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  1. #921
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    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Citazione Originariamente Scritto da animal Visualizza Messaggio
    Gli U$A sono a capolinea...per questo saranno pericolosissimi.
    Lunga vita allo Zar
    Più che altro hanno abbandonato il medioriente credendo davvero a questa bolla economica e ora sono ancora di più nei guai.

  2. #922
    Viva la piadina!!!
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    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Citazione Originariamente Scritto da Metabo Visualizza Messaggio
    Più che altro hanno abbandonato il medioriente credendo davvero a questa bolla economica e ora sono ancora di più nei guai.
    Allora questa previsione? Falla no?
    Quando dovrebbero crollar gli USA?


    Oh, non da orologio rotto eh, quella non e' una previsione.
    Globalizzazione..... si grazie.

  3. #923
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    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    anche se me l'hanno consegnata in USA questa nota e' scritta in italiano e mostra in poche parole cosa stia aspettando quel paese.



    Petrolio, geopolitica e crollo finanziario






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    3 gennaio 2015 (MoviSol) - Quella che era cominciata come una guerra finanziaria tesa a mettere in ginocchio la Russia ha fatto scoppiare la bolla dei prezzi del petrolio e potrebbe diventare il detonatore del meltdown finanziario globale, come lo fu la crisi dei subprime per il sistema globale nel 2007. Un'ondata di insolvenze del debito legato al settore energetico potrebbe infatti scatenare una ben più vasta ondata di insolvenze nei mercati del debito ad alto rendimento, che rappresenta un paio di migliaia di miliardi di dollari ad alta leva.
    Gli economisti filo-establishment negano il pericolo, paragonando le dimensioni delle due bolle (quella dei subprime era cinque volte più grande), ma gli analisti più competenti indicano diversi elementi che concorrono ad un quadro di potenziale contagio:

    1. Le perdite dei produttori di petrolio;
    2. Le perdite delle banche esposte verso il mercato petrolifero, fortemente indebitato;
    3. Le perdite sul mercato dei derivati sull'energia, che ammonta a 4 mila miliardi di dollari;
    4. Le perdite sui Credit Default Swaps (CDS) contro il rischio di insolvenza del mercato energetico;
    5. La circolazione di “prodotti strutturati” contenenti quei CDS.

    La prima ondata sta già colpendo i produttori americani di shale oil, che necessitano di un prezzo al barile di Brent tra gli 80-85 e i 120 dollari per poter pagare i debiti. Il prezzo attuale è sotto i 60 dollari. Se rimane in questa fascia, l'industria petrolifera incasserà meno di 400 miliardi di ricavi a fronte di un debito totale di milleseicento miliardi.
    Tuttavia, se questa ondata ne innescherà una più ampia potrebbe essere deciso dal mercato dei derivati sulle commodities, esposto per ventimila miliardi.
    L'analista Peter Lewis ha ammonito, in una lettera al Financial Times il 18 dicembre, che ai prezzi petroliferi attuali l'insolvenza di un terzo dei borrowers energetici ad alto rendimento potrebbe produrre una perdita di 135 miliardi per le banche che hanno venduto CDS.
    Sembrerebbero “peanuts” nell'oceano della finanza derivata, ma ricordiamo che il gigante assicurativo americano AIG affondò nel 2007 su undici miliardi di perdite da CDS sui titoli immobiliari subprime, e fu salvata con 85 miliardi della Fed e 150 miliardi del governo sganciati sull'unghia.
    Ma non finisce qui: ci sono anche altri prodotti derivati, come i “prodotti strutturati”, titoli che contengono, tra gli altri, anche i CDS più svariati, tra cui quelli energetici.
    Inoltre, ammonisce ancora Lewis, “l'aumento della volatilità dei derivati sulle commodities di solito si trasmette ad altre classi di titoli e causa perdite sui derivati sui tassi d'interesse (dove le banche USA sono esposte per 192 mila miliardi di dollari) e sui cambi (31 mila miliardi). Le perdite in un segmento del mercato potrebbero diventare contagiose a causa degli intrecci finanziari”.
    Un'ultima osservazione. L'abrogazione dell'emendamento Lincoln alla legge Dodd-Frank (cfr. EIR Strategic Alert 14/51-52) ha assicurato che i derivati sulle commodities ora saranno protetti dal Fondo di Garanzia dei Depositi (FDIC). Ciò significa che le perdite sui derivati energetici saranno pagati dal contribuente o, in caso di bail-in, dai risparmiatori.



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    Siete stanchi di sentire solo lamentele di chi vi sta intorno?
    Siete stanchi di lamentarvi senza fare altro?

    Il crac finanziario da noi previsto, mentre tutti gli altri lo negavano, è arrivato. Oltre ad offrire la giusta chiave di lettura del processo in corso, abbiamo sempre indicato i piani concreti per uscire dalla crisi iniziata nel 1971, con l'abbandono degli accordi di Bretton Woods.
    La nostra associazione ha una reputazione unica di indipendenza politica ed economica. Le nostre attività sono esclusivamente sostenute dai contributi volontari di chi riconosce la nostra autorità e la necessità di un'azione dal carattere sistemico e globale, e con noi voglia dividere la gioia di cambiare la storia, sfruttando proprio la crisi in atto.
    Fai tua la nostra battaglia! Offri la tua collaborazione oppure sostienici con l'iscrizione alla nostra associazione o con un libero contributo alla nostra attività.



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  4. #924
    Viva la piadina!!!
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    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Citazione Originariamente Scritto da L'angelo Visualizza Messaggio
    anche se me l'hanno consegnata in USA questa nota e' scritta in italiano e mostra in poche parole cosa stia aspettando quel paese.



    Petrolio, geopolitica e crollo finanziario






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    3 gennaio 2015 (MoviSol) - Quella che era cominciata come una guerra finanziaria tesa a mettere in ginocchio la Russia ha fatto scoppiare la bolla dei prezzi del petrolio e potrebbe diventare il detonatore del meltdown finanziario globale, come lo fu la crisi dei subprime per il sistema globale nel 2007. Un'ondata di insolvenze del debito legato al settore energetico potrebbe infatti scatenare una ben più vasta ondata di insolvenze nei mercati del debito ad alto rendimento, che rappresenta un paio di migliaia di miliardi di dollari ad alta leva.
    Gli economisti filo-establishment negano il pericolo, paragonando le dimensioni delle due bolle (quella dei subprime era cinque volte più grande), ma gli analisti più competenti indicano diversi elementi che concorrono ad un quadro di potenziale contagio:

    1. Le perdite dei produttori di petrolio;
    2. Le perdite delle banche esposte verso il mercato petrolifero, fortemente indebitato;
    3. Le perdite sul mercato dei derivati sull'energia, che ammonta a 4 mila miliardi di dollari;
    4. Le perdite sui Credit Default Swaps (CDS) contro il rischio di insolvenza del mercato energetico;
    5. La circolazione di “prodotti strutturati” contenenti quei CDS.

    La prima ondata sta già colpendo i produttori americani di shale oil, che necessitano di un prezzo al barile di Brent tra gli 80-85 e i 120 dollari per poter pagare i debiti. Il prezzo attuale è sotto i 60 dollari. Se rimane in questa fascia, l'industria petrolifera incasserà meno di 400 miliardi di ricavi a fronte di un debito totale di milleseicento miliardi.
    Tuttavia, se questa ondata ne innescherà una più ampia potrebbe essere deciso dal mercato dei derivati sulle commodities, esposto per ventimila miliardi.
    L'analista Peter Lewis ha ammonito, in una lettera al Financial Times il 18 dicembre, che ai prezzi petroliferi attuali l'insolvenza di un terzo dei borrowers energetici ad alto rendimento potrebbe produrre una perdita di 135 miliardi per le banche che hanno venduto CDS.
    Sembrerebbero “peanuts” nell'oceano della finanza derivata, ma ricordiamo che il gigante assicurativo americano AIG affondò nel 2007 su undici miliardi di perdite da CDS sui titoli immobiliari subprime, e fu salvata con 85 miliardi della Fed e 150 miliardi del governo sganciati sull'unghia.
    Ma non finisce qui: ci sono anche altri prodotti derivati, come i “prodotti strutturati”, titoli che contengono, tra gli altri, anche i CDS più svariati, tra cui quelli energetici.
    Inoltre, ammonisce ancora Lewis, “l'aumento della volatilità dei derivati sulle commodities di solito si trasmette ad altre classi di titoli e causa perdite sui derivati sui tassi d'interesse (dove le banche USA sono esposte per 192 mila miliardi di dollari) e sui cambi (31 mila miliardi). Le perdite in un segmento del mercato potrebbero diventare contagiose a causa degli intrecci finanziari”.
    Un'ultima osservazione. L'abrogazione dell'emendamento Lincoln alla legge Dodd-Frank (cfr. EIR Strategic Alert 14/51-52) ha assicurato che i derivati sulle commodities ora saranno protetti dal Fondo di Garanzia dei Depositi (FDIC). Ciò significa che le perdite sui derivati energetici saranno pagati dal contribuente o, in caso di bail-in, dai risparmiatori.



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    "anche se me l'hanno consegnata in USA questa nota e' scritta in italiano e mostra in poche parole cosa stia aspettando quel paese."

    ehmmm... inserzione sul blog movisole del 3 Gennaio 2015:

    http://www.movisol.org/15news003.htm



    Nel blog fanno un "leggero" errore:

    "necessitano di un prezzo al barile di Brent tra gli 80-85 e i 120 dollari per poter pagare i debiti."

    Il BE e' attorno ai 60$ ( di MEDIA ovviamente).


    Globalizzazione..... si grazie.

  5. #925
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    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Che poi....io non capisco perché esultare per il fallimento dello shale gas e oil. Più concorrenti ci sono e più il prezzo del petrolio potrebbe rimanere basso


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  6. #926
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    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Citazione Originariamente Scritto da kudlum Visualizza Messaggio
    Che poi....io non capisco perché esultare per il fallimento dello shale gas e oil. Più concorrenti ci sono e più il prezzo del petrolio potrebbe rimanere basso


    Inviato dal mio iPad utilizzando Tapatalk
    Perche' fa male alla Russia et similia, allora non va bene, preferiscono pagare benzina, riscladamento ecc ecc di piu', se no, non sono contenti....
    Globalizzazione..... si grazie.

  7. #927
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    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Citazione Originariamente Scritto da kudlum Visualizza Messaggio
    Che poi....io non capisco perché esultare per il fallimento dello shale gas e oil.
    perchè provoca devastazioni ambientali mostruose per uno sfruttamento che sarà di qualche anno al massimo. E infatti nemmeno negli USA lo possono fare negli stati più popolati, perchè inquina irreversibilmente le falde idriche e sarebbe una catastrofe ecologica in zone altamente abitate.

  8. #928
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    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Citazione Originariamente Scritto da amaryllide Visualizza Messaggio
    perchè provoca devastazioni ambientali mostruose per uno sfruttamento che sarà di qualche anno al massimo. E infatti nemmeno negli USA lo possono fare negli stati più popolati, perchè inquina irreversibilmente le falde idriche e sarebbe una catastrofe ecologica in zone altamente abitate.
    Ah perche' l'estrazione tradizionale non sarebbe altamente inquinante?
    Chiedi alle popolazioni nel delta del Niger.
    Globalizzazione..... si grazie.

  9. #929
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    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Citazione Originariamente Scritto da Amati75 Visualizza Messaggio
    Ah perche' l'estrazione tradizionale non sarebbe altamente inquinante? .
    se un pozzo di petrolio tradizionale è perforato bene, con le tecnologie più moderne, non intacca le falde acquifere, lo shale deve farlo per forza.

  10. #930
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    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Citazione Originariamente Scritto da amaryllide Visualizza Messaggio
    se un pozzo di petrolio tradizionale è perforato bene, con le tecnologie più moderne, non intacca le falde acquifere, lo shale deve farlo per forza.
    Ma non e' vero.

    Lo stesso discorso che stai facendo per i pozzi tradizionali, vale anche per i pozzi shale:


    Fracking doesn't contaminate water supplies, faulty shale gas wells do

    Leaks from faulty shale gas and oil wells have contaminated water supplies, but fracking itself is not to blame, scientists say

    Leaks from faulty shale gas and oil wells have contaminated water supplies, but fracking itself is not to blame, according to new research.

    Fracking involves drilling a well deep underground and then pumping water, sand and chemicals down it at high pressure to fracture the rocks, enabling shale gas or oil trapped within them to flow out.

    Critics of the controversial process have often claimed that it pollutes water supplies, citing examples of contamination at shale gas sites in the US.

    The 2010 film Gaslands showed residents near fracking sites who were able to set alight to the water from their taps, apparently due to methane contamination.

    In a paper published in the journal Proceedings of the National Academy of Sciences, scientists analysed the origins of the gas in contaminated water by shale wells in Pennsylvania and Texas, two of the biggest drilling regions in the US.


    They found that the fracturing of the rocks was not to blame for the leaks. Instead, botched construction of the wells led to gas or oil escaping through cracks in metal casing or through faulty cement seals.
    Thomas H Darrah, assistant professor of earth science at Ohio State, who led the study, said: "Our data clearly show that the contamination in these clusters stems from well-integrity problems such as poor casing and cementing.
    "The good news is that most of the issues we have identified can potentially be avoided by future improvements in well integrity."
    Avner Vengosh, professor of geochemistry and water quality at Duke, said: "These results appear to rule out the possibility that methane has migrated up into drinking water aquifers because of horizontal drilling or hydraulic fracturing, as some people feared."
    The distinction is important because it suggests fracking is not intrinsically polluting and should be able to take place safely if wells are constructed properly.
    Problems of faulty well construction can also lead to leaks from conventional oil and gas wells.
    However, extracting gas from shale requires a far greater intensity of wells than conventional drilling.
    Ministers in the UK insist that the regulatory regime is far stricter in the US and should prevent such leaks.
    But critics say there are insufficient safeguards to ensure the process is conducted safely and are likely to seize on the study as further evidence that shale gas exploration can be damaging.
    Robert B. Jackson professor of environmental and earth sciences at Stanford and Duke, one of the report's authors, said: "People's water has been harmed by drilling. In Texas, we even saw two homes go from clean to contaminated after our sampling began."
    The findings echo those of a study by Researching Fracking in Europe (ReFINE), backed by the British Geological Survey and published earlier this year, which also found that although shale gas wells can leak, fracking itself was not to blame. Problems with the structure of the wells – such as inadequate cement seals - were responsible.
    ReFINE found that more than six per cent of wells in a major shale exploration region in Pennsylvania had reported some kind of leak.
    Professor Richard Davies of Durham University, one of the report’s authors, told the Telegraph at the time: "We have not found any evidence that fracking is the problem. It’s the boreholes that could cause water contamination, and emissions into the atmosphere.
    “Shale gas requires a lot of wells to be drilled; more wells to produce the same volume of gas from shale as from a conventional reservoir. That’s why well integrity is critical.”
    The study found that of 143 wells that were in use in the UK in 2000, one had leaked. But it found this was “likely to be an underestimate of the actual number of wells that have experienced integrity failure” because of lack of data.


    Fracking doesn't contaminate water supplies, faulty shale gas wells do - Telegraph
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