Non santifichiamo l’ultimo Pannella
di Gianluca Veneziani
Lo vogliono beatificare prima di Madre Teresa di Calcutta Marco Pannella, il leader radicale appena scomparso, e oggetto negli ultimi giorni delle attenzioni e delle carezze di giornali, politici e cittadini comuni. Nella sua dimora di via Panetteria (di cui Marco sembra già pronto a diventare eroe eponimo, trasformandola in una sorta di “via Pannelleria”) si è raccontato di pellegrinaggi di fedelissimi e simpatizzanti, di ammiratori che, scrive Pierluigi Battista sul Corsera, «vengono a trovarlo, regalano affetto e si prendono un po’ d’affetto» e dell’immagine stoica di lui che «non molla e sorride a chi viene ad abbracciarlo», mentre si avanzavano «i rimorsi di chi non ha ascoltato Pannella in tutti questi anni» e si teorizzava una sorta di iconografia sacra della sua persona, quasi reliquia da venerare e corpo mistico da omaggiare con devozione.
Al coro della stampa si aggiungeva il corteo bipartisan della politica, dal radicale Roberto Giachetti e Matteo Renzi che sono andati a trovarlo alcuni giorni fa, celebrandolo come «un italiano significativo», fino a Silvio Berlusconi che lo ha descritto come l’uomo che ha contribuito alla «crescita civile, morale e politica del Paese». Non sono mancate neppure le telefonate, da Beppe Grillo fino a Giorgio Napolitano.
Ecco, tutto questo tentativo di santificazione in vita, questo estremo commiato in anticipo condito dell’attribuzione di aureola pare stonare con il bilancio delle sue così tanto celebrate lotte civili. Forse, in maniera lucida e laica, tirando le somme della sua biografia e della sua opera, sarebbe più opportuno provare a capire quanto le sue storiche battaglie per il divorzio e l’aborto abbiano davvero contribuito al miglioramento della nostra società o abbiano agevolato piuttosto il suo sfaldamento, mettendo in crisi gli istituti e i ruoli sociali su cui il sistema Italia fino ad allora si era retto: famiglia e maternità.
Bisognerebbe capire quanto la sfida ai vincoli della tradizione e dell’autorità abbia favorito la nascita di nuove solitudini, di nuove disperazioni e di nuovi egoismi sociali, e quanto la liceità d’aborto abbia deprivato di valore l’atto sessuale, reso revocabile l’atto generativo, tolto diritti al più debole (il feto, l’embrione) senza concederne ulteriori alla donna, che anzi continua a vivere l’aborto non come una forma di libertà, ma come un trauma e una lacerazione profondissimi.
Ci sarebbe anche da chiedersi quanto l’autodeterminazione della donna invocata dai radicali si sia trasformata oggi in una sua nuova subalternità e sfruttamento, nella possibilità che ella svenda e metta in affitto il proprio utero, surrogando la maternità per altri e usando il proprio grembo come un’incubatrice.
Era questa la libertà della donna che sognava Marco Pannella? Una libertà che, a conti fatti, era solo negativa: quella di poter non nascere, di poter morire prima del tempo, di poter sciogliere un’unione. Su queste basi la società rischia di demolirsi, anziché di costruirsi.
E poi come non ricordare quei diritti civili invocati solo a fasi alterne: no alla pena di morte (quindi alla soppressione del colpevole), ma sì all’uccisione del feto, il più innocente di tutti. Attenzione alle sorti dei detenuti, ma occhi chiusi e bocche cucite davanti a quelle fabbriche della morte dove si somministra l’eutanasia anche solo per un handicap (basti guardare ciò che accade adesso nelle cliniche olandesi e belga). Cortocircuiti insopportabili che Pannella non poteva ignorare, ma che ha cavalcato, da abile demagogo.
Pannella lascia un’eredità enorme, e per chi scrive molto preoccupante, a livello sociale (le stesse battaglie Lgbt e pro-gender possono considerarsi l’onda lunga delle sue campagne a favore della transessualità negli anni Settanta e Ottanta). Ma lascia una non meno importante, anche se più mascherata, eredità politica: pannelliani o ex pannelliani doc (alcuni dei quali travestiti, altri pentiti) sono presenti in entrambi gli schieramenti, da Giachetti a Quagliariello, da Capezzone a Della Vedova. Il vero Partito della Nazione è il Partito Pannella, che crea convergenze parallele e alleanze trasversali al di là di ogni sigla e appartenenza. Conta la “fede” nei suoi confronti, il leader carismatico.
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Maurizio Murelli
Non volevo parlare di Pannella. Preferivo il silenzio. Ma credo che lo sbrodolamento stia tracimando un po' troppo. E allora, sommessamente, vorrei ricordare che Pannella Giacinto in arte Marco è anche il maggior promotore della guerra alla Serbia-Montenegro con tanto di bombardamenti di ospedali (quello di Belgrado ve lo ricordate?) dove hanno perso "pacificamente" la vita non pochi bambini che oggi sicuramente non possono mandare le condoglianze.
DELL'INTOLLERABILE IPOCRISIA BORGHESE
Controcanto alla morte di Marco Pannella
Adolfo Morganti
Bastano poche ore per rimanere disgustati dall'alluvione di banalità zuccherose e onnecelebranti che riempiono i media italici dopo la morte di MP. La cosa più seria (e non è detto che qualche prelato ebbro non lo faccia) sarebbe proporlo per la beatificazione. Santo subito, con una bella canna in mano.
Cristallo di purezza, apostolo dei diritti civili, uomo all'avanguardia degli immortali destini dell'umanità. Sol dell'Avvenire che ha dettato la strada a tutti: politici, docenti universitari, soprattutto giornalisti dalla lingua adesiva ad ogni deretano potente che passa. Uno show di pochezza, viltà, conformismo, coccodrillismo d'infima qualità.
Soprattutto da parte di una sinistra che dal radicalismo di massa è stata prostituita a cameriera dell'alta finanza internazionale, ottenendo in cambio qualche quota di libertinismo plebeo.
Della destra non parliamo, adorante il successo e il potere, se non il grado raggiunto in qualche Loggia.
Per me - come dice Giorgio Gaber: - sono disposto ad andare dritto in galera, ma vorrei dire che Marco Pannella resta esattamente quella faccia di.......che era!
In questo momento sta dinanzi a Minosse, che si chiede se abbia la coda abbastanza lunga per lui. Lo accompagna verso la barca di Caronte il coro celeste delle anime di qualche centinaia di migliaia di bambini mai nati grazie ai suoi "diritti civili"degni della modernità.
Una cosa vera la sua vita però ci testimonia: ogni potere mondano cessa nel breve tempo di alcuni decenni.....e dopo sono cavoli amari per tutti. Arriva irrimediabilmente il conto.
A Dio piacendo.
Amen.
https://www.facebook.com/adolfo.morganti/?fref=nf
Una notizia che avrebbe fatto incazzare Pannella....
Oklahoma, una legge punirà chi pratica l'aborto
Il parlamento dell’Oklahoma ha approvato una legge che rende un crimine l’esecuzione dell’aborto.
Raffaello Binelli
Via libera dal parlamento dell’Oklahoma (Usa) alla legge che rende un crimine l’esecuzione dell’aborto e che prevede la revoca della licenza medica per chiunque vi prenda parte. L'ultima parola spetta alla governatrice Mary Fallin (repubblicana), che ha sempre fatto della battaglia a difesa della vita un suo punto di forza.
Il Washington Post sottolinea che si tratta del primo provvedimento del genere in America. Ci sono altri Stati fermamente decisi a mettere al bando l’aborto, sottolinea il quotidiano, ma senza prevedere sanzioni. In base alla norma dell'Oklahoma un medico che decide di eseguire un aborto potrebbe essere condannato fino a tre anni di prigione e vedersi revocata la licenza necessaria a praticare la professione.
Negli ultimi anni i conservatori hanno cercato di rafforzare le restrizioni sulle cliniche abortiste e sui medici anziché perseguire un divieto totale. I gruppi anti-aborto sperano ora di utilizzare il disegno di legge per innescare una causa contro la sentenza "Roe vs Wade", il verdetto della Corte Suprema rese legale l'aborto nel 1973.
Un'altra legge, sempre dell'Oklahoma, farà molto discutere: è quella che dichiara lo "stato di emergenza" nella lotta sull’accesso ai bagni pubblici. I legislatori dello Stato hanno respinto, dunque, la direttiva del governo secondo cui nelle scuole pubbliche americane si potrà scegliere tra toilette maschili e femminili in base all’identità di genere e non a quella di nascita. Nel provvedimento si afferma che esiste una situazione di emergenza per il mantenimento della salute e della sicurezza pubblica, e che la legge dovrà entrare in vigore non appena verrà approvata. La misura afferma che gli studenti in tutto lo Stato devono utilizzare i servizi igienici secondo la loro identità di nascita, in diretto contrasto con la posizione della Casa Bianca annunciata alcuni giorni fa in risposta a una legge simile adottata in North Carolina.
Oklahoma, una legge punirà chi pratica l'aborto - IlGiornale.it
IN MORTE DI PANNELLA. IL DIAVOLO, PROBABILMENTE
Roberto Pecchioli
Un vecchio proverbio spagnolo ammonisce “non si fa legna con l’albero caduto”. Marco Pannella è morto, e sia dunque pace all’anima sua, se ne possedeva una. Tra le idiosincrasie di chi scrive c’è il fastidio per l’unanimità: il coro di elogi, il “coccodrillo” dolciastro nei confronti dell’icona radicale mi è estraneo. Da cristiano, ho l’obbligo di pregare per lui, ma, parlandone da vivo, come diciamo dalle mie parti, mi spiace soltanto che Pannella sia campato così a lungo.
Incredibilmente, il presidente Mattarella ne sottolinea “la distanza dal potere”, tutti parlano di un guerriero non violento. Non ci sto, non sono d’accordo su nulla, e se anche fossi l’unico italiano anti-pannelliano, ne sono orgoglioso. Marco Pannella ha condotto, e purtroppo spesso vinto, battaglie disgustose. Aborto, eutanasia, liberalizzazione della droga, omosessualismo, finto pacifismo, femminismo ideologico, mondialismo, europeismo esasperato ed antinazionale, transumanesimo, scissione delle biotecnologie e della riproduzione artificiale da qualsiasi considerazione etica, disprezzo della religiosità. Sono questi i valori, o disvalori per cui si è battuto Pannella. Il risultato è sotto gli occhi di tutti.
Un’Italia in cui la famiglia è praticamente distrutta, ed il divorzio è diventato routine e le convivenze hanno sostituito lo stesso matrimonio civile, solo gli invertiti aspirano a diventare sposi. L’eutanasia, che Pannella ha ampiamente sdoganato con i casi Welby ed Englaro è diventata pressoché normale agli occhi della maggioranza, e non ci si chiede neppure più se è lecito essere padroni della vita.
Quanto all’aborto, è diventato un diritto civile della donna. Il feto è stato derubricato, come nelle elaborazioni del femminismo più estremo, quello della sua sodale Bonino e di Adele Faccio di qualche decennio fa, ad escrescenza nel corpo della donna, da estirpare, espellere, buttare via senza alcun rimorso. Le foto di Emma Bonino che pratica personalmente aborti con pompe di bicicletta sono scolpite nel mio animo come qualcosa di grave e persino empio. Sulle pratiche di fecondazione eterologa e di uteri in affitto, parlano le cronache recenti, a partire dall’arresto del ginecologo Antinori e dal caso del “figlio” di Nichi Vendola.
Il vescovo di Roma sembra suo amico, e non mi stupisco più, ma le parole dei cattolici su Marco Pannella fanno male: sindrome di Stoccolma o capovolgimento epocale della dottrina e della prassi? La sua ideologia, il suo essere liberale, liberista e libertario (presumo anche libertino) lo rende, a miei occhi, il nemico assoluto.
In anni diversi, i radicali si facevano chiamare compagni, il che mi sembra una mancanza di rispetto per quanto di umanistico e di sinceramente vicino ai poveri c’era nei socialisti d’antan. Poi, riuscì ad avvicinarsi a Berlusconi, per poi fare nuove piroette. In questo, aveva ragione: erano gli altri a girare attorno a lui, Pannella non ha mai cambiato le sue convinzioni. Era vicino, vicinissimo al potere, che infatti gli ha lisciato il pelo per molti anni, ed ha sempre finanziato largamente Radio Radicale.
I suoi metodi erano quelli di un ricattatore, che gettava in pasto ai gonzi i casi estremi per far passare i suoi pessimi principi, urlava che i radicali stavano per sciogliersi per mancanza di denaro e riempiva le casse del partito con campagne strappalacrime.
Da iperindividualista, utilizzava il digiuno come arma impropria per imporre le leggi o le idee che di volta in volta scagliava, come corpi contundenti, contro la cosiddetta partitocrazia, di cui era egli stesso esponente. Per quale motivo dovevamo occuparci dei suoi digiuni ? Che si alimentasse o meno, fatti suoi, proprio nell’ottica liberal libertaria.
Il suo antiproibizionismo sulla droga, così individualista, ne fa un complice degli spacciatori assassini e dei diffusori dell’anticultura dei paradisi artificiali, che sono poi inferni per tutti.
L’abuso dell’istituto del referendum ha reso quasi impraticabile l’unico vero strumento di democrazia diretta in mano agli italiani.
Fece campagne per introdurre il bipartitismo, come se democrazia significasse contare sino a due, o se l’imitazione del peggio dell’America fosse il destino ineluttabile dell’Italia.
La sua non violenza non è stata mai sincera, poiché violenza morale pura era gran parte del suo linguaggio, fatto di disprezzo per chi dissentiva dal suo esasperato libertarismo. Ed è stata violenza esibire come fenomeni da baraccone poveri invalidi come Welby o Coscioni.
La sua è stata l’ideologia della morte, l’enfatizzazione di un Occidente malato e nichilista, il cui simbolo è un cimitero senza croce, o un deserto cosparso di cenere.
Sul piano economico, i radicali hanno spesso taciuto, per non crearsi nemici a sinistra, ma il loro liberismo era così evidente ed estremo che sorprende davvero l’accoglienza positiva che Pannella ebbe e mantenne a sinistra.
L’intuizione giusta fu quella di Augusto Del Noce, il grande filosofo che comprese che, dopo l’azionismo di Bobbio, Galante Gallone e compagnia brutta, un’altra mosca cocchiera era balzata in groppa al corpaccione del Partito Comunista, i radicali appunto, trasformandolo in un partito radicale di massa. Oggi il percorso è compiuto definitivamente, tanto nel PD dei cattolici “adulti” e di Monica Cirinnà dai “figli non umani”, che nella finta sinistra vendoliana, ma ha ampiamente infettato anche il moderatismo. Penso a Forza Italia ed a molte posizioni di Gianfranco Fini.
L’omosessualismo dei radicali è stato un’altra delle loro bandiere, probabilmente anche per le inclinazioni private di non pochi tra loro. Il risultato è sotto gli occhi di chi vuol vedere, con l’apostasia di una parte rilevante del popolo e della sua classe politica dai principi della legge naturale e del buon senso. Le adozioni per invertiti sono ad un passo, la maternità e paternità surrogata sono già un fatto, basta avere denaro da spendere.
Marco Pannella è stato il gran sacerdote di tutto questo, e di tanto altro ancora. Mi viene in mente un altro vocabolo: untore, ecco, egli è stato il più infaticabile, convincente, ascoltato untore di molte costumi che sono la fine della civiltà nostra per eutanasia, o per abuso dionisiaco.
Sorella morte non riesce ad umanizzarlo ai miei occhi; negli ultimi anni il suo aspetto aveva assunto tratti satanici, o almeno è così che io immagino il male. E’ stato un Mefistofele italiano che ha conquistato l’anima di molti. Gli va riconosciuto il merito della coerenza, ma la chiamerei recidiva con l’aggravante della continuazione.
Da credente, dovrei recitare l”Eterno Riposo” anche per la sua anima. Mi perdoni il Signore se davvero non ci riesco.
IL DIAVOLO, PROBABILMENTE
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