



Cosi' va meglio (prima non lo avevi specificato e avevo compreso che stessi generalizzando): la violenza nella famiglia c'era prima e c'è oggi...e magari scopriamo che cio' che per te è violenza per alcuni altro non è che un adeguamento rigoroso a principi sani.
Poi il consumismo per me non è un male in sè.
E' un male in sè ad esempio il tentativo di delegittimare la portata valoriale e sociale della famiglia tradizionale innacquandola con altre forme che hanno come fondamento unico la sacralità del relativismo.
Ultima modifica di Ucci Do; 08-04-13 alle 11:26












Scusami, ma io questo monopolio educativo statale non lo vedo proprio. Non mi sembra che i bambini vengano strappati alle famiglie, che le scuole private siano illegali o che davanti agli oratori ci siano gli sbirri in assetto antisommossa a fare i cordoni. A meno che tu non intenda con libertà di educazione privata che lo stato debba finanziare le scuole private, cosa che mi vede contraria. Io ogni tanto scherzo dicendo che ci vorrebbe l'ateismo di stato (cosa che nei regimi comunisti c'è stata solo in Albania, a differenza di quanto pensano molti), ma ovviamente è un paradosso. Credo che non si possa cancellare per legge la spiritualità delle persone, è una cosa che non funziona ed è anche una cosa sbagliata. Poi io non sono nemmeno statalista, figurati.
La differenza c'è ed è la differenza che c'è tra scienza e religione. La scienza è un insieme di teorie sostanzialmente condivise dalla comunità scientifica basate sull'osservazione di fenomeni registrabili e riproducibili. Per confutarle bisogna portare argomentazioni solide che possano anch'esse essere registrate e riprodotte. Mi sembra che la comunità scientifica sia unanime nel ritenere che se poni un pene in una vagina nel periodo fertile e lo fai eiaculare è facile che dopo 9 mesi venga fuori un bambino, per esempio. La religione e la morale ad essa ispirata si basano su una cosa che non tutti hanno e che si chiama fede. Io proprio non ce l'ho, altri ce l'hanno ma è una fede diversa da quella cattolica romana (tradizionale o conciliare o quello che vuoi tu). Tant'è che la biologia è materia obbligatoria, la religione cattolica no. Del resto, se tutti avessero la fede, non ci sarebbe bisogno dell'opera di evangelizzazione a cui tutti i cristiani sono chiamati individualmente e come comunità. Capisco quindi la tua esigenza di considerare ogni ambito come terreno fertile per l'opera di evangelizzazione, in particolare un ambito votato all'educazione ed alla formazione come quello scolastico, però mi sembra assurdo non aspettarsi delle forti resistenze. Se agli eventuali "esseri umani prodotti per mezzo del mio utero" (così Troll e Ucci Do sono contentiPur non condividendolo, comprendo il tuo punto di vista. E capisco che, partendo da questi presupposti, tu non voglia che lo Stato educhi o cooperi all'educazione 'sessuale', se così si può dire, secondo i principi della religione cattolica. Al tempo stesso però, se invochi appunto la libertà da costrizioni moralistiche imposte dallo Stato, dovresti concedere che non sia lo Stato, attraverso le scuole pubbliche, ad impartire l'educazione sessuale, ma che siano le famiglie a decidere liberamente se impartirla o meno ai propri figli perché, piaccia o meno, fare corsi di educazione sessuale che vadano oltre la semplice descrizione degli apparati sessuali o del processo fecondativo significa comunque convogliare una determinata visione dei rapporti sessuali anche dal punto di vista etico.
Il sesso concerne la morale perché tutti gli atti dell'essere umano sono morali; l'etica, come dice la parola stessa, è la 'scienza' (o branca filosofica, se preferisci) che studia ed indaga il comportamento umano, sia in senso descrittivo che prescrittivo.
Pertanto, se invece sostieni che debba essere lo Stato ad educare in un determinato modo alla sessualità, cioè quel modo da te descritto ed auspicato, è palese che si imporrebbe, di conseguenza, un monopolio educativo statale nell'ambito sessuale.
Il che non avrebbe nulla di diverso dall'insegnare la morale cattolica, se non che in tal caso i 'soggetti educativi' ad essere coinvolti sarebbero due, se non tre, e non uno solo.
Se ho frainteso il tuo punto di vista dimmelo pure, non ho risposto per far polemica.) insegnassero che le cose che faccio io e che mi auguro faranno anche loro sono peccaminose, laide, sbagliate in assoluto o relativamente all'assenza della previa benedizione di un prete io mi sentirei offesa, perché se scuola pubblica dev'essere, allora dev'essere inclusiva, rispettosa delle sensibilità di ognuno e guidata dal buon senso che viene dal tentativo di renderla il principale spazio di mediazione tra culture diverse (e non sto parlando degli stranieri) per la creazione di un'identità collettiva, se no tanto vale l'homeschooling.
Credo che l'educazione sessuale di tipo medico-scientifico sia la giusta mediazione: non è nè catechismo, nè un collettivo di autocoscienza femminista. Si basa su cose che condividiamo tutti, dalla comunità scientifica (per fortuna non c'è un dibattito tipo creazionismo/evoluzionismo) a me e te. Ovvio, c'è il problema di come affrontare il tema dell'omosessualità, ma non ho idea di come venga trattato, immagino con posizioni più vicine alle mie che alle tue. Detto questo, ribadisco che il monopolio educativo della scuola non c'è proprio. Quindi ci sono due possibilità:
-Un ragazzo va a scuola e gli insegnano i principi morali cattolici sulla sessualità che tutti conosciamo. La sua mammina catartica decide di ribellarsi al presunto monopolio educativo e di dire la sua a riguardo, ma scopre che il ragazzo non ha idea nemmeno di come siano fatti gli organi genitali o di cosa siano le malattie sessualmente trasmissibili e così via;
-Un ragazzo va a scuola e gli insegnano quella che comunemente viene chiamata educazione sessuale. Il suo paparino Giò decide di ribellarsi al presunto monopolio educativo e di dire la sua al riguardo, ma scopre che il ragazzo pensa che l'omosessualità sia una variante accettabile della sessualità umana.
Secondo te quale situazione ti sembra più sensata? A me sembra più sensata la seconda. Io non so se ci siano istituzioni (scuola, Stato, famiglia, Chiesa) in grado di insegnare la morale, ma sono sicura che l'insegnamento della realtà scientifica debba essere affidato alla scuola e non alla famiglia. Tagliando il mondo con l'accetta mi viene più facile dire scuolaienza=famiglia:morale piuttosto che scuola:morale=famiglia
ienza. Poi il fine dello Stato nell'impartire l'educazione sessuale è chiaro: allo Stato non interessa il libertinaggio dei giovani, gli interessa limitare i danni per evitare picchi di spesa sanitaria riguardo alla cura delle malattie sessualmente trasmissibili o agli aborti. Sai com'è, le lettere a Cioè sulle lavande vaginali alla coca cola...
Poi io non credo che agli eventuali "esseri umani prodotti per mezzo del mio utero" impartirò lezioni specifiche sulla morale sessuale, perché non credo nella morale sessuale. Mi basterà insegnare loro altre cose in grado di dar forma alla vita a tutto tondo. Sesso e genitori non vanno d'accordo e i figli sono fatti per ribellarsi ai genitori. Basti pensare alle poveracce nella Bible Belt a cui fanno fare i Purity Ball (alle quali viene insegnata solo l'astinenza nelle scuole) che dopo pochi anni sono in cima alle classifiche di gravidanze in età adolescenziale negli Stati Uniti.
Renacerá mi pueblo de su ruina y pagarán su culpa los traidores.



