
Originariamente Scritto da
Ringhio
Qualcosa sta cambiando in Siria
Le menzogne che media e grandi mezzi di comunicazione “politicamente corretti” ci propinano non ingannano più nessuno.
I recenti sviluppi sulle attività dei gruppi di “ribelli” ci danno una più chiara dimensione dei reali obiettivi politici dei “militanti” che insanguinano il territorio siriano e sfatano la favoletta propagandata dall’Occidente che racconta di moderati laici, desiderosi di libertà e democrazia, in lotta contro un regime dispotico e sanguinario.
Il 24 settembre scorso, sotto la sigla di "Alleanza islamista", undici delle più numerose brigate ribelli hanno rilasciato una dichiarazione congiunta nella quale prendono le distanze dagli oppositori siriani della "Coalizione nazionale (Nc), sostenuta dall'occidente, e accusano di impotenza e incompetenza il suo braccio militare, il "Consiglio supremo militare" (Smc).
Successivamente, il 29 settembre, quasi 50 gruppi ribelli che operano soprattutto nell'area di Damasco, si sono uniti per formare il Jaish al-Islam (Esercito dell'islam).
Tale formazione comprende presunti " islamisti moderati " come Liwa al- Tawhid (in Aleppo, la più grande brigata legata al Free Syrian Army), guidata da Zahran Alloush e le più intransigenti brigate salafite-jihadiste quali Ahrar al- Sham, e qaediste come Jahbat al- Nusra.
Jaish al-Islam ha dichiarato apertamente la sua ideologia fondamentalista salafita-jihadista e l'obiettivo finale da raggiungere: creare uno Stato siriano governato dalla legge islamica.
E a poco valgono i patetici tentativi di esperti e analisti di presentarci ribelli “cattivi”, più inclini alla criminalità, all'uccisione, alla distruzione e a cui attribuire ogni atrocità commessa e ribelli “buoni” che anelano solo democrazia e libertà.
La realtà ci racconta una storia diversa: i cosiddetti salafiti "moderati", quelli che si vuole siano distinti dagli affiliati qaedisti, hanno felicemente e ferocemente combattuto fianco a fianco con il "nemico numero uno" dell'occidente, al Qaeda, e non come un partner casuale, ma fin dall'inizio della rivolta nel 2011.
In una recente intervista con Al Jazeera, il “moderato“ Alloush ha espresso molto chiaramente la sua idea per la Siria futura: far risorgere l'impero Omayyade, il II° califfato islamico che aveva la Siria come centro e Damasco come capitale, e "ripulire" il territorio di tutti i "Majous", termine arabo dispregiativo per indicare gli iraniani, i "Rafideh", gli sciiti e i "Nusayris", gli alawiti.
Le parole di Alloush sono una chiara indicazione che "Jaish al-Islam"(Esercito dell'islam) non è per nulla interessato a stare dentro l'immagine moderata che piace all'occidente.
Il capo del Liwa al- Tawhid, come la maggior parte dei capi ribelli, è un fondamentalista salafita, che considera le minoranze della Siria come “Kafir” (infedeli) che si devono sottomettere alla sua interpretazione dell'Islam o venire uccisi.
La formazione di Alloush, Jaish al-Islam, spacciata per nuova forza rappresentativa di una coalizione indigena "islamica moderata", insieme con la denuncia della "Alleanza islamista" contro l'opposizione politica filo-occidentale, rappresentano, di fatto, l’allineamento della rivolta al fondamentalismo intransigente di al Qaeda.
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