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Abu Omar al-Shishani
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Tarkhan Batirashvili, in georgiano თარხან ბათირაშვილი, meglio conosciuto col nome di battaglia Abu Omar al-Shishani o semplicemente Omar al-Shishani, in arabo أبو عمر الشيشاني (Birkiani, 1986), è un guerrigliero, militare e terrorista georgiano, comandante delle forze armate dello Stato Islamico in Siria.
Indice
- 1 Giovinezza e servizio militare
- 2 La conversione all'Islam e la guerra in Siria
- 3 L'adesione all'ISIS
- 4 Note
Giovinezza e servizio militare
Nato nell'allora Repubblica Socialista Sovietica Georgiana da Teimuraz Batirashvili - un cristiano ortodosso appartenente al gvari Batirashvili - e da una donna musulmana d'etnia Kist (un sottogruppo ceceno del Pankisi Gorge georgiano) del clan Melkhi[1][2][3], Tarkhan Batirashvili trascorse la sua infanzia nel villaggio di Birkiani, situato nella regione di Pankisi Gorge, e in gioventù lavorò come pastore nelle colline sopra la valle.
In quel tempo, la sua regione era un importante punto di transito per i ribelli che partecipano alla Seconda guerra cecena; durante una di queste manovre, Batirashvili entrò in contatto con i ribelli ceceni che si spostavano in Russia ed aderì alla loro causa[4]. Secondo quanto raccontato da suo padre, fin da giovanissimo Batirashvili aiutò segretamente i militanti ceceni in Russia e, talvolta, si unì a loro in missioni contro le truppe di Mosca[5].
Dopo aver terminato le scuole superiori, Batirashvili si arruolò nell'esercito georgiano e - stando a quanto testimonia il suo ex comandante Malkhaz Topuriasi, che lo inserì in uno speciale gruppo di ricognizione - si distinse per la sua bravura nell'usare varie armi e mappe[5]. Egli raggiunse il grado di sergente in un'unità di intelligence di recente formazione e durante la guerra russo-georgiana del 2008 prestò servizio nei pressi della linea del fronte, col compito di spiare le colonne di carri armati russi e inoltrare le loro coordinate alle unità di artiglieria georgiana[5].
Batirashvili venne decorato per la sua attività bellica[2] e sembrava sul punto di essere promosso ad ufficiale, me nel 2010 gli fu diagnosticata la tubercolosi e il suo passaggio di grado venne bloccato. Dopo aver trascorso vari mesi in un ospedale militare, venne dimesso per motivi di salute; poco dopo tentò di essere re-inserito nelle forze armate del suo paese, ma non ci riuscì[4][5]. Dichiarato inabile anche per il servizio di sicurezza nella Polizia, in quel periodo dovette patire anche la morte della madre a causa di un cancro e il padre lo descrisse come "molto disilluso"[5].
La conversione all'Islam e la guerra in Siria
Secondo il Ministero della Difesa georgiano, Batirashvili venne arrestato nel settembre del 2010 per possesso illegale di armi da fuoco e fu condannato a tre anni di carcere[5]. Dopo aver trascorso circa 16 mesi in prigione, venne rilasciato all'inizio nel 2012 e subito dopo abbandonò il paese; in un'intervista pubblicata su un sito web jihadista, Batirashvili ha dichiarato che l'esperienza del carcere lo ha trasformato: "Ho promesso a Dio che, qualora fossi uscito vivo dalla prigione, sarei andato a combattere la Jihad per amore di Dio"[5].
Batirashvili riferì a suo padre che stava partendo per Istanbul, dove i membri della diaspora ceceni erano pronti a reclutarlo per guidare i combattenti all'interno della Siria devastata dalla guerra civile; d'altronde, già un fratello maggiore di Tarkhan era andato in Siria qualche mese prima[5]. In un'intervista, Batirashvili ha detto che aveva preso in considerazione l'ipotesi di andare a Yemen e che visse per poco tempo in Egitto prima raggiungere la Siria nel marzo del 2012[6][7].
Il suo primo ruolo di comando fu quello all'interno della "Brigata Muhajireen", un gruppo jihadista islamico composto da guerriglieri stranieri che si è formata nell'estate del 2012. Questa unità fu coinvolta nella battaglia di Aleppo e nell'ottobre del 2012 aiutò il Fronte al-Nusra durante un assalto condotto contro una base militare siriana ad Aleppo che conteneva strumenti per la contraerea e missili Scud[8].
Nel dicembre del 2012 combatté con la sua brigata al fianco del Fronte al-Nusra durante l'invasione della base militare di Sheikh Suleiman, posta nella parte occidentale Aleppo. Nel febbraio del 2013, insieme alle Brigate al-Tawhid e al Fronte al-Nusra, prese d'assalto la base dell'80º reggimento dell'esercito siriano nei pressi del principale aeroporto di Aleppo[9].
Nel marzo del 2013 il Centro Kavkaz riferì che la Brigata Muhajireen si era fusa con due gruppi jihadisti siriani chiamati "Jaish Muhammad" e "Kataeb Khattab" per formare un nuovo gruppo chiamato "Jaish Muhajireen wal-Ansar" o "Esercito degli Emigranti e degli Aiutanti"[10]. Il comando del gruppo è costituito da una leadership militare, una commissione incaricata di applicare la Sharia, un Consiglio della Shura e un braccio armato di supporto, chiamato Liwa al-Mujahideen al-Ilami: quest'ultimo è lo stesso nome di un gruppo composto da mujaheddin stranieri che combatterono nella guerra in Bosnia[11].
La nuova formazione svolse un ruolo chiave nella cattura della base area di Menagh, avvenuta nell'agosto del 2013, che culminò in un attacco tramite autobomba che uccise e ferì molti membri delle forze armate siriane regolari[12]. Un ramo della Brigata Muhajireen è stato coinvolto nell'offensiva di Laodicea, svoltasi dal 4 al 19 agosto 2013 e conclusasi con la vittoria delle truppe di Bashar al-Assad[13].
L'adesione all'ISIS
Nel mese di agosto 2013 Batirashvili rilasciò una dichiarazione che annunciava l'espulsione di uno dei comandanti della sua brigata, Emir Seyfullah, e di 27 altri suoi uomini dal gruppo: il georgiano li accusò di appropriazione indebita e di fomentare l'animosità dei siriani locali contro i combattenti stranieri indulgendo nella Takfîr - la scomunica - contro altri musulmani[14]. Tuttavia, Seyfullah negò queste accuse e dichiarò che ciò era avvenuto perché egli si era rifiutato di unirsi allo Stato Islamico dell'Iraq e del Levante, che invece godeva del sostegno di Batirashvili[15].
Alla fine del 2013, Batirashvili è stato sostituito come capo della formazione "Jaish Muhajireen wal-Ansar" da un altro comandante ceceno, noto come Salahuddin, dopo che nel mese di novembre la maggior parte dei membri ceceni del gruppo non prestarono il loro giuramento di fedeltà allo Stato Islamico (fortemente voluto da Batirashvili[2]) a causa della loro precedente sottomissione a Dokka Umarov, leader dell'Emirato del Caucaso[16].
Secondo il padre di Batirashvili, quest'ultimo da quando ha lasciato la Siria lo ha chiamato una volta per dirgli che ora era sposato con una donna cecena e aveva una figlia di nome Sophia[1]. Per un certo periodo, Batirashvili visse con la sua famiglia in una grande villa di proprietà di un uomo d'affari nella città di Huraytan, a nord-ovest di Aleppo[17], rimanendo in disparte rispetto agli avvenimenti del conflitto siriano.
Con il distacco dell'ISIS dalle altre forze della coalizione nazionale siriana e la nascita del califfato guidato da Abu Bakr al-Baghdadi, al-Shishani ha rapidamente recuperato posizioni all'interno dei vertici dello Stato Islamico, tanto che si è parlato di lui come possibile comandante dell'esercito di terra dell'IS dopo la morte di Abu Abdul-Rahman al-Bilawi al-Anbari, avvenuta a Mosul nel giugno 2014[18]. Attualmente Batirashvili è il comandante militare dell'ISIS in Siria[19] ed il 16 settembre 2014 ha lanciato le sue truppe all'assedio di Kobanê.




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