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  1. #71
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  2. #72
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    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    L'agronomista

    Auguri, già fra qualche hanno ci sarà da ridere o piangere.
    Senza contare che le reali capacità produttive di questi nuovi siti, sono tutte da vedere.
    Comunque alla brutta gli usa fanno da cavia per il mondo.

    I problemi per l'ambiente e questione economica

    . Le aziende americane che operano in questo settore non hanno l'obbligo di dichiarare quali sostanze utilizzano per il processo di fracking, ma grazie ad alcune analisi indipendenti sappiamo che, tra le altre, nel mix di additivi si possono trovare naftalene, benzene, toluene, xylene, etilbenzene, piombo, diesel, formadelhyde, acido solforico, thiourea, cloruro di benzile, acido nitrilotriacetico, acrylamide, ossido di propilene, ossido di etilene, acetaldehyde. Ma anche uranio, radio e mercurio, tutte sostanze cancerogene e radioattive, molto nocive per la salute dell'uomo. Le malattie legate a questa pratica vanno dall'asma ai tumori più disparati e danni al fegato e ai reni causati da un misterioso componente non ancora identificato, di cui conosciamo soltanto la sigla, EXP-F0173-11 . Roba da far gelare il sangue nelle vene. Ancor di più se si pensa che negli Stati Uniti sono oggi attivi più di 20mila pozzi, e il numero è destinato inesorabilmente ad aumentare. Oltre alle malattie c'è poi la desertificazione dei terreni sovrastanti i giacimenti, l'inquinamento atmosferico, dato dalla dispersione fisiologica nell'atmosfera di circa il 7,5% del gas estratto, e una non ancora ben chiarita relazione con dei terremoti accaduti nelle vicinanze di alcuni giacimenti. Tra questi, l'episodio più vicino a noi, in cui è stato messo in relazione un terremoto con la pratica del fracking, riguarda il sisma che ha colpito l'anno scorso l'Emilia-Romagna, ma gli studi su quest'attinenza sono ancora allo stadio iniziale. Accanto a tutto ciò c'è poi il problema dell'acqua potabile mista a gas: in alcune case vicine alle zone di estrazione, se si avvicina una fiamma ad un rubinetto aperto l'acqua si incendia. In un caso l'abitazione di un uomo è esplosa. Per ora però lo sfruttamento dello shale gas è una questione che riguarda soprattutto gli USA, dove si è diffuso maggiormente in stati come la Pennsylvania, Texas, Wyoming e Colorado, mentre New York e Illinois stanno valutando la sua adozione. Finora solo il piccolo e liberal Vermont ha vietato il fracking. Ed è proprio negli Stati Uniti che si sono registrati i maggiori danni all'ambiente. Un rapporto pubblicato nel 2010 da un’associazione della Pennsylvania ha dimostrato che dal gennaio 2008 all’agosto 2010 ci sono state ben 1435 violazioni delle leggi statali sull'estrazione di petrolio e gas, e che almeno 952 di queste hanno avuto effetti negativi sull’ambiente (fonte: noncicredo.org). A rischio, come si vede nel documentario Gasland del regista Josh Fox, che ha portato alla ribalta mondiale il problema, è addirittura il fiume Delaware, ben presente nella memoria storica americana perchè la notte di natale del 1776 fu attraversato da George Washington alla testa dell sue truppe, in quello che fu uno dei primi atti della guerra d'indipendenza americana. Oltre a questo significativo evento storico il problema oggi è rappresentato dal pericolo che corrono le sue acque, un bacino idrografico tra i più grandi al mondo e il più importante d'America, che rifornisce di acqua potabile all'incirca 15 milioni di abitanti sparsi fra Philadelfia e New York. L'acqua, come abbiamo visto prima, è fondamentale nel fracking, perchè ad altissima pressione procura le fratture nella roccia e veicola la sabbia e gli additivi chimici. Il consumo di acqua nel processo è altissimo: per ogni pozzo ne vengono utilizzati dai 4 ai 10 milioni di litri, e ogni pozzo può essere fratturato fino a 20 volte. Tutto ciò significa, per il solo stato della Pennsylvania, un consumo annuale di acqua per il fracking che varia dai 150 ai 300 miliardi di litri. Sarebbe da pazzi e criminali mettere in pericolo una tale risorsa, base stessa della vita umana, ma tant'è, oggi il gas la fa da padrone. In questi anni in America si sono organizzati numerosi movimenti di protesta Anti-fracking, ma la grande remuneratività di tale sistema di estrazione rende difficile la salvaguardia dell'ambiente e delle persone. Nel sottosuolo nord'americano secondo l'EIA (Energy Information Administration) ci sarebbero circa 21 mila miliardi di metri cubi di gas. Una quantità enorme, tale da far parlare di "America Saudita". Le stime delle riserve accertate, più 1600 miliardi di metri cubi che secondo l'EIA si trovano in giacimenti ancora inesplorati, faranno degli Stati Uniti nei prossimi dieci anni il primo produttore al mondo di risorse fossili, procurando al paese un risparmio di molti miliardi di dollari e soprattutto l'affrancamento dalle turbolenze del medio-oriente, da cui oggi gli States acquistano la maggior parte del petrolio. Questo sarà nei prossimi anni un elemento decisivo per decidere se e come sfruttare lo shale gas, anche a discapito dell'ambiente. Vedremo cosa accadrà, per il momento la pratica è poco regolamentata e lasciata in balìa di molti piccoli produttori che, per far quadrare i conti e cercare di lucrare al massimo sulle proprie concessioni, non si fanno molti scrupoli sulla tutela delle persone e dell'ambiente. Sono molte le cause avviate in vari stati per danni agli uomini e per inquinamento ambientale, ma il peso economico delle società spesso ha la meglio, soprattutto perchè ai proprietari dei terreni circostanti i pozzi vengono offerte ingenti somme di denaro per vendere la terra e trasferirsi altrove e, com'è facile capire, in molti abbandonano la lotta pur di ricominciare a vivere una vita sana e normale. Alla base della questione legale collegata al fracking c'è la legge federale del 2005 promossa da George Bush e Dick Cheney, denominata "Energy Policy Act", che permette alle aziende che operano nel campo energetico di bypassare norme come il Safe drinking water act (per la difesa dell'acqua potabile), o il Clean air act e il Clean water act, tutte leggi varate negli anni '70 per tutelare le risorse ambientali, in particolare l'acqua potabile. Il caso ha poi voluto che la maggior parte delle riserve si trovasse in regioni, come quelle medio-orientali degli Stati Uniti, economicamente depresse e spesso poco densamente abitate, rendendo ancora più difficile l'organizzazione di una lotta efficace contro le lobby dei petrolieri.


  3. #73
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    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Gli economisti sono morti, qualcuno glielo dica. La bolla dello shale gas and oil | Informare per Resistere
    Maria Ferdinanda Piva -
    Le grandi testate – certo ve ne sarete accorti – stanno cercando di indurci a guardare di buon occhio lo sfruttamento in Europa (e in Italia) di idrocarburi non convenzionali, come lo shale oil e lo shale gas che si estraggono attraverso il fracking, una tecnica devastantedal punto di vista ambientale.
    Questo post pubblicato venerdì dal blog economico Rischio Calcolato (ne ho parodiato il titolo, dice che siamo morti noi ecologisti) riassume la quintessenza del punto di vista che va per la maggiore: gli Stati Uniti con il fracking hanno trovato una cornucopia di energia a buon mercato. Noi in Europa paghiamo il gas ad un prezzo molto più alto. Anche in Europa c’è molto gas da estrarre col fracking. Gli ecologisti non hanno più alcun peso, vogliamo continuare a farci del male inseguendo le loro fisime?
    Assoluta miopia: non ecologica ma proprio economica. Gli economisti (non gli ecologisti!) se cascano in una trappola del genere sono morti, e soprattutto fanno morire noi.
    La produzione di shale gas negli Stati Uniti è molto costosa anche se i prezzi del gas sono bassi. E’ dunque con ogni probabilità un’effimera bolla finanziaria creata al prezzo di perduranti devastazioni ambientali: uno schema di Ponzi che, per reggersi, ha bisogno di nuovi gonzi. E li cerca in Europa.
    E’ vero, grazie alle tecniche non convenzionali gli Stati Uniti hanno moltiplicato l’estrazione di idrocarburi. Ma la prodigiosa crescita della produzione avviene solo grazie ad un ancor più forsennato aumento del numero delle trivellazioni. E ogni trivellazione costa l’iradiddio.
    Procediamo con ordine. Innanzitutto l’andamento della produzione di petrolio negli Usa in rapporto con il numero delle trivellazioni. Come ha calcolato Marco Pagani, l’EcoAlfabeta di Ecoblog, grazie allo shale oil dal 2008 gli Usa hanno aumentato del 25% circa la produzione di petrolio: ma contemporaneamente hanno più che quadruplicato il numero delle trivellazioni.
    Però il prezzo del petrolio (negli Usa come in tutto il mondo) è relativamente alto. Lo shale gas ha portato ai mercati americani gas a basso prezzo ma presenta il medesimo problema dello shale oil: per aumentare la produzione bisogna aumentare ancor più velocemente il numero delle trivellazioni.
    L’andamento dell’estrazione in due pozzi-tipo di shale gas è stato ricostruito ancora da EcoAlfabeta: si dimezza ogni anno, nel giro di poco tempo restano solo le briciole.
    Il Post Carbon Institute ha condensato in un grafico (pubblicato all’interno di un rapporto sugli idrocarburi non convenzionali) il numero di pozzi produttivi per il gas (convenzionale e non) e la produttività media dei pozzi, sempre negli Stati Uniti. In vent’anni il numero dei pozzi è aumentato del 90% e la produttività del pozzo medio è diminuita del 38%.
    Come se la necessità di aumentare freneticamente il numero delle trivellazioni già non fosse un ostacolo sufficientemente arduo, il costo di ogni singolo pozzo scavato negli Usa è quadruplicato fra il 2002 e il 2007 (ultimi dati disponibili).
    Non sto a dilungarmi sulle pesanti controindicazioni ambientali del fracking tipo il rischio di innescare terremoti (non sto parlando di scosse strumentali) o di contaminare la falda sotterranea d’acqua che serve per bere e per irrigare i campi. Mi fermo alle mere questioni pecuniarie. Come è possibile che, nonostante questi alti costi di estrazione, il gas americano abbia un prezzo più basso rispetto al gas convenzionale europeo?
    E’ possibile perchè i produttori ci stanno rimettendo anche la camicia e hanno tutti i bilanci in rosso: è la considerazione del capo di Exxon Mobil raccolta da Forbes quasi un anno fa. Sottolineo: da Forbes, una testata economica e non ambientalista. Aggiungo che da allora i prezzi non hanno avuto esattamente un clamoroso recupero. Sul problema della bolla del gas americano è tornato anche Le Monde Diplomatique del marzo scorso.
    Già nel 2011 il New York Times (e sottolineo ancora una volta l’autorevolezza della testata) avanzava il dubbio che lo shale gas fosse una bolla innescata dalla speculazione finanziaria: una sorta di schema di Ponzi che può reggersi (e procurare guadagni) solo finchè troverà nuovi adepti disposti a sorreggerlo. L’ultimo arrivato si prenderà solo macerie. E’ questo che vogliono da noi e dall’Europa?
    Gli economisti sono morti, qualcuno glielo dica. La bolla dello shale gas and oil | Blogeko.it

  4. #74
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    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Saturday, March 3, 2012

    Vivere e morire di fracking


    My name is Kimberlie McEvoy, I own my home in Connoquenessing Township, Butler County, and I have black water.

    Il mio nome e' Kimberlie Mc Evoy. Ho una casa nella cittadina di Connoquenessing, contea di Butler, e ho l'acqua nera.

    Between the end of February and the beginning of March 2011 my water turned black and had a foul, smelly odor. My fiancée and I showered in the water and became sick with headaches, fatigue and painful sinuses. I’m so glad I did not bathe my two-year-old daughter in the water.

    Fra la fine del Febbraio 2011 e l'inizio del Marzo 2011 la mia acqua e' diventata nera e aveva un odore puzzolente, marcio. Il mio fidanzato e io ci siamo fatti la doccia in quell'acqua e ci siamo ammalati di mal di testa, affaticamento, sinusiti dolorose. Sono cosi' felice che non abbiamo fatto il bagno a nostra figlia li dentro.

    The only thing in my environment that had changed was the drilling of two gas wells near my home, so I called the gas company, Rex Energy. They came out and retested my water well and gave me a water buffalo. The retest of my water showed arsenic, manganese, ammonia and other volatile organic compounds. Rex is now fracking the gas wells.

    L'unica cosa che e' cambiata attorno a me e' stato il trivellamento di due pozzi di gas vicino a casa mia. Cosi' chiamai la compagnia del gas, Rex Energy. Sono venuti e hanno testato la mia acqua del pozzo e mi hanno dato un "water buffalo" (un gigante contenitore di acqua). La mia acqua conteneva arsenico, manganese, ammonia e altri composti organici volatili. La Rex sta facendo fracking sui pozzi di gas.

    Right now the health and well being of my family depends on my water buffalo. When Rex Energy takes it away we will have no water. Since the fracking and flaring have begun, the air quality has deteriorated. We can’t play outside without getting a headache or a sore throat.

    In questo momento, la salute della mia famiglia dipende dai "water buffalo". Quando la Rex Energy ce lo portera' via non avremo piu' acqua. Da quando hanno iniziato a fare fracking e flaring, la qualita' dell'aria e' deteriorata. Non possiamo giocare fuori senza che ci vengano mal di testa e gole irritate.

    ----

    La contea di Butler si trova in Pennsylvania, dove fanno gia' fracking da un po di tempo. Ci sono una trentina di pozzi nel giro di pochi chilomentri, e una discarica a cielo aperto di monnezza di risulta. La signora Kimberlie vive qui da anni e come tutti i residenti delle zone rurali americane prende l'acqua dal proprio pozzo artesiano.

    Arrivati i signori del fracking, l'acqua e' diventata imbevibile - nera e puzzolente. E non solo per la signora Kimberlie, ma anche per 50 altre famiglie nella zona.

    Secondo analisi indipendenti, l'acqua nella contea di Butler aveva alti livelli di toluene, acetone, metano e benzene. In piu' i livelli di riserve acquifere stanno scendendo, visto che per fare fracking occorrono grandi dosi di acqua, spesso prelevata localmente. C'e' gas flaring ed emissioni in aria di sostanze tossiche. L'aria e' irrespirabile e molti sono i casi di persone che si sentono male.

    Kimberlie scrisse al governatore, senza avere risposte. Anzi, venne circolato un documento secondo cui era tutto solo "un problema estetico" e che era tuttapposto. La Rex Energy ha sospeso l'erogazione dell'acqua tramite il "water buffalo" il 29 Febbraio 2012, e cosi' Kimberlie deve comprarsi l'acqua da sola.

    I love Butler County but I fear I will have to foreclose on my home and leave. I just wonder how many more Pennsylvanians will have to make this same heart breaking decision. Please stop the drilling. It’s not right to allow the gas companies to gamble with our lives.

    Amo Butler County, ma temo che dovro' abbandonare la mia casa ed andarmene. Mi domando quanti altri abitanti della Pennsylvania dovranno prendere questa stessa decisione straziante. Per favore fermate le trivelle. Non e' giusto che le ditte del gas possano prendersi gioco delle nostre vite.

    La gente nel circondario riporta problemi di sangue dal naso, vomito, mal di testa, lacrimazione agli occhi, pruriti, oltre che i famosi rubinetti incendiari. A volte invece esce fuori dal rubinetto roba schiumosa. A seconda dei giorni l'acqua e' viola, rossa, marrone. C'e' dentro l'arsenico.

    Ci sono stati anche due casi di leucemia, e di cani morti dopo avere bevuto l'acqua contaminata.

    Uno di questi due "casi" di leucemia e' un vicino di casa di Kimberlie, Dennis Peterson, 49 anni. E' morto a meta' Febbraio 2012, dopo avere avuto il corpo pieno di lesioni squamose e dopo avere sofferto gli stessi sintomi che tutti riportano in zona.

    Ovviamente non e' possibilie dire con certezza che il signor Peterson sia morto di fracking, ma il fatto e' che tutti questi problemi siano sopraggiunti a decine di persone *dopo* che hanno iniziato a fare fracking, mentre prima la qualita' della vita era migliore.

    La conclusione e' che nel paese piu' ricco del mondo, qui nell'America del fracking hanno aperto una petizione e raccolta fondi: "DONARE ACQUA A BUTLER".

    Come se fossimo in un paese del Subsahara in stato di siccita'.
    This is fracking for you. These are oilmen for you.
    Ultima modifica di Metabo; 09-06-13 alle 13:41

  5. #75
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    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Bakken and Eagle Ford Reach Record Oil Output

    So based on April's numbers, production in the Eagle Ford has grown a staggering 150,663% since 2008.

    Pazzesco !!

  6. #76
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    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    non vedo il problema.
    Se si impestano le falde loro vanno a prendersi tutto il Rio delle Amazzoni. Che problema c'è?
    Succede che la Camusso e Landini restino gli unici rappresentanti della sinistra italiana e, paf!, mi si cambia l'avatar glorioso. Tutto d'un tratto... FACEPALM

  7. #77
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    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Oil and Gas in Texas: Abundance, Abundance, Abundance | NorthCentralPA.com


    So abundant are the resources in the Lone Star State that, as of June 27th, there were 843 oil and natural gas drilling rigs operating in Texas, representing an amazing 48% of all the rigs operating in the United States. Even more amazing, that number represents 26% of all the drilling rigs operating anywhere on the face of the earth!
    Today, Texas produces more than 30% of America’s oil and natural gas. If Texas were a country, it would be the third largest natural gas producing nation on earth, and the 13th largest oil producer. Prior to the late 1960s and the growing influence of OPEC, Texas produced so much oil that it was able to heavily influence the price of the commodity on the world market. As the Eagle Ford production continues to grow and the massive potential of the Cline Shale begins to be tapped in earnest, the state could find itself once again in a position of global pricing influence.

  8. #78
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    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Shale-gas con le ?bolle? | IndustriaEnergia.it
    Shale-gas con le “bolle”


    • articolo del 12 luglio 2013





    di Marco Campagna
    Di shale-gas, shale-oil e shale-qualsiasi-altra-cosa si sente ormai parlare dovunque e da chiunque.
    Di sicuro ha generato un nuovo dinamismo in un mercato che, prezzo del greggio OPEC-dipendente e qualche altro parametro a parte, era diventato un po’ noiosetto.
    Gli spunti non mancano, dalle stra-sentite previsioni di indipendenza energetica degli USA entro il 2030 o giù di lì, passando per la conversione degli stessi USA da importatore ad esportatore netto (IEA docet), fino agli stravolgimenti negli assetti geopolitici del globo (vedi New York Times) e i possibili impatti ambientali (vedi The Guardian o New York Times).
    Da poco ho letto un interessante contributo di Guido Plotino del Sole24Ore (lo trovate qui), dove si prova ad immaginare cosa succederebbe (o succederà) se anche la Cina si butterà sul famoso e super-promettente (!) shale-gas.
    Non dimentichiamo, per completare il quadro, il coro di chi mette in allerta l’Europa a non perdere il “treno energetico” del nuovo millennio.
    In effetti, nonostante il sensazionalismo generale, non tutti sono così convinti, e qualcuno prospetta l’ipotesi di una “bolla” dello shale-gas, sia per motivi tecnici che finanziari.
    Per quanto riguarda i motivi tecnici, Andy Hall, ovvero un trader dotato di un “certo” intuito (ha fatto soldi scommettendo che negli anni 2000 il prezzo del barile sarebbe andato dai 20 fino ai 100 dollari), fa notare che ogni perforazione dà accesso solo a una piccola sacca di gas e petrolio, anziché a vaste riserve. Per questo, nonostante i pozzi siano inizialmente prolifici, la produzione declina rapidamente: per mantenerla a un livello costante bisogna trivellare di continuo nuovi pozzi, cosa impossibile da fare senza prezzi del barile sufficientemente alti.
    Il guru del trading sembra condividere l’analisi fatta dal report del Post Carbon Insitute: i maggiori 5 pozzi di shale gas USA attualmente in produzione hanno tassi di declino della produttività dall’80 al 95% sui primi 36 mesi e in generale dal 30 al 50% della produzione di gas da scisti deve essere rimpiazzata ogni anno con nuovi pozzi: per mantenere il livello si dovrebbero trivellare 7.200 nuovi pozzi l’anno. Servirebbe cioè un investimento di 42 miliardi di dollari l’anno: una cifra nettamente superiore ai ricavi dalle vendite, che sono di 33 miliardi l’anno.
    Sull’argomento si è pronunciato anche il FMI, con un documento di fine 2012 del Fondo Monetario Internazionale che collegava domanda e offerta di petrolio (con dentro la “bolla”, così chiamata dal FMI, dello shale oil) al rischio di una nuova fase recessiva molto acuta.
    Per quanto riguarda il lato finanziario, gli analisti del PCI in un altro report azzardano una motivazione del perché ci sia ancora chi dipinge lo shale come un buon investimento, nonostante i dati di cui sopra.
    Nel 2011, si spiega, le operazioni di fusione e acquisizione legate agli idrocarburi da scisti a Wall Street hanno raggiunto il volume di 46,5 miliardi di dollari e sono diventate il più grande centro di profitto per diverse banche d’investimento. Questo è avvenuto nonostante i pozzi in questo periodo non abbiano mantenuto le promesse in termini di resa: gli operatori hanno sovrastimato le riserve di shale gas e shale oil dal 100 al 500% rispetto alla produzione effettivamente registrata.
    Per portare la produzione ai livelli attesi si è spinto a trivellare ancora di più, arrivando a un eccesso di offerta, che ha spinto i prezzi tanto in basso da essere quasi insostenibili: come detto, per mantenere la produzione servirebbero più investimenti di quanto si ricava dalla vendita. I prezzi bassi hanno aperto la porta ad altre fusioni e acquisizioni, che hanno fruttato miliardi alle banche d’investimento. Molti pozzi sono stati venduti a grandi dell’energia ma si sono anche messi in circolazione strumenti finanziari complessi come i VPP (volumetric production payments) spesso piazzati, assieme ad altri asset su riserve non provate, a investitori che – a differenza di Andy Hall – hanno scarsa dimestichezza con le complesse dinamiche della produzione da fossili, come i fondi pensione.
    Una dinamica che ricorda in maniera preoccupante quella che ha innescato la crisi: la corsa nel 2007 a scaricare ad altri i famigerati subprimes sui mutui. Titoli che altro non erano se non promesse che non potevano essere mantenute, proprio come, secondo i dati esposti sopra, potrebbero non essere mantenute le promesse su shale-gas e shale-oil.

  9. #79
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    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Finche la bolla va lasciala andare...

  10. #80
    Viva la piadina!!!
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    Predefinito Re: Il suicidio del fracking

    Citazione Originariamente Scritto da Metabo Visualizza Messaggio
    Gli economisti sono morti, qualcuno glielo dica. La bolla dello shale gas and oil | Informare per Resistere
    Maria Ferdinanda Piva -
    Le grandi testate – certo ve ne sarete accorti – stanno cercando di indurci a guardare di buon occhio lo sfruttamento in Europa (e in Italia) di idrocarburi non convenzionali, come lo shale oil e lo shale gas che si estraggono attraverso il fracking, una tecnica devastantedal punto di vista ambientale.
    Questo post pubblicato venerdì dal blog economico Rischio Calcolato (ne ho parodiato il titolo, dice che siamo morti noi ecologisti) riassume la quintessenza del punto di vista che va per la maggiore: gli Stati Uniti con il fracking hanno trovato una cornucopia di energia a buon mercato. Noi in Europa paghiamo il gas ad un prezzo molto più alto. Anche in Europa c’è molto gas da estrarre col fracking. Gli ecologisti non hanno più alcun peso, vogliamo continuare a farci del male inseguendo le loro fisime?
    Assoluta miopia: non ecologica ma proprio economica. Gli economisti (non gli ecologisti!) se cascano in una trappola del genere sono morti, e soprattutto fanno morire noi.
    La produzione di shale gas negli Stati Uniti è molto costosa anche se i prezzi del gas sono bassi. E’ dunque con ogni probabilità un’effimera bolla finanziaria creata al prezzo di perduranti devastazioni ambientali: uno schema di Ponzi che, per reggersi, ha bisogno di nuovi gonzi. E li cerca in Europa.
    E’ vero, grazie alle tecniche non convenzionali gli Stati Uniti hanno moltiplicato l’estrazione di idrocarburi. Ma la prodigiosa crescita della produzione avviene solo grazie ad un ancor più forsennato aumento del numero delle trivellazioni. E ogni trivellazione costa l’iradiddio.
    Procediamo con ordine. Innanzitutto l’andamento della produzione di petrolio negli Usa in rapporto con il numero delle trivellazioni. Come ha calcolato Marco Pagani, l’EcoAlfabeta di Ecoblog, grazie allo shale oil dal 2008 gli Usa hanno aumentato del 25% circa la produzione di petrolio: ma contemporaneamente hanno più che quadruplicato il numero delle trivellazioni.
    Però il prezzo del petrolio (negli Usa come in tutto il mondo) è relativamente alto. Lo shale gas ha portato ai mercati americani gas a basso prezzo ma presenta il medesimo problema dello shale oil: per aumentare la produzione bisogna aumentare ancor più velocemente il numero delle trivellazioni.
    L’andamento dell’estrazione in due pozzi-tipo di shale gas è stato ricostruito ancora da EcoAlfabeta: si dimezza ogni anno, nel giro di poco tempo restano solo le briciole.
    Il Post Carbon Institute ha condensato in un grafico (pubblicato all’interno di un rapporto sugli idrocarburi non convenzionali) il numero di pozzi produttivi per il gas (convenzionale e non) e la produttività media dei pozzi, sempre negli Stati Uniti. In vent’anni il numero dei pozzi è aumentato del 90% e la produttività del pozzo medio è diminuita del 38%.
    Come se la necessità di aumentare freneticamente il numero delle trivellazioni già non fosse un ostacolo sufficientemente arduo, il costo di ogni singolo pozzo scavato negli Usa è quadruplicato fra il 2002 e il 2007 (ultimi dati disponibili).
    Non sto a dilungarmi sulle pesanti controindicazioni ambientali del fracking tipo il rischio di innescare terremoti (non sto parlando di scosse strumentali) o di contaminare la falda sotterranea d’acqua che serve per bere e per irrigare i campi. Mi fermo alle mere questioni pecuniarie. Come è possibile che, nonostante questi alti costi di estrazione, il gas americano abbia un prezzo più basso rispetto al gas convenzionale europeo?
    E’ possibile perchè i produttori ci stanno rimettendo anche la camicia e hanno tutti i bilanci in rosso: è la considerazione del capo di Exxon Mobil raccolta da Forbes quasi un anno fa. Sottolineo: da Forbes, una testata economica e non ambientalista. Aggiungo che da allora i prezzi non hanno avuto esattamente un clamoroso recupero. Sul problema della bolla del gas americano è tornato anche Le Monde Diplomatique del marzo scorso.
    Già nel 2011 il New York Times (e sottolineo ancora una volta l’autorevolezza della testata) avanzava il dubbio che lo shale gas fosse una bolla innescata dalla speculazione finanziaria: una sorta di schema di Ponzi che può reggersi (e procurare guadagni) solo finchè troverà nuovi adepti disposti a sorreggerlo. L’ultimo arrivato si prenderà solo macerie. E’ questo che vogliono da noi e dall’Europa?
    Gli economisti sono morti, qualcuno glielo dica. La bolla dello shale gas and oil | Blogeko.it

    Dopo l' ennesimo tuo post per curiosità ho cliccate sul link dell articolo di Forbes citato nell intervento sopra come una dichiarazione straordinaria, un ammissione.... Ma mi sa che chi ha scritto tale intervento da te postato, o non ha letto l' articolo nella sua interezza e si è fermato a quella frase senza leggere il resto o semplicemente è' consapevole che chi lo legge, cometa signora Metabo per esempio, non farà lo sforzo di cliccare sul link e leggere l' articolo che viene citato, dato che evidentemente conosce bene i suoi "polli", sa che più che probabilmente saranno "entusiasti" di ciò che vi è scritto e non comproveranno se ciò che viene affermato sia esatto o semplicemente una mistificazione.
    Le consiglio di leggere l' integrità dell articolo di Forbes e di far presente All autore del papà dello inesatto sopra che forse avrebbe fatto meglio a scrivere con maggiore precisione o onesta', visto che ciò che afferma al riguardo e semplicemente falso e fuori contesto.... È basta appunto leggere l' articolo che lui stesso ha linkato.
    Globalizzazione..... si grazie.

 

 
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