Pagina 203 di 456 PrimaPrima ... 103153193202203204213253303 ... UltimaUltima
Risultati da 2,021 a 2,030 di 4552
  1. #2021
    Forumista storico
    Data Registrazione
    04 May 2009
    Messaggi
    44,139
     Likes dati
    1,276
     Like avuti
    2,954
    Mentioned
    29 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    <img src="/webimages/img_300x200/2016/4/14/e3e5aec5d5ad770c38034da24b251b9b.jpg" alt="Alcol: l'80% dei liceali beve e un terzo fa bingedrinking (ANSA)"/>Alcol: l'80% dei liceali beve e un terzo fa bingedrinking

    Indagine Espad-Italia, i ragazzi piu' a rischio

    Anche peggio della droga.
    E sono molti di più, praticamente tutti.
    Cosa aspettarsi da queste selfie-generetion ormai decerebrate?
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  2. #2022
    Forumista storico
    Data Registrazione
    04 May 2009
    Messaggi
    44,139
     Likes dati
    1,276
     Like avuti
    2,954
    Mentioned
    29 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    L'Errore Mortale per l'Italia è nei "Salvataggi Bancari" - Rischio Calcolato | Rischio Calcolato


    Qualsiasi metodo si scelga per risolvere il problema della deblezza del sistema bancario italiano ha conseguenze negative per qualcuno, le riassumo:

    • Sempre per gli azionisti che giustamente (a volte ingiustamente viste alcune modalità di sottoscrizione) vedono azzerato il loro investimento sbagliato
    • Spesso per gli obbligazionisti che possono vedere trasformato il loro investimento in azioni quasi senza valore oppure possono vederlo azzerato o ridotto.
    • In teoria per i correntisti che potrebbero essere chiamati a ricapitalizzare forzosamente le banche con i loro depositi in cambio di azioni
    • Quasi sempre i contribuenti nel momento in cui sono chiamati direttamente o indirettamente a partecipare a salvataggi attraverso operazioni non di mercato, ovvero bruciando i soldi raccolti con le tasse.
    • Spesso il territorio su cui insistono le banche che viene stressato dai malfunzionamenti delle banche in regime di salvataggio.

    Voglio dire che non esiste una uscita indolore. Qualcuno deve pagare.
    Voi sapete bene come la penso, il metodo meno ingiusto è proprio quello dei bail-in interni che non dovrebbero coinvolgere chi con le banche in difficoltà non ha nulla a che fare, tuttavia su questo la discussione è aperta.
    Ma su un punto mi sento dire che l’Italia sta commettendo un errore mortale.
    Le banche insolventi possono anzi, forse devono essere aiutate per garantire la continuità operativa, tuttavia dovrebbero anche scomparire e dopo il risanamento essere cedute (e inetndo cedere clienti e presenza sul territorio) a banche più solide e il cui management ha dimostrato il proprio valore.
    Invece l’Italia sta salvando le banche così come sono, con le loro strutture e burocrazie, soprattutto con la loro governance.
    E allora mi chiedo e vi chiedo: a senso in Italia fare buona banca? fare controllo dei crediti secondo le migliori pratiche? non agire in conflitto di interesse? non pesare sui conti pubblici (in ultima analisi)?
    La risposta è NO.

    Non conviene.
    Non c’è sanzione per chi sbaglia e non c’è vantaggio per chi opera in maniera corretta. Io ad esempio penso che le quattro banchette Piddine del centro Italia vadano liquidate, debbano perdere la licenza bancaria, e i loro clienti, crediti e debiti trasferiti attraverso una operazione di mercato ad altre banche sane e che vogliano entrare in forza in quei territori. (e vi assicuro che ci sono eccome)
    Al di la del grottesco pasticcio in corso e alla governance per nulla cambiata di Banca Popolare di Vicenza, per quale motivo, la BPVi con le sue inneficenze deve continuare ad esistere e fare concorrenza a San Paolo, Unicredit, BNL…. Perchè?
    Non è giusto e ciò porta a conseguenze devastanti sul sistema in quanto elimina la selezione di mercato in favore del salvataggio di un orrendo status quo.
    Verso la bancarotta, amici miei, sempre e comunque.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  3. #2023
    email non funzionante
    Data Registrazione
    16 Oct 2010
    Messaggi
    6,606
     Likes dati
    0
     Like avuti
    176
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Se i genitori tifano per la libertà di spaccio a scuola
    di Paola Orrico
    Sarebbe il caso di dire che il saggio e buon Virgilio, guida spirituale di Dante, a sentir notizie simili, farebbe il carpiato nella tomba. Tutto ha inizio circa due settimane fa, con l’arresto in flagranza di reato di uno studente spacciatore, in un famoso ed altolocato liceo romano, il “Virgilio” appunto.
    Irene Baldriga, la dirigente del liceo, ancora non riesce a spiegarsi la furia scatenatasi nei suoi confronti da un nutrito gruppo di studenti, facenti parte di un “collettivo”, politicamente ben inquadrato, e dei loro genitori, evidentemente avvezzi a supportare la violenza e le intemperanze dei figli, anziché riempirli di sganascioni correttivi, fin dalla loro più tenera età.
    Evidentemente l’arresto del giovane spacciatore ha animato gli animi a tal punto, creando fronde contro la malcapitata dirigente, tanto da rendere necessario il ricorso alla forza pubblica, per calmare il gruppo di esagitati. Spesso accade che, invece di essere plauditi per il proprio lavoro, che nel caso della dirigente deve comportare il controllo e la vigilanza sulla salute dei propri allievi, ci si trovi anzi a doversi barricare nel proprio ufficio, basiti dalla furia cieca, e chiamare tempestivamente il pronto intervento, onde evitare, oltre che gli insulti e gli sfottò, anche qualche gesto di violenza spiccia.
    Non era la prima volta che lo storico e altolocato liceo (ricordiamo che molti suoi studenti sono figli di una Roma-bene, ci sono anche figli di ministri, politici e vip) finiva in prima pagina, per episodi negativi. Come una occupazione abusiva di una ventina di giorni, per la quale fu necessaria una azione liberatoria, dall’alto; in questi giorni, è sotto ai riflettori non solo per lo spaccio di sostanze stupefacenti, ma soprattutto – a chiosa del motto che “la madre dei cretini è sempre incinta” – per le dimostrazioni di aficionados allo spacciatore bloccato ed il codazzo dei genitori (la mela non cade quasi mai lontana dall’albero) che manifestano addirittura contro la zelante dirigente.
    Molti di loro, appunto, dimenticano che la scuola è pubblica; ergo nessuno dovrebbe essere messo in condizioni di nuocere agli altri, spacciando liberamente sostanze stupefacenti (eppure ciò accade eccome, a dispetto di chi idealizza la stessa scuola pubblica). Perché se è vero che la mia libertà finisce dove inizia la tua, forse bisognerebbe tutelare anche l’altra fazione di studenti; ossia quelli che a scuola vogliono andarci per studiare, non per imbottirsi di droga; magari dietro il beneplacito di genitori, solo sulla carta.
    I fatti incresciosi del liceo “Virgilio” rappresentano, ahinoi, ormai la triste parabola discendente della missione educativa nel nostro Paese. Una volta, gli insegnanti erano guardati con rispetto; le loro “note” erano viste con vergogna e timore, una volta recapitate a casa; si rispettava l’autorità di un precettore ed i suoi insegnamenti.
    Oggigiorno, invece, è tutto invertito; perché i genitori, non solo, non inculcano il rispetto per chi insegni loro, ma, una volta colti in fallo, miseramente, si schierano dalla parte dei figli colpevoli e magari pure spacciatori; con l’ostinata e scellerata convinzione di fare il loro bene.
    Se i genitori tifano per la libertà di spaccio a scuola - L'intraprendente | L'intraprendente

    Come in Cina. Aborti forzati in Calabria
    È una conseguenza del disprezzo (legale) della vita
    Neonati abortiti all'insaputa dei genitori. Cartelle cliniche falsate. Assoluta indifferenza e freddezza da parte dei medici aguzzini, di cui quattro arrestati e sette sospesi. Un caso impossibile da censurare, emerso fatalmente dalle intercettazioni avviate all'interno di un'indagine sulla ndrangheta calabrese. Finora, però, chi ne ha parlato lo ha fatto liquidando la notizia come un episodio di malasanità: dal sito di Repubblica, che ieri mattina titolava “Errori medici con referti falsi”, al ministro della Salute Beatrice Lorenzin, che ha richiamato alla verifica delle «anomalie», fino alla guardia di finanza che ha ridotto la vicenda a «una bruttissima storia». Ma i toni dei media, pur indignati, sono fuorvianti e impediscono di fissare l'attenzione su particolari essenziali a comprendere le cause di un fatto che, legato ad altri capitati di recente, non può che interrogare tutto il mondo della sanità.
    Innanzitutto non uno o due, non tre o quattro, non cinque, ma tutti e undici i medici e gli operatori sanitari del reparto di ginecologia degli Ospedali Riuniti di Reggio Calabria sono coinvolti o comunque hanno accettato che avvenisse quanto descritto nelle telefonate fra primari e vice, provando la mentalità nichilista diffusa: «Eh niente gli è morto un bambino», ha affermato uno degli indagati. «Il bambino è vivo ma qui l'utero si è staccato», spiegava un altro. E, sottolineando che un padre non voleva l'aborto del figlio, emergeva la volontà di procedere comunque: «Perché lo dobbiamo ammazzare». Frasi che non possono che stridere ancor più se accostate a quelle del ministro, che si è limitato a dire che in Calabria «c'è molto lavoro da fare» e che «dobbiamo lavorare sulla maggiore capacità di segnalazione delle anomalie da parte delle direzioni sanitarie».
    A questo punto bisognerebbe chiedere a Lorenzin se è un problema di comunicazione anche quello scoppiato all'interno dell'ospedale di Piombino, dove tredici pazienti sono stati uccisi con dosi eccessive di eparina dal personale medico e nell'omertà generale del reparto di anestesia e rianimazione. Ma si sa che in caso di risposta negativa quello di Reggio non potrebbe più essere archiviato come un episodio di malasanità, ma di aborti forzati e di disprezzo generale per la vita, mentre quello di Piombino come uno di eutanasia massiccia.
    A questo punto, però, bisognerebbe porre un'altra domanda: come mai stracciarsi le vesti quando l'omicidio di un neonato è permesso per legge e il cosiddetto diritto alla morte procurata sembra diventato il nuovo mantra del progresso? Si potrebbe sviare anche da questo interrogativo, sostenendo che un conto è l'aborto consenziente, un altro è quello forzato e che non si possano mettere sullo stesso piano l'eutanasia attiva e quella passiva. Ma rimarrebbe un terzo quesito. Perché scandalizzarsi se la legge sull'aborto e la spinta per la legalizzazione dell'eutanasia stabiliscono che il diritto di scelta dell'adulto sia superiore a quello di vivere di un innocente o di un malato indifesi? Come e dove porre un limite?
    I quesiti radicali quasi sempre censurati sono inevitabilmente emersi anche negli Stati Uniti, all'interno dell'indagine del Center for Medical Progress sulla vendita di organi da parte dei vertici del colosso abortista Planned Parenthood. L'inchiesta, condotta in diverse cliniche del paese, ha sfatato il mito delle falle isolate di pochi medici incriminati operanti nell'illegalità, dimostrando che fatti come questi sono solo gli estremi dell'aborto praticato legalmente ogni mattina negli ospedali di mezzo mondo. Infatti, se il sistema sanitario non gira più intorno alla lotta per la difesa del dono misterioso di ogni vita, ma si sottomette alla volontà del più forte, che differenza fa quando a morire sono uno o più innocenti, più o meno legalmente? Il divario fra uno o milioni di aborti secondo le norme o al di fuori delle regole (utili solo a fare dei distinguo lasciando tranquille le coscienze di chi li pratica tutti i gironi) è puramente quantitativo-qualitativo. Ma la sostanza non cambia, perché si tratta in ogni caso di omicidio. Se non si arriva fino a qui alle cronache indignate per il caso di Reggio Calabria e di Piombino, si sostituiranno nuovamente i commenti ostili contro un'Italia retrograda che difende ancora l'obiezione di coscienza.
    Come in Cina. Aborti forzati in Calabria

    Mattarella: “E’ sul 25 aprile, su questa data, che si fonda, anzitutto, la Repubblica”. Si vede.
    di Paolo Deotto
    Non voglio tediare i lettori parlando, per l’ennesima volta, della falsificazione storica che ha trasformato una guerra fratricida in un evento da festeggiare, una sconfitta militare in un abbraccio con i “liberatori” che ci hanno liberato a suon di bombardamenti a tappeto sulle città, o ricordando il vergognoso e servile atteggiamento verso i vincitori, ai quali andammo a leccare gli stivali, supplicandoli di poter combattere al loro fianco contro quelli che fino a qualche giorno prima erano i nostri alleati.
    L’irrefrenabile conato di vomito che viene a leggere le solite prestampate idiozie retoriche sulla “resistenza” consiglia solo di chiudere l’audio quando la massa dei cialtroni al potere apre la sua inutile bocca per ripeterci le solite balle trite e ritrite. La summa del pensiero di Topo Gigio – se qualcuno l’ha redatta – potrà portarci di sicuro qualcosa di meglio.
    Facciamo uno sforzo e prendiamone uno solo: il signor Sergio Mattarella che, poiché fa il Presidente della Repubblica, rappresenta – lo so che è umoristico, ma è così – l’unità nazionale (art. 87, primo capoverso, Costituzione).
    Il gorgoglio odierno del Mattarella ha prodotto il seguente suono articolato: “E’ sul 25 aprile, su questa data, che si fonda, anzitutto, la Repubblica”. Ce lo dice l’ANSA. Bene, allora guardiamo cos’è oggi la Repubblica italiana che, ipse dixit, “si fonda” sul 25 aprile. Visti i risultati, c’è da pensare che qualcosa non funzionasse nelle “fondamenta”.
    Solo tre cose, tra le tante schifezze che caratterizzano la nostra società:
    Divorzio: prima fondamentale tappa per incominciare la distruzione della famiglia



    Aborto: formidabile trionfo della libertà. Non vuoi un figlio? Accoppalo. Ad oggi, circa sei milioni di bimbi assassinati




    Questi atroci esempi di degrado umano sono invertiti tanto orgogliosi di esserlo. “Gay Pride”. L’atto finale è la frociocrazia. Età buia come il culo, si potrebbe dire parafrasando J.P. Sartre




    E’ tutto in regola, un filo logico (di logica diabolica) unisce queste tappe. E ora finalmente siamo arrivati quasi al fondo della cloaca. La frociocrazia ha vinto, almeno per ora. Comunque, è arrivata al governo:





    persone di questo tipo sono alla guida dell’Italia. Atroce.
    Sic est. La retorica resistenzialista dal ridicolo ormai è passata al tragico. Questa è oggi la Repubblica italiana. E, visto che il rappresentante dell’unità nazionale ci ha spiegato che “E’ sul 25 aprile, su questa data, che si fonda, anzitutto, la Repubblica”, è lecito pensare che il punto di partenza fosse già malato, gravemente. Dobbiamo essere pronti per quando la fogna imploderà definitivamente e bisognerà ricominciare dalle macerie.
    Mattarella: ?E? sul 25 aprile, su questa data, che si fonda, anzitutto, la Repubblica?. Si vede, dai risultati* ?* di Paolo Deotto | Riscossa Cristiana

  4. #2024
    Blut und Boden
    Data Registrazione
    03 Apr 2009
    Località
    Lothlorien
    Messaggi
    74,913
     Likes dati
    2,835
     Like avuti
    10,455
    Mentioned
    218 Post(s)
    Tagged
    1 Thread(s)

    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta



    I mostri sono tra noi.
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  5. #2025
    email non funzionante
    Data Registrazione
    16 Oct 2010
    Messaggi
    6,606
     Likes dati
    0
     Like avuti
    176
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    De Benedetti nei Panama papers. Svolta garantista dell’Espresso
    Nella lista c’è il figlio di Carlo. L’Espresso dà la notizia, ma spiega che tutto è a posto. Tiriamo tutti un sospiro di sollievo
    Redazione
    Questa ve la dovete segnare. Fra i nuovi ottanta nomi rivelati dall’Espresso che compaiono nelle liste dei Panama papers c’è Rodolfo De Benedetti, figlio di Carlo e presidente del gruppo Cir, la holding che controlla l’Espresso stesso. Notate come, dopo oltre un mese in cui il giornale pubblica nomi e cognomi dando grande risalto allo scandalo sul paradiso fiscale, questa volta si premuri subito di spiegare che è tutto a posto, nessuna magagna, tutto è stato fatto con la massima trasparenza, cortesia e cordialità.
    Ecco come la mette giù l’Espresso:
    Tra i nomi in chiaro, i Panama Papers riportano quello di Rodolfo De Benedetti, collegato alla McIntyre holding Ltd, registrata nel 1995 a cura di Mossack Fonseca nel paradiso fiscale delle Isole Vergini britanniche. Il figlio di Carlo De Benedetti, presidente del gruppo editoriale l’Espresso, è stato nominato amministratore di McIntyre nel 1995, di cui però non è beneficiario economico. «La società è stata chiusa da molti anni», dice De Benedetti. «In passato» spiega, «McIntyre si era occupata di investimenti finanziari nel continente americano gestendo antichi risparmi di famiglia e la posizione di questi ultimi fu regolarizzata con il fisco italiano nel 2003». In quell’anno, secondo quanto risulta dalle carte, De Benedetti ha rassegnato le dimissioni da amministratore della offshore delle Isole Vergini britanniche, che non faceva parte del gruppo Cir quotato in Borsa. «Per quanto mi riguarda», dichiara De Benedetti, «non sono mai stato azionista né beneficiario economico di McIntyre holding. Il mio nome compare in quanto consigliere di amministrazione. Infine, ritengo opportuno sottolineare che da sempre dichiaro tutti i miei redditi e pago le tasse in Italia».
    Che dire? Non saremo certo noi a mettere in dubbio le parole di De Benedetti. A dirla tutta, questa storia dei Panama papers non ci ha mai nemmeno troppo entusiasmato e certamente ci fa assai piacere che il nome di De Benedetti esca solo ora, a scandalo ormai sgonfio. È sempre bello vedere i giornali manettari diventare immediatamente garantisti quando a essere implicati è qualcuno dei “loro”.
    “Panama Papers, la terza lista. Spuntano altri 80 italiani” titola Repubblica a pagina 17 (diciassette!) ricordando solo nel catenaccio il nome di De Benedetti cui si dà subito agio per la replica (“Società chiusa da tempo, io mai stato azionista né beneficiario economico”).
    Ancor più zelanti i concorrenti del Corriere della sera che, a pagina 23, sin dal titolo chiariscono: “La società offshore di De Benedetti: «Tutto dichiarato e trasparente»”. Tutto si spiega, tutto è a posto, no problem. In fondo, stiamo solo parlando di milioni di euro. Per cui, ad esempio, scrive il Corriere, la società Now Group del padre, che aveva come asset la barca “Adesso”, «aveva sede (da prima del 2000) alle Isole Vergini e non a Capri o a Ischia» perché «l’equipaggio era fatto da due australiani e due americani che non volevano un contratto italiano».
    Dunque? Dunque non ci resta di esultare per la svolta “garantista” dell’Espresso. Qualcuno ha domande? Noi solo una, ed è pari pari quella che compare oggi in un editoriale del Foglio: «A questo punto si pone un dilemma. Cos’è moralmente deplorevole? La presenza, come ci ha spiegato finora l’Espresso, di tutti i nomi snocciolati sulle pagine del settimanale o “moralmente deplorevole”, è forse la loro pubblicazione indiscriminata? E in definitiva, in questi casi, trattasi di “inchieste” o di “sputtanamento”?».
    De Benedetti - Panama papers. Espresso garantista | Tempi.it

    Mattarella rende omaggio solo ai partigiani rossi
    di Robi Ronza
    Scegliendo di celebrare l’anniversario del 25 aprile non solo a Roma ma anche a Varallo Sesia per dare così risalto e riconoscimento all’esperienza delle Repubbliche partigiane, il presidente Mattarella si è lodevolmente impegnato in un gesto non convenzionale. Nello stesso tempo – con una decisione il cui significato è forse sfuggito al grande pubblico ma non di certo ai proverbiali addetti ai lavori - ha fatto però ancora una volta una scelta di campo del tutto in sintonia con il male oscuro dell’area da cui proviene: quel cattolicesimo sociale in fin dei conti sempre subalterno al Pci e ai suoi eredi.
    Le “zone libere” o Repubbliche partigiane furono circa 20. Si trattò di casi in cui i partigiani giunsero a controllare dei territori da cui le forze nazi-fasciste erano state costrette a ritirarsi, e per un certo tempo ne assunsero il governo. Ebbero consistenza assai diversa e tra l’altro la storia di alcune di esse, formatesi tra i monti dell’Emilia-Romagna, non è priva di pagine anche molto oscure. Di tale esperienza i due esempi più rilevanti furono ad ogni modo la “zona libera” della Valsesia e rispettivamente la Repubblica Ossolana, sorte in due valli alpine tra l’altro contigue del Piemonte nordorientale: appunto la Val Sesia, percorsa dal fiume omonimo, e la Val d’Ossola, percorsa dal fiume Toce. In entrambi i casi la Resistenza giunse a controllare territori di entità rilevante e con un consistente apparato industriale, compresi i due capoluoghi di vallata, rispettivamente Varallo Sesia e Domodossola, dove vennero insediati veri e propri governi provvisori.
    Le somiglianze però finiscono qui. Ben diverso era infatti l’orientamento politico della Resistenza nelle due valli. In Val Sesia, sotto la guida del comandante partigiano comunista Cino Moscatelli, un “quadro” del Partito formatosi a Mosca, venne instaurato un regime di tipo sovietico. In Val d’Ossola, dove le Fiamme Verdi, ossia i partigiani di area cattolica e laica non marxista, predominavano e avevano avuto un ruolo-chiave nella conquista di Domodossola, nei quaranta giorni (10 settembre 1944 – 23 ottobre 1944) in cui durò la Repubblica Ossolana si diede con grande rapidità e con grande originalità istituzioni di democrazia molto avanzata ispirate a principi spesso attinti alla dottrina sociale cattolica. Disponendo allora di un notevole apparato industriale e di riserve di energia idro-elettrica, e avendo il vantaggio di confinare con la Svizzera (con la quale fece in tempo a firmare un trattato di assistenza), la Repubblica Ossolana avrebbe tra l’altro potuto reggere sino alla fine della guerra se gli Alleati – che avevano ormai il totale dominio dell’aria – avessero deciso di sostenerla, il che invece non accadde.
    Chi dunque conosce la vicenda delle Repubbliche partigiane, e in particolare quella dei due casi maggiori di cui si diceva, tanto prossimi tra loro geograficamente quanto remoti da un punto di vista politico, non può non domandarsi perché mai, volendo celebrare tale esperienza, Mattarella non sia andato a Domodossola a rievocare la Repubblica Ossolana invece che a Varallo Sesia a rievocare la “zona libera” che Cino Moscatelli e i suoi governarono con un Consiglio di Valle che in realtà era un soviet. Nel suo discorso a Varallo Sesia Mattarella ha evocato le esperienze-pilota di autonomia locale e di autonomia sociale di cui la “zona libera” della Valsesia sarebbe stata teatro. Lo avevano male informato? Credeva di trovarsi in Val d’Ossola? Voleva fare un “ganascino” alla vecchia guardia dell’attuale Pd? Quale sarà la risposta giusta? La prima, la seconda, la terza? Quale che sia c’è di che preoccuparsi.
    Matterella rende omaggio solo ai partigiani rossi

    Taglio delle reversibilità. Effetto unioni civili sulle pensioni
    In esclusiva i dettagli della "stretta"
    Di Alberto Maggi
    Cattive notizie sul fronte della previdenza. Con la prossima Legge di Bilancio che il governo sta preparando in queste settimane arriverà - secondo quanto Affaritaliani.it ha appreso da fonti qualificate - una stretta sulle pensioni di reversibilità. Il giro di vite si rende necessario dopo l'approvazione da parte del Parlamento della legge sulle unioni civili che estende il diritto alla reversibilità anche alle coppie di fatto, omosessuali e non, al di fuori del matrimonio.
    La norma - come hanno fatto notare dalla Ragioneria di Stato - non ha copertura finanziaria ma, politicamente, si è poi scelto di andare avanti comunque. Ed è quindi praticamente certo che in sede di Legge di Bilancio, l'ex Finanziaria o Legge di Stabilità, il governo sarà costretto a ridurre l'attuale spesa per le pensioni di reversibilità proprio per far fronte all'ampliamento della platea.
    Due le strade allo studio: una revisione generale della percentuale per gli assegni pensionistici per le vedove e i vedovi e una stretta sul fronte del reddito, ovvero criteri più stringenti per poter ottenere la reversibilità del coniuge o del compagno defunto. Il timore in sede politica è che senza controlli precisi e capillari possano nascere improvvisamente molte coppie di fatto (che rispondono formalmente ai requisiti della nuova legge) proprio per poter accedere alla pensione di reversibilità in caso di morte di uno dei due componenti della coppia. Insomma, mentre il governo si prepara a discutere di flessibilità in uscita, dal fronte previdenziale arriva un'altra gatta da pelare per il ministero dell'Economia e per Palazzo Chigi.
    Taglio alle pensioni di reversibilità - Affaritaliani.it




  6. #2026
    email non funzionante
    Data Registrazione
    16 Oct 2010
    Messaggi
    6,606
     Likes dati
    0
     Like avuti
    176
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    1945: Italia liberata? No, occupata!
    Sin da bambini ci viene inculcato che l’Italia è stata “liberata” dagli USA nella Seconda Guerra Mondiale. Ci viene detto che senza questa “liberazione” non avremmo avuto la libertà, ad esempio di mangiare a Mc Donalds, di bere la Coca Cola e di guardare la tv. Quando si cresce ci si rende conto che però questa vaga “libertà” con cui ci hanno ossessionato, in realtà tanto libertà non è.
    Ma riflettiamo un’attimo: ma veramente c’è stata una ”liberazione”? Togliamoci le molte limitanti convinzioni e pregiudizi storici che abbiamo introiettato, e riflettiamo un pò.
    Si può chiamare “liberazione” il modello consumista che ci è stato imposto nel dopoguerra dai “liberatori” e che tutt’ora è dominante, dove c’è la “libertà” di comprare e avere tutto, tranne la propria essenza?
    Si può chiamare “liberazione” lo strupro e il degrado del nostro territorio a causa dell’inquinamento, la diffusione di massa del cibo spazzatura al posto del cibo sano nostrano, o l’adesione ai (non)”valori” dei “liberatori”, quali la costante mercificazione e oggettivazione dell’essere umano, tutti effetti secondari dell’adesione al consumismo “liberatore”?
    Si può chiamare “liberazione” la costruzione sulla Terra a cui apparteniamo, di più di ottanta basi militari e 70 testate nucleari, che ancora permangono a distanza di 71 anni?
    Si può chiamare “liberazione” il fatto che l’Italia debba fare le guerre per gli interessi dei “liberatori”, per “liberare” altri paesi con i soliti bombardamenti, mascherati da intenzioni “umanitarie” ?
    Si può chiamare “liberazione” il fatto che i cittadini debbano pagare per mantenere soldati occupanti nella propria terra ?
    E poi: si può chiamare “liberazione” la consegna dell’Italia alla mafia nel 1943, o il terrorismo psicologico e i costanti bombardamenti fatti per impaurire e far arrendere un popolo stremato e ricattato dalla violenza e dall’arroganza dei presunti “liberatori”?
    Si può chiamare “liberazione” ad esempio, l’intenzionale bombardamento di una scuola elementare con bambini dentro, fatto per soddisfare i perversi e sadici interessi dei “liberatori”?
    Si può chiamare “liberazione” lo stupro di massa compiuto dalle truppe di mercenari “liberatori”?
    Si può chiamare “liberazione” la politica di bombardamenti indiscriminati portata avanti dai presunti “liberatori” e che è costata la morte di decine di migliaia di innocenti che con la guerra non c’entravano nulla?
    E da qui si potrebbe continuare all’infinito, con i tantissimi crimini commessi da chi dobbiamo ancora adorare come “liberatori” e a cui i nostri governanti devono genuflettersi, pena lo screditamento e in alcuni casi la morte.
    Diciamo le cose come stanno: nel 45 non ci fu nessuna “liberazione”, ma solo un’occupazione e quello che oggi chiameremmo un “regime change“, di cui abbiamo innumerevoli casi anche nella storia recente (pensiamo a Iraq e Libia).
    Come disse Pasolini, riferendosi all’ideologia di regime esportata dai “liberatori”: “Nessun centralismo fascista è riuscito a fare ciò che ha fatto il centralismo della civiltà dei consumi. Il fascismo proponeva un modello, reazionario e monumentale, che però restava lettera morta. Le varie culture particolari e locali (contadine, sottoproletarie, operaie) continuavano imperturbabili a uniformarsi ai loro antichi modelli: la repressione si limitava ad ottenere la loro adesione a parole. Oggi, al contrario, l’adesione ai modelli imposti dal Centro, è totale e incondizionata. I modelli culturali reali sono rinnegati. L’abiura è compiuta. Si può dunque affermare che la “tolleranza” della ideologia edonistica voluta dal nuovo potere, è la peggiore delle repressioni della storia umana”.
    La situazione non è più sostenibile: urge una reale liberazione, la liberazione dai presunti “liberatori”, in realtà oppressori del nostro popolo e della nostra Terra. Nessuna base militare e arma nucleare dell’occupante deve rimanere, è ora di svegliarsi e far valere i nostri diritti, contro i criminali invasori e i loro complici.
    1945: Italia liberata? No, occupata! | Azione Tradizionale

    Partigiano, il 25 aprile è andato storto
    Il fatto che i giovani siano ignoranti, demotivati, rincoglioniti da videogiochi e serie tv americane, ha anche i suoi pregi: in questo servizio di Ballarò si vede cosa sanno della vergogna del 25 aprile…
    N-U-L-L-A.
    Caro nonnino partigiano, qualcosa ti è andato storto. La tua vita è ancora più inutile.
    Partigiano, il 25 aprile è andato storto | Azione Tradizionale


  7. #2027
    Blut und Boden
    Data Registrazione
    03 Apr 2009
    Località
    Lothlorien
    Messaggi
    74,913
     Likes dati
    2,835
     Like avuti
    10,455
    Mentioned
    218 Post(s)
    Tagged
    1 Thread(s)

    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    L'italia è nata occupata.
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  8. #2028
    email non funzionante
    Data Registrazione
    31 Mar 2009
    Messaggi
    22,425
     Likes dati
    46,241
     Like avuti
    21,159
    Mentioned
    159 Post(s)
    Tagged
    1 Thread(s)

    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Citazione Originariamente Scritto da Eridano Visualizza Messaggio
    L'italia è nata occupata.
    E' un frutto massonico-giudaico .
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

  9. #2029
    email non funzionante
    Data Registrazione
    16 Oct 2010
    Messaggi
    6,606
     Likes dati
    0
     Like avuti
    176
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Apologia del corpo intermedio
    Marco Invernizzi
    I corpi intermedi sono una caratteristica della società occidentale che la rendono diversa non soltanto dai regimi totalitari, ma anche in generale dal “dispotismo orientale“, titolo di un libro di Karl August Vittfogel di tanti anni fa che spiegava come in Oriente la società si fosse sviluppata poco, sostituita dalla burocrazia dello Stato, ancora prima che il comunismo facesse il suo lavoro di invasione dello Stato sulla società.
    I corpi intermedi costituiscono lo scheletro di una società, la sua articolazione fra la persona singola e lo Stato. Il primo di essi è ovviamente la famiglia, ma tutte quelle forme di aggregazione che gli uomini organizzano fra loro per raggiungere i diversi obiettivi, sociali, economici, politici, culturali o ricreativi, possono a buon titolo essere annoverati fra i corpi intermedi; fra questi bisogna ricordare gli ordini professionali e le diverse associazioni di categoria. Il fatto che spesso si siano comportate e quindi appaiano al cittadino come realtà parassitarie, che pensano soltanto ad autoalimentarsi, non deve fare dimenticare la legittima e necessaria funzione originaria di diffusione e di coinvolgimento della società nell’esercizio del potere, secondo il principio di sussidiarietà insegnato dalla dottrina sociale della Chiesa.
    Corpi intermedi sono anche i sindacati, che hanno preso il posto dopo la Rivoluzione francese delle antiche corporazioni sebbene con la non piccola differenza che queste ultime univano insieme datori di lavoro e lavoratori, mentre il sindacato organizza solo gli appartenenti a una classe. Sono in qualche modo corpi intermedi anche i partiti politici, sebbene essi nella loro accezione moderna siano nati come portatori delle diverse ideologie della modernità e quindi non possano essere messi sullo stesso piano di quelle realtà sociali “naturali“, come possiamo chiamare appunto i corpi intermedi.
    Ebbene, tutti questi corpi intermedi stanno scomparendo. Lo ha avvertito con la consueta acutezza di analisi Giuseppe De Rita scrivendone sul Corriere della Sera del 14 aprile scorso. In nome del decisionismo, dal governo Monti in poi sono in via di smantellamento tutte le forme e i luoghi della riflessione e della decisione politica: il massimo è stato raggiunto con l’imposizione da parte del governo Renzi del voto di fiducia sul disegno di legge che colpisce la famiglia equiparandola ad altre forme di convivenza, in particolare fra persone dello stesso sesso.
    In pratica, in una Repubblica parlamentare il Parlamento è stato umiliato dal governo, anche se a sua volta non ha opposto una adeguata resistenza all’umiliazione subita. Su una legge così importante è stato impedito al Senato di esaminare e votare anche su un solo comma e sembra che anche alla Camera il governo voglia porre la fiducia.
    Ma non si tratta soltanto di questo evento, che pure colpisce tutti coloro che hanno a cuore la famiglia come cellula fondamentale della società e che offende i milioni di italiani che hanno riempito piazza San Giovanni e il Circo Massimo. È tutta la linea di tendenza che accompagna gli ultimi governi a preoccupare perché manifesta una volontà di sopraffazione con la scusa di dare al potere esecutivo la capacità di prendere decisioni in tempi brevi.
    Abolito il Senato, eliminate le Province, ci sarà pure una legge elettorale che attribuisce un premio di maggioranza al primo arrivato che di fatto eliminerà il ruolo delle opposizioni. Se il potere è molto diffuso sul territorio e se esistono contrappesi diventa difficile governare velocemente, ma se accade il contrario c’è molto da preoccuparsi per il futuro delle nostre libertà.
    Si dirà che l’impotenza del potere esecutivo è stata denunciata da tanti governi, sia di destra che di sinistra; tuttavia c’è una differenza sostanziale perché negli ultimi 20 anni si parlava di rinforzare il potere esecutivo nell’ambito di una Italia che sarebbe diventata sempre più federalista e appunto il federalismo avrebbe dovuto diffondere il potere e impedirne la centralizzazione, attribuendo competenze e poteri ai tanti corpi intermedi.
    Oggi invece il federalismo è scomparso, lo Stato si riprende i poteri che aveva concesso alle regioni e i comuni possono poco o niente. Il centralismo dello Stato ritorna a essere l’orizzonte della politica nazionale, con un esecutivo sempre più potente. E peraltro questo neocentralismo non produce e non produrrà una maggiore efficienza, come sempre avviene quando ci si allontana dalla concretezza del problema da risolvere, secondo la logica di trasferire la soluzione dei problemi dalla periferia al centro.
    Ricordiamocelo nel prossimo ottobre, quando dovrebbe esserci il referendum confermativo della legge che riforma la Costituzione in una direzione ancora più statalista.
    Apologia del corpo intermedio » Rassegna Stampa Cattolica

    Sentinella in piedi in lista, “L’Espresso” dà l’allarme
    di Giuliano Guzzo
    Ma quale astensionismo, quali ballottaggi, quali politica senza più credibilità: il vero rischio delle prossime elezioni comunali, almeno a Milano, è costituito – a dire de L’Espresso – dal fatto che nella lista del candidato Stefano Parisi “Io corro per Milano” vi siano personaggi discutibili. Su tutti, in particolare, il pericolo è Francesco Migliarese, reo di essere, segnala il settimanale debenedettiano, «membro attivo delle Sentinelle in piedi, i gruppi informali che per un anno e mezzo si sono ritrovati per protestare contro il disegno di legge Cirinnà». Un pericolo pubblico, insomma.
    Ironia a parte, a leggere articoli del genere c’è da rabbrividire. Per tutta una serie di motivazioni. Anzitutto per ragioni puramente giornalistiche: Migliarese – che ho fra i contatti su Facebook: confesso subito la colpa, magari avrò sconti di pena – è orgogliosamente e notoriamente pro-family, sicché ripeterlo significa da un lato fargli un complimento e, dall’altro, prendere per fessi e disinformati i lettori de L’Espresso, visto che si sta oltretutto parlando di una giovane esponente politico abbastanza noto, tanto da essere già stato chiamato in diretta da La Zanzara.
    A meno che dunque non sia stato introdotto il reato di concorso esterno in associazione cattolica o pro-family – mai dire mai, con questo governo -, la notizia che “Io corro per Milano” abbia fra i candidati anche un «membro attivo delle Sentinelle in piedi», peraltro già conosciuto, ha la stessa rilevanza giornalistica dell’intervista che potrebbe rilasciare un lontano cugino di Belen Rodriguez.
    Segnalare come candidato quasi impresentabile un «membro attivo delle Sentinelle in piedi» è ridicolo, perchè, per quanto discusso, questo tipo di attivismo, a differenza per esempio di quello di Lotta Continua – del quale a L’Espresso dovrebbero avere memoria – o dei centri sociali, indiscussi campioni di legalità, è sempre risultato pacifico. Non si hanno infatti notizie di Sentinelle in piedi violente, mentre se ne hanno di aggredite e mandate all’ospedale. Cosa c’è dunque di male nell’avere in lista un «membro attivo delle Sentinelle in piedi» o nell’essere uno di costoro? Vai a saperlo; forse la detenzione illegale di cervello funzionante, colpa gravissima.
    Sentinella in piedi in lista, ?L?Espresso? dà l?allarme ~ CampariedeMaistre

    Stato biscazziere Con una mano dà con l’altra toglie
    di Matteo Borghi
    Quando leggi certe notizie pensi che esse provengano da un mondo a parte, dove qualsiasi cosa (incluse le più folli e impensabili) diventa possibile. Poi scopri che sono accadute nel mondo in cui tutti noi viviamo: l'Italia. L'ultima follia burocratica arriva da Orzinuovi, comune di 12mila abitanti a una manciata di chilometri da Brescia, dove Terry Morandi, titolare del caffè Portico, è stata multata per aver tolto la slot machine dal suo locale. Impossibile, direte voi. Purtroppo, invece, lo è.
    A raccontare come siano andate le cose – alle telecamere di TeleOrzi - è la stessa titolare Terry Morandi che ha spiegato di essere stata tanto colpita dal vedere un anziano signore dilapidare tutti i suoi guadagni nell'unica macchinetta mangiasoldi del suo bar da decidere di spegnerla. Peccato che la procedura si sia rivelata tutt'altro che semplice: dopo una serie di solleciti – spiega Morandi - «due giorni fa mi è arrivata una raccomandata dove diceva che dovevo dare al monopolio di Stato 1.564 euro di mancato incasso. Cercavo di tenerla spenta, loro mi chiamavano tutti i giorni per farla riaccendere. La commercialista mi ha detto che non c'è niente da fare perché la procedura è prevista dalla legge di stabilità del 2015».
    La stessa legge che, un anno prima, aveva stanziato 50 milioni di euro proprio per la cura del gioco d'azzardo compulsivo nei Sert. Una contraddizione? È dir poco. Il rapporto dello Stato col gioco d'azzardo è piuttosto «la quintessenza dell’incoerenza», come lo ha definito la barista di Orzinuovi. Basti pensare che – come riporta Il Fatto Quotidiano (clicca qui) - nel 2015 lo Stato ha incassato dal comparto gioco d'azzardo la bellezza di 12 miliardi di euro, il 4,7% in più rispetto al 2014. Un ricavo talmente alto da mettere in allarme la stessa Commissione europea: nella opinione ufficiale di valutazione sul bilancio italiano consegnata alle autorità di Roma del 16 novembre scorso, il commissario Pierre Moscovici ha messo in dubbio le additional revenues from gaming, cioè gli incassi aggiuntivi ottenuti dal gioco.
    Anche la famosa sanatoria concessa all'inizio del 2015 alle 5.500 sale scommesse illegali con un giro d'affari complessivo di due miliardi e mezzo di euro (non autorizzate secondo la legge italiana, ma in regola secondo le leggi di altri paesi dell’Unione europea), bollata come un regalo alla lobby del gioco, non è stata altro che un'operazione con cui lo Stato ha puntato a recuperare nuove risorse economiche. Già perché, ovviamente attraverso il pagamento di un'imposta, le sale avevano la possibilità di regolarizzarsi garantendo – da quel momento in poi – una nuova fonte di reddito per lo Stato.
    Lo stesso Stato che – trincerato dietro ipocrite pubblicità progresso o scritte del tipo “gioca responsabilmente” – si comporta da vero e proprio biscazziere come dimostra la tassa una tantum da 500 milioni di euro che la legge di stabilità 2015 ha piazzato sui concessionari di slot machines. Un'imposta che il Tar del Lazio ha ritenuto illegittima in quanto – scrivono i giudici «presenta dubbi di compatibilità costituzionale con riferimento sia al profilo della disparità di trattamento sia al profilo della ragionevolezza». Già perché la tassa è stata addossata ai concessionari non in base agli incassi accertati, bensì sulla base del semplice numero di apparecchi gestiti. Ovvero, facendo un paragone neanche troppo azzardato (e perdonate il gioco di parole), come se si tassassero i bar sulla base della grandezza della loro macchina per il caffè invece che sulla base dello scontrini battuti.
    Inoltre, è imposta a uno solo dei settori del gioco d’azzardo (le macchinette) lasciando indisturbati tutti gli altri settori come le lotterie nazionali alle quali, sempre la legge di stabilità, ha consentito di adottare ogni iniziativa idonea a sostenere l’offerta di quei “giochi” per i quali le giocate si sono ridotte almeno del 15% negli ultimi tre anni, col preciso intento di rilanciare il Superenalotto.
    Da un'indagine interna risulta che metà dei centri assistono stabilmente da una a 20 persone dipendenti dal gioco d'azzardo. A livello italiano, secondo gli ultimi dati della Consulta permanente contro il gioco d’azzardo, ci sarebbero ben 708mila giocatori d'azzardo patologici, pari a una persona su 80, neonati inclusi. Un fenomeno talmente ampio su cui, almeno lo Stato, farebbe bene a non lucrare. O potrebbe, almeno, smettere di farci la paternale.
    Stato biscazziere Con una mano dà con l?altra toglie

  10. #2030
    Forumista storico
    Data Registrazione
    04 May 2009
    Messaggi
    44,139
     Likes dati
    1,276
     Like avuti
    2,954
    Mentioned
    29 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    ISPRA,PESTICIDI NEL 64% DELLE ACQUE DI FIUMI E LAGHI

    Ultimissime Ansa.

    Come sono buoni quelli di Ispra!

    Tutta manna per Veronesi & C.

    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

 

 
Pagina 203 di 456 PrimaPrima ... 103153193202203204213253303 ... UltimaUltima

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito