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  1. #951
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    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Citazione Originariamente Scritto da Metabo Visualizza Messaggio
    Non ci credono neanche le società di rating, infatti i fallimenti sono arrivati
    Crollo del petrolio e debito spazzatura, la bolla dello shale oil rischia di esplodere - Il Sole 24 ORE
    Se gli USA vogliono hanno altre aziende che fanno utili che possono mandare avanti lo shale oil anche a 3$ al barile. Quindi qual è il tuo problema?

    E' inutile che ti agiti, hai toppato le tue previsioni clamorosamente. Basta. Arrenditi. Siamo a 45$ tra qualche settimana a 30$ e tu continui a parlare di fallimenti. Forse qualche azienda fallirà dall'altra parte della partita falliscono gli stati.
    I vincenti hanno sempre una soluzione ad ogni problema, i no(n)euro hanno sempre una scusa.

  2. #952
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    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Citazione Originariamente Scritto da Immanuel Visualizza Messaggio
    Se gli USA vogliono hanno altre aziende che fanno utili che possono mandare avanti lo shale oil anche a 3$ al barile. Quindi qual è il tuo problema?

    E' inutile che ti agiti, hai toppato le tue previsioni clamorosamente. Basta. Arrenditi. Siamo a 45$ tra qualche settimana a 30$ e tu continui a parlare di fallimenti. Forse qualche azienda fallirà dall'altra parte della partita falliscono gli stati.
    Siamo appena all'inizio.

  3. #953
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    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Citazione Originariamente Scritto da Metabo Visualizza Messaggio
    Siamo appena all'inizio.

    .......del crollo dell'economia Russa.

    E del boom economico USA.

  4. #954
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    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Scisto: lo scoppio della bolla

    gennaio 14, 2015 Lascia un commento

    Jacques Sapir Russeurope 13 gennaio 2015La riduzione del numero di impianti di perforazione di petrolio di scisto è accelerata dall’inizio anno. Gli impianti di perforazione orizzontale rappresentano più della metà della riduzione nella prima settimana del 2015. In realtà, ci si può aspettare una riduzione di oltre il 30% degli impianti di perforazione negli Stati Uniti Uniti nelle prossime 10 settimane. Tale calo riguarda tutti i giacimenti. Nel Texas e New Mexico, dove si trova un terzo delle strutture (502 su 1482 al 31 dicembre 2014), la caduta nella prima settimana del 2015 riguardava 28 impianti o il 5,6% del totale. Il fenomeno è diffuso in tutti i giacimenti. Le conseguenze per la produzione negli Stati Uniti e i prezzi
    Attualmente la produzione continua ad aumentare negli Stati Uniti. Si prevede raggiunga i 9,5 milioni di barili/giorno, probabilmente tra fine di marzo e primi di aprile. Ma è noto che il ciclo di produzione è di 3 – 6 mesi. Ciò implica che la diminuzione degli impianti e gli effetti dei primi fallimenti si moltiplicheranno nelle prossime settimane, affliggendo la produzione tra giugno e agosto 2015, per crescere nella 2° metà del 2015. La riduzione nella produzione giornaliera di almeno il 10% e forse più, dovrebbe avvenire entro la fine dell’anno. Non possiamo escludere che alla fine del 3° trimestre e inizio del 4 ° trimestre si torni a una produzione (negli Stati Uniti) di 8,2-8,6 milioni di barili al giorno. Gli effetti sul prezzo del petrolio, chiaramente spettacolari, amplificheranno anche la sostanziale speculazione attuata da banche e varie società finanziarie. Quindi, dovremmo aspettarci un forte calo, il prezzo del Brent a meno 40 dollari e il WTI a meno di 35 dollari, mentre la produzione non diminuirà. Ma quando la produzione scenderà e, ovviamente, tanto più se tale calo sarà deciso e veloce, le aspettative muteranno. Tale passo sarà più brusco di quanto il precedente calo sia stato netto. Tuttavia, è probabile che i principali operatori del mercato petrolifero non permetteranno che i prezzi aumentino troppo oltre i 70 dollari al barile. A quel prezzo, gran parte della produzione non è più vantaggiosa o lo è solo assai marginalmente. In sintesi, il calo dei prezzi è destinato a continuare fino a marzo o aprile. Il “rimbalzo” dovuto al mutamento delle aspettative dovrebbe avvenire tra maggio e luglio 2015 e dovrebbe comportare un prezzo “normale” pari a 70-80 dollari, nel novembre 2015. Va notato ciò che si aspettano le dirigenze delle maggiori compagnie petrolifere russe. Uno scenario già in gran parte scritto. L’unica incertezza è il momento (inizio giugno – fine luglio) e l’entità del balzo (lenta ascesa verso i 70 dollari al barile o rapido aumento, successico a un più netto ribasso). Vincitori e vinti
    Tali movimenti influenzeranno le economie di Stati Uniti e altrove. E’ già chiaro che due Paesi beneficiano massicciamente dal calo dei prezzi del petrolio, Giappone e Germania, che non hanno petrolio e ne sono grandi importatori. Nel caso degli Stati Uniti, il quadro è molto più complesso. Bisogna fare attenzione agli effetti contraddittori e soprattutto vedere che tali effetti non si verificano contemporaneamente.
    1. Un effetto benefico, data l’importanza dei prezzi del carburante per la popolazione e il basso livello delle imposte su tale prezzo. Il calo dei prezzi alla produzione si traduce rapidamente nella riduzione dei prezzi “alla pompa”. Ciò riguarda le industrie ad alta intensità energetica (come quelle chimiche). Tale impatto è già evidente.
    2. Ma dobbiamo considerare gli effetti diretti e indiretti della crisi sull’industria del petrolio di scisto. Dal punto di vista diretto, ciò si tradurrà in molti fallimenti (da aprile ai primi di novembre) di società impegnate nella produzione e nel subappaltato. Già l’US Steel ha annunciato la chiusura della produzione per il repentino calo della domanda di acciaio per fabbricare attrezzature per perforazioni. Tuttavia, l’economia del petrolio (e gas) di scisto rappresenta, direttamente o indirettamente, per via dell’influenza su consumi e redditi delle famiglie che vi lavorano, circa la metà dei posti di lavoro creati negli ultimi tre anni. Se ci sarà, come previsto, un’ondata di fallimenti, si tradurrà in licenziamenti in massa. Tali licenziamenti avranno un effetto moltiplicatore sui servizi (moltiplicatore che può essere stimato pari a 2,3-2,7 posti di lavoro per ognuno diretto perduto). Data la grande flessibilità del mercato del lavoro negli Stati Uniti, una parte dei lavoratori licenziati troverebbe lavoro 6-9 mesi dopo il licenziamento, ma non con lo stesso stipendio. Infatti, i salari nell’industria dello scisto petrolifero sono superiori, a pari qualifica, del 15 – 25% dal resto dell’economia. Tra disoccupati “netti” e personale costretto ad accettare un posto di lavoro dalla retribuzione più bassa, ci potrebbe essere un calo dell’1% – 2% della massa salariale totale negli Stati Uniti, e un più basso (2-3%) consumo delle famiglie, perché si avrà un cambio nel risparmio, come accade sempre in presenza di significative difficoltà economiche. Tale fenomeno durerà da fine estate 2015 all’estate 2016. Tuttavia, tale impatto si combinerà con l’aumento dei prezzi del petrolio. Il risultato sarebbe una contrazione dei consumi nel Q4 2015 o Q1 2016 che potrebbe essere superiore al previsto.
    3. Gli effetti indiretti della crisi, in particolare nel settore bancario, saranno ampi. L’indebitamento netto stimato delle aziende specializzate nella produzione di petrolio di scisto è pari a 200 miliardi. Se aggiungiamo i subappaltatori, ma anche il debito societario di aziende in cui il petrolio di scisto non è l’attività principale, ma un’attività importante, il debito arriverebbe a 310-330 miliardi. Se si aggiungono, infine, derivati e attività finanziate connesse ai ricavi dell’industria dello scisto bituminoso (come la costruzione di alloggi per affrontare il boom immobiliare verificatosi nei giacimenti operativi) si arriverebbe a 420-450 miliardi di dollari. Di tale importo, circa 300-350 miliardi diverranno nei prossimi mesi “cattivi debiti”. L’impatto sui bilanci delle banche, in quanto i debiti sono cartolarizzati, sarà molto sensibile. E’ chiaro che ciò peserà sulle azioni della FED, che dovrà essere estremamente cauta nella gestione dei tassi di interesse.
    4. A lungo termine, dobbiamo aspettarci un calo del dollaro e quindi un ritorno del tasso di cambio Dollaro/Euro pari a 1,25 – 1,30 entro l’inizio del prossimo anno. La tendenza al ribasso dell’euro potrebbe annullarsi al Q4 2015, minando ulteriormente il timido (e fragile) “recupero” che si pretende di vedere nella zona euro.
    Tali fattori suggeriscono quindi una continuazione della crescita negli Stati Uniti nel Q1 2015, seguita da flessione e deterioramento sempre più netto nel 3° e 4° trimestre. La situazione in Russia
    Prendendo in considerazione, in tale contesto, la situazione economica e finanziaria in Russia, in primo luogo è necessario sapere che la soglia di pareggio delle attività petrolifere (e affini) è di 3000 rubli al barile. Ciò significa che se il prezzo del barile del Brent scendesse sotto i 50 dollari al barile, il tasso di cambio del rublo non sarà superiore ai 60 rubli per dollaro. Infatti, si prevede un tasso di cambio tra 65 e 70 rubli per dollaro, se i prezzi del petrolio continuano a scendere. Tuttavia, le prospettive non sono negative nel medio termine. Da un lato, se il prezzo del petrolio salisse a 70 dollari, il tasso di cambio del rublo dovrebbe passare a 45 rubli per dollaro entro la fine dell’anno. D’altra parte, declineranno i rimborsi delle società russe alle istituzioni finanziarie estere, alleggerendo notevolmente la situazione sul mercato valutario.Tuttavia, l’avanzo commerciale trimestrale della Russia è di almeno 40 miliardi di dollari. Vediamo che il surplus commerciale (esportazioni – importazioni) copre ampiamente le esigenze di finanziamento delle società russe. Da questo punto di vista, è chiaro che la situazione finanziaria in Russia migliorerà nel corso dell’anno, soprattutto nella 2.nda metà, con un assai probabile aumento dei prezzi del petrolio. La Russia in realtà appare un po’ vulnerabile alla temporanea riduzione del prezzo del petrolio. Per contro, lo scoppio della “bolla del petrolio di scisto”, ormai incombente, potrebbe avere ben più gravi conseguenze per l’economia degli Stati Uniti. Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora
    Ultima modifica di Metabo; 14-01-15 alle 17:09

  5. #955
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    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    A me pare che a suicidarsi sono i sauditi cercando vanamente di abbattere la concorrenza.

    Come effetto collaterale porteranno al ridimensionamento della Russia, che non ha mai fatto una seria politica industriale e del Venezuela, che ha fatto della spesa incontrollata la sua politica per la pace sociale.

  6. #956
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    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Citazione Originariamente Scritto da Metabo Visualizza Messaggio
    Siamo appena all'inizio.
    Invece le tue figure di merda sono già a buona strada.
    I vincenti hanno sempre una soluzione ad ogni problema, i no(n)euro hanno sempre una scusa.

  7. #957
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    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Citazione Originariamente Scritto da Immanuel Visualizza Messaggio
    Invece le tue figure di merda sono già a buona strada.
    Se non capisce molto di economia è un problema tuo.
    Di certo hai il giusto livello per lavorare in qualche banca.
    Ultima modifica di Metabo; 14-01-15 alle 17:22

  8. #958
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    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Citazione Originariamente Scritto da Metabo Visualizza Messaggio
    Se non capisce molto di economia è un problema tuo.


    Fai proprio ridere, vatti a nascondere.

    Il crollo del prezzo del petrolio e' un colpo gravissimo per la russia che non ha altro da vendere.

    Studia e lascia perdere la propaganda.

  9. #959
    Viva la piadina!!!
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    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Se ancora vi erano dei dubbi sulla divergenza fra shale oil & shale gas:


    Falling oil prices could breathe new life into Haynesville Shale, newspaper reports

    Could falling oil prices be a good thing for the struggling Haynesville Shale natural gas field in north Louisiana?
    The Shreveport Times reports several companies are deciding to move forward with drilling plans in the area in light of falling oil prices.
    The report focuses on Comstock Resources, a Texas oil and gas exploration company that recently announced its plans to move two rigs from drilling areas in Texas and Mississippi to the Haynesville region.
    The report says current oil prices could spark more interest in the Haynesville, which boomed until 2012 when weak gas prices led to a bust that has yet to recover.
    In a separate commentary posted online on Wednesday (Jan.14), Don Briggs, president of Louisiana Oil and Gas Association, predicted more companies might consider drilling in the Haynesville more profitable than shale oil regions across the country.
    Briggs pointed to the potential for broad liquefied natural gas, or LNG, exports, growth in manufacturing, and the conversion of coal-fired power plants to natural gas facilities as factors that could boost Haynesville production.
    Read the full Shreveport Times article here. Brigg's full commentary can be found here.












    Falling oil prices could breathe new life into Haynesville Shale, newspaper reports | NOLA.com
    Globalizzazione..... si grazie.

  10. #960
    Viva la piadina!!!
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    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Petrolio: Maugeri, shale oil resisterà più di quanto si pensi e prezzi scenderanno ancora

    La guerra dei prezzi voluta dall'Arabia Saudita sarà più lunga e dura di quanto si pensi con la produzione shale oil che continua ad aumentare nonostante il crollo dei prezzi del greggio. Le quotazioni del petrolio, che sta leggermente risalendo dai minimi sotto quota 45 dollari toccati nei giorni scorsi (oggi il Wti è tornato in area 49 $), sono destinate a fare a lungo i conti la produzione di greggio non convenzionale guidata dallo shale oil statunitense.
    Negli ultimi 6 mesi il prezzo del petrolio si è più che dimezzato complice l'eccesso di offerta in virtù principalmente del boom di produzione shale oil da parte degli Stati Uniti. A novembre l'Opec ha deciso di non tagliare la produzione. In particolare l'Arabia Saudita ha voluto portare avanti questa guerra dei prezzi per spingere i produttori di shale oil a diminuire la produzione. Goldman Sachs ha rimarcato che per un riequilibrio del mercato del petrolio è necessaria una discesa dei prezzi in area 40 dollari al barile.

    Arabia ha sottovalutato potenza dello shale oil
    L'obiettivo dell'Arabia Saudita è far diminuire la produzione mondiale di petrolio, in particolare negli Stati Uniti. "Sbaglia chi dice che nel mirino dell'Arabia c'è la Russia. Il nemico si chiama shale oil statunitense, mentre l'Iran è il target secondario e ora proprio quest'ultimo si trova in una situazione economica molto difficile", ha rimarcato Leonardo Maugeri, docente ad Harvard e tra i maggiori esperti mondiali di energia, intervenendo a una conferenza tenutasi oggi a Milano.

    Il tracollo dei prezzi del petrolio non sembra aver per il momento frenato la produzione non convenzionale negli Stati Uniti. Maugeri ha rimarcato come anche nella settimana chiusa al 9 gennaio la produzione shale oil è continuata a salire "e per vedere un calo della produzione bisognerà probabilmente attendere la seconda metà dell'anno, ma comunque non in quantità sufficiente per eliminare il surplus di offerta che caratterizza il mercato oil".

    Break-even sotto i 29% per il 46% dei produttori shale oil
    La produzione shale oil potrebbe mostrarsi molto più resistente al calo dei prezzi del greggio di quanto si pensi. Maugeri ha sottolineato come tra i maggiori produttori statunitensi di shale oil il punto di break-even si posizioni sotto i 29 dollari al barile e sotto i 42 dollari per l'80% della produzione. "Si tende inoltre a sottovalutare la relativa giovane età del settore shale oil - rimarca il professore di Harvard ed ex dirigente di Eni - i cui costi stanno scendendo al ritmo del 10% l'anno e tecnologie quali il well drillingpermettono un ulteriore abbattimento dei costi del 15%". Infine Maugeri ha fatto presente come per i produttori shale risulti non troppo costoso interrompere e poi riprendere la produzione e quindi in prospettiva una risalita dei prezzi del petrolio andrebbe subito a rianimare la produzione shale.





    Possibile discesa sotto il 40 dollari
    In prospettiva Maugeri ritiene che c'è spazio per un'ulteriore discesa dei prezzi, anche sotto i 40 dollari, e certamente nel lungo periodo i prezzi saranno sensibilmente più bassi rispetto al passato, difficilmente si andrà oltre i 65 dollari, con i Paesi Opec che dovranno fare i conti con il diverso scenario. Tra i più penalizzati figurano ovviamente Venezuela, Iran e Russia.



    Alla finestra sul settore oil (per il momento)
    Le ripercussioni del nuovo scenario si faranno sentire anche sul settore oil, con i big costretti a ridimensionare le strategie d'investimento. "Tutte le compagnie petrolifere hanno sovrainvestito e male - ha sentenziato Maugeri, ex dirigente dell'Eni che lo scorso anno era stato in lizza per la successione di Scaroni - e ora dovranno tagliare la voce investimenti. Per i prossimi 6 mesi consiglierei di stare a guardare prima di mettere soldi sul settore".


    Notizie | Finanzaonline.com
    Globalizzazione..... si grazie.

 

 
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