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  1. #2061
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Il 50% degli imprenditori dichiara meno di 15 mila euro

    <img src="/webimages/img_210x145/2016/3/29/9d959c1d0fb2a3172d2240e338720c3c.jpg" alt="Foto d'archivio (ANSA)" class="img-rf" width="210" height="145" />Economia.Reddito medio dipendenti 20mila euro, metà autonomi sotto 25 mila


    Solo nei cervelli malati della sinistra gli imprenditori sono dei ricconi delinquenti ed evasori.
    La media è questa.
    Molto più comodo alzare il dito da dietro lo stipendio fisso di chi ha vinto 'u concorso.
    Quando l'ha fatto.
    Fin quando dura...
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  2. #2062
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Citazione Originariamente Scritto da ventunsettembre Visualizza Messaggio
    Il 50% degli imprenditori dichiara meno di 15 mila euro

    <img src="/webimages/img_210x145/2016/3/29/9d959c1d0fb2a3172d2240e338720c3c.jpg" alt="Foto d'archivio (ANSA)" class="img-rf" width="210" height="145" />Economia.Reddito medio dipendenti 20mila euro, metà autonomi sotto 25 mila


    Solo nei cervelli malati della sinistra gli imprenditori sono dei ricconi delinquenti ed evasori.
    La media è questa.
    Molto più comodo alzare il dito da dietro lo stipendio fisso di chi ha vinto 'u concorso.
    Quando l'ha fatto.
    Fin quando dura...
    E poi sarà un macello , gli immigrati avranno fame ...
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

  3. #2063
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Centralista e contro la sussidiarietà. Per questo voto No
    Vorrei fare alcune osservazioni sul tema del prossimo referendum costituzionale previsto per ottobre, ma già, inspiegabilmente, al centro di aspre polemiche, sull’onda delle provocazioni lanciate dal duo Renzi-Boschi. Mi ha dato lo spunto quanto scritto, con la solita chiarezza, da Robi Ronza su questo giornale.
    Innanzi tutto, mi si è chiarito che, contrariamente a quanto proclamato quotidianamente dall’onnipresente premier scout, il vero tema della riforma non è la finta abolizione del Senato (anche se per alcune materie viene eliminato il bicameralismo perfetto), ma il fatto che, a riforma attuata, ci ritroveremo con un assetto istituzionale molto più centralista, visto che le funzioni delle Regioni vengono pesantemente ridimensionate. La proposta di riforma mette in atto una serie di misure, in base alle quali sarà lo Stato centralista a determinare ogni cosa nella vita del nostro Paese.
    La parola sussidiarietà scompare, con buona pace di tutti coloro che per anni si sono lodevolmente battuti per affermarne il valore e la presenza (incomprensibile come alcuni di costoro stiano ugualmente dalla parte di Renzi).Penso, insomma, che dovremmo rovesciare il tema centrale della discussione sul referendum, concentrandolo sulla accentuazione di un centralismo (che forse Obama e Merkel chiedono all’Italia), piuttosto che sul Senato, la cui riforma, comunque, porterà un esiguo vantaggio economico, checché ne dica Renzi.
    Napolitano si è molto arrabbiato, perché qualcuno ha detto che chi vota Sì sarebbe contrario alla Costituzione più bella del mondo e si è detto anche offeso. Lo stesso Napolitano dovrebbe dire a Renzi di non offendere continuamente chi ha l’intenzione di votare no, come invece sta facendo. Un premier dovrebbe condurre il Paese a discutere serenamente dei contenuti di una riforma costituzionale e non ingiuriare chi la pensa diversamente da lui, pur con motivazioni che egli per primo dovrebbe considerare seriamente.
    Gli scout Renzi e Boschi, invece, non fanno che dividere l’elettorato, persino gli intoccabili partigiani. Ma tutta questa storia avrebbe dovuto nascere con un metodo diverso: un riforma costituzionale dovrebbe essere basata su un lavoro comune di tutte la forze in campo e non con uno spirito divisivo e di parte. Anche sotto questo profilo non è stato reso un buon servizio al Paese e l’atteggiamento di Renzi continua ad approfondire le ferite, invece che emarginarle.
    La provocazione maggiore messa in atto sia dal premier sia dalla ministra è stata quella (e ci stanno insistendo) di proclamare che se vincessero i no, lascerebbero, addirittura, la politica. Hanno anche il coraggio di dire che non stanno personalizzando l’esito del referendum. Ma, se proprio insistono, cercheremo di assecondare questo loro desiderio del cupio dissolvi. Personalmente, in questa direzione sono facilitato dal fatto che il governo, nel suo complesso, non ha in nulla tenuto conto delle istanze di tanti cristiani e non in tema di unioni di fatto. Anche se il vero motivo della mia contrarietà alla riforma proposta è quello detto all’inizio, circa la deriva centralista della conduzione del nostro Paese.
    ll Foglio sta svolgendo una quotidiana battaglia per il sì, basata, soprattutto, sul fatto che chi vota No sarebbe in cattiva compagnia. Mi sembra una motivazione un po’ sleale, anche perché è tipico di un voto referendario quello di creare fronti insoliti. “Cattive compagnie”, se è per questo, ci sono in entrambi i fronti, anche in questo caso. L’importante è che ciascuno offra ragioni fondate e convincenti per il proprio sì o per il proprio no. Sul piano dei contenuti, gli interventi di Ronza mi hanno aperto gli occhi sul fatto che questa è una cattiva riforma. La mia propensione al voto contrario è poi arricchita da motivazioni di metodo e di opportunità politica.
    Circa quest’ultimo aspetto, mi sembra che finalmente, dopo alcuni anni, Berlusconi abbia detto una cosa giusta e sensata, quando ha affermato che il combinato disposto della riforma costituzionale (che indebolisce il Senato ed accentra i poteri) e della legge elettorale (Italicum), che Renzi ha affermato di non voler cambiare, porterebbe fatalmente ad una deriva autoritaria. L’affermazione è vera, purtroppo. L’Italicum, infatti, assegna il 60% dei seggi della Camera al partito (e non alla coalizione) che ottiene il 40% dei voti al primo turno elettorale oppure a chi vince il ballottaggio. Può dunque accadere che un partito possa ottenere la maggioranza assoluta dei seggi, con solo il 30% dei voti (ed almeno 100 deputati sarebbero scelti dai partiti proponendoli come capi lista).
    Non a caso, proprio in questi giorni la senatrice Cirinnà ha dichiarato che se passa la riforma costituzionale, poi passa tutto (e per tutto lei intende matrimonio gay, anche se già c’è, omofobia, eutanasia, azzeramento della legge 40, etc.). La ingenua bocca della verità della Cirinnà ha confermato che la deriva autoritaria e unilaterale è più che possibile (ed il Pd non aspetta altro) Caro direttore, mi rimangono due domande (e naturalmente molte altre): 1. ma perché Renzi ha iniziato così in anticipo la campagna elettorale referendaria? Paura? 2. se vincono i no, anche Alfano si dimette?
    Centralista e contro la sussidiarietà. Per questo voto No


    Dove finirà l'anima di Renzi, apostata e spergiuro?
    di Francesco Filipazzi
    “Ho giurato sulla Costituzione, non sul Vangelo”, questo ha risposto Renzi a Bagnasco e a chi lo interrogava sulla sua compatibilità di (sedicente) cristiano cattolico con le leggi che distruggono l’ordine familiare e sociale appena varate dal suo governo.
    Una frase cretina, che però denota la cifra dell’uomo Matteo Renzi, un personaggio ambiguo che ha fatto dell’opportunismo e del cinismo la propria ideologia. Una persona che intimamente crede ben poco in Gesù Cristo, ma che ha usato il voto dei cattolici, alla pari del suo sodale Guerini, per arrivare nelle stanze del potere. Per poi tradire le istanze cattoliche al primo stormir di fronde. Non avendo una vera formazione cristiana, l’ex sindaco di Firenze non può rendersi conto che con la frase da lui pronunciata ha di fatto commesso apostasia, ponendo al di sopra del Vero Dio, un altro dio, lo stato.
    Uno statolatra, come tanti ce ne sono, che fa derivare la propria autorità certamente non dall’Alto, ma nemmeno dal popolo (viste le modalità con cui è andato al potere). E’ lo stato, per questo signore e i suoi degni compari, che dà dignità all’individuo e quindi dà ai governanti il diritto di stravolgere l’ordine sociale. Questo ragionamento è molto sottile ma spiega esattamente il modo di pensare progressista, che è fermamente convinto di poter cambiare la società tramite le leggi positive.
    L’apostata Renzi forse a questo tipo di ragionamento non ci arriva e proprio mentre dichiara di venerare l’idolo statale con la sua bibbia costituzionale, in realtà è il primo a delegittimarsi, in quanto lui stesso vuole stravolgere la Costituzione su cui dice di aver giurato. Costituzione peraltro che avrebbe veramente bisogno di essere rifatta da capo, ma che tuttavia riesce a garantire, a differenza di questa riforma scritta con i piedi, alcune piccole prerogative ai cittadini, nonostante queste non vengano più fatte rispettare e lo stesso Presidente della Repubblica non ha problemi a firmare leggi anti-costituzionali, approvate in modo anti-costituzionale.
    Renzi dunque oltre che apostata è anche spergiuro, della peggiore specie. O semplicemente, avendo giurato su una Costituzione modificabile, ammetta inconsciamente di essere un abile trasformista. La riforma costituzionale che questo signore vuole approvare è infatti creata apposta per permettere ai padroni del fumo, di cui egli è servo, di compiere la loro opera tecnocratica di ingegneria sociale, introducendo le ultime porcate nel nostro ordinamento. Eutanasia, divorzio lampo, utero in affitto e chissà quali altre assurdità le loro menti potranno partorire. Rimane da capire se l’anima di Renzi sarà poi giudicata in base alla Costituzione o in base alla Legge di Dio. Noi un’idea ce l’avremmo.
    Dove finirà l'anima di Renzi, apostata e spergiuro? ~ CampariedeMaistre

  4. #2064
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Da oggi in volo le nuove divise rosse dell'Alitalia

    Cronaca.Hostess e steward a Fiumicino con le nuove uniformi

    Foto<img src="/webimages/img_395x275/2016/6/8/4b230ea891ca83013da397778f7a8030.jpg" alt="Alitalia : new uniforms (ANSA)"/> Alitalia : new uniforms

    Vuoi vedere che Monteprezzemolo è daltonico?
    Forse così si spiegano anche i fiaschi della "rossa".
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  5. #2065
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Citazione Originariamente Scritto da ventunsettembre Visualizza Messaggio
    Da oggi in volo le nuove divise rosse dell'Alitalia

    Cronaca.Hostess e steward a Fiumicino con le nuove uniformi

    Foto<img src="/webimages/img_395x275/2016/6/8/4b230ea891ca83013da397778f7a8030.jpg" alt="Alitalia : new uniforms (ANSA)"/> Alitalia : new uniforms

    Vuoi vedere che Monteprezzemolo è daltonico?
    Forse così si spiegano anche i fiaschi della "rossa".
    Anche italo è rosso.
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  6. #2066
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    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  7. #2067
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Il frutto di un matrimonio che non si doveva fare itaglia e Padania , alla fine la natura vince sempre .
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

  8. #2068
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta

    Contro il Fisco italiano spione
    di Carlo Lottieri
    In un mio libro di qualche anno fa (Credere nello Stato? Teologia politica e dissimulazione da Filippo il Bello a WikiLeaks, edito da Rubbettino) c’è un passaggio in cui s’afferma che lo Stato contemporaneo si regge sulla “convinzione che l’azione di sottrazione ai privati delle loro risorse sia non soltanto vitale per gli apparati pubblici, ma sia a tal punto nobile da giustificare ogni intrusione nella privacy, anche in assenza di prove effettive a carico del singolo”.
    La recente decisione governativa di lascia mano libera all’Agenzia delle Entrate, autorizzandola a spiare conto e carte di credito con l’anagrafe tributaria, sembra proprio confermare tutto ciò. Non solo il potere statale è sempre esoso, ma è pure sempre meno rispettoso di quella sfera di autonomia che andrebbe invece considerata sacra.
    Quanti reagiscono di fronte al fiscalismo il più delle volte sottolineano, a ragione, come non sia accettabile lavorare fino ad agosto per lo Stato e solo negli ultimi quattro mesi per sé e la propria famiglia. La schiavitù ha solo cambiato forma. Questo è il punto cruciale, certamente.
    Altri critici della situazione presente, caratterizzata da un prelievo impositivo esageratamente alto, rilevano con più di una ragione come anche di là di ogni considerazione morale non ci sia alcun sistema produttivo che, in queste condizioni, possa reggere. In alcuni suoi celebri interventi, il professor Gianfranco Miglio usò l’immagine di un animale aggredito da piccoli parassiti. Tutto questo fa parte della realtà e della natura: non bisogna sorprendersi. È però vero che se il numero dei parassiti supera una determinata soglia, l’organismo muore e anche per i micro-organismi vissuti a sue spese non c’è più possibilità di avere un futuro. In società, succede la stessa cosa.
    Tutto questo è corretto e importante, ma non basta. È anche necessario comprendere che uno Stato tributario ha bisogno di tenere sotto controllo l’intera comunità, dato che solo in tal modo è in grado di “intercettare” le risorse di cui ha bisogno. Se gli Stati vivessero – come i club – di una modesta quota associativa che ogni cittadino paga nella stessa misura, l’apparato pubblico non avrebbe bisogno di spiare cosa fa ognuno di noi.
    Ma nel momento in cui esso moltiplica le imposte, tassa il nostro reddito e per giunta in modo progressivo, colpisce ogni scambio commerciale e via dicendo, è chiaro che esso deve farsi occhiuto e invadente. Lo Stato tributario è una riproduzione del carcere progettato da Jeremy Bentham: è un Panopticon con in cima un’alta torretta che consente, al secondino, di osservare tutto ciò che avviene in ogni cella.
    Un apparato orwelliano quale Serpico (il cosiddetto “Servizio per il contribuente”, ossia il megaserver che segue e monitora ogni nostra decisione, registrando i movimenti dei conti bancari) è esattamente questo. L’idrovora statale esige una quantità crescente di risorse e per questo motivo ha la strutturale necessità di osservarci in ogni momento della nostra vita e di mettere in discussione ogni nostra scelta. Se non fosse tanto invadente, non potrebbe incassare la metà del reddito nazionale.
    Alla fine lo Stato tributario non ci sottrae soltanto i nostri soldi (proprietà), né soltanto ci sottomette a sé (libertà). Esso è costretto anche ad aggredire i nostri comportamenti più privati, a spiare i nostri vizi e a mettere in discussione le nostra virtù, soffocando la nostra esistenza (vita).
    Contro il Fisco spione » Rassegna Stampa Cattolica

    Vietato dire "Renzi ci ricorderemo": è una minaccia
    di Andrea Zambrano
    E poi dicono che uno si butta sul genere anti Casta. Il Parlamento ieri ha approvato una norma chiamata Disposizioni in materia di contrasto al fenomeno delle intimidazioni ai danni degli amministratori locali. Letta così è meritoria. In Italia ci sono centinaia di sindaci o assessori che vengono minacciati per non aver concesso il permesso di costruire anche solo una tettoia su una scogliera incontaminata, quindi un'aggravante prevista dal codice penale che sanzioni maggiormente il guappo che si trova a urlare al consigliere comunale “te la faccio pagare”, può avere un suo senso. Anche perché in terre di Mafia questa è una delle modalità di approccio per varianti non approvate o licenze non concesse. Ma nel testo, presentato dal senatore Doris Lo Moro (Pd), è bastata una parolina per stravolgere il senso della legge e darle anche un’estensione non propriamente trasparente.
    “Anche”. Cinque lettere anteposte ad amministratore locale. Ne consegue che la norma colpisce la minaccia non solo all’amministratore locale, ma viene estesa anche al parlamentare, al membro del governo e ai magistrati. Una manina ha modificato all’ultimo secondo il testo pronto per la votazione in Senato, che è passata con le astensioni dei Cinque Stelle e della pattuglia di Idea. Con il testo passato a Palazzo Madama, e che dovrà essere ratificato alla Camera, qualunque cittadino dovesse rivolgersi ad un parlamentare con espressioni giudicate intimidatorie, potrà essere incriminato per il reato di minaccia, ma aggravato dal fatto che a riceverla è un parlamentare.
    Un modo per blindare la casta? A quanto pare sì e il senatore di Idea Carlo Giovanardi è stato l’unico ad accorgersene. “Colpa di un emendamento all'articolo 339-bis in cui si conferma che sono aumentate da un terzo alla metà le pene, ma solo nei casi in cui la condotta abbia natura ritorsiva”.
    E qui viene il bello. Perché sulla natura ritorsiva della minaccia sarà il giudice a decidere, quindi il reato diventa giurisprudenziale, al pari di quello per omofobia.
    “Io sono stato padre della legge Fini-Giovanardi sulla droga, che a me andava bene e ad altri no. Cosa sarebbe accaduto se avessi dovuto considerare tutte le minacce e gli insulti che ho ricevuto a causa della legge, da coloro che non la condividevano? È vero che in alcuni casi li ho querelati, ma non mi aspetto mica di avere una tutela particolare perché sono un parlamentare, rispetto a quanto accadrebbe viceversa, se a ricevere le offese fosse un cittadino o un giornalista”, ha spiegato Giovanardi al Senato.
    E per essere più convincente ha portato l’esempio del Family Day, dove al termine dell’imponente manifestazione del Circo Massimo è stato srotolato lo striscione “Renzi ci ricorderemo”, “Non ti voto più”, “ti mando a casa”, “voto "no" al referendum”, “hai votato una legge che non ci vuole”. Secondo Giovanardi, che si basa su sentenze della Cassazione, queste sono giudicate dal giudice come minacce. “In questo caso – ha proseguito Giovanardi - tendiamo ad aggravare le pene in maniera sensibile per i cittadini o i giornalisti se qualifichiamo come ritorsiva una loro opinione, che noi riteniamo diffamatoria, nei confronti dell'attività del Parlamento, di un legislatore o dell'attività di un magistrato”.
    E si badi: questo non c’entra nulla con il sindaco che si ritrova l’auto bruciata per non aver accontentato un suo cittadino pretenzioso. “Qua siamo nel campo delle opinioni, del diritto di critica politica”. Per esempio quelli che dicono che al referendum voteranno "no" per mandare a casa Renzi e questo Parlamento fanno una minaccia? È una minaccia collettiva? È una ritorsione?
    “Certo, è una ritorsione – ha proseguito -: Gandolfini ad esempio (leader del Comitato Genitori & figli ndr) ha detto che avete fatto passare la legge sulle unioni civili con la fiducia, impedendo al Parlamento di votare gli emendamenti e noi voteremo "no" al referendum. È una ritorsione. È una minaccia ritorsiva”.
    Solo che se il deputato o lo stesso Renzi si sentissero minacciati per questi slogan, potrebbero far valere un’aggravante in sede di condanna, che però non è riconosciuta agli altri cittadini. Solitamente questo si chiama privilegio. E il Parlamento a guida Pd, se n’è cucito uno su misura.
    Vietato dire "Renzi ci ricorderemo": è una minaccia

    Il video del Comitato Difendiamo i nostri figli su Renzi e referendum

  9. #2069
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    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  10. #2070
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    Predefinito re: Il Paese do sole che non può essere chiamato di menta





    BANKITALIA

    Nuovo record del debito pubblico

    Economia.E' quanto si ricava dalle tabelle dell'istituto. Il debito è salito a 2.230,845 miliardi contro i 2.228,7 miliardi di marzo
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

 

 
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