La crisi? Ce la dimenticheremo nel 2026
di Alessandro D'Amato - 01/06/2013 - Lo studio della Cgil
0
Con la ripresa annunciata per il 2014 l’Italia impieghera’ tredici anni per ritornare al livello del Pil del 2007. E’ quanto rileva uno studio effettuato dall’Ufficio economico della Cgil dal titolo ‘La ripresa dell’anno dopo – Serve un Piano del Lavoro per la crescita e l’occupazione’.
PIL E CRESCITA – Nello studio si simulano alcune ipotesi di ripresa, nell’ambito delle attuali tendenze e senza che si prevedano modifiche significative di politica economica, sia nazionale che europea, per dimostrare la necessita’ di “un cambio di paradigma: partire dal lavoro per produrre crescita”. Si parte dalla situazione di contesto. Dal 2008 il Pil, riporta lo studio, perde mediamente 1,1 punti percentuali ogni anno mentre i posti di lavoro sono diminuiti di oltre 1,5 milioni rispetto al 2007. I salari lordi perdono lo 0,1% ogni anno (quelli netti lo 0,4%), la produttivita’ e’ mediamente negativa del -0,2%, cosi’ come gli investimenti diminuiscono, sempre in media, di 3,6 punti l’anno. Questo quindi il quadro di riferimento dove innestare le previsioni macroeconomiche dell’Istat, a prescindere dalla congiuntura internazionale, e calcolare di conseguenza quanto tempo ci vorra’ ancora per parlare di ripresa e recuperare il livello pre crisi. Ecco quindi che proiettando la ripresa calcolata dall’Istat, ovvero moltiplicando nel tempo il tasso previsto per il 2014 (pari a un +0,7%) fino a raggiungere il livello 2007, dallo studio della Cgil emerge che il livello del Pil pre-crisi verrebbe recuperato nel 2026 (in 13 anni dal 2013): il tempo necessario per colmare il ‘gap’ di 112 miliardi tra il Pil del 2014 (1.380 miliardi) e del 2007 (1.492 miliardi).
E L’OCCUPAZIONE? – Se quello delineato inizialmente e’ quindi lo scenario peggiore, lo studio Cgil prende in considerazione ”ipotesi piu’ ottimistiche” legate alla proiezione di un livello di crescita pari a quello medio registrato nel periodo 2000-2007, ovvero del +1,6%. In questo caso il risultato prevede che il livello del Pil, dell’occupazione e dei salari verrebbe ripristinato nel 2020 (7 anni dopo il 2013) mentre quello della produttivita’ nel 2017 e il livello degli investimenti nel 2024 (12 anni dopo il 2013). Lo studio della Cgil calcola inoltre anche la perdita cumulata generata dalla crisi, cioe’ il livello potenziale di crescita che si sarebbe registrato nel caso in cui la crisi non ci fosse mai stata, e che e’ pari a 276 miliardi di euro di Pil (in termini nominali oltre 385 miliardi, circa il 20% del Pil). Uno studio, quindi, funzionale alla Cgil per rivendicare la centralita’ del lavoro. ”Per uscire dalla crisi e recuperare la crescita potenziale occorre un cambio di paradigma”, osserva il segretario confederale della Cgil, Danilo Barbi, secondo il quale ”per non attendere che sia un’altra generazione ad assistere all’eventuale uscita da questa crisi, e ritrovare nel breve periodo la via della ripresa e della crescita occupazionale, occorre proprio partire dalla creazione di lavoro”.





Rispondi Citando
