Ecco l'articolo di Cainarca incredibilmente (ma mica tanto) la scoperta dei Carabinieri sull'inaffidabilità dei tabulati Telecom passa sotto totale silenzio.
LA PADANIA
Sabato 29 marzo 2003 - Pag. 17
DAI TABULATI NON RISULTARONO LE TELEFONATE MINATORIE CONTRO IL PROFESSORE
Minacce a Biagi, i “buchi” di Telecom
GIULIO CAINARCA
L’inesattezza dei tabulati telefonici forniti da Telecom Italia alle autorità di pubblica sicurezza di Bologna fu una delle ragioni principali per cui venne negata la scorta a Marco Biagi, con conseguenze fatali per il giuslavorista bolognese che fu poi ucciso dalle Br.
La notizia è clamorosa, ma è stata ignorata dai media. I tabulati telefonici di Telecom Italia giocano un ruolo fondamentale nella vicenda. Vediamo il perché.
Marco Biagi per un certo periodo di tempo è sotto scorta, poiché è ritenuto un possibile obiettivo dei brigatisti. Perde la scorta proprio in un momento delicatissimo quando diventa consulente del Ministero del Lavoro nel ruolo che fu già di Massimo D’Antona, a sua volta ucciso dalle BR nel ‘99.
Appena assunto questo incarico, il professor Biagi comincia a ricevere telefonate anonime con minacce di morte “Sappiamo dove sei”; “Adesso che non hai più gli angeli custodi (sc. la scorta), ti ammazziamo”.
Biagi avverte la Questura di Bologna e sporge denuncia contro ignoti presso la Procura del capoluogo emiliano. La denuncia viene archiviata circa un mese prima che Biagi sia ucciso, perché nei tabulati forniti da Telecom Italia non si trova traccia delle telefonate minatorie denunciate dal professore. Biagi ha mentito, pensano gli inquirenti e le forze dell’ordine dopo aver esaminato i tabulati Telecom.
IL PROFESSORE “ROMPE” LE SCATOLE
Il professore viene reputato poco credibile un mitomane, un simulatore, un visionario, uno che vuole farsi proteggere per darsi importanza. Perfino il Ministro dell’Interno Scajola lo definirà un “rompicoglioni”. Quando Marco Biagi per l’ennesima volta va in Questura a Bologna a chiedere protezione, giunge ad avere una discussione molto accesa con il capo della Digos locale, il quale perde la pazienza e gli dice che dai tabulati di Telecom Italia non risulta alcuna telefonata alle utenze, nelle date e nelle ore da lui segnalate. Così, a Biagi non viene data la scorta.
Il questore di Bologna Romano Argenio, il prefetto Sergio Iovino, Carlo De Stefano e Stefano Berrettoni, capi dell’Antiterrorismo a Roma, vengono poi indagati dalla Procura bolognese per la mancata concessione della scorta al professor Biagi, con l’imputazione del reato di cooperazione colposa in omicidio.
Ma veniamo a poche settimane fa. Improvvisamente, si scopre che Marco Biagi non aveva mentito e non era un visionario malato di “protagonismo”. Insomma saltano fuori i tabulati telefonici “veri” e si scopre che quelle telefonate di minaccia Biagi le aveva davvero ricevute, contrariamente a quanto documentavano i tabulati forniti da Telecom in un primo momento.
Saputa la notizia, la vedova di Marco Biagi piange di gioia l’onore del marito è salvo, sebbene post mortem, e nessuno potrà più mettere in dubbio che egli avesse detto la verità.
Spuntano così quattro nuove utenze telefoniche dalle quali sarebbero partite le minacce e sulle quali stanno indagando i carabinieri del reparto operativo di Bologna.
Cos’è successo? I pm della Procura bolognese Giovanni Spinosa e Antonello Gustapane, che indagano sulla mancata scorta al professore, a un certo punto si pongono un quesito è possibile che i tabulati forniti da Telecom Italia siano inesatti, parziali e incompleti? Per rispondere a questa domanda, i magistrati – con la collaborazione dei carabinieri - decidono di “mettere alla prova” Telecom Italia.
Sotto mentite spoglie, si abbonano a Telecom per aprire un’utenza telefonica del tutto nuova, come farebbe qualsiasi cittadino che volesse attivare una linea di telefonia fissa. I carabinieri cominciano poi a chiamare questa utenza “civetta” da diversi luoghi d’Italia e dall’estero, avvalendosi di tutti gli operatori telefonici nazionali e stranieri e annotando meticolosamente il luogo di partenza, la data, l’ora e la durata di ogni singola chiamata.
MA LA TELECOM E’ AFFIDABILE?
Queste telefonate vengono effettuate per circa quaranta giorni. A questo punto, a Telecom Italia - che è l’unica proprietaria delle linee telefoniche e perciò registra anche le chiamate effettuate con altri gestori - i pm chiedono i tabulati relativi al numero da loro chiamato, adducendo come motivazione della richiesta lo svolgimento di un’indagine.
I tabulati Telecom arrivano sul tavolo dei magistrati, che fanno una scoperta inquietante dalla documentazione emerge che per l’utenza “civetta” su cinquanta telefonate in uscita e in entrata, annotate nel dettaglio dai carabinieri, ne risultano poco più della metà! Inoltre, alcune telefonate vengono registrate sui tabulati Telecom ad un’orario diverso da quello in cui furono effettuate dai carabinieri.
In sostanza i tabulati Telecom non documentano il traffico telefonico reale, perché sono incompleti e parziali. Ne nasce un vero e proprio terremoto fra magistratura inquirente bolognese e vertici Telecom. Vengono convocati d’urgenza in Procura a Bologna alcuni alti dirigenti di Telecom Italia, ai quali vengono mostrati i tabulati “inesatti”. I magistrati vogliono sapere dai responsabili dell’azienda perché i tabulati non recano traccia completa e precisa delle chiamate relative all’utenza telefonica utilizzata nell’indagine.
Si spargono anche voci circa la possibilità di aprire un’inchiesta sui dirigenti Telecom, anche se ad oggi non risulta che la magistratura abbia proceduto in tal senso. Potrebbe scoppiare una “bomba” di devastante potenza, ma si cerca di tenere nascosta l’intera storia. Perché tanta cautela? Il motivo è facilmente intuibile. Se i tabulati Telecom non sono affidabili e non documentano realmente il traffico telefonico, dovrebbero essere riviste innumerevoli vicende processuali e investigative, presenti e passate, basate su consulenze telefoniche o su alibi, prove o indizi derivanti dalla documentazione di chiamate fatte o non fatte, ricevute o non ricevute; bisognerebbe insomma “riscrivere” le sentenze di molti processi e riaprire le indagini su molti casi giudiziari.
Perciò, la notizia dell’inattendibilità dei tabulati Telecom emersa nell’inchiesta sulla mancata scorta a Biagi non viene divulgata. Ma è ben conosciuta nell’ambiente giudiziario, tanto che da circa un mese – cioè da quando è scoppiata la grana Telecom a Bologna – la Direzione Antimafia ha inviato una lettera alle diverse Procure della Repubblica per metterle in guardia circa la possibilità che i tabulati forniti da Telecom Italia all’autorità giudiziaria siano incompleti!
MOLTE DOMANDE SENZA RISPOSTA
Fino a un mese fa, prima della “scoperta” fatta a Bologna, nessun magistrato aveva messo in dubbio che i tabulati forniti da Telecom potessero essere inesatti. Gli inquirenti si sono sempre fidati degli archivi di Telecom Italia, della cui affidabilità è invece lecito dubitare, alla luce di quanto è emerso dall’indagine della Procura bolognese. Occorre anche precisare che proprio a Bologna esiste uno dei più grossi archivi nazionali dei dati relativi ai tabulati Telecom.
Tornando all’inchiesta sulle minacce telefoniche a Marco Biagi, i “veri” tabulati Telecom spuntano come per incanto soltanto poco tempo fa dalla documentazione emerge chiaramente che Biagi ricevette le telefonate minatorie proprio per le utenze e nelle date e alle ore da lui indicate.
Ma Biagi è già stato ucciso da oltre un anno. Sono molte le domande che nascono da questa storia. È tollerabile per la nostra coscienza civile che la vita di Marco Biagi possa essere dipesa anche da un tabulato Telecom inesatto e sulla base del quale venne negata al giuslavorista bolognese la scorta che avrebbe potuto difenderlo dai brigatisti?
Come mai la magistratura è dovuta ricorrere a un’indagine “parallela” per arrivare ad avere da Telecom i tabulati telefonici “veri”?
Com’è possibile che perfino alla Questura e poi alla magistratura, nell’ambito di un’inchiesta giudiziaria, Telecom Italia fornisca una documentazione incompleta e inesatta del traffico effettuato su utenze telefoniche tanto importanti da essere chieste dagli inquirenti?
E ancora, da un punto di vista forse più prosaico, ma che riguarda più 25 milioni di cittadini che usano il telefono fisso in Italia come possiamo fidarci delle bollette Telecom ed essere sicuri che il nostro traffico telefonico corrisponda a quello realmente effettuato?
Nessun organismo pubblico - dal Ministero delle Comunicazioni, all’Autorità garante delle Comunicazioni - si è mai posto il problema di come controllare che le bollette degli italiani, che versano a Telecom molti miliardi di euro all’anno, siano lo specchio del reale consumo telefonico?
DUBBI SULLE NOSTRE BOLLETTE
Dobbiamo “fidarci” di Telecom Italia quando in caso di contestazione sulle bollette ci dice che dai controlli effettuati sulla nostra linea emerge che il traffico telefonico addebitato corrisponde alla realtà, pur senza fornirci quasi mai i tabulati con la documentazione integrale del traffico telefonico? E anche se quei tabulati ci vengono forniti, chi ci assicura che siano “veri”?
E infine chi verifica che questi benedetti tabulati non siano incompleti, come è accaduto nel caso delle minacce telefoniche a Marco Biagi, oppure, al contrario, “sovrabbondanti” rispetto alle chiamate realmente effettuate? In altre parole chi controlla un gestore di telefonia privatizzato che detiene il monopolio delle linee telefoniche e del pubblico servizio di telefonia fissa in Italia e che si è rivelato inaffidabile perfino per la magistratura (con un ulteriore dettaglio per fornire la documentazione alla magistratura, Telecom Italia viene anche pagata con denaro pubblico)? Perché i mezzi di informazione - specie la Rai che dovrebbe essere al servizio dei cittadini - tacciono?
I vertici di Telecom Italia, il Governo, e in particolare il Ministro dell’Interno e il Ministro delle Comunicazioni, oltre che l’Autorità garante delle Comunicazioni e la Polizia postale e delle Comunicazioni devono agli italiani una spiegazione. La devono ai milioni di cittadini che pagano le bollette Telecom, ma anche alla memoria del professor Biagi, assassinato dalle BR anche perché ritenuto inaffidabile dalle autorità di pubblica sicurezza. Chi si è dimostrato veramente inaffidabile? Lo giudichino i lettori.
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