luglio e il Wiltshire all’imbrunire è un luogo colmo di contraddizioni. Sulle orme della geometria “degli Dei”, molti ritrovano quella strada che temevano essere perduta per sempre. Di notte le cittadine a ridosso dell’Avon non dormono. Di notte a volte tirano fuori l’altra loro faccia, gli altri abitanti. Escono dalle loro tane quando gli altri vi si sono già rifugiati. Quando il cielo è una macchia di inchiostro. Quando il grano diventa del colore dell’argento.

    Non sanno guardarsi allo specchio, perché vedrebbero solo un’immagine priva di senso e di equilibrio, ma le loro voci sanno inebriare e parlano di potere, di dominio, parlano di conoscenza. Il potere di chi fa della propria suggestione la propria forza. Ma nessuno se ne renderà mai conto: in questo luogo persino i sentimenti sono ovattati, quasi filtrati, privi di reale intensità. Tra persone simili ci si riconosce al volo. Ci si riconosce da un segno, da una svista, dai sillogismi del cuore. Ma è un gioco per pochi e forse una tacita complicità destinata all’oblio.

    In maniera semplice e riduttiva vengono chiamati circlemakers: coloro che realizzano i cerchi. Segnano in maniera temporanea il paesaggio inglese e in maniera spesso definitiva l’immaginario di una moltitudine di persone che osservano, si fermano a parlare, fantasticano, sbriciolano per poi ricostruire. Vivono dove luci strane ed ambrate indugiano su arredi sontuosi o spartani; dove ogni camper, ogni tenda è un viaggio a ritroso nella memoria. Un piccolo laboratorio da pavimento cosparso di trucioli e uno sterminato labirinto di oggetti dimenticati, un quaderno colmo di fogli, di disegni: sono frammenti di vita di una popolazione, quella che “produce” i cerchi, una popolazione ai margini del nostro mondo. Una popolazione che necessita di essere in qualche modo conosciuta a fondo prima di cedere frettolosamente alla volontà di semplificarne l’operato e di passare oltre. Una popolazione a volte crudele, altre volte inaspettatamente umana.

    La realtà che ne scaturisce è una finestra su un mondo certamente di frontiera dove U.F.O. e forme di energia non conosciuta difficilmente faranno la propria comparsa, ma dove il “mistero”, per chi ne è ancora alla ricerca, risiede tra gli oggetti, le abitazioni, i luoghi e soprattutto tra le parole dei loro abitanti. E’ una realtà estranea e insolita solo perché spesso non siamo abituati a coglierla ed apprezzarla. E’ una realtà diversa solo perché si svincola dal labirinto della tele-anticamera, solo perché si libera dalla confusione di chi, in mezzo ai campi in Inghilterra, non riesce a penetrare l’enigma del “mistero”. E’ una realtà spesso differente da quella di chi in genere fa divulgazione.

    E’ così che della storia racchiusa in Persi Nella Memoria (Andrea Feliziani e Gabriella Giunta) siamo e non siamo gli autori, perché a volte abbiamo la sensazione di essere catturati dal testo, di seguirne attivamente il narrato mentre, in altre occasioni, di affrontare il suo svolgimento senza potervi intervenire. E’ una storia, quella di una realtà “altra”, quella del “popolo dei cerchi”, una realtà che a volte proviene da contesti asociali ed apocalittici, una realtà che pone le basi per nuovi modelli di riflessione sulla nostra quotidianità.


    Cfr: A. Feliziani, G. Giunta, Persi Nella Memoria - Cap. 3. La ricerca della verità
    (2006, 149 p., ill., Mondadori Electa € 35,00 - 2007, 156 p., ill. Macro Edizioni € 18,00)


  9. #9
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    Luglio



    Waden Hill (2), nr Avebury, Wiltshire – 1 luglio
    (Foto Steve Alexander © Temporary Temples 2009)






    West Down Gallops. Nr Beckhampton, Wiltshire – 4 luglio
    (Foto Steve Alexander © Temporary Temples 2009)







    Silbury Hill, nr Avebury, Wiltshire – 5 luglio
    (Foto Steve Alexander © Temporary Temples 2009)




  10. #10
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    Honey Street, Wiltshire – 6 luglio
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    Cannings Cross, Near Allington, Wiltshire – 10 luglio
    (Foto Steve Alexander © Temporary Temples 2009)







    Martinsell Hill, nr Wootton Rivers, Wiltshire – 19 luglio
    (Foto Steve Alexander © Temporary Temples 2009)




 

 
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