









Nuovamente... nei tuoi ragionamenti continui a "dimenticarti" tutti i fattori, fancedo un bel ragionamento utilizzando il metodo del "cherry picking", ovvero prendedo solo i fattori che danno supporto alla tua idea precocentta.
Ora... se e' aumentata la produttivita' per pozzo, che succede al tuo "numero"?
I pozzi SONO diminuiti, ma la produzione aumentata, ergo?
Non lo devo certamente dire io, i permessi sono gia' in essere.
Il problema dell' utilzizazione del'acqua e' affrontanto dalo sviluppo del DRY FRACKING, ovvero in assenza di acqua, tale tecnica e' piu' efficente e costa meno.
Globalizzazione..... si grazie.


Ma quali fattori che sta raccontando un sacco di balle ci sono fior fiore di economisti che parlano di bolla economica, del resto ogni anno devi investire 40 miliardi per tenere la produzione attiva con 7000 nuovi pozzi da scavare e tu mi fai vedere dati dell'anno scorso.
Auguri per le balle


TE continua a far finta di non leggere.... questi "fior fiore" sono per la maggiorparte blogs e scrittori di siti "doom & gloom" secondo i quali saremmo gia' dovuto essere nel medioevo o quasi.... soliti articoli da "fine del mondo" che si dimsotrano semrpe errati dato che sono sempre basati su cacchiate superficiali.
Come certo di spigarti un annetto fa, trattasi di una semplice analisi di costo/opportunita'che si basa quindi sui prezzi.
Con l'apertura del settore all' esportazione (come ti avevo predetto un annetto fa) il collo di bottiglia nei volumi interni si andra' sgonfiando e quindi vi sara' un rialzo dei prezzi , mai pero' ai livelli Europei, aumentando quindi il margine, assieme a questo con l' aumento della produttivita', diminuiscono i costi, rendendo quindi tale sfruttamente economico.
Non e' complicato dopo tutto.
Globalizzazione..... si grazie.


Il «gas di shale»: una bolla finanziaria pronta a scoppiare
di Ugo Bardi • La «nuova era» dei combustibili fossili è stata la notizia dell'anno nel 2012, con la promessa di decenni di abbondanza. L'ottimismo sulla disponibilità di risorse fossili, tuttavia, è stato quasi tutto basato sulle tendenze in crescita della produzione di idrocarburi «non convenzionali» (e in particolare del «gas di shale») negli Stati Uniti. Nel 2013, tuttavia, stiamo vedendo l'inizio di un'inversione di tendenza. I decenni di abbondanza promessi potrebbero rivelarsi soltanto una bolla finanziaria di breve durata
•• Gli ultimi anni hanno visto un'inversione di tendenza con gli idrocarburi fossili negli Stati Uniti con una rapida crescita dell'estrazione di risorse «non convenzionali», sia in termini di gas come di liquidi combustibili. In particolare, ha destato molto interesse il «gas di shale», ovvero gas naturale intrappolato nelle formazioni di scisti bituminosi. Questa crescita produttiva generalizzata ha generato valutazioni molto ottimistiche, come per esempio nel «World Energy Outlook»[i] dell'IEA, ma anche molte critiche[ii],[iii],[iv]. Stiamo veramente vedendo una «nuova era» nella produzione di idrocarburi, come alcuni hanno sostenuto? Oppure stiamo semplicemente osservando una tendenza a breve termine, una «bolla finanziaria»? Vediamo per prima cosa di esaminare i dati disponibili. Nella figura 1, i dati per il petrolio e il gas sono espressi in unità omogenee di energia, ovvero in exajoule (EJ), uguale a 1018 joule. Un piede cubico di gas si assume come corrispondente a1.1x106 J (joule) e un barile di petrolio come equivalente a 6.1x109 J.Figura 1. Produzione di gas naturale e petrolio greggio negli Stati Uniti (Alaska inclusa). [Dati Energy Information Agency]
La produzione di petrolio negli Stati Uniti ha seguito una curva che corrisponde abbastanza bene alle previsioni fatte con il «modello di Hubbert» già nel 1956[v], un modello che si è rivelato approssimativamente valido in molti casi[vi],[vii]. Tuttavia la produzione ha mostrato un'inversione di tendenza nel 2008, dovuta quasi esclusivamente all'entrata in produzione di liquidi non convenzionali ottenute dai depositi di scisti. Per quanto riguarda il gas, la produzione ha cominciato a deviare dalle previsioni di Hubbert già nel 1985. La rapida crescita che vediamo oggi è cominciata nel 2006-2007. Come possiamo spiegare queste tendenze? Come sempre, i modelli sono approssimazioni. Il modello di Hubbert prevede che l'estrazione di una risorsa minerale segua una curva «a campana» sulla base di assunti piuttosto semplificati che tengono conto principalmente dell'aumento dei costi di estrazione via via che la risorsa si esaurisce[viii],[xiv]. Ma ci sono dei fattori sia tecnologici che economici che possono cambiare le cose. L'interpretazione prevalente, oggi, è che siano state le nuove tecnologie a causare la deviazione dalla curva. Tuttavia, se esaminiamo le cose in dettaglio, vediamo che queste tecnologie non sono poi tanto nuove. Per esempio, il «fracking» si usava già nell'800[x]. Viceversa le deviazioni della produzione di gas dalla curva di Hubbert sono ben correlate con la variazione dei prezzi[xi]: a ogni aumento di prezzo del gas è corrisposto subito dopo un aumento degli «exploratory rigs»[xii] (figura 2) e un aumento produttivo un certo tempo dopo.Figura 2. Andamento dei prezzi del gas naturale negli Stati Uniti. I prezzi sono corretti per l'inflazione. [Dati Energy Information Agency]
La stessa tendenza non la si vede con il petrolio, ma c'è una spiegazione. Il petrolio si trasporta facilmente sul mare per lunghe distanze ed è più facile rifornire il mercato americano importando petrolio da altri paesi, piuttosto che imbarcarsi nei grandi investimenti necessari per sfruttare risorse non convenzionali sul territorio nazionale. L'inverso vale per il gas naturale, che può trasportare sul mare soltanto per mezzo di un costoso e complesso processo di liquefazione criogenica. Quello che stiamo vedendo oggi, quindi, non è tanto una «nuova era» degli idrocarburi che la tecnologia ci ha portato, quanto un caso in cui fattori di mercato hanno consentito di incanalare considerevoli risorse nell'industria, che ha potuto mantenere la produzione, e anche incrementarla, nonostante l'aumento dei costi di estrazione. Ma non ci dobbiamo dimenticare che il gas negli USA sta venendo estratto a ritmi mai visti prima e questo significa che le riserve si stanno esaurendo anch'esse a questi ritmi. I dati più recenti indicano che il numero degli «exploratory rigs» negli USA è calato rapidamente[xiii]. Dato che le risorse vanno scoperte prima di poter essere estratte, questo calo indica un imminente declino produttivo. L'andamento dei prezzi nettamente al ribasso sembra anche indicare che ci troviamo di fronte a un fenomeno di breve durata: una «bolla finanziaria» destinata a scoppiare in tempi brevi[xiv]. Questa interpretazione è confermata dagli ultimi dati disponibili[xv]. La produzione di gas naturale negli Stati Uniti è stata complessivamente superiore nel 2012 rispetto al 2011, ma la curva è rimasta sostanzialmente piatta: la produzione a dicembre del 2012 è praticamente uguale a quella del dicembre del 2011. Questo appiattimento della curva di crescita è un'indicazione di un imminente declino, in accordo con i dati sul declino dei pozzi esplorativi.Figura 3. Produzione di gas naturale negli Stati Uniti nel 2011-2012. Dati in milioni di piedi cubici
Il «gas di shale» è abbastanza rappresentativo del comportamento di quasi tutte le risorse non convenzionali e il caso degli Stati Uniti è rappresentativo della situazione generale, con risorse di entità simile che esistono anche in Cina e, in quantità molto minore, in Europa[xvi]. Siamo in grado di estrarre da queste risorse, ma a costi superiori a quelli delle risorse convenzionali. In aggiunta, l'estrazione genera grossi danni all'ecosistema, sia per questioni inerenti alle procedure stesse (il caso del fracking) sia per quanto riguarda la scarsa efficienza del processo, che si traduce in emissioni di gas serra più alte a parità di energia prodotta. In sostanza non abbiamo davanti una vera «nuova era» dei combustibili fossili, ma soltanto un breve periodo di apparente abbondanza che stiamo pagando molto caro sia in termini di costi sia in termini di impatti sull'ecosistema.
Prof. Ugo Bardi
Dipartimento di Scienze della Terra, Università di Firenze


Eccoti un po' di dati reali invece che tutte le inutilità che posti


Ma quale realta???!!!
Un articolo con tanti "potrebbe, possibile, chissa, ma....pero"!!