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  1. #1871
    Lumbard
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    basta dire: itagliano

    .... e ho detto tutto

  2. #1872
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Siria: 'Pagati 11 milioni per
    il riscatto di Greta e Vanessa'


    Medio Oriente.Lo dicono fonti giudiziarie di Aleppo, secondo cui una delle persone coinvolte nel negoziato è stata condannata per essersi intascata circa metà del riscatto

    <img src="/webimages/img_395x275/2015/1/16/496ee804e5ec67018f572a1621c817ed.jpg" alt="Greta (S) e Vanessa (ANSA)"/> Greta (S) e Vanessa

    I nostri soldi.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  3. #1873
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Citazione Originariamente Scritto da Eridano Visualizza Messaggio
    No, l'italiano è profondamente mafioso. E il mafioso è profondamente religioso; cattolico; romano.
    Beh si adora lucifero .
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

  4. #1874
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Citazione Originariamente Scritto da ventunsettembre Visualizza Messaggio
    Siria: 'Pagati 11 milioni per
    il riscatto di Greta e Vanessa'


    Medio Oriente.Lo dicono fonti giudiziarie di Aleppo, secondo cui una delle persone coinvolte nel negoziato è stata condannata per essersi intascata circa metà del riscatto

    <img src="/webimages/img_395x275/2015/1/16/496ee804e5ec67018f572a1621c817ed.jpg" alt="Greta (S) e Vanessa (ANSA)"/> Greta (S) e Vanessa

    I nostri soldi.

    E da questo si evince come il liberalismo progressista del pd stia dalla parte dei sempre poteri forti, per chi non lo avesse ancora capito.

    E a non capirlo sono in tanti, anzi in tantissimi.

    Menzogne sempre menzogne, loro hanno capito bene la psicologia del popolame. Basta prenderli in giro, ovviamente con l'appoggio mediatico, altrimenti la cosa non sarebbe possibile. I giochi sono alla fine sono fatti.

  5. #1875
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Citazione Originariamente Scritto da Freezer Visualizza Messaggio
    Beh si adora lucifero .

    Infatti l'italia è tra le prime nazioni del mondo nell'adorazione del maligno. Basta vedere i tanti siti che ci sono a suo favore. Addirittura alcuni di loro si dicono nazi-satanisti, vedendo nel reich, satanismo puro, per questo lo idolatrano. Il satanismo è l'antidentitarismo per eccellenza.

  6. #1876
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Citazione Originariamente Scritto da psico Visualizza Messaggio
    E da questo si evince come il liberalismo progressista del pd stia dalla parte dei sempre poteri forti, per chi non lo avesse ancora capito.

    E a non capirlo sono in tanti, anzi in tantissimi.

    Menzogne sempre menzogne, loro hanno capito bene la psicologia del popolame. Basta prenderli in giro, ovviamente con l'appoggio mediatico, altrimenti la cosa non sarebbe possibile. I giochi sono alla fine sono fatti.
    Per dirla tutta sul merdume itagliota e komunista, basta ricordare che Genticojoni, ultimo regalo napulitano insieme alla legge porcata di modifica del Senato, ha giurato in pappamento che non aveva pagato. E mancano 9 milioni di euro all'appello, non dimentichiamocelo.
    All'estero si dimettono per aver copiato parte di un compito in classe quando erano alle medie.
    Qui c'è da chiedersi se non c'è chi organizza il tutto per mandare due oche un po' puttanelle a farsi sbattere dagli amici mercenari per poi farci la cresta sul riscatto.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  7. #1877
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    In seconda liceo si risolvono i “problemi” lanciando sassi dal cavalcavia
    - di Annalisa Colzi -
    Condivido con voi un post di un papà giustamente preoccupato per quello che ha letto nel libro di scuola di suo figlio. Io sono rimasta senza parole, pur essendo abituata a leggere di tutto. Se le scuole insegnano questo… annamo bene.
    “Adesso ditemi voi se è possibile che sul libro di fisica di secondo liceo di mio figlio ci sia un esercizio nel quale, per far pratica sul moto uniformemente accelerato, si faccia uso di uno scenario come questo…un idiota che si diverte a lanciare i sassi da un cavalcavia dovendo verificare se il suo sasso colpirà o meno un’auto che transita al di sotto…
    Io dico che davvero non ci sia più limite a nulla…e poi il testo del problema “Sasso dal cavalcavia!”, pure col punto esclamativo…ma cos’è, un tentativo deliberato per accattivarsi la simpatia dello studente facendo ruotare l’esercizio attorno ad un tema capace di suscitarne ilarità ed attenzione?
    Complimenti!
    Vorrà dire che non dovremo stupirci di vedere, che so, un problema di balistica nel quale si chieda se la traiettoria del proiettile sarà capace di trapanare il cranio del prigioniero durante una esecuzione, oppure un problema di elettrotecnica nel quale si chieda con quale tensione si riuscirà a far fermare il cuore ad un condannato a morte attraverso la sedia elettrica….
    Ma roba da matti.
    Noi genitori viviamo l’immane difficoltà dell’età contemporanea di dover svolgere il nostro difficile ruolo nonostante la deriva di una società imbarbarita, nonostante la relativizzazione di principi come l’etica, la morale, la solidarietà, la giustizia, nonostante la venuta meno del riferimento e dell’esempio di qualsiasi istituzione…ci è rimasta soltanto la scuola con cui stringere un patto solidale per la crescita dei nostri figli…che almeno questa non venga meno al suo ruolo, per favore…”.
    In seconda liceo si risolvono i ?problemi? lanciando sassi dal cavalcavia | Informare per Resistere



    Dalla tutela delle minoranze alla dittatura dei mentecatti
    di Giovanni Zenone
    Questa mattina al radiogiornale ho percepito con maggiore chiarezza i difetti di pronuncia dei giornalisti. Difetto grave in chi usa proprio la voce per comunicare, quasi come se un taxista fosse senza patente. Erre moscia, la gl pronunciata j (fijio invece che figlio), erre alla francese (da sinistri radical chic), per non parlare dei congiuntivi dimenticati in favore dell’indicativo…
    Questo piccolo fatto, che testimonia la deriva sociale e lo svaccamento culturale e professionale, mi ha suscitato una riflessione più generale.
    Ingannando i popoli le nuove dottrine sono partite dalla tutela delle minoranze, dei più deboli, dei cosiddetti oppressi, tutte cose apparentemente buone anzi buonissime. Sennonché si concludono sempre con la dissoluzione e la dittatura.
    Per tornare all’esempio di prima: povera giornalista, è meridionale e non sa pronunciare la gl, perché mai dovremmo “discriminarla”? E si apre la porta agli asini ai microfoni, che non sanno scrivere nè parlare ma sono del tutto asserviti alle notizie che si devono e si possono dare, come la loggia comanda.
    Oppure, poveri negri, che sono stati deportati nei secoli passati, perché dovremmo “discriminarli”? E si finisce per avere un presidente negro schiavo dei dettami degli invertiti, degli abortisti e della massoneria finanziaria mondiale.
    Poveri pederasti, sono pochissimi e non trovano “l’amore”, perché dovremmo discriminarli? E si finisce con la dittatura gender e omosessuale in tutti i campi, con la discriminazione della stragrande maggioranza della popolazione psico-sessualmente sana in favore di una minoranza di ammalati contagiosi che propagano le proprie porcherie tramite la scuola, la stampa, le leggi, il cinema…
    Povere donne, “discriminate” dal maschilismo, cosa possiamo fare per far finire questa ingiustizia? E si finisce con le antidemocratiche quote rosa, con le donne in carriera che fanno una vita da schiave, rinunciano alla famiglia, all’amore, alla vera realizzazione per il piatto di lenticchie di un posto di lavoro (forse) ben pagato. Poveri gli operai, i pigri, i mentecatti, gli ignoranti, i drogati, i degenerati, i poveri…
    E si finisce governati proprio da loro, cominciando dai comunisti, cioè da chi non ha né testa né capacità per governare, per insegnare, per giudicare, ma per natura deve rimanere suddito, e così gli stati e le nazioni vanno alla malora, la scuola diventa una sentina di vizi e corruzione morale e culturale… Questa canaglia al potere ha partorito – a mo’ di esempio – il più infame incipit di una costituzione: “L’Italia è una repubblica fondata sul lavoro”! Certo, sul lavoro di chi sa e ha voglia di lavorare, mentre chi governa né lo sa né lo fa, ma si fonda, vive e prospera sul lavoro degli altri.
    Insomma, si parte apparentemente con buone idee, e la stolta maggioranza di pecoroni ci crede, s’infiamma, combatte per esse. Si scopre poi che proprio quelle illuministiche idee di progresso e libertà sono il vero oppio dei popoli per tenerli incatenati.
    Dalla tutela delle minoranze alla dittatura dei mentecatti ? di Giovanni Zenone | Riscossa Cristiana

    Ma quale eccesso di legittima difesa?
    di Simona Sidoti
    Ricorda, se ti puntano una pistola, prima di difenderti è bene tu chieda se è a salve. Se è a salve non puoi reagire. Se senti il colpo andare in canna, prima di pregare o provare a salvare la vita tua o dei tuoi cari, è bene tu domandi al rapinatore se opportuno tu reagisca o se quello è un atto “solo” intimidatorio. Pare si debba fare così, in Italia. Molte le storie di persone che hanno reagito a una aggressione e che per questo hanno affrontato anni di processi strazianti senza mai essere assolti. Antonio Monella è stato condannato a sei anni per aver sparato al ladro che gli era entrato in casa. Ed è in cella.
    Oggi il gioielliere C.S, 68 anni, vive un incubo simile. Ercolano, Bruno Petrone, 53 anni, residente nel quartiere Secondigliano e Luigi Tedeschi, 51 anni, residente al rione Sanità, decidono di rapinarlo dopo che ha effettuato un prelievo di circa cinquemila euro. Lo hanno avvicinato intorno a mezzogiorno. Pregiudicati, hanno pagato nel modo peggiore, definitivo. La moglie di uno dei due rapinatori grida «Ha sbagliato anche lui e deve pagare», ha «ucciso per cinquemila euro». Ma si perde di vista chi è la vittima, chi non ha aggredito nessuno, chi è stato aggredito. Chi ha temuto per la propria vita, ben più importante del denaro, e ha premuto il grilletto di una pistola regolarmente registrata, con porto d’armi valido, mai usata prima. I rapinatori avevano una pistola giocattolo, priva del tappo rosso. I due cadaveri sono rimasti lì, con i contanti appena rubati addosso, a fotografare una scena che non lascia dubbi. Ora il gioielliere è accusato di omicidio colposo per eccesso di difesa. La ricostruzione del sessantottenne racconta dei due che gli dicono «dacci i soldi o ti ammaziamo», lui li avrebbe consegnati e in quel momento si sarebbe vista la pistola che portava in vita. Il rapinatore avrebbe allora sparato, con l’arma che dopo s’è scoperta a salve e che s’è inceppata. Così la vittima della rapina ha estratto la propria, di pistola, ed esploso sette, otto colpi.
    Ma precisamente che reato è quello di eccesso di legittima difesa. Come fa uno a valutare quanti colpi può o deve sparare per rendere innocuo l’aggressore senza fargli danno? In che frazione di secondo deve deciderlo e, soprattutto, la pura, il panico, la sorpresa? Un’inchiesta è giusta, quando ci sono dei morti la verità va cercata oltre ogni evidenza apparente. Il resto sarà strazio per quel gioielliere che, per dirla chiara, è la vittima per noi.
    Ma quale eccesso di legittima difesa? | L'intraprendente

    Elogio di Stacchio, più giusto della Giustizia
    di Gianluca Veneziani
    «Io sto con Stacchio», e sto con Stacchio due volte, ora che il benzinaio vicentino (che lo scorso febbraio aveva ucciso un rom che tentava di rapinare una gioielleria) non solo attende che venga finalmente archiviato il fascicolo che lo vedeva incriminato per eccesso di legittima difesa, ma– con un gesto nobilissimo – decide anche di destinare parte dei fondi ricevuti per solidarietà da varie categorie all’artigiano che ha subito la stessa sorte: Ermes Mattielli, come lui vicentino, è stato condannato ieri a 5 anni e 4 mesi di reclusione e a pagare 135mila euro di danni, per aver sparato nel 2006 a due nomadi sorpresi a rubare nel suo magazzino.
    L’artigiano non ha i soldi per pagare quella cifra («‘Ndo vado torli, i schei», ha detto disperato) ed è vittima di un’interpretazione del concetto di difesa dell’incolumità personale che ha dell’inverosimile: dopo tutto, ha sottolineato il giudice di Corte d’Appello che ha rimandato il processo in primo grado in cui Mattielli è stato condannato, la reazione dell’artigiano non può essere considerata legittima difesa ma tentato omicidio, in quanto è stata «spropositata» rispetto alla minaccia subita: e non tanto perché i due rom non erano armati e stavano fuggendo, ma perché Mattielli, secondo il giudice, difendeva “soltanto” dei pezzi di rame e di ferro. Ben poca cosa, cioè, rispetto a due vite umane.
    Ebbene, quei pezzi di rame e ferro che il giudice deprezza e disprezza per Mattielli erano la vita, erano l’unica fonte di guadagno, il ferro e il rame per lui erano l’oro che gli consentiva di vivere e continuare a lavorare. Già dopo la prima sentenza, che lo condannava a un anno per lesioni colpose, Mattielli aveva dovuto rinunciare a tutto, aveva dovuto «chiudere l’attività, con nove mesi di sequestro del deposito», come ha raccontato, disperato. Adesso una nuova tegola, durissima: 5 anni e mezzo di carcere e una somma da pagare – per aver difeso se stesso e i propri beni, lo ricordiamo – pari a quanto forse Mattielli avrebbe potuto guadagnare in dieci anni di onesto lavoro.
    Mattielli non ce li ha, non sa come fare, e allora ecco il bel gesto di un uomo che ha subito la stessa sorte – l’aggressione dei ladri e lo sciacallaggio mediatico – salvo avere un finale diverso: la (probabile) archiviazione dell’indagine. Stacchio dice: sono stato come lui chiamato ingiustamente “assassino”, ho avuto tanti soldi in segno di solidarietà da parte di persone e associazioni, ed è giusto che li condivida con chi ora deve pagare questo conto salatissimo con la giustizia.
    In questa storia, è evidente, si palesano tutte le incongruenze della nostra giustizia che, oltre a pretendere di condannare – con un’interpretazione eccessiva – un gioielliere (come quello di Ercolano) o un benzinaio (come Stacchio) che sparano per tutelare la propria incolumità e il proprio lavoro, (sostituendosi così alla giustizia incapace di punire a dovere ladruncoli spesso recidivi e a un governo incapace di monitorare adeguatamente il territorio con le forze dell’ordine); ebbene, adesso punisce anche un uomo che ha ferito dei ladri per non vedersi da loro depredato.
    Ma qui – ed è questo l’aspetto lieto della vicenda – emerge anche tutta la solidarietà umana, lo schietto cameratismo tra due uomini, entrambi, sì, vittime, che decidono di stringere un patto di amicizia, con l’uno che aiuta l’altro per dirgli “Guarda non sei solo, so cosa stai passando, e ti do io una mano, coi soldi e col cuore, per affrontare le spese legali e sostenere la sanzione pecuniaria”. Tanto di cappello per Stacchio. Dove non può la giustizia, dove lo Stato non riesce a essere presente, dove le leggi continuano a essere ottuse, riesce il gesto umano, tanto più gratuito quanto più è consistente a livello economico. #IostoconStacchio e perciò #Iostocon Mattielli.
    Elogio di Stacchio, più giusto della Giustizia | L'intraprendente


  8. #1878
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Ai tedeschi Kohl e la Merkel. A noi resta solo Totò
    di Rino Cammilleri
    La Germania in trent’anni ha combattuto due guerre mondiali praticamente da sola contro il resto del pianeta. È stata per due volte sconfitta, rasa al suolo, riportata a un’economia di pastorizia, pure spaccata in due per sicurezza. Ed eccola di nuovo locomotiva d’Europa, a dettare norme e regole al Continente. Tutti gli altri a mugugnare, ad accusarla di prepotenza e, in occasione dell’affaire Volkswagen, di barare.
    Ma sembra più che altro un piagnisteo da asilo infantile: il bambino che ogni volta perde al gioco frigna con la maestra, e questa è costretta ad andare a dire al vincitore «sii buono, lascia vincere ogni tanto anche il moccioso, poverino». Ma nel mondo degli adulti non c’è maestra alle cui gonne piangere. C’è invece uno che ha la sola colpa di essere il più in gamba in mezzo a tante schiappe. La Germania di Kohl si è caricata del fardello della disastrata Ddr e in poco tempo l’ha assorbita perfettamente. L’Italia (che, con la Grecia, è quella che si lamenta di più dell’Europa a conduzione tedesca) in due secoli non è mai riuscita a risolvere il problema della sua palla-al-piede, il meridione.
    La faccenda della Volkswagen è emblematica: il governo tedesco l’ha avallata, poi si è scusato e la cosa verrà risolta a colpi di soldi com’è giusto che sia. Punto. Non entro nel merito della questione, inquinamento o meno, né nel fatto che, guarda un po’, lo sgambetto alla maggiore industria europea sia venuta dai soliti Usa (che non vogliono diesel stranieri perché da loro la benzina costa pochissimo, visto che se la procurano sia con lo shale che con il rooseveltiano big stick). Dico solo che, in Italia, una cosa del genere sarebbe finita ogni giorno sulle piazze, nei talk, in tribunale con tanto di telecamere...
    Ai tedeschi Kohl e la Merkel. A noi resta solo Totò

    I nostri politici? Erano già ridicoli nell'800
    Burocrati incapaci, politici imbroglioni, intellettuali ignoranti. Carlo Dossi raccontò le miserie del Regno. Peggior delle nostre
    Vittorio Feltri
    Il suo nome era Carlo Alberto Pisani Dossi. Troppo lungo per tenerlo a mente. Abbondante anche la sua produzione letteraria: poemi, romanzi, riflessioni eccetera. Poi i taccuini, una moltitudine, riempiti di appunti, e sono questi di cui discettiamo.
    Adelphi ha provveduto a pubblicarne a chili nelle Note azzurre. Ora a selezionare i passi più significativi allo scopo di dimostrare che l'Italia ottocentesca era identica a quella di oggi, ci si è messo anche Giorgio Dell'Arti, giornalista di spessore e ricercatore indefesso di curiosità culturali. Ha compilato una raccolta di note caustiche del suddetto Dossi (accorcio per semplificare) e le ha pubblicate per Edizioni Clichy in un volume dal titolo esplicito: Corruzioni. Chi comincia a leggerle non cessa più: rimane sbalordito nel verificare che i bei tempi andati sono rimpianti perché esistono solo nella fantasia dei contemporanei. I quali pensano erroneamente di essere peggiori degli antenati mentre, probabilmente, sono addirittura migliori. Non molto, però.
    L'epoca raccontata a spizzichi e bocconi dallo scapigliato milanese in quaranta anni di attività va dalla fine dell'Ottocento all'inizio del Novecento. È passato un secolo e sostanzialmente nulla è cambiato: gli italiani erano italianucci e tali sono rimasti. Credo che nessuno abbia fotografato i personaggi di quel periodo con la stessa bravura e raffinatezza di Dossi, dotato di un talento sorprendente per chi, come me, lo ha scoperto da poco. La prosa scorre liscia e dilettevole e, talvolta, incanta per la sua modernità. Si ha l'impressione di essere alle prese con cronache della scorsa settimana.
    Affrontiamo un tema che per l'Italia è una costante: il malgoverno e quanto ne consegue. Annota Dossi: «Quando Luigi Luzzatti - altra fama usurpata - è incaricato di missioni dal governo per l'estero, usa farsele pagare da due o tre ministeri. Approfitta della missione per rimontare di vesti e d'oggetti sé e tutta la sua famiglia. Ogni volta, compera nuove sacche e bauli, sempre a conto dello Stato, poi, giunto sul luogo della missione, acquista parapioggia, orologi, abiti ecc. per tutti quelli di casa, sempre a conto, come sopra. Gode di forti diarie e con tutto ciò lascia la nota dell'albergo a carico dello Stato. Il Luzzatti, inoltre, è vanitosissimo. Per un articolo di giornale leccherebbe le scarpe del giornalista laudatore. Ed è per gli articoli di gazzetta, che nonostante la sua avarizia giudaica, cede a ricatti d'ogni genere».
    Giova rammentare che costui fu ministro di vari esecutivi e perfino presidente del Consiglio. Se ciò che gli è stato attribuito dallo scapigliato risponde a verità, bisogna concludere che la casta imperante nel Terzo Millennio non è figlia di nessuno, ma discende da illustri genitori e anche da nonni che si impegnarono per campare a sbafo. In sintesi, nulla di nuovo sotto il cielo romano nell'anno corrente.
    Si dice e si ripete che il personale politico precedente a quello in carica fosse culturalmente più provveduto di quello che ci tocca. Ne eravamo persuasi. Ma Dossi ci apre gli occhi. Ecco la sua opinione sul punto: «La Sinistra monarchica al potere (1876-1881) è un partito quasi illetterato. Né Cairoli, né Depretis, né Crispi, né Zanardelli, né Nicotera lasciano alcun libro nel quale il pubblico possa leggere come la pensino. I soli in tutto il partito che sappiano tanto leggere quanto scrivere sono De Sanctis e Marselli... Al contrario, la Destra ha una letteratura, Minghetti, Maiani, Bonghi...».
    L'accusa di analfabetismo, oggidì è stata rovesciata: i nostri progressisti si autoproclamano intellettualmente più evoluti dell'opposizione. Forse non è così. È un fatto che nella classe dirigente pullulano numerosi cretini dinamici che menano il torrone provocando danni irreparabili.
    Anche la vituperata burocrazia che ci affligge con la dittatura del timbro ha origini antiche. Un secolo e mezzo fa, sottolinea Dossi, tutti i giovani, «sieno di zappa o di penna, ambiscono un impiego governativo. Basta che un impiegato dello Stato non assassini, non assalti una diligenza... è sicuro di non essere mai licenziato e di arrivare pacificamente alla pensione». Come il decreto di ammissione in carriera viene firmato, il giovine burocrate va sul liscio. E la scena muta. «Cominciano le pretese del nuovo impiegato. Egli ha genitori vecchi, madre inferma, padre imbecille eccetera che vogliono la sua assistenza, quindi chiede un cambiamento di residenza... Lavora meno che può». Più chiaro di così... È una testimonianza profetica, giacché siamo tutti in grado di confermare che, a distanza di tanti decenni, non si è alterata una virgola nel comportamento dei funzionari (di varia levatura) ai quali ci rivolgiamo per il disbrigo di pratiche amministrative.
    Gli appetiti sessuali dei potenti (e non solo) contemporanei non sono superiori a quelli dei loro avi. Lo garantisce l'autore di cui trattiamo, che ci narra le prodezze sul materasso di Vittorio Emanuele II, «che fu uno dei più instancabili chiavatori. Il suo budget segnava nella rubrica donne circa un milione e mezzo di lire all'anno (una fortuna)» mentre alla voce cibo risultano «non più di 600 lirette al mese». La sproporzione è enorme. Non entro nei dettagli delle regali performance che, comunque, meriterebbero di figurare nel Guinness dei primati. Qualcosa di sconvolgente a confronto del quale il bunga bunga è un esercizio spirituale.
    Tutto questo, converrà il lettore, è utile per comprendere che gli italiani, a prescindere dalla data in cui sono venuti alla luce, sono ciò che sono sempre stati, gli stessi vizi e le stesse debolezze. Se è consolante apprendere che non siamo caduti più in basso dei nostri padri, non lo è affatto supporre (ragionevolmente) che non guariremo mai.
    I nostri politici? Erano già ridicoli nell'800 - IlGiornale.it

  9. #1879
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta


    Non so bene cosa realmente intendesse Steve Jobs quando pronunciò la celebre frase “Stay Hungry, Stay Foolish” davanti ad una platea di studenti della Università di Stanford il 12 giugno 2005, tuttavia per me quelle 4 parole sono magiche.
    Racchiudono il segreto della “fonte meravigliosa”, ovvero il motore del progresso umano, civile, filosofico ed economico.
    Ma ad un prezzo.
    Io voglio ricordarvi quale è il prezzo del progresso e di tutto quello che oggi i più fortunati sulla terra definiscono generalmente con benessere.
    Per rimanere affamati, è necessario avere fame.
    Per rimanere folli, è necessario potere realizzare il proprio sogno.
    Ci avete mai pensato?
    Non si può essere affamati e folli, in una società egalitaria. Non ci può essere nessun progresso in una società egalitaria, solo decadenza e dissoluzione.
    L’uomo non è stato creato, da Dio o dalla Natura (fate voi, è irrilevante) per stare fermo, non è stato creato per essere sazio e soprattutto non è stato creato per non avere un sogno.
    Non sto facendo filosofia spicciola, mi riferisco alla realtà che ci circonda. Guardate intorno a voi, quali sono i modelli di società che producono più ricchezza, cultura, innovazione?
    Ancora una volta cerco di non parlare per assoluti, non nego l’esigenza di una forma comunitaria organizzata che impone le leggi sulla base di una qualche forma di consenso, uno Stato se vi piace la parola. Nego invece che sia compito dello Stato perseguire l’uguaglianza fra le persone, lo Stato semmai dovrebbe perseguire una parità all’accesso dei punti di partenza, e fermarsi rigorosamente li.
    Il progresso alla fine viene sempre e solo dall’individuo, dalla sua fame e dalla sua follia. Qualsiasi impresa o traguardo discendono dalla mente di un uomo, dalla sua voglia (fame) di elevarsi su tutti i suoi simili, non necessariamente con il denaro. E viene anche dal sogno, dalla possibilità del sogno.
    Restiamo in Italia, voi lo sapete bene, l’elemento principale che porterà questo paese alla bancarotta e alla miseria è da una parte, la mancanza di fame di larga parte di una popolazione sussidiata, ma soprattutto dal fatto che in Italia non è permesso sognare, intendo sognare qualcosa da realizzare.
    Non è permesso perchè all’atto pratico la pressione fiscale e il potere cieco e corrotto della burocrazia lo impedisce. Con il risultato che gli italiani, i migliori, quelli che hanno fame e follia tentano la fortuna in un altro paese. E non fatevi nessuna illusione: NON TORNERANNO MAI SE NON ALLE LORO CONDIZIONI.
    Parlo per esperienza personale, per quello che vedo, per quello che ho fatto, per le scelte che mi hanno portato a prosperare in un altro paese e per quelle di centinaia di persone intorno a me.
    In conclusione, non si può avere progresso e crescita economica ed insieme una società appiattita che ha la (falsa) funzione di redistribuire ricchezza. La sofferenza è necessaria purché sia accompagnata dalla libertà, ovvero dalla possibilità di rimanere folli, cioè di potere realizzare davvero il proprio sogno.
    Quindi Stay Hungry, Stay Foolish, ma prima fate le valige.

    Stay Hungry, Stay Foolish. (Una Lezione Libertaria) - Rischio Calcolato
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  10. #1880
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    https://reported.ly/2015/10/30/exclu...s-saudi-arabia



    Aeroporto civile di Cagliari.

    L'itaglia spedisce bombe RWM in Arabia Saudita (per bombardare lo Yemen) in barba al Trattato internazionale sul commercio delle armi.
    Con la polizia che sorveglia.
    Ultima modifica di ventunsettembre; 03-11-15 alle 22:20
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

 

 
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