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  1. #3931
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    La chiamata diretta di 2800 nuovi burocrati per gestire il Pnrr? Al Nord nulla da ridire?
    18 APRILE 202218 APRILE 2022 POLITICA LETTURA 2 MIN

    di Roberto Gremmo – Siamo alle solite: per il Sud succhione senza fondo non valgono le regole del nord, specie quando si parla di posti pubblici. E’ dei giorni scorsi la notizia che con un decreto, il governassimo di cui la Lega per mohito e’ magna pars ha deciso di assumere con chiamata diretta ben 2800 nuovi burocrati da impiegare per l’attuazione del mitico piano di gestione dei cospicui fondi che stanno per arrivare dall’Europa. Chiamata diretta che se qualcuno decidesse di applicarla al Nord finirebbe linciato in piazza con l’accusa di favoritismo. Ma la terra dei capperi e dei mandolini gode di immunità legislativa e nessuno si permette di muovere critiche ad una decisione zoppicante che, oltre tutto, nasce dopo il fallimento del tradizionale reclutamento degli impiegati pubblici.

    Come e’ purtroppo noto, nella prospettiva di trovare personale per il Piano di resilienza nelle regioni meridionali era stato indetto un regolare concorso, finito malissimo, dopo due tentativi andati a vuoto. La prima selezione era stata annullata perché (complice anche il reddito di cittadinanza poltronara) si erano presentati molti meno candidati dei posti disponibili. Il secondo tentativo era andato peggio, perché i concorrenti non avevano superato le pur semplici prove e le bocciature erano fioccare copiosamente .Adesso si e’ deciso, mohihisti consenzienti, di permettere alla Agenzia di coesione territoriale di assumere la nuova burocrazia con questa formula della chiamata diretta che ai calvinisti nordisti fa venire l’orticaria. Noi ingenui ci facciamo i gargarismi col federalismo e le autonomie e questi ci mangiano in testa?

    https://www.lanuovapadania.it/politi...lla-da-ridire/
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  2. #3932
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Capitato per caso stamane in un mercato rionale dove sono stato a volte in passato.
    Prezzi alle stelle e mercato quasi deserto.

    Questo ora.
    A breve non si troverà più nemmeno la mercanzia.
    Coraggio!
    Però il Grand Reset non esiste, è tutta un'invenzione dei complottisti.

  3. #3933
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    https://www.maurizioblondet.it/se-li...ell-ignoranza/
    Paese di merda governato da servi stercoidi.

  4. #3934
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Casa Bianca, Biden riceverà Draghi il 10 maggio
    In agenda Ucraina e sicurezza energetica

    Redazione ANSA
    ROMA
    27 aprile 2022
    16:23
    NEWS

    Joe Biden riceverà alla Casa Bianca il premier Mario Draghi il 10 maggio.

    Lo afferma la portavoce della Casa Bianca, Jen Psaki.

    L'incontro alla Casa Bianca "sarà l'occasione per riaffermare la storica amicizia e il forte partenariato tra i due Paesi. Al centro dell'incontro il coordinamento con gli Alleati sulle misure a sostegno del popolo ucraino e di contrasto all'aggressione ingiustificata della Russia". Lo comunica Palazzo Chigi.

    Nell'incontro alla casa Bianca saranno discusse "le eccellenti relazioni bilaterali e riaffermata la solidità del legame transatlantico", comunica Palazzo Chigi, aggiungendo che "sarà affrontata la cooperazione nella gestione delle sfide globali, dalla sicurezza energetica al contrasto ai cambiamenti climatici, dal rilancio dell'economia allo sviluppo della sicurezza transatlantica". I due leader si confronteranno anche su questioni regionali e sui preparativi in vista dei vertici G7 e Nato di giugno.

    Il presidente del Consiglio Mario Draghi, intanto, si è negativizzato dal Covid ed è arrivato a Palazzo Chigi. A quanto si apprende incontrerà subito il sottosegretario Roberto Garofoli in vista del Cdm di domani, in cui è atteso il decreto aiuti e energia.

    https://www.ansa.it/sito/notizie/pol...f386f7229.html
    Ci siamo.
    Ultima modifica di Eridano; 27-04-22 alle 21:54

  5. #3935
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    E Roberto Speranza è ancora ministro della Salute
    1 Maggio 2022

    di PIERGIORGIO MOLINARI

    Sul maggiore quotidiano italiano si discute con assoluta levità (e senza che tra giornalisti o lettori suoni alcun campanello di allarme) se sia accettabile ammettere nei dibattiti pubblici i “dissidenti”, ovvero se sia tollerabile l’esistenza di persone che professano tesi diverse da quelle imposte.

    Nelle altre pagine dei giornali e in televisione, il conflitto ucraino viene discusso con la medesima profondità di analisi con cui si commenta un derby calcistico (per chi tifate voi?), mentre quelli che vogliono apparire più intellettualmente evoluti pongono la questione nei termini etici di una scuola dell’infanzia (chi ha ragione, chi ha torto? Eh, ma ha cominciato lui!), come se le guerre si potessero analizzare col mutevole metro della morale o, per meglio dire, col righello sbeccato di uno scolaretto elementare.

    A un livello intermedio si pongono coloro che equiparano uno scontro armato tra entità statuali a una rissa di strada o a un tentativo di stupro – ma non stupisce, perché in genere sono le stesse persone che hanno rappresentato l’imposizione generalizzata di un trattamento medico sperimentale e un lasciapassare interno in termini di “dovere civico”, equiparandoli al rispetto dei semafori e al possesso della patente di guida.

    Parallelamente, la Corte Costituzionale ora presieduta dallo stesso personaggio che trent’anni fa impose in una notte di luglio il prelievo forzoso sui conti bancari dei cittadini (lo stato prelevò senza preavviso lo 0,6% di tutte le somme depositate) e poi introdusse l’imposta comunale sugli immobili, l’ICI, non avendo tempo da perdere con questioni marginali quali i diritti costituzionali sospesi da due anni, affronta l’urgentissimo problema dei cognomi, decidendo per una soluzione che finalmente renderà l’Italia più simile a un disperato paese sudamericano anche sotto il profilo anagrafico.

    Nel frattempo un governo tecnico – di quelli che una volta servivano a gestire l’ordinaria amministrazione in attesa delle ferie estive – guidato da un mediocre sicario in fusione perfetta tra potere esecutivo e legislativo decide autocraticamente il coinvolgimento nazionale in un conflitto tra soggetti che non appartengono né alla NATO né all’Unione Europea.

    Dà manforte un signore canuto che, nella fissità dei suoi occhi glauchi e nella serena lontananza di chi intasca 240.000 euro all’anno (stipendio mensile di 18.300 euro su tredici mensilità), annuncia per tutti gli altri la necessità di fare “sacrifici”, tra i quali vi sono la rinuncia a lussi borghesi quali l’energia elettrica e il cibo.

    La già citata Unione Europea, degnamente rappresentata da cotonatissime nobili debosciate e attempate virago con criticabili abitudini igieniche, da un lato chiede agli stati membri di fare a meno del gas russo, dall’altro si scandalizza se i russi minacciano di negare il gas a quegli stessi stati membri ai quali la UE chiede di rinunciare al gas russo.

    Intanto, su Twitter, i cosiddetti “liberal” (che stanno alla libertà così come i vari partiti “democratici” stanno alla democrazia), dopo aver sostenuto per anni che la proprietà dei social era privata e quindi il proprietario aveva il diritto di fare quel che voleva, si indignano perché il nuovo proprietario annuncia di voler garantire la libertà di parola a tutti senza censure, sostenendo disinvolti che la libertà di parola rappresenta una minaccia per la democrazia.

    Nelle stesse ore, passando davanti ai pannelli di affissioni mortuarie sempre più affollate dai volti sorridenti di ventenni, trentenni e quarantenni in salute stroncati da malori improvvisi, un passeggiatore solitario diretto all’hub vaccinale per la quarta dose si aggiusta la mascretina sul muso e guarda con ostilità un automobilista che, da solo nel proprio veicolo, circola a viso scoperto in aperto dispregio del bene collettivo.

    A coronare il tutto, prima di stringere la mano ad Harvey, il coniglio invisibile, e poi allontanarsi spaesato, il presidente della maggiore potenza occidentale definisce lucidamente la propria missione in questi termini: “Gfrinpftnkìmh, oh, no, sorry, I mean ioddiohddbift puf sgrfth… [scoreggia] Well, you know.”

    E Roberto Speranza è ancora ministro della Salute.

    https://www.miglioverde.eu/e-roberto...-della-salute/
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  6. #3936
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta


  7. #3937
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    I popolani ‘Piemontèis’ non volevano la guerra d’aggressione italianista del 1859
    4 MAGGIO 20223 MAGGIO 2022 PIEMONTE LETTURA 10 MIN

    di Roberto Gremmo – Nella primavera del 1859 si diffuse fra i contadini piemontesi un timor panico di fronte all’ordine di richiamo alle armi di Vittorio Emanuele II° ai suoi sudditi ufficialmente “per la difesa dell’indipendenza e dell’onore della Patria” ma in realtà per iniziare una nuova guerra aggressiva oltre Ticino.

    Memori dei disastri e dei lutti delle imprese militari imposte dieci anni prima da Carlo Alberto e dell’avventurosa e luttuosa spedizione d’Oriente, i contadini non mostrarono alcun entuasiasmo di fronte alla prospettiva di tornare ad essere carne da cannone.

    Perciò i notabili ed i borghesi ‘italianissimi’ cercarono di blandirli evitando di ricorrere solo alle chiacchiere ‘patriottiche’ ma rendendoli docili e disciplinati con concrete e venali contribuzioni.

    Primo fra tutti, il sindaco di Salasco fece approvare da un docile consiglio comunale la proposta di regalare cinque franchi ad ogni soldato costretto a partire. Fecero lo stesso i suoi collegihi di Buronzo e Tronzano ed anche grazie a queste pressanti e concrete sollecitazioni ed attenzioni oltre che per il timore di ritorsioni, la stragrande maggioranza dei richiamati non si sottrasse agli obblighi militari ma l’atavica ed irriducibile diffidenza contadina frenò comunque gli ardori patriottici che i borghesi ed i notabili cercavano d’inculcare fra la povera gente.

    A Cigliano, ad esempio, risulta che nel corso dell’arruolamente si manifestarono apertamente “le indispensabili impressioni di dolore” dei parenti mentre a Motta dè Conti la rancorosa ostilità popolare non venne nascosta al punto che l’Intendente di Vercelli fu costretto ad ammettere che l’impresa militare era ben vista solo dalle “persone intelligenti ed istruite” del paese che non sarebbero mai partite mentre la stragrande maggioranza della popolazione “dedita all’agricoltura e non [era] molto istrutta” non voleva la guerra e “non comprendeva l’importanza della politica iniziata dal governo”.

    A non rispondere al richiamo patriottico furono tre richiamati di Vercelli che dopo aver letto il bando d’arruolamento si allontanarono dalla città facendo perdere ogni traccia.

    E che andassero a cercarli.

    Anche molti piemontesi non volevano il conflitto, ma non potevano dirlo ad alta voce, altrimenti potevano finire nei pasticci perché, in quei tempi tumultuosi, bastava davvero poco per essere sospettati di scarso patriottismo.

    Il 24 marzo del 1859, col conflitto alle porte il Giudice mandamentale di Trino denunciava il canonico Giuseppe Miglione ed il notaio Guido Motagnini per avere pubblicamente e “con ira mal repressa” disapprovato il conflitto dichiarando che “il Governo del Re batteva una falsa via, che il Conte Cavour meriterebbe di essere chiuso in una gabbia di ferro, ed esposto alla derisione universale, e che già avevano in questa città due dei contingenti dato prova del loro malvolere besemmiando contro coloro che volevano la Guerra e che presto o tardi i tedeschi avrebbero invaso il Piemonte per dare una solenne lezione al Re, ed a tutti i suoi partigiani per la guerra”.

    Il 27 aprile 1859 Vittorio Emanuele annunciava la “santa impresa” guerresca con l’aiuto di Napoleone III° “sempre accorrente là dove vi è una causa giusta da difendere e la civiltà da far prevalere”.

    Ma nelle stesse ore, a Santhià un piccolo episodio rivelava quali erano i veri sentimenti dei piemontesi quando un ufficiale dello Stato Maggiore ordinava arrogantemente al Sindaco di alloggiare i suoi uomini nei locali comunale sentendosi replicare che “Non siamo noi che abbiamo voluto la guerra”.

    Decisa l’impresa, su progetto dell’ingegner Noé venivano sbarrate tutte le rogge, il naviglio d’Ivrea, il canale “Depretis” e quello d’Asigliano trasformando in un’unica, enorme landa paludosa all’incirca 450 chilometri quadrati dei territori di Crescentino, Tronzano, Crova, Salasco, Sali, Lignana, San Germano, Desana e Santhià.

    Ma l’invasivo espediente non fermò affatto l’avanzata delle truppe nemiche che occuparono stabilmente il Vercellese dai primi giorni del conflitto fino alla sconfitta di Palestro del 30 maggio.

    Mentre venivano inutilmente allagati i campi e compromessi i raccolti, la guerra lambiva la città di Vercelli dove non erano state approntate concrete ed efficaci difese.

    Incoscienti ma pur sempre coinvolti nel dominante fervore patriottardo, le autorità comunali cercarono soprattutto di eliminare qualsiasi voce critica nei confronti del conflitto, così tragicamente vicino.

    Vennero perciò presi di mira due poveri preti, il canonico Degaudenzi ed il fratello perché nell’ospedale cittadino “da lungi dal confortare i feriti con parole atte a far loro parere meno gravi i sacrifizi che sopporta[va]no per la Patria, lo scoraggia[va]no”.

    In men che non si dica, il Comando Militare “mercé la benevola condiscendenza di S.E. Monsignor Arcivescovo” cacciò i due sacerdoti, sostituendoli con altri preti politicamente più allineati.

    Intanto però il 16 maggio gli austriaci occuparono Vercelli e fin dal 7 maggio avevano aggirato la città, riuscendo a prendere possesso di Santhià, San Germano e Tronzano passando il fiume Sesia fra Greggio ed Arborio, guadando il Cervo fra Villarboit e Busonengo ed attraversando l’Elvo a Vettignè.

    Tutt’altro che coinvolti nel conflitto ‘patriottico’, i contadini del posto non mossero un dito per ostacolarli.

    Quando il Comando sabaudo, attestato a Cigliano, ordinò al Comune di Tronzano di allagare i campi per fermarli, il consiglio comunale riunito in seduta straordinaria si rifiutò di obbedire, temendo la prevedibile rappresaglia del nemico.

    L’11 maggio i soldati sabaudi ripresero l’iniziativa e gli austriaci abbandonarono Tronzano scattò subito la rappresaglia contro quei popolani spaventati che avevano cercato di star fuori dai guai, senza parteggiare per nessuno.

    Agli occhi accecati di fanatismo degli ufficiali sabaudi, la neutralità paesana era apparsa sospetta e provocata da chissà quale subdola volontà ‘collaborazionista’ col nemico perciò il personaggio più rappresentativo della frazione di Salomino e vice-sindaco di Tronzano, il contadino Stefano Ferraris venne arrestato con l’accusa di alto tradimento per non aver allagati i terreni all’arrivo degli austriaci.

    Portato nelle carceri torinesi, nel corso d’un drammatico interrogatorio, il povero Ferraris ricordò lo sconcerto provato dopo essere stato fermato dai carabinieri e condotto di fronte ad un alto ufficiale “il quale non parlava Piemontese” e che l’aveva messo ai ferri senza spiegargli il perché.

    Solo in prigione il povero contadino seppe d’essere accusato per non aver reso impraticabile il passaggio dei soldati nemici e per aver detto ad alta voce che, con gli austriaci alle porte, il “Governo del Re più non avesse giurisdizione su quella località” ed era meglio non dar retta a nessuno.

    Ferraris cercò di spiegare che le truppe d’occupazione avevano minacciato una terribile rappresaglia che avrebbe ridotto in cenere tutti i cascinali e l’intero paese e dunque era meglio restar neutrali.

    Ma gli ufficiali furono inflessibili, per dare un esempio ed ammonire tutte le comunità a mettersi in riga. Bollandolo come un ignobile traditore, misero Ferraris dietro le sbarre, rinchiudendolo con altri poveracci, presi a caso sulla strada fra Cigliano e Rondissone e considerati, senza alcuna prova, dei pericolosi spioni austriaci.

    Solo dopo la sconfitta degli austriaci a Palestro la guerra si allontanò dal Vercellese e finalmente si fece il bilancio dei danni.

    I contadini dei villaggi rurali che erano stati travolti da una storia più grande di loro osservarono allibiti la completa rovina delle campagne sommerse sotto un compatto strato melmoso.

    Il municipio di Vercelli dovette amaramente constatare che l’assistenza che era stato obbligato a fornire alle truppe ‘nazionali’ ed a quelle francesi aveva comportato l’esborso di un milione e quattrocentomila lire dell’epoca.

    Un saccheggio di Stato.

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  8. #3938
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Mark Zuckerberg
    ricevuto da Draghi
    a Palazzo Chigi
    Cronaca.
    Per il fondatore di Fb incontro
    di un'ora col premier e il ministro alla Transizione digitale Colao

    Associazione a delinquere.
    Grossi guai in vista.

  9. #3939
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    "Siamo sani, siamo vivi, siamo integri e non ricattabili e questo vi fa paura".

    Che fenomeno la Cunial!

  10. #3940
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Si dice che il pappamento sia esautorato.
    Si pensa che non stiano quasi lavorando.
    Ne approfitta il solito PD per ripresentare lo Zan.
    Ma quello di cui non si parla è sempre la cosa più importante.
    Tutti sono impegnatissimi!
    Stanno studiando nei minimi particolari la nuova legge elettorale.
    Si, perché deve essere chiaro chi rimarrà eletto al punto che andare a votare praticamente ancora una volta non serva proprio a NULLA!

 

 
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